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  Maria nel mistero di Cristo nel Capitolo VIII della «Lumen Gentium» 
MagisteroAnalisi dei numeri 55 - 59. Da. E. Toniolo, La Beata Maria Vergine Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa, Marianum, Roma 1998.


Introduzione

Maria è pienamente inserita nel mistero di Cristo. Il Concilio tratta questa presenza di Maria dal numero 55 al numero 59:
- Il numero 55 presenta la Madre del Messia nell'Antico Testamento;
- Il numero 56 approfondisce il significato dell'Annunciazione e la piena adesione di Maria al piano di Dio;
- Il numero 57 presenta Maria nell'infanzia di Cristo;
- Il numero 58 descrive la partecipazione di Maria alla vita pubblica del Figlio;
- Il numero 59 presenta la Beata Vergine dopo l'Ascensione del Signore.


55
La madre del Messia nell'Antico Testamento

(A) I libri del Vecchio e Nuovo Testamento e la veneranda tradizione mostrano in modo sempre più chiaro la funzione della madre del Salvatore nella economia della salvezza e la propongono per così dire alla nostra contemplazione. I libri del Vecchio Testamento descrivono la storia della salvezza, nella quale lentamente viene preparandosi la venuta di Cristo nel mondo. Questi documenti primitivi, come sono letti nella Chiesa e sono capiti alla luce dell'ulteriore e piena rivelazione, passo passo mettono sempre più chiaramente in luce la figura di una donna: la madre del Redentore. Sotto questa luce essa viene già profeticamente adombrata nella promessa, fatta ai progenitori caduti in peccato, circa la vittoria sul serpente (cfr. Gen 3,15). Parimenti, è lei, la Vergine, che concepirà e partorirà un Figlio, il cui nome sarà Emanuele (cfr. Is 7, 14; Mt 1,22-23).

(B) Essa primeggia tra quegli umili e quei poveri del Signore che con fiducia attendono e ricevono da lui la salvezza. E infine con lei, la figlia di Sion per eccellenza, dopo la lunga attesa della promessa, si compiono i tempi e si instaura la nuova « economia », quando il Figlio di Dio assunse da lei la natura umana per liberare l'uomo dal peccato coi misteri della sua carne.

Maria è presentata unita a Cristo, centro – luce della rivelazione, nella Storia della Salvezza preannunciata nell’Antico Testamento. Ella appare in modo sempre più chiaro nei libri sacri dell’Antico e del Nuovo Testamento e nella veneranda Tradizione, cioè nell’unica rivelazione divina. I libri dell’Antico Testamento descrivono la Storia della Salvezza che poi nel Nuovo Testamento pienamente si realizza. In essi, accanto al Redentore, viene messa sempre più chiaramente in luce la figura della Madre del Redentore. La forma di questa presenza è duplice:

Prospettiva cristocentrica: le profezie messianiche
- La “Donna” di Gn 3,15: essa adombra profeticamente Maria nella promessa, fatta ai progenitori caduti nel peccato, circa la vittoria del serpente. Il Concilio non spiega se il testo sia letterale, esplicito, implicito o tipico. Afferma però chiaramente che la Madre di Dio viene profeticamente adombrata i tale oracolo. Si deve perciò ritenere come certo il senso scritturistico mariano di Gn 3,15 che associa la Madre al Figlio nella lotta vittoriosa contro il serpente diabolico.
- La Vergine partoriente di Is 7,14: la seconda profezia che secondo la scuola della Chiesa e l’intera piena rivelazione, è quella della Vergine Madre dell’Emmanuele. Il Concilio cita il testo alla luce di Matteo 1,22-23, testo fondamentale e fondante.

