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 Sia fatta la tua volontà (Mc 6,10)
Bibbia

Dal libro di Aristide Serra, Pregare il "Padre Nostro" con Maria, San Paolo, Cinisello Balsamo 2013, pp. 65-79.




"Sia fatta la tua volontà"

«Fare la volontà di Dio»: ecco l'impegno fondamentale che scaturisce dall'Alleanza del Signore col popolo d'Israele. Ripensiamo il giorno in cui l'Alleanza fu sancita ai piedi del monte Sinai. Anzitutto vi è l'iniziativa di Dio. Sulla vetta della montagna, ove l'aveva chiamato, il Signore dice a Mosè: «Questo dirai alla casa di Giacobbe e annuncerai agli Israeliti: "Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all'Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatto venire fino a me. Ora, se vorrete ascoltare la mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me la proprietà fra tutti i popoli, perché mia è tutta la terra! Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa. Queste parole dirai agli Israeliti"» (Es 19,3-6). Mosè spiegò al popolo il contenuto integrale della proposta divina (Es 19,7). Dio, infatti, vuole un popolo libero e consapevole delle proprie responsabilità. L'Alleanza è dialogica e coinvolge tutte le risorse della persona: «Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze» (Dt 65). Incisivo il commento di Benedetto XVI: «Dio non vuole la nostra resa; fa piuttosto appello al nostro cuore e alla nostra libera decisione di accettare il suo amore»1. Al termine della catechesi esaustiva impartita da Mosè, «...tutto il popolo rispose insieme e disse: " Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo"» (Es 19,8a). E Mosè tornò dal Signore a riferire la promessa del popolo (Es 19,8b). Il Signore stesso rivelò a Mosè il proprio compiacimento per quella pronta dichiarazione di fedeltà: «Ho udito le parole che questo popolo ti ha rivolto; quanto hanno detto va bene. Oh, se avessero sempre un tal cuore, da temermi e da osservare tutti i miei comandi, per essere felici loro e i loro figli per sempre..» (Dt 5,28b-29). Dunque: parole decisive per la sorte d'Israele! Quella risposta era come il "sì" del popolo alla proposta 'nuziale" del Signore. Da quei momento sono conclusi gli sponsali dell'Alleanza. Israele diviene "sposa" di Dio: «Io stesi il lembo del mio mantello su di te ... giurai alleanza con te, dice il Signore, e divenisti mia» (Ei 16,8). A seguito di quella corale dichiarazione di fede, il Signore diede a Israele la sua Legge, la Torah (Es 19,9 - 24,8). Era - quello - il Dono che sigillava l'Alleanza. Era - quel codice venerando - la guida sicura per camminare sui sentieri della volontà di Dio. Questo avvenne «il terzo giorno» della teofania sinaitica (Es 19,16.16). L'educazione d'Israele sarà costantemente informata alla fedeltà verso la Legge del Signore. In ogni tempo risuona, nel cuore della Sposa, I'eco della promessa giurata in faccia al Monte Santo della Prima Alleanza: «Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo»! Prega il salmista, con struggente anelito:
«Sul rotolo del libro di me è scritto,
che io faccia il tuo volere.
Mio Dio, questo io desidero,
la tua legge e nel profondo del mio cuore
» (Sal 40-9).
E confida con l'intimo l'ardore che gli deriva dall'esperienza vissuta:
«Nella tua volontà è la mia gioIA:
mai dimenticherò la tua parola...
Angoscia e affanno mi hanno colto,
ma i tuoi comandi sono la mia gioia...
La tua legge è tutta la mia gioia
»» (Sal 119,16.77.92.143.174).
Gesù, come vero figlio d'Israele, respira questo clima di spiritualità. Entrando nel nostro mondo egli dice: «Ecco io vengo ... per fare, o Dio, la tua volontà» (Eb 10,5.7.9). Net corso del suo ministero, il profeta di Nazaret rivela la passione che anima ogni suo gesto: «Mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato e compiere la sua opera ... Io faccio sempre le cose che gli sono gradite» (Gv 4,34; 8,29). Perciò nella preghiera da lui insegnata - ed è la preghiera della Nuova Alleanza! - invita i discepoli a rivolgere at Padre questa implorazione: «Sia fatta la tua volontà» (Mt 6,10). Al seguito del Maestro, insegna l'apostolo Paolo, il discepolo dovrà «....discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto» (Rm 12,2). La fede, allora, è pervasa da una tensione insonne: «Cercate ciò che è gradito al Signore ... Ci sforziamo ... di essere a lui graditi» (Ef 5,10; 2Cor 5,9).
Maria, la santa madre del Signore, appare permeata da questa attitudine profonda di fede soprattutto in due circostanze: a Nazaret, il giorno dell'annunciazione, e a Cana, «il terzo giorno» del primo segno operato da Gesù. Sia l'uno che l'altro di questi due momenti, mostrano sensibili connessioni con l'evento del Sinai, in ciò che riguarda l'accoglienza delta volontà di Dio.


