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  La devozione a Maria negli ''Angelus'' di Paolo VI 
Magistero

Un intervento di Giovanni Battista Re, in AA. VV., Magistero e pietà mariana in Giovanni Battista Montini-Paolo VI, Isituto Paolo VI, Bescia 1996, pp. 81-87.



1. La devozione alla Madonna ha accompagnato l'intera vita di papa Paolo VI ed è andata sempre più maturando e sviluppandosi. Nei primi anni, essa fu un'eredità «respirata» nell'ambiente colto e cristiano in cui si trovò a vivere. La casa dove abitava a Brescia era, in effetti, vicina al Santuario della Madonna delle Grazie, dove celebrò la prima Messa e dove tornò tutte le volte che gli fu possibile. La sua vocazione sacerdotale maturò, pertanto, in quell'ambiente di culto mariano. Durante il suo pontificato l'amore per Maria divenne poi più intenso e manifesto. Di fronte alle grandi responsabilità, soprattutto di fronte alle enormi difficoltà che dovette affrontare, Paolo VI avvertì il crescente bisogno di invocare la Madre del Signore e di confidare nel suo aiuto. Da questa sua intima fiducia in Maria è scaturito un magistero mariano ricchissimo di documenti: encicliche, esortazioni apostoliche, omelie, discorsi, Angelus. Ma vorrei subito aggiungere che questo ricchissimo magistero è stato costantemente accompagnato dalla testimonianza della vita: Paolo VI fu personalmente molto devoto della Madre di Dio.

2. Sarebbe interessante riflettere sugli insegnamenti che, al riguardo, Paolo VI ci ha lasciato. Qui però mi soffermo unicamente su un tratto di tale ricco patrimonio mariano: gli Angelus. Già Giovanni XXIII aveva iniziato a recitare la domenica l'Angelus alla finestra. Anche Pio XI e Pio XII talora lo avevano fatto. Ma Paolo VI fu il primo ad introdurre l'abitudine di far precedere alla recita dell'Angelus un breve pensiero, una riflessione ispirata dai problemi e dagli eventi pin attuali. Non sono gli Angelus l'espressione più alta del magistero di Paolo VI, ma ho scelto questo tema perché ne sono stato in qualche modo testimone diretto. Paolo VI scriveva gli Angelus la mattina stessa, un'ora o due prima di pronunciarli. Poi mandava, tramite mons. Macchi, il foglietto in Segreteria di Stato perché fosse battuto a macchina per darlo alla stampa: io stesso spesso dettavo allo scrittore e poi rileggevo il testo.  Ripercorrendo gli Angelus dedicati alla Madonna, in occasione delle varie ricorrenze mariane, l'attenzione si posa su una parola chiave che ricorre frequentemente, la parola «bellezza». Maria è riflesso della bellezza di Dio, tota pulchra perché Immacolata, senza ombra di peccato. Tota, tutta, cioè, secondo il pontefice, in senso globale, interiore ed esteriore, spirituale e fisico; perché pura, vergine e madre. Maria non solo irradia bellezza e Santità sulle umane sorti; è anzi il punto focale di bellezza, nel quale i raggi, umili e puri, della sfera terrena s'incontrano con quelli sovrani, ma resi accessibili, della sfera celeste. É l'ideale supremo di perfezione che in ogni tempo gli artisti hanno cercato di riprodurre nelle loro opere. E «la donna vestita di sole» (Ap 12, 1). Maria - lo ripeto - è «il riflesso della bellezza di Dio» (Angelus del 31 gennaio 1965)1. Ella è «specchio purissimo della Divinità, segno di infinita Sapienza, oggetto d'infinito Amore» (8 dicembre 1969)2. La Madonna è la tota pulchra che ci ammaestra su quella vera bellezza, che non deve mai separarsi dalla bontà e dev'essere sempre anche interiore. La bellezza di Maria è quella dell'Immacolata, bellezza dovuta all'assenza totale di peccato. Ed è anche, aggiunge il papa, quella della sua verginità, della sua purezza. Paolo VI ricorda ai «cercatori di bellezza» la coincidenza fra purità e bellezza. Per antonomasia il decoro - egli sottolinea a più riprese - è riconosciuto alla castità, e perciò alla Vergine è attribuita una bellezza supereccellente (cfr. Evangelica testificatio 13 e 15). Estetica ed etica, afferma il pontefice, sono inseparabili, per cui la vera bellezza non deve mai separarsi dalla bontà, isolarsi dalle sue radici essenziali di perfezione.

