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La vita consacrata e Maria oggi
Inserito Domenica 11 Ottobre 2015, alle ore 13:13:54 da latheotokos
Chiesa

Riflessioni per l’anno della vita consacrata di Salvatore Maria Perrella, Preside del Marianum di Roma, in Marianumnews, n. 1/2015, pp. 1-5.



Papa Francesco, il 29 novembre 2013, al termine dell’incontro in Vaticano con i superiori generali degli Istituti religiosi maschili, ha annunciato per la Chiesa un Anno giubilare dedicato alla vita consacrata.[1] Il Pontefice accoglieva un suggerimento che il card. Prefetto e l’arcivescovo Segretario della Congregazione per gli Istituti della Vita Consacrata e le Società di Vita apostolica avevano formulato;[2] egli, da religioso gesuita, conosce bene l’importanza, i problemi e i valori di tale forma stabile di vita.[3] Questo anno giubilare – unitamente alla celebrazione del Sinodo straordinario dei Vescovi sulla Famiglia, dell’ottobre 2014 e del 2015[4] – è da considerare un tempo di grazia per la vita religiosa e per la Chiesa universale e particolare; ed è stato pensato nel contesto dei cinquant’anni del Concilio Vaticano II (1962-1965), e più in particolare nella ricorrenza del cinquantesimo dalla pubblicazione del decreto conciliare Perfectae caritatis sul rinnovamento della vita consacrata, del 28 ottobre 1965.[5]
Il Concilio Vaticano II ha rappresentato un vero e necessario “soffio dello Spirito” non soltanto per il rinnovamento dell’intera Chiesa (liturgia, struttura, ministeri e carismi) ma anche per la sequela consacrata: basti pensare all’importante capitolo VI della Lumen gentium ad essa dedicato.[6] Inoltre, in questi cinquant’anni dalla sua celebrazione, tale importante e qualificante carisma e status ecclesiale e spirituale ha percorso un cammino di rinnovamento, non esente certamente da difficoltà e fatiche, nell’impegno di seguire quanto l’assise conciliare ha chiesto ai religiosi e alle religiose: fedeltà al Signore, alla Chiesa, al proprio carisma fondazionale, all’uomo e alla donna dei nostri giorni (cf. Perfectae caritatis 2).[7] L’Anno della Vita Consacrata indetto da papa Francesco deve essere un’occasione per fare “memoria grata” di questo recente passato. La vita totalmente dedicata al Dio di Gesù, come ribadiva papa Francesco nell’incontro con i Superiori generali, «è complessa, ed è fatta di peccato e di grazia: in questo Anno vogliamo riconoscere e confessare la nostra debolezza, ma vogliamo “gridare” al mondo con forza e con gioia la santità e la vitalità che sono presenti nella vita consacrata. Questa santità, tante volte nascosta ma non per questo meno feconda, nei monasteri, nei conventi, nelle case dei consacrati, che porta questi uomini e donne ad essere “icone viventi” del Dio “tre volte santo”! Questa convinzione ci porta a confessare con l’Apostolo che “dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia”».[8]
I consacrati sono chiamati nella Chiesa e per la Chiesa dei discepoli e delle discepole di Gesù Cristo a rinverdire con la loro presenza, preghiera e testimonianza il grande valore, il grande impegno e la cogente attualità di far uscire dal torpore e dall’insignificanza martiriale molti e troppi credenti, sovente al margine dell’evangelica sfida del se aveste fede quanto un granello di senapa (cf. Lc 17,5).[9] Per questo, prima che le parole del Cristo, è la sua persona ad essere l’“universale”, il “centro”, l’“ultima spiegazione”, l’“ultima risposta”, la “terra ferma”, il “criterio della verità e del valore”. Solo a partire dalla persona vivente di Gesù l’insegnamento evangelico è in grado di dare forma – grazie all’azione e alla potenza dello Spirito – all’intera esistenza del cristiano, che è discepolare senza alcuna interruzione: si è discepoli di qualcuno, non di qualcosa (fosse pure un prezioso tesoro intellettuale ed etico).[10] Gesù è la stessa realtà del Regno di Dio e lo stile di vita che Gesù propone è lo stile del Regno; in termini più concreti, le virtù che Gesù, come Maestro, insegna condividendole sono le virtù del Regno. Per seguire il Cristo che, a differenza dei maestri d’Israele, pretende una sequela radicale non degli antichi ma di se stesso in quanto libero da tutto e da tutti (e perciò capace di farsi tutto a tutti), occorre praticare tutte le virtù del Regno che così diventano virtù squisitamente discepolari. La Chiesa dei nostri giorni sempre più con insistenza esorta e invita i religiosi e le religiose, con la loro testimonianza, povertà e preghiera, a svegliare il mondo, a riscaldare il cuore di molti credenti intorpiditi e /o rassegnati a non cogliere il nuovo di Dio nei nostri difficili ma pur sempre fecondi giorni.[11]

