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  Maria nella lode dei poeti 
Cultura Dal libro di Mario D'Antino, I Santi e la Vergine Maria, Edizioni Segno, Tavagnacco 2015, pp. 69-84.

1. La Religione ispiratrice di alta poesia

Maria occupa un posto di primo piano nella letteratura italiana, di valore artistico elevatissimo. Sono innumerevoli i poeti che hanno esaltato in versi il fascino di questa Creatura che si eleva su tutte per dignità, perfezione, misericordia. La religione è stata sempre in ogni popolo e in ogni tempo ispiratrice di nobili sentimenti e di grandi elevazioni dello spirito. Al vertice del cammino poetico dell'uomo verso Dio vi sono i salmi biblici che, insieme con alcuni cantici e inni, assommano a 200. In essi e presente l'azione costante di Dio - pur nella impermanenza delle umane accidentalità - la consapevolezza della umana miseria, l'aspirazione alla visione di Dio, la speranza della vita eterna. Da oltre duemila anni i Salmi hanno costituito la sublime preghiera della Chiesa, dopo essere stati per altri mille anni l'ossatura della preghiera del popolo ebraico, senza perdere nulla del loro fascino poetico. L'altra forma poetica è costituita dalla liturgia della Chiesa.

2. I primi poeti italiani

Nei primi albori della poesia religiosa italiana si fanno avanti movimenti popolari di devozione pubblica, inizialmente traduzioni o adattamenti degli Inni liturgici latino o di episodi evangelici; poi vi sono i tentativi di esprimere in versi concetti religiosi nella nuova lingua praticata dal popolo e detta "volgare" ("vulgaris"), prima di assurgere a dignità di lingua nazionale con il sommo Dante. Vi erano i sacri misteri, cioè quelle rappresentazioni sceniche idonee a drammatizzare talune parti delle cerimonie liturgiche, oggi ancora in uso nella settimana santa; vi erano preghiere in lingua volgare, imparate a memoria con cadenze ritmate e contenute nei grandi libri liturgici manoscritti depositati nelle cattedrali e nelle chiese; vi erano, infine, canti per le pubbliche manifestazioni religiose a carattere penitenziale o festoso, salmi, inni e preghiere vane, declamati da devoti (tra cui i Flagellanti o i Laudesi) lungo le vie dei paesi e delle città per implorare la divina misericordia, specie in occasione di pubbliche calamità. In questi contesti troviamo i primi canti poetici a Maria, sempre più raffinati nel tempo e uniformati nelle redazioni manoscritte di canti e preghiere proprie delle vane congregazioni o gruppi e denominate "Laudario" e "Cantare". S. Francesco d'Assisi apre la serie dei poeti cantori di Maria. Di particolare ispirazione e il Cantico delle creature, spontaneo, innovativo e toccante, di ispirazione biblica ma con caratteri di originalità tali da renderlo un componimento del tutto nuovo. Proprio alla Vergine Francesco, abituato a prostrarsi dinanzi all'immagine dell'Assunta tra gli angeli nella chiesina della Porziuncola, ha dedicato il suo cantico filiale, e i biografi del santo attestano che egli "circondava di indicibile amore la Madre di Gesù... e le cantava speciali lodi". Una sola di esse ci è stata tramandata, ma ci basta per comprendere l'afflato mistico:
"Ti saluto, Signora santa, regina santissima,
Madre di Dio, Maria, che, sempre Vergine,
eletta dal santissimo Figlio diletto
e con lo Spirito Santo consacrata..."

