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  Teologia e storia dell'Immacolata Concezione 
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Dal libro di Giovanni Lanzafame, Sicilia feudo dell'Immacolata, Zappalà, Belpasso 2011, pp. 17-24



1. Il segreto mistero dell'Immacolata

Il mistero dell'Immacolata Concezione è la totale disponibilità di Maria per la Redenzione operata da Cristo. Fin dal Suo concepimento Maria è l'Immacolata, perché deve generare il Figlio di Dio: il Padre l'ha creata tale per il Figlio, facendola nascere per la nostra liberazione. Maria è la nuova creatura già redenta, e l'Immacolata Concezione è il "dono" per il quale Dio toglie ogni peccato e rende l'umanità libera. L'economia divina della presenza nascosta all'interno della storia del mondo, che solo la fede può comprendere, si attuerà pienamente nella Croce, ma inizia con il mistero dell'Immacolata Concezione che si celebra l'otto Dicembre.
Lo splendore di gloria annunciato da Baruc e la trasformazione del cuore umano in cuore perfettamente convertito a Dio, predicata dal Battista, trovano la prima attuazione nel mistero di Maria, chiamata ad essere la Madre immacolata del Redentore. In lei tutto è nascosto, ma tutto è germinalmente attuato. Il mondo rinnovato dalla presenza di Dio è concentrato nella persona di Maria, che rimane agli occhi degli uomini una fanciulla della Galilea come tante, della quale si potrà perfino sospettare che sia madre per vie illegittime, ma che è invece la nuova umanità ricreata dalla grazia divina1.
A Gerusalemme era stato dato l'annuncio a Zaccaria, ma la vera decisiva novità si ha a Nazaret, località mai nominata nella tradizione biblica dell'Antico Testamento. L'angelo, che porta il nome della potenza di Dio, non si rivolge ad un capo d'Israele, ma ad una vergine il cui nome, a noi tanto caro, era allora un nome comune, che non diceva nulla di particolare a nessuno. Dio ha riempito di grazia questa donna, senza che lei nulla sappia e di nulla si accorga, tanto da turbarsi al saluto che la dichiara oggetto del favore divino. La nostra fede ci dice che essa era stata liberata da ogni legame con il peccato fin dal momento del suo concepimento, ma nulla nel testo ci lascia pensare che essa si potesse rendere conto di una tale grazia. L'agire di Dio ha lasciato da parte le vie della visibilità e della pubblica manifestazione per operare nel segreto.
Rispetto ai moduli antichi, si trova un mutamento nella presentazione dell'agire divino. Egli non interpella più l'uomo prima di conferirgli il dono della missione, ma precede nel segreto ogni umana risposta, inserendosi nel segreto del cuore umano per appropriarsene. É un concetto che è stato ben compreso ed esposto dall'autore di Efesini: Egli ci ha scelti prima della creazione del mondo, predestinandoci ad essere suoi figli, secondo la decisione della sua volontà, perché sia lodata la sua grazia. Quella parola predestinazione, che dà tanto fastidio a chi non sa e non capisce che cos'è la salvezza in Cristo, racchiude in sé l'annuncio più bello che l'uomo possa udire.
Chi, infatti, come ci ricorda la prima lettura dell'8 Dicembre, si rende conto di quanta fragilità accompagni da sempre l'umana capacità di scegliere quel che è veramente il bene, non può essere contento di una decisione divina che preceda le nostre opzioni, sempre in pericolo di errare, e le orienti verso l'autentico bene.
Adamo ed Eva, secondo il racconto biblico, sbagliarono stupidamente con una facilità estrema, ma poi non furono più in grado di risollevarsi da soli e toccò a Dio prendere provvedimenti per tenere a freno il serpente. Quell'episodio fu un segnale rivelatore di una condizione umana permanente: l'uomo, posto di fronte al fascino del mondo e alle diverse voci che da esso si sprigionano, rischia di sbagliarsi continuamente e di perdersi.
Il solo comandamento non basta, come non bastò ad Adamo: occorre che Dio faccia di più e anticipi di più. Ecco allora la grazia dell'elezione, della predestinazione, del favore antecedente, della benedizione previa, del piano che opera efficacemente conforme non alla nostra ma alla Sua volontà. Efesini: intelligentemente, non ha paura di esaltare tutto ciò che è fatto da Dio prima del nostro decidere. Non è geloso di una nostra presunta e falsa libertà di rovinarci, ma gode della precedenza e della preminenza su di noi del volere divino, perché sa che solo all'ombra di Dio, nelle sue mani, noi saremo veramente liberi.
Se la grazia di Dio non si fosse impossessata già prima del cuore di Maria, quel sì finale, forse, non sarebbe mai potuto essere pronunciato. Solo l'Immacolata sa accettare che Dio entri in lei e la pieghi ad una maternità che non proviene da lei. L'ubbidienza di Maria non è virtù umana, ma grazia di Dio, o meglio, è virtù umana suscitata dalla grazia di Dio che ha predestinato Maria e la eleva ad una libertà che altrimenti non le sarebbe possibile.
Per questo Dio si nasconde nel mondo e opera invisibilmente prima di chiamarci pubblicamente con il comandamento e la missione. Se Dio non è prima dentro di noi, non siamo capaci di annientare il serpente, ma solo di ascoltarlo incantati, senza renderci conto delle stupidaggini che propone, come fecero la prima Eva e il suo svagato Adamo. Ai quali assomigliano molti nostri contemporanei, illusi di saper fare chissà che cosa con la loro povera libertà, laicamente pensata come mera autonomia da tutto, Dio compreso.
La Chiesa afferma nella proclamazione del dogma dell'Immacolata, avvenuta l'8 Dicembre 1854 per opera del grande Pontefice Pio IX, che "La Vergine Maria fin dal primo istante della Sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio Onnipotente, e in vista dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, fu preservata immune da ogni macchia di colpa originale"2. Questo significa che Maria, neppure per un istante ebbe peccato o colpa. Mentre tutta l'umanità è "liberata" dal peccato per Cristo, Maria ne fu "preservata" non per virtù propria, ma per privilegio e grazia singolare di Dio. Tale verità rivelata ci rende più vicini a Maria, oggetto dell'infinita misericordia di Dio e che La fa sentire Madre, Sorella che ci aiuta a comprendere l'opera della Redenzione che Ella media.

