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  La Grotta dell'Annunciazione a Nazaret 
StoriaDal sito della Basilica dell'Annunciazione a Nazaret

È risaputo che il principio ispiratore che ha guidato la mano dell’architetto nella progettazione e nell’esecuzione del restauro e del riadattamento al culto della grotta venerata di Nazaret fu il rispetto della tradizione. Cercò così di integrare, in un ambiente che si prestasse alla liturgia e alla devozione, il maggior numero possibile di elementi appartenuti agli edifici di culto succedutisi nei secoli in questo sacro luogo.

Come uno scrigno, per custodire tali tesori, fu stabilita la chiesa inferiore o cripta.

Nell’affacciarsi alla grande balaustrata poligonale, al centro della chiesa inferiore, vediamo a sinistra uno squarcio aperto sulla vasca dei battesimi della primitiva comunità giudeo-cristiana; quella che si raccoglieva attorno ai “parenti del Signore”.

Il lungo muro bianco che corre sotto i nostri piedi appartiene alla prima monumentale “chiesa-sinagoga”. Del pavimento, ornato di mosaici, rimane la raffigurazione della “croce vittoriosa” (IV sec.). Attraverso una scala di sette gradini si accedeva alle grotte, una delle quali, la più piccola, appare come un piccolo santuarietto dalle pareti dipinte come un giardino fiorito. Una iscrizione greca, tracciata con grandi lettere rosse, recita testualmente: “Signore, Cristo, soccorri la tua serva Valeria… e dà al dolore la palma… Amen”. L’intonaco delle pareti conserva graffite le espressioni semplici della fede di tanti pellegrini a Nazaret in quei tempi remoti: “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, soccorri Geno ed Elpiseo… Achille, Elpidio, Paolo, Antonis… servi di Gesù”. Sulla base di una delle colonne della chiesa-sinagoga, conservata nel museo, si legge il saluto angelico: “Ave Maria”.

Sulla nostra destra c’è l’abside della basilica bizantina, tornata ad accogliere i sacerdoti concelebranti. La mensa del nuovo altare, al centro, è posata sopra antiche basi a piedistallo dalla delicata modanatura che facevano parte un tempo delle colonnate della basilica (V sec.).

Sul fondo fanno cortina le buone murature della chiesa crociata (XII sec.). Ad essa appartenevano certamente anche le numerose colonne di granito, che si conservano in diversi posti, dentro e fuori la chiesa.

Quattro di queste colonne, riusate nella chiesa dei francescani (1730) a sostegno delle volte della cosiddetta “cappella dell’angelo”, rimangono tuttora ritte al loro posto, sebbene liberate dal peso della precedente muratura. La “cappella dell’angelo”, era una stanzetta rettangolare che fungeva da vestibolo dinanzi alla santa Grotta e si pensava comunemente che avesse preso il posto della casa in muratura della Vergine.

Che cosa rimane, oggi, della casa di Maria? Purtroppo, a Nazaret, solo la roccia della montagna porta ancora qualche segno e conserva qualche indizio della primitiva disposizione degli ambienti che videro compiersi, qui, i misteri narrati nel Vangelo.

Quante trasformazioni ha subito la Grotta stessa, che è stata per lunghi secoli il centro della devozione di popoli cristiani, si ma dai costumi e dalle mentalità più diverse! E non le è stato nemmeno risparmiato l’intervento occasionale di qualche mano nemica della nostra fede!

Con i migliori sentimenti, per adeguarla meglio alle esigenze del culto secondo il modo di vedere proprio di ciascuno, furono apportate nel tempo innumerevoli modifiche e cambiamenti. Il tetto fu alzato, regolarizzato, perforato; il pavimento sbassato; le pareti rimodellate e, dove avevano subito fratture o squarci, risarcite con muratura.

Con un rilievo, che rappresenta in prospettiva, dal basso verso l’alto, l’interno della Grotta, ne descriverò la storia in 13 punti:

l. Un taglio rotondo nella roccia che pochi certamente osservavano al di là della cancellata in ferro battuto che protegge la grotta. Si tratta, al contrario, di un testimone prezioso della primitiva abitazione, di un “silo”: uno scavo a forma di pera, approssimativamente, dove si mettevano al sicuro vari generi di granaglie. La parte superiore, un po’ guasta, sporge al di sopra del pavimento mentre la parte inferiore, meglio preservata, la si può vedere solamente aprendo una botola nel pavimento. Il silo appartiene al periodo in cui la casa era abitata ancora dai parenti di Gesù, prima di tutte le trasformazioni cultiche. La sua imboccatura è circa 80 cm più alta del pavimento della “cappella dell’angelo” e a quella quota doveva essere situato anche il pavimento roccioso originario. Poiché quasi tutti i silos dell’antico villaggio sono situati all’interno di grotte-ripostiglio è possibile che un tetto roccioso si estendesse anche sopra questa zona; ne fa fede il taglio della parete rocciosa retrostante che si innalza ancora per più di tre metri e mezzo sopra la bocca del silo.

