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 Maria sulle monete italiane dal VII al XIX Secolo
StoriaDallo studio di Valerio Giovanni Moneta, Santi e monete. Repertorio dei santi raffigurati sulle monete italiane dal VII al XIX secolo con CD-ROM, Edizioni Università di Lettere Economia Diritto, Milano 2010, pp. 49-54.


 

L’immagine di Maria1 si propone sulle monete in schemi iconografici diversi: è rappresentata da sola come Advocata, come Immacolata Concezione o come Assunta; regge in braccio il Bambino seduta in trono o stante; riproduce icone locali; è ritratta in episodi evangelici; Maria e il Bambino sono affiancati da altri santi.
Nelle raffigurazioni di Maria da sola le distinzioni tra Advocata, Immacolata Concezione e Assunta sono poco distinguibili in alcune immagini, dato che si sovrappongono attributi o atteggiamenti delle tre iconografie alludenti a dogmi mariani diversi che indicano Maria quale madre di Dio, regina degli angeli e del Cielo, veicolo privilegiato della misericordia di Dio. In tali casi le legende aiutano nell’identificazione dell’immagine.

1.1. Maria Advocata

La Vergine Advocata era mediatrice privilegiata tra gli uomini e la corte celeste secondo una percezione che a partire dagli insegnamenti di Bernardo da Chiaravalle andò sempre più affermandosi nel mondo occidentale
2. Essa è rappresentata sulle monete italiane con iconografie diverse: a) a mezza figura orante, b) a busto o c) genuflessa. Il rimando concettuale a Maria quale Advocata è reso esplicito anche dalle legende, che ne invocano la protezione.
            a) La mezza figura è la raffigurazione più antica di Maria su moneta, influenzata dai tipi religiosi di follari bizantini circolanti nell’Italia meridionale
3. Ha le braccia levate in orazione e piante mistiche4 ai lati, o le braccia distese e l’indicazione M(»th)R Q(eo)U ai lati5 su due follari battuti a nome di Roberto il Guiscardo (1077-1085) a Salerno, dove l’antica cattedrale era stata intitolata a Santa Maria degli Angeli6. La mezza figura orante fu adottata anche su un follaro di re Ruggero II (1150-1151) a Messina7 e sul denaro scodellato del patriarca Bertoldo (prima metà del XIII secolo) ad Aquileia. Sui guilii battuti nel 1536 a Siena, Maria orante tra le nubi con il mantello aperto sulla città, vista da Porta Camollia8, allude alla vittoria di Porta Camollia sulle truppe pontificie (1526)9. È possibile che le autorità senesi scegliessero questo soggetto per celebrare il decimo anniversario della vittoria e ricollegarlo idealmente all’evento di Montaperti10, in occasione del quale furono coniate le prime monete senesi con riferimento solo epigrafico a Maria11. La panoramica sulla città è omessa sui mezzi giulii. Il tipo dei giulii senesi fu adottato sui testoni e sui giulii12 emessi forse a Firenze dal granduca Cosimo I de’ Medici (1557-1569): i nomi di entrambe le città apparivano infatti nella legenda disposta attorno al busto di Cosimo, che dopo anni di guerra aveva ottenuto la resa e l’infeudamento di Siena da parte del re Filippo II (1557). È probabile che queste monete seguissero di poco tempo il riconoscimento del dominio mediceo, ma non è chiaro se la loro coniazione fosse avvenuta a Firenze o nella stessa Siena. È possibile che il duca volesse dimostrare le sue buone intenzioni verso la città conquistata13, adottandone il tipo e dimostrando di non avere preferenze verso Firenze. Sui mezzi testoni di re Ludovico XII (1499-1512) a Savona14 Maria orante è mostrata sopra una mezza luna falcata. A Casale Monferrato compare al di sopra di una nube con la mano destra al petto sui 4 reali emessi nel 1612 dal duca Francesco IV Gonzaga. A Mantova è raffigurata con il capo radiato e la mano destra alzata su un testone ancora dello stesso duca Francesco IV. A Pisa è rappresentata di profilo a destra con velo sui grossi dei granduchi Cosimo III de’ Medici (1670-1723), Gian Gastone de’ Medici (1723-1737) e Francesco I di Lorena (1737-1765)15.
            b) Il busto di Maria si riscontra su monete di diverse zecche in forme diverse: di profilo a destra sui testoni e sui mezzi testoni del governatore Guido Fregoso (1512-1513) a Savona; di prospetto o di profilo a destra, nimbato e velato sui mezzi grossi di Clemente VIII (1592-1605) a Roma; di profilo a sinistra sui nominali da 5 baiocchi, emessi in diverse zecche dello Stato pontificio da Pio VI (1775-1799)
16, e sui pezzi da 3 baiocchi coniati dalla Prima Repubblica Romana durante l’occupazione austriaca o a Viterbo o a Ronciglione17.
            c) A Pisa Maria compare genuflessa sulle nubi mentre con le braccia aperte prega sulla città, di cui è rappresentato il famoso Campo dei Miracoli, sul ducato d’argento del granduca Ferdinando I de’ Medici (1588-1608). Il tipo, senza il particolare della veduta, fu ripreso sulle 2 doppie, sulle doppie e sulle mezze doppie d’oro dei granduchi Ferdinando II (1621-1670) e Cosimo III de’ Medici (1670-1723).

