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PERSONALISMO TEOLOGICO


1. Maria,"definizione vivente" del significato teologico di "persona umana"
Il personalismo teologico che pervase tutto il Concilio Vaticano II, non mancò di interessare anche il capitolo VIII della Lumen gentium, che presenta Maria di Nazaret nel suo essere persona autodeterminantesi in relazione con Dio Padre-Figlio-Spirito, con la Chiesa e con tutti gli uomini bisognosi di salvezza (cf LG 52-53). L’ottica personalistica permane nella riflessione mariologica post-conciliare. Essa trova il suo culmine nella mariologia di Giovanni Paolo II che, seguendo le stesse coordinate del Concilio, dimostra una grande sensibilità per la figura di Maria nei suoi risvolti personalistici, antropologici e psicologici. Maria di Nazaret è la «definizione vivente» di ciò che teologicamente si deve intendere con «persona umana» nella sua piena attuazione. Il frequente richiamo di quel libero «io» umano e femminile di Maria nell’evento dell’Incarnazione, è fortemente indicativo della personalità di questa donna, a cui Dio si rivolge proprio in quanto persona, ossia nel suo essere capace di un dialogo dalle connotazioni ben precise ed impegnative. Tra Dio e Maria si stabilisce un dialogo interpersonale reso soprannaturale dalla grazia, la quale «non mette mai da parte la natura umana, ma la nobilita. Pertanto quella “pienezza di grazia” concessa alla Vergine di Nazaret, in vista del suo divenire “Theotókos”, significa allo stesso tempo pienezza della perfezione di “ciò che è caratteristico della donna”, di “ciò che è femminile”» (Mulieris dignitatem 5). La sovrabbondanza della grazia divina non annulla la persona femminile di Maria; piuttosto, essa contribuisce a perfezionarla. Infatti, la donna Maria è coinvolta da «autentico soggetto» nel disegno salvifico di Dio, aderendo liberamente e consapevolmente al mistero di cui diviene portatrice intrepida.

2. Come comprendere l'aspetto antropologico e personalistico di Maria
L’aspetto antropologico-personalistico di Maria si spiega innanzitutto nel suo essere relazionale al Dio trino. La «persona», infatti, si svela nella sua relazione con Dio Padre, Figlio e Spirito, e con i loro modi di essere e di agire. Ora, ciascuna ipostasi della Trinità partecipa della pienezza e della unicità dell’essere assoluto, restando irriducibilmente personale. L’unità trinitaria esige la sostanziale identità della natura delle tre Persone non solo in senso ontologico, ma anche quale dinamica dell’essere di ciascuna in rapporto all’altra. Ne consegue che ogni persona della Trinità non è «sussistente per se stessa», ma, dal momento che si dona interamente alle altre due, si realizza pienamente in esse e con esse. E mentre abbandona se stesso, Dio fa esistere l’altro-da-sé. Se poi, alla luce di questa divina alterità dell’amore (cf Deus caritas est 1, 19), essere persona comporta essere soggetto sussistente in rapporto all’altro «io», la Madre del Signore, in forza della sua concezione immacolata, è pienamente e perfettamente persona, dato che la sua partecipazione all’essere non è ostacolata da nessun elemento fuorviante. A differenza di ogni altra creatura segnata dal peccato, e per questo fortemente condizionata nel rapporto interpersonale con Dio e con gli altri, Maria – per dono gratuito prima e per libera corrispondenza personale poi – ha costantemente mantenuto e accresciuto il dialogo fondamentale del proprio «io» con il «tu» di ciascuna persona umana e, a fortiori, del rapporto io-Tu divino, tanto da potersi individuare in lei la persona pienamente compiuta in Cristo Gesù. Tale modalità dinamica relazionale dell’essere e dell’agire in Maria, rinvigorisce ed essenzializza la sua personalità, cioè costituisce il motivo principale per autodefinirsi. Così, la Vergine dimostra che la piena realizzazione dell’essere umano consiste nel dono sincero e libero di sé (communio personarum): in questa «offerta» è significata la suprema legge dell’essere personale, legge che travalica lo stesso principio (pur valido e fondamentale) dell’inalienabilità del soggetto.

