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PREFAZI DELLE FESTE MARIANE


Consideriamo alcuni testi di nuova composizione, non provenienti dalla tradizione antica e medievale; nel Messale preconciliare esisteva un solo prefazio per tutte le festività mariane.

1. Alcuni prefazi del Messale Romano
a) Il prefazio dell'Assunzione
Se le orazioni e antifone dell'Assunzione sono quelle introdotte nel Messale da Pio XII nel 1951, il prefazio è di nuova composizione:
        Oggi la Vergine Maria,
        madre di Cristo, tuo Figlio e nostro Signore,
        è stata assunta nella gloria del cielo.
        In lei, primizia e immagine della Chiesa,
        hai rivelato il compimento del mistero di salvezza
        e hai fatto risplendere per il tuo popolo,
        pellegrino sulla terra,
        un segno di consolazione e di sicura speranza.
        Tu non hai voluto
        che conoscesse la corruzione del sepolcro
        colei che ha generato il Signore della vita.

La novità del testo sta nell'esplicitare, accanto al tradizionale motivo di ordine cristologico, il risvolto ecclesiologico: l'assunzione di Maria non riguarda solo le grandi opere compiute da Dio nella sua serva (cf. il Magnificat, vangelo proclamato il 15 agosto), ma rischiara il popolo di Dio. Vocabolario e contenuti sono ispirati al testo di LG 68: «La Madre di Gesù, come in cielo, glorificata ormai nel corpo e nell'anima è l'immagine e la primizia della Chiesa che dovrà avere il suo compimento nell'età futura, così sulla terra brilla come segno di sicura speranza e di consolazione per il popolo di Dio in cammino, fino a quando non verrà il giorno del Signore». Il prefazio è un esempio di ricezione della rinnovata comprensione conciliare della figura di Maria.
b) Il prefazio dell'Immacolata Concezione
Il Messale ha conservato le orazioni e le antifone adottate da Pio IX a seguito della definizione dogmatica. Il prefazio è invece nuovo:
        Tu hai preservato la Vergine Maria
        da ogni macchia di peccato originale,
        perché, piena di grazia,
        diventasse degna Madre del tuo Figlio.
        In lei hai segnato l'inizio della chiesa,
        sposa senza macchia e senza ruga,
        splendente di bellezza.
        Da lei, Vergine purissima, doveva nascere il Figlio,
        agnello innocente che toglie le nostre colpe;
        e tu sopra ogni altra creatura
        la predestinavi per il tuo popolo
        avvocata di grazia e modello di santità.

La cristologia è la luce per contemplare l'Immacolata: le è elargita pienezza di grazia a motivo di Cristo e in vista di diventarne la Madre; ciò l'ha resa primizia della chiesa. La confessione dogmatica si declina, infatti con riverbero ecclesiologico: l'immacolato concepimento illumina la grazia donata a tutti i redenti dall'«Agnello innocente che toglie le nostre colpe». Alla redazione del testo ha contribuito il passo di LG 65: «Mentre la Chiesa ha già raggiunto nella beatissima Vergine la perfezione che la rende senza macchia e senza ruga (cf. Ef 5,27), i fedeli si sforzano ancora di crescere nella santità debellando il peccato; e per questo innalzano gli occhi a Maria, la quale rifulge come modello di virtù davanti a tutta la comunità degli eletti». Nell'unicità del privilegio di Maria è iscritta anche la sua preelezione come avvocata di grazia e modello di santità per il popolo di Dio pellegrinante sulla terra (cf. SC 103). Il prefazio esprime in preghiera il mistero dell'Immacolata: un dono fatto singolarmente a Maria, ma in ragione di Cristo Salvatore e paradigmatico per la chiesa tutta.

