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PREGHIERA MARIANA POPOLARE


1. Origini e sviluppo
a) É noto che la preghiera popolare verso la madre di Dio conosce una lunga storia. Essa inizia già nella prima generazione cristiana e si radica nella Scrittura, che - letta nella fede - sviluppa lungo i secoli tutta una serie di espressioni di lode, di supplica, di amore e di fiducioso affidamento verso la Vergine, le quali costituiscono indubbiamente il dato emergente, per quantità e varietà, della testimonianza cultuale verso la madre di Dio:
- Il saluto dell'angelo: «Ave (o Rallegrati), piena di grazia» registrato dall'evangelista Luca (1,28) diventa molto presto invocazione di lode del popolo cristiano. Le conferme le abbiamo dapprima nella iscrizione XE M (cioè «Rallegrati, Maria») del graffito della grotta di Nazaret, disegnato da un anonimo pellegrino della fine del II secolo o degli inizi del III secolo; in seguito nelle omelie dei Padri della Chiesa i quali, commentando il brano evangelico dell'Annunciazione, iniziano a svilupparne il messaggio teologico; poi nelle inimitabili modulazioni dell'inno Akathistos del V secolo. Da queste prime fonti si elabora più tardi la formula attuale dell'Ave Maria;
- Il saluto di Elisabetta: «Benedetta tu fra le donne... Beata te che hai creduto» (Le 1, 42. 45) completa l'invocazione della prima parte dell'Ave Maria. Alla Vergine, chiamata madre del Signore, si riconosce la benedizione di Dio e si applica il primo "macarismo" del Vangelo, che anticipa le beatitudini di Gesù. A questo primo saluto benedicente e augurale di Elisabetta si ricollega tutta la serie di litanie, genere di preghiera oggi particolarmente fecondo;
- La lode rivolta alla madre di Gesù dall'anonima popolana: «Beato il ventre che ti ha portato e il seno che ti ha allattato» (Lc 11,27) ha molto influito nell'entusiasmo della pietà popolare verso la madre del Signore. In tale lode possiamo pure ravvisare la comunità primitiva che esalta Maria. Tanto più che Gesù non nega, ma ne spiega il senso: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica» (Lc 11,27-29).
b) Da queste origini bibliche è germogliata l'immensa ricchezza di attributi laudativi e invocativi che costituiscono le preghiere m'ariane popolari. Scrive Roberto lacoangeli in un recente studio: «La formulazione della preghiera antifonale secondo lo schema del Sub tuum praesidium (sec. III) non tarda a diramarsi in una sorprendente varietà di modulazioni commemorative della presenza di Maria, nei riti orientali e occidentali: ne sono palese testimonianza le più antiche antifone per la Natività e l'Assunzione; l'antifonario gregoriano modellato sull'esempio del Magnificat; i primi testi poetici mariani di Ambrogio, Prudenzio, Sedulio, Ennodio, Venanzio Fortunato; le orationes medievali; le laudationes provenienti da splendide pagine della tradizione patristica, di cui non poche hanno arricchito le officiature, nei vari riti, della Vergine santa; le celebri antifone, divenute popolari, come la Salve Regina, Alma Redemptoris Mater, Ave Regina coelorum, Regina coeli, a cui vanno aggiunte, sempre nella fascia delle preghiere mariane più popolari, le invocationes litanicae, le salutationes Mariae, che talora si sciolgono nello splendore dell'Innologia, come l'Ave maris stella, inno già noto nel sec. IX, fino all'Ave Maria, ai Planctus Mariae dei secoli Xll-XIH, anticipati dallo Stabat Mater di lacopone da Todi. Possiamo chiudere l'elenco, estremamente ridotto e parziale, con la sublime preghiera, che il sommo poeta italiano, Dante Alighieri, pone sulle labbra di san Bernardo: "Vergine Madre, figlia del tuo Figlio».
c) Se ora ci fermiamo a considerare l'intero complesso delle preghiere mariane, che segnano i duemila anni di storia ecclesiale, due dati emergono: da una parte un'evoluzione che, in sostanza, si identifica con la varietà e l'ingente ricchezza delle forme letterarie e, dall'altra, una stabilità delle linee strutturali e dei contenuti dottrinali. Questi ultimi, come si è accennato, sono di provenienza biblica e riguardano la pienezza di santità di Maria, la sua verginità, la maternità umano-divina, la sua mediazione. Tali prerogative di Maria si ricollegano direttamente a Gabriele, che saluta la Vergine con grande rispetto («piena di grazia», Lc 1, 28), e ad Elisabetta che onora Maria con il titolo di «madre del Signore» (Lc 1, 43). Se poi analizziamo l'oggetto delle preghiere popolari mariane troviamo che si chiede a Maria ogni genere di cose: liberazioni da mali, da flagelli e da terremoti, fertilità delle campagne, trionfo della giustizia sociale, talora perfino delle vendette. Ma prevalgono le richieste di ordine spirituale: come l'esplicita promessa di una vita migliore.
d) In questo contesto non possiamo tralasciare di soffermarci sulla preghiera popolare più diffusa nel mondo: la Supplica alla Regina del SS. del Rosario di Pompei, composta nel 1883 da un «serafico avvocato», Bartolo Longo (†1926), per «effondere con lacrime gli affetti del nostro cuore, e con la confidenza di figli esporre le nostre miserie». Occorre notare tuttavia che, nella versione aggiornata e approvata dalla Conferenza Episcopale Italiana, le "lacrime" sono state abolite. «Preghiera certamente popolare - annota il De Spirito -, la Supplica è caratterizzata da una coralità unica e unificante, se non più vasta, certamente più sentita di altre preghiere, anche liturgiche, del mondo cattolico. Ciò, grazie a quel particolare voluto dall'autore, ed espresso con non poca enfasi, quasi una solenne intimazione: "Ad un'ora che io stabilisco, a mezzodì dell'otto maggio e della prima domenica d'ottobre, popoli tutti della terra interrompete le vostre cure, chiese di tutto il mondo, sospendete i vostri riti; pregate, o chiese, pregate, o popoli, con gli echi della mia medesima voce. Sì, in ginocchio". Così l'esperienza religiosa personale si trasforma in un insegnamento per tutti, mentre si evidenziano l'utilizzazione e la funzione pedagogica del luogo, del tempo, del metodo e delle tecniche gestuali e verbali, che sollecitano o sviluppano quei sentimenti che rendono la preghiera autentica e piena, poiché non si prega solo con la testa, ma con la testa e con il cuore».

