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 Significati, espressioni e preghiere della devozione all'Addolorata
Devozione

Dal libro di Pasquale Casillo, L'Addolorata è Corredentrice?, Edizioni Segno, Tavagnacco 1991, pp. 44-57.



1. COME SI ESPRIME LA DEVOZIONE ALL'ADDOLORATA

La devozione all'Addolorata si esprime in tre concetti che si richiamano vicendevolmente: conoscere, amare, imitare:
- Conoscere
, cioè approfondire e studiare gli aspetti antropologici, teologici e spirituali di questa devozione, per poi meditarli profondamente in modo da capire sempre meglio le sue sofferenze, nelle cause prossime e remote, nelle conseguenze personali e universali;
- Amare
, ossia non darle mai dispiacere commettendo peccato, dichiararle i propri migliori affetti, pregarla spesso, parlare di Lei, venerare la sua immagine, adoperarsi perché tutti la amino;
- Imitare
, vale a dire adempiere i propri doveri - pregare, soffrire, lavorare, sperare, aiutare ecc. - come li adempiva Lei, come li adempirebbe Lei se vivesse oggi, in modo da ricopiare in qualche misura le Sue virtù, di crescendo in crescendo, in privato e in pubblico. Questo triplice impegno deve durare tutta la vita, perché non La si conosce, si ama e si imita mai abbastanza; perché, per quanto ci sforziamo, facciamo sempre meno di quanto Lei merita e meno di quanto noi abbisogniamo. Dei tre impegni il più importante è l'imitare, e anche il meno facile, ma esso si svolge agevolmente quando si accompagna alla conoscenza e all'amore.
Così intesa, la devozione all'Addolorata si configura con precise caratteristiche:
- É una devozione umana della migliore umanità perché 1'Addolorata è una donna, anzi una mamma e per di più innocente, che patisce;
- É una devozione che si deve dire proclamata da Gesù stesso che, dicendo sul Calvario al prediletto apostolo Giovanni nell'indicare Maria: "Ecco la tua madre" (Gv 19,27), intendeva dire anche questo: "Amala tu! Consolala tu per me! Provvedi tu a lei al posto mio!". Per questo, se essa non è la prima nella graduatoria delle devozioni alla Madonna, è certamente tra le prime, per l'importanza meritata dal dolore, e dal dolore sofferto con spirito soprannaturale;
- É una devozione di riconoscenza perché Lei, essendo Immacolata, non doveva soffrire, ma ha sofferto, volutamente, tanto tanto, per unirsi al Salvatore e, con lui, come lui e sotto di lui, per redimere tutti noi;
- É la devozione dei forti perché non consiste per nulla in un passeggero e sterile sentimentalismo, ma nell'impegno di chi sa l'inevitabilità delle tribolazioni, accetta di essere messo alla prova, impara a proprie spese il segreto di tramutare il male in bene;
- É una devozione che non rattrista perché conforta e fortifica con motivi eminentemente superiori alla logica umana; ma anche ammesso che rattristi qualcuno in qualche circostanza, essa dà una tristezza buona, quella secondo Dio che "produce un pentimento irrevocabile che porta alla salvezza"(2Cor 7,10);
- É la devozione della sorpresa: facendo penetrare sempre più nella conoscenza, nell'amore e nell'imitazione dell'Addolorata, svelerà gradatamente una meraviglia assolutamente impensata dagli indifferenti e inaspettata dagli impazienti, che è questa: il dolore è una felicità non ancora capita;
- É una devozione attuale, come del resto è stato in ogni tempo, perché anche ai nostri giorni ogni persona patisce il dolore mentre vive e deve inesorabilmente domandarsi come comportarsi con esso e qualunque esso sia: fisico o morale, immaginario o reale, segreto o palese, improvviso o previsto, più grave o meno grave, breve o lungo, incalzante a tratti od opprimente in blocco, riconosciuto o incompreso, sanabile o insanabile, benedetto o maledetto;
- É una devozione efficacissima perché immensamente (non occorre dirlo) superiore all'edonismo, all'epicureismo, allo stoicismo, al fatalismo, al pessimismo, al sadismo, al cinismo e ad altri sistemi di vita, i quali non hanno mai risolto il problema del dolore e non hanno mai radicalmente consolato nessuno.