Prospettiva ecclesiotipica: Maria espressione di Israele
- La prima tra gli umili e i poveri del Signore: Il Concilio in questa affermazione non cita testi particolari, ma tutta la Scrittura è piena di passi che parlano dei poveri del Signore. Alla luce di Luca, Maria appare come il trionfo spirituale degli umili e la realizzazione delle loro speranze. Ella è la più perfetta di essi e come tale si proclama: il Dio che assoggetta i potenti e i ricchi ed esalta gli uomini, guardò alla bassezza della sua serva.
- La Figlia di Sion: Con Maria “eccelsa figlia di Sion” si instaura una nuova economia, quando il Figlio assunse da lei la natura umana per liberare con i misteri della sua carne l’uomo dal peccato. La figlia di Sion è il popolo eletto e fedele, soprattutto la santa città di Gerusalemme, luogo di residenza di Jahwé (Sofonia 3, 14-17). Orbene, tanto Luca che Giovanni hanno visto in Maria l’arca della nuova alleanza, il luogo della perfetta residenza di Dio Salvatore nella Chiesa, mediante l’incarnazione del Verbo nel suo seno verginale. Maria è così il compimento del popolo di Israele, la “eccelsa” figlia di Sion. L’annuncio messianico di Sof 3,14: “Rallegrati, figlia di Sion,il Signore è con te”, sarà dall’angelo indirizzato alla Vergine Madre del Salvatore: “Rallegrati, o piena di grazia, il Signore è con te” (Lc 1,28). Nell’insegnamento del Concilio troviamo perciò Maria associata da Dio stesso al Messia nell’economia salvifica, predetta e preparata nell’Antico Testamento. Pur non entrando in questioni esegetiche e senza precluderne lo sviluppo, il Concilio afferma con sicurezza il valore mariano di questi testi.

 56
Maria nell'annunciazione


(A) Il Padre delle misericordie ha voluto che l'accettazione da parte della predestinata madre precedesse l'incarnazione, perché così, come una donna aveva contribuito a dare la morte, una donna contribuisse a dare la vita. Ciò vale in modo straordinario della madre di Gesù, la quale ha dato al mondo la vita stessa che tutto rinnova
(B) e da Dio è stata arricchita di doni consoni a tanto ufficio. Nessuna meraviglia quindi se presso i santi Padri invalse l'uso di chiamare la madre di Dio la tutta santa e immune da ogni macchia di peccato, quasi plasmata dallo Spirito Santo e resa nuova creatura. Adornata fin dal primo istante della sua concezione dagli splendori di una santità del tutto singolare, la Vergine di Nazaret è salutata dall'angelo dell'annunciazione, che parla per ordine di Dio, quale « piena di grazia » (cfr. Lc 1,28) e al celeste messaggero essa risponde « Ecco l'ancella del Signore: si faccia in me secondo la tua parola » (Lc 1,38).
(C) Così Maria, figlia di Adamo, acconsentendo alla parola divina, diventò madre di Gesù, e abbracciando con tutto l'animo, senza che alcun peccato la trattenesse, la volontà divina di salvezza, consacrò totalmente se stessa quale ancella del Signore alla persona e all'opera del Figlio suo, servendo al mistero della redenzione in dipendenza da lui e con lui, con la grazia di Dio onnipotente.
(D) Giustamente quindi i santi Padri ritengono che Maria non fu strumento meramente passivo nelle mani di Dio, ma che cooperò alla salvezza dell'uomo con libera fede e obbedienza. Infatti, come dice Sant'Ireneo, essa «con la sua obbedienza divenne causa di salvezza per sé e per tutto il genere umano ». Onde non pochi antichi Padri nella loro predicazione volentieri affermano con Ireneo che « il nodo della disobbedienza di Eva ha avuto la sua soluzione con l'obbedienza di Maria; ciò che la vergine Eva legò con la sua incredulità, la vergine Maria sciolse con la sua fede» e, fatto il paragone con Eva, chiamano Maria «madre dei viventi e affermano spesso: « la morte per mezzo di Eva, la vita per mezzo di Maria ».

