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Maria Assunta, icona della nostra resurrezione
Società

Un intervento del mariologo Antonino Grasso nel Convegno "Morte e resurrezione. Il mistero della vita" presso il polo FAD ISSR "San Luca", Catania, 25-27 gennaio 2019.



INTRODUZIONE

1. Maria Assunta è testimone del nostro destino finale, di ciò che si compirà alla fine del tempo. Lei è la primizia dei redenti, è l'attuazione piena della salvezza che Dio vuole per ogni creatura. L'Assunzione di Maria è, perciò, un lieto presagio della gloria che anche a noi verrà concessa; è un segno che sostiene la nostra speranza di essere noi pure, un giorno, completamente realizzati e trasfigurati in Dio, dopo aver vinto definitivamente la morte e le sue conseguenze. Un grande teologo del secolo scorso, Karl Rahner, affermava che Maria è l'icona di ciò che Dio voleva fare della sua creatura in origine, e di ciò che Dio farà della sua creatura alla fine. Maria assunta, è l’icona della nostra resurrezione.

2.
L’Assunta, perciò, ci ricorda che questo mondo che sembra rotolare verso l'abisso, è, invece, invincibilmente segnato dalla salvezza divina, che si manifesterà pienamente, alla fine, come si è già manifestata in Lei. La storia non finisce nel baratro della mancanza di senso, nella tenebra del nichilismo. Alla fine della storia c'è già una Donna glorificata, c'è già l'umanità redenta, c'è già il compimento di ogni vicenda umana in Cristo. L'atteggiamento cristiano verso il futuro non può, perciò, che essere segnato da un radicale ottimismo. Non dobbiamo temere ciò che ci riserverà il futuro, ma anzi dobbiamo andargli incontro con atteggiamento costruttivo e fiducioso. Maria è per noi la sicurezza del compimento finale, del senso della storia; è l'impulso ad usare con impegno e responsabilità il tempo che ci è concesso, per realizzare il regno di Dio, che è regno di resurrezione e di vita senza fine.

3.
La conseguenza di tutto questo è, perciò, che dobbiamo guardare e imitare questa nostra Icona che è l’Assunta, per imparare a camminare lungo le strade della nostra esistenza, con la finalità di raggiungere come Lei e con il suo aiuto, il Cristo risorto, principio della nostra stessa resurrezione. L’Assunta, infatti, non è una dea siderale, ma, proprio perché completamente realizzata, come insegna San Germano di Costantinopoli, è strettamente vicina a noi, ci accompagna nel nostro pellegrinaggio terreno e ci attende nel regno della vita senza fine, per vedere anche noi partecipi della sua gloria e della sua piena realizzazione. Scriveva il santo: Tu visiti e vegli su tutti, o Madre di Dio. Anche se i nostri occhi non ti possono vedere, o Tuttasanta, tu abiti in mezzo a noi e ti manifesti in vari modi a quanti sono degni di te. Hai lasciato questo mondo, ma non ti sei allontanata dal popolo cristiano. Sei più vicina a coloro che ti invocano e ti fai trovare da quanti fedelmente ti cercano. Accanto a lei, in stretta comunione con lei, ciascuno di noi troverà il proprio posto nella gloria del cielo, perché Dio ci ama, ci vuole con sé e ci vuole trasfigurare definitivamente, in maniera simile a come ha amato, ha voluto con sé ed ha trasfigurato la Vergine di Nazareth.

4.
Per sviluppare brevemente questi concetti, ho diviso il mio intervento in tre parti:
- Significati teologici dell’assunzione di Maria;
- Significati antropologici dell’Assunzione di Maria;
- Insegnamenti pratici ed esistenziali dell’Assunta
.


I. SIGNIFICATI TEOLOGICI DELL’ASSUNZIONE DI MARIA


Cominciamo a delineare brevemente quali sono i significati teologici dell’Assunzione di Maria.


