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 La Mater misericordiae nella pietà e nell’arte
Arte

Di Maria Cecilia Visentin in Sabati Mariani, Centro di Cultura Mariana "Madre della Chiesa, Roma 19 marzo 2016.



La Pace del Risorto è frutto raccolto dall'albero della Croce, dove «Maria insieme a Giovanni, il discepolo dell'amore, è testimone delle parole di perdono che escono dalle labbra di Gesù» (Misericordiae vultus n. 24). Per questo anche noi, discepoli di oggi, toccati dalla Misericordia, come Tommaso che mette il dito nel costato aperto di Cristo, riceviamo la missione di portare quel perdono (cf Gv 20,23) che deve raggiungere tutti senza escludere nessuno (cf Misericordiae Vultus, 24). Della radicalità di questo perdono è icona splendente santa Maria: in lei, toccata dalla Misericordia fin dal primo istante della sua esistenza immacolata, l'Amore pasquale è maturato fino a renderla, nel mistero della sua assunzione, segno del destino di gloria che attende tutti noi. Il suo sguardo, partecipe di ogni dolore e sollecito di ogni anelito di vita, indica all'umanità dove trovare la risposta essenziale ad ogni suo desiderio: una Misericordia che non fa domande, una Compassione che vince l'indifferenza più opaca, una Tenerezza che sempre riapre la porta del futuro.


Mater misericordiae, Niardo (BS), Eremo di S. Giorgio, affresco del XV secolo.

Nell'Anno giubilare della Misericordia siamo stati invitati a formarci allo stile mariano dell'evangelizzazione (cf Evangelii gaudium, n. 286), cioè a chinarsi con tenera compassione sugli altri, a promuovere il bene e la vita, a contrastare il male e le conseguenze del peccato, perché ogni dolore sia trasfigurato dal mistero pasquale. «Madre di misericordia» è tra i titoli più cari al popolo cristiano, che così la invoca nel Salve Regina. Sebbene alcuni Padri della Chiesa, come san Sofronio di Gerusalemme (†638) e san Germano di Costantinopoli (†733) chiamino Maria «abisso di misericordia» e «mediatrice di misericordia», bisogna attendere il secolo X per trovare l'appellativo «Madre di misericordia». Se ne parla in un racconto riguardante un giovane ladro, convertito ed entrato nel monastero di Cluny al tempo dell'abate sant'Oddone. Il ladro vide una donna meravigliosa avvicinarsi al suo giaciglio e parlargli familiarmente: «Mi conosci? Io sono la Madre di misericordia».


Mater Cistercensium, 1491. Dijon, Bibliothèque municipale.

Racconta Cesario di Heisterbach nel suo Dialogus miraculorum (VII, 58) che agli inizi del secolo XIII un monaco cistercense avrebbe riferito al suo abate che, essendo caduto in estasi, aveva visto in paradiso tutta la Chiesa: profeti, apostoli, la folla innumerevole dei monaci e dei santi. C'erano tutti, fuorché i monaci cistercensi. Turbato dal fatto si era rivolto alla madre di Dio chiedendole come mai non ci fosse ombra di cistercense in cielo. Allora la Vergine, aprendo le sue braccia, mostrò che i cistercensi si erano nascosti tra le pieghe del suo grande mantello: lì erano stati accolti perché erano amati più degli altri monaci (incisione). Dopo questo episodio il titolo si diffonde dappertutto. Risuona specialmente in occasione di pubbliche calamità, come peste, fame e guerra ritenuti castighi di Dio o per implorare la protezione di Maria. Così entra nell'arte la raffigurazione della Vergine dal manto di misericordia allargato per accogliere i fedeli.


Madonna della Misericordia
, Parigi, Biblioteca Nazionale

Rifugio e protezione: In tale senso va considerata la nuova iconografia della Madonna della Misericordia che sotto l’ampio suo mantello accoglie e protegge i fedeli inginocchiati o addirittura intere città. La figura della Vergine, che campeggia nella miniatura del ms. lat. 757, oggi alla Biblioteca Nazionale di Parigi, diventa un'imponente struttura architettonica a cui fanno da contrasto gli svolazzanti angioletti dalla silhouette agile, che reggono i lembi del manto soppannato di vaio. I fedeli, che in atto di preghiera rivolgono a lei lo sguardo fiducioso, costituiscono un interessante repertorio di fisionomie e di abbigliamento dell'epoca (fine XIV sec.).