L'altra forma poetica è la liturgia della Chiesa. Ha un taglio poetico la più antica preghiera della Chiesa a Maria: "Sub tuum presidium confugimus / Sancta Dei genitrix/nostras deprecationes ne despicias / in necessitatibus / sed a periculis cunctis libera nos semper / Virgo gloriosa et benedicta" (Sotto la tua protezione ci rifugiamo, / o santa madre di Dio. / Non disprezzare le nostre suppliche / nelle necessità, ma liberaci/da tutti i pericoli / o sempre Vergine/gloriosa e benedetta). Vi sono poi le antifone mariane, versi medioevali di rara bellezza, con un ritmo agile e zampillante:
Ave, regina dei cieli,
ave, signora degli angeli,
porta e radice di salvezza,
rechi nel mondo la luce.
Godi, Vergine gloriosa,
bella fra tutte le donne;
salve o tutta santa,
prega per noi il Signore".

Egualmente bello è il ritmo poetico della Salve Regina, preghiera divenuta prestissimo di diffusione comune e adottata dai marinai prima di entrare in mare e la sera al rientro con il pescato e recitata anche dall'equipaggio di Cristoforo Colombo. Un posto a parte meritano gli inni mariani, di autori ignoti, ma egualmente belli. Uno dei più antichi e l"Ave stella maris", che nella traduzione italiana perde parte del suo fascino:
Ave, stella del mare,
Madre gloriosa di Dio,
vergine sempre Maria
porta felice del cielo...'

I salmi e i canti biblici, la liturgia e la poesia degli innumerevoli poeti italiani costituiscono le fonti dell'esperienza letteraria del nostro Paese. Vari sono stati i tentativi di offrire un'antologia della poesia mariana negli ultimi secoli. A cominciare dalla raccolta del Carini (morto nel 1895), a Giovanni Papini (anno 1921), alla casa editrice Atlante, che nel 1952 editò il volume "Vergine Madre, figlia del tuo figlio", al volume del 1972 di mons. De Luca, al testo "Donna del Paradiso" di Escobar M. (1962), alla raccolta "Maria nella poesia italiana del Novecento" curata dalla ed. Marietti nel 1987, al volume "I poeti cantano Maria", ed. Piemme (1989), alla raccolta "Donna De Paradiso" (ed. Ellemme 1989), al testo di Nicodemo R, "Umile e alta - la Vergine nelle poesie di tutti i tempi" (1992), al volume di Proj a g.b., "I poeti italiani a Maria" (ed. Basilica Lateranense, 1994).

3.1 poeti del Medioevo

Molti poeti del Medioevo si sono cimentati nel cantare le lodi a Maria, alcuni dei quali sono rimasti ignoti. Nell'economia del presente scritto ne saranno citati solo alcuni. Anonimo è, ad esempio l'autore della poesia "Alta Regina non vollio put dire", della quale si riporta una strofa:
"Alta Regina dei peccaturi,
sguarda, Madonna, i nostri duluri
li quai so tanti e so così duri
più che alcun lengua dir non potria
".
Meritatamente famosa e rimasta la lode tragica di Jacopone da Todi, riferita alle lacrime di Maria per la morte del Figlio, di cui Si riportano le ultime strofe:
"0 figlio bianco e biondo,
figlio volto jocondo
Figlio perché t'ha il mondo
figlio, così sprèzzato?
Figlio dolce e piacente
Figlio de la Dolente,
figlio atte la gente
malamente trattato ".

In altre 15 quartine lo stesso Jacopone canta Maria glorificata in cielo:
"Canti gioiosi et dulce melodia
Tutti gridiamo all'umile Maria!
L'umile Maria sopra li cieli è gita,
l'angel fan festa en quella eterna vita;
tutti s'inchina, tutti a onor s'invita
a la Regina di gran cortesia...
o Maria dolce, o clemente, o pia
o ringraziata in tanta compagnia,
chi non ti lauda, smarrita ha la via
di pervenire all'alta salmodia".
S. Caterina da Siena
(1347-1380) ha composto poesie in cui il tema della contemplazione e ricco di appassionati accenti filiali. Nell'orazione XI, composta un anno prima di morire, scrive:
"O Maria, Maria, tempio della Trinità!
Maria portatrice del fuoco
Porgitrice di misericordia.
Maria germinatrice del frutto,
Maria ricompratrice dell'umana generazione.
Perché, soffrendo la carne tua nel Verbo,
fu ricomprato il mondo.
Cristo lo ricomprò con la sua passione.
E tu col dolore del corpo e dell'anima...
O Maria, vaso di umiltà
Nel quale vaso sta ed arde la luce
Del vero conoscimento...