2. I prefazi del Comune della Beata Vergine Maria
Nell'odierno Messale, il prefazio tradizionale della Vergine, di origine medievale, è stato affiancato da testi nuovi; il Messale italiano del 1983 ha aggiunto inoltre altri due prefazi:
- Il prefazio II esprime il ringraziamento a Dio attingendo al cantico del Magnificat: nella voce della chiesa si prolunga la preghiera della Madre del Signore. Oltre al fatto di ispirarsi al vangelo nel formulare la preghiera (si risponde a Dio con la sua Parola), è da rilevare l'esemplarità di Maria per la chiesa celebrante i santi misteri;
- Il prefazio III sosta su eventi salienti della vita di Maria nel mistero di Cristo, declinandoli sulla chiesa: l'annuncio dell'angelo (Lc 1,26-38); Maria ai piedi della croce (Gv 19,25-27); in preghiera con gli apostoli (Ai 1,14); l'Assunta accompagna la chiesa all'incontro definitivo con Cristo. E un esempio di esegesi orante della Scrittura, alla luce di LG 53, 58, 59, 61, 63, 65, 68;
- Il prefazio IV, proprio del Messale italiano, è un esempio di centonizzazione di espressioni bibliche e magisteriali (cf. LG 56, 59, 68), che delineano l'icona di Maria nel mistero di Cristo e della chiesa;
- Anche il prefazio V è proprio del Messale italiano. Il suo pensiero si precisa nella tipologia del Cristo, nuovo Adamo (cf. 1Cor 15,45.22 e Rm 5,12-21), e di Maria, nuova Eva, in vista della nascita dell'umanità redenta, la chiesa, secondo il disegno delle origini. L'antitesi Eva-Maria, proposta già nei primi secoli, è richiamata in LG 56. É un esempio di traduzione orante di temi biblico-patristici, riproposti dalla riflessione conciliare.

2. Alcuni prefazi delle Messe della Beata Vergine Maria
Nel 1987 la Congregazione per il culto divino pubblicava la Collectio Missarum de Beata Maria Virgine, edita in italiano col titolo di Messe della Beata Vergine Maria. Composta da due volumi (formulari eucologici e lezionario), costituisce una sorta di appendice del Messale Romano. É un libro liturgico senza precedenti, voluto per rispondere specialmente a esigenze pastorali dei santuari mariani. Contiene 46 formulari completi in onore della Vergine, ripresi in gran parte dai propri di diocesi e ordini religiosi, disposti secondo i tempi liturgici e introdotti, ciascuno, da una significativa lettura contenutistica dei testi biblici e delle preghiere. Lo scopo è: «favorire, nell'ambito del culto alla Beata Vergine Maria, celebrazioni che siano ricche di dottrina, varie quanto all'oggetto specifico e che commemorino correttamente i fatti della salvezza compiuti da Dio Padre nella Beata Vergine, in vista del mistero di Cristo e della chiesa» (Introduzione 19).
a) Dal formulano «Affidamento della Beata Vergine Maria» (n. 13)
        Noi ti lodiamo e ti benediciamo
        per il perenne vincolo di amore,
        instaurato ai piedi della croce
        fra i discepoli e la Vergine Maria,
        come supremo testamento del tuo Figlio.
        Egli la dona loro come Madre;
        essi la ricevono in eredità preziosa dalle mani del Maestro.
        A lei, costituita per sempre madre dei credenti,
        ricorreranno nei secoli i fedeli
        come a sicuro rifugio.
        Nei suoi figli adottivi Maria riconosce e ama il Figlio:
        essi, obbedendo ai richiami della Madre,
        custodiscono le parole del Signore.