1. Maria all'Annunciazione: «Avvenga di me secondo la tua parola» (Lc 1,38)

Non pochi esegeti osservano che per l'interpretazione di Luca 1,26-38 non basta invocare i modelli biblici degli annunci sia di una nascita2, sia di una missione3. Non v'è dubbio che la pericope lucana dell'annunciazione abbia marcate analogie con questo genere di brani. Eppure l'msieme di Luca 1,26-38 costituisce qualcosa di proprio. Per esempio, negli annunci suddetti la risposta dei rispettivi destinatari o non è menzionata, oppure non ha gran rilievo. Al contrario, la risposta di Maria (v. 38a) è una chiave di volta nella struttura delta scena4. Pertanto alcuni qualificano Luca 1,26-38 come il racconto della "vocazione" alla quale Dio chiama Maria di Nazaret5. Quest'ultima definizione mi sembra esatta, però alquanto incompleta. Dovremmo infatti chiederci: a "quale" compito è chiamata la Vergine? A mio giudizio, il genere letterario dell'Alleanza sarebbe quello sotteso all'intera pericope lucana dell'annunciazione. All'interno di questo schema sono certo confluiti segmenti di altri generi, tipo quelli ricordati poc'anzi. Raramente, infatti, un genere letterario è allo stato puro. Tuttavia l"Alleanza" mi sembra essere la categoria che meglio ingloba Luca 1,26-38 nella sua totalità. La vocazione di Maria inerisce profondamente alla Nuova Alleanza che Dio vuole sancire col suo popolo; lei è la donna chiamata a servire questo disegno col divenire madre del Figlio di Dio, nel quale sarà concluso il Patio Nuovo.
A sostegno di questa proposta6, potremmo elencare diversi motivi di "alleanza" presenti nel brano in questione. Ne porterò alcuni, condensati nella tesi seguente: l'annuncio a Maria (Lc 1,26-38), considerato quale momento sorgivo della Nuova Alleanza, ha consonanze sorprendenti con la ratifica dell'Antica (o Prima) Alleanza, avvenuta alle pendici del monte Sinai (Es 19,3-8). Vediamo i due versanti della tesi qui enunciata.

