Criteri dottrinali riguardanti il discernimento delle apparizioni
Data: Lunedi 25 Aprile 2011, alle ore 18:33:16
Argomento: Mariofanie


Da Charles J. Scicluna, Orientamenti dottrinali e competenze del vescovo diocesano e della Congregazione per la Dottrina della Fede nel discernimento delle apparizioni mariane in "Pontificia Academia Mariana Internationalis", Apparitiones Beatae Mariae Virginis in Historia, Fide, Teologia.Acta Congressus marioligici-mariani internationalis in Civitate Lourdes Anno 2008 celebrati. Studia in sessionibus plenaria exhibita, vol 1, PAMI, Città del Vaticano 2010, 329-356.




1. Il discernimento delle apparizioni mariane è possibile

Bisogna affermare la possibilità del discernimento per evitare la tentazione di un agnosticismo ecclesiale refrattario ad ogni pronunciamento che riconosca l'intervento soprannaturale. La possibilità di questo discernimento si basa sulla pienezza del potere dato alla Chiesa nella persona di Pietro: "Ti darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che avrai legato sulla terra resterà legato nei cieli e tutto ciò che avrai sciolto sulla terra resterà sciolto nei cieli" ["Tibi dabo claves regni caelorum et quodcumque ligaveris super terram erit ligatum in caelis et quodcumque solveris super terram erit solutum in caelis"] (Mt 16,19). Si basa anche sulla esortazione dell'Apostolo Paolo riguardo alle profezie: "Esaminate ogni cosa: ritenete ciò che è buono" ["omnia autem probate quoti bonum est tenete"] (1 Ts 5,21), e sull'ingiunzione dell'Apostolo Giovanni riguardo agli spiriti: "Carissimi, non vogliate credere a ogni spirito, ma esaminate gli spiriti per conoscere se sono da Dio, poiché molti falsi profeti sono venuti nel mondo" ["Carissimi nolite omni spiritui credere sed probate spiritus si ex Deo sint quoniam multi pseudoprophetae exierunt in mundum"] ( 1 Gv. 4, 1).

2. Il discernimento delle apparizioni mariane è necessario

Il giudizio sulle profezie, incluse le visione e le apparizioni, si impone ai Pastori come esigenza di quella carità pastorale che deve reggere il loro ministero. A loro è stato affidato il gregge del Signore. A loro spetta l'arduo compito di difendere il gregge dagli inganni del maligno che si maschera da angelo di luce (2 Cor. 11,14). Se manca il ministero del discernimento le cose sante si mescoleranno con facilità con le cose sordide, con il conseguente gravissimo danno alla fede semplice del popolo.

3. Il contenuto dottrinale delle apparizioni mariane deve essere in sintonia con il depositum fidei gelosamente custodito nella sua interezza dalla Chiesa Cattolica.

A modo di conferma basterebbe citare il CCC 67: «Lungo i secoli ci sono state delle rivelazioni chiamate "private", alcune delle quali sono state riconosciute dall'autorità della Chiesa. Esse non appartengono tuttavia al deposito della fede. Il loro ruolo non è quello di "migliorare" o di "completare" la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica. Guidato dal Magistero della Chiesa, il senso dei fedeli sa discernere e accogliere ciò che in queste rivelazioni costituisce un appello autentico di Cristo o dei suoi santi alla Chiesa. La fede cristiana non può accettare "rivelazioni" che pretendono di superare o correggere la Rivelazione di cui Cristo è il compimento. E il caso di alcune Religioni non cristiane ed anche di alcune recenti sette che si fondano su tali 'rivelazioni».

4.I criteri classici per il discernimento degli spiriti valgono anche per il discernimento delle apparizioni mariane

Gli autori classici solevano istituire il discernimento delle apparizioni a partire dalla valutazione:
1) della certezza storica del fenomeno carismatico;
2) del soggetto del carisma, nel nostro caso della persona veggente;
3) dell'oggetto o contenuto del fenomeno carismatico o apparizione;
4) del complesso delle circostanze;
5) degli effetti del fenomeno carismatico o dell'apparizione: a) sulla persona veggente e b) sugli altri (il criterio evangelico dei flutti);
6) dell'eventuale conferma dei miracoli.

San Giorgio Preca (1880-1962), sacerdote maltese e instancabile catechista, canonizzato da Benedetto XVI il 3 giugno 2007, offre un'ottima sintesi della dottrina classica per il discernimento delle apparizioni nella preziosa opera intitolata "Il Libro dei Segni" ( 1945):