1.2. L’Immacolata Concezione

La questione dell’Immacolata Concezione fu dibattuta a lungo nella Chiesa occidentale sino alla proclamazione del suo dogma nel 1854 da parte di papa Pio IX, affermando che Maria fu concepita dal pensiero di Dio prima di tutti i tempi
18. Durante il confronto con il protestantesimo la Chiesa cattolica sostenne la diffusione del culto mariano e si prodigò a difendere l’immagine dell’Immacolata, messa in dubbio dai protestanti perché in contrasto con il dogma del sacrificio universale di Cristo sulla croce19. È dunque sintomatico che il tipo dell’Immacolata si riscontri sulle monete a partire dalla metà del XVI secolo. Sulle monete l’Immacolata si presenta in due diversi tipi: quello in cui l’immagine di Maria poggia su una mezza luna falcata20, simbolo della incontaminata purezza della Vergine ispirato da un passo dell’Apocalisse21; quello in cui Maria ha il nimbo di stelle o è circondata da stelle, rinviando al medesimo passo neotestamentario. Il primo tipo compare a Fano sui baiocchi di Sisto V (1585-1590), testimonianza della particolare devozione dimostrata dal pontefice verso Maria22, e poi su quelli della Sede Vacante del 1590, dei papi Urbano VII (1590) e Gregorio XIV (1590-1591)23, e su due monete di Clemente VIII (1592-1605). Ricorre sui 10 soldi di Vespasiano Gonzaga (1550-1591)24, sui ducati dei duchi Luigi Carafa e Isabella Gonzaga (1591-1637) e Nicolò Ramirez (1644-1684) a Sabbioneta25. Il tipo fu imitato dal marchese Rodolfo Gonzaga (1586-1593) nella zecca di Castiglione delle Siviere e dagli Ippolito a Gazoldo (1591-1596)26. Una varietà particolare è quella della Madonna inginocchiata in preghiera su falce di luna presente su quadruple dei papi Urbano VIII (1623-1644) e Clemente IX (1667-1669) a Roma27: che sia l’immagine dell’Immacolata è chiarificato non solo dall’attributo, ma anche dalla legenda candor lvcis aeternae che circonda l’immagine. Il secondo tipo con nimbo di stelle è di profilo sulla madonnina e su altre monete 28 genovesi emesse tra il 1744 e il 175129, mentre è di tre quarti a sinistra sui 2 soldi della Repubblica Genovese del 1814. Inserita in una mandorla, ricalcando il Cristo del ducato di Venezia30, compare sulla mezza lira del duca Ferdinando Gonzaga (1615-1626) e sul grossetto del duca Carlo I Gonzaga Nevers (1627-1637) a Mantova. A Piombino si riscontra sulle 2 doppie, sulle doppie 31 e sulle crazie del principe Nicolò Ludovisi (1634-1665). A Roma è invece raffigurata in un’ellissi dalla quale escono raggi e fiammelle, con riferimento alle vesti di sole del passo apocalittico, sulle quadruple e su altri nominali32 di Gregorio XV (1621-1623), sulla piastra e su altre monete33 di Urbano VIII (1623-1644), sul testone di Innocenzo X (1644-1655), sullo scudo d’oro di Innocenzo XI (1676-1689) e sul grosso di Benedetto XIV (1740-1758). Sempre a Roma, Maria Immacolata è raffigurata anche con l’aureola di stelle e con il Bambino che trafigge un drago con una lunga croce su una quadrupla e su un testone34 di Clemente XI (1700-1721). Su un ducatone battuto a nome di Nicolò Maria de Guzman duca (1644-1684) a Sabbioneta, Maria si presenta con entrambi gli attributi, aureola di stelle e mezza luna, e regge tra le braccia il Bimbo.

1.3.
L’Assunzione di Maria

L’Assunta35 è rappresentata in due tipi: stante o seduta, ispirati a modelli delle arti maggiori e specialmente della pittura, su monete di Siena36. Maria stante a mani giunte in preghiera è inserita in un nimbo ellittico, da cui spuntano raggi e teste di cherubini, su un mezzo giulio del 154037, con il velo raccolto tra le braccia sui giulii del 1542-154438 e sui testoni, tra raggi dalla forma alternativamente sinuosa e diritta sul mezzo giulio del 154839. L’immagine seduta di prospetto fu adottata per la prima volta sui mezzi giulii del 1540-154140 e sui giulii del 1551.