a. Israele al Sinai
L'Alleanza conclusa al Sinai ebbe tre attori: Dio, Mosè, il popolo. Più chiaramente: Dio, mediante Mosè suo portavoce, manifesta a Israele la sua volontà di stringere un rapporto specialissimo con lui (Es 19,3-6); e il popolo, mediante Mosè, dà la sua risposta a Dio. Il momento, quanto mai solenne, è descritto nel brano di Esodo 19,3-8 che abbiamo presentato poco sopra. Mano a mano che la storia della Salvezza si snodava lungo le varie tappe dell'Antico Testamento, l'Alleanza come tale o qualcuno degli impegni maggiori che ne derivano veniva rinnovata. Il rituale di queste celebrazioni ripeteva lo schema di quanto avvenne al monte Sinai. Se al Sinai vi era Mosè che parlava a nome di Dio, adesso entra nuovamente in scena un mediatore, che si rivolge all'assemblea in nome del Signore. Questo mediatore può essere un re: Giosia (2Re 23,1-3), Asa (2Cr 15,9-15); un capo del popolo: Giosuè (Gs 1,1-18; 24,1-28), Neemia (Ne 5,1-13), Simone Maccabeo (1Mac 13,1-9); oppure un sacerdote: Esdra (Esd 10,10-12; Ne 9-10). A somiglianza di quanto fece Mosè at Sinai, la funzione del mediatore rimane quella di ricordare e chiarire la volontà di Dio fondata sull'Alleanza. Occorreva destare in ogni momento una coscienza più vivida degli impegni assunti come popolo di Dio. Perciò questi formulari si arricchiscono a volte di uno scambio di battute vivaci tra il mediatore e l'assemblea, o viceversa. É quello che vediamo nel caso di Giosuè (Gs 24,1-28), Esdra (Esd 10,1017), Neemia (Ne 5,8-13)... Al Sinai il popolo manifesto il proprio consenso, dicendo: «Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo» (Es 19,8; 24,3.7). Nelle scene di rinnovamento dell'Alleanza, il popolo ribadisce la propria fedeltà al Signore con formule identiche nella sostanza: «Noi serviremo il nostro Dio e obbediremo alla sua voce» (Gs 24,2 1.24). Oppure: «Faremo come tu dici [Faremo secondo la tua parola]» (Esd 10,12; Ne 5,12; 1Mac 13,9). Nei tempi ormai prossimi al Nuovo Testamento, «il giorno dell'assemblea»» del Sinai (Dt 4,10) era divenuto il paradigma ideate per la comunità d'Israele; il Messia atteso, quale nuovo Mosè, avrebbe dovuto presentarla al Signore, rinnovata dall'intimo. Il "fiat" primigenio del Sinai - attestano i profeti - risuonava nella mente e nel cuore di ogni verace israelita, come un ritorno nostalgico ai «giorni della tua giovinezza» (Os 2,17; c. Ez 16,8). Filone vi dedica una pagina memorabile, pervasa da intensa commozione7. Negli ambienti della comunità monastica di Qumràn (fiorente anche at tempo di Gesù) ci si augurava che alla venuta del Messia il popolo rinnovasse la stessa obbedienza espressa dall'antico Israele at Sinai, nei confronti di Mosè8. Il targum (cioè la versione aramaica dell'AT ebraico) precisa che Israele emise il suo atto di fede «con cuore sincero integro perfetto»9, «con un solo cuore»10 (ossia indiviso, votato esclusivamente al Signore), «con un cuore buono»11, «con amore»12; il targum aggiunge poi la menzione della stessa risposta in altri contesti13. E la letteratura rabbinica è costellata di riferimenti variopinti a quell'abbandono di fede, che costituiva il merito irreversibile di Israele14.

b. Dal Sinai a Nazaret
A continuazione di quanto avvenne al Sinai, anche a Nazaret sono in scena tre attori: Dio, l'angelo Gabriele e Maria. Dio, mediante l'angelo suo portavoce (nuovo Mosè), fa conoscere a Maria il progetto dell'Alleanza Nuova, che consiste appunto nell'Incarnazione del suo Figlio (Lc 1,26-37). Così Egli mostra di ricordarsi della «sua santa a11eanza» (Lc 1,72), del giuramento cioè fatto ad Abramo e alla sua discendenza, ai padri del popolo eletto (Lc 1,73.55). Nel dinamismo del dialogo fra Maria e l'angelo rivive lo stile di fede tipico del popolo d'Israele, nel quadro dell'Alleanza. In effetti, vediamo che tre volte parla l'angelo:
«Esulta, o piena di grazia...» (Lc 1,28).
«Non temere, Maria ... » (vv. 30-33).
«Lo Spirito Santo scenderà su di te ... » (vv 35-37).
E a ciascuno dei tre interventi dell'angelo corrisponde il comportamento di Maria, scandito in tre momenti progressivi. Sulle prime, ella «...rimase turbata e si domandava che senso avesse mai un tale saluto» (v. 29). Poi muove un'obiezione: «Come potrà accadere questo? Non conosco uomo» (v. 34). Questa domanda equivale a una richiesta di ulteriore illuminazione per meglio comprendere in che modo ella potrà collaborare al disegno divino. Mentre infatti lei coltiva un'aspirazione alla verginità, l'angelo le annuncia un progetto di maternità. Infine, dopo la rivelazione decisiva dell'angelo circa l'intervento dello Spirito Santo, che rende possibile l'impossibile (vv. 35-37), Maria dà il suo consenso: «Eccomi, sono la serva del Signore. Avvenga ("fiat") di me secondo la tua parola» (v. 38).
Il "fiat" della Vergine è modellato su quello tante volte espresso da Israele, dal popolo, nell'ambito dell'Alleanza. Maria è «Figlia di Sion», è la personificazione di tutto Israele. La fede dinamica di Israele è la fede sapienziale di Maria, propiziata dallo Spirito Santo.