Il «perenne vincolo di amore tra i discepoli e la Vergine Maria» è il motivo del rendimento di grazie al Padre. Non è dovuto infatti a una certa spiritualità, ma è «il supremo testamento» di Cristo (cf. Gv 19,25-27). Non è pensabile di accogliere Gesù, escludendo l'amore filiale a Maria: «Egli la dona loro come Madre; essi la ricevono in eredità preziosa dalle mani del Maestro». Il prefazio si ferma quindi sul tipo di amore maternale di Maria: «Nei suoi figli adottivi riconosce e ama il Figlio». L'asserzione è illuminante, poiché guida a capire che l'amore nutrito per Cristo, la Madre lo estende anche ai battezzati in lui. Si rimarca poi il senso del vincolo filiale dei discepoli: «Obbedendo ai richiami della Madre, custodiscono le parole del Signore». Sulla base delle parole di Maria a Cana: «Fate quello che Gesù vi dirà» (Gv 2,5), si dice la portata cristologica della comunione con lei: l'obbedienza a Maria porta a praticare la parola del Signore. Dunque, il «perenne vincolo di amore» è suscitato da Cristo ed è ordinato a Cristo (cf. LG 62, parte finale).
b) Dal formulano «Maria Vergine fonte di luce e di vita» (n. 16)
        Per un dono mirabile del tuo amore
        tu hai voluto che nei segni sacramentali
        si rinnovassero misticamente
        gli eventi della storia della salvezza
        vissuti dalla Vergine Madre.
        Così la chiesa, vergine feconda,
        partorisce nelle acque del battesimo
        i figli che ha concepito dalla fede e dallo Spirito;
        li consacra con il prezioso unguento del crisma,
        perché lo Spirito che avvolse la Vergine
        discenda su di loro con l'abbondanza dei suoi doni;
        e quotidianamente imbandisce la mensa eucaristica,
        per nutrirli col pane del cielo
        che Maria ha dato alla luce per la vita del mondo,
        Gesù Cristo nostro Signore.

Sono evidenziati due livelli: quello storico (ciò che Maria ha vissuto) e quello sacramentale (ciò che la chiesa vive nei santi misteri). Quanto Maria ha compiuto nei misteri storici di Cristo si riverbera nella liturgia della chiesa. Su tale esemplarità è costruito il prefazio, intitolato «La missione della Vergine Maria nei sacramenti dell'iniziazione cristiana», tema di sapore patristico, ma nuovo per l'eucologia romana. Nella chiesa che battezza si ravvisa l'immagine della verginale maternità di Maria: concepimento nella fede per opera dello Spirito e parto nell'acqua del battesimo. Lo Spirito che nell'annunciazione ha consacrato la Vergine come «cristofora», conferma coi suoi doni anche i credenti, «cristificandoli» col suo sigillo nell'unzione crismale. Evocando il nesso tra incarnazione ed eucaristia, la maternità di Maria rischiara quella della chiesa: il gesto materno della Vergine che, nella notte di Betlemme, pone il Figlio nella mangiatoia rivive, sotto il velo dei simboli, in ogni convito eucaristico.
c) Dal formulano «Maria Vergine del Cenacolo» (n. 17)
        Tu ci hai dato nella chiesa nascente
        un esempio mirabile di concordia e di orazione:
        la Madre di Gesù, unita agli apostoli
        in preghiera unanime.
        La Vergine Figlia di Sion,
        che aveva atteso pregando la venuta di Cristo,
        invoca con intense suppliche lo Spirito promesso.
        Lei che nell'incarnazione del Verbo
        fu adombrata dalla tua potenza,
        è di nuovo colmata del tuo dono
        al sorgere del nuovo Israele.
        Vigile nell'orazione, ardente nella carità,
        è divenuta modello della chiesa,
        che animata dal tuo Spirito,
        attende vegliando il secondo avvento del Signore.

