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  Maria, Donna di Luce e di Speranza nelle buie notti del mondo 
SocietàUn intervento del mariologo Antonino Grasso nel Convegno di Arte Sacra, Iconografia, Estetica "Percorsi di Luce per il Volto di Dio" - Catania 14-16 febbraio 2020, del 14 febbraio 2020.

INTRODUZIONE

Stiamo vivendo in un tempo caratterizzato da grandi e molteplici sofferenze che si vanno sempre più estendendo su tutto il pianeta: in diverse zone del mondo il fuoco delle armi minaccia molte popolazioni; varie forme di violenza colpiscono persone indifese e innocenti; le donne vengono umiliate, sfruttate e spesso uccise; la sicurezza e la dignità dei bambini viene costantemente minacciata; le famiglie si dissolvono nel nulla a causa di crescenti disagi sociali ed economici; dissensi politici distruggono interi paesi e intere popolazioni; l’impoverimento globale progredisce paurosamente e rapidamente; i fondi del mare sono sempre più pieni dei corpi di poveri migranti; la bellezza della natura si va dissolvendo per i cataclismi del clima.
Dentro di noi nascono, così, fondamentali domande che diventano la nostra giornaliera e spirituale inquietudine: Come possiamo noi cristiani intervenire efficacemente per evitare tutto questo, sia nel nostro ambito personale che in quello sociale? In che modo possiamo impegnarci per essere, nella quotidianità della nostra vita, segni di amore, di luce, di speranza e di pace anche per le nostre sorelle e i nostri fratelli in umanità? Certo non ci è né facile e né semplice dare una risposta a questi interrogativi, anche perché il buio del mondo avvolge spesso le nostre stesse esistenze e, di conseguenza, prevale frequentemente in noi una drammatica sensazione di impotenza.
Tuttavia, se sospinti dalla nostra fede, rivolgiamo gli occhi verso Gesù, vediamo come Egli ci insegni che ad ogni forma di violenza e di indigenza, bisogna serenamente opporre la travolgente forza dell’amore. Ciò significa che, per aiutare noi stessi e l’umanità a dirigerci verso orizzonti di serenità, di pace e di giustizia, dobbiamo diventare, prima di tutto, credibili testimoni e veraci propagatori della luce coinvolgente e trasformante dell’amore infinito di Dio che solo può salvare il mondo.
Da qui sorge spontaneo il nostro guardare a Maria che, nelle diverse e anche drammatiche situazioni della sua vita, dal momento del concepimento in cui diede alla luce Gesù, fino al Calvario, alla Resurrezione, alla Pentecoste, fu una vigorosa “Donna di Luce e di Speranza”, una “Combattente di Dio”. Col suo esempio e con gli insegnamenti del suo Magnificat, Maria ci sollecita a contribuire al cambiamento della nostra vita e alla salvezza del mondo, avendo Lei come figura di riferimento e compagna di cammino. Vogliamo perciò brevemente volgere il nostro sguardo alla figura di Maria, per capire come possiamo anche noi dare significanza alla nostra esistenza. Se, infatti, riusciremo a far risplendere nella nostra vita la stessa luce di Dio che investe Maria e che Lei riverbera costantemente su tutti i suoi figli bisognosi di aiuto, anche noi possiamo diventare valvole trasformanti e rinnovatrici della nostra società, essere donne e uomini di luce e di speranza nelle buie notti del mondo. Ho diviso perciò il mio intervento in tre parti:
1. Perché Maria è “Donna di Luce”?
2. Maria Donna di Luce e di Speranza nelle buie notti della nostra vita
3. Maria Donna di Luce e di Speranza nelle buie notti del mondo.

1. PERCHÉ MARIA É DONNA DI LUCE?

Cominciamo a chiederci: Perché Maria è “Donna di Luce”? La risposta è semplice: Lo è perché ha dato al mondo il Salvatore e perché è così totalmente “piena di grazia”, come la chiama l’Angelo nell’annunciazione, da essere la “Tota pulcra”, la “Tutta bella” per eccellenza.