Simone Martini, La Madonna della Misericordia, Pinacoteca Nazionale di Siena, 1308.

La Madonna della Misericordia di Simone Martini, è uno splendido dipinto a tempera nel quale si può ancora vedere chiaramente l'influenza di Duccio, soprattutto nel posizionamento e tipologia dei caratteri delle persone protette dal mantello di Maria. Ma un nuovo spirito prevale: un senso di vero e proprio spazio tra le persone e una sensazione di vita e movimento nella figura imponente della Vergine: i panneggi non nascondono il movimento dei suoi passi, ad intercedere dal Signore misericordia per il suo popolo, e ad abbracciare tutti i suoi protetti. La divina protezione di Maria sugli uomini che ad essa si affidano è uno tra i temi più cari al Medioevo. Anche se l'arte di oggi sembra preferire altri argomenti, il cuore dell'uomo è rimasto lo stesso: vede in Maria una "Casa" celeste ed umana, che ha accolto l'Uomo-Dio e che è pronta ad accogliere ogni uomo che anela all'infinito, chiunque sia e qualunque cosa abbia fatto ... in un miracoloso gesto d'amore incondizionato che si rinnova in ogni istante ...


Della Robbia, Visitazione, 1445 circa, terracotta invetriata, San Giovanni Fuorcivitas, Pistoia.

Scelta per essere la Madre del Figlio di Dio, Maria è stata da sempre preparata dall’amore del Padre per essere Arca dell’Alleanza tra Dio e gli uomini. Ha custodito nel suo cuore la divina misericordia in perfetta sintonia con il suo Figlio Gesù. Il suo canto di lode, sulla soglia della casa di Elisabetta, fu dedicato alla misericordia che si estende «di generazione in generazione» (Lc 1,50). Anche noi eravamo presenti in quelle parole profetiche della Vergine Maria. Devozione e arte convergono nel considerare Maria Madre di misericordia. Immaginiamo la giovane Maria di Nazaret in visita a Elisabetta, che illuminata dalla Spirito comprende dì trovarsi dinanzi alla Madre del Signore, la proclama benedetta fra le donne per aver dato al mondo il frutto benedetto del suo grembo. Maria risponde a questa lode innalzando a Dio il Magnificat. Il verso centrale del cantico inneggia alla misericordia di Dio che, quasi un fiume, si effonde di epoca in epoca su tutta l'umanità: «Di generazione in generazione si stende la sua misericordia su quanti lo temono» (Lc 1,50). Il canto di Maria alle gesta misericordiose dell'Altissimo non è un assolo, ma una voce che si eleva da un coro immenso che abbraccia il Primo e il Nuovo Testamento. È canto d'Israele e inno della Chiesa. Ma che cos'è la misericordia cantata da Maria? Essa consiste nel sentire compassione della miseria altrui e nell'impegnarsi a sollevarla. È l'atteggiamento tipico del buon samaritano, che alla vista di un uomo languente sul ciglio della strada «ne ebbe compassione» (Lc 10,33), cioè «sentì una stretta al cuore» che  provocò una serie di atti di soccorso. Accorgersi dell'altro (invece di «girare alla larga»), è essere sensibile alle sue necessità, aiutare concretamente, impegnando i propri mezzi, il tempo, le forze e la stessa vita: questo significa avere misericordia1. Dio è «ricco di misericordia», sia in quanto è fedele suo amore, sia in quanto in lui si trovano bontà e tenerezza, tali da non poterli esprimere se non in termini materni (Is 49 15). Questo secondo aspetto rivela la misericordia di Dio manifestata in Maria. In realtà la Madre di Gesù partecipa in modo singolare al rivelarsi della misericordia, prestando la sua collaborazione alla storia salvezza, soprattutto unendosi al sacrificio della croce. Così vediamo Maria invitata alle nozze di Cana accorgersi che manca il vino e «mossa da misericordia» (LG 58) si avvicina al Figlio e lo prega d'intervenire perché non sia turbata la festa. Ma già prima ella aveva manifestato la sua carità verso la parente Elisabetta incinta in tarda età di Giovanni Battista. Maria muove i passi verso i monti per aiutarla e annunciargli la presenza del Messia.