2. I SANTI DEVOTI DELL'ADDOLORATA

Tutti i Santi hanno avuto, immancabilmente, devozione all'Addolorata, alcuni in modo particolare. Di questi ricordiamo i più significativi:
- San Bonaventura (1274) scrisse: "O Signora mia, dov'eri? Forse vicino alla croce? Ma no, piuttosto sulla croce, con il Figlio, giacché vi eri crocifissa con Lui. O cosa mirabile! Tutto Gesù crocifisso è nel tuo cuore";
- San Camillo de Lellis (1614), sacerdote, volle sul letto di morte il quadro con la Madonna ai piedi della Croce;
- San Carlo da Sezze (1670) diceva: "Durissimo più che pietra sarà quel cuore che, stando mentalmente sotto la croce, non si intenerisce e muove a pietà, nel vedere Gesù e Maria ridotti in stato così lacrimevole. Gesù crocifisso con i chiodi, e Maria con i dolori; Gesù nel corpo, Maria nell'anima. Anzi i dolori dell'uno trafiggevano il cuore dell'altra, perché l'amore che Gesù portava alla sua benedetta Madre, era infinito; e quello della Madre verso di Lui non c'è modo con il quale si possa esprimere";
- Santa Margherita Maria Alacoque (1690), suora francese, faceva sette genuflessioni e recitava sette Ave Maria per ricordare i dolori della Madonna, ogni giorno;
- Santa Veronica Giuliani (1727), badessa per undici anni, nell'atto di essere eletta o confermata nell'incarico, consegnava le sue chiavi alla statua dell'Addolorata e voleva che questa fosse riconosciuta da tutti come Superiora. Nel 1703 ricevette infissi nel cuore gli strumenti della Passione di Gesù; nel 1708 si offrì tutta a Gesù per mezzo di Maria; nel 1710 ebbe impresse fisicamente nel proprio cuore le sette spade dei Dolori di Maria; nel 1727 descrisse e disegnò gli emblemi che portava dentro di sé. Nello stesso 1727, all'indomani della sua morte, l'ispezione necroscopica trovò nel suo cuore aperto, ben visibili, tutti i segni della Passione di Gesù: croce, chiodi, corona di spine, lancia, e trovò unite insieme e disposte a ventaglio sette piccole spade, indicate dalla consonante maiuscola M ben chiara, iniziale del nome Maria;
- San Paolo della Croce (1775), fondatore dei Passionisti, confido che, quando il Signore scolpì nel cuore di lui gli strumenti della Passione "gli impresse nel cuore anche i dolori della sua cara Madre". Meditando l'Addolorata egli si commuoveva sino a piangere. Diceva: "I dolori di Maria sono come il Mediterraneo che si getta nell'oceano sterminato della Passione di Gesù";
- Santa Maria Maddalena dei marchesi di Canossa (1835 ) morì il giorno dell'Addolorata. Per sua precisa disposizione, le sue suore, "Le Figlie della carità", portano appeso al collo un medaglione ova-le che presenta Maria Santissima ai piedi della Croce;