Il ricco e bellissimo testo si può dividere in quattro parti:
(A) Volontà del Padre sulla “Donna” nel piano della salvezza.
(B) Maria, la “piena di grazia”
(C) Il “Fiat” di Maria
(D) Le “fonti” patristiche di base

La volontà del Padre
Il Concilio si richiama al protagonista della salvezza, il “Padre delle misericordie” che col suo decreto eterno e libero decide di dare all’umanità il Redentore e a lui una madre. Questa maternità non è una funzione meramente biologica, ma è frutto di una libera accettazione da parte di Colei che Dio aveva predestinato a tale ufficio, per cui Maria diviene la nuova Eva che ripara i danni della prima Eva: la “Donna” ha dato la morte, la “Donna” deve dare la vita. Ogni donna deve dare la vita: questo principio si è realizzato al massimo grado in Maria; ogni donna come lei deve essere fonte di vita e non veicolo di morte come Eva. Il principio di riconciliazione ha in Maria un’applicazione “ a fortiori” non “a pari” come tutte le donne, perché lei, dice il Concilio, “contribuisce a dare la vita” in modo straordinario, perché ha dato al mondo la vita stessa che tutto rinnova, la vita che è salvezza e vita soprannaturale e che comprende anche la figliolanza divina adottiva, il diritto alla resurrezione gloriosa finale, la vittoria sulla morte.

Maria “piena di grazia”
La Vergine è stata arricchita da Dio di doni consoni alla maternità divina. E’ annunciato implicitamente il principio di convenienza per cui Dio ha conferito alla madre divina le perfezioni e le prerogative consone a tanto ufficio. Questa dottrina è presentata dal Concilio in collegamento con la Tradizione della Chiesa, soprattutto la testimonianza dei Padri, affermando che la Vergine è stata chiamata “Tuttasanta” e “adombrata fin dal primo istante della sua concezione dagli splendori di una santità del tutto singolare.

Il “Fiat” dell’ancella del Signore
Maria viene presentata nella Storia della salvezza quale “Ancella del Signore”, “consacrata alla persona e all’opera del Figlio suo”. Queste affermazioni che indicano il valore soteriologico del mistero dell’Annunciazione e l’inserzione attiva di Maria nell’opera della salvezza fin dal primo momento della sua missione pubblica “quando il Figlio di Dio assunse da lei la natura umana per liberare con i misteri della sua carne l’uomo dal peccato”. La conseguenza di questo essere “Ancella del Signore”, cioè del conscio e libero assenso alla missione del Figlio è duplice:
- anzitutto la maternità divina
- la totale consacrazione di Maria alla persona e al Figlio suo, con tutto l’animo, quindi senza deroghe dovute all’egoismo, senza peso alcuno di peccato.
Questo servizio è reso da Maria con la grazia di Dio onnipotente, sotto di Cristo e con Cristo.
In questo testo hanno particolare valore i verbi usati per indicare altrettanti atteggiamenti della Vergine Madre:
- Maria è “consentiens” alla Parola: indica l’ascolto di fede, di ubbidienza della creatura a Dio, un ascolto verginale e obbedienziale che porta con sé l’evento inaudito di una verginale maternità;
- Di fronte al volere del Padre, Maria è “complectens”: la Vergine si apre a Lui con la totale partecipazione della sua persona, con la pienezza del suo cuore e senza le ottusità del peccato;
- “obbediens…….semetipsam totaliter devolvit: Obbedendo al padre, come sua serva, Maria offre se stessa anche al Figlio suo e al suo totale servizio non solo della sua persona ma anche della sua opera: personae et operi Filii sui
Questa totale dedizione alla causa di Cristo ha una forma e un fine ben preciso:
- la sua collaborazione non è autonoma ma con Cristo e sotto di Cristo: non dipende da Lei, ma dal Figlio;
- ella collabora per servire il mistero della Redenzione (mysterio redentionis inserviens) con evidente richiamo a Paolo: “Ecco io vengo per compiere la tua volontà” (Eb 10,9).

Testi patristici di base
Nell’affermare l’apporto di Maria alla salvezza umana, mediante il suo assenso nell’annunciazione, il Concilio si richiama non solo a Luca, ma anche all’insegnamento dei Padri della Chiesa che “giustamente affermano che Maria non fu strumento meramente passivo nelle mani di Dio; ma che cooperò alla salvezza con libera fede e obbedienza. Citando i Padri, il Concilio fa quattro affermazioni:
- obbedendo divenne causa di salvezza per il genere umano (Ireneo); - il nodo della disobbedienza di Eva ha avuto la sua soluzione con l’obbedienza di Maria: ciò che Eva legò con la sua incredulità, la Vergine sciolse con la sua fede;
- Maria, come Eva, è madre dei viventi, non sul piano fisico ma spirituale;
- La morte venne per mezzo di Eva, la vita venne per mezzo di Maria. 
 

