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Una maternità ecclesiale orientata alla santità
Spiritualità

Un articolo di Luca M. Di Girolamo in Riparazione Mariana, n 4. 2018, pp. 9-11.

 



Tra i tanti accadimenti che hanno segnato negli ultimi anni la vita ecclesiale, fissiamo l’attenzione sull’istituzione, nel Calendario liturgico, di una memoria mariana il lunedì seguente la domenica di Pentecoste, con apposito Decreto datato 11 febbraio 2018, intitolata a Maria Madre della Chiesa e la pubblicazione dell’Esortazione apostolica di papa Francesco sulla chiamata alla santità Gaudete et exsultate, il successivo 19 marzo.1 Due iniziative e due elementi che, essendo in qualche modo collegati, permettono alcune riflessioni sul rapporto fra Maria e la vocazione più vera e realizzante del credente: la santità.

Una coincidenza particolare

A molti è noto che la proclamazione del dogma della gloriosa Assunzione di Maria è avvenuta il 1° novembre 1950, in un Anno santo e in un giorno in cui la Chiesa, nel celebrare la solennità di Tutti i Santi, si confronta con la pagina delle beatitudini nella versione di Matteo (cf. Mt 5,1-12). A distanza di ben 68 anni ritroviamo questa pagina - congiunta e armonizzata però anche con la versione lucana (cf. Lc 6,20-23) - quale lievito animatore del documento di papa Francesco sulla santità. Le beatitudini rappresentano stili di vita che ci permettono di inoltrarci in una prassi di conformazione a Cristo iniziata con il Battesimo, ma sono anche un terreno propizio per parlare della Madre del Signore, la beata credente (cf. Lc 1,45). In tal senso non bisogna dimenticare il dettato conciliare secondo il quale Maria, in certo modo, compendia e riverbera i massimi dati della fede.2 Al n. 176 della Gaudete et exsultate ci viene detto che Maria «ha vissuto come nessun altro le beatitudini di Gesù» e questo chiaramente ci riporta ad una categoria particolarmente discussa qual è quella di ‘modello’, che il Concilio Vaticano II non teme di adoperare quando pone a confronto Maria e la Chiesa, al n. 63 della Lumen gentium. La funzione di modello va vista non tanto entro uno schema socio-storico (che tende ad appiattire Maria entro i canoni della passività e/o sottomissione), ma nel dinamismo storico-salvifico, dove Maria è colei che, collaborando con Dio e offrendo il Figlio ricapitolatore di ogni significato dell’esistenza umana, pone l’uomo nell’orizzonte della Rivelazione. Maria ci fa comprendere che la Pasqua non è un evento attuabile dall’uomo, perché viene coinvolta nel «nulla è impossibile a Dio» (Lc 1,37), cioè nella sua benefica onnipotenza. La chiamata alla santità è resa visibile da Maria che si qualifica madre e immagine della Chiesa, una chiamata che, pur essendo dono di Dio, affonda le radici nella quotidianità e in essa dona i suoi frutti. A riprova di ciò, osserviamo - al n. 16 dell’Esortazione apostolica Gaudete et exsultate - un quadretto di vita ordinaria, espresso con l’immediatezza propria dell’attuale Pontefice, dal quale è possibile trarre alcune considerazioni in ordine alla santità. Ecco il testo di Francesco: «Questa santità a cui il Signore ti chiama andrà crescendo mediante piccoli gesti. Per esempio: una signora va al mercato a fare la spesa, incontra una vicina e inizia a parlare, e vengono le critiche. Ma questa donna dice dentro di sé: “No, non parlerò male di nessuno”. Questo è un passo verso la santità. Poi, a casa, suo figlio le chiede di parlare delle sue fantasie e, anche se è stanca, si siede accanto a lui e ascolta con pazienza e affetto. Ecco un’altra offerta che santifica».3 All’ascolto attento e attivamente impegnato della parola di Dio si affianca in Maria un altro tipo di ascolto: Maria accoglie la Parola che in lei prende dimora; inoltre Maria ascolta la voce della Chiesa che a lei si rivolge. Santificazione e maternità sono perciò molto vicine: entrambe fanno sgorgare una novità, magari non avvertita subito dall’uomo, ma che, pur sempre, dona i suoi frutti. La chiamata di Dio rivela perciò un fondo di Sapienza più sapiente della presunta genialità umana, il tutto all’insegna dell’esultanza provocata da Dio: Maria esulta in Dio col suo Magnificat, ma anche la folla esulta quando Gesù passa, beneficando e sanando ogni sorta di infermità, (cf. Lc 13,17) ed esulteranno anche i discepoli dopo la tristezza della Crocifissione, considerata umanamente un fallimento.4 Proprio il Dio sapiente si sceglie una Sede umile, Maria, che viene così elevata. Nell’iconografia, non di rado, vediamo Madonne troneggianti con il divino Bambino sulle ginocchia nell’atto dell’offerta. Si tratta di un’ulteriore prova dell’amore che Dio ha per l’uomo. Attraverso la nostra creaturalità e la nostra quotidianità, egli fa passare la sua grandezza e questo è un comportamento che ha la sua prima espressione proprio nella creazione di colui/colei che ha fatto a sua immagine e somiglianza, e verso il/la quale proietta tutti i suoi atteggiamenti paterni e materni. Gli stessi che traspaiono dalle beatitudini.

