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  Lo sguardo di Maria 
Spiritualità

Da Divina consolatio, Opera della Divina Consolazione, 2014.


 



Se è vero che gli occhi sono la finestra del cuore, quelli della Beata Vergine Maria di Nazareth devono sicuramente rivelare il cielo più terso mai avuto sulla terra: sono due luminari che riflettono come due specchi purissimi la luce dell’Onnipotente presente in lei come in nessun altro essere umano. Maria è “la santa dimora dell’Altissimo” (Sal 46,5), il tempio che Dio si è creato sulla terra, del tutto degno di Lui, un tempio da Lui inabitato fin dall’istante dell’Immacolata Concezione. La presenza amica di Dio, che con Maria ha stabilito gli specialissimi vincoli di paternità-filiazione il Padre, maternità e Incarnazione il Figlio, sponsalità e gestazione lo Spirito Santo, riempie di grazia in misura mai più raggiungibile da alcuna creatura la figlia benedetta di Gioacchino e Anna, destinata ad essere la Madre del Verbo incarnato e la Madre dei viventi-redenti.

Gli occhi di Maria sono occhi che hanno visto Dio, sia nell’intimo dei suoi continui slanci d’amore verso il Padre buonissimo Signore, sia nei suoi silenzi notturni, sia nelle ferventi preghiere che diventavano vere estasi, al riparo degli sguardi umani. Nessuna anima è mai stata più unita a Dio di lei, Vergine purissima e figlia dilettissima. Ma gli occhi di Maria sono pure quelli che per prima hanno visto Gesù, Verbo fatto carne. Il volto di Cristo nasce da Maria; ma si può dire che lo sguardo di Maria deriva da quello del Figlio unigenito, Dio in persona che negli occhi di carne manifesta la luce dell’Altissimo. Maria si è beata di questa luce e di questi occhi di Gesù da Betlemme a Nazareth, fino alla Giudea e al Calvario per trentatre anni e a nessun altro più che a lei è stato concesso di entrare nell’anima di Cristo.

Nello sguardo di Maria c’è il riflesso più puro della luce di Dio uno e trino, ma c’è anche tutta la devozione di Maria all’Altissimo, la sua umilissima disposizione al servizio d’amore alla volontà del Padre, la serena fiducia del suo riposo in Dio in una pace imperturbabile, i bagliori del fuoco d’amore che arde nel suo cuore santissimo, un amore che supera la misura di tutte le creature angeliche e terrestri. Nessuno può conoscere e amare Dio come Maria di Nazareth, poiché Dio si fa conoscere e amare da chi vuole e come vuole Lui. Maria è la creatura più amata da Dio e posta in una relazione unica e ineguagliabile per sempre: prima nel tempo e poi nell’eternità. I suoi occhi sono uno squarcio di cielo e il suo sguardo penetra le nubi e arriva diretto al seno della Trinità, sempre accolto e benedetto.

Gli occhi di Maria sono stati il paradiso di Gesù sulla terra, una volta esiliato dal cielo, il suo ambiente naturale e a Lui più idoneo nell’infanzia e giovinezza beata nella casetta di Nazareth, il suo riposo nei momenti di stanchezza e di fatica, la sua pace quando subiva gli urti dell’umana incomprensione e agitazione, la sua consolazione nei momenti di dolore e di pianto, il suo conforto nelle pene piccole e grandi, il suo alimento spirituale più gustoso perché fatto di amore purissimo e di perfetta sottomissione alla volontà di Dio. Nelle sue numerose e ingravescenti fatiche apostoliche, dove Gesù trovava umano ristoro meglio che nello sguardo materno-filiale-sponsale di sua Madre? Quale persona umana a Lui più vicina e più amante? E quali dolcezze dovevano fluire dalla sua bocca verso il Figlio suo Dio e Signore!