L'icona degli apostoli raccolti in preghiera epicletica con Maria (cf. At 1,6-14) rivive nella comunità eucaristica. Questa invoca lo Spirito, affinché «il pane e il vino diventino il corpo e il sangue di Cristo» (riferimento all'opera dello Spirito nell'ora dell'annunciazione); e, supplica il Padre: «e a noi che ci nutriamo del corpo e sangue del tuo Figlio, dona la pienezza dello Spirito Santo perché diventiamo in Cristo un solo corpo e un solo Spirito» (Preghiera eucaristica III). Maria che «invoca con intense suppliche lo Spirito promesso» richiama la preghiera della Vergine Figlia di Sion - espressione dell'antico Israele - in attesa del Salvatore: su di lei è sceso lo Spirito quando il capo della chiesa prese corpo; lei è di nuovo colmata di Spirito alla nascita della chiesa, corpo di Cristo, nuovo Israele. Il prefazio si chiude sulle esemplari virtù di Maria: vigile preghiera e ardente carità sono atteggiamenti «mariani» che, in forza dello Spirito, sostengono la chiesa in attesa del ritorno del Signore.
d) Dal formulano «Maria Vergine Madre del bell'amore» (n. 36)
        Noi ti lodiamo e ti glorifichiamo
        per la bellezza ineffabile
        che splende nella Beata Vergine Maria.
        Bella nella sua concezione,
        immune da ogni macchia di peccato
        e tutta avvolta nel fulgore della tua grazia.
        Bella nel parto verginale,
        in cui diede al mondo il Figlio,
        splendore della tua gloria,
        nostro fratello e salvatore.
        Bella nella passione del Cristo,
        imporporata dal suo sangue,
        come mite agnella unita al sacrificio del mitissimo agnello,
        insignita di una nuova missione materna.
        Bella nella risurrezione del Signore,
        con il quale regna gloriosa,
        partecipe del suo trionfo.

Il motivo della lode è la bellezza di Maria, contemplata - in quattro tempi - alla luce del Figlio, «il più bello tra i figli dell'uomo» (Sai 45,4). É bella per la pienezza di grazia che in lei risplende dalla concezione: segno del fulgore divino che fuga l'obbrobrio del peccato. É bella perché ha partorito Cristo, «splendore della gloria di Dio» (cf. Eb 1,3): il mirabile parto che, non violando la verginità, è affrancato dal dolore, fa bella la Madre. É la «bella agnella» imporporata dal sane dell'Agnello che toglie il peccato del mondo: unita à Cristo, Maria ha attraversato la grande tribolazione e lavato le vesti rendendole candide col sangue dell'Agnello (cf. Ap 7,14). Bella è infine Maria partecipe della signoria del Risorto: è la regina splendidamente vestita, assisa alla destra del re (Sal 54,10.14).  Analoghe riflessioni nei Padri; ad es. la Vita di Maria, attribuita a Massimo il Confessore (VII secolo), descrive lo stupore dei Magi: «... superiore a ogni grazia e a ogni gloria era la contemplazione e l'ascolto della Madre intatta, inesperta di nozze, e l'armoniosa compostezza del suo aspetto era più alta di qualunque conoscenza umana: nulla appariva in lei della legge del dolore e della debolezza del parto, ma dopo la nascita era più splendida e più bella, anch'essa riempita della grazia e della luce del suo parto: cosa meravigliosa per tutti coloro che la guardavano». «Pulchra agna»: così Melitone di Sardi (†180) chiama la Madre dell'Agnello senza macchia immolato sulla croce: Omelia sulla Pasqua, letta come seconda lettura dell'ufficio del Giovedì Santo. Il Crocifisso, «che non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi» (Is 53,2-3) resta «il più bello tra i figli dell'uomo», causa della bellezza della chiesa «senza macchia né ruga» (Ef 5,27). Osserva sant'Agostino: «Sfigurato, Cristo pendeva dalla croce: ma la sua sfigurazione era la nostra bellezza» (Sermo 27, 6, NBA 29, 522; PL 38, 181. L'applicazione a Maria di questi versetti è splendidamente iconizzata nei mosaici absidali delle basiliche romane di Santa Maria Maggiore e Santa Maria in Trastevere. Colmo di ringraziamento per le meraviglie di Dio nella tota pulchra, il prefazio esalta la bellezza di Maria su registri «teologico-cristologici»: non viene cantata la bellezza fisica ma quella della grazia e dell'associazione alla vittoria di Cristo sulla turpitudine del peccato e della morte. Ispirato alla riflessione patristica, il prefazio rappresenta un notevole contributo per comprendere la via pulchritudinis, di cui Maria è annunciatrice.

