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Maria, in cammino con il mondo
Società

Dal libro di Ermanno Maria Toniolo, La chiamiamo Madonna, Centro di Cultura Mariana "Madre della Chiesa, Roma pp. 92-111.



La maternità spirituale supremo momento

Venerdì Santo. Sul Calvario, inchiodato a un legno, il Figlio di Dio moriva tra atroci dolori. Dalle sue piaghe aperte nasceva la Chiesa, lavata da un fiume di amore e di sangue. Ai piedi della Croce la Madre, a raccogliere tra le braccia, in un mistico amplesso, l'umanità redenta. Accanto a Lei Giovanni, il discepolo che Gesù amava, che rappresentava in quel momento tutti gli eletti, tutti i chiamati da Dio a formare in Cristo una sola immensa eterna famiglia. Immemore dei suoi tormenti, memore di tutti noi che Egli portava per offrirci redenti al Padre, Gesù volse lo sguardo alla Madre. La Croce del Dio morente divenne cattedra del Maestro docente. « Donna, ecco il tuo figlio », disse alla Madre; e a Giovanni: « Ecco la Madre tua!». Un figlio solo ebbe Maria, per virtù divina: il suo Gesù. Ma ora l'unico suo Figlio non è più solo Lui: è Lui con tutte le sue membra, con tutti gli uomini riscattati dalla sua Passione. « Donna, ecco « il » tuo Figlio!». Congiunse per sempre, con indissolubile legame d'amore, Madre e figli: dilatò la sue viscere per accogliere nel grembo tutti i nati da Dio; diede a Giovanni il suo cuore per amare la Madre. Da allora, con Giovanni, ogni discepolo la prende con sé, come suo prezioso possesso, tesoro inestimabile di grazia. E l'umanità ebbe una Madre. Da allora Maria è sempre in cammino con noi.

Contesto ecclesiale

In cammino con noi; ma nella Chiesa: in questa realtà mistica, visibile ed invisibile, che è centro di unità e sacramento di salvezza nella compagine, umana, al di sopra delle divisioni tra razze, popoli e culture, tra dominanti e dominati, tra ricchi e poveri; al di là delle stesse barriere del tempo e della morte. In essa la Parola, che addita il cammino; la presenza dello Spirito, che soccorre l'umana debolezza; la risposta vera alle angosce dell'uomo; in essa innumerevoli canali di grazia, per fare di tutti un'immensa famiglia di fratelli, reciprocamente uniti da un misterioso interscambio d'amore, incamminati verso l'abbraccio dell'unico Padre. Una comunione vivente fra tutta la terra; una comunione anzi fra cielo e terra, che non conosce soste, come non conosce soste l'andare dell'uomo; che non ha arresti, anche se si arresta il presente di un individuo o di un popolo; che abbraccia tutto e tutti, per fare degli umani un mistero di presenza divina, in Cristo
. Perché Cristo è «ieri, oggi e per i secoli»; perché Egli è il centro di gravitazione dei nostri destini; perché in Lui si cementa quell'amore che fa di noi pellegrini sulla terra e di quanti ci hanno in lui preceduto nel cielo un blocco solo: « Cristo totale», lo chiamava S. Agostino; «Chiesa», noi la diciamo!

Ultima radice

In questa realtà ecclesiale aperta al mondo e cementata in Cristo dal suo Spirito, vive ed opera - non sola, ma prima fra tutti - la Vergine Maria, Madre di Cristo, Madre della Chiesa, Madre dell'umanità. «Nel cuore della Chiesa mia madre io sarò l'amore»,
disse santa Teresa del Bambino Gesù. Nella Chiesa Maria è il cuore. L'amore è la costante della sua vita. Per amore un giorno si offrì, Vergine, a Dio; per amore accettò di diventare la Madre di Cristo; per amore condivise con Lui tutta la sua travagliata esperienza di Redentore, fino al supremo martirio; l'amore consumò con la Vittima divina il suo materno dolore. L'amore la pone oggi nel cielo Madre vigile ed attenta, ricca di misericordia, capace di capire e di compatire, pronta sempre ad intervenire in nostro favore. Anche il più tenero amore di una mamma, paragonato al suo, non è che ombra. Vive nel cielo; ma il suo cuore è sulla terra. «Tu vegli su ciascuno di noi - le dice Germano di Costantinopoli -. Nessuno sfugge ai tuoi sguardi misericordiosi. Anche se i nostri occhi non ti vedono, tu certo sei sempre presente in mezzo a noi, o Maria!».

