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PIENA DI GRAZIA



La storia di Maria, la madre di Gesù, raccontata, per la prima volta nella storia del cinema religioso, sull'ultimo periodo della sua vita terrena. in un film di Andrew Hyatt con Noam Jekins, Bahia Haifi, Kelsey Asbille, Merik Tadros, Taymour Ghazi, uscito negli USA nel 2015, giunto nelle sale italiane nel febbraio 2017.

1. Il film
a) 10 anni dopo la morte di Gesù gli apostoli stanno vivendo un momento di difficoltà ma trovano in Maria sua madre, ormai prossima alla morte, una figura in grado di rincuorarli e spingerli a proseguire l'opera iniziata dal Figlio. L'ultima presenza della Madonna nel Nuovo Testamento si trova negli Atti degli Apostoli in cui si legge: "Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui" (Atti 1,14). Andrew Hyatt affronta per primo sullo schermo la figura della Madre di Cristo immaginandone la vita dopo la morte e resurrezione del figlio. Lo fa focalizzando la sua azione come opera di sostegno all'azione di un Pietro non dubbioso ma oppresso da ciò che sta accadendo nella Chiesa nascente. Maria viene cioè letta come colei il cui cuore ha battuto all'unisono per nove mesi con quello del Messia e, seppure in forma diversa, continua a farlo. La Chiesa che Hyatt presenta sta soffrendo la grave crisi di un movimento in crescita. Allora è Maria, seppur sempre più vicina a ricongiungersi al Figlio, che, ripercorrendo con le parole quanto lei ed altri dei presenti hanno vissuto, riporta tutti alla concretezza del messaggio che è ancora fondamentalmente orale e che può ancora passare attraverso le voci e i gesti di chi lo ha incontrato e ne ha condiviso il cammino. Hyatt, anche se si lascia andare a qualche flashback un po' lezioso, ha un buon controllo della materia e sa offrire, attraverso la figura della Madonna, un interessante e inedito ritratto della Chiesa delle origini. 
b) Il regista Andrew Hyatt è un uomo di fede. La vive come una esperienza personale di interiore profondità. La scrittura di questo film lo testimonia. Intendo proprio la scrittura dei dialoghi, delle parole dette, perché il film è tutto qui, nelle parole. Afferma il regista: “Credo fermamente che Full of Grace sia un film diverso. E’ più come guardare una preghiera, e meno come guardare un film”. Hyatt sperimenta un film che filma la parola. La preghiera è parola. Per questo motivo vale allora solo il primo piano, la faccia e la bocca di parla. Gli attori non devono fare altro. Non l’intensità della recitazione. Ma l’intensità della parola. Non il movimento ma la sospensione. Non i rumori ma la musica. Non il dramma ma il flashback alonato. Il senso tradizionale della sceneggiatura è praticamente azzerato. I personaggi si muovono in ambienti appena identificabili. Gli “interni” sono illuminati quel tanto che basta per poter riconoscere il volto. Gli “esterni” potrebbero essere quelli di ogni posto di questo mondo. Forse il regista cade nel tranello di cui spesso rimangono vittime i credenti e i creativi: “Ho creduto che se il contenuto del film ha parlato e ha commosso me, ci sarebbe stato un pubblico affamato che lo avrebbe trovato ugualmente di forte impatto”, così egli stesso ha confessato. Ma forse il deep impact non c’è stato. É pur vero che la maggior parte della cinematografia corrente ha ritratto il più delle volte i personaggi delle Sacre Scritture “con l’aureola già sulla loro testa”. Deliberatamente Andrew Hyatt non ha voluto correre questo pericolo. Però è ben difficile far passare per vero cinema – che porta sullo schermo vera carne e sangue – quello che è invece molto più simile a una partitura radiofonica, dove puoi spegnere lo schermo e le parole e la musica ti riempiono lo stesso la mente e il cuore.
c) Nei silenzi e nei dialoghi tra una radiosa Maria e un Pietro in cerca di conferme, si colgono le domande dell’autore, ma anche quelle di tanti credenti e non. Afferma il regista: «Mi sono reso conto che spesso concepivo queste figure bibliche come delle splendide statue di porcellana. Abbiamo spesso ascoltato le storie di questi santi, ma spesso abbiamo dimenticato che sono realmente vissuti, che hanno camminato su questa terra, hanno sofferto, hanno discusso. Non ci sono differenze con l’oggi. Spesso abbiamo dimenticato l’umanità ferita di questi eroi della fede. Per questo ho voluto esplorare più in profondità l’umanità di questi personaggi, concentrandomi su Maria e Pietro». Personaggi fatti di “carne e sangue” con un Pietro pieno di dubbi e una Maria madre sofferente, ma capace di incoraggiare gli Apostoli in un intenso monologo. «Maria madre di Dio, ma anche una madre come tante – prosegue Hyatt –. Mi sono chiesto cosa abbia provato vedendo suo figlio sulla Croce, ma anche a cambiare il mondo». Questo film si può definire un film piccolo ma di grande spiritualità, perché attraverso gli occhi di Maria, il film tenta di esplorare l'incontro dell'uomo semplice con Dio, il momento in cui si è guardati dal Signore e che cosa questo può realmente significare. nei suoi ultimi giorni di vita e nei difficili inizi della Chiesa,