Beatitudini come atteggiamenti materni

Abbiamo sottolineato come le beatitudini, nel loro insieme, costituiscono il nucleo del documento di papa Francesco, ma esse danno anche la carta d’identità del santo, attraverso quegli stili di vita che scaturiscono, in ultima analisi, dall’amore. Al contempo, esse si oppongono ai pericoli più deleteri per il cristiano, rappresentati dalla superbia del pensiero (gnosticismo: pretesa di ridurre tutto ad una sapienza naturale-razionale) e dell’azione (pelagianesimo: illudendosi di salvare se stessi solo con l’attivismo umano). Le beatitudini, perciò, si pongono come possibilità offerta all’uomo di mantenersi salutarmente legato a due misteri: quello di Dio (perché da Dio provengono) e quello dell’uomo (perché lo aprono agli altri suoi simili). Papa Francesco, rifacendosi al testo matteano, indica le otto beatitudini nelle quali senz’altro si possono intravedere motivi mariani. Difatti la Madre del Signore, ponendosi in modo trasversale rispetto alle beatitudini e unendole in sé, si presenta a noi come Madre di quegli uomini che - accogliendo e vivendo tali stili di vita - si conformano a Cristo: i santi. Potremmo esemplificare nel dettaglio, affiancando ad ogni beatitudine un quadro evangelico in cui Maria incarna ognuna di esse. Ne scegliamo due che possiedono un ampio respiro e che ci permettono di accomunare la maternità con la santità:
- «Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati» (Mt 5,4): non abbiamo qui solo il passaggio dalla tristezza alla gioia determinato da Gesù che sana operando un miracolo, ma anche il ritratto di colui che ha «il coraggio di condividere la sofferenza altrui e smette di fuggire dalle situazioni dolorose».5 Come non tornare con la mente e con il cuore all’evento della Croce di Gv 19,25-27, che vede Maria presente (non latitante) alla morte del Figlio e destinataria di una maternità universale? Qui l’aggettivo “addolorata” rivela la sua pregnanza che facilmente si individua nella persona compassionevole che «sente che l’altro è carne della sua carne, non teme di avvicinarsi fino a toccare la sua ferita, ha compassione fino a sperimentare che le distanze si annullano».6 Tutto questo complesso di sentimenti ha il suo compendio poetico-liturgico nell’inno dello Stabat Mater.
- «Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia» (Mt 5,7): il titolo mariano “Mater misericordiæ” ci si presenta per immediata associazione di idee con tutto quell’apparato iconografico costituito dalla variegata tipologia del manto. Il perdono, però, è insieme unità e novità; unità ritrovata nel ripristino delle relazioni, e per questo anche novità. Cristo è nato dalla Vergine come il Misericordioso per eccellenza e la stessa sua Madre si colloca quale preziosa avvocata nell’ottica dell’unica salvezza realizzata dal Figlio. L’episodio delle nozze di Cana (Gv 2,1-11) sottolinea questa funzione, discreta ma ferma e nitida, di Maria. Tuttavia la misericordia che lei mostra qui non è limitata ad un perdono puntuale, quanto piuttosto è volta a comprendere/aiutare l’uomo in un momento di disorientamento e difficoltà. Se poi la misericordia deve prevalere nel giudizio (cf. Gc 2,13), ciò conduce l’uomo che la pone in essere a riconoscere più facilmente la cifra del suo esistere ed essere a immagine e somiglianza di un Dio (cf. Gen 1,26-27) che si dona e perdona. È chiaro che per Maria tutto questo ha un valore speciale, che però non la allontana da noi. La sua misericordiosa maternità prosegue, infatti, nella gloria: «Assunta in cielo - dice il Concilio - ella non ha deposto questa missione di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci i doni della salvezza eterna. Nella sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora pellegrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata».7 Di qui un prezioso monito, espresso sotto forma di domanda sulla quale confrontarsi: se il nostro guardare e agire con misericordia è già una forma di santità,8 quali e quanti atti di misericordiosa maternità sappiamo compiere - come Chiesa - per intessere rinnovate relazioni? Esse sono frutto di una gratuità che Dio ci offre e che va, a nostra volta, elargita.

