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TOMMASO DA OLERA




Frate laico dell'Ordine dei Cappuccini, difensore dell'immacolato concepimento di Maria, proclamato beato nel 2013.

1. Cenni biografici, attività e spiritualità
     a)
Tommaso Acerbis nasce da una famiglia di antiche e nobili origini, ma in quei tempi decaduta, sul finire del 1563 a Olera in provincia di Bergamo, un paesetto abbarbicato alle falde del Canto Alto, la cima più alta della valle Seriana, oggi frazione di Alzano Lombardo. Fino a 17 anni rimane analfabeta, dato che il borgo montano è completamente sprovvisto di scuole e condivide con i genitori stenti e lavoro, facendo il pastore di pecore. Il 12 settembre 1580 entra nel convento S. Croce di Cittadella dei Cappuccini di Verona, dove nell'anno di prova, si rivela, come affermano i biografi, «già specchio della perfezione religiosa, colmo di virtù». Nei tre anni a seguire, sempre a Verona, gli insegnano a leggere e scrivere, cosa più unica che rara allora, per un fratello non chierico. Suo maestro fu lo stesso suo superiore Giovenale Ruffini. Al termine della rigida formazione, il 5 luglio 1584, fa la sua professione e gli viene affidato il pesante incarico della questua, per cui ogni giorno, va di porta in porta, chiedendo un pane per i frati e per i poveri, promettendo, in cambio, le loro preghiere. Rimane a Verona fino al 1605, passa poi nei conventi di Vicenza fino al 1612, in quello di Rovereto dal 1613 al 1617 e in quello di Padova nel 1618, dove viene assegnato alla portineria. Nel 1619 è richiesto dall'arciduca Leopoldo V nel Tirolo e da allora, fino alla morte, rimane nel convento di Innsbruck, nuovamente come frate della questua. All'ultimo periodo della sua vita risalgono numerosi significativi spostamenti in Italia e tra Austria e Germania: a Udine (1619, 1624, 1625); ad Ala di Trento (1622); a Trento (1619, spesso tra il 1626 e il 1629); a Roma (tre volte: 1616, 1622, 1625); a Loreto (in pellegrinaggio, tre volte: 1623, 1625, 1629); a Venezia (1628); a Monaco (1620, ma vi era già stato nel 1607); a Vienna (1620-21); a Salisburgo (più volte tra il 1620 e il 1626).
     b) Malgrado fosse un personaggio semplice e un umile frate laico, divenne guida spirituale di importanti personaggi del suo tempo. A partire dal 1617, lo diventa dello scienziato Ippolito Guarinoni di Hall, medico di corte a Innsbruck; dell’arciduca Leopoldo V e della sua sposa, Claudia de' Medici; del principe di Salisburgo e di  Ferdinando II, imperatore d'Austria, rimanendo anche suo consigliere durante la guerra dei Trent’anni (1618-48); di Massimiliano I e della moglie Elisabetta, duchi di Baviera, nella cui corte a Monaco, nel 1620, riuscì a convertire al cattolicesimo il luterano duca di Weimar e la vedova di Giorgio Fleicher, Eva Maria Rettinger, che diventerà badessa nel monastero delle benedettine di Salisburgo; dello stesso arcivescovo Paride Lodron, principe di Salisburgo. Ad Innsbruck, diventa anche guida spirituale delle Vergini di Hall, un centro di educazione per le ragazze nobili tirolesi.
     c) Nonostante fosse abituato a frequentare queste personalità altolocate, Tommaso visse uno stile di vita austero, tra preghiera e digiuno, senza perdere l'umiltà e l'obbedienza che lo avevano contraddistinto: continuò a predicare il Vangelo, entrando in contatto con le differenti realtà sociali e politiche che incontrava, parlando indistintamente con il popolo minuto e con autorità politiche ed ecclesiastiche. Venne definito un apostolo senza stola per via delle numerose lezioni di fede che impartì alla gente, diffondendo la volontà di fare del bene, rincuorando i bisognosi, dando conforto agli infermi, riportando la pace tra litiganti e favorendo le conversioni al cattolicesimo. Nei suoi faticosi giri fuori dal convento, infatti, fra le popolazioni di allora, operava riappacificazioni e spingeva al perdono; visitava e confortava i malati; ascoltava ed incoraggiava i poveri, denunciava il male e operava molte conversioni. Questa sua opera di apostolato era costantemente alimentata dalla preghiera spesso notturna, dalle penitenze che infliggeva al suo corpo, dai lunghi digiuni ed austerità di vita. Ippolito Guarinoni, legato da una calda amicizia a questo mistico cappuccino, lo definiva «il silenzioso amante di Dio», poiché questo speciale cercatore di pane e vino per i frati e i poverelli che bussavano alla porta del suo convento, parlava poco e, quando parlava, le sue parole si trasformavano in fatti, profezie e segreti. Il popolo ne riconosce la straordinaria umiltà e bontà, i potenti la sapienza infusa dalla grazia, di un illetterato capace di consigliare e correggere, guidare e confortare. La fonte di questa sapienza non era altro se non lo sguardo continuamente rivolto al crocifisso, com’è nella più schietta tradizione francescana: «Né ho mai letto una sillaba de’ libri» ebbe a scrivere, «ma bene mi fatico a leggere il passionato Christo».     
