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  La Madre della Chiesa al servizio del Popolo di Dio 
Chiesa

Di  Federico Calabrese, Maria Madre del Signore e della Chiesa. Sintesi biblico-teologica, I.S.S.R. "San Luca", Catania A.A. 2013/14, pp. 50-81.




1. MARIA, LA "MADRE" ASSOCIATA A CRISTO

1.1. La  madre, arca della nuova alleanza
Affinché la collaborazione di Maria all’opera del Salvatore del mondo fosse la più perfetta possibile da parte di una creatura umana, Dio preservò Maria dal peccato originale, dal momento che Ella non sarebbe stata altrimenti - per quanto santa - la vera “Nuova Arca dell’Alleanza”, cioè il grembo in cui sarebbe disceso il Verbo eterno, se fosse stata separata da Dio, come tutti gli altri esseri umani, a causa della colpa originale. Maria di conseguenza, da Lui fu ricolmata dei più alti carismi, affinché fosse “redenta in modo sublime, in vista della nascita del Figlio”1. È pertanto preciso dogma della Chiesa che  “La beatissima Vergine Maria, nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente e in vista dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, fu preservata immune da ogni macchia di peccato originale2. L’immacolata concezione di Maria è pertanto, l’esempio più eminente della misericordia di Dio, cosicché Essa, adornata sin dal primo istante del suo concepimento da una santità del tutto singolare, poté essere attivamente introdotta nel mistero della salvezza operata da Cristo, e poté quindi degnamente ricevere il saluto dell’angelo che la proclamava kekaritomène (Lc 1, 28). Di conseguenza Ella è, per uno specialissimo dono dell’amore di Dio, la primizia dell’umanità redenta. Se Gesù Cristo è il tutto santo perché la sua umanità viene interamente santificata dalla sua persona divina, Maria è la tutta santa in virtù della grazia proveniente dal Padre, dalla carità dello Spirito e dai meriti del suo divin Figlio. Se Gesù è il redentore, Maria è la sua prima redenta3. A Maria, prima redenta da Cristo, che ha avuto il privilegio di non essere sottoposta neppure per un istante al potere del male e del peccato, guardano i cristiani, come al perfetto modello ed all’icona di quella santità, che sono chiamati a raggiungere, con l’aiuto della grazia del Signore, nella loro vita. Maria Immacolata ricorda a tutti i battezzati la perfezione della santità. La tutta santa è stata e continua a essere nella Chiesa la guida sicura e materna che conduce alle alte vette della perfezione evangelica4.

1.2. La Mater Christi, nel mistero dell’incarnazione del Verbo di Dio
È dogma della Chiesa che “Maria ha concepito il Figlio eterno nel suo grembo, per opera dello Spirito Santo e senza la collaborazione di uomo5. Gesù, figlio di Dio, umanamente nacque “da donna” affinché ricevessimo l’adozione a figli (Gal 4, 4-5), per cui, in questo mistero, Essa è riconosciuta come Madre di Dio6. In Lei che è pertanto la Madre dell’“Iddio con noi” (Is 7, 14 e Mt 1, 22-23), si compie quella “pienezza dei tempi” nella quale il Figlio di Dio assume la natura umana per liberarci dal peccato7: se Maria fosse stata solo la “Madre del Cristo”, e cioè se la sua maternità fosse stata limitata alla natura umana del Figlio eguale a quella di tutti gli uomini, non avrebbe potuto in alcun modo porsi al servizio dell’opera di redenzione di Lui. Divenendo, in pienezza, la Madre del Redentore, Maria diventa automaticamente anche la Madre dell’umanità intera e, individualmente, di ogni uomo, atteso che per la salvezza di ciascuno di noi il Cristo ha sparso il suo sangue, cosicché Maria, e solo Lei, è inserita in modo unico e del tutto speciale nella Redenzione, e cioè come punto di riferimento scelto da Dio per far entrare suo Figlio nella storia dell’umanità e per ricondurre in Lui l’umanità alla nuova vita. C’è quindi un disegno ab eterno di Dio che si storicizza con l’Incarnazione. E a noi è dato, in tal modo, di sentire e vivere “il legame che ci unisce alla Madre del Cristo e Madre nostra nella comunione dei santi8.