    1. Maria è Donna di Luce perché dà al mondo il Salvatore
    Scrive San Luca che Maria «diede alla luce il figlio primogenito e lo avvolse in fasce» (Lc 2,7). L'espressione è doppiamente significativa: nel linguaggio comune ci informa del passaggio dalla custodia nel buio amoroso del grembo materno, alla luce del sole. Ma più intimamente, contemplando l'identità del suo neonato, Maria scorge altri bagliori di luce che la investono ed esulta non solo perché quel Figlio “viene alla luce”, ma soprattutto perché dal suo grembo «veniva nel mondo la Luce vera, quella che illumina ogni uomo» come scrive San Giovanni (Gv 1) e come Gesù più tardi dirà di se stesso: «io come Luce sono venuto nel mondo perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre» (Gv 12,46). Maria, quindi, non solo fisicamente «diede alla luce il Figlio», ma altresì ci diede la Luce stessa che illumina il mondo e che è quel medesimo suo Figlio, nostro divino Salvatore. Per questo è Lei stessa e non altri che «avvolse in fasce» infantili il suo neonato Gesù. La contemplazione globale del mistero dell'Incarnazione del Figlio di Dio, infatti, vede che questo gesto materno all'inizio della sua vita, si ripeterà e completerà alla fine della sua esistenza terrena, allorché, dopo essere morto crocifisso, Gesù verrà nuovamente “avvolto in fasce” e calato nel sepolcro. Ma come agli inizi della sua vita, queste seconde fasce non sono catene che lo imprigionano alla morte, bensì testimonianza e segno della sua risurrezione, del suo essere il Vivente. Maria è presente in entrambi gli eventi e testimonia che Gesù, da Lei nato e poi risorto da morte, è la vera, viva ed eterna Luce che avvolge chi crede e crederà in Lui e che, in primo luogo, ha completamente avvolto la Madre che lo ha amorosamente generato e fedelmente seguito, trasformandola in vera “Donna di Luce”.

    2. Maria è Donna di Luce perché è la "Tota Pulcra"
    Rivestita pienamente degli splendori della Luce di Dio, Maria è, di conseguenza, la “Tota pulcra”, la “Tutta bella”. non soltanto per la bellezza della sua anima, mai sfiorata dall'ombra del peccato, per cui la luce del volto di Dio vi si riflette come in uno specchio terso, ma anche la bellezza del suo verginale corpo di Donna. Come scriveva San Paolo VI: «Maria, tu sei il sommo della bellezza. Maria, tu sei la figura unica e tipica di bellezza, di innocenza, di vita nuova. La tua bellezza, Maria, è trasformante; la tua bellezza è un dono che riposa; e tu, Maria, nelle angosce della vita calmi ogni inquietudine».
Per questo, accanto a Cristo, “il più bello dei figli dell’uomo” che rinnova la “bellezza originaria” della Creazione, “Maria è la splendida nuova e vera Donna Madre” che, a differenza di Eva Madre dei morti, dà origine ad una progenie, liberata dalle tenebre della schiavitù dal suo Figlio primogenito Gesù. Ella sarà, perciò, l’Icona, il Modello e la Madre di tutti i credenti in Gesù che, mediante la fede in Lui, «avranno la luce della vita, quella che sgorga dall’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo» (Gv 19,36). Così, se venendo al mondo, Gesù portò certamente nel suo corpo i riflessi della bellezza della sua giovane Madre, la sua limpidezza e la purezza del suo sguardo, seguendo il Figlio e divenendone la prima Discepola, la Vergine a sua volta, si è caricata della luminosa e divina bellezza del Figlio Redentore. Per questo i Santi Padri, applicano a Lei le parole del “Cantico dei Cantici” quando evocano la “Beneamata”: «Come sei bella, amica mia, come sei bella!... Tutta bella tu sei, amica mia, in te nessuna macchia». E proprio per questo anche artisti e poeti l’hanno celebrata. Ad esempio, Francesco Petrarca si rivolge così a Maria: «Vergine bella, che di sol vestita, coronata di stelle, al sommo Sole piacesti sí, che in te Sua luce ascose». Lorenzo de’ Medici scriveva: «Quanto è grande la bellezza di te, Vergin santa e pia!... Con la tua tanta bellezza, la Bellezza innamorasti. O Bellezza eterna e santa, di Maria bella t’infiammasti!». Anche la poetessa Di Felice Lancellotti Vincenzina nella sua poesia “Maria” scrive: «Tutto che splende e olezza, fu della tua bellezza un languido baglior… Schiudimi col vergine sorriso la Luce, che ove sfolgora, disvela il paradiso e tutto l'orbe accende, mentre in Te sola splende con tutti i suoi fulgori». Un famosissimo e popolarissimo canto mariano esclama: «Dell'aurora tu sorgi più bella, coi tuoi raggi fai lieta la terra e fra gli astri che il cielo rinserra non v'è stella più bella di te. Bella tu sei qual sole, bianca più della luna, e le stelle, le più belle, non son belle al par di te».
In questa sua realtà di “Donna di Luce” e “Tutta bella”, la Vergine Madre si offre come icona dell’umanità, chiamata ad acconsentire all’opera della divina bellezza, nella libertà e nella generosità del dono. La sua luminosa bellezza chiama e aiuta la nostra, perché l’essere umano, guardandola, sente rinascere in sé la sete del bello, sete che solo l’Eterna Bellezza, di cui Lei è limpido riverbero, potrà veramente appagare. Per questo scriveva Don Tonino Bello «Santa Maria, donna bellissima, attraverso te vogliamo ringraziare il Signore per il mistero della Bellezza. Egli l'ha disseminata qua e là sulla terra, perché lungo la strada, tenga deste, nel nostro cuore di viandanti, le nostalgie insopprimibili del cielo. Riconciliaci con la Bellezza. Tu lo sai che dura poco nelle nostre mani rapaci. Facci comprendere che sarà la Bellezza a salvare il mondo».