    d) Fra’ Tommaso muore la mattina del 3 maggio 1631 e il 5 maggio viene sepolto con grande solennità nella chiesa dei Cappuccini di Innsbruck, dopo alcuni giorni di ininterrotta venerazione dei fedeli austriaci. Nel 1933 la sua salma fu traslata nella vicina cappella della “Madonna lactans”, dove riposa tuttora. Nei secoli successivi, la Chiesa ha dato testimonianza alla fama di santità e all’opera fulgida dell’umile frate bergamasco, che seppe parlare di Dio ai poveri ed ai potenti del suo tormentato tempo. Papa Giovanni XXIII lo definì un “santo autentico e un maestro di spirito”, Paolo VI lo ricordò come: “valido strumento della generale rinnovazione spirituale… tanto da brillare nella storia di quel glorioso periodo insieme coi più ardenti sostenitori della Riforma Cattolica”. Secoli dopo, il 28 febbraio 1967 a Bergamo, s’iniziò il processo informativo; il decreto d’Introduzione della causa di beatificazione porta la data del 4 dicembre 1980; il decreto sulle virtù e il titolo di venerabile quella del 23 ottobre 1987. L'ultimo passo verso la beatificazione fu l'attribuzione, ufficializzata il 22 ottobre 2011, della guarigione di un infermo che risale alla notte tra il 29 ed il 30 gennaio 1906, quando Bartolomeo Valerio, allora trentunenne del paese di Thiene (Vicenza), guarì da un ileotifo complicato da pneumonite, in seguito all'intercessione chiesta dai familiari tramite un'immagine di Fra Tommaso che venne posta sotto il cuscino del malato. Il 10 maggio 2012 papa Benedetto XVI firmò quindi il decreto della beatificazione. Il 21 settembre 2013, anno del 450º anniversario della nascita, Fra Tommaso venne beatificato nella Cattedrale di Bergamo in una cerimonia presieduta dal Cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, e concelebrata dal Vescovo di Bergamo monsignor Francesco Beschi, dal vescovo di Innsbruck monsignor Manfred Scheuer e da numerosi altri vescovi e superiori dell'ordine dei Frati Cappuccini.

2. Il legame del beato Tommaso con  la Vergine Maria 
     a) Il legame con Maria
    Davvero sembrava che Frate Tommaso si fosse accordato con la Madonna, tanto erano frequenti i suoi appuntamenti con Lei. Nella cappella del palazzo del principe Leopoldo V, in Innsbruck era esposta una immagine della Madonna, dipinta su tavola da Luca Kranch. Era chiamata Maria Hilf, cioè Maria Ausiliatrice. Era dinnanzi a questa Maria Hilf che frate Tommaso si metteva in preghiera, infallibilmente in ogni sua visita al palazzo di corte. Prima una preghiera alla Madonna poi la visita all’arciduca. Tanto era il gusto che ci trovava nelle visite oranti a questa Madonna Ausiliatrice, che ci portava anche i suoi amici e conoscenti. In seguito, la venerata immagine fu trasferita dalla cappella principesca ad una chiesa più ampia, quella di San Giacomo, che divenne uno dei più celebri santuari mariani d’Austria. A Passau, l’arciduca Lepoldo V venerava un’altra immagine mariana. Frate Tommaso, assente dal Tirolo, non dimentica questa sua madonna. In una lettera all’arciduchessa Claudia de Medici, scritta da Vicenza il 17 febbraio di non si sa quale anno chiede un favore: “Mi farà gratia, che si faccia un inchino alla vostra Madonna de Posa in mio nome”. Pure una Madonnina con il Bambino Gesù, opera di Luca Kranach, venerata in una cappella della chiesa dei cappuccini d’Innsbruck, conosceva le frequenti visite e le accese orazioni del laico francescano. 