1.3. la Madre-Discepola del Figlio
a) Cominciamo col dire che il mezzo e il fondamento di tutta l’opera di redenzione del Cristo è la Sua obbedienza al Padre. I relativi passi del N. T. sono molti, e qui si riportano quelli più significativi. S. Paolo afferma che il Cristo “nel momento di entrare nel mondo” dice al Padre: “ecco io vengo… o Dio, per fare la Tua volontà” (Eb 10, 5-7), riprendendo le parole del salmo 40,8-9. Sempre Paolo precisa che, come “per la disobbedienza di un solo uomo siamo divenuti peccatori, così per l’obbedienza di uno solo siamo stati giustificati” (Rm 5, 19); e soprattutto che il Cristo umiliò se stesso “facendosi obbediente fino alla morte, e alla morte di croce” (Fil 2, 7-8). Del resto Cristo stesso ha rivelato che la volontà del Padre è la fondamentale norma di vita di ogni uomo. Nel Padre Nostro noi infatti dobbiamo pregare il Padre affinché si faccia in terra la Sua volontà, così come la si fa in cielo (Mt 6, 10); ed ancora: “Non chi mi dice ‘Signore, Signore’ andrà nel Regno dei Cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Mt 7, 21). Infine, alla vigilia della Sua passione e morte, davanti all’orrore suscitatogli dal calice che avrebbe dovuto bere, dice al Padre: “Però non si faccia la mia ma la Tua volontà” (Lc 22, 42; Mt 26, 39; Mc 14, 36).
b) Maria, la cui persona costituisce il corrispondente speculare umano della Persona del Cristo, sin dal momento dell’Annunciazione rimette tutta se stessa, e cioè tutta la Sua vita, nelle mani di Dio e per il Suo piano di salvezza, rispondendo all’angelo: “Ecce ancilla Domini: fiat mihi secundum verbum tuum” (Lc 1, 38): benché eletta all’altissimo privilegio di diventare la Madre di Dio, si definisce infatti “la serva” del Signore; e successivamente, durante la visita ad Elisabetta loda Dio per aver rivolto il suo sguardo “sull’umiltà della sua serva” (Lc 1, 48). Alla kenòsi del Cristo è pertanto strettamente associata la kenòsi di Maria. Questo (o meglio: anche questo) fa di Maria la “Madre-Discepola-Socia” per eccellenza: non nel senso, s’intende, che senza di Lei la redenzione operata da Cristo sarebbe stata meno piena, ma nel senso che Maria si associò con tutta se stessa ed in modo del tutto unico, anche se subordinato, all’opera salvifica del Figlio: pertanto, con la sua obbedienza, Lei è quella che, come dice il Petrarca, “il pianto d’Eva in allegrezza torna”.
c) Del resto, nelle stesse parole di Gesù troviamo uno specifico riconoscimento dell’obbedienza di Maria. Infatti, mentre Egli parlava alla folla, una donna esclamò: “Beato il ventre che Ti ha portato e il seno da cui hai succhiato!”. Ma Egli le rispose: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 11, 27-28 e cfr. anche Lc 8, 21). Qui il Redentore corregge l’elogio fatto a Sua madre da una donna della folla, precisando che la beatitudine di Maria non derivava tanto dalla Sua maternità meramente fisica e umana, quanto piuttosto dal fatto che Ella ascoltava la parola di Dio e obbediva alla Sua volontà (cfr. pure Lc 12, 29 e 51), e ciò valeva anche per quanti altri si comportavano allo stesso modo9.
d) Nel suo essere la perfetta Madre – Discepola del Figlio, la Madre del Signore, appare come un luogo privilegiato di incontro con Cristo e la sua azione materna si manifesta come un mezzo offerto al servizio della redenzione e salvezza non soltanto dei credenti ma di tutti gli uomini, chiamati a riconoscere nel Figlio suo il loro Salvatore. Possiamo, dunque, concludere che in Maria e con Maria si realizza la sintesi armoniosa tra la nostra fede e la nostra vita; in lei e con lei la nostra adesione al Padre in Cristo diventa percezione di far parte della famiglia di Dio; in lei e con lei la nostra fede diventa preghiera adorante che salda azione e contemplazione; in lei e con lei la forza della nostra fede sostiene l’impegno etico che, mentre matura il nostro senso della figliolanza nel Figlio, ci apre all’accoglienza di tutti i fratelli, in ognuno dei quali tutti siamo chiamati a riconoscere la fisionomia di Cristo nostro fratello e di Maria nostra madre. Come scrive Salvatore Perrella, Maria è in definitiva una "Donna in sintesi” tra i diversi aspetti della liberazione dell'uomo perché, pur essendo una donna profetica e liberatrice, Ella rimane sempre la donna credente, misericordiosa e testimone di Cristo e perciò la Chiesa la propone come modello compiuto del discepolo del Signore e, cioè, del cristiano operatore di pace nella “Civiltà dell’amore10.

1.4. la Mater Dolorosa che lotta per la liberazione dei figli
Anche le sofferenze di Maria, delle quali ci parla la S. Scrittura, sono tutte poste in relazione alla sua stretta associazione al Cristo e alla Sua opera di salvezza e, di conseguenza, alla sua maternità nei nostri riguardi.
a)
Riteniamo opportuno, per questo argomento, prendere le mosse da due passi scritturali, e cioè Gen 3, 15 e Ap 12, 1-6 e 13-17. In ambedue i detti passi, la lotta del Redentore e di Sua Madre contro il Maligno (il serpente, il dragone) implicitamente fanno riferimento anche alla comune sofferenza di entrambi in questa lotta per la salvezza dell’umanità. In Gen 3, 15 la citata lotta  e l’insidia al tallone posta in essere dal serpente vede infatti strettamente e inscindibilmente legati il Cristo e Sua Madre. Come infatti recita il Magistero della Chiesa, “Maria, Madre del Verbo incarnato, viene collocata al centro di quella inimicizia, di quella lotta che accompagna la storia dell’umanità11. E qui ritorna il parallelismo tra Adamo ed Eva da un lato, e Cristo e Maria dall’altro: peccatori e fonti di peccato gli uni, Redentore e “Correndentrice” gli altri. Nelle immagini di Ap 12, 1-6 e 13-17 abbiamo la ‘Donna vestita di sole’ che insieme al Figlio difende l’umanità dagli assalti del dragone che è “il serpente antico, quello che fu chiamato diavolo e Satana” (Ap, 12, 9). In ambedue i passi è chiara la associazione subordinata di Maria; madre di Cristo e dell’umanità intera nella vittoria sul Maligno12.
b) Ma veniamo ai Vangeli per quei passi che fanno riferimento alle sofferenze di Maria. E cominciamo con le parole del vecchio Simeone in occasione della presentazione al Tempio (Lc 2, 25-35): una ‘spada’ di dolore trafiggerà l’anima di Maria a causa dell’odio e dell’avversione di cui sarebbe stato vittima il Figlio a motivo della Sua missione. Le parole di Simeone, ispirate dallo Spirito Santo, sono quindi una profezia e un annuncio delle future sofferenze della Madre. Maria soffrì poi a causa del Figlio allorquando, insieme a Lui e a Giuseppe, dovette fuggire in Egitto per salvare il Redentore dalla spada di Erode (Mt 2, 13-22): in esilio forzato, lontana dalla sua casa, dalla sua terra e da i suoi cari. Quando Gesù aveva dodici anni, Maria e Giuseppe, come ogni anno, si recarono a Gerusalemme per la Pasqua, portando con loro il Figlio, e, sulla via del ritorno, si accorsero che Gesù non era con loro. Ritornarono quindi a Gerusalemme e, dopo tre giorni di affannosa ricerca, lo trovarono nel Tempio, seduto in mezzo ai dottori della legge, intento ad ascoltarli ed a interrogarli. E alla domanda di Maria: “Figlio, perché hai fatto questo? Ecco, tuo padre ed io, angosciati (= gr. odunómenoi) Ti cercavamo!”, Gesù risponde che quanto accaduto era dovuto al fatto che Egli aveva il dovere di occuparsi di tutto quanto riguardava il Padre Suo (Lc 2, 41-50). In questo episodio - oltre al fatto che la sofferenza di Maria è già posta in rapporto alla missione del Figlio - è importante rilevare che appare chiaro che è Maria il soggetto principale delle angustie patite nella ricerca di Gesù, mentre Giuseppe rimane un po’ in secondo piano: infatti, anche se Maria nella sua domanda rispettosamente cita Giuseppe per primo (“Tuo padre ed io”)13, è però Lei che interroga il Figlio e non Giuseppe, il padre ‘legale’, al quale, secondo le norme vigenti nella società del tempo, sarebbe spettato lo jus corrigendi nei confronti del Figlio. Ed eccola infine, davanti alla Croce (Gv 19, 25), insieme solo a Giovanni e ad alcune delle pie donne, mentre tutti gli altri apostoli e discepoli, per paura dei romani e dei giudei erano a debita distanza. Davanti alla Croce (dum pendebat Filius- Jacopone) Ella soffrì profondamente con Lui e per Lui, associandosi al Suo sacrificio di redenzione. Secondo una pia espressione corrente, Ella patì nel suo cuore tutto ciò che il Figlio pativa con la Sua Passione . Tutte queste sofferenze, non furono episodiche ed occasionali, staccate dal contesto della sua associazione materna all’opera del Figlio. Infatti noi sappiamo che Lei meditava tutte le parole e tutti gli episodi nel suo cuore (Lc 2, 51). Maria, cioè, quale tempio e sposa dello Spirito Santo, sapeva benissimo che l’opera di redenzione del Figlio sarebbe avvenuta in un clima di sofferenza e di dolore che sarebbe culminato nel sacrificio del Golgota e conosceva benissimo le parole con le quali il profeta Isaia, secoli prima, aveva descritto le sofferenze del “Servo di Jahvè” (Is 50, 6; 52, 13; 53, 2-9), ed aveva quindi sempre vissuto, per trentatré anni, con questa angoscia materna nel cuore, offerta a Dio in unione a Lui14.