La vita consacrata, dono del Risorto alla Chiesa e al mondo

Il Vangelo di Gesù è una fonte inesauribile di ispirazione per la vita e il cammino storico della Chiesa verso la Trinità: esso è infatti la parola di un Vivente, che invita a costruire insieme una storia aperta all’avvento di Dio, una storia esodale.[12] In questa parola è il Vivente stesso che si dà a capire e comprendere. Quel che viene compreso e capito da chi lo accoglie in ecclesia fruttifica in una meravigliosa novità di linguaggi:[13] il linguaggio della vita e delle scelte, il linguaggio della riflessione e del pensiero, il linguaggio della preghiera e dell’esperienza spirituale, il linguaggio dell’arte, della musica e della cultura. Così, dall’unico seme della Parola di Dio germogliano nel seno della Chiesa e del mondo i frutti più diversi.[14] Tra le espressioni maggiormente significative di questo fiorire della Parola del Vivente lungo la storia della Chiesa troviamo le spiritualità e le molteplici forme di vita consacrata. Queste due realtà sono strettamente connesse tra di loro. Spesso, infatti, le spiritualità sono sorte dall’esperienza condivisa dei Fondatori e delle Fondatrici delle principali istituzioni religiose o in seno ad esse come modi diversi di attuare l’unica sequela Christi. Nell’esortazione apostolica post-sinodale Verbum Domini, papa Benedetto XVI (2005-2013) si sofferma nel n. 83 (Verbum Dei et vita consecrata) a sottolineare il rapporto fra la Parola di Dio e la vita consacrata. La vita religiosa è un dono prezioso per la vita della Chiesa e per il mondo; convinzione espressa a più riprese anche da papa Francesco.[15] Dono ed esperienza plurisecolare che oggi più che mai vanno difesi, promossi, riletti e riproposti alle giovani generazioni che sembrano, almeno in Occidente, non interessate o affascinate da tale carisma, donazione e servizio. Scrive in proposito il recente documento mariano dell’Ordine dei Servi, famiglia religiosa medievale di ispirazione mariana a cui appartengo e a cui è affidato il «Marianum», pubblicato il 25 dicembre 2013: «La sequela è pure sfida educativa, coraggio dell’annuncio soprattutto con le giovani generazioni. Non è un mistero che coloro che tra noi vivono nel cosiddetto “primo mondo”, nonostante tutte le conquiste sul piano sociale, politico e culturale, sentano spesso i giovani come un “problema” rispetto al quale ci si percepisce come generalmente “inadeguati”. Ne consegue una specie di “silenziosa rassegnazione”, dove ci si autoconvince sempre di più che il nostro “mondo” della vita consacrata, da una parte, e quello delle giovani generazioni, dall’altra, siano sostanzialmente incomunicabili e perciò quasi “costretti” ad andare ognuno per la sua strada. La storia di fede di Maria, di Giuseppe, di Elisabetta, di Simeone, di Anna, dei nostri Primi Padri, invece, ci spinge non solo a conservare, ma anche a dilatare il nostro amore per le giovani generazioni, anche se ciò dovesse assumere i caratteri di una “spada”. È vero: i giovani sono per noi una “spada”, perché con la loro presenza, con i loro interrogativi, i loro bisogni, i loro problemi, le loro giuste aspirazioni e la loro vita ci obbligano a verificare continuamente dove abbiamo posto il nostro tesoro e il nostro cuore, se nell’opera di Dio oppure nelle nostre opere (cf. Mt 13,44-46). Accettare questa “spada” e convertirsi è la premessa necessaria per poter incontrare i giovani non come degli estranei, ma come coloro cui abbiamo dedicato la vita, perché essi sono il futuro della società e della Chiesa, la quale deve sempre mostrarsi, come afferma papa Francesco nella Evangelii gaudium, “una madre dal cuore aperto” (cf. Evangelii gaudium 46-49). La presenza di questa “spada” è il primo atto che manifesta e sorregge la “paternità/maternità spirituale” promessa a coloro che intraprendono il cammino della vita consacrata: è la condizione per poter stare in mezzo ai giovani senza complessi o compromessi; e nemmeno senza vergognarci dell’“ultimo posto” che essi potrebbero riservarci, purché questo richiami e abbia i caratteri di quello evangelico (cf. Lc 14,7-11)».[16]