1.
Il dogma dell’Assunzione al cielo di Maria, definito da Pio XII il 1° novembre 1950, è l’ultimo, in ordine di tempo, dei quattro dogmi di fede mariani. Come sapete gli altri sono: la Maternità divina, definita dal Concilio di Efeso nel 431; la Perpetua Verginità di Maria, definita dal Concilio di Costantinopoli nel 523; l’Immacolata concezione, definita da Pio IX nel 1854. La Bolla definitoria di Pio XII, Munificentissimus Deus, fondando proprio sugli altri tre dogmi e come loro conseguenza il mistero dell’Assunzione, proclama: Pertanto, dopo avere innalzato ancora a Dio supplici istanze, e avere invocato la luce dello Spirito di Verità, a gloria di Dio onnipotente, che ha riversato in Maria vergine la sua speciale benevolenza a onore del suo Figlio, Re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte, pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l'immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo.

2.
La verità definita del dogma, riguarda soltanto lo stato glorioso della Vergine, e non dice nulla circa il modo in cui Maria vi giunse. La gloria celeste di cui si parla è lo stesso stato di beatitudine nel quale si trova attualmente l'umanità santissima di Gesù Cristo, e al quale giungeranno tutti gli eletti alla fine del mondo. Il privilegio dell'Assunzione concesso a Maria consiste quindi nel dono dell'anticipata glorificazione integrale del suo essere, anima e corpo, a somiglianza del suo Figlio.

3.
Maria, anticipa la sorte di tutti i giusti che perseverano nella fedeltà al Signore ed in tal modo rappresenta la forma concreta della speranza cristiana e l’icona della resurrezione del nostro corpo. Il dogma, infatti, celebra un corpo reale di donna esaltato e glorificato, tende cioè a valorizzare il corpo come dono originario e prezioso di Dio e come pienezza espressiva di umanità. Ne consegue che nell’Assunzione è anticipato il traguardo definitivo dell’esistenza umana, esistenza corporea, non angelica! Molti cristiani, dimenticano questa verità, si fermano alla considerazione dell’immortalità, ma non osano spingersi nella prospettiva dischiusa dalla Parola di Dio, anche se ogni domenica nella professione di fede proclamano: Credo nella risurrezione della carne. La verità è che come a Maria, anche a noi sarà concessa la resurrezione. La donna gloriosa e vestita di sole dell’Apocalisse, non è soltanto Maria, ma evoca l’intera umanità, la Chiesa di Dio, ciascuno di noi. Ci sarà restituito un corpo splendente che mostrerà la bellezza dell’anima redenta, agli inizi della nuova creazione, dei cieli nuovi e della terra nuova.

4.
Per questo, nell’Assunzione viene glorificato il corpo, troppo presto screditato solo come sorgente di peccato, mentre sappiamo, invece, che il Figlio di Dio l’ha voluto per amare da uomo in carne e ossa e fare del corpo lo strumento della redenzione, la via di comunicazione. Il dogma dell’Assunzione, ci spinge a contemplare dettagliatamente la bellezza della corporeità di Maria:
- I piedi di Maria,
che camminarono verso Elisabetta, la cugina alle prese con una tardiva maternità; piedi ancor più veloci che la portarono a seguire Gesù come prima discepola; piedi che la tennero ritta sotto la Croce del Calvario.
- Il grembo di Maria, dentro il quale si è annidato il Verbo di Dio; grembo che ci fa pensare alla nostra avventura di piccoli esseri in attesa di nascere al Cielo, per vedere finalmente il volto di Colui che ci porta in sé senza stancarsi.

- Il seno di Maria,
spesso raffigurato nell’atto dolcissimo di nutrire Gesù, il Signore dell’universo che si è aggrappato a lei e da lei e di lei si è nutrito; seno che non minaccia il pudore, ma fa risplendere, al contrario, la femminilità intesa come dono di sé e principio di vita.
- Le mani e le braccia di Maria,
che vengono raffigurate talvolta unite nella preghiera, altre volte nell’indicare Gesù che tiene sulle ginocchia; mani e braccia che furono segnate e consumate per il quotidiano e faticoso lavoro nella casa di Nazareth.
- Il cuore di Maria, che lei ci tiene spesso a mostrarci, facendoci quasi sentire quel suo pulsare materno per noi, simbolo della sua intraprendenza, del suo servizio e della sua vitalità.

- Il volto di Maria
, le sue labbra, i suoi gli occhi, che esprimono la sua bellezza, la sua passione, il suo interesse, la sua dedizione di donna, di madre e di amica.

