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Testimone privilegiata del Risorto
Mariologia

Un articolo di Sergio Gaspari su Madre di Dio, n. 4 - aprile 2007.



Nei vangeli non viene raccontato che Gesù sia apparso alla Madre dopo la risurrezione. Ma questo velo di riserbo che avvolge la persona di Maria non impedisce ragionevolmente di affermare che la Vergine abbia visto il Risorto. «È convinzione della Chiesa orientale che la Vergine non abbia dovuto essere esclusa dal privilegio delle pie donne e sia stata forse la prima a vedere il Figlio risorto».1  Ma anche nella tradizione latina, stando alla testimonianza di san Girolamo di Stridone (347-420 circa), Maria, dopo l’Ascensione del Figlio, «conversatur autem cum testibus sanctae resurrectionis et ipsa testis»2: «ella, in verità, conversa con i testimoni della santa risurrezione, ed è essa stessa la prima testimone della risurrezione».

La Vergine Madre ha visto il Figlio risorto?

Rimanendo nell’area occidentale, in Spagna, sant’Ildefonso di Toledo (607- 667) dà per scontata la teofania del Signore alla Madre, testimone privilegiata della risurrezione. Nella Inlatio (Prefazio) della messa del sabato dell’ottava di Pasqua, sant’Ildefonso aggiunge: «Agnoscit Mater membra quae genuit» e cioè «nel corpo glorioso di Cristo, la Madre la notte di Pasqua riconosce le medesime membra che si erano formate nel suo grembo verginale a Betlemme». Non a caso varie omelie pasquali dei Padri parlano della Vergine presente alla risurrezione del Figlio. Non senza fondamento alcuni libri liturgici antichi riportano riferimenti mariani nella notte di Pasqua e nel tempo pasquale. Non sarà solo per un fatto devozionale che la Chiesa di Roma prevede la venerazione della Vergine nel triduo pasquale e «il saluto pasquale alla Madre del Risorto» al termine della Veglia pasquale o dopo i secondi vespri della domenica di Pasqua. Ma nei vangeli «non viene raccontato che Gesù sia apparso alla Madre dopo la risurrezione». Tuttavia «questa mancata citazione della Madre appartiene a quel velo di riserbo che avvolge la persona di Maria».3  Il prodigio di Dio nella Vergine non è spiegabile fino in fondo: va accolto solo nella fede. Fin dall’antichità si sono determinate due tradizioni, che si intrecciano tra loro, quindi non separabili:
1) Maria non sta nel giardino della risurrezione (ad esempio sant’Ippolito di Roma, Cirillo di Alessandria, Giovanni Crisostomo), perché è già stata assunta in cielo, alla destra del Figlio, per meglio servire da lassù la Chiesa pellegrina sulla terra;
2) la Vergine Madre è la prima a vedere il Figlio risorto, e sta nel "santo giardino" per accogliere i credenti che si recano al sepolcro rimasto vuoto.
Questa duplice tradizione va accolta così come è stata tramandata, poiché mostra il collegamento e la continuità tra Natale e Pasqua. La Chiesa celebra il Natale grazie alla Pasqua, e celebra la Pasqua facendo memoria del Natale. E Maria nelle due tradizioni è mostrata sia quale testimone della divinità di Gesù e della potenza vivificatrice dello Spirito, sia quale Madre vergine del "Cristo totale": del Capo a Natale, e delle sue membra a Pasqua.


Corrispondenza tra Pasqua e Natale

Sarà utile mostrare come la Chiesa apostolica abbia avvertito un felice e fecondo parallelo:

  • tra il "sepolcro nuovo" (vergine) dove fu deposto il Signore, grembo della risurrezione (Mt 27,60; Lc 23,53; Gv 19,41), e il grembo vergine di Maria, sorgente della vita (Lc 1,35);
  • tra le fasce in cui Maria avvolse il suo neonato (Lc 2,7) e le bende funerarie nelle quali Giuseppe d’Arimatea avvolse il corpo esanime di Gesù calato dalla croce (Lc 23,53);
  • tra la mangiatoia nella quale Maria adagiò il bambino (Lc 2,7) e il sepolcro nuovo nel quale Giuseppe d’Arimatea depose Gesù (Lc 23,53);
  • nella notte della risurrezione, Cristo in modo miracoloso uscì dal grembo del sepolcro, come ad opera dello Spirito Maria aveva concepito verginalmente il Verbo di Dio;
  • nel grembo della tomba operò l’energia dello Spirito (cf Rm 8,11); nel grembo della Vergine egualmente era stata operante l’energia dello Spirito (Lc 1,35);
  • l’angelo, ministro del Signore all’annunciazione (Lc 1,26-38), fu egualmente presente al sepolcro per rotolare via la pietra e annunciare la risurrezione (Mt 28,2.6 e paralleli).

