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EBIONITI


1. Gli ebioniti e la loro eresia
Gli Ebioniti, dall’ebraico «ebhjômin», che significa povertà, erano ebrei convertiti al cristianesimo, ma che, per divergenze di dottrina, si erano separati dalla vera Chiesa. Molti ebrei che passavano alla Chiesa cattolica trovavano difficoltà ad ammettere che un Dio fatto uomo fosse morto crocifisso. Questi ebrei, che si dicevano convertiti, avevano ancora l’idea che il Messia, come un gran re, dovesse conquistare il mondo intero, dando finalmente al popolo giudaico la fortuna di possedere ogni bene terreno. Ancora. Non sapevano adattarsi a che la legge mosaica dovesse scomparire; e che tra essi e i pagani convertiti vi dovesse essere parità di trattamento. L’antico popolo d’Israele ci teneva troppo a ricordare che era il prediletto da Dio, che esso solo era stato il fedele custode delle Sacre Scritture e della Divina Tradizione, e, unito ai pagani, sia pure che si fossero convertiti, si sentiva divenuto non di poco inferiore ed umiliato. Gli Apostoli si limitavano ad insistere sulla universalità della Redenzione, e però non volevano urtare gli ebrei, e lasciavano che, per qualche tempo, seguissero i riti prescritti da Mosè. Intanto però la Comunità Cristiana andava sempre più crescendo in Gerusalemme, e molti esponevano agli Apostoli il desiderio di mettere fine a questa spinosa questione. Fu tenuto un Concilio (il primo) a Gerusalemme, e in quello gli Apostoli decretarono che, una volta abbracciato il Vangelo di Gesù Cristo, non restava più alcun obbligo di seguire la legge di Mosè. La decisione dispiacque a molti ebrei convertiti, e diede occasione a formare una setta che fu chiamata degli «Ebioniti». In opposizione al decreto del Concilio, la setta sosteneva l’obbligo di seguire la legge mosaica e negava che Gesù Cristo fosse vero Dio, considerandolo puro e semplice uomo. Ammetteva però che egli avesse redenta l’umanità, ma ciò solo perché era divenuto il Cristo per la sua fedele osservanza alla legge di Mosè, di cui era divenuto maestro, e, come premio, meritò dì essere il Redentore ed essere risuscitato da Dio. Contro questa dottrina scrisse S. Paolo, specialmente nella lettera ai Colossesi: «State in guardia e non vi lasciate ingannare dalla falsa dottrina, secondo la tradizione degli uomini e non secondo Cristo, perché in Lui solo dimora corporalmente la pienezza della Divinità» (Col 2, 8). A S. Paolo fecero seguito i Santi Padri, i quali, come spada a doppio taglio, desumevano gli argomenti dalla Divina Maternità di Maria Vergine, e confondevano coloro che negavano la Divinità di Cristo. Il fondatore di questa eresia, secondo alcuni scrittori, sarebbe stato un certo Thebutis, il quale agognava di essere Vescovo di Gerusalemme, dopo la morte dell’Apostolo S. Giacomo. Vistosi respinto, perseguitò il Vescovo Simeone, successore di S. Giacomo, e fece propaganda della sua ereticale dottrina.

