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  Il Ciclo delle feste mobili o «Temporale» nella Liturgia Bizantina 
Ortodossi

Dal libro di Antonino Grasso, Maria. Saggi teologici, Editrice Istina, Siracusa 2011, pp. 112-118. 



L’Anno Liturgico bizantino è scandito dalla successione del tempo del Triodio, del Pentecostario e dell’Ottoeco, centrato sulla celebrazione liturgica domenicale che richiama il mistero della Pasqua e della Rissurrezione. Come nota il Morini: «È sufficiente scorrere le composizioni contenute nell’Ottoeco -  il libro  che contiene il proprio per l’ufficiatura e la liturgia delle domeniche ordinarie – per constatare come la Pasqua settimanale venga celebrata nella liturgia ortodossa sviluppando in pienezza nell’innografia tutta la tematica biblico–teologica connessa alla resurrezione. A maggior ragione allora la Pasqua, la “festa regina e signora delle feste, la solennità delle solennità” - come canta l’irmòs dell’ottava ode del canone pasquale di S. Giovanni Damasceno -,  si colloca al centro dell’anno liturgico. Precisamente dalla sua preparazione, magistralmente condotta attraverso il “lutto gioioso” del Triodio, inizia l’ attualizzazione annuale nel mistero liturgico, dell’evento salvifico. Dopo la sua celebrazione, contenuta nei cinquanta giorni scanditi dal Pentecostario, il resto dell’anno scorre nella reiterazione settimanale di questo mistero, guidata dal ciclico ritorno dei testi liturgici modulati sulle otto melodie dell’Ottoeco in due gruppi di domeniche, caratterizzate rispettivamente dalla lettura del Vangelo secondo Matteo (dalla fine del Pentecostario alla domenica prima dell’Esaltazione della Croce, 14 settembre, per quattordici domeniche) e da quello del Vangelo di Luca (dalla domenica dopo l’Esaltazione della Croce all’inizio del Triodio, per quindici domeniche)».1  

