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  L'associazione materna di Maria all'opera salvifica di Cristo 
Mariologia

Dal libro di Antonio Ducay, La Prediletta di Dio. Sintesi di Mariologia, Aracne Editrice, Roma 2013, pp. 197-208.



La vocazione di Maria è molto ricca. Essa si manifesto principalmente nel momento dell'Annunciazione, quando ricevette la chiamata ad essere Madre del Salvatore. Questa chiamata però univa Maria con Cristo in modo indissociabile, e faceva sì che la sua vocazione si distendesse nel tempo come partecipazione alla missione del Figlio. Maria non partecipa in modo eminente soltanto dei benefici della redenzione, non è solo la "prima redenta", ma collabora anche in modo eminente all'opera della redenzione: è la "socia Christi". Attraverso questa specialissima cooperazione con Cristo, Maria fu ornata da Dio con una seconda maternità: sui cristiani e sulla Chiesa intera.

1. Maria unita a Cristo nel disegno di Dio

Se si guarda più da vicino la vita di Maria, si rimane colpiti dal rapporto diretto e immediato che ha con quella di Cristo, suo Figlio. Maria è Madre di Gesù e ciò forma una perenne relazione tra i due. Gesù è - e sarà sempre - il Figlio di Maria. Basterebbe questo dato a farci intuire che, come la vita di Cristo ha un valore universale e un significato salvifico permanente, anche la vita di Maria deve in qualche modo averlo per il suo indissociabile legame con Cristo. Ma il rapporto tra i due è ancora più ricco, perché la funzione di Maria non è confinata al ruolo di essere madre di Gesù né si limita ai primi momenti dell'esistenza umana di Cristo. Maria accompagna con discrezione il Figlio suo durante il ministero pubblico (e lei l'origine del primo miracolo, ed è presente anche in altri momenti), assiste agli avvenimenti pasquali1, ed è inserita nella comunità postpasquale dei discepoli. Accompagna il Figlio lungo l'intero itinerario della sua vita, con una presenza significativa, carica di senso salvifico2. Evidentemente tutto questo non è estraneo al disegno di salvezza: deve essere così per disposizione divina. La partecipazione di Maria all'intera vita del Figlio deve essere qualcosa che Dio ha voluto nella sua provvidenza. Certamente, questo discorso si può estendere anche ad altri uomini (e donne) in diversa misura; si può infatti notare che Gesù non ha compiuto da solo la sua opera ma si è servito anche della collaborazione di altri, come gli apostoli o le sante donne. L'apporto di Maria però ha qualcosa di unico e speciale, perché, per il fatto di essere la madre di Gesù, Maria è pienamente inserita nel mistero stesso dell'Incarnazione. La teologia recente ha insistito sul fatto che Gesù sia il centro e la chiave di volta del progetto di Dio. L'uomo creato in Cristo e da Lui redento raggiunge la gloria per mezzo di Cristo morto e Risorto. Senza la "previsione" di Cristo da parte del Padre questo mondo non sarebbe stato creato perché mancherebbe di senso. Ma nel "prevedere" Cristo, nel predestinarlo come causa dell'esistenza e della gloria dell'umanità, Dio Padre lo ha collegato inscindibilmente con Maria.  Non ha decretato una incarnazione ex nihilo, ma ha voluto che il Figlio prendesse carne da una donna. Ha perciò pensato e chiamato all'esistenza quella donna come unita a Cristo, e quasi precedendo nel suo progetto tutte le altre creature, come anche Cristo le precede. Nella tradizione teologica questa idea è stata espressa nell'affermazione che Maria è stata predestinata con Cristo "uno eodemque decreto" (nella stessa singola disposizione divina). Così ha affermato il Magistero della Chiesa nella Costituzione Apostolica Munificentissimus Deus: «l'augusta madre di Dio, arcanamente unita a Gesù Cristo fin da tutta l'eternità con uno stesso decreto di predestinazione»3. Benché questa divina predestinazione che unisce Maria con Cristo nel disegno della salvezza abbia il suo vertice nell'Incarnazione, essa abbraccia in realtà tutta la vita di Maria, che appare strettamente collegata alla vita di Gesù. Poiché Dio ha voluto che la madre di Cristo potesse essere la sua intima compagna nell'opera redentrice, l'ha messa nelle condizioni di dare un "sì" pieno e totale al Figlio suo4. Maria, acconsentendo a questo disegno, intese la propria vita come un servizio a Dio, a Cristo, e fu così in grado di partecipare al suo fianco ai misteri della nostra salvezza. Il concilio Vaticano II ha riassunto molto bene questi aspetti. Ha parlato dell'intrinseca appartenenza di Maria al disegno dell'Incarnazione del Verbo (una cum divini Verbi incarnatione ... predestinata) e della sua funzione di madre di Cristo, associata al suo mistero. Ha anche sottolineato il carattere del tutto speciale di questa associazione: «La beata Vergine, predestinata fino dall'eternità all'interno del disegno dell'incarnazione del Verbo per essere madre di Dio, per disposizione della divina provvidenza fu su questa terra l'alma madre del divino Redentore, generosamente associata alla sua opera a un titolo assolutamente unico, e l'umile ancella del Signore»5. Vale la pena notare che questa cooperazione di Maria con Cristo per la salvezza è diversa da ogni altra cooperazione creaturale perché lei è inserita "una cum Christo", cioè il contributo mariano si colloca nell'ordine di ciò che è costitutivo per la salvezza, degli stessi misteri che donano la grazia all'umanità. In questo senso, la sua cooperazione è assolutamente peculiare e superiore a quella di ogni altra creatura. Lei è l'unica "socia Christi" (associata a Gesù) nella redenzione.