Maria a Cana: «Quanto Egli vi dirà, fatelo» (Gv 2,5)

Ai piedi del monte Sinai, «il terzo giorno»» della maestosa teofania, il popolo d'Israele accolse la Legge del Signore, la Legge dell'Alleanza, esclamando unanime: «Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo» (Es 19,8; cfr. 24,3.7). L'esegesi biblica odierna riconosce l'eco dell'impegno di fede espresso da Israele al Sinai nelle parole di Maria ai servi delle nozze di Cana: «Quanto Egli vi dirà, fatelo» (Gv 2,5). Nell'avviso che la madre di Gesù rivolgeva ai servitori, «il terzo giorno» del segno di Cana, potremmo cogliere due referenze: una relativa a Israele, l'altra alla Chiesa. Ambedue gli aspetti sono stati recepiti da alcuni passi del magistero ordinario di Paolo VI e di Giovanni Paolo II16.

a. Maria e Israele
La consonanza tra Esodo 19,8; 24,3.7 e Giovanni 2,5 mostra che la Santa Vergine vive in profonda comunione con la fede del popolo di cui e figlia. Di questa fede, da lei ereditata, si fa portavoce a Cana, dinanzi al Cristo, nuovo Mosè. In lei confluiscono le istanze migliori della Chiesa di Israele che i profeti salutavano come "donna-popolo di Dio"17. Maria, perciò, oltre a essere «madre di Gesù» (Gv 2,1.3.5.12), è chiamata da Gesù stesso col titolo di «donna» (Gv 2,4). Agli occhi di Gesù, profeta del Padre, Maria è il compendio di "Israele-donna" dell'Alleanza. E la Santa Vergine è tutta relativa al Cristo, suo Figlio. Ella esorta ciascuno di noi, suoi figli e figlie, a fare la volontà del Padre, riflessa nei gesti e nelle parole di Gesù (Gv 4,34; 8,29). E quanto spiega Gesù stesso quando afferma: «La parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato» (Gv 14,24).

b. Maria e la Chiesa
L'esortazione di Maria ai servi di Cana ha un'attinenza diretta anche con la Chiesa, con noi, comunità dei discepoli del Signore risorto. Maria dispone il nostro cuore all'obbedienza della fede in Cristo suo Figlio. Così facendo, ella ci introduce nella sfera dell'intimità con Gesù, il quale dice: «Sarete miei amici, se farete ciò che vi comando» (Gv 15,14). "Fare qualunque cosa dica il Signore" è il requisito che consente di prendere parte alla mensa nuziale dell'Agnello-Cristo, Sposo della Nuova Alleanza (Ap 19,7-9; Gv 3,29), inaugurata «il terzo giorno» della Pasqua (cfr. Gv 14,20). La fragranza di quel «terzo giorno» si espande su ogni altro giorno della nostra peregrinazione, «finché non verrà il giorno del Signore» (cfr. 2Pt 3,10). La pregnanza ecclesiale del consiglio di Maria si rivela anche attraverso l'ultima cristofania Pasquale narrata dal vangelo di Matteo. Infatti Gesù risorto, apparendo agli undici apostoli sul monte della Galilea - vero Sinai della Nuova Alleanza! (cfr. Mt 28,19-20 ed Es 3,12) - disse loro: «Andate, dunque, e ammaestrate tutte le nazioni ... insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28,19-20). Perciò gli apostoli, e quindi tutta la Chiesa, per mandato del Risorto devono annunciare a tutte le genti: «Quanto il Signore Gesù ci ha comandato, osservatelo». Ognuno può rilevare la consonanza sostanziale tra queste parole della Chiesa missionaria e quelle di Maria alle nozze di Cana. Si vede, pertanto, la continuità tra Israele, Maria e la Chiesa. Israele al Sinai promette: «Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo» (Es 19,8; dr. 24,3.7). Maria a Cana esorta: «Quanto Egli vi dirà, fatelo» (Gv 25). La Chiesa che evangelizza proclama: «Quanto il Signore ci ha comandato, osservatelo» (cfr. Mt 28,20). Israele, Maria e la Chiesa si incontrano nel condurre l'umanità ad ascoltare l'unica Parola che salva. Ancora una volta la Madre di Gesù si rivela in cammino col popolo di 'Dio dell'una e dell'altra Alleanza18.