- San Gabriele dell'Addolorata (1862) prese questo nome facendosi passionista. Scrisse: "Il mio Paradiso sono i dolori della cara Madre mia". Specialmente durante la Settimana Santa e per tutto il mese di settembre trascorreva lunghissimo tempo nella meditazione dell'Addolorata. Recitava spesso l'Ave Maria con le braccia aperte in forma di croce. Non contento delle sue continue riflessioni sulle sofferenze di Maria, voleva sentirne parlare dagli altri. In settembre "non si stancava mai di esortare tutti perché tutti onorassero l'Addolorata in quel mese a lei dedicato. Dinanzi alle privazioni e alle penitenze che più gli ripugnavano, diceva a sé stesso: 'Tu ti mortificherai per amore dell'Addolorata'";
- Santa Maddalena Sofia Barat ( 1865), francese, consacrò se stessa e la "Società del Sacro Cuore di Gesù" che aveva fondata per l'educazione della gioventù, all'Addolorata;
- Sant'Antonio Pucci (1892), sacerdote dell'Ordine dei Servi di Maria e parroco, parlava delle tribolazioni dell'Addolorata con commozione, ne distribuiva l'immagine, esortava a esporla dovunque, anche nelle officine, sulle vele, sulle barche; incitava a recitare in privato e in pubblico la preghiera detta "la corona dei sette dolori"; ed era geniale nel solennizzare il mese di settembre in onore della Addolorata;
- Santa Gemma Galgani (1903), stigmatizzata, si consacrò all'Addolorata quando le morì la madre. Esclamava durante l'estasi: "Mamma, dove ti trovo? Sempre ai piedi della Croce di Gesù... Fosti crocifissa con Gesù e non ti lamentasti mai... Faccio il proposito di non lamentarmi più... Voglio da te una grazia: mi devi dare una croce grossa grossa, ma ben grossa...";
- San Riccardo Pampuri (1930), medico, dopo aver meditato i dolori della Madonna, amava ripetere come un ritornello a sé stesso e agli altri: "La Croce porta colui che la porta".
- La Beata Rosa Gattorno (1900), quando, alla morte del marito, ebbe a Roma dal papa Pio IX l'ordine di fondare la Congregazione Religiosa, che poi sarà chiamata "Istituto delle Figlie di sant'Anna", con il cuore in tumulto si recò nella chiesa di San Marcello al Corso e dinanzi all'altare dell'Addolorata pregò così "Vergine Addolorata, con quell'animo con il quale Voi soffriste la perdita del vostro Gesù, con questo io offro a Dio la dolorosa separazione dai miei genitori e dai miei figli";
- La Venerabile Maria Benedetta Frey (1913), cistercense, nata a Roma, immobilizzata a letto per cinquantadue anni, non rispondeva a quanti le domandavano dove mai attingesse la forza per sopportare un così atroce martirio, ma indicava a loro un'immagine dell'Addolorata;
- La Beata Suor Maria Maddalena Starace (1921), fondatrice delle Suore Compassioniste, mise un cartoncino sotto una statua dell'Addolorata con questa scritta: "Ai piedi di questa Madre sono stata cresciuta ed educata";
- La beata Cecilia Eusepi (1928) è chiamata da un numero crescente di devoti "la beniamina dell'Addolorata" per la tenerezza con la quale parlava di Lei. A dodici anni entrò nel terz'ordine dei Servi di Maria, e poi fra le Mantellate, presso le quali non riuscì ad emettere la professione dei voti perché impedita da malattie. Amava ripetere a tutti: "Con i nostri peccati conficchiamo maggiormente nel cuore della nostra Madre Addolorata quelle sette spade, che tanto la fecero soffrire".