"Argomento: Visioni dal cielo"
Una visione dal cielo si può riconoscere:
[Segni nell'esperienza della persona veggente]
1. Dal timore e dalla confusione all'inizio che presto si trasformano in gioia e serenità dell'anima.
2. Dall'elevazione dei pensieri in Dio.
3. Dalla disposizione ovvero dalla prontezza dell'anima all'orazione.
4. Dalla luce e dalla calma che si generano nell'anima.
5. Dall'umiltà profonda e sincera dell'anima.
6. Dalla vergogna che l'anima prova mentre racconta il fatto al solo suo Direttore, e non ad altri.
7. Dal fatto che l'anima favorita pensa che la visione non dipende dal suoi propri menti.
8. Dal tatto che l'anima favorita pensa che non ha niente. se non miserie.
9. Dall'amore verso Dio generato nell'anima.
10. Dall'attrazione verso le cose del cielo generata nell'anima.
11. Dai sentimenti di distacco che l'anima prova per le cose del mondo.
12. Dal desiderio per la mortificazione e per la penitenza.
13. Dalla forza per l'esercizio delle virtù.
[Segni nell'oggetto che appare]
14. Dalla grande decenza del volto, della postura, e degli atti delle figure che appaiono; che generano sempre sentimenti di grande purezza.
15. Dalla verità che dicono i personaggi che appaiono: non dicono mai menzogne o cose contro la dottrina della Chiesa.
16. Dalla santità che i personaggi dal Cielo dimostrano nelle loro parole.
17. Dagli atti o dalle parole dei personaggi che appaiono, che non contengono mai cose inutili, ma sempre sono utili per l'anima e di gloria a Dio .

Argomento: Visioni da Satana
Una visione da Satana si può riconoscere:
[Segni nell'esperienza della persona veggente]
1. Dalla gioia e dalle delizie che si provano all'inizio.
2. Dall'inquietudine e dalla confusione e dalla tristezza del cuore che seguono dopo la gioia dei sensi.
3. Dalle tenebre e dalla confusione deh anima che permangono in coloro che accolgono queste visioni e non le contraddicono.
4. Dall'ingannevole delizia iniziale che poi lascia l'anima triste, disgustata, arida e per niente pronta per l'orazione.
5. Dalla difficoltà e dalla tristezza che prova l'anima per elevarsi in Dio dopo la visione da Satana.
6. Dalla superbia generata nell'anima che conserva sentimenti di superbia e di stima di sé.
7. Dal desiderio di questa anima di dire a tutti quello che ha visto e tutto quello che è successo.
8. Dal godimento (delectatio) e dalle delizie nell'amore impuro, e per i sentimenti carnali.
9. Dalla vanità generata nella persona veggente.
10. Dalla disobbedienza dell'anima che fa quello che pensa e non segue i consigli degli altri.
11. Dall'impazienza dell'anima che non tollera contraddizioni.
12. Dalla mancanza d'amore per gli altri nell'anima che li critica e li tratta male
13. Dalla mancanza di mortificazione nell'anima dopo la visione.
14. Dal bene spirituale che l'anima pensa di avere ottenuto, e che subito svanisce appena finita la visione, lasciando nulla di utile per l'anima.
[Segni nell'oggetto che appare]
15. Dalle imperfezioni o dai difetti della figura che appare. e specialmente nel volto, nelle mani e nei piedi che hanno dell'animalesco.
16. Dalle parole dette dalla figura che appare: perché dice cose non vere o inutili. o vane. o dannose per l'anima.
17. Dall'inganno con cui la figura che appare mescola cose vere e buone con cose false, e cosi l'anima crede anche alle cose ingannevoli e false.
18. Dalla fuga o dai movimenti di terrore che operano le figure che appaiono da Satana. davanti al segno della croce o all'aspersione dell'acqua benedetta o alle parole: «Verbum Dei caro factum est».
(Traduzione dall'originale in Maltese: Il-Ktieb tas-Sinjali, "Dehriet tas-Sema"; "Dehriet tax-Xitan" [II Edizione] pp. 42-44 con aggiunta dei sottotitoli e lieve riordino dei numeri).

5. Il discernimento delle apparizioni mariane deve essere condotto e vissuto in comunione gerarchica.

La responsabilità di esprimere il giudizio della Chiesa sull'autenticità o meno delle apparizioni mariane spetta alla Gerarchia, in modo speciale al Vescovo del luogo. "Ogni vescovo esercita il suo ministero in seno al collegio episcopale, in comunione col vescovo di Roma, successore di san Pietro e capo del collegio; i sacerdoti esercitano il loro ministero in seno al presbiterio della diocesi, sotto la direzione del loro vescovo" (CCC 877). "Mediante il «senso soprannaturale della fede», il Popolo di Dio «aderisce indefettibilmente alla fede» sotto la guida del Magistero vivente della Chiesa"(CCC 889).

6. Il miracolo strettamente collegato con le apparizioni mariane rimane il criterio definitivo dell'autenticità delle medesime.

Giova citare qui le parole incisive di A. ODDONE nel suo famoso articolo pubblicato su La Civiltà Cattolica nel 1948: "Il criterio poi che assicura nel modo più certo il carattere soprannaturale di una visione, è indubbiamente il miracolo. Ma per questo è assolutamente necessaria una condizione, che cioè il miracolo abbia una connessione esplicita o almeno implicita con la visione, che abbia cioè quella che da alcuni si dice verità relativa del miracolo. Senza questa connessione il miracolo sarà un opus divinum, un intervento straordinario di Dio per premiare la fede di qualcuno o per qualche altro motivo, ma non si potrà arrecare come prova della visione" (A. ODDONE SJ, "Criteri per discernere le vere visioni e apparizioni soprannaturali", La Civiltà Cattolica 99 ( 1948) n. 2, pp.363-375: p. 375, nota 1).

 







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