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ONORIO AUGUSTODUNENSE



Misterioso ma prolifico monaco, teologo e filosofo tedesco conosciuto anche come Onorio d'Autun e Onorio di Ratisbonna.

1. Incerti cenni biografici e opere
a) Di questo personaggio si hanno poche e frammentarie notizie. Vissuto tra il 1080 e il 1154, durante il regno di Enrico V  (1106-1125), resta problematico il luogo della sua nascita. Che egli fosse di Autun (da qui Augustodunensis), nella francofona Borgogna, appare contraddetto da diversi indizi che lo vogliono, invece, con maggiore sicurezza, di lingua tedesca e in particolare bavarese di Ratisbona. In diverse sue opere, infatti, egli utilizza i termini Gemma animae e Sacramentum, termini tipicamente tedeschi e, inoltre, mostra un particolare interesse per la geografia germanica. Per giustificare le sue origini tedesche, si è pensato che l'appellativo di Augustodunensis indicasse la sua nascita ad Augst, presso Basilea, oppure ad Augsburg (Augusta), nella Svevia. La città di Ratisbona è citata nella sua opera Imago mundi, dedicata a un Cristiano identificato con l'abate Cristiano, rettore dal 1133 al 1153 del locale "monastero degli Irlandesi", del quale avrebbe potuto far parte anche Onorio: per questo motivo si è anche ipotizzato che egli avrebbe potuto essere di origini irlandesi e, dal momento che nei suoi scritti sono presenti anche notevoli influssi di Anselmo di Aosta - nell'Elucidarium e nello Speculum ecclesiae, che sarebbe stato composto proprio su richiesta di confratelli della chiesa di Canterbury - che egli abbia studiato nella scuola inglese di Anselmo. Non vi è tuttavia alcuna prova che suffraghi tale ipotesi, tanto più che non occorreva frequentare la scuola di Anselmo per conoscere il suo pensiero, diffuso già in numerosi codici.
b) Numerosissimi sono i suoi scritti di varia natura:
- di fisica: Imago mundi, De solis effectibus, Clavis physicae che è in gran parte una compilazione dal De divisione naturae di Scoto Eriugena;
- di storia: Summa totius seu de omnimoda historia, De luminaribus Ecclesiae, De viris illustribus);
- di liturgia: Sacramentarium e Gemma animae de divinis officiis, che è una spiegazione simbolica della liturgia;
- di teologia: Elucidarium sive dialogus de summa totius christianae religionis; Inevitabile seu de libero arbitrio; Eucharisticon de Corpore Domini; Cognitio vitae de Deo et aeterna vita (operetta erroneamente attribuita a s. Agostino); De animae exilio et patria; Quaestiones octo de angelo et homine;
- di morale: Offendiculum seu de incontinentia sacerdotum sulla corruzione del clero, in cui prese posizione, circa i problemi sollevati dalla lotta delle investiture, a favore delle tesi papali romane.

2. Le opere più famose: Elucidarium, Inevitabile.... , Clavis physicae, Imago mundi
        a)
Elucidarium
        La prima ed una delle opere più conosciute di teologia è Elucidarium. La data viene ricavata dall'osservazione che essa risulta già conservata nel 1101 nella biblioteca del monastero benedettino di Blaubeuren, nel Württemberg. Lo scritto conobbe un grande successo: riportato in centinaia di codici, ebbe traduzioni e commenti per tutto il Medioevo. Si tratta di un dialogo diviso in tre libri, nei quali il discepolo pone una serie di domande al suo maestro:
- Il primo libro, De divinis rebus, contiene 203 domande con relative risposte concernenti Dio, la creazione, il peccato originale, l'incarnazione di Cristo, l'eucaristia, la redenzione;
- Nel secondo libro, De rebus ecclesiasticis, 106 domande affrontano problemi quali la provvidenza, il male, i sacramenti, la morte, gli angeli e i demoni;
- Nel terzo, De futura vita, 122 domande chiedono lumi sulla vita futura, sul paradiso, sull'inferno, sul purgatorio, sull'anticristo, sul giudizio universale e sulla resurrezione.
L'Elucidarium è debitore delle dottrine di Anselmo di Aosta e in particolare del suo Cur Deus homo, che fu pubblicato nel 1108. Le fonti di Onorio si ricavano direttamente dalle auctoritates, cioè dai nomi degli autori indicati nei margini del manoscritto: in essi sono riportati centinaia di auctores, soprattutto Agostino, Gregorio Magno e, appunto, Anselmo, dal quale trae la dottrina dell'incorporeità e non allocazione di Dio, la rappresentazione dell'universo come un palazzo la teoria del demonio come angelo caduto, e quella del creato inteso come lode a Dio, la concezione dell'eucaristia. È presente anche Iohannes Crisostomos, ossia Giovanni Eriugena, della cui De divisione naturae la propria successiva Clavis physicae rappresenta un sunto. Nel complesso, anche l'Elucidarium è un sunto di tutto ciò che era allora si riteneva importante per l'umanità: la dottrina di Dio (libro I), della Chiesa (libro II), della vita futura nell'aldilà (libro III). La spiegazione di Onorio è simbolica, molto più evidente di una spiegazione logica o casuale.
        b) Inevitabile, sive de praedestinatione et libero arbitrio dialogus
       