2. MARIA É DONNA DI LUCE E DI SPERANZA NELLE BUIE NOTTI DELLA NOSTRA VITA

Questo mistero di Maria, infatti, non è una realtà solo sua personale: Ella si offre ai singoli credenti e all’umanità intera quale segno di sicura speranza e pegno della partecipazione alla Luce della Bellezza eterna, che in Lei si è resa accessibile nel Figlio e di cui è il riverbero più splendente. Per questo Ella è “Donna di Luce e di Speranza nelle buie notti della nostra vita e in quelle del mondo intero”, sia perché ci mostra la meta a cui dobbiamo tendere, e sia perché ci indica la retta via per raggiungerla, percorrendo il suo stesso itinerario di fede e di amore.  Certo, come affermava San Giovanni Paolo II, è Gesù la Luce per antonomasia, il Sole sorto per rischiarare le tenebre della storia. Ma per giungere fino a Gesù, abbiamo bisogno anche di luci vicine a noi, di creature come noi, che ci illuminano, traendo il loro splendore dalla sua luce infinita, offrendoci così un orientamento e un esempio per la faticosa traversata della vita. E quale persona potrebbe essere per noi “Luce e Stella di speranza”, più di Maria, che con il suo “Sì", aprì a Dio stesso la porta del nostro mondo e riverberò nella nostra umanità la luminosità del suo volto? Per questo, a Lei, “Donna di Luce” e “Madre della Speranza”, si rivolge Benedetto XVI, facendosi voce di tutti i credenti, pellegrini verso la patria: «Santa Maria, Madre di Dio, Madre nostra, insegnaci a credere, sperare ed amare con te! Stella del mare, brilla su di noi e guidaci nel nostro cammino!».