Dante Alighieri, sommo poeta e profondo teologo, canta Maria non solo nell'inno alla Vergine collocato nell'ultimo canto del Paradiso, ma anche nelle altre cantiche dell'Inferno e del Purgatorio. Così, nel Paradiso:
"Regina coeli cantando si dolce
Che mai da me non si partì diletto" (XXIII, 128)

E ancora:
"Quivi è la rosa che il Verbo divino
Carne si fece" (Par., XXIII, 73).

Numerosi sono i versi dedicati a Maria nel Purgatorio. Si accenna soltanto a due episodi, quello del ritrovamento di Gesù nel tempio e quello della povertà del Natale di Maria:
"ivi mi parve in una visione,
estatica di subito esser tratto,
e veder in un tempio più persone;
e una donna, in sull'entrar, con atto
dolce di madre dicer: "Figliuol mio,
perche hai tu così verso di noi fatto?
Ecco, dolenti, lo tuo padre e io
Ti cercavamo" (Purg, XV, 85-92).


"Dolce Maria",
dinanzi a noi chiamar così nel pianto
come fa donna che in parturir sia;
e seguitar: "Povera fosti tanto,
quanto veder si può per quello ospizio
dove sponesti il tuo portato santo" (Purg., XX, 19-24).

Circa il ruolo di mediatrice di Maria per l'eterna salvezza, può citarsi il caso di Buonconte da Montefeltro, morto in battaglia. Dante afferma che la salvezza di lui si deve al fatto che l'ultima parola sua fu il nome di Maria:
"Quivi perdei la vista, e la parola,
nel nome di Maria finii, e quivi
caddi, e rimase la mia carne sola" (Purg., V, 100- 103)

La preghiera sempre oggetto di ammirazione del popolo cristiano, in cui Dante mirabilmente fonde quanto di più bello e di santo, e contenuta nell'inno attribuito a S. Bernardo nell'ultimo canto del Paradiso e che il Concilio Vaticano II ha introdotto nella liturgia quale inno nell'Ufficio delle letture nel Comune - della B. Vergine Maria:
"Vergine Madre, figlia del tuo Figlio,
umile ed alta più che creatura,
termine fisso d'eterno consiglio,
tu se' colei che l'umana natura
nobilitasti si che '1 suo fattore
non disdegnô di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese l'amore
Per lo cui caldo ne l'etterna pace
Così e germinato questo fiore.
Qui se' a noi meridiana face
Di caritate, e giuso, intra 'mortali
Se' di speranza fontana vivace.
Donna, se' tanto grande e tanto vali
Che qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua disianza vuol volare sanz'ali.
La tua benignità non pur soccorre
A chi domanda, ma molte fiate
Liberamente al dimandar precomre.
In te misericordia, in te pietate
In te magnificenza, in te s'aduna
Quantunque in creatura e di bontade".

Quando vogliamo rivolgere a Maria la richiesta umile e ardente di intercessione e di aiuto, possiamo farlo con le parole altissime di Francesco Petrarca, tratte dal Canzoniere, Canto 366:
Vergine bella che di sol vestita
Coronata di stelle al sommo Sole
Piacesti si che 'te Sua luce ascose,
amor mi spinge a dir di te parole:
ma non so 'ncominciar senza tu' aita,
e di Colui ch'amando in te si pose.
Invoco lei che ben sempre rispose,
chi la chiamò con fede:
Vergine s'a mercede
Miseria estrema de l'humane cose
Già mai ti volse, al mio prego t'inchina,
soccorri a la mia guerra,
bench'io sia terra, et tu del ciel regina".