1.5. la madre glorificata, icona escatologica della Chiesa
Ma l’anzidetta qualità di Maria socia Christi è anche il fondamento di un importante dogma della nostra fede: quello dell’Assunzione di Maria in Cielo, in anima e corpo, alla fine della Sua vita15.
a) Questa dottrina, come si sa, non è direttamente attestata nella Scrittura, ma in questa ci sono tutti i suoi fondamenti e i suoi presupposti: per cui non siamo in presenza di un dogma “inventato” da Pio XII nel 195016.  Da un punto di vista strettamente ‘storico’, cominciamo col rilevare, in via di premessa, che quella dell’Assunzione è una verità tenacemente propugnata sin dai primi secoli della Chiesa (e in particolare in Oriente: VI-VII secolo), tant’è che allorquando si parlava della fine della vita terrena di Maria, non si usava mai la parola “morte”, bensì quella di “dormitio” o di “beato transito” di Maria. Pertanto Pio XII ha solo posto il sigillo del Magistero della Chiesa ad una verità creduta da secoli.
b) Come Cristo, dopo la Sua resurrezione, fu, in modo del tutto speciale ed unico, glorificato nel Suo corpo (con l’Ascensione), così Maria - che fu a Lui associata in modo molto più eminente rispetto a tutti gli uomini che, con la Pentecoste, avrebbero costituito il Suo Corpo Mistico - per logica conseguenza, doveva partecipare anche al modo speciale col quale il Cristo è stato, con l’Ascensione, glorificato. Maria, per speciale anticipazione di grazia e in vista dei meriti del Figlio, immune sin dal Suo concepimento da ogni peccato, non poteva certo conseguire la stessa sorte di tutti gli altri uomini. Infatti, se Gesù è stato, come uomo, immune da ogni peccato; se ha redento l’umanità; se ha patito sulla croce, e se infine è asceso al Cielo in anima e corpo, così Maria, che è stata immune da ogni peccato (originale e attuale), che è stata legata in modo unico all’opera redentrice del Figlio, e che per questo motivo, dopo il Figlio, è quella che ha sofferto più di chiunque altro per quest’opera salvifica, per logica conseguenza doveva essere  parimenti assunta in Cielo in anima e corpo17.
c) Come scrive Salvatore Maria Perrella, «Rimane innegabile, a livello teologico, teologale ed esistenziale, il grande richiamo e il grande fascino dell'evento dell'Assunta ai valori della trascendenza, della bellezza e della trasfigurazione dell'uomo creato a immagine di Cristo e destinato a ricongiungersi eternamente a lui nella santità e nell'amore che non conosce tentennamenti e tramonto. Possiamo ben dire che l'assunzione di Maria è per la Chiesa, il credente e per ogni uomo e ogni donna di buona volontà, che cercano senso e meta non illusori ma definitivi, dopo aver per molto tempo e ancor oggi "sperato nel tragico nulla":
- un segno di sicura speranza
- un segno di un destino di gloria;
- un segno del valore del corpo;
- un segno dell'inconfondibile "stile" di Dio;
- la primizia ed immagine escatologica della Chiesa;
- il segno della presenza dell'Unitrino e della Donna della Speranza che non svanisce.
Il fatto e il "caso serio" dell'assunzione di Maria è un fatto emblematico dell'agire divino: Santa Maria, creatura insignificante agli occhi del mondo, è divenuta per Grazia la persona dopo Cristo più significativa nella storia e nella gloria. Per cui l'evento salvifico integrale della sua assunzione al cielo in anima e corpo, in definitiva, diviene chiave interpretativa di tutto il mistero di Maria, e, per complementare reciprocità, dell'intero mistero della Chiesa, nonché del mistero dell'uomo. È su questo tenue ma resistente residuo di speranza che trova il suo punto di contatto il nostro discorso cristiano sul futuro ultimo in Dio, impersonato in una donna, Maria di Nazaret, la cui esistenza gloriosa dalla soglia escatologica si fa modello, esempio e paradigma di vita per l'"oggi" della Chiesa e del mondo. Cristo è veramente risorto; egli è il Vivente, che elargisce a ogni creatura il dono della risurrezione per la vita eterna. L'Assunta è il compimento anticipato di tale promessa; è "il segno della trasformazione finale del mondo" (A. Carr). Maria già possiede "lo splendore dei corpi celesti"
»18.
d) Il dogma dell’Assunzione di Maria, come ogni altro dogma mariano, può esercitare un benefico influsso anche nella formazione cristiana della personalità del credente. Infatti, i suoi doni di grazia, i suoi privilegi, possono essere considerati come delle qualità altamente paradigmatiche per la maturazione psicologica e religiosa di ogni persona umana e cristiana. L’Immacolata Concezione, ad esempio, rappresenta l’umanità come immagine di Dio non deformata dal peccato. In essa la creazione è stata riplasmata. Il valore psicodinamico di questo dogma mariano è la possibilità per il credente di ricostruire in sé e nei suoi rapporti col divino l’unità della Concezione Immacolata delle origini. La Maternità divina indica che l’obbedienza a Dio diventa capacità di partecipare alla concezione e alla generazione del Figlio di Dio in noi stessi. In tal modo il cristiano compie la volontà del Padre, che non ha altra volontà che quella di generare il suo unico Figlio. Per Maria, così come per ogni cristiano, la libertà è fecondità. La Verginità di Maria, oltre al dato biologico, indica l’apertura assoluta dell’amore umano all’amore divino. Questo orientamento incondizionato a Dio non è sterile ma sommamente fecondo. Per cui la Vergine è anche la Madre. Maria rappresenta così la suprema unificazione degli opposti: “Vergine Madre, Figlia del tuo Figlio”. L’Assunzione rivela infine il destino ultimo e positivo dell’umanità e il culmine dell’evoluzione spirituale di ogni persona umana. L’eccezionale importanza psicodinamica di questa realtà consiste nel prospettare all’umanità la realizzazione concreta della possibilità di un compimento supremo delle proprie potenzialità positive insieme al superamento definitivo di ogni divisione e contrapposizione di ogni ordine e tipo, che lacerano e angosciano ogni persona umana sulla terra. Il dogma mariano, anche umanamente parlando, non solo non produce regressione o personalità immature, ma può essere uno strumento efficace di sviluppo della personalità umana e della stessa comunità ecclesiale19.
 