    1. Maria e le nostre crisi fisiche e spirituali
    Come tutti, anche noi siamo spesso coinvolti nel buio delle notti spirituali. Nei momenti drammatici che attraversiamo, anche se non soffriamo una “crisi di fede”, può venire meno in noi il “sentimento della fede”, cioè possiamo non sentire più la presenza del divino, e comportarci come se Dio non esistesse. Ma è proprio in queste notti oscure che dobbiamo riportare alla luce le profondità nascoste della fede che è radicata in noi.  L’oscurità che spesso ci attanaglia, non solo non deve bloccare l’esercizio della fede, ma deve anzi aiutarci a scoprire l’effettiva portata di cui la fede è capace, persino nella difficoltà e nella notte. Solo così, anziché fare delle prove e del dolore la nostra prigione, possiamo trasformare le nostre sofferenze in un ponte verso Dio e verso gli altri, in un vincolo di solidarietà, in un catalizzatore della carità.
Ed è proprio nei drammi fisici e spirituali delle nostre “notti oscure”, che dobbiamo rimanere sempre aggrappati alla Donna avvolta di Luce, se vogliamo uscirne vittoriosi e indenni. La consapevolezza del dono di questa Madre, che Gesù ha consegnato a Giovanni sul Calvario e, in lui, a tutti i suoi discepoli, deve darci la forza per sopportare il dolore e le angosce dei nostri drammi personali e per contribuire ad alleviare quelli della povera umanità. Stretti a Lei, la provvida Madre ci aiuterà a mantenere la fede anche nel buio della notte; a continuare ad amare anche nei momenti di aridità; a trasformare le nostre croci in semi di risurrezione; ad attraversare il burrascoso mare della solitudine e dell’abbandono in cui ci sentiamo spesso immersi, facendoci sempre scoprire o riscoprire la bellezza del volto paterno di Dio che è Luce trasformante d’amore.
Così, la nostra vita sarà come la sua, se ci abbandoneremo tra le sue braccia materne e se assimileremo i suoi sentimenti e la sua disposizione a un nostro “Fiat” costante e perpetuo. Allora lo Spirito d’Amore potrà agire in noi, realizzare in noi il suo piano di salvezza, elevarci fino alla piena formazione del Cristo in noi, alla nostra piena trasformazione in Lui. Siamo chiamati, perciò, ad amare, imitare, vivere con Maria, con lo sguardo fisso su Dio in una continua donazione d'amore e con il desiderio di una piena unione. Come Maria, perciò, anche noi dobbiamo dedicare la nostra attenzione a Dio; animare la nostra nostalgia di Lui; vivificare la nostra donazione; approfondire la nostra adesione alle sue volontà; essere docili alla sua attività; desiderare Lui solo e tutto in Lui; donarci a Lui, lasciarci prendere da Lui nell'abbandono e nella confidenza assoluta. In definitiva, come scrive Sant’Alfonso de’ Liguori, dobbiamo ricolmare la nostra povera vita «di quella stessa gioia inesprimibile e trasformante di accogliere in noi l’avvento del Signore, che ci farà esclamare come Maria “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente” (Lc 1,49)».
Questo nostro totale affidamento a Maria, sarà fatto di venerazione, gratitudine, amore, invocazione e, soprattutto, imitazione. In sostanza con questo affidamento, secondo il Neubert, «facciamo di noi stessi un omaggio totale e perenne a Maria, che, per questo, veglierà su di noi, sui nostri pensieri, sui nostri affetti, sulle nostre azioni, su tutta la nostra vita». Come dice Michele di Sant’Agostino nel suo libro “Vita mariaforme”: «Noi possiamo vivere in Maria, la nostra Madre amabile, in ogni nostra azione e sofferenza, in ciò che dobbiamo fare o evitare, in quello che la vita ci offre di bello e di brutto. Si cercherà sempre di conservare e di favorire una disposizione del cuore da figli: tenera ed innocente; un'atmosfera in cui si respira Maria, Madre amabile e diletta nel Signore. Si stabilirà così un costante e meraviglioso flusso e riflusso di amore verso Maria e da Maria verso Dio».

3. MARIA DONNA DI LUCE E DI SPERANZA NELLE BUIE NOTTI DEL MONDO

Ma Maria, oltre ad essere “Donna di Luce e di Speranza nelle buie notti della nostra vita”, è anche “Donna di Luce e di Speranza nelle buie notti del mondo intero”, perché Madre, Guida e Compagna dell’umanità intera nel suo difficile cammino verso Dio.