3. Nelle brevi meditazioni degli Angelus dedicate alla Madonna emergono, tra l'altro, le seguenti sottolineature teologiche, spirituali e pastorali:
a) «La Madonna è inserita al centro del disegno divino della nostra salvezza» (5 settembre 1976)3. II prodigio .che è Maria (trionfo di vita, di bellezza, d'immortalità, esteso anche alla sua umanità corporea) dipende tutto da Cristo (15 agosto 1973)4, del quale è il riverbero perfetto (4 maggio 1969)5. «Colei che sarebbe stata la Madre di Cristo, da Cristo stesso fu in anticipo redenta e restituita alla perfezione primigenia, tipica e sublime, della creatura "piena di grazia"» (8 dicembre 1974)6. Maria è stata «privilegiata per dare al mondo intero il dono universale della nostra salvezza, Cristo» (8 dicembre 1977)7. Di lui ci rende accessibile il duplice mistero dell'Incarnazione e della Redenzione, essendo singolarmente associata alla missione del Redentore (15 agosto 1975)8. Il papa Paolo VI chiama inoltre Maria «lampada foriera di Cristo» (8 dicembre 1971)9 e «lampada ispiratrice» (19 agosto 1973)10 e la definisce il «capolavoro della grazia» (25 marzo 1973)11: per merito di Cristo, Maria è la creatura umana come Dio l'ha voluta nella sua perfezione primigenia, nativa e totale (8 dicembre 1973)12.
b) Maria è, pertanto, l'«omnipotentia supplex, è l'intercessione che tutto può impetrare e tutto può ottenere» (30 aprile 1978)13.
c) In questa «figura unica di Donna», «l'umanità ricompare nella sua primigenia bellezza, nella sua nativa innocenza, quale Dio aveva pensato e voluto che fosse l'uomo, immagine e similitudine sua, specchio purissimo della Divinità, segno di infinita Sapienza, oggetto d'infinito Amore. Noi abbiamo perfino perduto la capacità di farci l'idea adeguata della dignità dell'umanità intatta e pura, dove carne e spirito risplendono della divina sembianza. Ma in Maria questa visione riappare» (8 dicembre 1969)14.