Andrea del Sarto, Annunciazione Della Scala, 1528 circa, Firenze, Galleria Palatina.

Prima ancora Maria pronuncia il sì all'annuncio della maternità nei riguardi del Figlio di Dio. È l'atto di misericordia fondamentale che la Vergine abbia compiuto, poiché - come canta la celebre apostrofe di san Bernardo - dalla sua risposta dipende la venuta del Salvatore e, quindi, la salvezza per l'umanità: “Dillo, o Vergine, il tuo sì. Il mondo intero l'attende prostrato ai tuoi piedi; e con ragione, perché dalla tua parola dipende la consolazione dei miseri, la redenzione degli schiavi, la liberazione dei condannati, la salvezza infine di tutti i figli di Adamo, di tutta la tua stirpe (…). Apri, Vergine beata, il cuore alla fede, le labbra all’assenso, il grembo al Creatore. Levati su, corri, apri! Levati con la fede, corri con la devozione, apri con il tuo assenso”2. Maria riconosce le gesta del Dio misericordioso particolarmente ai piedi della croce. Si tratta qui dell'esperienza più forte che Ella abbia avuto della misericordia di Dio, intesa biblicamente non soltanto come compassione, bensì come fedeltà di Dio alle promesse insite nell'alleanza. Uno dei passi più belli dell'enciclica Dives in misericordia di Giovanni Paolo II (1980) presenta la Madre di Gesù quale testimone partecipe dell'evento della redenzione, vista come bacio d'amore della misericordia con la giustizia, cioè con il perfetto bene o santità: «Nessuno ha sperimentato, al pari del Crocifisso, nel mistero della croce, lo sconvolgente incontro della trascendente giustizia divina con l'amore: quel «bacio» dato dalla misericordia alla giustizia. Nessuno al pari di lei, Maria, ha accolto con il cuore quel mistero» (n. 9).


Giovanni di Paolo (1403 - 1482), Madonna del Manto, Siena, San Clemente ai Servi, 1431.

La tavola quattrocentesca che Giovanni di Paolo dipinse nel 1431 per la chiesa dei Servi a Siena mostra la Madre di Dio in portamento regale, vestita di una ricca tunica di porpora sulla cui fascia decorativa a forma di croce è dipinto il volto adulto di Cristo e una serie di santi e profeti. Il velo che le incornicia il volto, la corona, i quattro angeli che si affacciano dietro il manto, il fondo oro della tavola fanno pensare che la folla dei fedeli raccolti ai suoi piedi non cerchi rifugio e protezione sulla terra, perché sembra già godere della gioia celeste insieme a due santi dell'Ordine, Filippo e Giuliana. L’intercessione della Vergine, evidenziata dall’ardita introduzione della veste sacerdotale, istoriata con figure di profeti, è allargata, mediante i gesti oranti dei due santi dei Servi inginocchiati ai suoi piedi, a protezione dell’intera famiglia dell’Ordine.


Lippo Memmi, Madonna dei raccomandati, 1350, cappella del Corporale, Orvieto.