2. MARIA, "LA MADRE" NEL CUORE DELLA CHIESA NASCENTE

2.1. La madre del signore e gli inizi della Chiesa
Maria era, per gli apostoli e i discepoli che seguivano Gesù, la “Madre del Messia”, “del Maestro” e il rispetto e la venerazione che essi portavano al loro Maestro non poteva, ovviamente, non estendersi anche alla di Lui Madre, e pertanto l’accoglienza che essi le riservarono - sotto tutti i profili - era consequenziale ai detti sentimenti. Anche di questo, nell’economia generale del tema della discrezione e della riservatezza con le quali è citata Maria nei vangeli, abbiamo poche ma significative testimonianze.
a) È noto a tutti che il “Vangelo dell’infanzia”, che costituisce la prima parte del Vangelo di Luca (Lc 1, 1- 2,52) e che inizia con l’annuncio della nascita del Battista e si conclude alla fine della “vita nascosta” di Gesù a Nazareth, ha una valenza diversa del più breve “Vangelo dell’infanzia” di Matteo (Mt 1, 1- 2,23). Matteo infatti narra in esso fondamentalmente solo due episodi  di carattere, diciamo, pubblici: la nascita di Gesù con la venuta dei Magi, e la strage degli innocenti, con la consequenziale fuga in Egitto. Luca invece testimonia, tra gli altri, fatti ed episodi strettamente familiari e che quindi erano noti solo a Gesù e Maria (l’Annunciazione, la visita ad Elisabetta, la presentazione al Tempio,  il ritrovamento di Gesù tra i dottori del Tempio), e che non potevano quindi essere portati all’attenzione dell’evangelista se non da uno dei suddetti protagonisti, e cioè, per ovvia esclusione, da Maria. È, quindi, insegnamento costante e secolare della Chiesa che queste notizie del “Vangelo dell’infanzia” provengono da una catechesi orale fatta da Maria a Luca il quale, del resto, nel proemio generale del suo Vangelo dice appunto di aver ricevuto le informazioni in esso contenute soprattutto da “coloro che sin dall’inizio furono testimoni oculari” (Lc 1, 2). E pertanto a noi si presenta il seguente quadro: Luca con rispetto e venerazione ‘accoglie’ Maria, Madre del Signore, nonché la sua parola e il suo insegnamento storico e teologico, e, soprattutto li riporta con quella discrezione con la quale essi erano usciti dalla bocca della Madre: limitatamente cioè a quegli episodi che Lei aveva ritenuto più significativi e più opportuni da consegnare a uno scritto, e tacendo quindi, ad esempio, su pressoché tutto un trentennio di ‘vita nascosta’ di Gesù nella piccola casa di Nazareth, prima dell’inizio della Sua vita pubblica. E questo di Luca è anche un modo discreto e rispettoso di accogliere la persona della Madre del Redentore. Ma l’ispirato Luca conclude questa parte del suo Vangelo con la frase “E la Madre di Lui serbava tutte queste cose nel suo cuore”(Lc 2, 51) che non solo è la eloquentissima sintesi di tutto il riserbo con il quale quel periodo è stato narrato da Maria, ma è soprattutto un altissimo sigillo mariologico che l’evangelista pone su tutta la Persona della Madre. Questa espressione, con parole similari, era stata del resto usata da Luca alcuni versetti prima, dopo l’episodio dei pastori che si erano recati alla grotta della Natività ed avevano riferito a Maria e Giuseppe le parole dell’angelo (Lc 2, 19: “Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole in cuor suo”. Come scrive giustamente il Battaglia: “I racconti dell’infanzia nel vangelo di Luca, risentono del clima liturgico del “Memoriale”. Le narrazioni centrali, dove Maria svolge il suo ruolo di Madre del Signore, risentono dell’alternarsi liturgico di racconto e canto20.
b) Anche per Giovanni, Maria è un “dono” di Gesù ai suoi discepoli e, come abbiamo visto, lo attesta nei due passi fondamentali del suo Vangelo:
- Dopo il miracolo delle nozze di Cana, Gesù discese a Cafarnao con “sua Madre, i fratelli e i suoi discepoli, e rimasero là non molti giorni” (Gv 2, 12). Per i primi discepoli, Maria, quale Madre del loro Maestro è già considerata una di loro, e di conseguenza anche Lei alloggia a Cafarnao per alcuni giorni. Si avvicinava infatti la Pasqua, e Gesù, quindi, con quel gruppo salì a Gerusalemme (Gv 2, 13): c’era ovviamente con loro anche la Madre, perché non è pensabile che proprio in occasione di quella solennità, Lei abbia abbandonato il seguito di Gesù e sia tornata a Nazareth. Giova, a questo punto, rilevare che il concetto di  “sequela” di Gesù e quello di “accoglienza” da parte degli apostoli, si coprono vicendevolmente da un punto di vista comportamentale: è chiaro infatti che chi seguiva il Signore nei suoi spostamenti per le vie della Palestina, era ovviamente anche accolto tra coloro che Lo seguivano; e Maria Madre del Maestro e Messia, ovviamente, veniva accolta con amore e venerazione.
- Dopo che Gesù, dalla Croce, ha affidato reciprocamente la Madre all’Apostolo, quest’ultimo così prosegue: “E da quel momento il discepolo la prese in casa sua” (Gv 19, 27). E la prese come un figlio, secondo quanto gli aveva prescritto Gesù. Scrive in proposito il Ricciotti: “In questo suo testamento il morituro univa per sempre i suoi più grandi amori terreni, la donna di Betlemme e il giovane che aveva sentito battere il cuore di lui nell’ultima cena21.
Questo stare insieme e ascoltarne la parola meditata di Luca e questo accogliere la “Madre di Gesù” sottolineato da Giovanni, che scrive il suo Vangelo quando la Chiesa nascente ha già avviato la sua organizzazione, preannuncia e conferma quella accoglienza che i discepoli riserveranno alla Madre del loro Signore, in cui via via, sempre più chiaramente e coscientemente, riconosceranno anche la loro madre22.