4. Un tema ricorrente è quello di Maria ed il nostro tempo. In questo contesto, Paolo VI si sofferma su due aspetti: la sopravvalutazione del corpo e la posizione della donna.
a) Sopravvalutazione del corpo
Per quanto concerne la sopravvalutazione del corpo umano, il papa, in occasione dell'Assunta, alla luce proprio della considerazione di Maria «associata in anima e corpo alla pienezza della divina felicità» (16 agosto 1970)15, ammonisce di non dimenticare mai due importanti elementi. Anzitutto, «l'uomo è un essere composito, di anima e di corpo; e [...] questa composizione, questa unità risultante da una perfetta complementarietà dell'una e dell'altro, in noi è stata turbata dal peccato originale, complicando miseramente la funzionalità morale dell'uomo e deturpando l'estetica, la bellezza spirituale ed anche fisica del nostro essere. Così che siamo sempre in cerca di questa personale ricomposizione che dovrebbe dare all'anima il dominio sul corpo, ed a questo la capacità di riflettere in sé la trasparenza dell'anima. Questa riflessione ci fa soffrire e ci fa sperare. Soffrire, perché vediamo oggi prevalere [...] il tentativo di fare del corpo il principio prioritario, unificatore dell'armonia psicologica ed estetica della vita [...]. Sperare che il senso della dignità e della purezza si affermi»16 come domanda la «vocazione cristiana, che vuole il corpo soggetto all'anima, non senza uno sforzo ascetico, e l'anima unita a Dio, non senza una anticipata esperienza di mistica beatitudine e d'interiore bellezza»17. E la Vergine SS.ma a mostrarci che sia la carne che lo spirito devono risplendere della divina sembianza (8 dicembre 1969)18. Noi «tendiamo a materializzare lo spirito umano, a sottometterlo al dominio del piacere e al regno dei sensi, facendo della carne una tentazione e un principio opaco e illusorio di corruzione, mentre la Madonna Assunta ci dà la visione della spiritualizzazione della carne, [ ... ] invitando pure noi a ridare anche alla parte corporea del nostro essere la sua dignità ed il suo titolo» (15 agosto 1972)19.
b) La posizione della donna
Oggi, certo, si parla molto del ruolo della donna nella società contemporanea. Paolo VI, sempre molto attento ai problemi del nostro tempo, ha toccato a più riprese questo tema e lo ha fatto anche negli Angelus, fermandosi a riflettere sulla Vergine Maria. Egli accenna a quegli «aspetti che danno al culto mariano un incomparabile incentivo alla difesa della Donna del tempo nostro, nella sua intangibile dignità e nella sua moderna vocazione spirituale e sociale» (5 maggio 1974)20. Ricorda, inoltre, che da una migliore conoscenza del ruolo unico, insostituibile, insopprimibile di Maria nella storia della salvezza può persino risultare rivendicato, rinsaldato e sublimato il femminismo moderno. La Chiesa, infatti, è attenta alla condizione femminile ed auspica un reale progresso della funzione della donna nella vita professionale e sociale, ma chiede pure che ne siano tutelate la dignità e la missione. Per quanto concerne poi la donna cristiana, occorre che essa possa realizzare pienamente il disegno che Dio le ha preparato. Ora, perché sia ben compresa la concezione cristiana della donna e perché siano difese le sue peculiari prerogative naturali, è necessaria la luce orientatrice e protettrice di Colei che, irradiando bellezza e santità, sovrasta materna con Cristo sopra gli umani destini (17 agosto 1975)21.

5. Analizzando, inoltre, le autentiche radici della devozione a Maria, Paolo V1 le trova nelle verità della fede (8 maggio 1966)22. Dobbiamo venerarla - insegna -, invocarla (8 dicembre 1969)23, imitarla (1 ottobre 1972)24, con la coscienza che quanto più ella è posta in alto, tanto più è vicina a noi, «perché ogni suo privilegio le fu conferito in vista della nostra redenzione» (8 dicembre 1967)25. E venerazione, come indica Paolo VI, significa partecipazione piena, vibrazione del cuore che, amandola, è commosso dalla meraviglia, dalla poesia e dal sentimento (15 agosto 1973)26. Ma qual è lo scopo della devozione alla Vergine SS.ma? Risponde il papa: quello di essere via a Cristo; la pietà mariana conduce a Cristo (ad Iesum per Mariam) poiché non ci distoglie dal culto supremo a Lui dovuto (4 ottobre 1964)27. E rileva come il culto a Maria Santissima sia «introduzione e conseguenza del culto unico e sommo che dobbiamo a Gesù Cristo Nostro Signore; esso è garanzia della nostra fede [...] espressione della nostra aderenza alla Chiesa» (14 agosto 1963)28. In occasione del mese di ottobre, che la tradizione cristiana dedica al Rosario, Paolo VI osserva che il calendario della pietà mariana non contrasta con quello liturgico - ufficiale, obbligante -, tutto pervaso da elementi cristologici e interamente rivolto a celebrare il mistero della salvezza; esso, anzi, ne rifrange le luci e permette di contemplarne gli inesauribili tesori (1 ottobre 1972)29. Il senso e la pratica del culto mariano è inseparabile da quello unico e centrale di Cristo (17 agosto 1975)30. La devozione mariana nulla toglie alla verità e alle esigenze del culto cristiano, ne mette anzi in più limpida evidenza la bellezza e la verità umana e divina (30 aprile 1978)31.

