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Il Rosario, ''preghiera di contemplazione''
Preghiere

Del Card. Angelo Amato in AA. VV., La Vergine Maria nel cammino orante della Chiesa. Liturgia e pietà popolare, Centro di Cultura Mariana "Madre della Chiesa", Roma 2003, pp. 1-9.



1. LA PREGHIERA DI CONTEMPLAZIONE

Contemplare significa guardare a lungo con ammirazione, stupore e meraviglia. Etimologicamente – cum (= con) e templum (= tempio) – contemplare indicherebbe occupare con la mente, quasi abitare nel tempio di Dio, nello spazio della presenza di Dio.1 Nella tradizione cristiana la contemplazione viene considerata come un’azione dell’intelletto che genera l’amore o come il frutto stesso dell’amore verso Dio. Da San Tommaso d’Aquino la contemplazione viene definita come «simplex intuitus veritatis»,2 e cioè semplice intelligenza della verità. La contemplazione ci mette a tu per tu con la verità stessa, il cui splendore ci sorprende, generando in noi stupore, meraviglia, lode: «Contemplate il Signore e sarete raggianti» (Sal 33,6). La contemplazione significa entrare nello spazio divino, avvicinarsi alla gloria di Dio Trinità e ammirare nel silenzio la sua gloria. La contemplazione è una conoscenza generata dalla fede e dalla carità. Nell’AT grandi contemplatori di Dio furono Abramo, visitato dai tre angeli di Dio alle querce di Mamre (cf. Gn 18,1-15); Mosé, al quale il Signore appare sul Sinai (cf. Es 34,1-9); ad Elia, al quale Dio si fa sentire «in una sottile voce di silenzio» o, come in genere viene tradotto, con «mormorio di vento leggero» (cf. 1Re 19,9-15). La contemplazione si attua nel silenzio, che, a sua volta, permette l’ascolto della voce di Dio, della sua parola. Nella spiritualità cristiana antica la contemplazione significa conoscenza spirituale di Gesù e ammirazione e ringraziamento per la ricchezza del suo amore. Ancora San Tommaso d’Aquino ci offre un’ulteriore dimensione della contemplazione. È proprio dell’amicizia intrattenersi con gli amici. Ora la contemplazione è proprio questo intrattenersi della creatura con Dio.3 La contemplazione è questa conversazione amichevole e cordiale con il Signore. È l’atteggiamento di Maria nei confronti di Gesù. Per questo Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta (cf. Lc 10,42). Tutto ciò costituisce la vetta della nostra comunione con Dio. Possiamo ora comprendere la profondità delle parole dell’apostolo san Giovanni, che dice: «Questa è la vita eterna: che conoscano [e contemplino] te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato Gesù Cristo» (Gv 17,3). La contemplazione è definita da San Giovanni della Croce come una scienza d’amore, «la quale è notizia amorosa infusa da Dio che simultaneamente illumina ed innamora l’anima fino a farla salire di grado in grado a Dio sul Creatore, poiché solo l’amore è quello che unisce e congiunge l’anima a Dio».4 A questo punto possiamo dare una descrizione di quello che noi abbiamo chiamato preghiera di contemplazione o contemplativa. Si tratta di quella preghiera che si pone di fronte al mistero di salvezza di Dio Trinità manifestato a noi mediante l’incarnazione del Figlio suo Gesù Cristo. Essa è un dialogo di carità tra il nostro cuore e il cuore di Gesù, che eleva al Padre la nostra preghiera nella forza del suo Spirito di carità. In Gesù, nella sua umanità, nella contemplazione dei suoi misteri il battezzato contempla con gioia, con ammirazione e con stupore Dio stesso, la sua bontà infinita, la sua misericordia, la sua provvidenza. Per questo il rosario può essere per i semplici come per i progrediti, per i piccoli come per i grandi una straordinaria preghiera di contemplazione, tutta concentrata nella meditazione di Gesù e dei suoi misteri salvifici nei nostri confronti.