Conclusione

Considerando attentamente la persona di Maria e il suo essere-agire come “donna nuova” è possibile accedere ad uno statuto di santità che, invece di astrarsi dal mondo, ci rende partecipi delle vicende di esso. Maria - ci viene detto nell’Esortazione Gaudete et exsultate - «ci mostra la via della santità e ci accompagna. Lei non accetta che quando cadiamo rimaniamo a terra e a volte ci porta in braccio senza giudicarci».9 Sono comportamenti che devono ritrovarsi nella Chiesa, se questa si vuole confrontare con Maria sul terreno della maternità. Nel nostro vivere, guardando con venerazione a colei che è modello di discepolato e pregandola di sostenerci nelle varie difficoltà, siamo chiamati a percorrere - non a parole ma con le opere illuminate dalla fede - il sentiero dell’impegno amoroso verso Dio, verso il prossimo e verso il cosmo: sfuggiremo, così, alla sazietà delle parole vuote che denunciano una falsa sapienza, ma anche ci sottrarremo al fare frenetico della catena di montaggio. Anche questo è santità. Ci aiuti dunque la Madre del Signore a guardare il mondo con occhi più sapienti,10 coscienti di esserne cittadini, ma sempre destinati alla gloria che non avrà fine e che Maria già vive.

NOTE
1 Francesco, Esortazione apostolica sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo, Gaudete et exsultate, Ed. Ancora, Milano 2018.
2 Cf. Concilio Vaticano II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium (= LG), n. 65, in Enchiridion Vaticanum (= EV), Dehoniane, Bologna 1981, 1/441.
3 Francesco, Gaudete et exsultate, n. 16.
4 Cf. Ibidem, n. 124.
5 Ibidem, n. 76.
6 Ivi.
7 Concilio Vaticano II, LG 62, in EV 1/436. Aspetto che sarà condiviso e ripreso alla lettera da san Giovanni Paolo II († 2005) nella Redemptoris mater al n. 40. Il testo completo di questo paragrafo è in EV 10/1381-82.
8 Cf. Francesco, Gaudete et exsultate, n. 82. Il riferimento qui è a margine del rimprovero del padrone al servo spietato e incapace di perdonare in Mt 18,33.
9 Ibidem, n. 176.
10 Francesco, Lettera enciclica sulla cura della casa comune, Laudato si’, n. 241, Ed. Ancora, Milano 2015.

 

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Inserito Domenica 12 Luglio 2020, alle ore 11:50:43 da latheotokos
 
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