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Maria e i ministeri della donna nella Chiesa
Donna

Dal libro di Stefano De Fiores, Maria, madre di Gesù. Sintesi storico-salvifica, EDB, Bologna 1992, pp. 317-322.



Se Maria è «tipo della chiesa» e suo modello negli atteggiamenti teologali, in lei tutta la chiesa si specchia per trovare il suo essere (piano ontologico) e il suo doveressere (piano operativo). In altre parole Maria è paradigma tanto per gli uomini che per le donne: a tutti rivela la struttura basilare della chiesa che è verginale e materna, cioè caratterizzata dal si della fede e dell'amore da rivolgere al Padre per cooperare con lo Spirito alla nascita di Cristo nel cuore dei propri contemporanei.

1. Maria sorella nel discepolato

Oggi la dottrina di Maria «tipo della chiesa» guadagna in incisività qualora si declini - secondo le esigenze espresse da parte femminile - nel segno della «sororità». Maria nostra sorella è titolo antico,37 cui ha dato impulso Paolo VI.38 Esso indica la condivisione della condizione umana in quanto figli di Adamo, ma anche la comune partecipazione alla fraternità/sororità cristiana come membri della chiesa redenta da Cristo.39 In questa seconda prospettiva la sororità di Maria coincide con il discepolato. Maria appare come «la prima "discepola" di suo Figlio» (RM 20) a cominciare dall'annunciazione, quando accoglie la Parola con l'obbedienza che sarà richiesta ai chiamati a diventare discepoli di Gesù. Poi durante la predicazione del Figlio ne raccoglie le parole e avanza nella peregrinazione della fede (LG 58). Uomini e donne, nel contesto della sororità e del discepolato, hanno molto da apprendere spiritualmente, innalzando gli occhi a Maria, che «rifulge come modello di virtù davanti a tutta la comunità degli eletti» (LG 65). La Marialis cultus aiuta a cogliere l'esemplarità concreta di Maria offrendo un elenco delle virtù evangeliche di lei:
- la fede e l'accoglienza docile della Parola di Dio (cf. Lc 1,26-38; 1,45; 11,27-28; Gv 2,5);
- l'obbedienza generosa (cf. Lc 1,38);
- l'umiltà schietta (cf. Lc 1,48);
- la carità sollecita (cf. 1,39-56);
- la sapienza riflessiva (cf. Lc 2,29.34; 2,19.33.51);
- la pietà verso Dio, alacre nell'adempimento dei doveri religiosi (cf. Lc 2,21.22-40.41), riconoscente dei doni ricevuti (cf. Lc 1,46-49), offerente nel tempio (cf. Lc 2,22-24), orante nella comunità apostolica (cf. At 1,12-14);
- la fortezza nell'esilio (cf. Mt 2,13-23), nel dolore (cf. Lc 2,34-35.49; Gv 19,25);
- la povertà dignitosa e fidente in Dio (cf. Lc 1,48; 2,24);
- la vigile premura verso il Figlio, dall'umiliazione della culla fino all'ignominia della croce (cf. Lc 2,1-17; Gv 19,15-17);
- la delicatezza previdente (cf. Gv 2,1-11);
- la purezza verginale (cf. Mt 1,18-25; Lc 1,26-38) ;
- il forte e casto amore sponsale (MC 57).
Maria conduce l'uomo e la donna verso la pienezza della loro vocazione cristiana, che è la santità, ossia la maturità spirituale in Cristo. In modo speciale Maria costituisce per la donna un modello calato nella vita ordinaria. Ella è nuova Donna e perfetta cristiana che riassume in sé le situazioni più caratteristiche della vita femminile perché vergine, sposa e madre (MC 36). La donna che vive queste condizioni concrete, con tutti i problemi che comportano, trova in Maria un esempio e un aiuto.