2. IL ROSARIO, PREGHIERA EVANGELICA

Il Rosario è uno dei pii esercizi più lodati dai Sommi Pontefici. Pio XII l’aveva chiamato «il compendio di tutto quanto il vangelo».5 Giovanni XXIII lo riteneva un modo eccellentissimo di preghiera meditata, attraverso la quale «viene presentato alla mente come in tanti quadri il dramma dell’incarnazione e della redenzione di Nostro Signore».6 Paolo VI lo definì preghiera evangelica, incentrata sul mistero dell’incarnazione redentrice: «il Rosario è dunque preghiera di orientamento nettamente cristologico».7 Tale nota cristologica è stata messa in rilievo anche dal Santo Padre Giovanni Paolo II, che, nel suo ciclo biennale di catechesi mariana (1995- 1997), aveva considerato il Rosario la preghiera più chiaramente orientata al suo scopo: «la glorificazione di Cristo».8 La dimensione cristologica – che è una delle caratteristiche essenziali del magistero del Santo Padre, sin dalla sua prima enciclica – viene ampiamente sviluppata nella Apostolica consacrata al Rosario, nella quale la partecipazione autobiografica si manifesta nella sua più gioiosa autenticità: «Il Rosario è la mia preghiera prediletta [...]. Quante grazie ho ricevuto in questi anni dalla Vergine Santa attraverso il Rosario: Magnificat anima mea Dominum! Desidero elevare il mio grazie al Signore con le parole della sua Madre Santissima, sotto la cui protezione ho posto il mio ministero petrino. Totus tuus!» (n. 2).9 Col Rosario, preghiera amata dai Santi e incoraggiata dal Magistero, «preghiera dal cuore cristologico» (n. 1), che quasi compendia il messaggio evangelico, il popolo cristiano si mette alla scuola di Maria, per contemplare la bellezza del volto di Gesù e sperimentare la profondità del suo amore. Il Rosario si situa, dunque, nella migliore e più sperimentata tradizione della meditazione cristiana. Sviluppatasi in Occidente, è una preghiera semplice e popolare e corrisponde, in qualche modo, alla «preghiera del cuore» o «preghiera di Gesù» germogliata nell’humus dell’Oriente cristiano (cf. n. 5). Per questo i fedeli ne hanno fatto un’autentica scuola di orazione. In essa il loro cuore si apre alla lode dell’amore misericordioso di Nostro Signore Gesù Cristo, contemplato con Maria nei misteri della sua esistenza redentrice.

3. IL ROSARIO, PREGHIERA DI CONTEMPLAZIONE CRISTOLOGICA

Giovanni Paolo II approfondisce il tema della contemplazione di Gesù. Sul Tabor e solo per breve tempo, Pietro, Giacomo e Giovanni furono rapiti dalla bellezza di Gesù, trasfigurato dalla luce della sua divinità. Maria, invece, si dedicò assiduamente alla contemplazione del suo Figlio divino a Betlemme come a Nazareth, a Cana come sul Calvario. In tal modo, la contemplazione di Cristo trova in lei un modello insuperabile: «Il volto del Figlio le appartiene a titolo speciale» (n. 10). Maria, la madre, ha vissuto con gli occhi fissi sul suo Figlio divino, facendo tesoro di ogni sua parola e azione. E i ricordi di Gesù, impressi nella sua anima, costituirono in un certo senso «il “Rosario” che Ella stessa ha costantemente recitato nei giorni della sua vita terrena» (n. 11). Il Rosario si qualifica quindi come una preghiera spiccatamente contemplativa del volto di Gesù, visto attraverso il cuore di Colei che al Signore fu più vicina. Tale contemplazione viene ritmata in cinque momenti.

        1. Ricordare Cristo con Maria.
        Il ricordare qui viene inteso nel senso biblicamente pieno della memoria, che attualizza nell’oggi le opere compiute da Dio nella storia della salvezza. Questa attualizzazione si realizza particolarmente nella Liturgia. Ma, se la Liturgia è azione salvifica per eccellenza, «il Rosario, quale meditazione su Cristo con Maria, è contemplazione salutare» (n. 13). In tal modo, con la partecipazione alla Liturgia e con la recita del Rosario, il fedele vive l’impegno evangelico della preghiera incessante e dell’assimilazione esistenziale del mistero della salvezza.

        2. Imparare Cristo da Maria.
        Nel Rosario Gesù è il Maestro che insegna e allo stesso tempo la Lezione da apprendere: «non si tratta – dice il Papa – solo di imparare le cose che Egli ha insegnato, ma di “imparare Lui”» (n. 14). In questo apprendimento nessuno è più esperto di Maria, dal momento che «tra gli esseri umani, nessuno meglio di Lei conosce Cristo, nessuno come la Madre può introdurci a una conoscenza profonda del suo mistero» (n. 14). Il meditare, quindi, le scene del Rosario è in pratica mettersi alla scuola di Maria, per «leggere» Cristo, penetrarne i segreti, comprenderne la lezione di verità e di vita.