2. La Nuova Eva: Maria associata al mistero redentore di Cristo

Questa stretta unità di Maria con Cristo nell'ambito della salvezza è stata espressa sin dalla prima patristica con il tema della nuova Eva6. Maria è la nuova Eva che collabora con il nuovo Adamo alla salvezza dell'umanità, la Donna nuova - secondo il linguaggio di S. Giovanni -, che l'antica Eva prefigurava, la donna singolare chiamata da Dio, una cum Christo, per condurre il mondo al suo destino e alla consumazione ultima. Il titolo di Donna/Nuova-Eva aiuta a strutturare il ruolo di Maria nella salvezza. A lei si possono, infatti applicare le principali caratteristiche della prima Eva: la sua origine dal costato di Adamo e perciò la comunanza con Adamo7; l'essere madre dell'umanità, indicativa della sua funzione nel disegno di Dio; la partecipazione agli eventi delle origini che avrebbero dovuto sancire l'amicizia con Dio, ma che sfociarono fatalmente nel dramma del peccato umano. Così, il paragone con Eva si sviluppa in una triplice direzione: quella della provenienza e del senso, quella della maternità e della generazione; quella morale, della responsabilità davanti a Dio. Tutto ciò tocca anche Maria. Lei è prima di tutto:
• la destinataria della grazia e dei benefici di Dio, la prima Redenta da Cristo, perché ha ricevuto la Misericordia in modo completo e superiore agli altri;
• la madre di tutti i viventi, di Cristo anzitutto, ma anche la madre di grazia per il genere umano;
• la compagna generosa, la socia perfetta del Nuovo Adamo che ci ha redento con i suoi misteri.
Soffermiamoci brevemente su ciascuna di queste dimensioni:

a) Cooperazione come destinataria della grazia: Maria-Chiesa
Maria è destinataria consapevole della grazia, di una grazia - quella dell'Incarnazione, in primo luogo - che è per tutti, ma che tocca lei per prima. A lei si rivolge l'angelo da parte di Dio, come si era rivolto alla Figlia di Sion nei secoli precedenti tramite i profeti, per annunciare la salvezza. Nella sua disponibilità (Lc 1,28: «si compia in me ... ») risuona l'anelito di salvezza di tutta l'umanità, insieme con la lunga attesa messianica d'Israele: «Ora lasca, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza» (Lc 2,19-30), dice l'anziano Simeone. Maria dà voce qui a tutta l'umanità bisognosa di redenzione e di vita eterna. Accoglie la salvezza divina a nome di tutti8. Come nuova Eva, Maria è tipo dell'umanità obbediente, dell'umanità che, accogliendo Dio e il suo disegno, oltrepassa la rottura della colpa originaria. É la primizia e il germe dell'umanità redenta, della Chiesa che, come lei, vive dell'unione al suo Cristo e da esso trae alimento e salvezza9. Questa sovrapposizione di orizzonti tra Maria e la Chiesa, a cui conduce il tema della "Donna", può essere declinata in due direzioni: quella "storica", secondo la quale Maria precede la Chiesa nel suo itinerario, fino a raggiungere la consumazione gloriosa; e quella "dinamica" che sottolinea il fatto che Maria plasma anche la Chiesa forgiando in essa le proprie caratteristiche personali. Nel primo caso Maria appare come la prima e perfetta realizzazione della Chiesa10, nel secondo si indica il fatto che la Chiesa possiede un "principio mariano", un volto umile e verginale, caritatevole e materno11. I due aspetti sono insieme nella nozione di "typus", usata dal concilio Vaticano II12, e vengono spesso declinati in molte direzioni13. In sintesi, in questa prospettiva la partecipazione di Maria alla salvezza si vede dal punto di vista della sua ricettività, ma anche della sua capacità comunicativa. Maria si lascia plasmare dalla salvezza che viene dal Cristo, ma comunica anche alla Chiesa questo suo modo, personale, di vita soprannaturale.

b) Cooperazione femminile e materna: madre di grazia
Nel presentare Maria, i vangeli insistono sugli aspetti femminili e materni di questa cooperazione. Maria è l'eccelsa Figlia di Sion che riceve l'annuncio di salvezza; è la madre di Gesù, che lo mostra ai pastori e ai magi, è la donna di Cana che ottiene per la Chiesa il vino della grazia; la donna del Calvario che dà una casa ai figli redenti, quella dell'Apocalisse fedele nelle prove. Tutto ciò indica che la sua collaborazione è femminile, complementare a quella di Cristo, ed è anzitutto materna14. Viene infatti donata da Gesù come madre dei discepoli. Questa maternità spirituale è ben inserita nella rivelazione. Teologicamente si fonda sulla maternità divina: formando nel suo grembo il corpo fisico di Gesù, Maria forma già in germe anche il suo corpo mistico; nell'accogliere il Figlio accoglie anche già i suoi fratelli, che sono il motivo della sua Incarnazione. Ma essa è anche per volere di Dio, un compito e una missione per Maria, come si vede nel NT. Un primo accenno alla maternità spirituale di Maria lo fa Gesù quando, in sua presenza, afferma l'esistenza di lacci materni e fraterni che non sono quelli del sangue (Lc 8,20-21)15; un ulteriore passo si ha nel brano di Cana: Maria dalla sua posizione di madre chiede a Gesù di anticipare la sua ora, l'ora della grazia, il chè non solo è prova di un cuore sollecito e attento alle necessità umane, ma anche del fatto che il Figlio ascolta la sua materna richiesta di grazia (Gv 2,1-12)16; infine, la maternità spirituale di Maria è precisata e definita sul Calvario, quando l'amore che spinge Gesù alla donazione di se stesso riempie il cuore di Maria e la porta ad accettare il sacrificio per la redenzione del genere umano. I discepoli del Figlio divengono allora la ragione di vita di Maria, come sono stati la ragione della vita di Gesù donata in sacrificio17. Infine, questa maternità riceve il sigillo dello Spirito santo nel giorno di Pentecoste quando lo Spirito, venendo su di lei, la riempie ancora con i Suoi doni per renderla idonea alla nuova missione di Madre dei credenti. La tradizione patristica e teologica svilupperanno un po' alla volta questo aspetto18, che attualmente può essere considerato un dato di fede19. La maternità spirituale di Maria si deve comprendere a partire dalla sua vocazione ad essere madre di Gesù. Come questa è una maternità "nuova" finalizzata all'opera redentrice, così lo è anche quella. É una maternità diretta a comunicare la vita soprannaturale agli esseri umani, quella vita che sorge da Cristo Redentore e si diffonde mediante il contatto spirituale con Lui. Giovanni Paolo II ha espresso bene l'orientamento di questa seconda maternità di Maria nella redenzione: «La maternità spirituale è maternità nell'ordine della grazia perché implora il dono dello Spirito santo che suscita i nuovi figli di Dio, redenti mediante il sacrificio di Cristo»20.