6. La festa dell'Assunta offre a Paolo VI l'occasione per meditare circa «lo scopo superiore e finale della vita: dove - egli Si chiede - questa nostra vita trova la sua vera e piena espressione?»32. Come ricorda sant'Agostino, «lo spirito è rivolto ad uno stato di vita, che trascende quello del nostro presente cammino, a quell'al di là, a quel Paradiso, sulle soglie del quale la Madonna Assunta in cielo, [...J come al sommo della scala, ci appare e ci attende» (15 agosto 1963)33. «Al di là» che è destino di pienezza e di beatitudine, argomento consolantissimo - in e grazie a Maria - «della nostra speranza escatologica, cioè estrema, finale, d'un simile destino offerto anche a noi per l'ultimo giorno, dopo la storia dell'umanità nel tempo» (15 agosto 1970)34. Parlando dell'Assunta, Paolo VI ama ricordarne la gloria celeste che «si proietta nella vita nostra presente e ci indica come dobbiamo comportarci per raggiungere così luminosa meta» (15 agosto 1964); Maria, inoltre, è la Mater bonae spei, perché illumina la speranza della vita futura e le presenti prove, convertendo in argomenti di fiducia e di fede anche ciò che talora ci affligge il cuore36. Ed è sempre dalla «festa dell'Assunta che cala dal cielo un messaggio importante, quello cioè della vita futura dopo quella terrena» (15 agosto 1965)37; «un messaggio pieno di luce e di speranza, ma ammonitore circa il fine ultraterreno della umana esistenza»38. E «la Madonna che ce lo manda, e che ci ricorda come il destino della vita non è chiuso nel tempo, ma è "al di là", e che il senso, il dovere principale del nostro cammino nel tempo è quello di meritarci quel Paradiso, dove Ella, Maria, già si trova nell'integrità gloriosa del suo essere, anima e corpo»39. La solennità dell'Assunta «ci fa pensare, oltre che al benessere temporale, a quello spirituale. A quello che si fonda non tanto sul tempo che passa, ma sulla fede che resta, e che prolunga nella speranza il cammino breve e non sempre felice della nostra vita. A quello ancora che dà a questa nostra vita le sue ragioni d'essere, le quali [ ... ] impegnano con forza [ ... ]. A quello [ ... ] che apre lo spirito alla ricerca e al godimento della verità [...], a quel benessere che ci nasce quando facciamo del bene al prossimo [...]. E finalmente a quel benessere spirituale, che deriva [ ... ] dalla preghiera [...] e dalla visione della vita e del mondo illuminata dalla luce del Vange1o» (15 agosto 1968)40. Lo sguardo all'al di là che ci attende non è in alcun modo fuga dal presente, ma, anzi, ne implica ed esige la trasformazione, e, in primo luogo, implica la trasformazione di noi stessi, dell'uomo. La Madonna - rileva ancora Paolo VI - ci invita a modellare la nostra vita, fragile e precaria, sulla perfezione della sua, per poterle dare il senso, il gusto e il desiderio di Dio (15 agosto 1977)41.

7. Maria diventa in tal modo la «nostra guida»: Madre e sorella, Maestra e guida del popolo cristiano. Essa è realmente, per chi sa comprenderlo, la figura unica e tipica della bellezza, dell'innocenza e della vita nuova; riverbero perfetto di Cristo, sorgente di consolazione e di vittoriosa speranza (Regina coeli, 4 maggio 1969)42. Paolo VI invita a ricorrere a Maria senza mai stancarsi. Questa è la lezione che ci lascia e, attraverso la sua vita, ci trasmette un luminoso esempio di devozione mariana. Non è sentimentalismo; è scuola di alta umanità e di profonda spiritualità. É vangelo appreso all'ascolto e sulla traccia della Madre del Verbo immortale fatto uomo.