2. Maria e gli ebioniti
Cosa c’entra in tutto questo la Vergine Maria? Come si oppone e vince questa eresia? Tutto parte dall’Incarnazione del Verbo. Per opera dello Spirito Santo (cf. Mt 1,20), quindi non per virtù umana, la Vergine ha concepito nel suo grembo il «Figlio dell’Altissimo»; pur essendo suo Figlio. Egli è venuto dal Cielo, da Dio. Non è il Messia liberatore dalla schiavitù politica ed umana ma dalla ben più grande schiavitù universale che è il peccato dell’uomo: «Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?», si obietta a Gesù (Mc 2,7). Ma proprio questo aveva rivelato l’angelo apparso in sogno a Giuseppe: «Egli libererà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt 1,21). Dio solo rimette i peccati e questo Dio è Gesù Cristo. La Vergine con la sua divina maternità, una maternità che viene dal Cielo, dimostra la falsità della dottrina di Thebutis e dei suoi ebioniti. Basta il confronto con la Vergine per smontare questo artificio umano che vuol mettere d’accordo la vecchia credenza messianico-politica con la nuova e definitiva inaugurata da Gesù. San Giustino Martire, nel suo Dialogo con Trifone, pio ebreo che non capisce la Dottrina dei cristiani, porta come prova della divinità di Cristo anche la Concezione verginale di Maria. La Vergine infatti non poteva concepire se non per virtù divina potendo divenire insieme Vergine e Madre secondo la nota profezia messianica di Isaia: «Ecco, la Vergine concepirà» (Is 7,14). Così si esprime il Filosofo e martire cristiano: «È manifesto che nessuno della stirpe di Abramo è nato da vergine, né è mai venuto in mente ad alcuno di dirlo, mentre si dice e si predica solo del nostro Signore Gesù Cristo» (Dialogo con Trifone, XLIII, 7). Anche S. Ireneo, uomo eruditissimo nelle scienze sacre e profane, così scriveva: «Eva produsse una generazione colpevole, condannata alla morte, finché da Maria Madre di Dio uscì una generazione nuova. Come Eva, sedotta dal discorso dell’angelo delle tenebre, fuggiva da Dio, trasgredendo la sua parola; così Maria, salutata da un Angelo di luce, si rese obbediente a Dio, e meritò di concepire un Dio. E se Eva ha disobbedito, Maria ha obbedito, tanto da divenire l’Avvocata di Eva. E nella stessa maniera con cui il genere umano era stato condannato a morte da una vergine (Eva), così da un’altra Vergine (Maria) fu liberato. Alla disobbedienza di Eva vergine, si contrappose la verginale obbedienza di Maria: di modo che il peccato del primo uomo fu cancellato per la pena dei Primogenito Cristo, Dio-Uomo, e l’astuzia del serpente fu vinta dall’innocente Colomba (Maria). In questo modo vennero spezzate le catene che ci tenevano schiavi della morte» (Contra haereses. 5. 19). Si parla di Maria che ha concepito Dio, il quale assume la natura umana. Se Gesù Cristo fosse stato un semplice uomo, l’umanità non sarebbe stata redenta, non sarebbero state spezzate le catene che ci tenevano schiavi della morte. E per questo Maria è dai Padri chiamata Causa di salute e Avvocata dei peccatori. Maria, quindi, con la sua verginità e la sua maternità divina trionfa su quest’eresia che nei secoli passati ha sempre trovato nuovi sostenitori fino ad oggi. Esistono ancora gruppi religiosi che si rifanno a Cristo e pensano di seguirlo ma non pensano che sia Dio, Figlio di Dio come Egli stesso ha affermato, ma un semplice uomo, magari neppure risorto come affermavano gli ebioniti; nel peggiore dei casi lo considerano un maestro di una buona dottrina e di alto profilo morale la cui sequela permette di vivere bene in questo mondo. In questo modo Gesù sarebbe equiparato ad uno dei tanti saggi e giusti del passato ma che non avrebbe alcuna superiorità perché mancante della natura divina. Se si accettasse questo Gesù non sarebbe più il salvatore, così come è stato chiamato dall’angelo nel Vangelo di Matteo (1,20) e noi saremmo ancora nel peccato, senza speranza di salvezza e senza il traguardo della Vita eterna.

Bibliografia
GENOVESE L. M., La prima vittoria di Maria. Contro gli Ebioniti, in Settimanale di Padre Pio, Numero 38 del 7 ottobre 2018; TINTI A., Maria debellatrice delle eresie, Pistoia 1960, pp. 25-28; GIUSTINO, Dialogo con Trifone, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo 1988;  SCORDAMAGLIA D., Ritratti di Cristo in sant'Ireneo, Edizioni Dehoniane, Bologna 2015;  PERETTO E., Frammenti di Gal 4,4-5 nelle opere di Ireneo di Lione e nei suoi Contemporanei, Edizioni Messaggero, Padova 2012; BENATS B., Il ritmo trinitario della verità. La teologia di Ireneo di Lione, Città Nuova, Roma 2006.






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