2. Maria, donna, ministeri

Se passiamo dall'ordine della santità a quello dei carismi e dei ministeri nella chiesa, il riferimento a Maria diventa più problematico. Maria rischia qui la strumentalizzazione per provare determinate tesi a favore o contrarie ai ministeri ecclesiali. delle donne. Occorre procedere con cautela e per gradi, partendo dalla realtà testimoniata dal NT.

a) Lo spirito di servizio
Certamente Maria, quale «serva del Signore» (Lc 1,38), è un paradigma dello spirito di servizio che deve animare ogni carisma nella chiesa secondo le espresse richieste del Signore e di Paolo (cf. Lc 22,26; Ef 4,12; ICor I4,12.26). Soprattutto Maria insegna ad esorcizzare il potere e il prestigio da ogni loro uso egoistico e individuale: ella vive la sua dignità di Madre di Dio come umile disponibilità e collaborazione al piano della salvezza. Da Maria si sprigiona una spinta promozionale per la donna per quanto emarginata: «Dio, che ha fissato con lo sguardo l'insignificante condizione di Maria e ha fatto grandi progetti su di lei, è intervenuto trasformando la sua insignificanza (tapeinosis doáles) in momento di salvezza messianica».40 Un profondo senso di fiducia, che deve essere condiviso da tutta la chiesa, scaturisce per la donna dal fatto fondamentale che Dio «si è affidato al ministero, libero e attivo, di una donna. Si può, pertanto, affermare che la donna, guardando a Maria, trova in lei il segreto per vivere degnamente la sua femminilità ed attuare la sua vera promozione (RM 46)».

b) Carismi di Maria
La Madre di Gesù entra legittimamente nella storia della salvezza e partecipa alla condizione del popolo di Dio, in particolare ai carismi distribuiti allo Spirito per l'edificazione della chiesa (cf. 1Cor 14,12). A Maria viene riconosciuto dalla tradizione ecclesiale il titolo di profetessa, perché dopo l'effusione dello Spirito su di lei (Lc 1,35) canta nel Magnificat le lodi di Dio che si manifesta nella storia (Lc 1, 46-55). Anche il carisma della glossolalia non viene negato a Maria, dal momento che dopo la pentecoste «tutti cominciarono a parlare in altre lingue» (At 2,4). Ella ha sperimentato quella forma preconcettuale di contatto con Dio, cioè la preghiera in lingue, che utilizza parole di lingue straniere per proclamare le lodi di Dio (cf. 1Cor 14,2-19).

c) Maria e i ministeri
Sul piano ministeriale esistono delle evidenze che concernono Maria in quanto donna. È chiaro innanzitutto che «stando alla testimonianza del NT, è un fatto che la Madre di Dio non è stata ordinata al sacerdozio nel senso canonico del termine».41 Da questo fatto Epifanio deduce l'esclusione delle donne non solo dal sacerdozio e dall'insegnamento, ma seguendo la Didascalia apostolorum (prima metà del II sec.) e le Costituzioni apostoliche (ca. 380), anche dall'amministrare il battesimo: «Se Dio avesse disposto che le donne esercitassero il sacerdozio o qualche funzione canonica della chiesa, chi meglio di Maria avrebbe potuto adempiere la funzione sacerdotale del NT, lei [...] il cui utero divenne il tempio e il domicilio in cui il Signore realizzò l'economia della sua incarnazione [...]? Ma il Signore ha disposto diversamente e non ha voluto affidarle nemmeno il compito di amministrare il battesimo, giacché Cristo avrebbe potuto farsi battezzare da lei piuttosto che da Giovanni».42  Questo motivo mariano per l'esclusione delle donne dal sacerdozio è ripetuto nel Medioevo e giunge fino a noi con la dichiarazione Inter insigniores (1976).43 Ad alcuni esso sembra provare troppo perché giunge a negare ciò che ora la chiesa ammette pacificamente: l'abilitazione dei laici (uomini e donne) ad essere ministri del battesimo e del matrimonio, come pure ad insegnare le scienze sacre (CIC, can. 229, 5 3; 231, 5 3). È augurabile che questo argomento a silentio (procedimento negativo) cosi difficile a usare, sia accantonato e ci si riferisca a Maria per quello che Dio ha operato in lei e con lei (procedimento positivo).44 Più produttivo è ispirarsi a Maria che ha ricevuto da Dio il più alto ministero nella chiesa, quello della maternità divina, per appoggiare una maggiore partecipazione della donna nella vita ecclesiale anche nel campo dei ministeri canonici secondo la maturazione della stessa coscienza ecclesiale. In particolare non si vedrebbero difficoltà per ammettere la donna cristiana ai ministeri non ordinati del lettorato e accolitato.45 Ormai aumentano anche le voci, in oriente46 e in occidente,47 che richiedono l'ammissione della donna al diaconato. Infatti, secondo le ricerche di vari autori48 risulterebbe che il diaconato femminile è un'istituzione «che esisteva nella chiesa unita prima dello scisma [del 1054], che è riconosciuta da tre concili ecumenici (I, IV e Quinisesto)».49 Anzi taluni studiosi riscontrano il conferimento dell'ordine del diaconato alle donne in oriente e in occidente nel corso del primo millennio e oltre: «Questo ministero in varie chiese, almeno a partire dalla Didascalia apostolorum e dalle Costituzioni apostoliche, cioè dall'inizio del III secolo, viene conferito con un rito liturgico, che in Oriente comporta la formula «La grazia divina» - considerata essenziale per l'episcopato, il presbiterato e il diaconato maschile - , l'imposizione delle mani e un'orazione epicletica che [...] invoca l'effusione dello Spirito santo sull'eletta perché possa compiere degnamente il suo ministero, nonché la consegna della stola diaconale (orarion), e a Costantinopoli anche del calice santo con il sangue di Cristo».50