Il giorno del Venerdì Santo, Gesù subì la sua terribile Passione, che non ha pari negli altri esseri umani anche più maltrattati e crocifissi. Oltre ai tormenti fisici e morali, tali da procurare la morte in breve tempo, Gesù patì pene indicibili nello spirito: il rifiuto del suo popolo, la condanna dei capi del sinedrio e dei sommi sacerdoti, l’abbandono dei discepoli, il tradimento di Giuda, il rinnegamento di Pietro, l’ingratitudine dei tantissimi da Lui beneficati, la desolazione sulla croce e gli insulti degli astanti, il silenzio e l’abbandono di Dio. Questa è la pena più insopportabile, perché l’anima non sente più la benevolenza di Dio, né la sua paternità, né il suo intervento risolutore, ma anzi avverte le fiamme dell’ira divina, la sentenza di morte della sua giustizia, il totale rigetto della sua anima da Lui suo Creatore, la maledizione annessa al peccato e ai peccatori, che Egli Gesù in quel momento impersonava quale Vittima designata fin dall’eternità.

Ebbene, sulla croce Gesù, immerso in un oceano di dolore per l’abbandono del Padre, per i torrenti di odio implacabile dei suoi nemici, per l’accanirsi di Satana contro di Lui-uomo con tutti i marchingegni della sua diabolica malizia e violenza, inchiodato, assetato, denudato, deriso, umiliato, rattristato, amareggiato, tormentato nel fisico e nello spirito, Gesù trovò consolazione e ristoro negli occhi di sua Madre, che nello sguardo sempre limpido e penetrante immetteva negli occhi e nel cuore del Figlio morente solo amore, tanto amore, tutto l’amore di cui era pieno il di lei cuore. Amore dolcissimo, amore purissimo, amore che univa in un nodo insolubile a tutti i due Sacri Cuori, nodo di pura grazia che la morte sigillava in eterno nel mistico abbraccio iniziato col duplice “Fiat” del Verbo e della Vergine all’Incarnazione.

Questo nodo di grazia ha unito per sempre i due più grandi Cuori del mondo. Da qui scaturisce la grazia per tutti i redenti. La Vittima divina che, compiuto il supremo Sacrificio della totale immolazione, sale al cielo, porta con Sé lo sguardo di Maria, il suo Cuore Immacolato, assolutamente degno di stare con Dio e da questo momento diventato fonte della vita dei redenti, “Madre di tutti i viventi”. Per la sua morte di croce, Gesù tutto ha espiato e tutto ci ha ottenuto dal Padre: la vita nuova, il perdono, la divina misericordia, il cielo. Ma è da credere che per questi suoi meriti, il Padre gli abbia concesso la presenza vigile e amante di Maria sua Madre, per dargli conforto deciso e divina consolazione, tanto da addolcire l’amarissimo calice della sua Passione.

Bello oltre ogni dire deve essere il volto della Vergine Maria, che non conobbe colpa e che fu ripiena di grazia fin dal concepimento e dalla nascita. Il dono di grazia fu sommo sul Calvario per sostenere il Figlio nella sua Passione. Se è così, noi figli peccatori e tribolati da ogni lato, dove possiamo trovare umana e divina consolazione meglio e più che negli occhi della Madre Addolorata ai piedi della croce? Se questo fu vero per Gesù, perché non deve esserlo anche per tutti i “poveri cristi”, suoi figli, che stanno a soffrire pene a volte indicibili? Sì, così è. “Il tuo volto Signore, io cerco, non nascondermi il tuo volto!” (Sal 27,8-9). Questo implora il salmista che sente la lontananza di Dio. Ma se a volte Dio è lontano, c’è sempre un altro volto santo che è vicino, quello di Maria nostra madre, “il volto che a Cristo più si assomiglia” (Dante). Guardare a Maria è trovare Gesù, che dagli occhi materni fa uscire luce, pace e gioia. L’Amore infinito si materializza e si dona a chi non si nega all’amore. Maria è la mistica interfaccia:“Chi trova me, trova la vita” (Pro 8,35).

 

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Inserito Sabato 29 Gennaio 2022, alle ore 19:15:13 da latheotokos
 
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DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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