1. Presenza di Maria nel Triodio  

Il Triódion (Τριþδιον) è il libro liturgico che contiene l’ufficiatura della Quaresima e della Settinana Santa, per un tempo complessivo di dieci settimane ed ha questo nome, perché molti dei canoni in esso contenuti hanno solo tre odi, quasi tutti risalenti a Teodoro e a Giuseppe Studita.2   Nel Triodio la Vergine è presente il quinto sabato detto “Sabato dell’Akathistos” e nella Settimana Santa dove la si incontra intimamente associata alla Croce e alla sepoltura del Figlio.3
Il “Sabato dell’Akathistos” celebra il famosissimo inno dedicato alla Theotokos, patrimonio della fede della Chiesa universale e ricorda alcuni interventi della Vergine a favore della città di Costantinopoli. Dopo alterne vicende e cambiamenti di date, la festa fu fissata definitivamente al quinto sabato di quaresima dal patriarca Metodio verso la metà del IX secolo. L’Akathistos si è trasformato in una specie di Ufficio votivo alla Madre di Dio e viene recitato anche fuori della festa, in comunità o in privato, ogniqualvolta le si vuole rendere omaggio.4  L'Akathistos è un inno che si canta stando in piedi, da qui il nome a-kathistos, (non seduti). Il genere innografico che più gli si avvicina è il Kontakion.5 L’inno non segue le regole della quantità delle sillabe brevi e lunghe come nella poesia classica, ma si fonda sull'accento tonico che anima i versi. Esso si compone di 24 stanze ad acrostico alfabetico. Le 12 stanze dispari, si prolungano con 12 salutazioni o acclamazioni (cairetismo…) e si chiudono con l'efimnio: Ave vergine sposa. Invece le stanze pari chiudono la parte metrica narrativa con l'efimnio: Alleluia.6   Nelle 24 stanze l’inno propone due grandi scenari: uno storico (stanze 1-12), l'altro dottrinale (stanze 13-24). La parte storica segue la trama propria degli Apocrifi dell'Infanzia: Annunciazione, visitazione, pastori, magi, Egitto e Presentazione al Tempio. Nella parte dottrinale, la trama è mariologico - cristologica con esito interpretativo che sfocia anche nella esemplarità per le vergini e nella protezione per l'Impero: vita verginale di Maria, concepimento verginale, divina maternità, parto verginale, Maria difesa e modello dei vergini, Maria fonte dei misteri sacri battesimali, Maria protettrice dell'Impero cristiano.7   L'autore è anonimo: ogni attribuzione, soprattutto se orientata verso Romano il Melode non ha fondamento: Romano, è vero, usa l'efimnio “Ave, vergine non sposata” come nell'Akathistos, ma è opinione ormai comune che egli ne dipenda, non essendo all'altezza teologica del nostro inno. L'Akathistos riprende verbalmente alcune frasi dell'omelia di Basilio di Seleucia (†458) sulla Madre di Dio: quindi potrebbe essere posteriore ad essa. Possiamo supporre che l'autore sia del secolo V, forse lo stesso Basilio di Seleucia.8   Il valore dell’Akathistos è incommensurabile: «L'Akathistos è una composizione davvero ispirata. L'Inno conserva un valore immenso a motivo del suo respiro storico-salvifico, che abbraccia tutto il progetto di Dio coinvolgendo la creazione e le creature, dalle origini fino alla pienezza in Cristo. La sua importanza è data anche dalle fonti: la Parola di Dio dell'Antico e del Nuovo Testamento, sempre presente in modo esplicito o in modo implicito, la dottrina definita dai Concili di Efeso e di Calcedonia dai quali direttamente dipende, le esposizioni dottrinali dei Padri del IV e V secolo dai quali desume concetti ed asserzioni. In esso è determinante la sapiente metodologia mistagogica che esalta il mistero mariologico. In questo senso, la composizione, assumendo le immagini dalla creazione e dalle Scritture, eleva la mente e la porta alle soglie del mistero contemplato e celebrato: quel Mistero del Verbo incarnato e Salvatore che, come afferma il Concilio Vaticano II, fa di Maria il luogo di incontro e di riverbero dei massimi dati della fede. Maria appare nell'Inno come la Madre Vergine dell'Unico Figlio, vero Dio e vero Uomo. É la celeste Gerusalemme, splendente di bellezza, la restauratrice della nostra condizione perduta, la guida sicura alla nostra conoscenza del Verbo, la speranza della nostra ultima trasfigurazione in Lui, nei cieli. É la Theotokos ed è insieme la Chiesa Vergine e Madre: Colei che avendo generato il Cristo, ne prolunga la generazione pasquale nelle membra, in un cammino progressivo di assimilazione dei fedeli a Cristo. La grandezza dell'Inno sta anche nell'intento sotteso di educare i fedeli a una fede in Maria autentica e priva di devozionismo: Maria è lo strumento attraverso il quale Dio realizza il suo progetto salvifico: "Ave per te…". L'acclamazione riconosce a Maria il posto e il ruolo che Dio le ha dato nella sua economia salvifica».9   L’Akathistos rimane un patrimonio comune di fede e di devozione che appartiene non soltanto alla Chiesa Bizantina ma al tesoro di tutta Chiesa indivisa, composto quasi a com­men­to del dogma della divina maternità di Maria, definito dai Concili di Efeso (431) e di Calcedonia (451).10    

2.  Presenza di Maria nel Pentecostario  

Il Pentikostárion (ΠεντηκοστÜριον) è il libro liturgico che contiene l’ufficiatura che va dalla domenica di Pasqua alla domenica dopo Pentecoste, detta “Domenica di Tutti i Santi”. In questo tempo liturgico si celebra in continuazione la resurrezione dei Cristo. Esso comprende otto settimane in cui la mistagogia delle domeniche aiuta a comprendere il significato della Pasqua.11 Nel primo venerdì dopo Pasqua si celebra La Theotokos, Fonte viva (Zoodóchos Pighí).

3.  Presenza di Maria nell’Ottoeco  

L’Októichos (οκþηχος o παρακλητικÞ)  è il libro liturgico che raccoglie le ufficiature che vanno dalla “domenica di Tutti i Santi” all’inizio della grande Quaresima che coincide con la “Domenica del Fariseo e del Pubblicano”. Il nome è dato sia dalla durata di questo tempo che è complessivamente di otto settimane, ma anche dal fatto che i testi,  domenica per domenica, vengono cantati secondo la successione degli otto suoni melodici usati per il canto liturgico bizantino.12   Il comune di questo ciclo commemora ogni mercoledì la Madre di Dio, ma oltre al mercoledì, la Vergine occupa anche un grande posto nelle domeniche e in generale ogni giorno, attraverso il canto dei numerosi Theotokion13 che chiudono ogni serie di tropari.14