In un tempo di grande incertezza e fluidità, come talvolta sembra essere divenuto il nostro tempo, lo slancio innovativo, l’inventiva degli inizi della fede cristiana, la capacità di adattamento e di creatività, non possono che scaturire dal contatto, dall’immersione e dall’affidamento teologale al Vivente che parla e ama nella Parola. Sempre la vita consacrata, come del resto la Chiesa stessa, nei momenti di grande crisi e, quindi, di impegnative svolte, si è rivolta con fiducia alla Parola del Signore, la sola che è capace di rinnovare e di ridare nuovo slancio e nuovo coraggio. La storia della vita religiosa e/o consacrata mostra come, nei suoi momenti migliori e nei suoi rappresentanti più autentici, la Parola di Dio sia stata davvero il primo e talvolta persino l’unico alimento della vita spirituale: il monaco si lasciava plasmare e edificare dalla Parola sino a diventare una vera e propria “biblioteca vivente” della Parola, sino ad estrarre dalla sua bibliotheca cordis continui riferimenti e indicazioni per la vita personale e comunitaria, nella ferma convinzione che la Sacra Scrittura è assai «utile per insegnare» (2 Tm 3,16).[17] Per cui la lettura e la meditazione della Scrittura mostra come essa sia davvero una grande riserva e una inesauribile risorsa per la vita consacrata.
La vita consacrata è in definitiva un’esistenza dedita integralmente, spirito, anima e corpo, cioè toto corde, al Signore sommamente amato e servito; per poi porsi come testimonianza e segno corporale nel mondo e tra gli uomini di un amore che sazia, disseta, sostiene e dà gioia. San Giovanni Paolo II (1978-2005), anche lui come il beato Paolo VI (1963- 1978) fedele protagonista e promotore della piena ricezione del Vaticano II, durante il suo lungo e intenso pontificato ha avuto per la vita consacrata una particolare attenzione. I suoi insegnamenti pongono a fondamento di questa speciale vocazione-carisma l’incontro d’amore con Cristo: egli, infatti, è l’origine, lo scopo e la misura della vita consacrata. Dopo l’attenzione mostrata dal capitolo VI della costituzione conciliare Lumen gentium, papa Wojty³a ha dedicato all’esperienza della vita consacrata molteplici interventi, di cui segnaliamo i più significativi: - l’esortazione apostolica Redemptionis donum, del 25 marzo 1985; -l’esortazione apostolica post-sinodale Vita consecrata, del 25 marzo 1996; - la lettera apostolica Ad omnes personas consecratas, del 22 maggio 1988; - le 19 catechesi su La vita consacrata, pronunciate dal 28 settembre 1994 al 22 marzo 1995. Anche il papa emerito Benedetto XVI, dinanzi alla persistente crisi ma anche di fronte alle sfide venienti alla vita consacrata dal nostro convulso tempo,[18] in più occasioni ha richiamato con paterna e partecipata sollecitudine gli uomini e le donne impegnate nella sequela Christi a «vigilare su forme e stili di vita che rischiano di rendere debole la testimonianza evangelica, inefficace l’azione pastorale e fragile la risposta vocazionale […]. Solo così diventerà possibile evangelizzare efficacemente. Annunciare il Dio di Gesù Cristo e così la gioia della vita».[19]
Tutto parte dalla fede e dalla sequela di Gesù; tutta la vita religiosa sta o cade se sta o cade la roccia di questa fede! La vita consacrata si fonda su Cristo e sulla doverosa, difficile ma non impossibile conformazione a lui, dato che tale conformazione è parte essenziale dell’opera dello Spirito nei credenti, a partire dai sacramenti del Battesimo e della Cresima e dall’opus Gratiae che essi significano e realizzano in fidem et per fidem. Scrive a tal riguardo papa Francesco nell’esortazione apostolica del 24 novembre 2013 Evangelii gaudium: «Tutta la vita di Gesù, il suo modo di trattare i poveri, i suoi gesti, la sua coerenza, la sua generosità quotidiana e semplice, e infine la sua dedizione totale, tutto è prezioso e parla alla nostra vita personale» (Evangelii gaudium, 265).