2. Significato teologico

a) É importante tener presente il significato originario della preghiera diretta alla Vergine, per coglierne il valore ecclesiale. La preghiera a Maria - come ha mostrato Stefano De Fiores - è un «fatto vitale» della Chiesa, che diventa una necessità quando si percepisce nella fede la condizione glorificata della madre di Dio. La preghiera mariana infatti non deve mai perdere di vista come Maria sia relativa al Cristo e al disegno salvifico. Dal titolo di «Madre di Dio» attribuitole dal concilio di Efeso (a. 431) a quello di «madre della Chiesa» rivoltole da Paolo VI (a. 1964), ogni formula indirizzata alla Vergine deve confermare la fede e la giusta venerazione della Chiesa verso la Figlia di Sion, la prima redenta da Cristo, l'unico Salvatore.
b) La preghiera mariana popolare infatti racchiude un triplice significato: anzitutto come confessione dei misteri fondamentali della fede cristiana, cioè dell'Incarnazione (madre di Dio) e della redenzione (nuova Eva ai piedi della Croce); in secondo luogo come inno di lode alla magnificenza di Dio che in Maria ha reso trasparenti la fedeltà, la sapienza e la tenerezza del Padre; in terzo luogo come esaltazione della Donna, Maria, che ha rinnovato lungo tutta la vita - dall'Annunciazione alla Pentecoste - il "fiat" posto al servizio di tutta l'umanità. Essa quindi non è fine a se stessa, come può sembrare in certe formule degli ultimi secoli, le quali non ne sono state uno sviluppo positivo, soprattutto per il fatto che il rapporto cristologico-trinitario viene ignorato.
c) La preghiera mariana popolare non è certo priva di limiti, per cui si richiede una maggior evangelizzazione nei suoi riguardi, in modo che i contenuti cristiani siano evidenziati nel rispetto della gerarchia dei valori. I. numerosi e significativi meriti che le preghiere del popolo presentano non vanno quindi misconosciuti in nome di un razionalismo incapace di comprenderle. Il popolo cristiano, seguendo l'insegnamento dei Padri della Chiesa, deve giungere a pregare "come" Maria, piuttosto che pregare direttamente lei; deve pregare "con" Maria e imitarne le virtù evangeliche, soprattutto quella dell'ascolto della Parola nella fede («Beata perché hai creduto»: Lc 1, 45); deve verificare se le formule di cui nutre la sua devozione mariana corrispondono all'autentica pietà cristiana, che è sempre biblica, trinitaria, cristologica, pneumatologica. Maria - é noto - rappresenta la testimone più qualificata della natura orante della Chiesa e dei credenti, perché ha avuto rapporti singolari con lo Spirito santo che intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili, e sa come si debba pregare secondo quanto conviene alla salvezza (cf Rm 8, 26-27).
 