    Va ricordato che tutte queste corrispondenze sono state avvertite costantemente dalla tradizione. Tra i Padri della Chiesa, citiamo san Massimo di Torino (350-423 circa), che riprende il parallelo tra il grembo vergine di Maria e il "sepolcro nuovo" dove fu deposto il Signore.4 Altrettanto fa la liturgia ispanica in una Inlatio dell’ottava di Pasqua: paragona il sepolcro nuovo di Gesù, intagliato nella roccia, nel quale non era ancora stato posto nessuno, al grembo verginale di Maria, dove si era formato il corpo di Cristo. L’antica iconografia cristiana accosta la grotta della natività di Betlemme al sepolcro, grotta di Gerusalemme, dalla quale Cristo rinasce come il vivente eterno. Agostino d’Ippona (354-430) nella settimana di Pasqua, commentando Gv 20,19-23 (manifestazione del Risorto a Maria di Magdala) accosta la risurrezione al concepimento verginale. Egli si domanda: «Come avvenne la risurrezione? Come poté Cristo entrare nel cenacolo a porte chiuse ed esser visto, toccato dai discepoli? Come era avvenuto ancor prima il concepimento di Maria?». E Agostino risponde: il medesimo miracolo che si verificò nel concepimento verginale continua alla risurrezione: «Ben prima che risorgesse, il Signore nascendo passò per delle porte chiuse».5 L’esegeta Emanuele Testa aggiunge: interpretando alla luce del Nuovo Testamento il libro di Ezechiele 44,1-2 (si tratta della porta esterna del santuario, posta ad oriente, porta chiusa, dove nessuno potrà passare, poiché c’è passato il Signore), si comprende che alla risurrezione (Gv 20,19) come alla nascita (Lc 2,7), Gesù è passato per una porta chiusa: nel concepimento il Verbo entra in Maria senza infrangerne la verginità, alla risurrezione egli entra nel cenacolo senza forzarne le porte. Ecco perché nell’arte il sepolcro è rappresentato come intatto: il Signore è risorto senza romperne i sigilli.6 Un tropario bizantino della VI Ode della V domenica di Pasqua stabilisce un significativo paragone tra la verginità di Maria e l’uscita di Cristo dal sepolcro: «Nell’incarnarti, tu [Signore] non hai aperto le porte chiuse della Vergine, né hai rotto i sigilli del sepolcro, o Re del creato. Ci hai aperto le porte del paradiso».

    La Madre del Capo e delle membra

    In una Inlatio della Veglia pasquale, sant’Ildefonso narra che la Chiesa a Pasqua partorisce senza dolore i cristiani, come Maria senza dolore aveva partorito Gesù a Betlemme. Dalla gloria del cielo la Vergine Madre intercede per tutti i credenti, chiamati sulla terra a far crescere la totalità del corpo del Figlio risorto, tramite il dono dello Spirito pentecostale (prima tradizione). La stessa Madre che, dal giardino nuovo della nuova primavera, per prima annuncia la risurrezione del Figlio, assiste premurosamente la Chiesa, chiamata a generare nuove membra a Cristo nei sacramenti pasquali (seconda tradizione). Ma la crescita dei fedeli nel Risorto e la generazione dei nuovi figli avverrà senza il dolore del peccato se la comunità celebrante, nella verginità della fede, si affida alla potenza dello Spirito che, dopo aver restituito la vita divina a Cristo primogenito, farà risorgere anche i suoi fratelli nella fede. La Vergine, che nella risurrezione del Figlio riconosce tutti i figli nel Figlio, custodirà queste membra da lei generate nell’amore olocaustico presso la croce.

    NOTE
    1G. GHARIB, Le Icone festive della Chiesa ortodossa, Milano 1985, pag. 186.
    2 Epistola 9,4 in Patrologia Latina 30,129; cf n. 3-4, col. 128-130.
    3 R. GUARDINI, La Madre del Signore. Una lettera, Brescia 1989, pag. 55.
    4 Sermone 38,4 in CCL 23,150.
    5 Discorso 247,2 in NBA XXXII/2,710; cf 709-711.
    6 Cf Maria terra vergine, 1-2, Jerusalem 1985, 56-66; 108.

  • Inserito Venerdi 3 Aprile 2015, alle ore 17:47:54 da latheotokos
     
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