5.
La carica simbolica iscritta nella carne di donna della Madre del Signore, si declina in definitiva come una chiave ermeneutica non soltanto del suo mistero, ma anche di quello di ogni essere mortale che, nel suo destino finale, anch’esso è chiamato alla vita senza fine in tutta la sua realtà ontologica, cioè spirituale e corporale. Questo significa che la resurrezione della carne di Cristo coinvolge non soltanto Maria, ma coinvolgerà ogni essere umano, che passa così a definirsi non più come un essere-per-la-morte, ma un essere-per-la-vita.  Maria diventa l’icona della risposta di Dio alla nostra domanda di senso della vita, perché l'Assunta è il sì di Dio agli aneliti più profondi delle sue creature, che non sono una passione inutile come affermava Sartre, ma una passione d'amore che sfocia nella risurrezione.

6.
Per tutto questo la Santa Chiesa, in cammino verso la Parusia, vede nella Vergine Assunta la sua Icona escatologica, perché realizza già il compimento del suo stesso mistero. In Lei, suo primo ed eccelso membro che non ha cessato di precederla, essa raggiunge il suo termine, il suo riposo e la sua pienezza: la presenza, cioè, senza veli e senza fine, presso Cristo risuscitato. L'Assunta, perciò, ravviva costantemente nella Chiesa, in cammino tra pericoli e affanni, la nostalgia, il desiderio e la speranza della salvezza, perché ricorda costantemente a tutti i suoi figli lo scopo supremo dell’umana esistenza, cioè il conseguimento della vita eterna, riservata all'anima subito dopo la separazione dal corpo, ed anche al corpo dopo la sua dimora nel sepolcro, nel giorno della risurrezione finale.


2. SIGNIFICATI ANTROPOLOGICI DELL’ASSUNZIONE DI MARIA


Quali sono, dunque, i significati antropologici dell’Assunzione di Maria?

1.
L’Assunzione della Vergine non solo rafforza la fede nella risurrezione finale, ma è anche stimolo a rispettare il corpo e la vita umani, a cercare una cultura di pace e ad aspirare alla santità, unica via per conseguire i beni eterni. Nella luce della resurrezione di Cristo, anche l’Assunzione della Madre del Signore è segno della dignità dell’uomo e della donna, ed ambedue gli eventi ci dicono che il destino delle creature, foggiate a immagine di Dio, non è il disfacimento del loro essere mortale, ma la sua piena e completa realizzazione; ambedue attestano che la vita ha un senso; che il corpo è destinato a rivestirsi di gloria e di immortalità; che non sono inutili né la fatica né il sudore, né le lacrime che rigano spesso il nostro il volto, perché il nostro faticoso cammino terreno, è un cammino verso Dio che, nel suo luminoso amore, proclama che Lui è la nostra meta e che il suo Figlio Gesù è la risurrezione e la vita. Il mistero realizzato in Maria assunta in cielo, diventa così una miniera preziosa che, non solo i credenti, ma tutte le generazioni sono chiamati a scandagliare, per dare significanza e prospettive alla loro esistenza su questa terra.

2.
L’Assunta, perciò, lancia un suo molteplice messaggio all’umanità intera:
-
Contro le aberrazioni del neopaganesimo, che travolge tante creature nel fango del peccato e dell'impurità, fino alla più completa profanazione del corpo, il mistero dell’Assunzione proclama il destino soprannaturale, la dignità eccelsa e la sacralità di ogni corpo umano, chiamato dal Signore a diventare strumento di santità e a partecipare alla sua gloria;
-
Alle anime inquiete e angosciate dei figli dell'età post-moderna, che non credono più nella bontà della vita e che affrontano con immane tristezza le angosce dell'esistenza, la Donna pienamente realizzata, mostra a quale gloria è stata essa elevata, perché accolse docile la parola di Dio, e perché seppe superare i dolori e gli immani sacrifici della sua vita, sopportati accanto e per Gesù Redentore;
-
Contro le perfide insidie della civiltà materialistica del mondo, tutta protesa a legare l'uomo e la donna alla terra ed alle soddisfazioni e ricchezze passeggere ed effimere del tempo, l’Assunta ricorda che, invece, essi non potranno avere mai pace interiore e mai godere di vera felicità, fino a quando non avranno conquistato la piena e vera ricchezza della vita in Dio.

