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  Maria, una madre nel cuore dell'Italia 
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Un'intervista su Avvenire del 26 maggio 2011, di Matteo Liut a P. Silvano Maggiani, OSM, consultore dell’Ufficio delle celebrazioni liturgiche del Papa e dell'Ufficio liturgico della Cei, deceduto il 18 gennaio 2020.



 

Che importanza ha la presenza di Maria oggi nella vita degli italiani?

La presenza di Maria armonizza tra loro molti aspetti, dal cuore ai sentimenti, dalla fede alla ragione, e dopo la Croce, in Italia, è forse il «simbolo» più importante, il più incisivo e determinante nella vita di fede.

Perché questo rapporto speciale dell’Italia con Maria?

Le ragioni forse vanno rintracciate già nella cultura arcaica delle nostre terre, dove in epoca precristiana si è diffusa una particolare sensibilità a partire da misteri legati al culto delle acque o al culto della «grande madre». Ma se è vero che esiste una base culturale etrusca o greco-romana, la fede cristiana ha profondamente rielaborato questi miti e ha donato a questa sensibilità un volto storico: quello di Maria, donna ebrea vissuta in Palestina che ha compiuto un chiaro e concreto cammino di fede. E questa figura storica è entrata sempre più nel cuore delle gente della Penisola anche grazie a continui approfondimenti e riflessioni ad opera di autori, padri, pensatori. Un rapporto cresciuto pure con il diffondersi delle feste liturgiche, istituite dai Pontefici ma anche dalle Chiese locali. E non va dimenticato, poi, il contributo dato da pittori, poeti, musicisti che hanno raffigurato, cantato, lodato la Madre di Dio. Tutti fattori che hanno fatto sempre di più della presenza di Maria un elemento determinante nella fede e nella pietà popolare.

E oggi com’è vissuta questa presenza?

Il fenomeno mariano rimane molto complesso, coinvolge numerose dimensioni e ha tantissime espressioni. Il Concilio Vaticano II ha dato un forte impulso perché Maria venisse riconsiderata in relazione a Cristo e alla Chiesa. Al cuore del suo messaggio sono state poste le parole «fate quello che vi dirà», che ricordano come sia Gesù il suo costante punto di riferimento. Un cammino di riflessione che viene operato non solo in ambienti «specializzati» e di ricerca ma che sta animando anche la devozione popolare. Lo si percepisce quando si va nei tanti santuari mariani o si leggono le preghiere e i testi della devozione: Maria non è più solo una presenza «celeste», lontana, ma un elemento fondamentale nei cammini di fede. Su questo percorso, poi, ha influito il fiorire di tante congregazioni religiose di ispirazione mariana. Certo, accanto a questo si pone anche un movimento magmatico alle volte di difficile interpretazione, che rende il culto a Maria in alcuni ambiti ancora bisognoso di purificazione.

Cosa insegna la Madre di Dio all’Italia?

Insegna uno stile, che si esprime in quattro suoi atteggiamenti: quello profondo di fede che si confronta con i problemi, li medita e li valuta nel suo cuore; quello tutto evangelico della compassione, della capacità di «sentire con»; quello che la caratterizza come donna di speranza e di vita; infine, quello che nasce dalla sua costante presenza orante nella comunità delle origini. Tutti atteggiamenti non basati su speculazioni, ma presenti nelle pagine evangeliche. Per questo, forse, Maria resta un «simbolo» in grado di arrivare direttamente al cuore dei fedeli. Da qui nascono quelle che io definisco le tre «c» che devono caratterizzare la devozione mariana: il culto a Dio, la cultura e la carità. Non si può essere devoti a Maria, insomma, senza chinarsi sui bisogni della realtà che ci circonda.

IN MEMORIAM

Il liturgista padre Silvano Maggiani dell'Ordine dei Servi di Maria, è morto sabato 18 gennaio a Roma . Aveva 72 anni. I confratelli, la Pontificia Facoltà Teologica Marianum e la Comunità di Studio Marianum lo ricordano per la profetica forza e la bellezza del suo insegnamento della Liturgia. Una veglia di preghiera ha avuto luogo lunedì 20 gennaio 2020, alle ore 19 nella chiesa di Santa Giuliana Falconieri (piazza Francesco Cucchi, Monteverde Vecchio). Le esequie si sono tenute martedì 21 gennaio 2020 alle ore 10 nella chiesa parrocchiale Regina Pacis (via Maurizio Quadrio 21, Monteverde Vecchio). P. Maggiani era stato il preside della Pontificia Facoltà Teologica “Marianum” di Roma. Ed era consultore dell’Ufficio delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice: a volerlo come esperto di liturgia era stato papa Francesco che lo aveva nominato nell'incarico nel settembre 2013. Nato a Marina di Carrara il 15 febbraio 1947, religioso dell’Ordine dei Servi di Maria, padre Maggiani aveva insegnato teologia liturgica e teologia sacramentaria al "Marianum" e al Pontificio Istituto liturgico Sant’Anselmo. Aveva diretto gli scritti scientifici della facoltà e la rivista «Marianum». Già presidente dell’Associazione dei professori e cultori di liturgia d’Italia, era esperto della Consulta dell’Ufficio liturgico nazionale della Cei. Ha rivestito prestigiosi incarichi tra cui quello di coordinatore del Consiglio dei presidenti del Coordinamento associazioni teologiche italiane. É stato priore della Comunità di Studio del "Marianum". La sua pubblicistica e l’ambito della sua ricerca liturgica comprendevano epistemologia, ritologia, simbologia, architettura e arte per la liturgia, mariologia e pietà mariana. Da ricordare i suoi puntuali interventi sulla riforma liturgica scaturita dal Concilio Vaticano II. (Da Avvenire del 20 gennaio 2020)

 
Inserito Martedi 21 Gennaio 2020, alle ore 23:07:40 da latheotokos
 
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IDEATO E REALIZZATO DA ANTONINO GRASSO
DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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