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EMILIA-ROMAGNA - FONTANELLATO - Beata Vergine del Rosario


Nel 1512 la contessa Veronica da Correggio, rimasta vedova di Giacomo Antonio Sanvitale, offrì ospitalità a Fontanellato ai frati domenicani, i quali si insediarono con il proposito di dedicarsi alla predicazione e all'assistenza degli ammalati. I frati ebbero in dono un piccolo oratorio poco distante dalle mura del castello e, subito dopo, il terreno su cui venne costruito il primo convento. Alcuni anni dopo, nel 1521 l’intero ducato di Parma fu occupato  e devastato dalle truppe francesi  e i frati furono costretti a rifugiarsi nel castello dei Sanvitale. Solo alcuni decenni più tardi, poterono ricostruire la loro chiesa dalle macerie, ma tutti gli anni a venire della seconda metà del sedicesimo secolo furono altalene di rovinose guerre e altrettante ricostruzioni. Nel frattempo, il notevole afflusso di fedeli rese doverosa la costruzione di un nuovo edificio più grande, idoneo ad accogliere i pellegrini, ma un’ennesima guerra unita all’epidemia di peste, nella metà del Seicento, bloccarono ogni lavoro. Solo al ristabilirsi di una situazione di relativa stabilità poterono avere inizio i lavori del monumento che oggi vediamo, ripresi nel 1641. Ma la storia di questo monumento nei secoli seguenti è la storia delle vicissitudini di un’Italia perenne teatro di conflitti ideologici, economici e politici: così, nel marzo del 1769, i domenicani vengono allontanati dal convento ad opera di un giovanissimo Ferdinando I di Borbone, l’allora duca di Parma e, nel 1805, le laiche leggi napoleoniche ordinano la soppressione di tutti gli ordini religiosi, disperdendo i frati lontano dalla loro chiesa. Le mura del convento vennero allora convertite, su richiesta del conte Stefano Sanvitale, in aule didattiche per l’educazione al lavoro di giovani ragazzi e ragazze. Nel 1822 il convento torna ai frati, che avviano una grande opera di restauro delle strutture, terminata intorno al 1860. Ma un’altro evento si prepara a dettare le sorti del santuario. E’ il 1866, e le leggi di soppressione degli istituti religiosi tornano in vigore; comune e pubblico demanio posano la loro giurisdizione sulle mura del convento, finché, ultima tappa, i domenicani pagano il corrispettivo al comune di Fontanellato, ripristinando la proprietà dell’edificio. Secoli di repentini cambiamenti, abbandono e degrado materiale, non hanno certamente contribuito a salvaguardare l’integrità antica di questo monumento, in cui si possono infatti notare alcune aggiunte postume: la facciata, per esempio, non risale alla fondazione ma è del secolo scorso. Segnata da tre ampie arcate, il suo colore bianco risalta ancora di più rispetto all’edificio a mattoni rossi appoggiato alla sua sinistra e dona visibilità alle colonne rosate che la percorrono per tutta la sua altezza. Sopra alle arcate, una lunga balconata decorata da statue e tre grandi nicchie contenenti anch’esse statue sacre: quella centrale protegge la rappresentazione in pietra della statua, la cui originale si trova all’interno, raffigurante la Madonna con il rosario. Nella parte più alta, le rappresentazioni delle tre virtù teologali: speranza, fede e carità delimitano la sagoma della facciata del santuario. Entrando, si nota un’unica grande navata centrale con quattro ampie cappelle per ogni lato, ognuna delle quali arricchita con enormi quadri decorati da cornici dorate. Interessante il soffitto, diviso in quattro campate con affreschi di Pietro Rubini raffiguranti i miracoli della Madonna di Fontanellato, incastonati in uno sfondo rosa pallido. Appena prima della zona absidale, due colonne decorate da tondi precedono l’altare, sovrastato dalla cupola e, dietro ad esso, la statua che è il fulcro di tutto questo monumento: la Madonna lignea con il bambino e il rosario, di cui si narra il potere di aver compiuto miracoli, opera di un ignoto artigiano, risalente al 1615. Tutto l’interno rende un’impressione complessivamente barocca, lo sguardo si perde nella decifrazione di ogni elemento decorativo, fino all’organo sovrastante l’entrata, datato 1699, che osserva il visitatore alle spalle, incastonato in una spettacolare struttura dorata con al centro un aquila, a fornire un ultimo colpo d’occhio sulle ricche decorazioni dell’interno.










 






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IDEATO E REALIZZATO DA ANTONINO GRASSO
DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA



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