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  Eva - Maria nella ''Mulieris dignitatem'' di Giovanni Paolo II 
Magistero

Un approfondimento di Vittorino Grossi in AA.VV., Dignità e vocazione della donna: per una lettura della Mulieris Dignitatem. Testo e commenti. Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1989.



La Lettera Apostolica Mulieris dignitatem di Giovanni Paolo II, scritta sulla dignità e vocazione della donna in occasione dell'Anno Mariano e propriamente a chiusura in data 15 agosto, dedica un intero capitolo al rapporto Eva - Maria (è il IV dei nove che la compongono). Distribuito in tre paragrafi (9-11) vuole indicare, secondo la natura del documento pontificio, «i fondamenti antropologici e teologici necessari a risolvere i problemi relativi al significato e alla dignità dell'essere donna e dell'essere uomo... che consentono di cogliere la profondità della dignità e della vocazione della donna, per la possibilità di parlare della sua presenza attiva nella Chiesa e nella società» (par. 1). Al presente documento – si viene informati – seguirà poi «l'Esortazione post-sinodale, che ... presenterà le proposte di indole pastorale circa il posto della donna nella Chiesa e nella società» (ivi). Un approccio al IV capitolo, considerandolo naturalmente nell'insieme del documento, può essere di vario genere, pur rispettando l'ottica abituale dei documenti del magistero che alle parole utilizzate danno il significato d'intelligenza comune nell'ambito della fede dei credenti. Dei possibili approcci al testo elenchiamo e sviluppiamo – naturalmente in modo elementare – alcuni che possono aiutarne la lettura teologica, e in particolare tre: quello linguistico-strutturale, l'approccio antropologico-culturale, infine quello teologico.
L'approccio linguistico-strutturale tenta di cogliere le parole chiavi di un testo, nel nostro caso quelle su cui è costruito il quarto capitolo della Lettera Apostolica Mulieris dignitatem. Ve ne sono almeno quattro, corrispondenti al titolo del capitolo e dei tre paragrafi in cui esso è suddiviso. Il titolo principale è «Eva - Maria», esplicitato dai titoli di tre paragrafi: 9. Il «principio» e il peccato; 10. «Egli ti dominerà»; 11. Il Protovangelo. L'enucleazione del rapporto Eva - Maria viene delineato, in siffatta ottica di lettura, dagli inizi della creazione della donna in relazione al «mistero del peccato». Questo si estrinseca nel dominio dell'uomo su di lei («egli ti dominerà»), un dominio tuttavia soggetto a finire. Alla donna infatti viene data la speranza di un riequilibrio degli inizi creativi (Il Proto - vangelo). L'approccio linguistico-strutturale del cap. IV della Mulieris dignitatem induce il lettore a pensare, sin dall'inizio della convivenza uomo - donna, secolari sopraffazioni dell'uomo sulla donna sino alla nascita di una nuova stirpe di uomini, quelli nati dal «seme» di Maria. La maternità della donna, prima della nascita di Maria (la madre del Redentore), viene valutata in grado di generare solo uomini capaci di rapportarsi alla donna tramite il «dominare».
Un secondo approccio possibile, che l'uomo moderno fa facilmente, ci è dato dall'antropologia culturale d'istanza sociologica. Questa evidenzierebbe nel testo (il capitolo IV del documento di Giovanni Paolo II), un modello di società uomo - donna costruitosi sulla sopraffazione dell’uomo sulla donna, peraltro giustificato da una colpa ancestrale della donna. Questa tuttavia si porta dentro la speranza di una futura liberazione. Maria rappresenterebbe, in tale ottica, l’inizio della rivolta della donna e della sua liberazione dal dominio dell’uomo su di essa.
Abbiamo sommariamente accennato a due possibili chiavi di lettura del documento pontificio sulla donna da parte della cultura moderna, perché l'approccio antropologico - teologico, quello inteso dal documento pontificio e che ora tenteremo di enucleare relativamente al IV capitolo, risulti distinto il più chiaramente possibile da altre letture. Una lettura teologica tiene sempre presenti tre dati: le Sacre Scritture, la «Tradizione» (che per lo più coincide con l'uso delle Sacre Scritture fatto dalle comunità cristiane lungo il corso della loro storia), documenti del magistero della Chiesa. Naturalmente l’uso teologico di tali dati (Scrittura, Tradizione e Magistero) coinvolge molte questioni previe, in particolare linguistiche ed ermeneutiche, che si risolvono nelle possibili chiavi di lettura del testo in esame. La possibilità di diverse chiavi di lettura, se può essere una ricchezza, può tuttavia anche ingenerare confusione sul piano delle scelte operative. Urge perciò, sul piano metodologico, non solo precisare ma anche valutare le chiavi di lettura che s’intende scegliere, per evitare i rischi di una polisemia di linguaggio facilmente soggetta all’equivoco delle precomprensioni. Quanto ai principi antropologico-teologici del cap. IV «Eva - Maria», sulla dignità e vocazione della donna nella Chiesa e nella società, ne emergono in particolare due in stretta interdipendenza:
1. La libertà umana scivola nell’abuso, sempre che nelle sue scelte si collochi al di fuori di Dio.
2. Il prescindere da Dio (= il peccato, il male) provoca una rottura-separazione che si manifesta e si attua nel rapporto uomo-donna, generando nell’umanità «grandi fatiche, grandi dolori, la morte» (espressioni del documento pontificio). Eva-Adamo rappresentano, col loro peccato, nelle Scritture e nella Tradizione cristiana, l'origine e il prototipo dell’umanità, tristemente orgogliosa di voler fare a meno di Dio. Maria - Cristo invece rappresentano, nella storia dell'umanità, la riconciliazione con Dio – ne sono infatti Madre e Figlio – e la riconciliazione uomo - donna, liberati dal peccato della sopraffazione. Il riportare l’uomo dalla libidine del dominare – la «libido dominandi» come la chiamava S. Agostino –, illudendosi così di essere simile a Dio (come rilevano le Scritture), alla comunione con Dio e con la donna, è forse questo – per il documento pontificio – il significato profondo della vocazione della donna nella Chiesa e nella società.
Con la sottolineatura, nella Lettera Apostolica di Giovanni Paolo II sulla donna, di questi due principi antropologico-teologici ci troviamo di fronte ad una prospettiva della vocazione e della dignità di ogni donna – oserei dire – nuova quanto a sforzo teoretico e di ampio orizzonte quanto a proposta culturale, degna certamente della dovuta attenzione da parte del mondo della cultura oltre che di quello propriamente ecclesiale. Il capitolo IV della Mulieris dignitatem esprime infatti, a livello teologico, una non indifferente riflessione che, nella parte conclusiva, propone anche chiavi di lettura cui non eravamo abituati per i testi scritturistici mariani. La forte connessione che pone il documento pontificio tra Maria e Eva, meglio tra la Madre del Signore e ciascuna donna in generale, è in qualche modo nuova proprio perché è intuita a livello di principio teologico. Viene infatti tra l'altro applicato ad ogni donna il verso del Magnificat, riferito da Maria a se stessa: «Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente». «È questa la scoperta – conclude il cap. IV del documento sulla donna del Papa Giovanni Paolo II – di tutta la ricchezza, di tutta la risorsa personale della femminilità, di tutta l'eterna originalità della “donna”... In Maria, Eva riscopre quale è la vera dignità della donna, dell’umanità femminile. Questa scoperta deve continuamente giungere al cuore di ciascuna donna e dare forma alla sua vocazione e alla sua vita».

 

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Inserito Giovedi 6 Maggio 2021, alle ore 19:01:57 da latheotokos
 
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