Il consacrato e la consacrata devono dare la giusta e doverosa attenzione all’uomo e alla donna guardandoli e servendoli con lo stesso cuore di Cristo e con la stessa premura a cui è chiamata la Chiesa nella sua totalità. Con la lettera apostolica Scrivo a voi, con cui il 21 novembre 2014 papa Francesco ha dato ulteriore “corpo” e “valore” alla sua decisione di indire l’Anno della Vita consacrata,[20] si comprende che il Pontefice vuole far raggiungere ai Consacrati e alle Consacrate tre obiettivi fondamentali: - guardare al passato della vita religiosa con sentimenti di sincera gratitudine; - vivere il presente della vita consacrata con passione; - abbracciare il futuro della propria dedizione al Dio di Cristo e al suo Regno nel mondo con grande speranza, nella consapevolezza ch’essa è «frutto della fede nel Signore della storia che continua a ripeterci: “Non aver paura…, perché io sono con te” (Ger 1,8) […]. È questa la speranza che non delude e che permetterà alla vita consacrata di continuare a scrivere una grande storia nel futuro, al quale dobbiamo tenere rivolto lo sguardo, coscienti che è verso di esso che ci spinge lo Spirito Santo per continuare a fare grandi cose». Sono questi obiettivi che bisogna centrare non tanto per accontentare il Santo Padre, ma per ridare motivazioni, fierezza e sprone ai consacrati e alle consacrate del nostro tempo (cf. Scrivo a voi, I/1-3).
Papa Francesco, dopo aver indicato gli obiettivi, pone anche le sue attese per l’Anno della vita consacrata, che dovranno sempre più stabilizzarsi fra e nelle Comunità religiose, ovviamente partendo da ogni persona:
- “Dove ci sono i religiosi c’è gioia”! Per cui il servizio ad intra e ad extra della Comunità, nonostante le note difficoltà (calo del numero di vocazioni, invecchiamen-to e chiusure di case, delusioni, uscite, malattie, notti dello spirito, etc.), sa cosa e in che modo cercare e curvarsi con pazienza compassionevole e amore sulle periferie esistenziali, in una vita totalmente consacrata all’Altro e in lui agli altri, facendo trasparire la gioia e la bellezza di vivere il Vangelo di Gesù e di seguirne le orme, attraendo in tal modo giovani disposti alla seque-la dell’Unico necessario.
- Papa Bergoglio, inoltre, si attende che i consacrati e le consacrate sappiano “svegliare il mondo” mediante una delle note caratteristiche della vita religiosa, che è la “profezia”; questa è oggi una priorità necessaria e quindi giustamente richiesta, per cui bisogna «essere profeti che testimoniano come Gesù ha vissuto su questa terra […]. Mai un religioso deve rinunciare alla profezia».
- I religiosi e le religiose, vincendo i virus sempre in agguato dell’egocentrismo e del narcisismo, individuale e comunitario (pettegolezzi, invidie, gelosie, antagonismi, etc.), con la grazia dello Spirito e mediante l’assunzione dell’esempio imprescindibile del Signore che porta a camminare insieme nella carità, dovranno sempre più divenire “esperti di comunione”. Sono certo afferma il papa, che «lavorerete con serietà perché l’ideale della fraternità perseguito dai Fondatori e dalla Fondatrici cresca ai più diversi livelli, come a cerchi concentrici».