3. ESPRESSIONI POPOLARI, CULTURALI E ARTISTICHE DELLA DEVOZIONE ALL'ADDOLORATA

Sin dal 1300 si è affermata con continuo crescendo la devozione del popolo cristiano verso l'Addolorata, venerata anche con nomi che possono dirsi sinonimi: per es. La Vergine Piangente, La Vergine Dolente, La Madonna dei Sette Dolori, La Madonna della Mestizia, La Madonna del Compianto, La Madonna della Transfissione, La Madonna della Compassione, La Madonna della Pietà ecc., ed espressa in molti modi:
- A Sorrento (Napoli) sin dal 1700 nella "processione bianca" così detta perché composta di incappucciati bianchi, organizzata da una delle diverse confraternite e svolta nelle prime ore del Venerdì Santo, la statua dell'Addolorata viene portata a spalla da confratelli che si succedono di padre in figlio;
- A Siviglia (Spagna) i carcerati si portano alle finestre e alle porte della prigione per vedere la statua dell'Addolorata ferma per alcuni minuti davanti a loro, le indirizzano saluti e preghiere, poi ritornano nelle proprie celle;
- A Barile (Potenza), nella rappresentazione della Passione di Gesù, la giovane donna del paese che fa 1'Addolorata dopo essersi sottoposta per tre giorni a digiuno quasi assoluto, procede nelle due ore di sfilata con gli occhi socchiusi e con le braccia allargate, portando sul petto il cuore trafitto da sette spade;
- A Reggio Calabria, Gesù e Maria sono raffigurati da due grandi statue portate a braccia lungo due itinerari diversi. Quando queste, seguite dai loro lunghi cortei, si incontrano a una svolta della via, si alza dalle due schiere un coro di lamenti e di preghiere per rievocare il dolore di Maria che incontra Gesù che cammina verso la vetta del Calvario. In quel tratto di tempo i portatori imprimono alle due statue un movimento sussultorio, per far capire agli spettatori i sentimenti dell'Uno e dell'Altra;
- In El Salvador, il Venerdì Santo, sono vestiti a lutto gli uomini e le donne che seguono, in processione, la statua dell'Addolorata per andare in chiesa ad adorare Gesù Crocifisso;
- A Oberammergau (Germania), nella famosa Sacra Rappresentazione del "Mistero della Passione", tenuta sin dal 1633 ogni dieci anni, la parte dell'Addolorata e sostenuta dalla fanciulla più retta e più stimata del paese.
Ci sono celebrazioni dell'Addolorata a titolo di ringraziamento. Per es. ancora oggi a Segni si svolge la "festa del voto" due volte all'anno: in settembre, per la festa liturgica dell'Addolorata del giorno 15, e in novembre, in una delle domeniche, per ricordare di essere scampati all'epidemia del 1854. La partecipazione del popolo alle Cerimonie religiose è come quella della Pasqua.
In ogni secolo ci sono stati letterati che hanno scritto, in prosa e in poesia, sull'Addolorata. Ne ricordiamo alcuni di questo secolo in ordine alfabetico e con l'anno di pubblicazione del loro scritto principale: Barbieri (1911), Bevilacqua (1983), Bonuzzi (1902), Calcara (1950), Capossele (1911), Corsaro (1947), Galli (1906), Geraldini (1924), Grancelli (1926), Manacorda (1948), Novaro (1937), Pelaez (1901), Pozzi (1939), Rastelli (1948), Ricciotti (1941), Roschini (1927), Vinci (1949), William (1937) ecc.
Pittori e scultori che hanno ritratto l'Addolorata, hanno nomi famosi: ricordiamo alcuni in ordine alfabetico e con l'anno della loro morte: Bellini (1516), Caliari (1850), Dolci (1686), Ghirlandaio (1494), Michelangelo (1564), Morales (1558), Naldini (1691), Rubens (1640), Sassoferrato (1685), Tiziano (1576), Van der Weyden (1464) ecc. E l'hanno ritratta in pose diverse, ma tutte suggestive: a figura intera o a mezzo busto, con una spada o con sette spade sul cuore, o con sette medaglioni disposti attorno alla figura di Lei, o con il corpo del Figlio morto poggiato sulle sue ginocchia:
- Giovanni Bellini presenta l'Addolorata che sostiene il corpo morto di Gesù, gli sorregge con la mano, una mano, e con il viso, il viso. Lei è tutta protesa in una tenerezza dolente ed è talmente occupata e preoccupata del Figlio che dimentica il proprio dolore:
- Giovanni Caliari mostra l'Addolorata diritta, ai piedi della croce, dignitosa e dolcissima, con la mano sinistra protesa verso Gesù appena deposto dalla croce, con la destra lievemente alzata in direzione del cielo, mentre cerca con lo sguardo l'incontro con il Padre per fargli l'offerta del Figlio e di sé stessa;
- Paolo Naldini ritrae l'Addolorata che ha le braccia aperte, il cuore trafitto da sette spade, il gesto di offrire con la destra lo scapolare della confraternita e con la sinistra la Corona dei Sette Dolori.
- Nella cappella dell'Addolorata costruita a Gerusalemme sul Calvario, gli occhi della statua della Madonna guardano fissi, sia che la si osservi da destra che da sinistra. E un effetto ottico ideato dall'artista che ha posto due perle brillantissime dentro gli occhi della statua;
- Il gruppo scultorio collocato nella cripta del santuario della Madonna del Divino Amore in Roma fa vedere l'Addolorata che in ginocchio asciuga il sangue di Gesù deposto dalla croce mentre guarda il pellegrino e lo invita ad unirsi a lei in quel pietoso ufficio.
Celebrati musicisti hanno messo in note lo Stabat mater, per es. Palestrina (1594), Alessandro Scarlatti (1725), Pergolesi (1736) che chiamava l'Addolorata la sua celeste musa, Rossini (1868), Verdi (1901), Dvorak (1904) ecc. Alessandro Scarlatti scrisse anche un oratorio in onore della Vergine Addolorata.
 