Vi è un altro aspetto della misericordia divina che Maria contribuisce a rivelare. Qui entriamo in una realtà profonda, che svela fino a che punto giunge la sapienza di Dio nel suo slancio d'amore verso gli uomini. Tenendo conto dell'amore materno che non subisce rifiuti, neppure dalle persone più apatiche, Dio ricorre a tale amore per rivelare e comunicare la salvezza. L’enciclica Dives in misericordia invita a penetrare in «uno dei grandi e vivificanti misteri del cristianesimo tanto strettamente connesso con il mistero dell'incarnazione». Si tratta della rivelazione dell'amore misericordioso che si curva, in modo materno, su tutte le miserie fisiche morali, mediante Maria: In lei e per mezzo di lei, l'amore misericordioso non cessa di rivelarsi nella storia della Chiesa e dell'umanità. Rientra nel sapiente disegno di Dio veicolare la salvezza per mezzo di una madre. Lo ha fatto quando volle che il suo Figlio nascesse da donna (cf Gal 4, 4) e 2 San Bernardo, In lode della Vergine Madre, omelia quarta, n. 8, in Gli scritti mariani, Roma 1980, p. 127. che Maria fosse coinvolta personalmente nei misteri salvifici di Cristo. Egli continuerà sempre in questa linea, poiché sul Calvario l’ha costituita Madre universale (Gv 19, 25-27) e questa «maternità di Maria nell'economia della grazia perdura... fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti» (LG 62). Perché i santuari mariani (in Italia se ne contano circa 1.500) attirano tanti pellegrini? Perché - possiamo rispondere - Maria è una Madre misericordiosa, che attrae irresistibilmente. Mentre ella incarna i valori più nobili e un ideale altissimo, incoraggia il ritorno dei lontani con la soavità del suo amore. Nella Salve Regina, infatti, la invochiamo «vita, dolcezza e speranza nostra».


Piero della Francesca, Madonna della Misericordia, polittico, Pinacoteca Comunale di Sansepolcro, 1460.

Piero della Francesca nel Polittico della Misericordia alla pinacoteca di Sansepolcro, ritrae la Vergine come turris eburnea, che sta saldamente ancorata alla terra della sua umiltà. Maria indossa abiti dai tessuti modesti, eppure è incoronata regina; possiede, infatti, la regalità della santità per la quale servire è regnare, proteggere è intercedere. La corona che porta ha, del resto, lo stesso diametro dell’aureola. Piero la presenta anche come Vergine e Madre: il cordone monacale che le cinge la veste è simbolo di verginità, mentre il ventre appena rigonfio denuncia la sua maternità. Influenzato dalla prospettiva geometrica brunelleschiana e la plasticità di Masaccio, unisce la luce altissima che schiarisce le ombre e impregna i colori di Beato Angelico e Domenico Veneziano. Così Maria apre generosa il manto per accogliere il popolo rappresentato da persone di ogni età e di ogni ceto sociale. Un popolo in preghiera che si rifugia dentro l’abside di una cattedrale (fig. 10) . La misericordia divina ha una valenza femminile fatta di tenerezza, gratuità, generosità. Se Cristo è la rivelazione suprema del volto misericordioso del Padre, Maria ne evidenzia il lato femminile, il volto «materno» di Dio3.


Bartolo di Fredi, Madonna della Misericordia o del Parto, Pienza, Museo diocesano 1364.

Nella Madonna del Parto o Madonna della Misericordia di Bartolo di Fredi, si riconoscono nel personaggio a sinistra l’imperatore Carlo IV di Boemia, il papa, i notabili, le nobildonne, le vergini e le fanciulle con nastri tra i capelli. Il dipinto è un esempio di naturalismo giottesco applicato al tema della gravidanza della Vergine. Bartolo sottolinea cautamente la sporgenza del ventre tramite un’alta e arcuata cinta e identifica lo stato di gravidanza con la tradizionale immagine della Madonna della Misericordia, simbolo della Chiesa che abbraccia i fedeli sotto il suo manto, assistita da due angeli, in una sorta di concepimento spirituale.


Jacobello da Fiore, Trittico della Madonna della Misericordia, Gallerie dell'Accademia, Venezia, 1415.