NOTE
1
Su monete di alcune zecche è presente il solo riferimento in legenda. A Benevento, che aveva eletto Maria a sua protettrice e dove nell’odierna basilica è presente una cripta (VIII-IX secolo) di origine mariana, la legenda sancta maria, scritta per esteso o abbreviata, compare sui denari e sui mezzi denari emessi nel periodo tra Adelchi (853-867) e Atenolfo (900-910) (CNI XVIII, pp. 182-183 nn. 11 e 20, 188 n. 1, 190 n. 1). A Gaeta il nome di Maria affianca quello di S. Erasmo su un follaro di attribuzione incerta, forse del XII secolo (CNI XVIII, p. 245 n. 3; Travaini 1995, p. 337 n. 436). A Orvieto il nome di Maria è inserito nel campo su un denaro del periodo repubblicano (1256-1265) (CNI XIV, p. 186 n. 4). A Fermo, dove sin dal IX secolo era stata dedicata all’Assunta la cattedrale cittadina, la legenda sancta maria nostra è presente su un quattrino e su un piccolo emessi nella fase di governo autonomo del XIV secolo: vd. Catalogo, nn. 313, 314. A Recanati il nome in legenda è disposto intorno alla lettera A sui bolognini anonimi del XV secolo, attribuiti alla Repubblica e a papa Nicola V (1447-1455) (CNI XIII, pp. 484 n. 1, 488 n. 1). A Frinco la legenda santa maria frincorvm è presente sui sesini emessi tra il 1581 e il 1601, e battuti sul tipo di quelli veneziani imitati (CNI II, p. 286 n. 96; Varesi 1996, n. 644). A Masserano le parole dell’annuncio dell’arcangelo Gabriele, ave maria gratia plena, contornano una croce sul mezzo grosso di Ludovico II Fieschi (1528-1532) (Varesi 1996, n. 705).
2 Warner 1980, pp. 326 e 332-336; Réau 1955-1959, II 2, pp. 53-63.
3 L’immagine di Maria su monete bizantine fu rara sino al IX secolo; si affermò in seguito con il crescente fervore devozionale per l’icona mariana che era custodita nel monastero delle Blacherne a Costantinopoli al tempo di Romano III (1028-1034) e divenne il modello per i tipi mariani delle monete bizantine, imitate poi a Salerno da Roberto il Guiscardo e a Messina da Ruggero II: Travaini 1997, p. 235.
4 Questo tipo imita i folles bizantini anonimi della classe K e per ciò è databile al 1081 circa: Travaini 1995, pp. 35, 252-253; MEC 14, p. 85.
5 Sul possibile contesto storico nel quale fu emesso il follaro con S. Maria su un lato e S. Pietro sull’altro vd. infra, V 1.1.
6 Cfr. Capone 1927, pp. 9-13.
7 Sul secondo lato si ha un tipo epigrafico in arabo e forse tali monete furono emesse in occasione del ventesimo anniversario del regno di Ruggero: MEC 14, p. 123; Travaini 1995, pp. 66, 303.
8 Paolozzi Strozzi 1992, p. 135 ha sottolineato la somiglianza tra tipo della moneta e immagine della xilografia presente sul frontespizio de La sconfitta di Montaperti di Lanzillotto Politi (1502).
9 Sull’insurrezione senese contro il governo filoimperiale nell’ambito del conflitto tra l’imperatore Carlo V e il re di Francia Francesco I in Italia cfr. Douglas 1926, pp. 213-216.
10 Toderi 1992b, pp. 348-351.
11 Le prime attestazioni su moneta del legame tra la città e il culto mariano sono epigrafiche: si riconobbe l’alta protezione della Vergine sulla città dopo la vittoria a Montaperti (1260) sui fiorentini, ordinando di battere moneta che nella legenda proponesse accanto ai termini sena vetvs quelli di civitas virginis; la direttiva fu applicata solo nel 1279, quando i consoli deliberarono di battere il grosso da 2 soldi: cfr. Promis 1868b, p. 30.
12 Galeotti 1930, p. 85 n. 40 e p. 91 n. 46; CNI XI, p. 416 n. 6.
13 Sull’iniziale rispetto di Cosimo I per la città e il suo passato al fine di ottenere la collaborazione del più largo numero di senesi cfr. Ascheri 2000, pp. 190-192.