Nel '400 vi e una fioritura di poeti petrarcheschi e non. Tra questi può citarsi Antonio Di Guido,autore di molte poesie sacre. In Ave Regina celi, così si esprime:
'Ave Regina celi,
istella tramontana,
ch'ogni macula svelli,
cristallina fontana.
Viva luce divina,
a te con sospir vengo,
cordial medicina,
ond'è fatto l'uom degno.
Eva, pel suo peccato,
misse al mondo la spina,
e tu, Verbo incarnato
desti al mondo destina. (...)"

Nella poesia "Donna in cui venne il sole", così supplica la Vergine:
Donna in cui venne il sole
Dell'eterno conseglio
Pel tuo bel Jiglio
intendi le mie parole.
Vergine, tron dello Spirito Santo,
musica al divin coro
ave che d'Eva hai levato il pianto
e ogni altro martoro.
Vergin, tu se' el tesoro
In cui la pace è posta
E chi s'accosta - a te mai non si duole. (...)"

Angelo Poliziano ci ha lasciato una bella ode intitolata: "Vergine santa immaculata e degna":
Vergine santa immaculata e degna,
amor del vero Amore,
che partoristi il Re che nel ciel regna
creando il Creatore
nel suo talamo mondo,
Vergine rilucente,
per te sola si sente
quanto bene è nel mondo;
tu sei degli affannati buon conforto
e del nostro navil se' vento e porto (...) ".


4. I poeti del rinascimento e successivi

Nel Rinascimento vi è tutta una fioritura di poeti che si ispirano anche a temi religiosi. Così, Pietro Bembo, Ludovico Ariosto, Michelangelo Buonarroti, Veronica Gambara, Marco Girolamo Vida, Francesco Maria Moiza, Vittoria Colonna, oltre a poeti come l'Aretino (Quegli occhi, Re del ciel, che a un guardo pio), Alamanni, Flaminio, Guidiccioni, delta Casa, Rota, Beccuti, Tansillo dell'Uva, Matraini, S. Filippo Neri ("Se l'anima ha da Dio l'esser perfetto'), Gaspara Stampa, Gabriele Fiamma, Chiabrera, Torquato Tasso, B. Guarini, Celio Magno. Di Vittoria Colonna sono questi versi:
"Stella del nostro mar chiara e secura
Che '1 solo del paradiso in terra ornasti
Del mortal sacro manto, anzi adombrasti
Col vel virgineo tuo sua luce Pura,
chi guarda il gran miracol, più non cura
del mondo vile, e i vani empi contrasti
sdegna dell'oste antico, poi ch'armasti
d'invitta alta virtù nostra natura (...)"

Dell'ampia poesia "A la beatissima Vergini di Loreto" di Torquato Tasso, Si riportano i versi seguenti:
"Ecco tra le tempeste e i fieri venti
Di questo grande e spazioso mare,
o santa stella il tuo splendor m'ha scorto
ch'illustra e scalda pur l'umane menti,
ove il tuo lume scintillando appare
e porge al dubbio cor dolce conforto
in terribil procella ov'altri è morto
e dimostra co' raggi
i sicuri viaggi
e questo lido e quello, e '1 polo e 'l porto
della vita immortal ch'a pena varca,
anzi sovente affonda
in mezzo l'onda alma gravosa e carca.
0 Regine del Ciel, vergine e madre,
Col mio pianto mi purga
si ch'io per te risurga
dal fondo di mie colpe oscure ed adre
e saglia ove tua gloria al fin rimiri
d'esto limo terreno
su nel sereno de' lucenti giri".

Di Gabriello Chiabrera (15 5 2-1638) e l'ode "L'assunzione di Maria", di cui si riportano i seguenti versi:
"Santa che d'ogni onor porti Corona,
Vergine, il veggio, i paragon son vili
Ma delle voci umili
Al suon discorde al roco dir perdona,
che '1 colmo de' tuoi pregi alti infiniti
muto mi fa, benché a parlar m 'inviti".