        3. Conformarsi a Cristo con Maria.
        Questo apprendimento implica non soltanto una conoscenza teorica, ma una esperienza vitale del mistero di comunione con Gesù. È questa la spiritualità cristiana, che significa conformazione a Cristo, avere gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù (cf. Fil 2,5), rivestirsi di Cristo (Rm 13,14; Gal 3,27). Il Rosario consente a Maria di educarci e di plasmarci con sollecitudine materna, fino a quando Cristo non sia formato pienamente in noi (cf. Gal 4,19). È questa l’esperienza stessa del Santo Padre, che così precisa: «Questa azione di Maria [...] non impedisce minimamente l’unione immediata dei credenti con Cristo, ma la facilita. È il luminoso principio espresso dal Concilio Vaticano II, che ho sperimentato tanto fortemente nella mia vita, facendone la base del mio motto episcopale: Totus tuus» (n. 15).

        4. Supplicare Cristo con Maria.
        La conformazione a Cristo implica una incessante vita di preghiera. Il Rosario sostiene la preghiera dei fedeli e l’insistente implorazione della Madre di Dio poggia sulla fiducia che Ella, come a Cana, può tutto sul cuore del Figlio. Dice il Papa: «Ella è “onnipotente per grazia”, come, con audace espressione da ben comprendere, diceva nella sua Supplica alla Vergine il beato Bartolo Longo. Una certezza, questa, che, a partire dal Vangelo, si è andata consolidando per via di esperienza nel popolo cristiano. Il sommo poeta Dante la interpreta stupendamente, nella linea di san Bernardo, quando canta: “Donna, se’ tanto grande e tanto vali, / che qual vuol grazia e a te non ricorre, / sua disianza vuol volar sanz’ali” (Par. XXXIII,13-15)» (n. 16).

        5. Annunciare Cristo con Maria.
        Il Rosario oltre che preghiera contemplativa diventa anche «una significativa opportunità catechetica» (n. 17). Come nei secoli passati è stato utilizzato a difesa della retta fede contro le eresie, così oggi, nei confronti delle nuove sfide, esso «conserva tutta la sua forza e rimane una risorsa non trascurabile nel corredo pastorale di ogni buon evangelizzatore» (n. 17). Il cuore cristologico di questa preghiera la rende non solo catecheticamente efficace, ma anche apostolicamente dinamica. Per questo è preghiera di forte identità cristiana. Contemplando il mistero dell’incarnazione, essa diventa un punto di riferimento qualificante della fede cristiana, nella nostra variegata cultura pluricentrica.

4. IL ROSARIO «COMPENDIO DEL VANGELO»

Nonostante la sua indole profondamente evangelica, il Rosario, però, addita solo alcuni dei misteri della vita di Cristo. Per completare e potenziare il suo spessore cristologico, Giovanni Paolo II ritiene opportuna un’integrazione, che consenta di abbracciare anche i misteri della vita pubblica di Gesù tra il Battesimo e la Passione, nei quali egli si presenta come «luce del mondo» (Gv 9, 5). Di conseguenza, «dopo aver ricordato l’incarnazione e la vita nascosta di Cristo (misteri della gioia), e prima di soffermarsi sulle sofferenze della passione (misteri del dolore), e sul trionfo della risurrezione (misteri della gloria), la meditazione si porti anche su alcuni momenti particolarmente significativi della vita pubblica (misteri della luce)» (n. 19). Questa integrazione, da una parte, conferma il Rosario come «compendio del Vangelo», dall’altra, lo arricchisce di contenuto spirituale, quale «vera introduzione alla profondità del Cuore di Cristo, abisso di gioia e di luce, di dolore e di gloria» (n. 19). Per coprire quindi l’intero evento dell’Incarnazione del Verbo, il Santo Padre elenca e commenta i cinque nuovi misteri della luce. Se è vero che tutto il mistero di Cristo è luce, essendo egli «la luce del mondo» (Gv 8,12), è altrettanto vero che questa dimensione emerge particolarmente negli anni della vita pubblica, quando Egli annuncia il vangelo del Regno: «Volendo indicare alla comunità cristiana cinque momenti significativi – misteri ‘luminosi’ – di questa fase della vita di Cristo, ritengo che essi possano essere opportunamente individuati: 1. nel suo Battesimo al Giordano, 2. nella sua auto-rivelazione alle nozze di Cana, 3. nell’annuncio del Regno di Dio con l’invito alla conversione, 4. nella sua Trasfigurazione e, infine, 5. nell’istituzione dell’Eucaristia, espressione sacramentale del mistero pasquale» (n. 21). L’introduzione di questi misteri, che costituiscono alcuni momenti essenziali della cristologia prepasquale, danno al Rosario quella completezza «biografica», che lo rendono straordinariamente adatto non solo a contemplare, ma anche a raccontare la storia di Gesù. È integrare con la parola pregata, quanto il popolo di Dio ha appreso lungo i secoli mediante la parola dipinta e cioè mediante l’immagine. La vita di Gesù infatti è stata la più alta fonte di ispirazione per gli artisti di tutti i secoli e di tutte le culture. Si potrebbe, forse, obiettare che in questi cinque misteri la presenza di Maria rimane sullo sfondo. Tuttavia, l’ammonizione che, a partire da Cana, Ella rivolge a tutta la Chiesa: «Fate quello che vi dirà» (Gv 2,5), costituisce un opportuno orizzonte mariano a tutti i misteri della luce.