57
Maria e l'infanzia di Gesù

Questa unione della madre col figlio nell'opera della redenzione si manifesta dal momento della concezione verginale di Cristo fino alla morte di lui; e prima di tutto quando Maria, partendo in fretta per visitare Elisabetta, è da questa proclamata beata per la sua fede nella salvezza promessa, mentre il precursore esultava nel seno della madre (cfr. Lc 1,41-45); nella natività, poi, quando la madre di Dio mostrò lieta ai pastori e ai magi il Figlio suo primogenito, il quale non diminuì la sua verginale integrità, ma la consacrò l0 Quando poi lo presentò al Signore nel tempio con l'offerta del dono proprio dei poveri, udì Simeone profetizzare che il Figlio sarebbe divenuto segno di contraddizione e che una spada avrebbe trafitto l'anima della madre, perché fossero svelati i pensieri di molti cuori (cfr. Lc 2,34-35). Infine, dopo avere perduto il fanciullo Gesù e averlo cercato con angoscia, i suoi genitori lo trovarono nel tempio occupato nelle cose del Padre suo, e non compresero le sue parole. E la madre sua conservava tutte queste cose in cuor suo e le meditava (cfr. Lc 2,41-51).

L’associazione di Maria a Cristo è piena perché va dal momento della concezione verginale alla sua morte, quindi un’associazione piena e completa. Il Concilio indica quattro momenti di tale unione che corrispondono agli eventi della sua infanzia:
- Nella visitazione quando fu proclamata beata per la sua fede;
- Nella maternità quando mostrò lieta ai pastori e ai Magi il Figlio suo;
- Nella presentazione al Tempio quando udì la profezia di Simeone e che a lei una spada avrebbe trapassato l’anima;
- Nel ritrovamento nel Tempio in seguito al quale ella conservava e meditava nel suo cuore ogni cosa che riguardava il Figlio.


58
Maria e la vita pubblica di Gesù


(A) Nella vita pubblica di Gesù la madre sua appare distintamente fin da principio, quando alle nozze in Cana di Galilea, mossa a compassione, indusse con la sua intercessione Gesù Messia a dar inizio ai miracoli (cfr. Gv 2 1-11).
(B) Durante la predicazione di lui raccolse le parole con le quali egli, mettendo il Regno al di sopra delle considerazioni e dei vincoli della carne e del sangue, proclamò beati quelli che ascoltano e custodiscono la parola di Dio (cfr Mc 3,35; Lc 11,27-28), come ella stessa fedelmente faceva (cfr. Lc 2,19 e 51).
(C) Così anche la beata Vergine avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette (cfr. Gv 19,25), soffrendo profondamente col suo Unigenito e associandosi con animo materno al suo sacrifico, amorosamente consenziente all'immolazione della vittima da lei generata; e finalmente dallo stesso Gesù morente in croce fu data quale madre al discepolo con queste parole: Donna, ecco tuo figlio (cfr. Gv 19,26-27).