3. Linguaggio della preghiera mariana popolare
a) Accanto a queste espressioni devote si riscontra tra i fedeli un altro tipo di preghiera mariana popolare, meno oggetto di studi e di ricerche, ma frutto di attenzione amorosa verso il sentire dei più semplici e dei più poveri. Si tratta cioè della preghiera non veicolata da moduli e formule consolidate da tradizioni locali, ma quella che il popolo esprime con il linguaggio visivo e gestuale. Quanti cristiani all'inizio della giornata o nel suo svolgersi si rivolgono con sguardo intenso ad una immagine di Maria, ad una sua icona, quale volto interiore della Madre che ciascuno deve portare nel cuore! L'immagine sacra diventa così via alla preghiera, occasione prossima di un rapporto fortemente personalizzato tra l'orante e Maria, «Regina e Madre». Lo sguardo si trasforma in dialogo silenzioso, in filiale colloquio, mediato dalla «dolce e attraente figura materna e regale della madre di Cristo, assiso sulle ginocchia di lei» (Paolo VI). Alla Vergine si dice tutto senza proferire parole, si esprime la fiducia nella sua benevola protezione perché conosce ogni desiderio e necessità. Il contenuto della più antica formula di preghiera esprime, questa costante aspirazione del devoto: «Noi ci rifugiamo sotto la tua protezione, o santa madre di Dio ... ». Lo sguardo filiale è rivolto a Maria per riconoscerla madre, maestra e signora nostra, per imprimerla dentro di noi perché diventi fonte di vita, stimolo per il servizio ai fratelli. Il Vangelo, la riflessione migliore della Chiesa, la liturgia, specie quella propria dei Servi di Maria, ridondano di inviti a guardare la Vergine. Il devoto in questa "liturgia dello sguardo" contempla in Maria la realizzazione più pura del Vangelo, la creatura pienamente aperta al disegno di Dio, la prima ad accogliere la buona novella di colui che per primo la porta, la più perfetta discepola di Cristo suo Figlio e suo Signore.
b) Oltre al linguaggio visivo, anche la preghiera espressa da gesti semplici e umili è quanto mai preziosa per la vita del popolo cristiano. Il popolo sperimenta a volte che pregare nella vita vuoi dire anche accendere una candela davanti all'immagine di Maria, fare un inchino e dare un bacio ad una icona, intraprendere un pellegrinaggio verso un santuario mariano. Con un gesto si dice tutto, si esprime la richiesta ed il ringraziamento. Riferisce O. Clement che il Patriarca Atenagora, già ultrasettantenne, quando non poteva dormire, scendeva di notte nella cappella patriarcale ed accendeva un cero davanti all'icona della madre di Dio e lì sostava a lungo in preghiera. E confidava ad un suo interlocutore: «Spesso di notte vado a pregare davanti alla madre di Dio. Non è una preghiera solitaria, è una "omelia", una conversazione. Ciò che mi dice lei, la madre, non lo si può ripetere, tradurre in parole... É il segreto della nostra teologia, trovar così rifugio nella sua "tenerezza". Pensate ai nomi innumerevoli che noi le diamo: Speranza dei disperati, Sorgente di vita, Gioia di ogni creatura; nomi testimoniati dalle sue icone, poiché ciascuna, come ogni suo nome, è un raggio della sua luce, una aspetto della sua presenza».
c) L'esempio del Patriarca Atenagora incoraggia a fare della nostra preghiera una continua conversazione con la madre del Signore e madre nostra. É l'aspetto più personale, intimo, vero e creativo della preghiera... E di dialoghi con la Madre sono piene le storie dei santi e dei semplici, come di ciascuno di noi. In questo dialogo, fatto spesso con invocazioni fugaci, con sguardi intensi, con espressioni inedite di fiducia e di devozione che ci accompagnano fin dall'infanzia, sta il segreto del pregare Maria nella vita. É un vero dialogo nel quale non mancano mai risposte di incoraggiamento e di speranza. Maria infatti segretamente avverte, prepara, suggerisce, consola, protegge. Con la presenza di Maria la vita del popolo diventa preghiera, rapporto con Cristo e con i suoi misteri, amore per la Chiesa, capacità e volontà di servizio ai fratelli.