14 Per il culto mariano a Savona e per altri tipi di Maria su moneta savonese vd. infra, II 2.1.
15 CNI XI, pp. 340 n. 2 (Gian Gastone), 342 n. 1 (Francesco I).
16 Queste monete furono denominate Madonnine in ragione del tipo (Dictionnaire 2001, p. 354) e furono battute in molte zecche: Ascoli, Civitavecchia, Fano, Fermo, Foligno, Gubbio (Muntoni 1973, IV, pp. 38 n. 151, 58 n. 303, 59 n. 309, 60 n. 320, 61 n. 326, 64 n. 351), Macerata (CNI
XIII, p. 402 n. 1), Metallica (Muntoni 1973, IV, p. 67 n. 372), Montalto, Pergola (CNI XIII, pp. 420 n. 1, 423 n. 6), Perugia, San Severino Marche, Spoleto, Terni, Tivoli e Viterbo (Muntoni 1973, IV, pp. 69 n. 388, 70 n. 401, 27 n. 417, 73 n. 422, 73 n. 423, 73 n. 424).
17 L’attribuzione della zecca è incerta, come dubbia per Muntoni 1973, IV, p. 227 n. 1 nota 1 è la qualifica di moneta per questi pezzi in rame. Le Madonnine di Ronciglione secondo Martinori 1915, p. 260 sarebbero state battute dalla Sede Vacante del 1799 in memoria dell’incendio della città che si era opposta all’avanzata delle soldatesche francesi verso Roma.
18 Moroni 1840-1861, XV, pp. 140-146.
19 Cfr. Mâle 1984, pp. 45-52.
20 Quest’iconografia si sviluppò nell’arte barocca italiana e spagnola: Réau 1955-1959, II. 2, p. 82.
21 Apocalisse 12, 1: «Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle».
22 Sisto V dedicò chiese e commissionò tele a Maria: Barroero 1994, p. 243. Altri baiocchi di Sisto V con il tipo della Madonna di Loreto testimoniano l’inclinazione devozionale del papa: vd. infra, II 3.2.
23 Muntoni 1973, II, pp. 100 n. 10 (Sede Vacante del 1590), 102 n. 4 (Urbano VII), 104 n. 11 (Gregorio XIV).
24 Secondo Traina 2006, p. 28 la moneta fu battuta per l’erezione della chiesa dedicata all’Assunta.
25 Rossi 2001a, n. 546; CNI
IV, p. 552 n. 1; Varesi 1995, n. 951. Il ducato imita il tallero di Ferdinando III d’Austria, re d’Ungheria: Gamberini di Scarfea 1959, p. 228 n. 679.
26 Sull’imitazione dei baiocchi di Sisto V cfr. Margini - Castagna 1990, p. 340; Agostini 1895, p. 8.
27 Muntoni 1973, II, pp. 171 n. 1, 179 n. 71 (Urbano VIII, anche testone), 238 n. 1 (Clemente IX).
28 Lunardi 1975, nn. 334-336 (mezza, terzo e doppia madonnina).
29 Sul culto mariano e sulle monete di Maria con il Bambino a Genova vd.
infra, II 2.1.
30 Gamberini di Scarfea 1956, p. 146 n. 365.
31 CNI XI, p. 272 n. 9. Promis 1867, p. 45 rileva una stringente analogia tra i tipi delle doppie d’oro di Gregorio XV e di Nicolò, e ipotizza che Giovanni Antonio Moro, incisore del papa, avesse realizzato il conio delle monete del Ludovisi per analogia con quello romano.
32 Muntoni 1973, II, pp. 160 n. 4, 161 nn. 7, 12 e 17, 162 nn. 17, 19 e 21, 163 n. 27 (doppie, scudi d’oro, testoni, giulii, grossi, mezzi grossi e quattrini).
33 Muntoni 1973, II, pp. 171 n. 1 (quadrupla), 173 n. 18 (scudo), 179 n. 71 (testone), 185 n. 115 (giulio), 188 n. 189 (grosso), 194 n. 189 (quattrino).
34 Muntoni 1973, III, p. 84 n. 61.
35 Nell’arte il tema dell’Assunzione di Maria, ripreso dalla tradizione apocrifa secondo cui gli apostoli sarebbero stati trasportati al talamo della Vergine morente e l’avrebbero vista salire in cielo, fu iconograficamente tradotto nell’immagine di Maria tra le nubi circondata da angeli: Réau 1955-1959, II, pp. 616-617.
36 Paolozzi Strozzi - Toderi - Vanell Toderi 1992, pp. 142-167. Sul primo tipo mariano delle monete senesi e il suo significato vd. supra, II 1.1.
37 Toderi 1992b, p. 354.
38 Toderi 1992b, p. 357.
39 Toderi 1992b, p. 368.
40 Toderi 1992b, p. 356.

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