2.2. La “Chiesa nascente”, accoglie la madre

E veniamo a quello che è forse il più importante episodio a noi pervenuto dal N. T. (At 1, 14; 2, 1-4), circa l’accoglienza riservata a Maria da parte dei seguaci di Gesù.
a) Il Redentore, immediatamente prima di ascendere al Cielo, aveva ordinato ai suoi di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di aspettare insieme lo Spirito Santo che sarebbe stato effuso su di loro di là a non molti giorni (At 1, 4-5). E difatti Maria e gli apostoli, subito dopo l’Ascensione, tornano a Gerusalemme ed alloggiano tutti in una casa. Il testo sacro enumera tutti gli undici apostoli che stavano in quella casa in attesa del Paraclito (At 1, 13), e poi prosegue: “tutti costoro, assiduamente e con un cuore solo, erano dediti alla preghiera, con le donne e Maria, Madre di Gesù e i fratelli di Lui” (1, 14); e poco dopo, iniziando il racconto della Pentecoste, il testo aggiunge che la sera di quel giorno essi erano “tutti insieme (gr. pantes omoù)” nello stesso luogo, allorquando discese lo Spirito Santo (2, 1-4). Da notare che in At 1, 14 tra tutte le donne che, raccolte in preghiera, attendevano il Paraclito, l’evangelista Luca cita per nome solo Maria, specificando, per maggior puntualità, che si trattava della Maria “madre di Gesù”: ciò fa vedere quanto eminente e speciale fosse la posizione della Madre del Redentore nella nascente comunità cristiana, nella quale Lei era accolta e onorata.
b) Il giorno della Pentecoste, quando su queste persone “tutte insieme” si effuse lo Spirito, Maria divenne appunto ‘Madre della Chiesa’, in quanto il Consolatore, scendendo su coloro che sino a quel momento erano stati solo o discepoli o seguaci di Gesù, da un lato li univa tutti al Cristo, e dall’altro li legava spiritualmente tra loro. Questo duplice legame è  il fondamento stesso della Chiesa che in quel giorno nasceva: Madre del Figlio di Dio, Maria è madre di tutti coloro che da quel momento insieme a Lui costituiranno il Suo Corpo Mistico, e cioè, appunto, la Chiesa. Cosicché Dio “fa di lei la Madre del ‘Cristo totale’, cioè di Gesù Capo e della Chiesa suo corpo23.
 

3. MARIA, "LA MADRE" SEMPRE PRESENTE

Tutti i temi che abbiamo sinora sviluppati, assumono una valenza di grande attualità per noi uomini del nostro tempo e, quindi, per tutta la società contemporanea, se visti alla luce della maternità di Maria e cioè della qualità di Madre da Lei rivestita, alla quale facciamo adesso riferimento.

3.1. Problematiche del nostro tempo
a) Quando parliamo del ‘nostro tempo’ dobbiamo prima dare un’occhiata sintetica a quella che è la situazione spirituale dell’epoca in cui noi viviamo sotto l’aspetto della Teologia morale e dogmatica. Viviamo, infatti, in una società ampiamente secolarizzata, nella quale vanno imponendosi sempre più il relativismo etico e dogmatico e la negazione - teorica o di fatto - del Trascendente. Tutto è iniziato, riteniamo, con la Rivoluzione Francese. Preceduta dall’opera dei filosofi della ‘Età dei Lumi’, essa colpì al cuore la Fede tradizionale, introducendo il ‘Culto della Ragione’, e cioè quel razionalismo che porta al relativismo assoluto: le categorie fondamentali e quindi il metro morale universale col quale nell’Occidente si erano parametrate le azioni umane, furono spazzati via e furono sostituiti con singole, personali posizioni morali. Le idee della R. F. si sparsero rapidamente in tutta l’Europa, generando i loro logici e conseguenziali frutti filosofici: il relativismo, l’agnosticismo, il materialismo, l’ateismo, l’anticlericalismo, il laicismo, la tecnolatria, etc.
b) Nessuno però si accorse - o mostrò di accorgersi - dell’intima contraddittorietà di questa posizione teorica. I tre valori “libertà- eguaglianza- fraternità” che tanto hanno esaltato i razionalisti di tutti i tempi, sono, piaccia o non piaccia, valori dello spirito (non si può infatti parlare della libertà, dell’uguaglianza, della dignità, etc. di un animale). E allora, o si ammette nell’uomo una componente spirituale che lo distacca e lo differenzia da tutti gli altri esseri animati, e si afferma, di conseguenza, che, rispetto a tutte le altre creature, nell’uomo “digitus Dei est” (cfr. Gen 1, 26-27; 2, 7), oppure si nega il Trascendente umano e quello divino, ma allora cadono in radice i sopradetti valori antropologici di libertà, eguaglianza, dignità, etc. che nel Trascendente umano, e in quello divino che ne sta all’origine, hanno il loro fondamento.
c) Il nostro tempo presenta tutti i frutti di questo originario, filosofico attacco contro il Trascendente, o della revoca in dubbio di esso:  e ne sono ad es. una spia sociale (anche se non l’unica) le varie società esoteriche, misteriosofiche, iniziatiche, spiritistiche, sataniche, etc. Tutte indistintamente esse aspirano ad essere le uniche ‘scuole di vita’, e per ciò stesso sono in perpetua lotta tra loro per quel riguarda le ‘verità’ che esse propugnano, nonché la esclusiva ‘legittimità’.
d)  Ma pur se in insanabile contrasto tra loro, tutte le citate correnti sono accomunate da uno scopo - palese o celato - che è quello di combattere sia i valori cristiani tradizionali, sia la Chiesa che di essi è custode quale Mater et Magistra. Diciamolo quindi con franchezza e senza falsi timori: il grande Occidente Cristiano non esiste più, e mai come nell’epoca attuale vexilla prodeunt regis inferni24. Alla Chiesa, per bocca dello stesso Redentore, è stata garantita l’esistenza e la vitalità (non prevalebunt) sino alla fine dei tempi, quando cioè essa, da Chiesa militante, si trasformerà in Chiesa trionfante: ma ciò non significa che, alla fine dei tempi, tutta l’Umanità sarà ‘popolo di Dio’, e il mondo ‘il regno di Dio’. E pur vero che lo Spirito Santo indirizza la Chiesa e l’umanità intera alla realizzazione della gloria di Dio e del Suo Regno - e Maria è la prima collaboratrice del suo Divino Sposo in questa opera salvifica - tuttavia Dio rispetta quella libertà che Lui stesso ha donato all’uomo (e cioè quella di auto-determinare razionalmente il suo comportamento, i suoi pensieri e le sue parole), ed è stato detto, con un’espressione colorita ma efficace, che, avendo Dio dato all’Uomo la libertà, da quel momento ‘si è legato le mani’. E in questo contesto si inserisce la terribile domanda che Gesù ha rivolto ai suoi discepoli: “Ma quando il Figlio dell’uomo tornerà, troverà la fede sulla Terra?”.