    1. Maria e i drammi del nostro tempo
    Il nostro tempo è stato definito dal cardinale Carlo Maria Martini, un tempo di smarrimento, una situazione di catastrofe e crollo delle illusioni, dove sia Dio che l’umanità, sembrano sconfitti. Lo dimostra la nostra stessa esperienza sempre più frammentaria del presente, dove prevale il senso della solitudine, a cominciare dalla famiglia, in cui i rapporti tra moglie e marito e tra i genitori e i figli, entrano facilmente e continuamente in crisi e spesso si concludono in forme drammatiche e mortali di violenza. Nel tessuto sociale, diminuisce sempre di più la capacità di aggregazione, mentre si ripropongono e crescono individualismi esasperati e pericolosi. Ne consegue un'auto-referenzialità che chiude su di sé singoli e gruppi e la crescita di una generale indifferenza etica e la cura spasmodica dei propri interessi e dei propri privilegi. Anche il movimento della globalizzazione crea scompigli e inquietudini, in quanto avviene nel quadro di un neoliberalismo e di un neo capitalismo che punisce ed emargina i più deboli e accresce il numero dei poveri e degli affamati della terra. Vediamo come la drammatica conseguenza di tutto questo è che la fatica di vivere e interpretare il presente, si proietta sull'incognita del futuro di ciascuno, che risulta sbiadito e incerto. Pure il fenomeno della mondializzazione delle controversie politiche spesso sanguinose e dei sempre più gravi dissensi sociali, fa prevedere per il domani del mondo un’unità di dominio dei più forti e dei più ricchi e l’estendersi della povertà e della emarginazione sociale a livello planetario.
Sappiamo tutti e lo sentiamo ogni giorno, come ogni angolo della Terra ha un popolo che grida, una donna che sperimenta la minaccia, un figlio che ha paura. Angoscia e ansia e dolore, fanno parte ormai dei nostri tempi. Anche le città, i quartieri, le vie, così conosciute, così familiari, così nostre, sempre più spesso assomigliano a un terribile deserto o a un aspro monte fatti di desolazione e di solitudine, di incomprensione e violenza.  Ed infine, che dire dei sempre più frequenti e gravi disastri ambientali? Secondo diversi esperti, molte delle catastrofi che colpiscono la terra, sarebbero collegate ai cambiamenti climatici causati dall'incuria e malizia dell’uomo e, citano, ad esempio, il ciclone Idai in Africa e le inondazioni in India e negli Stati Uniti. Ma, nonostante il grido di allarme che proviene da tutto il mondo, ancora l'anno scorso, sono aumentate le micidiali emissioni di anidride carbonica. Per questo, il docente di politica ambientale Doreen Stabinsky, ha affermato che non sorprende che i giovani di tutto il mondo scendano in piazza per chiedere ai responsabili di intraprendere azioni urgenti e immediate per fermare queste emissioni che stanno portando a disastri devastanti.

    2. Maria, compagna di lotta di Cristo contro il male
    In questa globale e drammatica situazione dell’umanità e della terra, in cui sembra primeggiare la spaventosa forza devastatrice del Maligno, secondo San Giovanni Paolo II, la Vergine glorificata si mostra al nostro fianco come lottatrice e come “immagine agonale”. Accanto al suo Figlio Salvatore e Redentore, infatti, Maria di Nazareth, la redenta in modo sublime, la splendente “Piena di grazia”, la donna protologica ed escatologica, è anche “l'acerrima nemica del Maligno”, impegnata nella immane lotta contro di esso e contro tutte le svariate e subdole forme della sua devastante presenza nel mondo. Nella catechesi del 24 gennaio 1996, il papa, infatti, ricorda che l'inimicizia e la lotta di Maria nei riguardi del Maligno si concretizzano secondo il volere di Dio in due modi: sia nella totale sottrazione al suo fascino e al suo dominio,  in virtù dell’eminente e totale santità, per cui non ha mai conosciuto il peccato; sia nell'essere stata costituita da Dio solerte cooperatrice all'opera di redenzione e di salvezza di Cristo, venendo coinvolta in prima persona nella immane battaglia e nella futura e definitiva vittoria su di esso.