- L’ultimo invito sta nel chiedere a tutti e a ciascuno di “uscire da se stessi” e andare incontro, con umiltà e determinazione, ai numerosi e diversificati bisogni delle persone, del mondo e del creato, che nell’enciclica Laudato si’ il pontefice chiama casa comune;[21] infatti, nel n. II/4 della lettera Scrivo a voi, il Pontefice scrive con parole accorate: «C’è un’umanità intera che aspetta: persone che hanno perduto ogni speranza, famiglie in difficoltà, bambini abbandonati, giovani ai quali è precluso ogni futuro, ammalati e vecchi abbandonati, ricchi sazi di beni e con il vuoto nel cuore, uomini e donne in cerca del senso della vita, assetati del divino…».
Una vita religiosa che sa amare e conservare gelosamente lo spirito della preghiera e della contemplazione, l’adorazione e l’invocazione per la Chiesa e per il mondo, è cosciente del primato del soli Deo gloria e allo stesso tempo dello stare come la Madre di Gesù «ai piedi delle infinite croci, per recarvi conforto e cooperazione redentrice» (Costituzioni dei Servi di Maria, 319). Quindi, afferma papa Francesco nella sua lettera ai consacrati e alle consacrate: «mi aspetto che ogni forma di vita consacrata si interroghi su quello che Dio e l’umanità di oggi domandano». Per accontentare come si deve entrambi i destinatari del servizio del consacrati, sarà anche utile la risorsa della inventio caritatis, cioè la “fantasia della carità”, sovente richiamata da san Giovanni Paolo II (cf. Scrivo a voi, II/1-5). Papa Francesco è determinato nell’asserire: «Soltanto in questa attenzione ai bisogni del mondo e nella docilità agli impulsi dello Spirito, quest’Anno della Vita Consacrata si trasformerà in un autentico kairòs, un tempo di Dio ricco di grazie e di trasformazione» (Scrivo a voi, II/5), chiaramente permanente![22]

Santa Maria sorella e amica dei consacrati

Nella riflessione sulla vita consacrata è naturale guardare con ammirazione ed affetto a santa Maria madre e serva del Signore, come modello, ispirazione, sostegno e speranza dei religiosi, considerandola icona di quello che la vita consacrata è ed intende essere nella Chiesa e nel mondo. Difatti, nella propria consacrazione a Cristo moltissime famiglie religiose maschili e femminili – di ieri e di oggi – guardano alla Madre di Gesù come a loro immagine conduttrice, perpetuando nella Chiesa una antica e cordiale consuetudine, che affonda le sue radici nella stessa comunità apostolica (cf. At 1,14), ove lei è presente ed accolta come dono e memoria pasquale di Gesù Cristo; parte nobile e ineludibile della nuova fraternità/sororità sgorgata dal grande cuore del Nazareno crocifisso e risorto che l’ha additata come la donna dalla duplice confluenza fra l’antico e il nuovo Israele/Chiesa.[23]
La Madre del Signore, modello della totale e fedele consacrazione a Dio in Gesù Cristo, inoltre, è parte della strategia missionaria e pastorale della Chiesa di sempre, specie dei nostri giorni. Il riferirsi a lei nei vari momenti della storia e della vita della Chiesa è un dato di fatto; via via si è passati dall’accoglienza e venerazione apostolica, al consacrare a lei, potente madre e regina, chiese, città, nazioni, popoli e ordini religiosi, sino a farne persino, non sempre rendendo giustizia alla sua inclusiva maternità e sororità universale, la bandiera della controriforma cattolica, dedicando a lei studi, poemi e canti riconoscendola musa ispiratrice. Con il Vaticano II, santa Maria ritrova il suo posto fra il popolo di Dio che è la Chiesa, di cui è l’esemplare icona e la madre amantissima, venendo progressivamente indicata come l’icona del Mistero, il frammento umano nel tutto di Dio, la dolce sorella ed amica dell’umanità, la donna protologica ed escatologica che ha dato onore all’umanità redenta ed amata da Dio in Gesù.[24]