Di quest'opera Onorio redasse due versioni:
- la prima versione, ripete la teoria agostiniana della predestinazione, già esposta del resto nell'Elucidarium, secondo la quale solo la grazia può salvare l'anima umana, irrimediabilmente corrotta dal peccato originale;
- la seconda versione, invece, sposa invece la tesi della centralità della libera volontà umana nella scelta del bene, esposta da Anselmo sia nel De libero arbitrio che nel De concordia praescentiae et praedestinationis.
        c) Clavis physicae
        Un altro fortunato scritto di Onorio, composto probabilmente tra il 1125 ed il 1130, è la Clavis physicae, che si apre con un'affermazione molto impegnativa: «Poiché vedo che non solo molti ignoranti, ma anche persone che brillano del fulgore della sapienza deviano troppo dal cammino della vera fisica, io mi accingo a ricondurre sulla via della verità coloro che vogliono seguirmi lungo tutto ciò che il mio ragionamento, con l'aiuto della grazia divina, mi ha fatto vedere». In realtà, però, la Clavis physicae è costituita per circa due terzi da un ampio riassunto dei primi quattro libri del De divisionae naturae di Scoto Eriugena, mentre la seconda parte è la copia integrale del quinto libro dell'opera di Eriugena: nell'opera del filosofo irlandese i primi due libri trattano soprattutto di logica e di teologia, il terzo di filosofia naturale, il quarto di antropologia e l'ultimo della teoria escatologica del ritorno delle creature a Dio.
        d) Imago mundi
         L'Imago mundi, che ebbe grande diffusione in tutto il Medioevo, come attestano i più di trecento codici che la riportano, si compone di tre libri:
- nel primo libro, secondo lo schema dei quattro principi che costituiscono la natura - terra, acqua, aria e fuoco - Onorio descrive la Terra, poi i mari e i fiumi, quindi i fenomeni meteorologici e infine quelli astronomici;
- nel secondo libro tratta del tempo e della sua divisione;
- nel terzo libro, traccia un quadro della storia umana, dalla creazione fino ai tempi a lui presenti. Le sue fonti sono Plinio il Vecchio, Solino, Calcidio, Macrobio, Orosio, Isidoro di Siviglia, Beda il Venerabile, Elferico e Rabano Mauro.
In questa opera, che non ha l'ardimentosa sottigliezza di Guglielmo di Conches, né la raffinatezza di Thierry di Chartres, Onorio vi rivela un fondo naturalistico insospettato da chi lo intende come un torbido simbolista: ad Anselmo, ad Eriugena e ai Padri orientali menzionati con tanta venerazione nel proemio della Clavis physicae si affianca ora la tradizione scientifica latina di Calcidio e Macrobio». Vi è dunque in Onorio una caratteristica oscllazione tra un'interpretazione simbolica della natura, i cui fenomeni sono allegorie che rimandano a una spiegazione sovrannaturale, secondo l'indirizzo aperto in Germania da Rupert von Deutz, e un sincero interesse per la spiegazione razionale e la ricerca naturalistica, per la scienza che, come scrive nel De animae exilio et patria, sottrae «l'uomo dall'esilio dell'ignoranza» per riportarlo «alla sua vera patria, che è la sapienza», pur se resta inteso che vera sapienza, per lui, è la conoscenza di Dio.

3. Maria nelle opere di Onorio
Della Vergine Maria, Onorio si occupa, secondo uno stile che lo avvicina molto al quasi contemporaneo Ruberto di Deuz, in diverse sue opere: Il sigillo della beata Maria, la Gemma dell'anima, iI Sacramentario, I Sermoni sulla Purificazione, l'Annunciazione, l'Assunzione e la Natività. Onorio mostra una certa insistenza sulle prefigurazioni mariane dell'Antico Testamento, sull'Assunzione, sulla tipologia Maria-Chiesa.