Amore totale

Parrebbe inverosimile; è invece la più dolce verità. Solo Maria ci sa amare interamente. Più di ogni mamma. Ci ama per quello che siamo e per quello che dobbiamo diventare: nella nostra faticosa realizzazione umana nell'ancor più faticosa e incerta realizzazione 'divina. Ama il nostro presente, mentre ci prepara il nostro domani eterno.
«Con la sua materna carità - scrive il Concilio si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo ai pericoli e agli affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata». « Con la sua molteplice intercessione - dice ancora il Concilio -, continua ad ottenerci la grazia della salute eterna». «Orante», «Supplice», « Più vasta dei cieli» la chiamano i greci. Canta Romano il Melode, nel suo celebre inno sul Natale: «Non di te solo io sono madre, Salvatore pietoso... ma per tutti io ti supplico. Tu mi hai fatto di tutta la mia stirpe e bocca e vanto; e in me trova tutta la terra valida difesa, muro e presidio... Per le stagioni t'invoco propizio e per i frutti della terra e per chi vi abita; riconcìliati con tutti, per me da cui sei nato, o nuovo fanciullo, Dio dall'Eterno!».

Presenza costante

La Vergine Madre è presente, sempre, nel cammino della Chiesa. Quando la Chiesa, non nel dolore, ma col tripudio degli angeli, rigenera nelle acque battesimali i suoi figli, o amorosa li nutre alla mensa della Parola e del Corpo di Cristo, Maria è . É Lei il diacono che, nella notte del Sabato Santo, precede i catecumeni e i fedeli, portando alta sul mondo la luce di Cristo. Dal suo grembo infatti sono sgorgate quelle Acque che sanano le ferite dell'umanità; dalle sue carni immacolate fu composto il crisma, che unge l'uomo e lo profuma come figlio primogenito del Padre; dal suo grembo verginale ha preparato la Mensa celeste, il Corpo e Sangue di Cristo. E noi ogni giorno, insistentemente, preghiamo: «Dacci oggi, o Padre il nostro Pane quotidiano!»: Acqua, Crisma, Pane del Cielo, è Cristo, nato da Maria. Così la canta - questa vera Madre della Chiesa l'antico inno: «Come fiaccola ardente per chi giace nell'ombre contempliamo la Vergine santa; che accese la luce divina e guida alla scienza di Dio tutti splendendo alle menti e da ognuno è lodata col canto: Ave, per noi sei la fonte dei santi misteri; Ave, tu sei la sorgente dell'Acque abbondanti. Ave, fragranza del crisma ,di Cristo; Ave, tu vita del sacro Banchetto!». La nostra vita di pellegrini sulla terra fu paragonata dai Padri della Chiesa a una traversata nel deserto verso la Terra promessa, o ad una scalata della montagna di Dio. Maria ci precede e ci è compagna. Ci precede come colonna di fuoco, perché non smarriamo il sentiero; ci accompagna come ombra propizia, perché non veniamo meno per via: «Ave, colonna di fuoco, che guidi nel buio, Ave, riparo del mondo, più ampio che nube». La corda della grande scalata del monte di Dio, che Lei sola ha compiuto, è ancora nelle sue mani, per invitare all'alto chi vuole salire, per dar sicurezza a chi vede crollare tutto attorno a sé, per attrarre alla luce quando il buio e la tormenta sembrano sommergere ogni strada e ogni coraggio. Perché Lei è la Madre: e ogni madre è maestra di vita!