Nei tipi della Mater Misericordiae diffusi a partire dalla fine del Duecento è ricorrente il «manto»: il manto che copre le città, il manto che copre una comunità, una confraternita, una famiglia, simbolo insieme di protezione affettiva e giuridica. Il significato del mantello che si stende sull'altro è antichissimo e sembra conosciuto in ogni religione e società primitiva. Nell'Antico Testamento le testimonianze sono continue. Nel libro di Rut, Booz domanda alla moabita: «"Chi sei?". Rispose: "Sono Rut, tua serva; stendi il lembo del tuo mantello sulla tua serva, perché tu hai il diritto di riscatto"» (Rut 3,9). Jhwh in Ezechiele dice: «Passai vicino a te e ti vidi.., io stesi il lembo del mio mantello su di te.., giurai alleanza con te e divenisti mia» (Ez 16,89). Ma il gesto del manto è ancora presente nel costume ebraico del fidanzamento, dove il giovane ricopre con un velo, in segno di protezione e di possesso, la fanciulla che sposerà. A Bisanzio e presso l'antica Roma l'adozione avveniva quando colui che voleva adottare qualcuno stendeva il suo mantello sull'adottato. Presso i popoli germanici si legittimava la prole avuta prima del matrimonio, ricoprendo, nella cerimonia nuziale, i figli illegittimi con il velo della nuova sposa. Sempre nel periodo feudale gli accusati e i perseguitati dal signore del luogo potevano trovare rifugio e difesa sotto il mantello del vescovo. E Francesco d'Assisi si libera della potestà paterna spogliandosi, restituendo tutti i vestiti a Bernardone e rifugiandosi sotto la clamide vescovile4. Nel 1265 un notaio fiorentino, nell'atto di cessione di un terreno della Curia vescovile al convento di santa Maria di Cafaggio o dei Servi, scrive e precisa che, come segno di affidamento o cessione, il vescovo ricoprì con il suo manto il Servo di Maria inginocchiato ai suoi piedi. Anche che il romano Pontefice, subito dopo l'elezione, riceveva l'immantatio, come segno di potestà in atto, essendo l'uso dell'incoronazione iniziato dopo Bonifacio VIII. Nella Divina Commedia Niccolò III (+ 1281) dice a Dante: «Sappi che i' fu' vestito del gran manto»5; e Adriano V (+ 1276): «Un mese e poco più prova' io come pesa il gran manto a chi dal fango guarda»6.


Domenico Ghirlandaio Mater misericordiae, Firenze Ognissanti, cappella Vespucci, 1472.

La Madonna della Misericordia, dipinta da Domenico Ghirlandaio, nella Cappella Vespucci della chiesa di Ognissanti a Firenze raccoglie sotto il suo largo mantello, sorretto da due angeli, la famiglia Vespucci: il giovane Amerigo e l’arcivescovo Giovanni Diotisalvi, che veste un sontuoso mantello. La Vergine è ritratta frontalmente, con le braccia distese ed il corpo lievemente chinato, con una fascia che la indica come incinta. I suoi piedi poggiano su un gradino bianco su cui si trova l’iscrizione: “Misericordia Domini Plena est terra”. Mentre la sua figura assume aspetti sempre più realistici e vivi, tanto diventare quasi familiare ai fedeli, essa finisce per apparire quale creatura che insieme ai più nobili moti dello spirito vive i più dolci sentimenti umani. Nella Madre di Gesù gli uomini riconoscono la Madre comune cui affidare le famiglie, le comunità, le confraternite, la città.


Bartolomeo Caporali, Madonna della Misericordia, 1482 Montone (Perugia), Museo Civico di San Francesco

Tipico gonfalone contro la peste, realizzato per invocare il soccorso divino, mostra la Vergine della Misericordia che protegge i fedeli con il proprio mantello dalle frecce - guerra, peste e carestia - sciagure scagliate da Cristo giudice per punire i peccati. Due angeli inginocchiati su nuvole azzurrine per fermarlo gli indicano la Mater Misericordiae, attorno alla quale si stringono i santi dell’empireo cittadino: Sebastiano, Francesco e Biagio, rappresentati a sinistra, e Nicola e Bernardino, rappresentati a destra. Compare poi il Battista, in veste di protettore del Comune di Montone, san Gregorio, cui è dedicata la pieve, e Antonio di Padova, il santo taumaturgo dei Francescani. Entro il vasto semicerchio del manto della Vergine è il popolo dei fedeli in preghiera, a sinistra uomini e bambini, a destra donne e fanciulle. La figura della morte, con la falce scura, si allontana guardando indietro. “Placat iram Christi mediatrix nostra Virgo Maria...7 Per justitiam minabatur nobis Deus, per misericordiam succurrit nobis Virgo Maria8. I commenti apposti alle miniature dello Speculum Humanae Salvationis, trattato didattico composto agli esordi del Trecento allo scopo di offrire al fedele un valido viatico morale e spirituale per ottenere la redenzione, illustrano il potere tutelare della Vergine: mentre il Signore minaccia di infliggere al genere umano la punizione celeste per i peccati commessi, la Madre di Dio Protettrice soccorre l’umanità accogliendola nel suo grembo materno. Il terrore generato dalla propagazione delle epidemie di peste favorisce l’attribuzione alla Vergine dal Mantello di una funzione protettiva contro il contagio ed il pericolo della “mala morte”, la morte improvvisa, senza la remissione dei peccati. Dalla prima metà del Trecento, quando compaiono le prime attestazioni artistiche del motivo, le compagnie di laici, i Disciplinati, detti anche Battuti per la pratica dell’autoflagellazione in segno di penitenza9, eleggono la Madre di Misericordia emblema spirituale e figurativo della tutela celeste sui confratelli e la rappresentano nei gonfaloni e nelle ancone devozionali. L’immagine richiama al gruppo la vocazione al servizio reciproco nella carità.