        a) La vita attiva di Maria
        In particolare, il Sigillo della beata Maria lega assieme, in occasione della festa del 15 agosto, il commento al Vangelo di Luca, 10,38-42 (l'ospitalità offerta a Gesù da Marta e Maria), che è stato il vangelo del giorno almeno fino al secolo scorso, e il commento al Cantico dei Cantici, del quale alcuni versetti sono utilizzati nella liturgia della festa. Al centro della riflessione sta il mistero dell'incarnazione: «"Gesù entro in un castello" (Lc 10,38). In un castello c'è una torre alta nella quale si collocano le difese contro i nemici; e vi è un muro esterno a tutela del cittadini che vi abitano. Questo castello non fu altro che quel santuario dello Spirito Santo, cioè la gloriosa Madre di Dio, la vergine Maria, che fu da ogni parte protetta dalla continua custodia degli angeli. In essa vi è un'alta torre, cioè l'umiltà, che giunge fino al culmine dei cieli, per cui e detto: "Il Signore ha guardato l'umiltà della sua serva" (Lc 1,48). Il muro esterno era la sua castità, che offriva una difesa interiore alle altre virtù. In questo castello il Signore entrò quando unì a sé la natura umana nell'utero della Vergine». Le due donne, Marta e Maria, rappresentano, a partire dalla suggestione di Agostino, la vita attiva e quella contemplativa. «Ma si afferma - continua Onorio sulla scorta di altri interpreti, come ad esempio Ruperto di Deutz - che la semprevergine Maria abbia coltivato, in Cristo, l'una e l'altra in misura più eccellente». E il nostro autore esemplifica: «Per Lui infatti ella ha compiuto tutte le opere del Vangelo mediante i servizi della vita attiva. Quando venne, bambino, esule e ospite per noi in questo mondo, lo accolse nella dimora del suo seno, abbellito dalle gemme delle virtù. Con le proprie mammelle lo nutrì quando aveva fame e quando piangeva lo consolava sulle sue ginocchia. Quando era ammalato lo curà con bagni; nudo, lo avvolse con panni; quando vagiva, lo cingeva di fasce; quando sorrideva, lo copriva di dolci baci». Insomma la Vergine ha praticato verso Gesù tutte le opere di misericordia. Infine «vedendo Cristo preso dagli empi, crudelmente trascinato, legato, schiaffeggiato, colpito, deriso, condannato assieme a dei delinquenti, acerbamente torturato sul patibolo della Croce, se fosse stato possibile avrebbe volentieri dato la vita per la sua liberazione».

        b) La vita contemplativa di Maria
        Quanto alla vita contemplativa: «Seduta ai piedi del Signore, beveva col cuore e con l'orecchio le sue parole, che conservava nel suo cuore meditandole nell'esercizio della contemplazione; e meditando sempre le realtà spirituali, desiderava le celesti. In lei infatti aveva preso dimora la fonte stessa della sapienza e pertanto in lei erano nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza». Da qui la celebrazione della sua elevazione al cielo: «Ora, sparita la fatica di Marta, Maria, in quella vita non prefigurata ma vera, gode di quell'unica cosa necessaria, grazie alla quale, stretta nell'abbraccio del Figlio suo, in eterno si sazia, insieme agli angeli, della visione della sua divinità. A questa gloria oggi la Vergine gloriosa è emigrata; in essa il Figlio l'ha elevata al ruolo di Regina dei cieli, al di sopra di tutti gli ordini degli angeli. Quella parte ottima che ella aveva scelto quaggiù, la riceve oggi raddoppiata dalla mano del Signore; e non le sarà mai tolta». Introducendo la parte propriamente dedicata al Cantico dei Cantici, Onorio vede in Maria la figura della Chiesa: «La gloriosa Vergine Maria fa la funzione di tipo della Chiesa, la quale e vergine e madre. É detta madre perché, fecondata dallo Spirito Santo, attraverso lei ogni giorno vengono generati per Dio dei figli nel battesimo. É detta vergine perché, serbando inviolata l'integrità della fede, non viene corrotta dalla perversione dell'eresia. Così Maria fu madre perché ha generato Cristo e vergine perché continuò a rimanere chiusa dopo il parto. Perciò tutte le cose che si scrivono della Chiesa, si possono leggere abbastanza congruamente anche in riferimento a lei. Perciò è detto: "Mi baci con il bacio della sua bocca" (Ct 1,2). Colui che i re e i profeti non meritarono di vedere o di udire, la Vergine meritò non solo di portarlo nel grembo, ma di dargli, una volta nato, frequenti baci; e anche di riceverne dalla sua santa bocca».

Bibliografia
Con il cuore e con la bocca. In questo modo vanno innalzate le lodi a Maria, in La Madonna della Neve, n. 6 - giugno-luglio 2019, pp. 8-9; ENDRES J. A., Honoris Augustodunensis. Beitrag zur Geschichte des geistigen Lebens im 12. Jahrhundert, Kempten-Munchen, 1906; FLINT V. J., The chronology of the works of Honorius Augustodunensis, in «Revue bénédectine», 83, 1972; KELLE J., Untersuchungen über des Honorius Ineuitabile, Wien, 1905; LEFEVRE Y., L'Elucidarium et les Lucidaire. Contributions par l'histoire d'un texte, à l'histoire des croyances religieuses en France au Moyen Age, Paris, 1954; AA. VV., Dizionario Letterario Bompiani. Autori, Milano, Bompiani, 1957, vol. III, O-Z, p. 19; FLASCH K., Das philosophische Denken im Mittelalter. Von Augustin zu Machiavelli, Stuttgart, 1986; GERSH S., Honorius Augustodunensis and Eriugena. Remarks on the method and content of the Clavis Physicae, in: BEIERWALTES W. (ed.), Eriugena Redivivus, Heidelberg 1987, pp. 162-173;  LUCENTINI P., Platonismo medievale. Contributi per la storia dell'eriugenismo, Firenze, 1980; ROOTH E., Kleine Beitrage zur Kenntnis des sogenannten Honorius Augustodunensis, in «Studia neophilologica», 12, 1939; STURLESE L., Storia della filosofia tedesca del Medioevo, 2 voll., Firenze, 1990.






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