Accanto a chi soffre

La vita del cristiano - e possiamo ben dire di ogni uomo - è misteriosamente segnata dalla presenza di Maria.
«Questa funzione subordinata di Maria - scrive il Concilio - la Chiesa non dubita di riconoscerla apertamente, continuamente la sperimenta e raccomanda all'amore dei fedeli, perché, sostenuti da questo materno aiuto, siano più intimamente congiunti con Gesù Mediatore e Salvatore». Dal giorno in cui, incarnato, volle assumere la nostra natura e provare l'esperienza del nostro soffrire, il Figlio dell'uomo, il Verbo di Dio fatto uomo, continua a vivere nelle membra, fino alla fine dei tempi, la sua passione. Non v'è discepolo perseguitato per il suo nome, che Cristo non sia perseguitato in Lui: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?».  Non v'è povero, in cui non sia Lui a stendere bisognoso la mano: «Ho avuto fame, e mi avete dato da mangiare; ho avuto sete, e mi avete dato da bere; ero forestiero, e mi avete ospitato; nudo e mi avete vestito... Signore, quando? .. Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me!». Negli infelici, nei malati, negli emarginati, negli esiliati, negli oppressi, nei rifiutati dal mondo, è Lui l'oppresso e il rifiutato. In chiunque gli appartiene, o per diritto di Redentore, o per presenza almeno di Creatore, ciò che in bene o in male vien fatto ad un suo membro, è fatto a Lui. Gli uomini sono perciò doppiamente fratelli: perché della stessa origine, e perché tutti redenti. Fratelli in Cristo. Dunque, figli di Maria. La silenziosa presenza della Vergine e il suo doloroso amore di Madre accanto al Figlio crocifisso si perpetua nei figli. Non v'è uomo che soffra, che Lei non soffra con lui; non uno che pianga, che Lei non ne sia partecipe; non uomo che erri lontano da Dio, e Lei non ne provi indicibile pena. Dolori, tristezze, solitudini, angosce, infelicità di tanti sperduti suoi figli, tutto si ripercuote profondamente nel suo cuore di Madre. Disse il Papa Paolo VI, parlando del tragico terremoto che sconvolse il Friuli: «Il nostro cuore è un sismografo, nel quale si ripercuotono tutte le vibrazioni dell'umana passione». Il cuore di Maria è un sismografo perenne, che capta le nascoste vibrazioni dei cuori e delle anime; o meglio, è un calice ove cadono ad una ad una le lacrime dei figli, per diventare offerta e perdono. Non sette, ma innumeri spade ogni giorno le trapassano il cuore. Perché è la Madre! Il mondo è costellato di croci, piantate nel fondo dei cuori. Anche dove sembra che tutto sia gioia; anche quando la vita trascorre spensierata. Ognuno ha la sua: piccola o grande. Un fitto velo occulta agli altri la realtà che uno porta dentro di sé. L'uomo cerca allora conforto dall'uomo: ma il mondo è purtroppo un tessuto di egoismi e di chiusure. Nella madre Chiesa però un cuore c'è, almeno un cuore, accanto ad ogni solitudine e ad ogni pena, soprannaturalmente aperto ad accogliere le confidenze, a lenire il dolore, a sostenere le speranze. Presso ogni croce, dove nei figli è ancora crocifisso il Figlio, sta sempre la Madre. Il suo pianto continua a scorrere sulle tante sventure dell'umanità. Così la cantano i nostri fratelli dell'America Latina: «Maria, che stai presso la Croce, tu conosci la nostra pena, pena dell'uomo che soffre. Il pianto e il dolore di tutti i malati, la madre che vede il figlio morire, il bimbo che piange perché è abbandonato, il vecchio che sente l'inutilità. Il dramma degli uomini senza lavoro, l'angoscia di quanti non hanno speranza, l'amara tristezza di giovani soli e senza futuro davanti a sé. La lotta e l'attesa dei popoli nuovi, la tragica fame dell'umanità, le guerre e i razzismi che pesano ancora su un mondo spaccato dall'odio a metà». Per questo i santuari mariani sono come oasi nel deserto, ove si ritemprano le forze per riprendere un coraggioso cammino. Rifugiarsi ai piedi di Maria, malati nel corpo o nel cuore o con l'anima a pezzi, guardarla in viso, dirle con la sola presenza la piena degli affanni, sentire quegli occhi pietosi chini sulla propria miseria e la sua benedizione toccare 'come carezza il cuore... poi tornar via, pacificati. È una esperienza di grazia. Il miracolo è compiuto, più volte: non nelle membra; non nelle situazioni, forse; ma certo nell'anima e nella vita. Per questo sono sacri quei luoghi, e sacre le icone della Vergine: sono consacrate dal peso del dolore di generazioni e generazioni, che si sono susseguite ai loro piedi: sacre confidenti di gioie, e più spesso di amarezze, di lacrime accumulate, su cui non cessano di raggiare pace e speranza.

