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NOZZE DI CANA


1. Il racconto di Giovanni
 
Così Giovanni narra all'inizio del Capitolo 2 le Nozze avvenute a Cana di Galilea:
 «[1]Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù. [2] Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. [3] Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino». [4]E Gesù rispose: «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora». [5] La madre dice ai servi: «Fate quello che vi dirà». [6]Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. [7] E Gesù disse loro: «Riempite d'acqua le giare»; e le riempirono fino all'orlo. [8]Disse loro di nuovo: «Ora attingete e portatene al maestro di tavola». Ed essi gliene portarono. [9] E come ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l'acqua), chiamò lo sposo [10] e gli disse: «Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un pò brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono». [11] Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui. [12] Dopo questo fatto, discese a Cafarnao insieme con sua madre, i fratelli e i suoi discepoli e si fermarono colà solo pochi giorni».

2. Cana ieri e oggi
La città di Cana di Galilea non era villaggio come Nazaret, dove gli abitanti vivevano ancora nelle case-grotte addossate alla collina, ma era una città vera e propria, con case costruite in pietra. Il nome stesso, con il suo specifico appellativo di "Kafr " che vuoi dire appunto "pietra ", cioè città costruita in pietra, lo lascia intendere chiaramente. Anche oggi si chiama "Kafr Kann", e sorge sullo stesso sito dell'antica città evangelica. La differenza sta solo nel fatto che ora i suoi abitanti non sono più ebrei, arabi: sono circa 8.000, in maggioranza musulmani I cristiani sono circa 1.200 divisi in tre comunità: greco ortodossi, cattolici melkiti e latini. Qui c'è anche una scuola cattolica dell'associazione nazionale per soccorrere i missionari italiani all'estero, gestita dalla suore Francescane del Cuore Immacolato di Maria, meglio conosciute con l'appellativo di "Suore Missionarie d'Egitto". Al centro della via principale della cittadina, sorge la chiesa francescana detta del "Miracolo delle nozze ", probabilmente nell'area dove c'era la casa dei fortunati sposi ricordati nel Vangelo: si deduce da un'antichissima tradizione e da alcuni reperti archeologici del periodo giudeo cristiano e bizantino.

3. Le fatidiche nozze
Alla nostra mentalità occidentale riesce difficile comprendere l'ambiente e lo svolgimento del convito nuziale di Cana, di cui parla l'evangelista Giovanni, perché: il fatto è accaduto in Oriente e non in Occidente'', e non oggi, ma circa venti secoli fa. Veramente in quell'ambiente anche ai nostri giorni, si possono vedere simili conviti. che ricalcano usi e costumi millenari. Ma per spiegarlo, bisogna scendere nei particolari. Innanzitutto bisogna tener presente che si tratta di un banchetto festoso, compendio e anche epilogo di un rito nuziale religioso, effettuato già un anno prima, diciamo un anno lunare e non solare: Dopo il festino, e solo allora, faceva seguito la coabitazione degli sposi, cioè il matrimonio che da "rato" diventava ".consumato.'. Tale convito non durava un solo giorno, ma più giorni, fino a una settimana. Il primo banchetto si svolgeva nella casa dello sposo e si celebrava nella prima notte, con le persone intime. Ma nei giorni successivi si continuava a banchettare, sempre per far festa agli sposi. Si servivano le vivande in grandi vassoi con una ricchezza: di cibi e di pasticcini che, non essendo caldi, potevano in ogni momento essere messi a disposizione degli invitati, venuti per presentare le loro felicitazioni agli. sposi. Gli inviti alle nozze erano, generici e approssimativi - lo sono anche oggi in molti villaggi di quella terra - per cui l'organizzatore della festa non era mai in grado di prevedere con precisione la quantità delle provviste occorrenti. Pertanto facilmente poteva accadere di trovarsi di fronte, a qualche sgradevole sorpresa.