c) Cooperazione alla redenzione: corredentrice
Sebbene l'apporto di Maria sia specificamente femminile e materno, si colloca (si innesta) nell'opera della redenzione compiuta da Cristo. Maria collabora moralmente, dando il suo consenso al Redentore nella fede e nella carità21. Il concilio Vaticano II struttura questo consenso mariano in tre momenti principa1i:
- Annunciazione: «Maria, figlia di Adamo, acconsentendo alla parola divina, diventò madre di Gesù, e abbracciando con tutto l'animo, senza che alcun peccato la trattenesse, la volontà divina di salvezza, consacrò totalmente se stessa quale ancella del Signore alla persona e all'opera del Figlio suo, servendo al mistero della redenzione in dipendenza da lui e con lui, con la grazia di Dio onnipotente»23.
- Vita di Maria fino al Calvario: «La beata Vergine avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette (cfr. Cv 19,25), soffrendo profondamente col suo Unigenito e associandosi con animo materno al suo sacrificio, amorosamente consenziente all'immolazione della vittima da lei generata; e finalmente dallo stesso Gesù morente in croce fu data quale madre al discepolo con queste parole: Donna, ecco tuo figlio (cfr. Cv 19,2627)»24.
- Dalla Pasqua in poi: «E questa maternità di Maria nell'economia della grazia perdura senza soste dal momento del consenso fedelmente prestato nell'Annunciazione e mantenuto senza esitazioni sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. Difatti anche dopo la sua assunzione in cielo non ha interrotto questa funzione salvifica, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci i doni che ci assicurano la nostra salvezza eterna»25.
Consacrô totalmente se stessa nell'annunciazione, avanzò nel cammino della fede, si associò con animo materno al sacrificio del Figliò, continuò la sua funzione salvifica fino al perpetuo coronamento degli eletti. Non si tratta qui di una cooperazione esterna o puntuale all'opera redentrice di Cristo, ma di qualcosa di costitutivo, di costante e di inerente alla redenzione stessa. Il suo "fiat" fa parte dell'Incarnazione, la sua compassione appartiene all'evento della Croce, la sua maternità spirituale al dono che Cristo fa del suo mistero alla Chiesa per mezzo dello Spirito. L'apporto di Maria è integrato nell' opera stessa di redenzione. Nella tradizione degli ultimi secoli ciò è stato espresso indicando che Maria è "corredentrice"26, e s'intende che lei collabora con le sue azioni, a fianco del redentore Gesù, per ottenere la salvezza di tutti gli altri27.