Il Concilio indica tre manifestazioni dell’associazione di Maria alla vita pubblica del Figlio:
- Le nozze di Cana quando mossa da compassione e con la sua intercessione interviene presso il Figlio a favore degli sposi causando la nascita della fede dei discepoli: quindi intima associazione alla manifestazione del Figlio come inviato di Dio;
- Durante la predicazione quando Gesù esalta i vincoli spirituale sopra quelli della carne. Egli non intende rimproverare la Madre, la quale è modello e prima partecipe della beatitudine di ascoltare la Parola, come Ella fedelmente faceva.
- Ai piedi della Croce dove, serbando la sua unione col Figlio e non senza un disegno divino, se ne stette non solo col corpo, ma con la suprema donazione della fede, cooperando alla sua opera salvifica. Circa questa cooperazione il Concilio fa quattro importanti affermazioni:
o “soffrendo profondamente col Figlio suo”: il Concilio non parla del dolore personale bensì della compartecipazione al dolore del Figlio: il suo dolore vale in quanto riflette quello del Figlio e vi si unisce;
o “associandosi con animo materno al sacrificio di lui”: la madre si unisce alle intenzioni sacrificali e redentive del Figlio, toccando così il vertice della sua materna compartecipazione;
o “acconsentendo con amore”: la vittima che il Padre ha preparato per noi è quella stessa che la Vergine ha generato per il sacrificio e accompagnato al sacrificio. Il termine “immolazione” fa ricordare il sacrifico di Isacco e l’immolazione dell’agnello pasquale. Con la sua fede che opera nella carità, Maria partecipa all’olocausto del suo unigenito, amando nella sua morte la nostra salvezza.
o “finalmente dallo stesso Gesù morente in croce fu data quale madre al discepolo”: Il testo definitivo ha eliminato dopo discepolo “fidelium figure”, anche se in tal senso si esprime la lunga tradizione a partire dal IX secolo e il costante insegnamento dei papi.
o “non senza un disegno divino”: affermazione importantissima: è il Padre che vuole, che chiama Maria a stare accanto al Figlio suo.


59
Maria dopo l'ascensione

(A) Essendo piaciuto a Dio di non manifestare apertamente il mistero della salvezza umana prima di effondere lo Spirito promesso da Cristo, vediamo gli apostoli prima del giorno della Pentecoste « perseveranti d'un sol cuore nella preghiera con le donne e Maria madre di Gesù e i suoi fratelli» (At 1,14); e vediamo anche Maria implorare con le sue preghiere il dono dello Spirito che all'annunciazione, l'aveva presa sotto la sua ombra.
(B) Infine la Vergine immacolata, preservata immune da ogni macchia di colpa originale finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria in anima e corpo e dal Signore esaltata quale regina dell'universo per essere così più pienamente conforme al figlio suo, Signore dei signori (cfr. Ap 19,16) e vincitore del peccato e della morte.

Il Concilio descrive qui l’azione salvifica di Maria dall’Ascensione alla Pentecoste e conclude affermando con sobrietà i testi della definizione dogmatica e gli insegnamenti delle encicliche circa la sua assunzione al cielo, la sua regalità e la sua incoronazione.

Maria orante con gli Apostoli
Vediamo Maria orante con gli Apostoli implorare il dono dello Spirito che l’aveva già ricoperta nell’annunciazione. Per chi implora lo Spirito? Il raccordo dell’annunciazione con la Pentecoste è sintomatico e sottolinea la continuità dell’agire dello Spirito su Maria che nell’annunciazione diventa la Madre del Salvatore e nella Pentecoste la Madre dei salvati. La discesa dell’annunciazione è detta “obumbrare”, termine biblico che designa la nube sull’arca dell’alleanza e allude perciò a Maria come nuova arca dell’alleanza, inabitata dal Verbo fattosi carne in Lei.

Maria in cielo
Maria è assunta in cielo e coronata regina perché fosse pienamente conforme al Figlio, Signore dei dominanti e vincitore del peccato e della morte. La sua gloriosa assunzione è il definitivo compimento della sua somiglianza a Cristo. Tutta in Lui e con Lui, non ha deposto la sua funzione materna ma vive ed opera a servizio dell’umanità redenta.


Rilievi conclusivi

- L’intervento di Maria nell’opera salvifica, comincia con l’annunciazione, perché l’incarnazione è già redenzione. Maria si pone ed è posta, con l’accettazione libera della fede e della carità accanto al Cristo, per cooperare con lui alla nostra salvezza.
- Maria è in funzione totale del mistero di Cristo: ella è redenta in modo sublime a causa della sua eccelsa funzione di Madre di Dio.
- Tutto in lei è al servizio di Cristo. Maria è la madre vergine del Salvatore prima nel cuore e poi nel corpo verginale. La sua verginità è il segno della realtà dell’incarnazione del Figlio di Dio.

Inserito Mercoledi 16 Settembre 2009, alle ore 16:09:39 da latheotokos
 
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