Barnaba da Modena (1346-1383) Madonna della Misericordia, Genova, chiesa dei Servi, 1363.

A Genova nella chiesa dei Servi di Maria, Barnaba da Modena dipinge nel 1363 una Madonna della Misericordia, per l’omonima confraternita che aveva sede presso la chiesa dei frati. L’alta figura di Maria con il manto disteso è volta a difendere dall'ira del cielo - le frecce scagliate dagli angeli - la comunità cittadina composta da uomini e donne di diverso ceto, guidata da un vescovo domenicano e da un frate dei Servi10. Il mantello di Maria diventa una frontiera, ma è anche un'abside che raccoglie in preghiera. Soprattutto appare come uno scudo: le lance, i dardi, i giavellotti scagliati dall'alto si piegano prima di colpirlo e quando lo raggiungono, rimbalzano o si spezzano. C' è come "un'ira che sovrasta" secondo l'espressione del Battista (cf Mt 3,7), sono ben vive ancora le ossessioni della grande peste nera. Barnaba da Modena caratterizza il dipinto con minuzie descrittive, composizioni affollate, sontuosità e uso abbondante dell’oro che accompagna contorni di ondulata eleganza gotica. La credenza degli Angeli che dall'alto colpiscono senza lacuna pietà, secondo una comune mentalità medioevale, fa di essi lo strumento della divina giustizia irata; ritroviamo tale idea anche nelle credenze popolari legate alla peste di Roma del 590, descritte da Jacopo da Varazze nella Legenda aurea.


Mater Misericordiae, Venezia, Scuola dei Calegheri in Campo San Donà a san Polo, sec. XV.

L’intercessione della Vergine, novella Ester che si presenta al re in vesti sontuose, ornata di magnificenza, viene prolungata da quella dei suoi servi in una maestosa Mater misericordiae del secolo XV, proveniente dalla demolita chiesa dei Servi e oggi posta sulla facciata della Scuola dei Calegheri, - i calzolai della città -, sul lato ovest di Campo San Tomà, in San Polo a Venezia. La Vergine visibilmente gravida, stende il suo manto su dieci frati che vogliono intercedere salute e pace sulla città, come i dieci giusti cercati invano da Abramo prima della distruzione di Sodoma. “La richiesta di giustizia che Abramo esprime nella sua intercessione (cf Gn 18), si basa sulla certezza che il Signore è misericordioso. Abramo non chiede a Dio una cosa contraria alla sua essenza, bussa alla porta del cuore di Dio conoscendone la vera volontà. Certo Sodoma è una grande città, cinquanta giusti sembrano poca cosa, ma la giustizia di Dio e il suo perdono non sono forse la manifestazione della forza del bene, anche se sembra più piccolo e più debole del male? La distruzione di Sodoma doveva fermare il male presente nella città, ma Abramo sa che Dio ha altri modi e altri mezzi per mettere argini alla diffusione del male. È il perdono che interrompe la spirale del peccato, e Abramo, nel suo dialogo con Dio, si appella esattamente a questo. E quando il Signore accetta di perdonare la città se vi troverà i cinquanta giusti, la sua preghiera di intercessione comincia a scendere verso gli abissi della misericordia divina. Abramo fa diminuire progressivamente il numero degli innocenti necessari per la salvezza: se non saranno cinquanta, potrebbero bastare quarantacinque, e poi sempre più giù fino a dieci, continuando con la sua supplica, che si fa quasi ardita nell’insistenza: «forse là se ne troveranno quaranta … trenta … venti … dieci» (cf vv. 29.30.31.32). E più piccolo diventa il numero, più grande si svela e si manifesta la misericordia di Dio, che ascolta con pazienza la preghiera, l’accoglie e ripete ad ogni supplica: «perdonerò, … non distruggerò, … non farò»11. Sulla predella che sostiene la Madonna del manto corre la scritta: Exaudi, Mater Misericordiae, preces servorun tuorum12.