     b) A Loreto Ambasciatore degli Asburgo 
     Alla Santa Casa, che si collocò inspiegabilmente nel 1294 sul colle di Loreto, il nostro Tommaso, pellegrinò più volte. La prima volta fu nei primi mesi del 1623, poi nel 1625 e nel 1629. Quest’ultimo pellegrinaggio, e altri, li compì quale ambasciatore dell’arciduca Leopoldo V. Lo testimonia Fra Giulio da Venezia, che lo vide a Trento, di ritorno da Loreto, “dov’era stato mandato dal Serenissimo Arciduca Leopoldo, per disfare un voto c’havea fatto”. Tanta doveva essere stata l’emozione di Frate Tommaso, particolarmente nel suo primo pellegrinaggio alla Santa Casa, che i confratelli se ne accorsero. Padre Luca da Trento ricorda: “Singolarmente quando egli venne l’ultima volta da Loretto (et credo fossa l’anno 1623) pareva egli a me un bronzone acceso, che spirasse da per tutto fuoco; e questo non era mia fantasia, ma impressione inevitabile, e pareva che mandasse fuoco di spirito da sé”. Lo stesso Padre Luca lo vide di passaggio ad Ala, nel 1629, di ritorno da Loreto: “Si vedea... Ch’egli era acceso al colmo di fuoco spirituale... Sopraggiunse Fra Thomaso in cuccina con un gesto di faccia e di procedere tale, e di tanta devozione che pareva venisse dal consortio di Dio tant’era la soavità di gusto che mostrava”. Lo stesso acceso pellegrino confessa: “Andando alla volta di questa S. Casa, e vedendola da dieci miglia di lontano, m’inginocchiai, et hebbi tanta tenerezza, divotione, e dolcezza al cuore, che se troppo avesse durato, in quell’eccesso sarei da dolcezza morto; et arrivando in quella S.Casa, mi pareva d’esser in paradiso”. Così il pellegrino d’Olera esalta l’umile Casa dell’Annunciazione, dell’Incarnazione e dell’infanzia di Gesù: “S. Casa di Loreto, ove nacque Maria; Casa, anzi Palaggio tanto ricco di tesori, e tanto maestoso che non ha pari nel mondo... Hora, e sempre, da tutte le parti del mondo vengono i fedeli christiani allla S. casa di Maria, et in essa adorano e servono a Giesù e Maria, al figliuolo et alla Madre. Et è tanto ricca questa Beata Casa che rende maraviglia e stupore a chi la mira, anzi che il solo vederla da lontano, rende tanta ammiratione e divotione, che li peregrini restano quasi fuora di se stessi”.
     c) Scrittore mariologo 
     Il cuore del Fraticello tutto fuoco trasmetteva alla penna contemplazioni ed elevazioni, e la penna fissava il suo sentire spirituale sulla carta. Nelle oltre 700 pagine di Fuoco d’amore, edito postumo, numerose sono le pagine in cui Frate Tommaso precisa la sua fede e canta il suo amore alla Madonna. I più ferrati teologi del tempo andavano discutendo sull’Immacolata concezione di Maria, altri la mettevano in dubbio, pochi la negavano. Si sarebbe fatta sentir più tardi, dopo due secoli e mezzo, la parola decisiva di Pio IX che, nel 1854 avrebbe definito verità di fede l’Immacolata concezione. Frate Tommaso, al di fuori della mischia dei teologi, parlava, scriveva, difendeva e provava tale privilegio mariano con abbondanza di argomenti. Con termini espliciti provava pure la missione di Maria, mediatrice e tesoriera di ogni grazia. Contemplava la Madonna addolorata china sul petto squarciato del Figlio morto, e l’additava come la prima adoratrice, la prima contemplativa del S. Cuore di Gesù. In un’intera operetta, inedita espone vita, morte e assunzione della Madre di Dio. Per la Vergine gli appellativi più belli, più poetici, più indovinati non sono mai troppi, e Frate Tommaso glieli canta con inesauribilità. Si rivela un innamorato mariano, quando spalanca intelligenza e cuore in orazioni alla Vergine, che hanno un afflato serafico e un‘unzione che si riscontrano solo nei più ardenti mistici francescani. Il laico bergamasco non è il teologo che si perde a discutere, a distinguere e a suddistinguere. E’ il mistico che crede, s’abbandona alla certezza e all’estasi, alla preghiera e alla contemplazione. 