2. Un secondo silo che ha caratteristiche simili al precedente.

3. Passiamo all’interno della grotta ed osserviamo una bella parete diritta costituita di buona muratura antica. Sono cinque ricorsi regolari di pietre di notevoli dimensioni (altezze di 43-44-44-44-45 cm; lunghezze fino a 70-80 cm); tagliate ed unite con grande perfezione, non mostrano che un sottilissimo filo di calce bianca nelle giunture: una muratura identica a quella che si trova all’entrata della grotticella-santuario con le pitture della quale abbiamo già parlato. Questa bella muratura all’interno della grotta venerata oggi come la grotta dell’Annunciazione ci fa certi che essa costituiva un ambiente importante anche nell’ambito delle prime costruzioni monumentali. Se osserviamo anche a quale altezza dal pavimento attuale abbia inizio questo muro ci rendiamo conto che il pavimento attuale è 70 cm più basso del pavimento antico.

4. Alziamo ora gli occhi al soffitto e lo vediamo tagliato in forma rotondeggiante e continua, come la volta di una piccola chiesa. Si è reso pure necessario praticarvi nel tempo alcuni fori per l’areazione e come sfogo per il fumo delle lampade.

5. A oriente fu scavata un’absidiola, certo per ricevere un altare. Questo fu fatto probabilmente dai bizantini, anche se solo in periodo medioevale i pellegrini ce ne parlano esplicitamente. L’abside fu più volte reintonacata, ma senza venire dipinta. Ancora oggi si contano qua e là fino a cinque strati di intonaco e P. Bagatti, nel 1955, poté ancora riconoscervi delle lettere greche graffite.

6. Nella parte alta dell’abside c’è una brutta rottura. Si pensa che sia stata provocata in principio dai costruttori crociati che posero le fondazioni di uno dei pilastroni della cupola della loro chiesa troppo vicine alle pareti della Grotta. Purtroppo lo squarcio si è allargato ancora moltissimo in tempi più recenti per la fragilità della roccia.

7. I costruttori crociati compirono un ben più radicale intervento sul lato opposto della Grotta, dove il loro pilastro avrebbe dovuto poggiare sul vuoto. Posero, dunque, tre grosse colonne di granito come fondazione per il pilastro, rispettando al massimo lo spazio disponibile nella Grotta. Due colonne sono visibili ora all’esterno della Grotta. La più grande delle due fu chiamata, nel passato, “colonna dell’angelo” e la finestra aperta fra le due colonne “finestra dell’angelo”.

8. La terza colonna perforava il soffitto medesimo della Grotta e restava isolata in questo angolo del vano. I pellegrini la chiamarono “colonna della Vergine”, ritenendo evidentemente che essa segnasse il punto preciso dove stava seduta la Madonna al momento dell’Annunciazione. Per questo la colonna stessa divenne oggetto di venerazione e al suo contatto si verificavano miracoli. I pellegrini cercavano sempre di strappare qualche frammento del duro sasso per portarselo, come reliquia al loro paese. A quel tempo, dopo la partenza dei crociati e prima dell’arrivo dei francescani, i musulmani erano padroni del santuario e uno di loro ebbe l’infelice idea di voler cercare quale segreto (tesoro?) nascondesse la colonna e a grandi colpi di mazza ne demolì completamente la parte inferiore. Ma quale non fu allora la meraviglia e l’ammirazione dei cristiani nel vedere la parte superiore della grossa colonna rimanere come sospesa a mezz’aria! Tanto la colonna era ben fissata nelle murature restanti del pilastro e nella volta rifatta della Grotta! Prudentemente, nei recenti restauri, si è preferito sottoporle una mensola di pietra.

9. La parte più interna della grotta, di forma semicircolare, è anch’essa antica, seppure non della sua forma attuale. In questo luogo rimase per secoli un altare dedicato a S. Giuseppe. Gran parte della volta fu rifatta in muratura al tempo delle crociate. La colonna di granito, sulla destra dell’altare, è stata collocata qui nei recenti restauri in sostituzione di un muro precedente come rinforzo per il tetto roccioso.

10. Due belle e grandi pietre, tagliate a curva, appartengono all’abside che i crociati crearono nel muro settentrionale della basilica appositamente per dare maggior rilievo al monumento e facilitare anche la circolazione dei pellegrini.

11. Nel secolo XVII i francescani scavarono, attraverso le fondazioni del muro della basilica crociata, un passaggio sotterraneo di comunicazione che permettesse loro di scendere direttamente dal convento alla sacra Grotta. Il padre Bagatti poté dimostrare che anche in antico dovette esistere, su questo lato un cunicolo che univa la grotta dell’Annunciazione con altre grotte più a nord facenti parte di un pressoio per il vino.

12. Prima di uscire dalla Grotta, giriamo ancora una volta lo sguardo al soffitto della stessa ed osserviamo allora l’incasso quadrato, ben visibile, praticato nel secolo XVII per collocare un padiglione marmoreo, contenente un pregevole quadro di scuola spagnola, sopra l’altare dell’Annunciazione.

Inserito Sabato 19 Settembre 2009, alle ore 17:20:26 da latheotokos
 
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