Caravaggio, Le Sette opere di Misericordia, Napoli, Pio Monte della Misericordia 1606-1607.

Un’opera speciale che riproduce una speciale Mater misericordiae sorridente al compiersi delle opere di carità cristiana è il dipinto nel quale Caravaggio riassume in un'unica scena, in forma abbreviata e sinottica, le sette opere di misericordia corporale: vestire gli ignudi, accogliere i forestieri, dare da bere agli assetati, curare gli ammalati, dare da mangiare agli affamati, fare visita ai carcerati e seppellire i morti. Caravaggio rappresenta queste opere in una tela bipartita: nella metà inferiore sono rappresentati da sinistra a destra un oste che offre alloggio a un pellegrino, Sansone dissetato per grazia divina, San Martino che divide il suo mantello con un giovane dalla schiena nuda, un uomo che trascina il corpo di un morto (di cui si vedono i soli piedi) e una figlia che allatta l padre carcerato. La scena è affollata e piena di movimento, i personaggi sono realistici, sporchi e malvestiti, come i modelli che Caravaggio sceglieva per i suoi dipinti. Come da un fremente balcone, la Madre di Dio assiste con un sorriso alla scena, appoggiata alle ali di due angeli acrobati. E la camera scura è trovata all'imbrunire in un quadrivio napoletano sotto il volo degli angeli-lazzari che fanno la 'voltatella’ all’altezza dei primi piani, nello sgocciolio delle lenzuola lavate alla peggio e sventolanti a festone sotto la finestra, cui ora si affaccia una 'nostra donna col bambino': belli entrambi, ripresi dalla verità nuda di Forcella o di Pizzofalcone, ridenti e beati nel vedere i poveri misericordiosi con quelli che sono più poveri di loro.


Enguerrand Quarton, La vierge de miséricorde de la famille Cadard (1452) Musée Condé, Chantilly

Il ricorso a Maria ci aiuta a cogliere il significato del perdono del Padre. Il cuore di una madre si commuove particolarmente per tutte le prove che colpiscono i figli. Divenuta ai piedi della croce Madre di tutti i cristiani e di tutti gli uomini nell'ordine della grazia, Maria viene in aiuto a tutti coloro che sono ancora incatenati nei vincoli del peccato. Ha pietà di loro e cerca per loro una via di liberazione. Come il Padre, ella desidera intensamente il ritorno di tutti coloro che si sono allontanati dalla fonte di vita. Spera per loro un perdono che permetta di ritrovare la via della santità, una condotta degna di discepoli. Desidera incoraggiarli sulla via del bene, facendo capire che il passato, anche se appesantito dal peccato, non può paralizzarli, perché è stato integralmente tolto dalla misericordia del Padre. Come madre, ella si rallegra e fa festa per ogni conversione, condividendo con il Padre la felicità di radunare attorno a sé i suoi figli che prima erano smarriti. L’Apocalisse ci mostra “un segno grandioso del cielo”: la Donna che ha il sole per mantello, e una corona di stelle. Invincibile con la grazia di Dio di fronte al nemico primordiale. “Figura e primizia della Chiesa”. Primizia nel dolore della maternità al servizio della Redenzione. Primizia nel destino della gloria. Da lì, nel focolare della Trinità, Maria ci aspetta tutti per vivere e cantare con lei la nostra riconoscenza alla Grazia di Dio. La beatitudine divina e umana della Salvezza. Il suo eterno Magnificat, la misericordia che Dio stende di generazione in generazione su quelli che lo temono (Lc 1,46-55). Tenda umile del Verbo, mossa solo dal vento dello Spirito
Misericorde accompagna i nostri passi verso frontiere di umanità redenta
(D. M. Montagna).