3.
L’Assunta è anche un richiamo e un’offerta di prospettiva all’umanità smarrita del nostro tempo ed un invito alla gioia:
- Un’offerta di prospettiva: l’uomo e la donna contemporanei consumano la loro esistenza nel quotidiano; pongono ormai le loro scelte nella breve terra dell’oggi, senza pretendere che esse debbano venire da lontano o debbano portare lontano. All’uomo e alla donna dei nostri giorni sembra bastare, per delinearlo simbolicamente, quel poco che entra nelle strette stive di una piccola nave che solca un mare senza orizzonti lunghi. Dinanzi al labirinto nichilistico che smarrisce l’uomo e la donna di oggi, orientandoli al passato per la paura sul futuro; inchiodandoli al solo presente perché bastano futuri brevi; allevandoli al cinismo di una vita senza radici e senza promesse, splende la Donna glorificata, che li invita a non aver paura del futuro, a riassumerlo con fiducia e serietà, ad interrogarlo con radicale rigore, aspirando all’Oltre e all’Altrove.

-
Un invito alla gioia: c’è una vena di tristezza e di solitudine che connota la nostra ora storica, ed è così profonda da non poter essere nascosta dal frastuono del suo apparente vitalismo. L’uomo e la donna moderni, soffrono di solitudine: di una triste solitudine, demoralizzante, angosciosa, intollerabile, come il freddo atroce di un inverno che non finisce mai. Eppure le città sono piene di traffico; le strade e i negozi sono invasi e percorsi da una folla che non rallenta mai; cinema, ristoranti, palestre, biblioteche, ovunque bisogna prenotarsi e mettersi in fila per entrare; i campi sportivi rigurgitano di folla; le autostrade, i treni, gli aerei, le navi, sono sempre intasati e portano uomini e donne in tutte le direzioni, da una città all’altra, da uno stato all’altro, da un continente all’altro. Ovunque è un diluvio di folla, in ogni momento del giorno e della notte, d’estate e d’inverno, in città e fuori, al mare e ai monti. Però la solitudine e la tristezza aumentano, si fanno sempre più acute, diventano come un grido soffocato, silenzioso, che prorompe da migliaia, da milioni di petti di uomini e donne. Una tristezza intrisa di solitudine psicologica,  perché ciascuno è talmente preso da se stesso, dai ritmi insostenibili della modernità, dai tristi riti del consumismo, da non riuscire più a comunicare con gli altri; una tristezza permeata di solitudine morale, perché nella lotta per la vita, non c’è più posto per il tu, e ciascuno pensa soltanto per sé; una tristezza carica di solitudine interiore, perché la vita dell’anima si è congelata in se stessa, nella superbia intellettuale e nella delirante volontà di onnipotenza. Ma questo perché? La risposta la prevedeva profeticamente già Paolo VI nella sua esortazione apostolica Gaudete in Domino: La società tecnologica ha potuto moltiplicare le occasioni di piacere, ma essa difficilmente riesce a procurare la gioia. Perché la gioia viene d’altronde. È spirituale. Di fronte a questa profonda e vasta tristezza che permea dei suoi neri e subdoli umori un’intera epoca, la Chiesa presenta all’umanità Maria Assunta, come un segno di speranza, come un’icona di gioia. L’Assunta, immersa nello splendore della sua gloria e della sua eterna gioia, ci insegna che la vera gioia cristiana non è come un fiore di campo che sboccia spontaneamente senza aver bisogno di particolari attenzioni, ma quella vera è come un fiore di serra che ha bisogno di essere coltivato e difeso con cura. Per questo, l’Assunta spinge gli uomini e le donne attanagliati dalla tristezza e da una angosciosa solitudine, a far fiorire e crescere in loro quella stessa gioia interiore che accompagnò tutta la sua vita, che non fu segnata dalla ricerca spasmodica dell’avere tutto, ma da un intimo gioire, da un silenzioso soffrire e da un generoso offrire tutto e tutta se stessa, a lode, amore e gloria di Dio, per il bene e la salvezza di tutti.