4. Il primo miracolo
Precisamente una di queste incresciose sorprese avvenne durante le nozze di Cana di Galilea quando a un certo punto, venne a mancare il vino: «Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la Madre di Gesù gli disse 'Non hanno più vino "» (Gv 2,3). L'evangelista non ci da nemmeno il tempo di riflettere su questa improvvisa mancanza di vino perché subito pone dinanzi la stupenda, provvidenziale figura di Maria, la quale con forza interviene per risolvere l'inconveniente, che sarebbe stato umiliante per gli sposi e per gli organizzatori della festa. Maria e una donna forte e delicata, che, pur vivendo nell'umiltà e nel nascondimento, non temé di farsi avanti con energica dolcezza per risolvere all'istante il non facile problema della comunità in cui momentaneamente si trova 'vivere. Se dal banchetto fosse mancato del cibo invece del vino, forse la Madonna sarebbe ugualmente intervenuta; ma di fronte alla mancanza del vino ella non poteva rimanere indifferente in quanto il vino nel festino nuziale assumeva un significato molto importante, soprattutto nei confronti della sposa sua parente e conoscente. Anche nei nostri 'festini nuziali il vino ha particolare importanza perché è l'elemento che porta allegria agli sposi e a tutti gl'invitati. Nelle feste nuziali ebraiche il vino conteneva inoltre il significato ben più profondo della « fedeltà coniugale», di cui era un simbolo profetico. Infatti la figura della vigna e del suo frutto fu spesso assunta dai profeti come immagine e segno della. fedeltà di. Dio verso il suo popolo Israele. Anche Gesù, qualche tempo dopo, si servirà di questo simbolo per raffigurare il suo futuro regno messianico. E come nell'Antico Testamento Dio affermò di essere stato fedele al suo patto stipulato con la sua vergine sposa, Israele (la quale però non ha man tenuto la promessa, diventando adultera), così Gesù dirà che la vigna d'Israele sarà tolta ai suoi perfidi vignaioli e sarà data da coltivare ad altri popoli. Pertanto la mancanza del vino in quel banchetto nuziale non era solo un imbarazzo e un'umiliazione per gli sposi, ma soprattutto era un segno di malaugurio per la sposa, amica di Maria. Non c'è da meravigliarsi dunque se ella intervenne con tanta dolce fermezza presso il Figlio, perché ponesse subito riparo al grave inconveniente.

5. L'ora di Gesù
La risposta di Gesù a Maria: «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora» (Gv 2,4), sembra un po' strana e incomprensibile. Una frase idiomatica del genere non è facile da tradurre nelle nostre lingue occidentali, senza correre il rischio di tradirne il significato autentico e originale, con pedisseque traslazioni letterarie. Il comportamento di Maria ci fa capire che la risposta di Gesù, contrariamente alle apparenze, non è un rifiuto. In altre parole Gesù non si schermisce per evitare di compiere il miracolo, tanto è vero che lo fa e in modo immediato e originalissimo; ma piuttosto egli avverte che non è giunta l'ora del mistero pasquale, a cui rimanda una nuova presenza di Maria, che ancora chiamerà nuovamente "Donna", sotto la croce. Quando si dà inizio a una qualche grande impresa, si prova sempre un senso di apprensione. A maggior ragione quando l'impresa è la più grande della storia umana, cioè la redenzione di tutti gli uomini, opera che si concluderà con la Passione, Morte e Resurrezione di Cristo. Pertanto la richiesta di Maria suona per lui come un campanello d'allarme. Ella, senza volerlo, gli ricorda l'imminenza della sua divina e prodigiosa missione salvifica, e, indirettamente, gli rammenta che sta per iniziare l'ultima  fase della sua vita, quella che lo condurrà sulla croce. Comunque sia, sorprende la forza di decisione di questa donna, la quale, quando vuole una cosa che ritiene rientri nella volontà di Dio, la chiede fermamente e subito, con la certezza che verrà attuata. Perciò senza mezzi termini, chiama i servi e dà loro ordini anche se non sono servi suoi, dicendo loro: «Fate tutto quello che (Gesù) vi dirà» (Gv 2,5). Maria si mostra la donna attenta alle necessità di tutti e pronta a risolvere situazioni imbarazzanti: è la madre che si prende le sue responsabilità e che invita il Figlio a fare altrettanto. «Fate tutto quello che vi dirà» (Gv 2,5): è un'analogia con le parole che il faraone diceva agli egiziani: « Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà» (Gn 41,55). Maria è la stessa "sposa d'Israele" che supplica lo sposo a manifestarsi. Il vino è il segno di questo sposalizio. Dio è lo sposo che attende la sposa fedele del suo popolo (Os 2,21-24). Probabilmente questo episodio è stato fonte di ispirazione per Dante Alighieri quando scrisse: Donna, sei tanto grande e tanto vali / che chi vuol grazia e a te non ricorre / sua desianza vuoi volar senz'ali. / La tua benignità non pur soccorre / a chi manda, ma molte fiate, / liberamente al dimandar precorre» (Parad. XXXIII, 13-18). Maria, mediante il Figlio, ottiene tutto ciò che vuole. Il suo potere si esercita in cielo, in terra e anche sopra il serpente infernale, al quale ha schiacciato e continua a schiacciare il capo.