3. Contributo di Maria alla piena comprensione della donna come "persona umana"
In un’epoca in cui si parla di «fine del soggetto», l’ispirazione personalista nella figura mariana è un contributo del tutto nuovo e originale alla persona stessa, in quanto fa scoprire, con meraviglia e grande stupore, la verità intera dell’uomo quale essere creato in Gesù Cristo, ad immagine e somiglianza di Dio: di Dio-Persona, di Dio-Amore che si dona (cf DCE 17). Scoprire questo valore fondante dell’umano in Maria – che deriva da una sottolineatura del suo rapporto con la Trinità – evita il rischio di una presentazione funzionale ad un disegno che la sorpassa e la strumentalizzi, nonché di una sua falsa divinizzazione, con una conseguente vana credulità da parte dei fedeli. Inoltre, la categoria personalistica in Maria indubbiamente libera la riflessione sull’identità femminile da una sua biologizzazione e ideologizzazione. Il recente magistero pontificio supera ormai la tendenza sia ad identificare, che a ridurre tutta la differenza al dato biologico. La persona umana è tale perché capace di trascendere il dato bio-psichico, di superare ruoli e archetipi femminili o maschili cui la determinazione sessuale rimanda. Alla luce di Maria-persona, l’identità della donna si fonda sul suo essere imago Trinitatis, manifestata nella capacità di autonomia-relazione e nell’essere aperta all’altro da sé. In tal modo, la paradigmaticità mariana contribuisce ad impostare la relazionalità uomo-donna quale costitutivo ontico. La relazionalità è ontologicamente pertinente alla persona umana come a quella divina; quindi, l’essere per non è limitato a Maria in quanto donna, ma tale da connotare la persona in quanto tale, perché ontologicamente destinata alla relazione, il cui limite ne è il propulsore. Ne consegue che il maschile e il femminile non sono più definiti in modo speculare ed antitetico, ma secondo una dialettica di differenza in relazione. Ambedue declinano l’esse ad, la persona, quale vicendevole «essere per», reciproca diaconia, funzione, servizio. Liberando il dato biologico da precomprensioni lesive della dignità di ogni essere umano, l’impostazione personalistica de-ideologizza la questione della differenza, recuperando i valori sia femminili che maschili quale tema umano. La donna è come l’uomo e con l’uomo, persona, ossia creatura fatta ad immagine e somiglianza di Dio; creatura dotata di una soggettività, che è fonte di responsabile autonomia nella gestione della propria vita. Tale soggettività, lungi dall’isolare e contrapporre le persone, è invece sorgente di relazioni costruttive e trova il suo compimento nell’amore. La donna, non meno dell’uomo, si realizza pienamente nel dono sincero di sé.

Bibliografia
ATTARD A., Maria "Donna" al servizio della vita,  in AA. VV., Maria Testimone e Serva di Dio-Amore,  Centro di Cultura Mariana "Madre della Chiesa", Roma 2007, pp. 143-147; GIOVANNI PAOLO II, Giovani seguite Cristo: riscoprite voi stessi e incontrerete Maria in cammino verso il terzo millennio, discorso alle nuove generazioni vicentine (8.IX.1991), in Insegnamenti di Giovanni Paolo II [abbrev: IGPII] XIV/2, 533; IDEM, Dignità e missione della donna, discorso durante l’udienza generale (22.VI.1994), IGPII XVII/1, 1221; IDEM., O Maria, Madre di Gesù e sposa di Giuseppe artigiano, proteggi tutte le donne che faticano quotidianamente, discorso durante l’«Angelus Domini» (19.III.1995), IGPII XVIII/1, 547; IDEM, Maturi una cultura rispettosa ed accogliente nei confronti della «femminilità», discorso durante l’«Angelus Domini» (18.VI.1995), IGPII XVIII/1, 1776; IDEM, L’indispensabile contributo della donna in ogni campo della promozione umana e soprattutto nella difesa della vita, discorso durante l’«Angelus Domini» (15.VIII.1995), IGPII XVIII/2, 204; IDEM, Maria e il valore della donna, discorso durante l’udienza generale (29.XI.1995), IGPII XVIII/2, 1277-1279; IDEM, Ruolo della donna alla luce di Maria, discorso durante l’udienza generale (6.XII.1995), IGPII XVIII/2, 1318-1321; IDEM, Offrite ai giovani della nuova generazione una cultura che sia attenta alla vita umana fin dal suo sorgere, discorso alla comunità della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione «Auxilium» (19.V.2000), IGPII XXIII/1, 888-891; DI NICOLA G. P., «Maria persona tra sociologia e teologia», in Theotokos 2 (1994) 247-248; AA. VV., Donna. Genio e missione, Atti del convegno nazionale promosso dall’Arcidiocesi Spoleto-Norcia e dall’Università Cattolica sulla Mulieris dignitatem (Roccaporena di Cascia, 1-3 giugno 1989), Milano 1990; COLOMBO A. (a cura di) Verso l’educazione della donna oggi. Atti del Convegno Internazionale promosso dalla Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione «Auxilium» (Frascati, 1-15 agosto 1988), Roma 1989; FARINA M. – MARCHI M. (a cura di), Maria nell’educazione di Gesù Cristo e del cristiano. La pedagogia interroga alcune fonti biblico-teologiche. Atti del Simposio di studio promosso dalla Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione «Auxilium» (Roma, 14-15 dicembre 2001), Roma 2002; DOSIO M. GANNON M. – MANELLO M. P.– M. MARCHI M. (a cura di), «Io ti darò la Maestra». Il coraggio di educare alla scuola di Maria. Atti del Convegno Mariano Internazionale promosso dalla Facoltà di Scienze dell’Educazione «Auxilium» (Roma, 27-30 dicembre 2004), Roma 2005; CORRENTE SUTERA E., La donna e la sua specificità educativa. Da protagonista pratica di ieri a comprotagonista dell’oggi, in Rivista di Scienze dell’Educazione 29 (1991), 398.

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