NOTE
1 Insegnamenti di Paolo VI, III (1965), Città del Vaticano, Tipografia Poliglotta Vaticana 1966, p.1128.
2 Insegnamenti di Paolo VI, VII (1969), Città del Vaticano, Tipografia Poliglotta Vaticana 1970, p. 1228. .
3 Insegnamenti di Paolo VI, XIV (1976), Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana 1977, p. 691.
4 Cfr. Insegnamenti di Paolo VI, XI (1973), Città del Vaticano, Tipografia Poliglotta Vaticana 1974, p. 785.
5 Cfr. Insegnamenti di Paolo VI, VII, (1969), cit., p. 1178.
6 Insegnamenti di Paolo VI, XII (1974), Città del Vaticano, Tipografia Poliglotta Vaticana 1975, p. 1252.
7 Insegnamenti di Paolo VI, XV (1977), Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana 1978, p. 1163.
8 Cfr. Insegnamenti di Paolo VI, XIII (1975), Città del Vaticano, Tipografia Poliglotta Vaticana 1976, p. 847.
9 Insegnamenti di Paolo VI, IX (1971), Città del Vaticano, Tipografia Poliglotta Vaticana 1972, p. 1071.
10 Cfr. Insegnamenti di Paolo VI, XI (1973), cit., p. 788.
11 Ibid., p. 285.
12 Cfr. ibid., p. 1174.
13 Insegnamenti di Paolo VI, XVI (1978), Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana 1979, p. 320.
14 Insegnamenti di Paolo VI, VII (1969), cit., p. 1228.
15 Insegnamenti di Paolo VI, VIII (1970), Città del Vaticano, Tipografia Poliglotta Vaticana 1971, p. 796.
16 Ibid., pp. 796-797.
17 Ibid., p. 797.
18 Cfr. Insegnamenti di Paolo VI, VII (1969), cit., p. 1228.
19 Insegnamenti di Paolo VI, X (1972), Città del Vaticano, Tipografia Poliglotta Vaticana 1973, pp. 815-816.
20 Insegnamenti di Paolo VI, XII (1974), cit., p. 399.
21 Cfr. Insegnamenti di Paolo VI, XIII (1975), cit., pp. 860-861.
22 Cfr. Insegnamenti di Paolo VI, IV (1966), Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana 1967, p. 949.
23 Cfr. Insegnamenti di Paolo VI, VII (1969), cit., pp. 1228-1229.
24 Cfr. Insegnamenti di Paolo VI, X (1972), cit., pp. 1002-1003.
25 Insegnamenti di Paolo VI, V (1967), Città del Vaticano, Tipografia Poliglotta Vaticana 1968, P. 901.
26 Cfr. Insegnamenti di Paolo VI, XI (1973), cit., p. 785.
27 Cfr. Insegnamenti di Paolo VI, II(1964), Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana 1965, p. 1023.
28 Insegnamenti di Paolo VI, I (1963), Città del Vaticano, Libreria Editrice vaticana 1964, p. 474.
29 Cfr. Insegnamenti di Paolo VI, X (1972), cit., p. 1002.
30 Cfr. Insegnamenti di Paolo VI, XIII (1975), cit., p. 860.
31 Cfr. Insegnamenti di Paolo VI, XVI (1978), cit., p. 320. Insegnamenti di Paolo VI, I (1963), cit., pp. 476-477. Ibid., p. 476.
34 Insegnamenti di Paolo VI, VIII (1970), cit., p. 794.
35 Insegnamenti di Paolo VI, II (1964), cit., p. 1013.
36 Cfr. ibid.
37 Cfr. Insegnamenti di Paolo VI, III (1965), cit., p. 1144.
38 ibid.
39 Ibid.
40 Insegnamenti di Paolo VI, VI (1968), Città del Vaticano, Tipografia Poliglotta Vaticana 1969, pp. 1100-1101.
41 Cfr. Insegnamenti di Paolo VI, XV (1977), cit., p. 765.
42 Cfr. Insegnamenti di Paolo VI, VII (1969), cit., p. 1178.

 

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