6. I servi obbediscono a Maria
I servi obbediscono subito a Maria e si presentano a Gessù che dice loro: «Riempite d'acqua le giare» (Gv 2,7). Quali? Tutte le giare che si trovavano in casa e che servivano «per la purificazione dei Giudei » (Gv 2,6). Erano sei e contenevano ciascuna due o tre barili, cioè da sessanta a novanta litri. Immediatamente i servi eseguono gli ordini «e le riempirono fino all'orlo» (Gv 2,7), prendendo l'acqua dalla cisterna, di cui era fornita la casa. Anche le case di questa terra non attrezzate di impianti idrici, si servono di cisterne scavate nel sottosuolo; si riempiono di acqua durante la stagione delle piogge, che va da ottobre ad aprile. Quest'acqua, benché di origine piovana, serve non solo per lavarsi, ma anche per bere; ed è ottima. L'acqua delle idrie di Cana era dunque eccellente, ma Gesù la rese mille volte migliore, tramutandola in squisitissimo vino. Infatti ordina ai servi: «Ora attingete e portatene al maestro di tavola. Ed essi gliene portarono. E come ebbe assaggiata l'acqua diventata vino, il maestro di tavola chiamò lo sposo e gli disse: "Tutti servono da principio il vino buono e, quando (i commensali) sono un po' brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono"» (Gv 2,7-10). Maria esulta di gioia perché gli sposi sono stati tratti d'imbarazzo e perché il Figlio acquista gloria e credibilità, compiendo quel suo primo, strepitoso miracolo. Tutti i presenti sono stupiti e giulivi. Ma soprattutto i discepoli, che da quel momento più che mai «credettero in lui» (Gv 2,11). Credettero, cioè, che le parole, già tanto meravigliose del Rabbi di Nazaret, che da qualche tempo seguivano, per la prima volta venivano confermate in maniera irrefutabile attraverso un tale prodigio. Quindi credettero in lui e si attaccarono maggiormente alla sua persona e ai suoi insegnamenti, senza alcuna esitazione. Videro con i loro occhi che le parole di Gesù provenivano da Dio stesso, il quale è in modo assoluto fedele e veritiero. Compresero che il generoso e abbondante vino nuovo non era solo un'immagine della profetica vigna di Israele, ma un segno della nuova realtà che stava per dare loro Gesù: il suo Vangelo. Credettero anche in Maria, nella sua potenza d'intercessione presso il Figlio, nella sua squisita bontà e carità verso chi è nel bisogno. La vedranno altre volte presso Gesù, soprattutto nei momenti più significativi della sua vita pubblica, della sua morte e risurrezione. Da questo episodio si delinea la figura di Maria come Madre provvida dei nuovi credenti.

Bibliografia
DALLA LIBERA V., Maria nella sua terra, Edizioni Paoline, Milano 1986, pp. 202-209; AA. VV., Maria nel Nuovo Testamento, Cittadella Editrice, Assisi 1985; pp. 220-240; SERRA A., Maria di Nazaret. Una fede in cammino, Edizioni Paoline, Milano 1993, pp. 75-89; ID., Maria a Cana e presso la Croce, Centro di Cultura Mariana "Madre della Chiesa", Roma 1991, pp. 7-78;  ID., Le nozze di Cana (Gv 2,1-12). Incidenze cristologico-mariane ne primo segno di Gesù, Edizioni Messaggero, Padova 2009; CANTINAT J., La Madonna nella Bibbia, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo 1987; MANELLI S., Mariologia biblica, Casa Mariana Editrice, Frigento 1989, pp. 317-338; SPILA A., La vita di Maria, Istituto Salesiano Pio X, Roma 1987, pp. 129-134; BATTAGLIA O., La Madre del mio Signore. Maria nei Vangeli di Luca e Giovanni, Cittadella Editrice, Assisi 1994; pp. 255-298.






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