3. INSEGNAMENTI ESISTENZIALI DELL’ASSUNTA


Infine, volendo delineare gli insegnamenti esistenziali dell’Assunta, ci chiediamo: cosa ci dice concretamente l’Assunta e
che significa, praticamente per noi essere assunti e risorgere a imitazione di Maria?

1.
Diciamo subito che la situazione di fondo, che permetterà alla Santa Vergine Assunta, di incidere praticamente sulla nostra vita, allo scopo di orientarla verso le sue finalità escatologiche, è quella delineata dal Concilio Vaticano II che affermava nella Lumen Gentium: La madre di Gesù, come in cielo, in cui è già glorificata nel corpo e nell’anima, costituisce l’immagine e l’inizio della Chiesa che dovrà avere il suo compimento nell’età futura, così sulla terra brilla ora innanzi al peregrinante popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione, fino a quando non verrà il giorno del Signore. Questo significa che se vogliamo incamminarci con sicurezza verso la meta finale, dobbiamo sempre guardare all’Assunta come segno di sicura speranza e consolazione, ma, per riuscirci, dobbiamo instaurare con Lei una triplice relazione che è relazione di presenza, di aiuto e di esempio:
- Una relazione di presenza, significa che dobbiamo sforzarci di compiere ogni nostra azione alla presenza di Maria e cioè, compierle con Lei, come se Lei fosse sempre accanto a noi. Questo continuo pensiero della “presenza” di Maria è quanto mai efficace per tenerci lontano dal male e per stimolarci al bene;
- Una relazione di aiuto, significa che dobbiamo avere la certezza che essendo l’Assunta la gloriosa e potente “Mediatrice materna” presso il Figlio, non ci farà mai mancare il suo aiuto e ci otterrà sempre da Lui tutte quelle grazie necessarie per compiere le opere meritorie della vita eterna;
- Una relazione d'esempio, significa, come scriveva San Luigi Maria Grignon di Montfort che è necessario tenere lo sguardo rivolto a Maria in ogni nostra azione, come al modello di ogni virtù e perfezione, per comprendere come la praticò e la praticherebbe Lei se fosse al nostro posto.
Solo in questo modo, noi entreremo in piena comunicazione con la Madre nostra e questo ci permetterà di camminare mano nella mano con Lei, come affermava Edith Stein; di trasformare la nostra vita come la sua; di avere uno stesso cuore e uno stesso spirito; di diventare sue coppie viventi; di intraprendere, con sicurezza, il nostro cammino verso la piena realizzazione in Cristo.

2.
Precisato questo, diciamo subito che la Vergine Assunta, anzitutto:
-
Ci invita a guardare in alto: se
l'Assunzione è l'elevazione di Maria al cielo, si capisce allora che essa ci chiama a guardare in alto, là dove è Dio, là dove è Cristo, là dove è anche lei stessa. L'Assunzione è un invito pressante alla contemplazione, a puntare lo sguardo verso il cielo, alla cima del monte su cui Dio abita, anzi al Dio - monte, al Dio dei monti, come afferma il Primo Libro dei Re.
-
Ci invita a vincere la febbre dell'attivismo: immersi nella spasmodica frenesia del vivere,
spesso troviamo inutile il silenzio, fastidioso il distacco dall'agire, superfluo e ingenuo l'esercizio della ricerca interiore, dimenticando che proprio l'attività sulle cose, senza l'attività di ricerca interiore, è pericolosa e fuorviante. La Vergine Assunta ci chiama a staccare lo sguardo basso e fisso sulle opere delle nostre mani perché esse non diventino idoli al posto di Dio.
-
Ci invita a superare il terrestrismo: oggi viviamo
pressoché ingolfati nelle realtà terrestri, dimenticando che esse sono realtà penultime e provvisorie e le trattiamo come se fossero realtà ultime e definitive, mentre operiamo una specie di sacralizzazione del mondo. L'Assunta ci chiama a coltivare desideri che oltrepassino i ristretti confini della breve esistenza umana e i recinti opachi dei cimiteri.
-
Ci invita a guarire dall'antropologia unidimensionale: spesso coltiviamo
una concezione unilaterale dell’essere umano; lo pensiamo per solito a una sola dimensione, che, poi, è solo quella corporea; da qui la nostra caduta nella cultura dell'effimero, dell'edonismo, del vitalismo che formano come i fili forti di una monca antropologia unilaterale. L'Assunta ci chiede di pensarci come uomini e donne interi, ossia come spiriti incarnati e come corpi spirituali.