d) Maria tipo del popolo sacerdotale
Circa la spinosa questione del sacerdozio femminile, i cattolici aderiscono alla dichiarazione Inter insigniores (1976), dove si stabilisce che «la chiesa, per fedeltà all'esempio del suo Signore, non si considera autorizzata ad ammettere le donne all'ordinazione sacerdotale». Si tratta di una tradizione continua e universale, che riveste «un carattere normativo» in quanto «si appoggia sull'esempio di Cristo» e «viene considerata conforme al disegno di Dio per la sua chiesa».51 Al di là delle distinzioni ministeriali, Maria appare per tutti come il «tipo del popolo sacerdotale» che si unisce intimamente a Cristo per celebrare nel rito liturgico e nella vita il mistero della salvezza. Si osserva che Maria «luogo della presenza e tenda dell'Altissimo», suggerisce «una transitività cultuale che non può essere disattesa. Maria è luogo epicletico, luogo di evocazione-invocazione dello Spirito. La sua potenza trasformante sorregge la maternità divina. Fa di Maria la nuova arca, verso la quale erompe il giubilo del popolo».52 D'altra parte il metropolita russo Antonio di Souroge si domanda: «Maria che offre il proprio Figlio a Dio nel tempio di Gerusalemme, e poi entra in comunione con il suo sacrificio sul Golgota, non è forse figura della chiesa che offre il suo sacrificio eucaristico, in unione, mediante lo Spirito, con l'unico sommo Sacerdote?».53 Maria dunque, per questa sua comunione con il mistero della redenzione, può assolvere al compito mistagogico di formare «a quella piena, consapevole e attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche, che è richiesta dalla natura stessa della liturgia» (SC 14). Nessuno come lei prese parte al sacrificio del Figlio; perciò ella va riconosciuta «come figura prototipica della chiesa ministeriale e carismatica, in quanto in lei coincidono servizio e carisma, ministero e santità».54