2. La storia e la festa dell'Immacolata Concezione

Questa festa non inizia nel 1854 quando Pio IX annoverô fra le verità di fede l'immacolato concepimento di Maria, cioè il concepimento di colei che segnô l'inizio della redenzione e che per un particolare privilegio, in vista dei meriti di Cristo appartiene già alla nuova umanità dei salvati, fin dal primo istante della sua esistenza nel seno di sua madre. Realtà che teologicamente viene espressa attraverso l'esenzione dal peccato originale. Maria quindi non appartiene più alla vecchia umanità erede di Adamo ed Eva, ma è il primo membro della nuova umanità che appartiene a Cristo.
Questa verità di fede è il risultato della riflessione teologica della Chiesa, che fin dall'VIII secolo in Oriente celebrava il concepimento di Maria il 9 Dicembre. Nel secolo successivo la festa è già diffusa in Occidente e si celebra l'8 Dicembre. La scelta di tale data è in relazione alla più antica festa della natività di Maria che in Oriente, a cominciare da Gerusalemme, fin dal V secolo si celebrava l'8 Settembre, cioè esattamente nove mesi dopo, in concomitanza con l'inizio dell'anno ebraico. Già questa voluta concomitanza è significativa: Maria viene celebrata come inizio di un nuovo capitolo della storia. L'approfondimento di questa verità, alla luce di tutta la tradizione patristica, porta i teologi del XII secolo a considerare il concepimento di Maria come immacolato, non erede del peccato originale. Da allora la festa si diffonde ovunque divenendo precetto nel 1708 e assume grande solennità e popolarità dopo la definizione dogmatica di Pio IX.
La festa pertanto non è sorta in relazione all'Avvento, ma per i suoi contenuti si inserisce armonicamente e opportunamente in questo tempo liturgico in quanto ci riconduce agli inizi della redenzione e anticipa gioiosamente il compimento delle promesse confermando in noi la virtù teologale della speranza. Di fronte a questa umanità, talvolta così crudele e violenta, incapace di vivere in comunione, ci domandiamo perché mai l'uomo, che è fatto per la comunione, abbia così tanta difficoltà a convivere con i propri simili. Perché l'uomo nonostante le sue più profonde ispirazioni di bene è portato cosi facilmente verso il male? La risposta a questo interrogativo, che ha assillato gli uomini di sempre, ci viene dalle prime pagine della rivelazione biblica di cui la liturgia dell'8 Dicembre ci proclamare un brano.
La Chiesa pone la festa dell'Immacolata in Avvento, poiché essa è la più radicale preparazione alla venuta del Salvatore3. Ecco perché Maria, quale prima e perfetta redenta, assume il primo posto nella mediazione della salvezza operata da Cristo. Ella esorta l'umanità redenta dopo di lei a vincere la sua vocazione ed implora per essa la forza di adempierla. "O Maria concepita senza peccato pregate per noi che ricorriamo a Voi"6. "Io sono l'Immacolata Concezione"7.
S. Anselmo d'Aosta (†1109) ci invita a contemplare il "dono" dell'Immacolata Concezione per tutta la creazione, in quanto anche la creazione trova in Maria il suo concepimento e la sua vera consistenza secondo il disegno di Dio, dicendo: "O Vergine benedetta e più che benedetta, per la cui benedizione ogni creatura è benedetta dal suo Creatore, e il Creatore è benedetto da ogni creatura"8.
Ogni battezzato deve sentire l'incanto della festa dell'Immacolata Vergine Maria, che è Madre della divina grazia e Mediatrice di grazia, perché genera il Cristo Redentore degli uomini. L'Immacolata, dimora dell'Uomo-Dio e annuncio di quella felicità che abbiamo perduto per il peccato, "è guida e sostegno del nostro cammino verso la Luce che è Cristo"9.

NOTE
1. ROMEO CAVEDO, La Parola in Vita Pastorale, no 11, S. Paolo, 1997, 85.
2. PlO IX, Bolla Pontificia Ineffabi1is Deus, 8 Dicembre 1854.
3. PAOLO VI, Marialis Cultus, n° 3, 1974.
4. GIOVANNI LIOTTA, Termini Imerese città Mariana, Termini Imerese, 1988.
5. GIUSEPPE CUSMANO, Storia dell'Immacolata Signora di Ciminna, Ciminna, 1993.
6. Apparizione a S. Caterina Labourè, 1830.
7. Apparizione a Lourdes a Santa Bernadette 11-02-1858.
8. Oratio n. 52.
9. Apparizione ad Alfonso Ratisbone a Roma in Sant'Andrea delle Fratte.

 

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Inserito Giovedi 10 Novembre 2016, alle ore 11:02:09 da latheotokos
 
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