5. IL ROSARIO, VIA AL MISTERO DI GESÙ E AL MISTERO DELL’UOMO

Il Rosario non esaurisce certo il Vangelo, ma ne richiama il cuore, il suo nucleo essenziale, introducendo il fedele «al gusto di una conoscenza di Cristo che continuamente attinge alla fonte pura del testo evangelico» (n. 24). Tutto nella vita di Gesù è segno del suo mistero e a ciascun fedele è rivolto l’auspicio dell’Apostolo: «Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori» (Ef 3,17). Il Rosario si pone a servizio di questo ideale, offrendo il ‘segreto’ per aprirsi più facilmente a una conoscenza profonda e coinvolgente di Cristo. Per questo il Santo Padre lo chiama, «la via di Maria». Nel Rosario «i misteri di Cristo sono anche, in certo senso, i misteri della Madre, persino quando non vi è direttamente coinvolta, per il fatto stesso che Ella vive di Lui e per Lui» (n. 24). Ma la contemplazione di Gesù porta anche alla contemplazione del mistero dell’essere umano, dal momento che il mistero di Cristo ricapitola, svela e redime il mistero dell’uomo. E qui il Papa conduce una finissima e originale analisi antropologica. Ripercorrendo, infatti, i misteri di Gesù, il fedele ritrova la verità della sua esistenza umana: «Contemplando la sua nascita impara la sacralità della vita, guardando alla casa di Nazareth apprende la verità originaria sulla famiglia secondo il disegno di Dio, ascoltando il Maestro nei misteri della vita pubblica attinge la luce per entrare nel Regno di Dio e, seguendolo sulla via del Calvario, impara il senso del dolore salvifico. Infine, contemplando Cristo e sua Madre nella gloria, vede il traguardo a cui ciascuno di noi è chiamato, se si lascia sanare e trasfigurare dallo Spirito Santo. Si può dire così che ciascun mistero del Rosario, ben meditato, getta luce sul mistero dell’uomo» (n. 25).

6. IL ROSARIO, VIA DI ASSIMILAZIONE A CRISTO


Il Rosario, con la sua cadenza di semplicità e di ripetitività e con la sua indole di meditazione evangelica, esprime e nello stesso tempo soddisfa la sentita esigenza di spiritualità e di conformazione piena del fedele a Cristo, secondo le memorabili parole dell’Apostolo: «Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno» (Fil 1, 21); «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2, 20). Per questo il Rosario si conferma la preghiera di tutte le ore e di tutte le stagioni della vita. Recitato comunitariamente o sgranato personalmente, il Rosario costituisce il respiro della preghiera personale per l’anziano come per il giovane, per i genitori come per i figli. Col Rosario si consolidano i vincoli di comunione e di carità fraterna. L’Anno del Rosario riproporrà, quindi, l’esperienza giubilare del nostro pellegrinaggio verso Gesù in compagnia di Maria. Questa quotidianità mariana sarà caratterizzata dai semi di speranza e di pace che la contemplazione di Gesù spargerà a piene mani nei cuori degli uomini e sulle strade del mondo intero.

NOTE
1 Cf. per questo paragrafo L. BORRIELLO, Contemplazione, in Dizionario di Mistica, LEV, Città del Vaticano 1998, p. 338-344.
2
STh II/II, q. 180, a. 3.6.
3 Contra gentes, l. 4 c. 22.
4
Notte oscura, II, 18,5.
5 PIO XII, Lettera Philippinas Insulas, in AAS 38 (1946) p. 419.
6
GIOVANNI XXIII, Lett. Enc. Grata recordatio, Introduzione.
7
PAOLO VI, Esort. Apost. Marialis cultus, n. 46.
8
GIOVANNI PAOLO II, La preghiera a Maria, Mercoledì 5 novembre 1997, n. 2.
9 GIOVANNI PAOLO II, Lett. Apost. Rosarium Virginis Mariae, n. 1. I numeri tra parentesi che si trovano nel testo si riferiscono a questo documento.
 

Inserito Venerdi 6 Marzo 2020, alle ore 16:15:26 da latheotokos
 
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