    3. Servi del Magnificat come Maria
    Questo è il motivo per cui, il nostro affidarci completamente a Maria, a questa “Donna di Luce e di Speranza”, a questa Madre sollecita, oltre ad aiutarci a vincere le tenebre delle nostre notti e a trasformare la nostra vita in un cammino di salvezza, ci insegnerà ad essere al suo fianco, trasformatori del mondo, principi rigeneratori di una nuova società, fonti di vera luce per coloro che lottano nelle tenebre, e ci darà la forza di diventare anche noi donne e uomini agonali che tenacemente lottano perché sia bandita nella società in cui viviamo ogni ingiustizia ed eliminato ogni degrado. In definitiva ci farà essere, accanto a Lei e come Lei, operosi servi del Magnificat.
Questo significa che non dobbiamo guardare a Maria semplicemente in astratto come colei che accoglie e contempla fiduciosamente il Signore ma, nel concreto di una movimentata e drammatica dinamica psicologica ed esistenziale, vederla come una Donna la cui fede muove da precise aspettative storiche di liberazione umana e storico-sociale e culmina nella speranza religiosa di un riscatto integrale degli oppressi, degli umili, dei poveri. Lei ci invita a starle vicino e ad amarla, non solo perché prega ininterrottamente Dio ma anche perché, nel nome dello stesso Dio Salvatore, si schiera apertamente dalla parte di tutti i crocifissi della vita e della storia. Di fronte all’attuale situazione storica di violenza istituzionalizzata, di miseria di tante frange sociali e di ingiuste disuguaglianze, Maria ci sollecita a prendere coscienza che non è più possibile un atteggiamento neutrale o di alleanza con i poteri oppressivi e che invece occorre assumere un compito di liberazione, di promozione umana e di realizzazione dell’utopia cristiana. In sostanza il cristiano che guarda a Maria, non può essere complice delle ingiustizie del mondo, né ridursi a renderle omaggi e preghiere, ma deve parteggiare per il Dio dei poveri e impegnarsi in un amore costruttivo e fattivo verso di essi, onde contribuire alla liberazione del mondo da ogni ingiustizia.
Per questo, con il suo Magnificat, Maria, propone alle donne e agli uomini del nostro tempo una “rivoluzione” permanente dell’interiorità, che diventa capace di incidere sulla realtà e di cambiare la storia. Lo sguardo di Dio che si pose su di Lei, trasformandola nella “Donna” biblica, è in linea diretta con lo sguardo che Dio rivolge su ognuno di noi, perché si realizzi la sua azione nella storia che, per questo, diventa “Storia di salvezza”. Maria, “Donna di Luce”, “Donna dei nostri giorni” non è, dunque, un “typus” statico di conservazione ma dinamico di trasformazione, che profetizza ed incarna la speranza escatologica dell’avvento del Regno di Dio, regno di amore, di giustizia e di pace e della sua vittoria su ogni ingiustizia e su ogni struttura di peccato.
In questo suo essere tutta al servizio di Dio e tutta al servizio dell’umanità; in questo suo evidenziare la potenza salvifica di Dio, Maria incarna l’ideale della vita cristiana nel suo complesso che è come un seme che germoglia all’interno della società e diventa principio di rigenerazione per tutti. Per questo il suo Magnificat oltre ad essere un canto spirituale, ha una forte carica sociale: è il manifesto della forza e della pazienza rivoluzionaria cristiana che cambia, trasforma, ribalta, rinnova il mondo ed è il proclama di tutti i cristiani chiamati a farsi artefici di liberazione delle loro sorelle e dei loro fratelli, dando ad ogni condizione umana motivo di gioiosa e sicura speranza.
In questo momento storico in cui, pur parlando molto di solidarietà, si rischia di trasformare la discriminazione e la ghettizzazione di alcune fasce della società in un permanente “status” di non-diritto, i cristiani devono riprendere “in fretta” come Maria il loro cammino verso la totale condivisione, testimoniando la forza inarrestabile della redenzione di Cristo, contro tutte le forme che bloccano e isteriliscono il pieno e completo sviluppo della persona umana. Essi dovranno instaurare rapporti sociali nuovi, a tutti i livelli, rendendo sempre efficace la capacità di farsi vicini e solidali con chi soffre ogni forma di umiliazione e, sull’esempio di Maria, sapranno individuare le attese più profonde e i desideri delle donne e degli uomini; si sforzeranno di capire gli aneliti dei loro cuori; si faranno “servi” della loro speranza e del loro desiderio di una società più giusta.
In questo sforzo di “condivisione”, il cristiano deve intravedere, come Maria, le “grandi cose” che Dio, il solo che può permettere all’umanità di sperare ancora, non si stanca mai di compiere in favore delle sue creature. Per questo, andare verso le sorelle e i fratelli, significherà essere, come la “Donna di Luce”, portatori del Dio Salvatore e “cantori” delle sue opere di salvezza; significherà, cioè, annunciare soprattutto il Signore morto e risorto per noi e che vive per sempre in mezzo a noi. Come il Venerabile Don Silvio Gallotti, ognuno di noi dovrebbe sempre poter affermare: «Voglio essere nelle mani di Maria strumento docile e tutto abbandonato per guadagnare a Cristo il maggior numero possibile di anime; voglio essere in Maria una piccola calamita che attiri potentemente al Cuore di Gesù tanti miei fratelli». 