Rilevanza iconico-esemplare per l’intera famiglia ecclesiale che sia il Sinodo dei Vescovi del 1994, che l'esortazione post-sinodale Vita consecrata del 1996, non hanno mancato di sottolineare. Difatti san Giovanni Paolo II, additando la Madre del Redentore quale modello di consacrazione e di sequela, perché typus Ecclesiae, ripropone i tradizionali insegnamenti ecclesiali, per cui ella costituisce una presenza fondamentale sia per la vita spirituale del singolo sia per la consistenza, unità e progresso della comunità religiosa, ponendosi quale modello dell'accoglienza della grazia da parte della creatura umana. Per la sua presenza e diaconia al mistero di Cristo, Maria è maestra di sequela incondizionata e di assiduo servizio. «Per questo il rapporto filiale con Maria costituisce la via privilegiata per la fedeltà alla vocazione ricevuta e un aiuto efficacissimo per progredire in essa e viverla in pienezza» (Vita consecrata, 28). Sotto questo versante rimangono vere e cogenti alcune riflessioni del documento capitolare del 25 marzo 1996 dei frati Servi di Maria, dall’emblematico titolo Servi del Magnificat, ove si afferma: «La tipologia del rapporto della Vergine con le persone consacrate non è appannaggio esclusivo di queste ultime. Tranne alcuni aspetti derivanti dalla specificità della vita consacrata, tale tipologia è comune a tutti i discepoli di Cristo; per tutti santa Maria è madre e maestra, patrona e regina, guida, modello, sorella. Tuttavia l’affettuosa insistenza con cui gli Istituti di vita consacrata si richiamano a quella tipologia non è ingiustificata. Tale tipologia infatti riflette spesso esperienze spirituali vissute con lucida intensità in ambienti di vita consacrata; è stata oggetto di una riflessione teorica da parte dei religiosi che ne hanno rilevato l’efficacia, descritto i contorni, esaltato la bellezza e i valori simbolici; è oggetto non di rado di una precisa scelta sancita nei testi costituzionali e testimoniata da una tradizione vivente; è stata divulgata in larga misura dalla predicazione dei religiosi. I membri degli Istituti di vita consacrata non possono vantare alcuna esclusiva sulla ‘tipologia del rapporto con la Vergine’ […], ma, per misericordia di Dio, ne sono stati fruitori intensi e alacri diffusori» (Servi del Magnificat, 55).
Il rapporto tra Maria e la persona consacrata non è cosa imposta dal magistero ecclesiale, ma è frutto di una libera scelta ed è una forma di sostanziale aderenza e accoglienza personale ed ecclesiale del testamentum Domini (cf. Gv 19,25-27). Papa Francesco nell’Evangelii gaudium con accorate parole chiede alla Chiesa impegnata alla difficile ma entusiasmante evangelizzazione dell’uomo, delle culture e delle strutture sociali e politiche, di guardare a Maria e di assumerne l’evangelico e femminile stile di tenerezza e compassione, essenziali per ri-umanizzare ed armonizzare il nostro stare agapico nella storia degli uomini perché nel dono dello Spirito performatore essa possa ridiventare anche storia e luogo dove Dio sta bene e l’umanità stia bene con lui. Infatti, scrive il Papa nella sua esortazione apostolica: «Vi è uno stile mariano nell’attività evangelizzatrice della Chiesa. Perché ogni volta che guardiamo a Maria torniamo a credere nella forza rivoluzionaria della tenerezza e dell’affetto […]. Questa dinamica di giustizia e di tenerezza, di contemplazione e di cammino verso gli altri, è ciò che fa di lei un modello ecclesiale per l’evangelizzazione» (Evangelii gaudium, 288).