NOTE
1 La vocazione di Matteo è inserita nell’orizzonte della misericordia. Passando dinanzi al banco delle imposte gli occhi di Gesù fissarono quelli di Matteo. Era uno sguardo carico di misericordia che perdonava i peccati di quell’uomo e, vincendo le resistenze degli altri discepoli, scelse lui, il peccatore e pubblicano, per diventare uno dei Dodici. San Beda il Venerabile, commentando questa scena del Vangelo, ha scritto che Gesù guardò Matteo con amore misericordioso e lo scelse: miserando atque eligendo. Mi ha sempre impressionato questa espressione, tanto da farla diventare il mio motto. (MV, n. 8).
2 San Bernardo, In lode della Vergine Madre, omelia quarta, n. 8, in Gli scritti mariani, Roma 1980, p. 127.
3 Giovanni Paolo I, nel suo breve pontificato, ha fatto a tempo a dirci incisivamente, penetrando nel mistero dell'amore infinito di Dio: «Dio è papà: più ancora è madre» (10 settembre 1978). E rivela questa sua realtà intrisa di tenerezza nella persona di Maria, nel suo cuore materno.
4 Cf La Vita prima di Tommaso da Celano.
5 Inferno XIX, v. 69;
6 Purgatorio XIX, vv. 103-104
7 M.R. JAMES, B. BERENSON, Speculum Humanae Salvationis being a Reproduction of an Italian Manuscript of the Fourteenth Century, Oxford, 1926, cap. XXXVII, r. 36.
8 “Deus regnum suum in duas partes divisit. Unam partem sibi retinuit, aliam Mariae commisit. Duas partes regnis caelestis sint justitia et misericordia. Per justitiam minabatur nobis Deus per misericordiam succurrit nobis Maria” (ibidem, cap.
XXXIX, rr. 95-98).
9 Con l’appellativo di Disciplinati o Battuti vengono indicati i predicatori che si ispirano al movimento della “Grande Devozione”, generato nel 1260 dal perugino Raniero Fasani e ispirato ad un ritorno della Chiesa a valori di purezza evangelica: vestiti di una lunga tunica bianca e incappucciati, i nuovi predicatori diedero vita a processioni espiatorie durante le quali si flagellavano, come manifestazione della rievocazione e riconciliazione spirituale con le sofferenze subite dal Redentore sul Calvario. L’ondata penitenziale si diffuse a macchia d’olio, registrando l’apice a Bologna. Sul movimento della “Grande Devozione” e sul suo fondatore: G.G. MEERSSEMAN, “Ordo Fraternitatis”: confraternite e pietà dei laici nel Medioevo, I, Roma, Herder, 1977, pp. 453-462 e 468-472.
10 Barnaba da Modena (noto 1346-1383) Madonna della Misericordia, tempera su tavola, 1363, Genova, chiesa dei Servi. Il dipinto apparteneva alla chiesa dei Servi di Rivo Torbido, e forse fu eseguito per iniziativa dei frati nella peste del 1372. La chiesa di Rivo Torbido è titolata alla Mater Misericordiae, come risulta dagli Statuti della "Consortia de li forestèri" a Genova, approvati il 10 agosto 1393, che recitano: "In nomine Patris et Filij et Spiritus Sancti, Amen, et beatae Mariae semper Virginis Matris Misericordiae ecclesiae Fratrum Servorum", e subito dopo "Capituli de la consortia de li forestèri de la gexia de li Servi de la Beatissima Vergine Maria de Misericordia". La fama miracolosa della Madonna del Soccorso permetteva di riconoscere la chiesa dei Servi come chiesa della «Vergine Maria de Misericordia».
11 Cf vv. 26.28.29.30.31.32. BENEDETTO XVI, L’intercessione di Abramo per Sodoma (Gen 18,16-33), Udienza Generale Piazza San Pietro Mercoledì, 18 maggio 2011.
12 Mater Misericordiae, scultura, Venezia, Scuola dei Calegheri in Campo San Donà a san Polo, sec. XV

 

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