     d) Il figlio e la Madre 
     Di casa in casa, come questuante, non dimentica di gettare a tempo e a luogo il discorso sulla Madonna, parlandone volentieri e con competenza, esortando soprattutto ad amarla e a riprodurne le virtù. Nessuno saprà mai il numero delle medaglie, scapolari, corone e immaginette mariane, passate dalle sue mani alle mani dei fedeli. Anche a uno che attendeva di venir giustiziato, a Innsbruck, nel 1628, dette la propria corona, affinché gli fosse di conforto negli ultimi istanti. Padre Luca da Trento riferisce che “havendo esso Fra Thomaso accompagnato un reo ala morte, et imprestatogli la sua propria corona per divotione, quando fu poi buttata via la testa troncata andò saltando sin alli piedi di Fra Thomaso, che pur era lontano quanto comporta il colpo di spada, et il spruzzar del sangue di quell’atto, et ivi si fermò, il che fu notato per segno di santità di Fra Thomaso da secolari”. Pure laico, additava con coraggio ai predicatori la via per portare i cattivi e gli eretici all’amore di Gesù: prima innamorati della Madonna. Era un apostolo della vera devozione mariana, non solo perché la Madonna l’aveva trovata nel vangelo, collaboratrice nella missione salvifica di Gesù, ma anche perché, nella sua vita, non esente da prove e sofferenze, aveva compreso per esperienza la bontà materna e l’efficacia di aiuto alla Vergine. Sofferenze fisiche? Il ricorso alla Madonna era immediato e spontaneo, proprio come il rivolgersi del figlio alla madre. Due anni prima di morire - ricorda fra Idelfonso d’Augusta - Frate Tommaso soffrì per il gonfiore alle mani e ai piedi e per prolungata insonnia, in tali dolorose situazioni “spesso soleva chiamare ad alta voce la sua dolcissima Signora perché lo liberasse”, spesso recitava la Salve Regina e implorava dai presenti che recitassero l’Ave Maria “con elevazione della mente”. Nel 1628, a Rovereto, Veneria Castello sposata in Simoncini colse dalla bocca stessa di Frate Tommaso quanto gli avvenne “Mi raccontò come egli era stato infermo d’un infermità mortale, et il giorno dell’Assuntione della santissima Vergine era per spirare l’anima , come da tutti era tenuto per morto, et egli fece oratione, pregando la stessa Madre di Dio, se così era la volontà del suo Figliuolo, che dovesse all’hora far passaggio da questa all’altra vita, gli facesse gratia di partirsi in quel medesimo tempo et hora che Lei salì in cielo, e così visibilmente gli comparve, et gli disse che non era la volontà del suo Figliuolo, ch’allora egli morisse ma ch’haveva ancora da restare in vita per salute di molte anime, talmente che miracolosamente in tre o quattro giorni recuperò la sanità”. 
     e) A tu a tu con la Madonna 
     Sofferenze morali? Anche per gli uomini di Dio scoccano le ore al buio, dell’incertezza, le notti dell’anima. Erano quei tempi in cui si discuteva - anche troppo - sul problema della predestinazione. Dall’ambito dei teologi, l’angoscioso interrogativo, sulla propria salvezza o perdizione s’allargò anche fra il popolo. Il dilemma paradiso o inferno turbò pure la pace interiore del Fraticello bergamasco. Tanto si credeva peccatore, nella sua umiltà, e tanta era la paura di non potere amare Iddio per tutta l’eternità, che davvero ne soffriva, e non poco. Anche per liberarsi da tale sofferenza, per il Frate Tommaso la strada aveva una direzione obbligatoria: la Madonna. Lo riferisce il conte Filippo Lodron, che fu informato dallo stesso Frate Tommaso “Gli disse, discorrendo seco di cose spirituali nel refettorio nostro di questo monastero di Trento, che lui dubitando di essere dannato, pregava la Madre di Dio, che l’aiutasse, et che gli comparve con il Bambino, il quale faceva bocca da ridere, et la santissima Vergine disse ad esso Padre Thomaso: “Figliuolo non dubitare”, con metterli la mano vicino alla guancia”. Tormentato inoltre da moleste immaginazioni ed istigazioni diaboliche ancora sulla propria predestinazione, Frate Tommaso ricorreva alla