NOTE
37 Questo titolo le è attribuito, per es. da ATANASIO, Lettera ad Epitteto 7: TMpM I, p. 277: «Maria infatti è nostra sorella, perché tutti siamo nati da Adamo». Stessa espressione in EPIFANIO, Panarion 77: TMPM I, p. 391.
38 «Pur nella ricchezza delle mirabili prerogative di cui Dio l'ha onorata, per farla degna madre del Verbo incarnato, essa tuttavia è vicinissima a noi. Figlia di Adamo come noi, e perciò nostra sorella per vincoli di natura» (PAOLO VI, Discorso a chiusura de! terzo periodo del concilio Vaticano Il, 21.11.1964: EV 1/310'). Cf. T.F. OSSANNA, Maria sorella nostra nel magistero di Paolo VI, Boria, Roma 1991.
39 Cf. V. Macca, Sorella, in NDM, pp. 1323-1325.
40 E. PERETTO, Serva, in NDM, p.1291.
41 E. BEHR-SIGEL, L'ordinazione delle donne: un problema ecumenico. Recenti sviluppi nell'ambito della chiesa ortodossa, in Donna e ministero, p. 131.
42 EPIFANIO, Ancoratus 79,3: TMPM I, pp. 402-403.
43 «La stessa Madre, cosi strettamente associata al mistero del suo divin Figlio, ed il cui incomparabile ruolo è sottolineato dai vangeli di Luca e di Giovanni, non è stata investita del ministero apostolico, il che indurrà i padri a presentarla come esempio della volontà di Cristo in questo campo; e agli inizi del secolo XIII, il papa Innocenzo III, confermò ancora la medesima dottrina: "Benché la beata Vergine Maria superasse in dignità ed eccellenza tutti gli apostoli tuttavia non è a lei, ma a costoro che il Signore affidò le chiavi del regno dei cieli" » (CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Inter insigniores (15.10.1976), II: EV 5/2122).
44 Nota H. LEGRAND che l'assenza di donne nel gruppo dei 12 apostoli non prova l'esclusione delle donne in un successivo ministero della chiesa. Bisogna infatti cogliere la portata della costituzione del gruppo apostolico che intendeva riproporre i 12 patriarchi per l'Israele escatologico. «Se si interpreta l'istituzione dei Dodici in questa prospettiva, allora diventa subito del tutto artificiale vedere una convergenza tra questo fatto e il fatto che né Gesù né l'assemblea di pentecoste abbiano aggregato Maria ai Dodici. La presenza di una donna [o di un samaritano] in quel gruppo sarebbe stata semplicemente priva di senso» (H. LEGRAND, Traditio perpetuo servata. La non-ordinazione delle donne: tradizione o semplice fatto storico?, in Donna e ministero, p. 215).
45 Lo rilevava il documento Fate quello che vi dirà, aggiungendo che ormai «di fatto le donne svolgono dappertutto tali ministeri o per consuetudine acquisita o per legittimo incarico dell'autorità ecclesiastica, ma sempre con carattere "extra-ordinario"» (208° CAPITQLO GENERALE OSM, Fate quello che vi dirà. Riflessioni e proposte per la promozione della pietà mariana 84, Curia generalizia OSM, Roma 1983).
46 La consultazione teologica interortodossa di Rodi (1988) ritiene che «bisogna far rivivere l'istituzione delle diaconesse. Nella chiesa ortodossa non è stata mai soppressa anche se è quasi dimenticata» (cit. in Donna e ministero, p. 114)
47 Dal 1930 esistono le diaconesse anglicane ordinate da un vescovo e dal 1982 ne esistono nella chiesa vecchio-cattolica.
48 R. GRYSON, Il mistero delle donne nella chiesa antica, Città Nuova, Roma 1974; C. VAGAGGINI, L'ordinazione delle diaconesse nella tradizione greca e bizantina, in «Orientalia christiana pe-
riodica», 40(1974), pp. 145-149; A.G. MARTIMORT, Les diaconesses. Essai historique, CLV, Roma 1982; E. SCHLÜSSLER FIORENZA, In memoria di lei, Claudiana, Torino 1990 (ed. inglese 1983) ; M.J. AUBERT, Des femmes diacres. Un nuoveau chemin pour lÉglise, Paris 1986; E. BEHR-SIGEL, Le ministère de la femme dans l'Église, Paris 1987; E. D. THEODOROU, L'institution des diaconesses dans l'Église orthodoxe et la possibilité de sa rénovation, in «Contacts», 146(1989), pp. 124-144; ID., Donna e ministero. Presentazione teologica della tradizione e della prassi ecclesiastica bizantina, in Donna e ministero, pp. 99-118; P. SORCI, Ministeri liturgici della donna nella chiesa antica, ivi, pp. 17-96.
49 THEODOROU, Donna e ministero, pp. 116-117.
50 SORCI, Ministeri liturgici, p. 93.
51 EV 5/2114.2131. Il commento ufficiale alla dichiarazione richiama la distinzione tra il dato proposto con autorità (ma finora non in forma irreformabile) e la riflessione teologica che l'accompagna, la quale «non impegna il magistero». Il lavoro di chiarificazione e fondazione critica è in corso.
52 MILITETTO, Maria e la diaconia della donna nella chiesa, p. 176.
53 Cf. BEHR-SIGEL, L'ordinazione delle donne, p. 131.
54 F. FRANZI, Sacerdoti, in NDM, p. 1233. Ivi si affrontano le analogie tra Maria e il sacerdote, nonché il senso e la vicenda del titolo «Virgo sacerdos» attribuito a Maria (pp. 1231-1234). Per una trattazione più ampia, cf. la classica opera di R. LAURENTIN, Maria ecclesia sacerdotium. Essai sur le développement d'une idée religieuse, NEL, Paris 1952, pp. 688.

Inserito Mercoledi 23 Luglio 2014, alle ore 9:03:20 da latheotokos
 
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