Minori sono i lirici sacri dell'età barocca, dal Campanella a Grillo, a G.B. Marino a V. Zito, al Tortoletti, a G. Battista, a Gaudiosi, Lubrano a Vincenzo da Filicaia. Si riportano alcuni versi di V. Zito della poesia "Visita fatta dalla gloriosissima Vergine alla sua cugina Elisabetta":
Parte di sua magion con brama ardente
Per iterar gli amplessi a donna amata
Vergine umil ch 'uficiosa e grata
Di lungo viaggiar doglia non sente
Da più d'un coro musico eloquente
Ch 'ha di piume la spoglia, è salutata;
dalle fere ch 'incontra e vezzeggiata:
né le turba il cammin turbo stridente.
Dovunque gira il pie nascono fiori
Il lampeggiar del maestoso viso
cresce stelle alla notte, al di splendori (...)"

Nell'età dell'Arcadia hanno scritto odi sacre poeti quali Francesco de Lemene, Petronilla Massimi, G.B. Cotta, E. Manfredi, A. Varano (In lode dell'Immacolata Vergine Madre di Dio), G. Cassiani, O. Minzoni, A. Paradisi, F. Cassoli ("Per l'Annunziazione di Maria"). Autore fecondissimo di testi sacri e di poesie mariane e stato S. Alfonso Maria de' Liguori (1696-1787), di cui si riportano i seguenti versi dalla poesia "A Maria nostra speranza":
"O bella mia speranza,
dolce amor mio, Maria,
tu sei la vita mia,
la pace mia sei tu (...)
In questo mar del mondo
Tu sei l'amica stella
Che puoi la navicella
dell'alma mia salvar (...)
Sicché il mio cor, Maria
E tuo, non è più mio,
prendilo, e dallo a Dio,
ch'io non lo voglio più".

Dell'ode "Maria addolorata che parla sul Calvario" si riportano le prime strofe:
"O voi ch 'in tante mie pene amare
Lieti n'andate per questa via,
vedete oh Dio, se mai vi sia
dolore eguale al mio dolor
Questo che lacero esangue
mi sta morendo sopra di quel legno,
questo e mio Figlio che non già è degno
di strazi e scherni, ma sol d'amor (...)"

Tra i poeti più vicini a noi, spicca Alessandro Manzoni, celebre autore di inni sacri, come Il Natale, La Resurrezione, La pentecoste. Nella poesia "Il nome di Maria", si legge:
"(...) 0 Vergine, o Signora, o Tuttasanta,
che bei nomi ti serba ogni loquela!
Piü di un popol superbo esser si vanta
In tua gentil tutela.
Te, quando sorge e quando cala il die
E quando il sole a mezzo corso il parte,
saluta il bronzo, che le turbe pie
invita ad onorarte.
Nelle paure della veglia bruna
Te noma il fanciulletto; a Te tremante,
quando ingrossa ruggendo la fortuna
Ricorre il navigante. (...)"
Tanto d'ogni laudato esser la prima
di Dio la Madre ancor quaggiù dovea;
tanto piacque al Signor di porre in cima
questa fanciulla ebrea". (...)

Il Manzoni delle liriche sacre è il poeta che più si avvicina al Dante della Divina commedia, in particolare nelle felici comparazioni. Così Dante:
"E qual è quei che volentieri acquista,
e giugne '1 tempo che perder lo face
che 'n tutt'i suoi pensier piange e s'attrista
tal mi fece la bestia senza pace,
che, venendomi incontro, a poco a poco
mi ripigneva là dove '1 so1 tace" (Inferno, I, 55, ss.).

E, ancora:
"E come quei che con lena affannata
Uscito fuor dal pelago a la riva
Si volge a l'acqua perigliosa e guata
Così l'animo mio, ch'ancor fuggiva
Si volse a retro a rimirar lo passo
Che non lasciò già mai persona viva" (Inferno, I, 22, ss.).