3.2. Presenza della madre nella trasformazione del mondo

In questo quadro sociale e antropologico, quale è allora lo scopo e la vitalità della maternità di Maria? Cominciamo col dire che “Maria propone alle donne e agli uomini del nostro tempo una ‘rivoluzione’ permanente dell’interiorità di ogni essere umano che diventa capace di incidere sulla realtà e di cambiare la storia25. Alla luce di questo concetto fondamentale, dobbiamo quindi,  in sintesi, riprendere alcune importanti categorie mariologiche che abbiamo precedentemente illustrate per extenso.
a) Maria è innanzitutto - pur nella sua perpetua e volontaria verginità fisica e spirituale - sposa purissima, umile, fedele e devota (Mt 1, 18; Lc 1, 27; 1, 38, 48); è paziente (Mt 2, 13; Lc 2, 35), modesta, prudente e pia (Lc 2, 19; 2, 48; 1, 46, 47). E pertanto, in primo luogo, Essa è il modello di sposa per tutte le donne del nostro tempo che invece credono poco alla natura fedele e feconda del rapporto matrimoniale, e considerano il Sacramento del matrimonio come una mera bella cerimonia ad pompam, e di conseguenza credono poco nell’indissolubilità del relativo vincolo, soprattutto quando nella coppia viene meno lo sponsalis affectum, o quando le avversità della vita diventano facile fonte di rancori, di gelosie e di incomprensioni all’interno della coppia.
b) Maria è poi, e soprattutto, Madre perfetta ed esemplare: è spiritualmente povera (Mt 2, 11; Lc 2, 7, 24), è sapiente, misericordiosa e caritatevole (Gv 2, 5); forte nell’animo (Gv 19, 25) e modesta (Lc 2, 48). È Lei che ha concepito il Figlio nel suo grembo verginale, per opera del Spirito Santo; lo ha dato alla luce in un misero ricovero; lo ha amorevolmente allevato e custodito; lo ha protetto durante la fuga in Egitto; lo ha seguito nel Suo apostolato, ed ha sofferto con Lui morente sulla Croce, cooperando alla Sua opera di salvezza con fede, speranza, obbedienza e carità. Ed allora, tutte le madri del nostro tempo dovrebbero prendere esempio e insegnamento da Maria: madri che spesso considerano la maternità come un fastidio, come un impedimento alle loro relazioni sociali; madri che abbandonano i figli, che non li educano cristianamente e spesso li diseducano con loro cattivo esempio, dimenticando che i figli sono coloro che costituiranno la società futura; madri che spesso inculcano loro, come regola di vita, la convenienza materiale, l’arricchimento, l’edonismo, la precarietà dell’unione matrimoniale, etc.
c) Ma c’è un ultimo aspetto che intendiamo evidenziare in riferimento alla persona di Maria quale Madre, e che attiene a quella che è forse la peggiore piaga morale e sociale dei nostri tempi, e cioè l’aborto. La cultura razionalista e laicista imperante, invece di considerare l’aborto come un vero e proprio omicidio di un innocente indifeso, ammette e propugna l’aborto, sostenendo che, sino ad un certo mese, il feto non è una ‘persona’, non è un vero e proprio essere umano, per cui la sua soppressione non costituisce una immoralità antropologica e sociale. Ma è proprio la figura di Maria, Madre del Dio-Uomo, che smentisce nettamente queste posizioni laiciste. È infatti rigorosamente scritturale, il fatto che la creatura che è nel grembo di una donna è, in qualsiasi momento del suo sviluppo, un essere umano- e per ciò stesso inviolabile- perché dotato di anima e di personalità già dal primo momento del suo concepimento.
d) Maria, innanzitutto, e per insegnamento della Chiesa, è ‘piena di grazia’ (Lc 1, 28) sin dall’istante in cui venne concepita: essa era quindi dotata di anima santa e immortale sin dal quel primo istante.  Elisabetta, poi, con un’unica benedizione ad personam grida: “benedetta tu tra le donne e benedetto il frutto del tuo seno!” (Lc 1, 43). Ora, come abbiamo già avuto modo di evidenziare, questa circostanza ci fa immediatamente constatare che la Creatura che iniziava a formarsi nel grembo di Maria (la visita ad Elisabetta seguiva solo di qualche giorno  l’Annunciazione), era già una Persona. Non solo, ma la stessa Elisabetta prosegue dicendo: “E com’è che mi accade questo, e cioè che la Madre del mio Signore è venuta a me?” (Lc 1, 43). Elisabetta pertanto, ispirata dallo Spirito Santo, riconosce e attesta che il Signore è già, dal punto di vista della natura umana, una ‘persona26.