Queste parole costituiscono un vero paradigma di riferimento per la vita consacrata e il suo rinnovamento nella misura in cui se ne approfondisce e percepisce la caratura mariana! Esiste una via mariana alla palingenesi della vita consacrata e, nell’oggi della Chiesa e del mondo, coloro che, uomini e donne, hanno ricevuto in sorte questo carisma, non possono esimersi dal cercarla o dal ri-cercarla. Non solo a beneficio e utile proprio, ma per il bene di tutti i credenti e di coloro a cui prestano il loro servizio.[25]

Conclusione

Santa Maria di Nazaret, madre di Gesù, credente e discepola della Parola, membro eminente della Chiesa, sorgente ispiratrice e dolce sorella, ricorda, infine, ai consacrati e alle consacrate che la loro esperienza, se sa ritornare con sapienza ed attualità alle origini della sua esistenza, è:
- memoria della presenza d'amore di Dio nel suo Cristo incarnato, interamente dedicato alla benefica volontà Padre e all’umanità bisognosa della sua oblazione salvifica, che invita a seguirlo in povertà, castità, obbedienza e fedeltà martiriale;
- compagnia di tanti fratelli e sorelle vocati a un'unica testimonianza di dedizione, comunione e missione seguendo i suggerimenti dello Spirito Santo;
- profezia che invita ad alzare continuamente gli occhi e lo sguardo verso il futuro agapico di Dio e della Parusia dell’Umiliato-Esaltato, affondando sempre più i piedi nella terra e nella storia di un mondo sovente distorto e lontano dai valori divini che richiedono amore, compassione e giustizia per altri, specie per gli ultimi;
- prezioso e inestimabile dono gratuitamente offerto agli uomini e donne di buona volontà, dal momento che «ogni buon regalo e ogni dono perfetto vengono dall'alto e discendono dal Padre, creatore della luce» (Gc 1,17).
Per cui, non è peregrina l’idea e la decisione di affidare alla Madre del Signore tutti i Consacrati e le Consacrate, perché sul suo esempio e con la sua intercessione diventino sempre più, nel dono e con l’assistenza dello Spirito di Cristo. stabili e gioiosi nel loro itinerario di sequela nell’amore a Dio e al prossimo (cf, Scrivo a voi, 5/III).[26]

NOTE
[1] L’anno giubilare indetto dal Pontefice va dalla Prima Domenica di Avvento (30 novembre 2014) alla Giornata mondiale della Vita Consacrata (2 febbraio 2016); si veda FRANCESCO, Scrivo a voi, lettera apostolica alle religiose e ai religiosi per l’inizio dell’Anno della Vita Consacrata, del 21 novembre 2014, in L’Osservatore Romano, sabato 29 novembre 2014, pp. 4-5.
[2] Cf. A. SPADARO, “Svegliate il mondo!”. Colloquio di Papa Francesco con i Superiori Generali, in La Civiltà Cattolica 165 (2014) n. 1, pp. 3-17.
[3] Bisogna ricordare che papa Francesco è il primo pontefice membro di un Ordine religioso dai tempi del monaco camaldolese Gregorio XVI, eletto nel 1831.
[4] Cf. SINODO DEI VESCOVI-III ASSEMBLEA GENERALE STRAORDINARIA, Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione. Instrumentum Laboris, San Paolo, Cinisello Balsamo 2014; AA. VV., Le sfide pastorali sulla Famiglia. Sinodo dei Vescovi 2014, in Rivista di Teologia Morale 183 (2014), pp. 327-382.
[5] Per una presentazione della genesi e dei contenuti del testo conciliare, cf. P. MARTINELLI, La vita consacrata tra sfide e opportunità. A 50 anni da «Perfectae caritatis», in La Rivista del Clero Italiano 66 (2015), pp. 334-347.
[6] Cf. L. PIANO, La posizione della vita consacrata nella Chiesa alla luce del Vaticano II, Elledici, Torino 2014.
[7] Cf. F. CIARDI, Note sulla dottrina dei religiosi nei documenti postconciliari, in Claretianum 36 (1986), pp. 293-313.
[8] A. SPADARO, “Svegliate il mondo!”. Colloquio di Papa Francesco con i Superiori Generali, in La Civiltà Cattolica 165 (2014) n. 1, p. 5.
[9] Cf. M. G. MASCIARELLI, La Chiesa, comunità di discepoli. Verso un’ecclesiologia discepolare, in Kairós 2 (2012) n. 1, pp. 83-161.
[10] Si potrebbe dire che la vita religiosa, oggi, ha il compito di riproporre ai cristiani che il centro della loro vita ed esperienza non è una specie di religione civile fatta di tolleranza, compassione e generica benevolenza nei confronti degli altri, ma il Cristo vivente che sfida tutti ad incontrarlo, poiché egli è ancora pellegrino sulle vie dell’umanità. Essere davanti a qualcuno non è la stesso che essere davanti a qualcosa (cf. Á. PARDILLA, Il Cristo della formazione. Manuale biblico-teologico di formazione alla vita religiosa, LEV, Città del Vaticano 2010).