Bibliografia
PEDICO M. M., La Vergine Maria nella pietà popolare, Edizioni Monfortane, Roma 1993, pp. 61-67; AA. VV., La preghiera mariana nei santuari, in La Madonna 34 (1986), n. 1-2, pp. 15-117; AA. VV., Le parole della fede. Forme di espressività religiosa, a cura di Vincenzo Padiglione, Bari 1990; CLEMENT O., Dialoghi con Atenagora, Torino 1972; AA. VV., Come pregare con Maria, a cura di Ermanno Toniolo, Roma 1991; DE CANDIDO L., Onorare santa Maria con ossequi antichi e nuovi, in Riparazione mariana 70 (1985), n. 1, pp. 21-23; DE FIORES S., La place de Marie dans la prière de l'Eglise. Réflexion théologique, in Etudes mariales 39 (1982), pp. 101-130; ID., A Colei che ci ascolta. Preghiere di tutti i secoli a Maria, Edizioni Monfortane, Roma 1983; DE SPIRITO A., Preghiera popolare e vita quotidiana dei devoti della Madonna di Pompei, in Bartolo Longo e il suo tempo. Atti del Convegno storico, a cura di Francesco Volpe, II, Comunicazioni, Roma 1983, pp. 69-90; ENARD A., Rallegrati Maria. Spunti di preghiera mariana, Roma 1986; FOTI E., Preghiere popolari alla Madonna nel santuario di Dinnammare, Messina 1981; GHIDELLI C., Maria maestra di preghiera, educatrice all'incontro con Cristo, in La Madonna 39 (1990), nn. 2-3, pp. 7-11; IACOANGELI R., «Sub tuum praesidium». La più antica preghiera mariana: filologia e fede, in FELICI S.(a cura di), La mariologia nella catechesi dei Padri (Età prenicena). Convegno di studio e aggiornamento (Roma 18-19 marzo 1988), Roma 1989, pp. 207-240; LAURENTIN R., Tutte le genti mi diranno beata. Due millenni di riflessioni cristiane, Bologna 1986; LODI E., Preghiera mariana, in DE FIORES - MEO S., Nuovo Dizionario di Mariologia, Paoline, Cinisello Balsamo 1986, pp. 1137-1147; DA SPINETOLI O., Preghiera e liturgia nella vita di Maria, in La Madonna nel culto della Chiesa, Brescia 1966, pp. 35-45; VALENZIANO C., Culto popolare a Maria con celebrazione liturgica e ritualità spontanee, in AA. VV., Aspetti della presenza di Maria nella Chiesa in cammino verso il duemila, Roma-Bologna 1989, pp. 315-357.

VEDI ANCHE
- PREGHIERA
- PREGHIERA DI MARIA
- PREGHIERA IN COMUNIONE CON MARIA
- PREGHIERE MARIANE






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