Conclusione

Sul "fiat" di Maria, Paolo VI nell'Esortazione apostolica Marialis cultus (n. 21), dettava il seguente commento attualizzante: «[Maria], anticipando. in sé la stupenda domanda della preghiera del Signore - "Sia fatta la tua volontà" (Mt 6,10) -, rispose al messaggero di Dio: "Ecco la serva del Signore: sia fatto di me secondo La tua parola" (Lc 1,38). E il "sì" di Maria e per tutti i cristiani lezione ed esempio per fare de1l'obbedienza  alla volontà del Padre la via e il mezzo della propria santificazione»19. E anche il suggerimento di Maria ai servi delle nozze di Cana conserva intatta la sua perenne freschezza, per tutti i giorni del nostro pellegrinaggio incontro al Signore. Cia vale, in particolare, per la causa dell'unità cristiana. Gesù ha promesso: «Ascolteranno la mia voce, e diverranno un solo gregge e un solo pastore» (Gv 10,16). La condizione preliminare perché il gregge dei discepoli realizzi la propria unità è dunque l'"ascolto della voce" dell'Unico Pastore-Maestro. La Santa Vergine sollecita ciascuno dei suoi figli e figlie, ad, accogliere, incarnandola, la Parola del Cristo-Signore: «Quanto Egli vi dirà, fatelo» (Gv 25). Allora il Risorto può «radunare i dispersi figli di Dio» nella casa del Padre suo (Gv 11,52; 14,2-6), ossia nel tempio celeste costituito dall'unione del Figlio col Padre (Gv 10,30; Ap 21,22). Così ha compimento la volontà del Padre (cfr. Mt 6,10). Essa è un disegno di Alleanza eterna con l'intera creazione.