3.3. Con Maria, nell’attesa del Signore

Con una bella espressione è stato detto che “Cristo è per noi il ‘sole’, la ‘luce vera che illumina ogni uomo che viene in questo mondo’ (Gv 1, 9), poiché è Lui che ci libera dalle tenebre del peccato e ci guida verso lo splendore del Padre. Maria, sua madre, è come “l’aurora che lo precede”, gli fa da strada, anzi lo introduce nella storia. Noi ci permettiamo adesso di completare queste parole sotto un profilo mariologico ed escatologico.
a) Noi infatti aspettiamo una seconda venuta del Cristo, quella che avverrà ‘nell’ultimo giorno’ con la Parusia. Cristo, anche in questa occasione, sarà un ‘sole’: il sole che illuminerà l’universo con la Sua divina Persona di re e di giudice universale. E Maria è, anche sotto questo aspetto, l’aurora che precede il sole in questa seconda venuta, dal momento che l’uomo  in attesa della Parusia, è illuminato da una aurora che è la materna assistenza di Maria, la quale collabora con lo Spirito Santo, indirizzando costantemente l’umanità intera e la Chiesa alla gloria di Dio, all’affermazione sulla terra del Suo regno, e alla salvezza di tutti noi. E noi credenti, che soprattutto nel momento della celebrazione dell’Eucarestia proclamiamo la morte e la resurrezione del Signore nell’attesa della Sua venuta (marana’tha), siamo tutti - insieme ai nostri fratelli, anche se non credenti, e sino alla fine dei tempi - sotto la protezione spirituale della Madre del Signore “che è, che era e che viene” (Ap 1, 8)27.
b) In questa prospettiva escatologica, la presenza di Maria, Madre degli uomini chiamati alla salvezza, si fa attiva e prorompente nella Chiesa e nel mondo.  Inserendosi col suo dinamismo nella nostra storia, la “Donna” glorificata dal Risorto si manifesta, “icona di vita e profezia di futuro” per l’uomo oppresso dal non senso e dal nulla. Ella invita i suoi figli:
- a disincantarsi dal fascino dell’anamnesi come paura del presente, perché nel presente si affaccia e risplende già la luce del futuro;
- a liberarsi dal frammentarismo della storia, perché il Signore l’ha unificata in un unico cammino salvifico e proiettata verso il suo glorioso compimento;
- a non affidarsi a futuri brevi, perché fanno perdere il senso del futuro ultimo;
- a resistere alla tentazione del neo – paganesimo perché incatenando l’uomo al suo smarrimento pratico – esistenziale, gli fa perdere la dimensione escatologica. La Madre misericordiosa e previgente, chiama gli uomini a guardare in alto, là dove è Dio creatore e fine ultimo; dove è Cristo, salvezza dell’uomo; dove è lei stessa, piena di gloria, onore e potenza. Ella, infatti, risplende come l’esempio vivente e perenne della rivoluzione cristiana che cambia il mondo, ridona speranza e offre prospettive di futuro agli uomini e alle donne, essendo la prima creatura che, rigenerata alla totalità della grazia per la salvezza operata da Cristo e partecipe della sua gloria di Risorto, rappresenta la condizione umana completamente realizzata, libera dalle catene del peccato e della morte, interprete, quindi, nella piena significanza della sua esistenza, della vitalità operativa e trasformante del Dio Trinitario che riscatta la creatura dalle condizioni di indigenza e la fa partecipe del mistero della vita senza fine.28

NOTE

1 Cf. Concilio Vaticano II, Lumen Gentium, costituzione dogmatica sulla Chiesa del 21 novembre 1964, in EV, EDB, Bologna 1971, vol. 1 (I documenti ufficiali del Concilio Vaticano II), nn. 284–445, n. 53.
2 Pio IX, Ineffabilis Deus, costituzione dogmatica dell’8 dicembre 1954, in  Pii IX Pontificis Maximi Acta, Romae, ex Typographia Bonarum Artium – ex Typographia Vaticana, 1854ss, vol I., p. 597.
3 A. Grasso, Il vero volto della Madre di Dio, op. cit., p. 67.
4 Per tutto il paragrafo sull’Immacolata cf. Serra A., Fondamenti biblici dell’Immacolata Concezione, in Lepore A. (a cura di), L’Immacolata segno della bellezza  e dell’amore di Dio, Pontificia Academia Mariana Internationalis, Città del Vaticano 2005, pp. 5-29;  Battaglia V., La concezione immacolata di Maria alla luce della mediazione di Cristo, in Ibidem, pp. 253- 228;  Léthel F. M., Maria Immacolata nel mistero di Cristo e della Chiesa, in Ibidem, pp. 343-365.
5 Catechismo della Chiesa Cattolica, Compendio. Libreria Editrice Vaticana  e Ediz. S. Paolo, Città del Vaticano- Cinisello Balsamo 2005, § 94.