Ispiratrice di ideali

La vita del cristiano è soprattutto ottimismo e lavoro incessante:
«Il Padre mio opera sempre e anch'io opero» disse Gesù. La Chiesa non cessa di operare, edificando la città terrena nella prospettiva dell'eterna. Qui si inserisce il posto più vero di Maria, per ispirare e sostenere gli sforzi congiunti della grazia e dell'uomo. Maria resta nel mondo come idea ispiratrice e presenza incoraggiante nel costruire un mondo nuovo, più degno dell'uomo, più giusto. Mentre di coloro che - mille volte infelici - non sanno che seminare infelicità ed opprimere, ha pena e cordoglio di madre; è intimamente vicina a quanti - mossi da Dio - si donano per portare amore dove regna l'odio, libertà dov'è schiavitù, giustizia dove impera l'ingiustizia, pace dove la guerra semina vittime. Lei, l'umile, non dubitò di proclamare - scrive il Papa Paolo VI - « che Dio è vindice degli oppressi e rovescia dai loro troni i potenti del mondo; ed è una donna forte, che conobbe povertà e sofferenza, fuga ed esilio: situazioni che non possono sfuggire a chi vuole assecondare con spirito evangelico le energie liberatrici dell'uomo e della società». Lei dunque sostiene la fede nei valori autentici dell'uomo e nel suo futuro: ne è essa stessa immagine e pegno. Credere, sperare ed agire perché questa fede diventi realtà nel tempo presente, in attesa di tramutarsi in splendore eterno, è il nostro impegno con Lei: «Vieni, o Madre, in mezzo a noi, vieni, Maria, quaggiù! Cammineremo insieme a te verso la libertà. Mentre trascorre la vita solo tu non sei mai: santa Maria del cammino sempre sarà con te. Quando qualcuno ti dice: « Nulla mai cambierà », lotta per un mondo nuovo, lotta per la verità. Lungo la strada la gente chiusa in se stessa va; offri per primo la mano a chi è vicino a te. Quando ti senti ormai stanco e sembra inutile andar, tu vai tracciando un cammino: un altro ti seguirà». Lavorare in se stessi e negli altri, perché giunga in pienezza il Regno di Dio; liberarsi e liberare dagli egoismi, cambiando la schiavitù del male in splendida libertà di amare e di amore: è impegno che richiede coraggio ed eroismo. Ma è dovere cristiano. É bello, quando la sera scende stanca, deporre ai piedi della Madre - con la preghiera - un fiore: una giornata d'amore spesa peri fratelli. «Oh, Tu, Tu non le ignari - quest'ansie di preghiera, questi aneliti umani - Tu che sei Madre e sai... Noi Ti doniamo i fiori - che muoiono alla sera, donano le tue mani - ciò che non muore mai... Calma l'infinita - sete del nostro cuore; in quest'ora affannosa - d'universal sommossa donaci Dio: la Vita - donaci Dio: l'Amore, Regina pensosa - dolce Madonna rossa».

Figli e Madre: un solo cammino

Le sue mani di Madre sono cariche dei nostri piccoli doni. Ella è come la coordinatrice misteriosa e santa di tutti gli sforzi dei suoi figli, colei che raccoglie le tante bontà nascoste, i sacrifici, le umili preghiere, e ne fa una tessitura d'amore davanti a Dio per l'umana famiglia. Il suo tocco di Vergine, il suo potere di Madre, abbelliscono le nostre povere cose, che per lei diventano un prezioso tesoro per redimere il volto macchiato della compagine umana. «Pregate, fate penitenza per i poveri peccatori
», ha esortato più volte nelle sue frequenti apparizioni. É come l'eco della predicazione di Gesù e degli Apostoli: «Convertitevi, fate penitenza: il Regno di Dio è vicino!». La sua presenza nel mondo, soprannaturalmente operante, ha infatti un solo scopo: riprodurre nei figli i lineamenti del Figlio. Le ultime sue parole che il Vangelo ricorda trascorrono i secoli: sono il suo testamento, impegnano la nostra risposta d'amore: «Fate quello che vi dirà». «Allora disse ai servi la madre: "Fate ogni cosa che egli dirà". Sono le ultime tue parole, non udiremo mai più la tua voce. Inizierà ora il Figlio a parlare: state in ascolto di quanto Egli dice! E il cielo, è Dio che parla, o uomini,e solo quanto egli dice voi fate!». Sopra gli sforzi comuni e personali, sul mare procelloso del mondo, brilla una stella: indica la rotta, sostiene il cammino, invita alla luce che non conosce tramonto. Porta un nome di pace: Maria!

Inserito Lunedi 4 Maggio 2020, alle ore 18:32:36 da latheotokos
 
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