2, La trama
Una volta che Gesù è stato sottratto all’esperienza degli apostoli, Maria vive una vita ritirata nel silenzio e nei ricordi di suo Figlio. Le fa compagnia Zara, una ragazza che lei ha accolto come una figlia e che le sta a fianco con devozione.
Pietro, Giovanni, Andrea e Simone sono gli apostoli sulle cui spalle grava il peso della responsabilità verso la comunità cristiana affidata dal Maestro alle loro cure. Essi si interrogano sul suo destino, adesso che spirano venti contrari che mettono a rischio la rotta indicata.
Non è certo un momento buono. Pietro, capo riconosciuto, è sollecitato dai suoi fratelli a dare delle risposte alle difficoltà presenti e ad indicare la strada che la nuova comunità deve percorrere per rimanere fedele alla parola del suo Fondatore.
Ma il pescatore di Galilea è come se fosse avvolto dal buio di una notte. E’ sconvolto. Forse ha paura. Non sa che fare e che dire. Sono profonde le tensioni che percorrono il tessuto della Chiesa di Gerusalemme.
Da una parte alcuni predicatori stanno diffondendo un annuncio che non corrisponde a quello di Gesù. Sembrano mossi da interessi personali. Le loro parole nascondono la vera umanità di Cristo. Propongono visioni parziali della sua opera di salvezza.
Dall’altra parte la predicazione che Paolo di Tarso sta facendo fuori dai confini della Terra di Israele crea apprensioni e incomprensioni tra gli apostoli, perché annuncia una fede in Cristo che non ha più bisogno dell’osservanza dell’antica Legge ebraica e delle sue tradizioni.
Paure e lacerazioni vengono portate ai piedi di Maria. Pietro si reca a trovare la Madre di Gesù, perché vuole cercare una speranza più fondata e certa per la comunità cristiana. Vuole più luce per il cammino.
Maria addomestica un po’ per volta i fantasmi della mente di Pietro. Con una parola sempre viva e penetrante spazza via le incertezze dell’apostolo. L’esperienza singolare che lei ha avuto di suo Figlio si trasforma in nutrimento per Pietro. Maria diventa madre per una seconda volta, perché partorisce la nuova Chiesa.
Solo adesso, dopo aver svolto l’ultima missione, Maria è pronta per morire. Il suo feretro viene portato a spalla dagli apostoli. Zara, per mano di Pietro, è accolta nella comunità dei credenti.

Bibliografia

DIODATO R, Piena di Grazia, in un film la storia mai raccontata di Maria di Nazareth, in Famiglia cristiana del 27 febbraio 2017; ZAPPOLI G., Un interessante e inedito ritratto della Chiesa delle origini; CALVINI A., «Piena di grazia», il film di Hyatt è una preghiera a Maria, in Avvenire del 27 febbraio 2017; 

VEDI ANCHE
- CINEMA
-
GESÚ DI NAZARETH
- IL MESSIA
- IL VANGELO SECONDO MATTEO
- IO SONO CON TE
- MARIA DI NAZARETH
- MARIA, MADRE DI GESÚ
- MATER DEI
- JE VOUS SALUE MARIE
- TROPPA GRAZIA








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DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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