La Serva del Signore nella teologia di Karl Barth
Data: Domenica 3 Gennaio 2010, alle ore 0:04:54
Argomento: Riforma


Dal libro di Renzo Bertalot, Ecco la Serva del Signore. Una voce protestante, Edizioni "Marianum", Roma 2002, pp.31-32.




Sono pochi i teologi che hanno inciso così fortemente sulla teologia della nostra epoca come Karl Barth. Il suo pensiero ha suscitato consensi e nuovi orientamenti bel al di là della propria confessione riformata. Per quanto riguarda Maria egli non si discosta sostanzialmente dalla tradizione generale del protestantesimo. Non ammette una mariologia perchè passa accanto alla Madre reale. Non la ritiene determinante neppure per il rinnovamento cattolico avviato con il Vaticano II. Egli ci offre, tuttavia, il materiale teologico necessario per iniziare un discorso più rigoroso.

La Scrittura dice che tutti noi siamo stati "ribelli" e "per natura meritevoli d'ira, come gli altri" (Ef 2,3). Per Barth, Maria non fa eccezione e i padri lo confermano dicendo che tutta la natura umana è condannata. A Natale, tuttavia, assistiamo ad un fatto nuovo che Barth interpreta in assonanza con alcuni teologi cattolici. Giuseppe, come maschio, come rappresentante della storia e dell'iniziativa dell'uomo, è scartato dall'agire di Dio. Maria, invece, come donna rappresentante dell'umanità nel suo insieme, è visitata dall'alto. É nella giustificazione e nella santificazione che la natura umana, compresa quella di Maria, viene strappata alla sua fatalità e resa degna di Dio.

Detto questo, Narth fa un paragone tra Israele e Maria. Entrambi sono "ammessi" e "accolti" per essere uniti al Figlio di Dio; confermano l'opera di Dio senza concorrervi. La loro esistenza è perciò privilegiata, che lo sappiano o no. Il loro essere è illuminato dal Regno, che si è avvicinato in Cristo, ed è orientato in modo preciso da questa determinazione. Sono beati in quanto è dato loro di sapere. Maria, infatti, crede, perchè è colmata di grazia. Non v'è nulla di più grande dello sguardo di Dio rivolto alla "bassezza" di Maria. Ciò che è vero per lei è vero per noi. La nostra vocazione è di essere al suo fianco: di lasciar fare a Dio. Maria è una parabola della chiesa, è "l'esempio di una cristianità che serve unicamente e chiaramente il Signore", "che coopera con lui esclusivamente sotto forma di servizio".

All'inizio della sua monumentale dogmatica, Barth parla di una presenza passiva di Maria, sottolineando il miracolo di Natale, ma alla fine non esita ad affermare che nello Spirito Santo non siamo passivi, ma resi attivi e liberi. Non è una contraddizione all'interno del suo pensiero, ma un dire con chiarezza qual è il ruolo di Maria nell'iniziativa di Dio senza confondere l'uno con l'altra.







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