6 Cf. Lumen Gentium, 8.
7 Cf.
Ibidem
.
8 Cf. paolo vi
, Marialis cultus (MC), Esortazione Apostolica del 2 febbraio 1974, in Enchiridion Vaticanum, (EV), EDB, Bologna 1980, vol. 5 (Documenti ufficiali della S. Sede 1974-1976), 13-97, n. 29; D’Arrigo S., Maria SS. Corredentrice e Madre del Sacerdozio Ministeriale, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1994, 1992, pp. 29-137; Cantalamessa R., La Theotokos segno della retta fede cristologica, alla luce dei Concili di Efeso e Calcedomia, in Theotokos III (1995), n. 2, pp. 385-403; Vanni U., Maria e l’Incarnazione nell’esperienza della chiesa giovannea, in Ibidem, pp. 303-326; De Fiores S., L’Incarnazione e Maria nella riflessione teologica contemporanea, in Ibidem, pp. 471-507; Forte B., Maria nel mistero del Verbo incarnato. Linee dottrinali emergenti, in Ibidem, pp. 607-635.
9 Cf. Cantinat J., La Madonna nella Bibbia,  op. cit., p. 158; Delia C. C., Maria e l'uomo d'oggi, Centro di Cultura Mariana "Madre della Chiesa", Roma 1989, pp. 45-48;  
10 Per tutto il paragrafo cf. grasso a., Maria di Nazareth. Saggi teologici, Editrice istina, Siracusa 2008, pp. 59-70; Carlotti R., Le opere della fede. Punti di etica cristiana, Las, Roma 2003; De Rosa G., Fede cristiana e senso della vita, ElleDiCi, Leumann 1999; Fratellone R., La devozione mariana nella pedagogia della fede, in Marianum, 53(1991), n. 1, pp. 199-220; FUSI A., Ha creduto meglio degli altri. Maria modello della Chiesa nel pensiero di Giovanni Paolo II, San Paolo, Cinisello Balsamo 1999; FRANZI F., Ecco tua madre, Monfortane, Roma 1997.
11 Giovanni Paolo II, Redemptoris Mater, n. 11.
12 Cf. Biguzzi G., La donna, il drago e il Messia in Ap 12, in Theotokos VIII (2000), n. 1, pp. 17-66; Casale U., La donna vestita di sole, in Ibidem, pp. 113-127; Sebastiani L., Una pagina di luminosa oscurità, in Ibidem, pp. 129-164.
13 Cf. Cantinat J., La Madonna nella Bibbia, op. cit., p. 141.
14 Cf. Casillo P., L’Addolorata è Corredentrice? Edizioni Segno, Udine 1991, pp. 11-38;  D’Arrigo S., Maria Corredentrice e madre del sacerdozio ministeriale, op. cit., pp 27-85; Serra A., Dimensioni mariane del mistero pasquale, op. cit., pp. 139-160. Su tutte le tematiche affrontate nel paragrafo cf. anche Villafiorita Monteleone A., Alma Redemptoris Socia. Maria e la Redenzione nella teologia contemporanea, Eupress FTL, Lugano 2010.
15 Cfr. Cantinat J., La Madonna nella Bibbia, op. cit., pp. 173-176.
16 Cfr. Pio XII, Muneficentissimus Deus, Costituzione dogmatica del 1 novembre 1950, in AAS 42 (1950), 753-772.
17 Per tutto il paragrafo cf. Aa. Vv., L’Assunzione di Maria Madre di Dio. Significato storico – salvifico a 50 anni dalla definizione dogmatica, Pontificia Academia Mariana Internationalis, Città del Vaticano 2001, in particolare: Amato A., Come la Chiesa cattolica è giunta alla definizione dogmatica dell’Assunzione di Maria, pp. 43- 70; Perrella S. M., L’Assunzione di Maria nella teologia post-conciliare, pp. 71-167; Pozo C., Maria Assunta partecipe alla resurrezione di Cristo: dalla kenosi alla gloria, pp. 247-256.
18 Perrella S. M., Il segno dell'Assunzione di Maria. Un caso serio dell'esistenza umana, in L'Osservatore Romano del 15 agosto 2009, p. 7.
19 Cf. Amato A., Significato e attualità dei dogmi mariani nel nostro tempo, in Maria Ausiliatrice, n. 9 del 2002, pp. 4-5; Söll G., Storia dei dogmi mariani, LAS, Roma 1981, p. 186; Serra A., L’Assunta segno di sicura speranza e consolazione per il pellegrinante popolo di Dio, in Aa. Vv., L’Assunzione della Madre di Dio, op. cit., pp. 203-234; Masciarelli M. G., Maria icona perfetta dell’umanità pervenuta per grazia al suo compimento, in Ibidem, pp. 377-416.
20 Battaglia O., La Madre del mio Signore, op. cit., p. 21 e pp. 17-42.Per tutto il paragrafo cf.. Bottini G. C. – Casalini N., Maria nella storia della salvezza in Luca-Atti, op. cit., pp. 733-768; Serra A., Memoria e contemplazione (Lc 2,19.51b) in Aa. Vv., Maria secondo le Scritture, op. cit., pp. 821-859; Bruni G., Memoria d’Israele e profezia di comunione, in Ibidem, pp. 861-871; Blight J., I racconti dell’infanzia di Gesù, Edizioni Paoline, Roma 1969, pp. 12-20; Battaglia O., La Madre del mio Signore, op. cit., pp. 17-42.
21 Ricciotti G., Vita di Gesù Cristo, op. cit., p. 690.
22 Cf. Ratzinger J., Maria, chiesa nascente, San Paolo, Cinisello Balsamo 1998, pp. 53-68; Battaglia O, La Madre del mio Signore, op. cit., pp. 333-340; Serra A., E c’era la Madre di Gesù…. Saggi di esegesi biblico-mariana (1978-1988),  Edizioni Cans-Marianum, Roma 1989, pp. 322-422 (“Dimensioni ecclesiali della figura di Maria nell’esegesi biblica odierna”); Franzi F. M., Ecco tua Madre. Inno alla maternità di Maria, Edizioni Monfortane, Roma 1997, pp. 19-22; Bertetto D., Maria e la Chiesa,  Presbyterum, Roma 1965, pp. 7-12.

23 Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, Compendio, op. cit.,  § 142 e cfr. § 196. Per tutto il paragrafo cf. Serra A., E c’era la Madre di Gesù…, op. cit., pp.322-422; Mondin B., Maria Madre della Chiesa. Piccolo trattato di mariolgia, Edizioni Pro Sanctitate, 2007, pp. 15-28; Bertetto D., Maria e la Chiesa, op. cit., pp. 49-75;  Pizzarelli A., La presenza di Maria nella vita della Chiesa, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo 1990, pp. 52-70 (Presenza di Maria nella Chiesa primitiva”).
24 Per tutto il paragrafo cf. Cf. Genua M., Auguste Comte e la cultura francese dell’Ottocento, Cinisello Balsamo, Milano, 2004; Geymonat L., Storia del pensiero filosofico-scientifico, Garzanti. MIlano 1978, p. 455; Idem, Il problema della conoscenza nel positivismo, Bocca, Torino 1931; Rossi P. Positivismo e società industriale, Loescher, Torino 1973, p .9; Kolakowski L. La filosofia del Positivismo, Laterza, Bari 1974; Simon William E., Il positivismo europeo nel XIX secolo, Il Mulino, Bologna 1980; Huizinga J., La crisi della civiltà, Einaudi, Torino 1978, p. 31; De Lubac H., Il dramma dell'umanesimo ateo, Morcelliana, Brescia 1978, pp. 124-130.
25 Grasso A., Il vero volto della Madre di Dio, op. cit., p. 42.
26 Per tutte le tematiche affrontate nel paragrafo cf. Aa. Vv., Come vivere l’impegno cristiano con Maria, Centro di Cultura Mariana “Madre della Chiesa”, Roma 1984; Aa. Vv., Il posto di Maria nella nuova evangelizzazione, Centro di Cultura Mariana “Madre della  Chiesa”, Roma 1992; Aa. Vv., La Madre di Dio per una cultura di pace, Edizioni Monfortane, Roma 2001; Capone D. – De Fiores S., Maria e la riconciliazione, Centro di Cultura Mariana “Madre della Chiesa”, Roma 1999 Delia C. C., Maria e l’uomo d’oggi, Centro di Cultura Mariana “Madre delkla Chiesa”, Roma 1989.
27 Cf. Masciarelli M. G.,  Maria icona perfetta dell’umanità pervenuta per grazia al suo compimento, op. cit., pp. 377-406.

28 Per tutto il paragrafo cf.grasso a.
, Maria, la „Donna“ glorificata dal Risorto, icona di vita e profezia di futuro per i „figli del nulla“, in Laós 13 (2006), n. 2, pp. 33-42; Idem, Maria Assunta segno di speranza per l’umanità in cammino, in Laós 14 (2007), n. 1, pp. 87-89; De Fiores S., Perché Dio ci parla mediante Maria, San Paolo, Cinisello Balsamo 2011, pp. 24-34; Amato A. , Maria la Theotokos. Conoscenza ed esperienza, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2011, pp. 369-390; Koehler T., “Ultimi tempi”, tempi nuovi, in Aa. Vv., Maria e la fine dei tempi. Approccio biblico, patristico e storico, Città Nuova, Roma 1994, p. 238.

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