NOTE
1 Non solo la sua presenza ai piedi della Croce ma anche, secondo la tradizione della Chiesa, l'incontro con Gesù risorto nella prima apparizione, forse silenziato dagli evangelisti per non compromettere il messaggio sulla risurrezione. Secondo papa Giovanni Paolo II è «legittimo pensare che verosimilmente la madre sia stata la prima persona a cui Gesù risorto è apparso. L'assenza di Maria del gruppo delle donne che all'alba si reca al sepolcro non potrebbe costituire un indizio del fatto che Ella aveva già incontrato Gesù? Questa deduzione troverebbe conferma nel fatto che le prime testimoni della risurrezione, per volere di Gesù, siano state le donne, le quali erano rimaste fedeli ai piedi della Croce». CM 51, 3.
2 «La Madre di Gesù accompagna assiduamente suo figlio, si associa alla sua missione redentrice, gioisce e soffre con Lui, ama quelli che Gesù ama, dedica la sua sollecitudine materna a quanti lo seguono». S. JOSEMARIA ESCRIVÁ, É Gesù che passa, Ares, Milano 1982, p. 141.
3 Cf. s. 13. Notiamo che la Costituzione riprende l'espressione uno stesso decreto dalla Bolla Ineffabilis Deus di Pio IX.
4 Così lo afferma la Cost. Dogm. Lumen Gentium: «Maria, figlia di Adamo, acconsentendo alla parola divina, diventó madre di Gesù, e abbracciando con tutto l'animo, senza che alcun peccato la trattenesse, la volontà divina di salvezza, consacrò totalmente se stessa quale ancella del Signore alla persona e all'opera del Figlio suo, servendo al mistero della redenzione in dipendenza da lui e con lui, con la grazia di Dio onnipotente» (n. 56).
5 Il testo latino è più preciso. Legge: «Beata Virgo, ab aeterno una cum divini Verbi incarnatione tam quam Mater Dei praedestinata, divinae Providentiae consilio, his in terris exstitit alma divini Redemptoris Mater, singulariter prae aliis generosa socia, et humilis ancilla Domini ... ».
6 Ricordiamo la mariologia di Giustino e di Ireneo, di Ambrogio e di Agostino.
7 E "donna" ('issah) perché viene del maschio ('is) e perciò gli è simile. cf. Gn 2,21-23.
8 CCC 511: «Maria Vergine "cooperô alla salvezza dell'uomo con libera fede e obbedienza". Ha detto il suo "fiat" "loco totius humanae naturae - in nome di tutta l'umanità": per la sua obbedienza, è diventata la nuova Eva, madre dei viventi». II Catechismo riprende qui un'idea di S. Tommaso.
9 Nella prima patristica il tema della nuova Eva si applica sia a Maria che alla Chiesa: «Esistono - afferma C. Pozo -, due usi tradizionali e antichissimi del concetto di "nuova Eva", l'uno riferito a Maria e l'altro alla Chiesa. Questi due riferimenti non sarebbero possibili se non fossero state suggerite da una comune matrice di pensiero: la convinzione che entrambe, Maria e la Chiesa, hanno una funzione di attiva cooperazione nell'opera di salvezza di Cristo, simile a quella che l'antica Eva ebbe nel peccato del primo Adamo», Maria, Nuova Eva, Bac, Madrid 2005, p. 350.
10 Così LG 65: «Mentre la Chiesa ha già raggiunto nella beatissima Vergine quella perfezione, che la rende senza macchia e senza ruga (cfr. Ef 5,27), i fedeli del Cristo si sforzano ancora di crescere nella santità per la vittoria sul peccato; e per questo innalzano gli occhi a Maria, la quale rifulge come modello di virtù davanti a tutta la comunità degli eletti».
11 Specialmente H. U. von Balthasar ha diffuso nei suoi scritti questa espressione, per sottolineare la dimensione mistica e carismatica della Chiesa, complementare a quella gerarchica e istituzionale. Egli intende Maria come "archetipo" o "immagine primordiale" della Chiesa.
12 «La madre di Dio è figura [typus] della Chiesa, come già insegnava sant'Ambrogio, nell'ordine cioè della fede, della carità e della perfetta unione con Cristo» LG 63. Quando il Concilio parla di Maria come typus della Chiesa lo intende secondo un uso comune nei padri: «Tipo o eikon è, come dicono i Greci, per lo più un inizio di realizzazione; è un primo membro di un gruppo in formazione che influisce sugli altri, li trascina e serve loro di esempio» G. PHILIPS, La Chiesa e il suo mistero, Milano 1993, p. 566.