NOTE

1 Omelia del 31 dicembre 2008, in occasione dei Primi Vespri delta Solennità di Maria SS. ma Madre di Dio e del "Te Deum" a chiusura dell'Anno civile. Cfr. Insegnamenti di Benedetto XVI 1V/2 (luglio-dicembre 2008), Libreria Editrice Vaticana, 2009, p. 850.
2 Ismaele (Gen 16,7-13), Isacco (Gen 17,1.3.15-22; 18,1-2.10.13-15), Sansone (Gdc 13,2-24), I'Emmanuele (Is 7,14-17; 95-6), Giovanni Battista (Lc 15-25), Gesù (Mt 1,20-21; Lc 1,26-38).
3 Mosè (Es 3-4), Gedeone (Gdc 6,11-24). Molto utile ed esaustiva la rassegna di PRETE BENEDETTO, Il genere letterario di Lc 1,26-38, in Ricerche storico-bibliche 4 (1992), pp. 55-80.
4 Per le rispettive citazioni, rinvio al mio studio Aspetti mariologici della pneumatologia di Lc 1,35a, riedito nella mia miscellanea E c'era la Madre di Gesù... (Gv. 2, 1). Saggi di esegesi biblico-mariana (1978-1988), Edizioni Cens-Marianum, Milano-Roma 1989, pp. 44-92, qui p. 80, nota 76.
5 Ibidem, p. 80, nota 77.
6 L'ho presentata più volte. Ad esempio, in: Contributi dell'antica letteratura giudaica per l'esegesi di Giovanni 2,1-12 e 19,25-27, Edizioni Herder, Roma 1977, pp. 139-173; Maria secondo il Vangelo, Editrice Queriniana, Brescia 1987, pp. 7-17; Maria di Nazaret. Una fede in cammino, Edizioni Paoline, Milano 1993, pp. 9-17. Cfr. PRETE, cit., pp. 64-66.
7 De confusione linguarum, 58-59.
8 Regola della Comunità (IQS), 1,16-17 e V.8 (da confrontare con Es 19,8; 24,3.7). Si veda in particolare il frammento della quarta grotta (4Q), Testimonia, righe 1-8.
9 Tg (= Targum) Es 19,8 (codice Neofiti e targum gerosolimitano secondo [TJ II]); Tg Dt 5,29 (targum gerosolimitano primo o dello pseudo Gionata [TJ I] e codice Neofiti); Tg Ct 6,9.
10 Tg Ct 6,9.
11 Tg Dt 5,29 (variante del codice Neofiti e Tg J II).
12 Tg Ct 2,4. Anche Gesù dirà «Il seme caduto nel terreno fertile sono coloro che hanno ascoltato la parola e la conservano in un cuore onesto e buono» (Lc 8,15).
13 Cioè: Tg Dt 33,2 (TJ I e II, più il Neofiti); Tg Is 49,14-15; Tg Ct 2,4.
14 SERRA, Contributi..., pp. 197-214; «Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo...», in Id., Nato da donna... (Gal 4,4). Ricerche bibliche su Maria di Nazaret (1989-1992), Edizioni Cens-Marianum, Milano-Roma 1992, pp. 87-140.
15 PAOLO VI, Esortazione apostolica Marialis cultus, n. 57. Cfr. Acta Apostoline Sedis 66 (1974), pp. 166-167, n. 57; oppure Enchiridion Vaticanum, 5 (1974-1976), Edizioni Dehoniane, Bologna 1979, pp. 124-125.
16 Giovanni Paolo II ritorna due volte sul paragrafo 57 della Marialis cultus, arricchendolo di qualche nuova riflessione complementare. Si tratta di due brevi meditazioni dettate per la recita domenicale dell"Angelus Domini". La prima è del 17 luglio 1983, la seconda del 23 gennaio 1984. Cfr. Insegnamenti di Giovanni Paolo II, V1/2, 1983 (luglio-dicembre), Libreria Editrice Vaticana, 1983, pp. 84-85; VII/1, 1984 (gennaio-giugno), Libreria Editrice Vaticana, 1984, pp. 188-189. Inoltre, e da tenere presente la "Collezione delle Messe della Beata Vergine Maria", pubblicata il 15 agosto 1986 dalla Congregazione per il Culto Divino, con l'approvazione di Giovanni Paolo II. Nel formulario n. 9, dedicato a "Santa Maria di Cana", al brano evangelico di Giovanni 2,1-11 fa da riscontro la prima lettura presa da Esodo 19,3-8. L'intento di tale scelta e ovviamente quello di collegare le parole di Maria a Cana («Quanto Egli vi dirà, fatelo»; Gv 25) con quelle del popolo d'Israele al monte Sinai («Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo» Es 19,8). Cfr. Lezionario per le Messe della Beata Vergine Maria, Libreria Editrice Vaticana 1987, pp. 35, 37. Per la presentazione e discussione dei testi di Paolo VI e Giovanni Paolo II qui citati, rimando al mio volume Nato da donna..., pp. 127-135.
17 Os 1-3; Is 26,17-18 (dr. 1QH III, 3-12); Get 31,4; Tg Ct (per intero); Tg Sal 45,11-17... Per la città di Gerusalemme cfr: Ez 16,8; 23,2-4; Ger 2,2; Sal 86,5 (Lxx); Ap Bar 10,7; IV Esd 9,38-10,57.
18 SERRA, E c'era la madre di Gesù..., pp. 368-370.
19 Enchiridion Vaticanum, 5 (1974-1976), Edizioni Dehoniane, Bologna 1979, pp. 72-73.

 

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