[11] Cf. S. M. PERRELLA, Maria icona della vita consacrata nel contesto dei nostri giorni. Alcune riflessioni per l’Anno della Vita Consacrata, in Theotokos 22 (2014), pp. 239-276.
[12] Cf. B. FORTE, La trasmissione della fede, Queriniana, Brescia 2014.
[13] Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, LEV, Città del Vaticano 1992-1997, n. 94.
[14] Cf. BENEDETTO XVI, Verbum Domini, esortazione apostolica postsinodale sulla Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa, del 30 settembre 2010, in Enchiridion Vaticanum, EDB, Bologna 1966-, vol. 26, nn. 2218-2433, pp. 1484-1723.
[15] Cf. CONGREGAZIONE PER GLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA E LE SOCIETÀ DI VITA APOSTOLICA, Rallegratevi, lettera circolare ai consacrati e alle consacrate. Dal magistero di Papa Francesco, del 2 febbraio 2014, LEV, Città del Vaticano 2014, pp. 39-56.
[16] 213° CAPITOLO GENERALE DELL’ORDINE DEI SERVI DI MARIA, «Avvenga per me secondo la tua Parola» (Lc 1,38). I Servi e Maria, icona di chi vive ascoltando e testimoniando la Parola, n. 71, in Marianum 76 (2014), pp. 314-315; per una presentazione, cf. A. LANGELLA, in Theotokos 22 (2014) n. 2, pp. 319-323; P. LARGO, in Ephemerides Mariologicae 64 (2014), pp. 377-379.
[17] Cf. J.-C. GUY, Storia della vita religiosa. Una lettura sapienziale, Lipa Srl, Roma 2014.
[18] Cf. G. SÁNCHEZ GRIESE, Ascolta o figlia! Insegnamenti di Benedetto XVI sulla vita consacrata, Cantagalli, Siena 2010.
[19] BENEDETTO XVI, Il primato assoluto dell’amore di Dio. Ai membri del XX Capitolo Generale della Congregazione Salesiana, di lunedì 31 marzo 2008, in Insegnamenti di Benedetto XVI, LEV, Città del Vaticano 2009, vol. III/1, pp. 496-499.
[20] Da essa sono tratte le citazioni che seguono.
[21] Cf. FRANCESCO, Laudato si’, lettera enciclica sulla cura della casa comune, del 24 maggio 2015, LEV, Città del Vaticano 2015.
[22] Sarà molto utile la lettura di: FRANCESCO, Illuminate il futuro. Una conversazione raccontata da Antonio Spadaro, Áncora, Milano 2015, dove il direttore de “La Civiltà Cattolica” compie ed offre un dettagliato resoconto dell’udienza concessa il 29 novembre 2013 all’Unione Superiori Generali degli Istituti religiosi maschili al termine della loro 82a Assemblea generale.
[23] Cf. E. M. TONIOLO (a cura di), La Vergine Maria e la vita consacrata, Centro di Cultura Mariana “Madre della Chiesa”, Roma 1995.
[24] Cf. S. DE FIORES, Storia della mariologia, in IDEM, Maria. Nuovissimo Dizionario, EDB, Bologna 2006, vol. 2, pp. 1661-1677; S. M. PERRELLA, La Madre di Gesù nella teologia. Percorsi mariologici dal Vaticano II a oggi, Aracne editrice, Roma 2015.
[25] Cf. S. M. PERRELLA, Ecco tua Madre (Gv 19,27). La Madre di Gesù nel magistero di Giovanni Paolo II e nell’oggi della Chiesa e del mondo, San Paolo, Cinisello Balsamo 2007, pp. 294-308: «La vita consacrata un dono da comprendere»; Á. PARDILLA, Esplendor bíblico de María, la suprema consagrada, LEV, Città del Vaticano 2016; IDEM, María, espléndido modelo de vida consagrada, LEV, Città del Vaticano 2015.
[26] Cf. S. M. PERRELLA, Maria e i consacrati, testimoni della gioia cristiana. Alcune riflessioni in ordine all’Anno della vita consacrata, in Ephemerides Mariologicae 65 (2015), pp. 247-276.

 

 
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