4. LE PREGHIERE ALL'ADDOLORATA

- L'Ave Maria: c'è una preghiera ricalcata sulla tradizionale Ave Maria, nota già prima di papa Pio IX (1878) che amava ripeterla spesso. Dice: "Ave Maria, piena di dolori, il Crocifisso è con te, tu sei degna di compassione più di tutte le donne e degno di compassione è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre del Crocifisso, ottieni le lacrime a noi crocifissori del tuo Figlio, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen";
- Le sette Ave Maria: si recitano sette Ave Maria (quella tradizionale o questa che abbiamo riportata or ora) aggiungendo dopo ogni Ave Maria la giaculatoria: "Santa Madre, deh, voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore";
- La corona dei sette dolori: è una specie di Rosario composto di quarantanove chicchi neri divisi in sette gruppi. I chicchi sono di color nero perché questo esprime meglio il dolore e il lutto. I sette dolori che si meditano di gruppo in gruppo sono: la profezia di Simeone, la fuga in Egitto, lo smarrimento di Gesù, l'incontro al Calvario, la crocifissione di Gesù, la deposizione dalla croce, la sepoltura. Ad ogni gruppo di chicchi si dicono un Padre Nostro e sette Ave Maria. Ci sono notizie sicure di questa pratica sin dal 1500.
- La Corona vivente dell'Addolorata: si articola così: sette persone formano un gruppo, a ciascuna di esse viene assegnata la meditazione di un dolore di Maria, lei si impegna anche a dire, a una determinata ora del giorno, un Padre Nostro e Sette Ave Maria. Così ogni gruppo completa ogni giorno la recita di una intera Corona dei sette dolori. L'assegnazione del compito cambia di mese in mese. Chi riceve in assegnazione il primo dolore dice anche le preci preliminari della Corona, e chi riceve I'ultimo ne dice anche quelle conclusive. La Pia Unione della Corona Vivente dell'Addolorata è stata promossa nella seconda metà del secolo scorso, a Firenze, dai Servi di Maria, che ne regolano l'andamento anche oggi;
- I sette venerdì: ogni primo venerdì di mese, per sette mesi consecutivi, si fa la meditazione su uno dei tradizionali sette dolori della Madonna, accompagnandola con la preghiera. Si possono scegliere i mesi che si desiderano, tuttavia sono raccomandati i mesi che precedono il Venerdì Santo o il 15 settembre, dedicato espressamente alla liturgia dell'Addolorata. É una pratica nota già prima di Benedetto XV (1922) che la raccomandava ai fedeli;
- Lo Stabat mater: attribuito al francescano Jacopone da Todi, è una sequenza composta di tre parti in venti strofe: la prima parte (strofe 1-8) presenta la Madre che sta con tutto il suo essere presso la Croce fino all'ultimo respiro del Figlio Unigenito, piange contemplandone le piaghe, geme sotto il torchio del dolore fin nell'intimo della sua sensibilissima anima come trafitta da una spada, suscita con il suo aspetto profondamente mesto la più universale commozione, induce al pianto chiunque la contempla e ancor piü chi la riconosce benedetta tra tutte le donne; la seconda parte (strofe 9-18) è una preghiera rivolta alla Vergine Madre perché ottenga a chi la invoca le grazie più desiderate sino alla fine della vita, cioè soffrire con Lei accanto alla Croce, amare Cristo come Dio, portare impresse nel proprio cuore le sue piaghe, stare abbracciati alla sua Croce, inebriarsi del suo sangue, essere difesi nel giorno del Giudizio, non essere bruciati dalle fiamme dell'Inferno; la terza parte è una preghiera diretta a Cristo stesso con l'intercessione della Madre per conseguire i doni finali, che sono i più grandi tra tutti, alla morte del corpo, ossia meritare la palma della vittoria e pervenire alla gloria del Paradiso;