Bibliografia
MAGGIONI C., La Madre del Signore nell'odierna liturgia romana, in Credere oggi 142 (2004) n. 4, pp. 43-60; ID., Lo sviluppo della pietà a santa Maria. Dalla «Sacrosanctum concilium» alla « Collectio Missarum de Beata Maria Virgine», in Rivista Liturgica 75 (1988) pp. 9-32; CBR0VELLI F., La memoria di Maria nel Messale Romano, in Il Messale Romano del Vaticano II. Orazionale e Lezionario, II, LDC, Leumann 1981, pp. 160-192; CALABUIG I. M., Le radici della presenza di Maria nell'anno liturgico, in L'anno liturgico, Piemme, Casale Monferrato, 1983, pp. 111-130; CASTELLANO CERVERA J., Vergine Maria, in SARTOR D. - TRIACCA A. M. (edd.), Nuovo dizionario di liturgia, Paoline, Roma 1984, pp. 1553-1580; ID., In comunione con la Beata Vergine Maria. Varietà di espressioni della preghiera liturgica mariana, in Rivista Liturgica 75 (1988) pp. 48-68; CATELLA A., La Collectio Missarum de Beata Maria Virgine. Analisi dell'eucologia, in Rivista Liturgica 75 (1988) pp. 82-111; CENTRO DI AZIONE LITURGICA (ed.), Con Maria pellegrini nella fede. Raccolta di studi mariani a ricordo dell'anno mariano 1987-1988, La Roccia, Roma 1988; DE ZAN R., La Collectio Missarum de Beata Maria Virgine. Alcuni rilievi al Lezionario, in Rivista Liturgica 75 (1988) 112-122; BARBIERI R., Collectio Missarum beatae Mariae Virginis, in Notitiae 21 (1985) pp. 151-155; LÒPEZ-MARTIN J., Maria en la celebradén del misterio de Cristo. Los «praenotanda» de la «Collectio Missarum de beata Maria Virgine», in Marianum 49 (1987) pp. 43-86; CALABUIG I. M.  Votivas («Colleccidn de misas de la B. V. Maria»), in DE FI0RES S.- MEO S. (edd.), Nuevo diccionario de mariologéa, Paulinas, Madrid 1988, pp. 2046-2079; CALABUIG I. M - SODI M., Con Maria verso Cristo. Messe della beata Vergine Maria, Paoline, Cinisello Balsamo 1990; PEDICO M. M. (ed.), Maria di Nazaret. Itinerario del lieto annuncio, Edizioni Monfortane, Roma 1998; TRIACCAA. M., Esemplarità della presenza di Maria SS. nella celebrazione del mistero di Cristo, in Ephemerides Liturgicae 102 (1988) pp. 406-435; SODI M., Nuovi testi eucologici per celebrare la memoria di Maria nel Messale Romano per la Chiesa italiana. Analisi teologico-liturgico-spirituale, in Ephemerides Liturgicae 101 (1987) pp. 319-353; MASSIMO IL CONFESSORE, Vita di Maria, in AA. VV., Testi mariani del primo millennio, vol. 2, Città Nuova, Roma 1989, p. 213; MELITONE DI SARDI, Omelia sulla Pasqua, in AA. VV., Testi mariani del primo millennio, vol. 1, Città Nuova, Roma 1988, p. 151;

VEDI ANCHE:
- ANNO LITURGICO
- CALENDARIO LITURGICO MARIANO
- CELEBRAZIONE EUCARISTICA
- FESTA DELLA CONCEZIONE
- FESTE MARIANE
- LEZIONARIO DELLA MESSA

- MESSE DELLA BEATA VERGINE MARIA
- MISSALE ROMANUM

- PRIMA FESTA MARIANA IN OCCIDENTE






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