Madonna “Come unico rifugio degli afflitti”. La poté vedere con i propri occhi e sentì la sua voce materna e rassicuratrice dalla dannazione eterna: ”No, no, no figliolo”, e “lo lasciò libero da ogni molestia di terrore e di dubbio, e carico d’insolita letizia”. Il vescovo Emanuele Madruzzo testimonia una seconda apparizione della Madonna al cappuccino di Olera, a lui riferita dallo stesso fortunato Fraticello. Questa volta la Madonna teneva fra le braccia il Bambino Gesù, il quale “volgendo gli occhi ora al Frate Thomaso ora alla dolcissima Madre, quasi sorridendo prometteva cose felici”. Tommaso ha la sensazione della costante presenza di Maria nella sua vita, che, soprattutto nei momenti di tentazione sulla sua salvezza eterna, lo rassicura maternamente. Nella sua quotidiana fatica per difendere il credo cattolico e contrastare il calvinismo e il luteranesimo, a corte come tra la gente, fra Tommaso giunse a intuire le profondità del mistero di Maria, di cui questi suoi scritti sono pervasi, in cui, fra l’altro, è anticipata in modo limpido la formulazione del dogma dell’Immacolata concezione. Tommaso da Olera era convinto che sono due le strade maestre della Chiesa di Gesù: la “via della verità” e la “via della bellezza”. Maria, la più bella e santa delle creature, diventa perciò la chiave per comprendere in modo corretto il mistero di Cristo e della sua Chiesa e per questo è stata, sin dagli inizi della Chiesa nascente, la vigile custode dell’autentica fede. In un “frammento” della "Selva di contemplazione", l’innamorato e il difensore della Vergine Immacolata scrive: «Iddio la preservò con la potente sua mano. […] E però bisogna dire che la sollevò e non la lassiò imbrattarsi nelle immondizie del peccato originale: imperoché il diavolo se averia potuto gloriare appresso Dio dicendo che sua Madre fusse stata sua schiava e serva, si bene per un sol momento […]. E però canta Santa Chiesa: conceptio Sanctae Mariae Virginis gloriosae». Si racconta che il beato 1629, abbia anche avuto un'apparizione della Vergine, accompagnata da san Lorenzo da Brindisi, che gli preannunciò la salvezza eterna. Nel suo fervido amore per la Madre del Signore, Tommaso si recò per tre volte, negli anni 1623, 1625 e 1629, pellegrino alla Casa di Loreto, affermando che arrivando in quella Santa Casa, «gli pareva d’essere in paradiso».

3) Il primo tempio dedicato all'Immacolata
Spinto dal suo immenso amore per Maria e in difesa della fede cattolica, nel 1620 suggerisce al suo facoltoso amico Guarinoni, di costruire una chiesa da dedicare all'Immacolata, divenendo così il promotore dell’erezione della prima chiesa in terra di lingua tedesca, dedicata all’Immacolata Concezione. La costruzione fu iniziata, con la posa della “prima pietra”, avvenuta il 2 aprile 1620, presente Leopoldo V, arciduca del Tirolo, a nome del fratello imperatore, Ferdinando II. Il luogo scelto fu Volders, a quindici chilometri da Innsbruck. Ben presto sorsero diverse perplessità: mormorii della popolazione, luogo infestato da ladri, difficoltà nel reperire il danaro necessario, tempi inquieti, guerra dei trent’anni da poco incominciata (1618), ecc. Ma ogni volta, intervenivano le parole incoraggianti e rassicuratrici di Tommaso, “vero pazzo di amore” per Maria: «Superate ogni fatica e ogni contrario, perché le opere di Dio devono passare per ignem». Superando queste immani difficoltà di ogni genere, soprattutto economiche, il tempio venne completato nel 1654, duecento anni esatti prima della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione di Maria da parte di Pio IX, avvenuta l'8 dicembre del 1854. Questo tempio, negli anni ottanta del secolo scorso, è stato completamente restaurato e ufficialmente dichiarato monumento nazionale dell'Austria. Chi viaggia lungo l’autostrada che da Innsbruck conduce a Vienna, lo può ammirare dopo aver superato la città di Hall: sulla destra dell’Inn, in località Ponte di Volders. Alla costruzione del tempio