3.
Oltre a ricevere questi forti inviti e sollecitazioni a rianimare la nostra vita della grazia escatologica, dalla Vergine Assunta, quale Donna concreta di vita, riceviamo anche l’impulso a testimoniarla concretamente nel mondo, vivendo la nostra breve storia umana nelle stesse tre dimensioni che segnarono la sua esistenza e, cioè, vivere la storia in modo verginale; in modo sponsale; in modo materno.
-
Vivere la storia in modo verginale:
uno stile verginale d'impegnarsi nella storia, è caratterizzato dalla fede che porta a concepire la storia anzitutto come un tempo di grazia e di provvidenza, come un'impresa di salvezza guidata da Dio. Tale stile privilegia la sobrietà intellettuale, la povertà dei mezzi, il distacco ascetico, la contemplatività, l'esperienza del deserto. Come la Vergine che non si affidò ad appoggi umani, così il cristiano che adotta il modulo verginale-mariano interpreta la storia dalla parte di Dio e vi agisce confidando anzitutto su di Lui. Vivere la storia in modo verginale significa viverla come tempo delle promesse divine; come tempo per l'esercizio della carità del Dio trinitario; come tempo della provvidenza del Padre; come tempo della signoria pasquale del Figlio; come tempo della consolazione pentecostale dello Spirito. In sostanza, solo chi considera l'intera storia come storia di salvezza, può starvi in modo verginale, nella coscienza di fede di far parte della storia in cui uno è il vero Signore.
-
Vivere la storia in modo sponsale: il
modo sponsale con cui il cristiano può essere presente nella storia si esprime attraverso un approccio positivo alla realtà mondana e temporale, vista come segno di un amore gratuito di Dio e come un grande luogo di comunione creaturale. Questo stile sponsale, si esprime attraverso le virtù della convivialità, del dialogo, della creatività, della partecipazione. La sponsalità significa anzitutto ricerca e cura della reciprocità. Entrare nello spazio della reciprocità significa essersi salvati da due trappole: da quella della differenza e da quella della fissazione egolatrica, per rendere possibile il primato dell'altro. Il Sono la Serva del Signore, affermato dalla Vergine di Nazareth, recatasi in terra lontana a servire chi aveva bisogno, ci insegna che il venire dopo l’Altro non significa solo venire dopo Dio: significa venire anche dopo ogni altro; comporta il far ritardo di sé, rispetto ad ogni altro. Si tratta, cioè, d'impegnarsi a creare un'antropologia e una cultura della convivialità che realizzino la fecondazione reciproca e il rispetto delle differenze.
-
Vivere la storia in modo materno: chi vive la storia in modo materno,
si accosta al mondo con amore partecipe e fattivo, con la precisa volontà di promuovere, allevare e difendere la vita in ogni sua forma, in ogni sua fase, in ogni sua condizione, in ogni suo manifestarsi, con la stessa esultanza che accompagnò la nascita di Giovanni Battista e che ci fa salutare ogni vita nascente, come Elisabetta salutò quella presente in Maria: Benedetta tu… e benedetto il frutto del tuo grembo. Dalla vitalità materna di questo modo di esistere, emerge anche l'essenzialità dell’accoglienza oblativa in ogni esperienza, anche e soprattutto nell'impegno storico di difesa e protezione dei deboli, degli emarginati, dei diseredati, dei malati, di tutti coloro che la opulente società del nostro tempo, lascia marcire agli angoli dei suoi palazzi o morire per il freddo sulle strade o perire, nel sogno di un’esistenza migliore, nei fondi dei mari.