- La Via Matris Dolorosae, detta più brevemente Via Matris, è la meditazione dei tradizionali sette dolori della Madonna fatta andando di stazione in stazione, come si fa nella ben nota Via Crucis di Gesù. All'enunciazione del dolore segue la recita di un Padre Nostro, di sette Ave Maria, di un Gloria e dell'invocazione: "Santa Madre, deh, voi fate...". Si conclude recitando la Salve Regina. Questo pio esercizio si può fare in chiesa, in cappella, al cimitero o nelle vie che conducono immediatamente a questi luoghi, o anche in casa, specialmente a sollievo dei malati. Era diffuso già nel 1450;
- Le litanie dell'Addolorata presentano circa quaranta invocazioni a Colei che è chiamata Madre quindici volte con sfumature diverse, e anche roccia di costanza, gioia degli afflitti, ara dei desolati, rifugio dei derelitti, scudo degli oppressi, vincitrice degli increduli, salute degli infermi, fortezza dei deboli, patrona dei combattenti, porto dei naufraghi, calma nelle tempeste, ricorso dei gementi, terrore delle insidie, vessillifera dei martiri, tesoro dei fedeli, consolazione delle vedove ecc.
Tutte queste preghiere fin qui ricordate si sono diffuse durante i secoli soprattutto per merito dei Servi di Maria organizzati e operanti sin dalla seconda meta del 1200 e che rivolgono all'Addolorata omaggi propri del loro Ordine. Il luogo privilegiato di queste pie pratiche è la Confraternita dell'Addolorata, i cui membri si impegnano a portare addosso lo scapolare (o abitino) o la medaglia dell'Addolorata e ad aiutare quelli che soffrono nel corpo e nell'anima. Inoltre, chi e devoto dell'Addolorata non ignora le preghiere che la Chiesa rivolge a Dio nella Messa della Beata Maria.Vergine Addolorata (15 settembre) e nella Liturgia delle ore, perché da esse attinge ispirazione e conforto:
- Nella Messa, la prima preghiera (colletta) dice: "Oh Dio, tu hai voluto che accanto al tuo Figlio, innalzato sulla croce, fosse presente la sua Madre Addolorata: fa che la tua santa Chiesa, associata con lei alla passione del Cristo, partecipi alla gloria della risurrezione"; la seconda chiede: "Accetta, Dio misericordioso, per la gloria del tuo nome, le preghiere e le offerte della Chiesa, nel devoto ricordo della beata Vergine Maria, data a noi come madre dolcissima presso la croce di Cristo, tuo Figlio"; la terza invoca: "Oh Signore, che nella memoria della beata Vergine Addolorata ci hai fatti partecipi dei sacramenti della nostra redenzione, aiutaci a completare in noi, per la santa Chiesa, ciò che manca alla passione di Cristo, tuo Figlio".
- Nella Liturgia delle ore, la prima preghiera dice: "Salvatore nostro, che hai voluto la Madre tua ai piedi della croce, unita nell'offerta del sacrificio: fa che comunichiamo, per sua intercessione, al mistero della tua passione e della tua gloria"; la seconda chiede: "Gesù buono, che mentre pendevi dalla croce, hai dato per madre a Giovanni la Vergine Addolorata, concedi a noi la grazia di vivere come suoi veri figli"; la terza invoca "Oh Dio, hai reso Maria forte ai piedi della croce e l'hai colmata di gioia nella risurrezione del tuo Figlio: sostienici fra le prove della vita e rafforzaci nella speranza".

 

Inserito Mercoledi 5 Aprile 2017, alle ore 12:47:03 da latheotokos
 
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