Così, il Manzoni:
"Quando Aggeo quando Isaia
Mallevaro al mondo intero
Che il Bramato un dì verrìa
Quando assorto in suo pensiero
Lesse i giorni numerati,
e degli anni ancor non nati
Daniel si ricordô" ("Resurrezione")

In questa poesia il Manzoni fa parlare i profeti antichi e, in particolare, coglie il profeta Daniele nell'atto di leggere il futuro del Messia che sarebbe nato a distanza di 500 anni (Settanta settimane di anni) dalla profezia. Suggestiva l'immagine del profeta che legge il futuro come colui che ricorda il passato. E ancora:
"Come la luce rapida
Piove di cosa in cosa
E i color vari suscita
Ovunque si riposa,
tal risonò molteplice
la voce dello Spirito,
l'arabo il parto, il siro
in suo sermon l'udì (Pentecoste)"

Qui il poeta descrive l'azione rivoluzionaria e sublime dello Spirito Santo alcune settimane dopo la resurrezione di Gesù, che irrompe nel cenacolo ove sono riuniti gli apostoli e Maria, totalmente atterriti per lo spirito persecutorio degli Ebrei e incapaci di uscire allo scoperto. Lo Spirito, nella circostanza, li riempie di sacro fuoco ed essi possono uscire e proclamare senza più timore il Cristo a tutte le genti riunite avanti a loro. Lo stupefacente e che le parole degli apostoli vengono intese distintamente dagli uomini di ogni nazionalità nella loro lingua, se pur espresse in lingua del luogo e provenendo dalla bocca di persone rozze e di scarsa cultura.

5. I poeti moderni

Innumerevoli sono i poeti del XX secolo che si sono cimentati nel cantar le lodi a Maria, da Giuliotti a Papini, da Melli a Rebora, da Corazzini a Ungaretti, da Comi a Fallacara, a Tosatti, Grande, Betocchi, Lina Galli, M. Pierri, Quasimodo, Ghiselli, Caproni, Pozzi, Luzi, Parronchi, D.M. Turoldo. Tra i contemporanei possono menzionarsi Renata Spinella, Margherita Guidacci, B. Cattafi, Crisina Campo, Elena Clementelli, G. Testori, R. Bersacchi, E. Fabiani, G. Cristini, I. A. Chiusano, R. Guarini, R. Negri, A. Mundula, Francesca Rebecchini, Maura Del Serra, M. Beck, E. Mazzarella. Del poeta Ungaretti si riporta la celebre poesia "La madre" del 1930:
E il cuore quando d'un ultimo battito
Avrà fatto cadere il muro cl'ombra,
per condurmi, Madre sino al Signore,
come una volta mi darai la mano.
In ginocchio, decisa,
sarai una statua davanti all'Eterno,
come già ti vedeva
quando en in vita.
Alzerai tremante le vecchie braccia,
come quando spirasti
dicendo: mio Dio eccomi.
E solo quando m'avrà perdonato
ti verrà desiderio di guardarmi.
Ricorderai d'avermi atteso tanto,
e avrai negli occhi un rapido sospiro ".

In definitiva, la poesia religiosa e, in particolare, mariana, nelle sue più diverse forme, lirica, drammaturgica, poematica, rappresenta un modello importante nell'ambito della nostra tradizione letteraria. Il rilievo che assume nel tempo passa dal totale coinvolgimento d'interessi delle fasi più antiche al diradarsi delle fasi successive. Il grande coro dei cantori si diversifica sempre più, ma non si disperde. Resta però il fatto che il vero grande araldo della Vergine è e rimane Dante, in particolare nel primo cantico del Paradiso, ove l'ispirazione e, si direbbe, l'estasi, raggiunge il suo culmine.

Inserito Lunedi 22 Febbraio 2021, alle ore 10:18:03 da latheotokos
 
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