NOTE
1 Morini E., La chiesa ortodossa: storia, disciplina, culto, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 1996, 284-285.
2 Cf. Vaccaro A., Dizionario dei termini liturgici bizantini e dell’Oriente cristiano, op. cit., 305-306.
3 Cf. Gharib G., Maria presso la croce nella liturgia bizantina, in Theotokos 7 (1999), n. 2., 387-416.
4 Cf. Idem, Maria madre di Dio nell’Oriente cristiano, op. cit., 134-137; Idem, La Madonna nell’anno liturgico bizantino, op. cit., 145-162; Toniolo E., L’Inno Acatisto, monumento di teologia e di culto mariano nella Chiesa bizantina, in Aa.Vv., De cultu mariano saeculis VI-XI ex documentis liturgicis et ex appellativis B.V. Mariae abscriptis, IV, PAMI, Roma 1972, 1-39.
5 Dal greco κοντóς, breve, κοντÜκιον o κονδÜκιον indica una composizione poetica del V-VI secolo che prende nome dal fatto che conteneva anticamente il tema della festa. Nell’ufficiatura attuale esso è riferito a tropario che riassume la festività ricorrente dopo la sesta del mattino; ritornello dell’Akathistos; ultima serie di tropari cantati durante il piccolo ísodo (Cf. Vaccaro A., Dizionario dei termini liturgici bizantini e dell’Oriente cristiano, op. cit., 197).
6 Cf. Malaspina F., L’ακÜθιστος. Icona del mistero di Cristo e della Chiesa nella Semprevergine Madre di Dio, ISSUR Ignatianum, Messina 1994, 107-118.
7 Cf. Ibidem, 133-205.
8 Toniolo E., Akathistos, temi e problemi, in Teothokos 15 (2007) 77-102. Rimane ancora oggi valido lo studio sull'Akathistos dove si affronta il problema dell'autore di: De Meester P., L'inno Akatisto, in Bessarionen,  8 (1904); 9 (1904); Malaspina F., L’ακÜθιστος, op. cit., 119-129; Castellano Cervera J., L’Inno Akathistos alla Madre di Dio. Valori pastorali di un capolavoro mariano, in Aa. Vv., Come presentare oggi Maria agli adulti, Centro di Cultura Mariana “Madre della Chiesa, Roma 1981, 145-161.
9 Comunità Adveniat, Inno Akathistos, I quaderni Adveniat, Assisi 2008, 13; Charalampidis C. P., Ortodossi, op. cit., 907. Vedi anche Toniolo E., Maria “donna nuova” nella testimonianza liturgica: Maria nella liturgia orientale, in Hauke M. (a cura di), La donna e la salvezza. Maria e la vocazione femminile, Eupress FTL, Lugano 2006, 100-111.
10 Consilium primarium anno mariali celebrando, Quarta lettera circolare ai Vescovi del 21 novembre 1987, in Marianum 50 (1988), nn. 1-2, 31-32; Enard A., Rallegrati Maria. Spunti di preghiera mariana, Città Nuova, Roma 1986, 53-54; Gharib G., Mt 2 in alcune tradizioni liturgiche, op. cit., 81-87.
11 Cf. Vaccaro A., Dizionario dei termini liturgici bizantini e dell’Oriente cristiano, op. cit., 252-253.
12 Cf. Ibidem, 235.
13 I Theotokion (Θεοτοκíον) sono dei tropari nei quali viene invocata o celebrata espressamente la Theotokos (Cf. Vaccaro A., Dizionario dei termini liturgici bizantini e dell’Oriente cristiano, op. cit. 302).
14 Cf. Nissiotis N., Maria nella teologia ortodossa, op. cit., 66–91;  Stiernon D., Marie dans la théologie ortodoxe greco-slave, in Maria, 7 (1988), 239–339; Engeberding G., Maria nella pietà delle liturgie dell’Oriente, op. cit., 113-118. Il τροπÜριον è un breve inno liturgico collegato a una festa ed è caratterizzato dalla completezza malgrado la brevità, a differenza del kontákion in cui ogni strofa è per il suo contenuto necessariamente collegata con quanto la precede o la segue. Il termine deriva da τρüπος, prototipo, ed indica come il tropario sia la base di ogni composizione liturgica, l’elemento fondamentale di tutta l’innografia bizantina (Vaccaro A., Dizionario dei termini liturgici bizantini e dell’Oriente cristiano, op. cit., 308).

 
Inserito Lunedi 21 Luglio 2014, alle ore 8:57:03 da latheotokos
 
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