è legata una curiosa profezia, fatta da Tommaso proprio all'amico Ippolito, incaricato della costruzione e, poi, suo primo biografo. Egli racconta: «Mi fu fatta, se non erro, nell’estate dello stesso 1629, dopo che fra Tommaso, guarito da una lunga febbre, ci aveva fatto visita e aveva pernottato da noi con un reverendo padre cappuccino, suo compagno. Poiché la mattina del giorno seguente il suo compagno voleva celebrare la messa nella chiesa del regio istituto femminile, prima delle sei del mattino c’incamminammo verso la chiesa per la messa, dopo la quale fra Tommaso e il suo compagno sarebbero ritornati a Innsbruck, mentre io avrei raggiunto la nuova chiesa in costruzione, come avevo accennato al pio frate. Arrivati nell’atrio della chiesa trovammo il cancello di ferro ancora chiuso e, poiché era impossibile entrare, mandammo a cercare il sacrestano con le chiavi. Mentre stavamo nell’atrio della chiesa, distanti tre passi dalla porta, aspettando che arrivasse il sacrestano con le chiavi, fra Tommaso, che mi aveva appena chiesto se quel giorno sarei andato al cantiere della nuova chiesa, mi colse di sprovvista facendomi questa domanda: “Ebbene, quando pensate di finire la vostra chiesa?”. Gli risposi brevemente: “Questo lo sa Iddio”. Di rimando mi rivolse testuali parole: “Mo’, tenetela pure alla lunga, perché non morirete, sino a che non l’avrete terminata”. Uditele, lo guardai sorridendo, incerto se fosse serio, scherzasse o se parlasse in senso figurato. Allora fra Tommaso, guardandomi fisso negli occhi, me le ripeté, alzando un po’ il tono della voce: “Vi dico che non morirete, sino a che tutta la chiesa non sarà finita. Andateci piano”». Guarinoni, infatti, morirà nella sua città di Hall, solo a costruzione ultimata, l’ultimo giorno di maggio del 1654, esattamente come gli aveva predetto il beato Tommaso.

Bibliografia
FERNANDO DA RIESE PIO X, Tommaso da Olera. Un “lavatore delle scudelle” a corte d’Asburgo; SANA A., Tommaso da Olera, il fratello del Tirolo;  RONCALLI M., Un profilo di fra’ Tommaso da Olera il mistico bergamasco che anticipò la devozione al Sacro Cuore e alla Donna concepita senza peccato, in L’Osservatore Romano del 7 dicembre 2008; IDEM, Tommaso da Olera, quel mistico sulle strade d'Europa, in La Stampa del 02 Maggio 2017; IDEM, Il cappuccino dei miracoli, in Jesus, luglio 2013, p. 84; SALTARIN R., L’Immacolata e Tommaso da Olera: un amore possibile, in Chiesa e Religione del 5 dicembre 2014; IDEM, Tommaso da Olera. Mistico del cuore di Gesù, Morcelliana, Brescia 2013; CURVATO R., La spiritualità mariana nella tradizione cappuccina, in L'Eco di Gibilmanna, XCIX (2018), I Semestre 2018, pp. 5ss; PIGHINI A., Beato Tommaso da Olera e la sua spiritualità, Morcelliana, Brescia 2015; TOMMASO DA OLERA, Totus ardens, Morcelliana, Brescia 2018; IDEM, Selva di contemplazione, Morcelliana. Brescia 2005; ALBORGHETTI R., Fra Tommaso da Olera. Un "fuoco d'amore" sulle strade d'Europa, Elledici, Leuman 2013; AMATI A. - SERUGHETTI L. N., Fra' Tommaso da Bergamo. Il cappuccino di Olera nel cuore di papa Giovanni XXIII, Morcelliana, Brescia 2006; CALZONE S., Tommaso da Olera. Un anno con un mistico del Cuore di Gesù, Morcelliana, Brescia 2015; BURGARELLA F. - SANA A., Siate una colomba selvaggia. In preghiera con fra Tommaso, Burgarella Editore International, Alzano Lombardo 2012; RICCIARDI G., Fra Tommaso da Olera, in 30 giorni, n. 2 del 2003; AMATO A., Beato Tommaso da Olera OFMCapp (1563-1631), Omelia nel giorno della beatificazione, tenuta nel Duomo di Bergamo il 21 settembre 2013; BEVILACQUA R., Il mistico divenuto apostolo della Controriforma cattolica, in Radici cristiane, luglio 2013, p. 38-41; BENDOTTI D., Una chiesa sul fiume, Uno strano ordine del beato Tommaso da Olera ad un suo amico, in Chiesa e Religione, 4 novembre 2014; RAVIART M., Sacro Cuore: la devozione di Fra Tommaso da Olera, in Vatican News del 7 giugno 2018.






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