4.
Infine l’Assunta ci insegna che nulla di noi andrà perduto, che tutto di noi, anche il nostro vero corpo, sarà salvato per sempre, ma solo se sapremo vincere la nostra battaglia contro il male e superare la paura stessa della morte, animati dalla speranza certa e concreta della resurrezione. L’Assunta, perciò:
-
Ci sollecita ad essere forti e decisi nella lotta contro il male: certo non è risparmiata neanche a noi, ogni giorno, la lotta contro il maligno. Con le sue subdole insidie, Satana, ci circonda invisibile ma potente, con la finalità di strapparci a quella realizzazione gloriosa e splendente in Dio di cui l’Assunta è l’icona, e di distruggere la pacifica convivenza degli uomini, fomentando nella famiglia umana l’odio, la vendetta, il disordine morale, la morte spirituale. Se abbiamo il coraggio di guardare alla Vergine Assunta e rispecchiarci in Lei, possiamo aspettarci la nostra definitiva vittoria, non solo personale, ma anche sociale, sconfiggendo la nefasta e sempre più evidente presenza del male nel mondo. Per questo l’Assunta ci interpella non soltanto come fedeli, ma anche come cittadini e membri vivi di una società che ha bisogno sempre più di salvezza.
-
Ci sollecita a superare la paura della morte: con la compagnia dell’Assunta anche la morte, ad imitazione di quella del Suo Figlio benedetto e sua, diventa l’atto supremo di abbandono tra le braccia del Padre. Nella nostra epoca e nella nostra civiltà assistiamo ad un atteggiamento inconcludente di fronte alla morte, cioè constatiamo un rapporto non equilibrato con essa: mentre da un lato l’idea della morte è drasticamente rimossa, perché è una realtà che non deve essere vista, contemplata e considerata, al tempo stesso l’evento della morte, è spettacolarizzato e ostentato sui mezzi di comunicazione, con flussi di immagini che la esibiscono, la mostrano, insistono su di essa per dare la notizia efficace di catastrofi, guerre, torture, omicidi. La santa Vergine che, come afferma il dogma dell’assunzione, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo, ricorda al cristiano che la morte non deve essere considerata un evento da subire passivamente, ma un atto da compiere nella riconoscenza e nell’obbedienza a Colui che gli ha donato la vita, perché solo un simile atteggiamento di accoglienza, prova l’effettiva fiducia nell’infinita misericordia di Dio e l’accettazione del proprio invalicabile limite creaturale. Colei che lasciando questa terra, è rinata alla vera vita senza fine, serenamente accolta tra le braccia del Figlio, come l’iconografia orientale raffigura la sua Dormizione, ci insegna che la fine della nostra vita, se vissuta nell’amore come ella visse la sua, non sarà uno strappo pauroso, gravido di sgomento e di terrore, ma un evento che contemporaneamente ci inserisce nella sconvolgente dimensione di una nuova, luminosa esistenza. Per questo nell’Ave Maria, le chiediamo: Prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte, perché col suo aiuto, sentiremo la morte come sorella e loderemo Dio, come cantava San Francesco, anche per sora nostra morte corporale.


CONCLUSIONE


1.
Per concludere e sintetizzando il mio intervento, diciamo che l’Assunzione non è solo il trionfo di Maria, la Madre di Gesù. In Lei c’è la Chiesa; in Lei sono presenti tutti i credenti. Il corpo incorruttibile di Maria assunto in cielo, frutto della risurrezione del Figlio Gesù, è la nostra speranza. Tutti noi, come ogni creatura, siamo destinato alla morte. Ma un giorno questo nostro corpo corruttibile si rivestirà di immortalità, come il suo e allora si compirà anche per noi la parola della Scrittura: L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi.

2
. La conseguenza logica è che dobbiamo riempire il nostro cuore di gioia nel vederci rappresentati e anticipati nel mistero dell’Assunta, sapendo che al tempo stesso, Lei intercede perché anche a noi sia dato raggiungere la sua stessa meta e cioè vedere con i nostri occhi il volto di Dio e condividere quella gloria che lei vive in pienezza accanto al suo diletto Figlio risorto. Se la guardiamo e la imitiamo, Ella ci sarà sempre accanto per aiutarci nella difficile scalata della vita e questo nostro breve cammino terreno, diventerà in ogni suo drammatico passaggio, la prova generale della nostra resurrezione

 

Inserito Lunedi 28 Gennaio 2019, alle ore 9:53:07 da latheotokos
 
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DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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