13 Come, per esempio, nell'Enciclica Redemptoris Mater di Giovanni Paolo II: «La Madre di Cristo, che fu presente all'inizio del tempo della Chiesa, quando in attesa dello Spirito santo era assidua nella preghiera in mezzo agli apostoli e ai discepoli del suo Figlio, costantemente precede la Chiesa in questo suo cammino attraverso la storia dell'umanità» (n. 49). «Proprio in questo cammino-pellegrinaggio ecclesiale, attraverso lo spazio e il tempo, e ancor più attraverso la storia delle anime, Maria è presente, come colei che è beata perché ha creduto, come colei che avanzava nella peregrinazione della fede, partecipando come nessun'altra creatura al mistero di Cristo» (n. 25).
14 S. Josemaria ha fatto notare l'attenzione ai dettagli e alle persone che caratterizza la figura di Maria: «Dei tanti invitati a quelle vivaci nozze paesane, soltanto Maria si avvede che manca il vino. Se ne accorge lei sola, e tempestivamente». É caratteristico dell'amore materno «notare una manchevolezza, badare ai piccoli dettagli che rendono amabile la vita: tale è il comportamento di Maria» S. JOSEMARIA ESCRIVÁ, É Gesù che passa, Ares, Milano 1982, p. 141.
15 Cf RM 20.
16 RM 21.
17 Perciò scrive Giovanni Paolo II: «Questa nuova maternità da parte di Maria è frutto del "nuovo" amore che maturò in lei definitivamente al piede della croce, mediante la sua partecipazione all'amore redentivo del Figlio». Ibid, n. 23. Nella stessa direzione si era già manifestato il Concilio, che seguiva l'insegnamento dei padri: «Maria è veramente Madre delle membra di Cristo [ ... ] perché ha cooperato con la carità alla nascita dei fedeli della Chiesa» LG 53. Cf. anche LG 54 e CCC 963.
18 Cf. T. F. OSANNA - S. CIPRIANI, Madre nostra, NDM, 830-842.
19 Così Paolo VI nella Enc. Signum Magnum: «E questa [la matemità spirituale di Maria] una consolantissima verità che per libero beneplacito del sapientissimo Iddio fa parte integrante del mistero dell'umana salvezza; essa, perciò, deve essere ritenuta per fede da tutti i cristiani». AAS 49 (1968), 468.
20 RM 44.
21 Sotto questo aspetto Maria coopera con Cristo in modo simile a come Eva cooperò con Adamo. Ma la direzione della cooperazione è opposta: Maria collabora nella redenzione, Eva nella colpa.
22 Nel parlare della cooperazione di Maria, il concilio evita una certa ristrettezza di orizzonte che era presente nella mariologia precedente. «A differenza della riflessione teologica preconciliare - scrive S. Meo -, che vedeva la cooperazione di Maria alla redenzione prevalentemente esprimersi sotto la Croce, nel momento della morte del Cristo quale fatto essenziale della redenzione umana, il Vaticano II indica tutto l'arco della vita e dell'opera del redentore come durata della cooperazione e dell'unione di Maria al Cristo per la redenzione degli uomini (LG 56-59.61)», Nuova Eva, NDM, 1026.
23 LG 56.
24 LG 58.
25 LG 62.
26 Esiste comunque una certa opposizione all'uso di questo titolo, motivata dal fatto che esso può essere malinteso. E infatti, se con questo titolo s'intendesse mettere Maria su un piano simile a quello di Gesù, ciò costituirebbe un errore teologico. Tuttavia usato con le debite precauzioni il titolo è ben significativo. Sulla questione vedi J. GALOT, Maria corredentrice. Controversia e problemi dottrinali, "La Civiltà Cattolica" 145 (1994), 213-225.
27 Questa è l'ottica del Concilio Vaticano II quando afferma: «(La beata Vergine) cooperô in modo tutto speciale all'opera del Salvatore, coll'obbedienza, la fede, la speranza e l'ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime». LG 61.


 

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DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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