CONCLUSIONE

A conclusione della nostra meditazione, possiamo giustamente affermare che in questo mondo contemporaneo, in cui ci dibattiamo spesso in una solitudine che spaventa; in cui l'angoscia è il pane quotidiano; in cui la meschinità si veste di sufficienza, la nostra dolcissima e amorevole Madre, “Donna di Luce e di Speranza”, ci indica la via della santità e della bellezza, la via della comprensione e della solidarietà, per riuscire a dare al nostro vivere il suo vero significato alla luce di Cristo, ed evitare così quel fallimento esistenziale e spirituale che spesso ci prostra. Col suo esempio, la costanza del suo amore e guidandoci a Dio, Ella ci insegna a rispondere vittoriosi all'ipocrisia e ai tradimenti; a vincere il groviglio dei problemi che si accavallano; a superare le incertezze che quotidianamente ci fanno sbandare e i controsensi e le cadute che spesso spingono molti alla disperazione. Il suo cuore di Madre piena di compassione e di misericordia, aiutandoci a staccare lo sguardo dalla limitatezza dell’esistenza e dall’opacità di una vita senza senso, ci sollecita a pensare alle bellezze del cielo, ad avere la nostalgia di Dio, a nutrire quella speranza e quella fiducia che, se ci invadono l’anima, la ricolmano della gioia che torna ad illuminarci. Se prenderemo coscienza che, veramente, il suo manto ci copre e la sua mano ci guida, vinceremo le nostre battaglie, ritroveremo la forza per andare sempre avanti, dall’angoscia passeremo alla pace, non avremo più paura di nulla, perché avremo la certezza che su noi veglia la dolce “Madre di Misericordia”.
Tutto questo non ci isolerà dalle nostre sorelle e dai nostri fratelli in umanità, anzi ci spingerà a pregare, ad operare anche per gli altri, per coloro che sono tormentati dai nostri medesimi problemi; per coloro che vivono nel male, senza saperlo o non hanno cognizione piena di esso; per i poveri e i diseredati senza numero che non hanno né pane, né pace, né sorriso, né amore; per coloro che sono vittime dell'odio, della vendetta, del sangue. Accanto a Lei e con Lei, diventeremo, così, anche noi servi dell’Amore, apostoli e seme di un nuovo mondo sul quale, finalmente e per sempre, ritornerà a splendere la luce, la santità e la pace di Cristo, nella prospettiva di un ordine nuovo in cui persone, popoli e nazioni possano vivere in perfetta unione e solidarietà, formando una sola famiglia dove nessuno è ultimo ma tutti si riconoscono figlie e figli dell’unico Padre che li chiama alla pienezza della vita e alla contemplazione del suo volto pieno di luce. 
Ripetiamole, allora, per concludere, l’accorata preghiera di papa Pio XII, sicuri di essere esauditi: «Chinati sulle doloranti nostre piaghe, muta le menti ai malvagi, asciuga le lacrime degli afflitti e degli oppressi, conforta i poveri e gli umili, spegni gli odi, addolcisci gli aspri costumi, custodisci il fiore della purezza nei giovani, proteggi la Chiesa santa, fa che gli uomini tutti sentano il fascino della cristiana bontà. Nel tuo nome, che risuona nei cieli armonia, essi si ravvisino fratelli, e le nazioni membri di una sola famiglia, su cui risplenda il sole di una universale e sincera pace».

Inserito Venerdi 28 Febbraio 2020, alle ore 10:30:25 da latheotokos
 
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