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  La figura di Maria nell'educazione della donna 
Donna

Di Anita Deleidi in AA. VV., Il posto di Maria nella nuova evangelizzazione, Centro di Cultura Mariana "Madre della Chiesa, Roma 1992, pp. 168-182.



 Il problema dell'educazione è strettamente collegato con la nuova evangelizzazione: «La preoccupazione di evangelizzare i giovani non si riduce alla sola catechesi, o alla sola liturgia, o a quegli atti religiosi che domandano un esplicito esercizio della fede e ad essa conducono, ma spazia in tutto il vasto settore della condizione giovanile. Si situa, dunque all'interno del processo di formazione umana, consapevole delle deficienze, ma anche ottimistica circa la progressiva maturazione, nella convinzione che la parola del Vangelo deve essere seminata nella realtà del vivere quotidiano per portare i giovani ad impegnarsi generosamente nella vita»1. Aiutare i giovani a prendere coscienza della propria dignità umana, a sviluppare la persona nella libertà e solidarietà, a cogliere il disegno di Dio su di loro è compito di evangelizzazione. Che ruolo ha, allora, Maria in questo compito di evangelizzazione e di educazione? Lei, la prima fra i credenti, è la più perfetta discepola del Cristo (MC 35). La parola di Dio si è fatta carne e storia nella sua anima e nella sua persona, prima che nel suo grembo. Essa rappresenta al vivo il cammino faticoso e felice dell'uomo singolo e dell'umanità verso il proprio compimento. Maria ha accompagnato la chiesa nascente e partecipa oggi con la ricchezza della sua maternità alla maturazione storica della comunità cristiana e alla sua missione nel mondo. In lei le strade dell'uomo si incrociano con quelle di Dio. È, dunque, una chiave interpretativa, un modello, un tipo, un cammino per il credente di ogni tempo e per ogni donna che vuol vivere responsabilmente il progetto di Dio nella storia. Questo per me è importante: Maria non è solo un «modello di virtù», di atteggiamenti che riconosciamo importanti per la donna, per il credente del nostro tempo. Ma Maria è donna, persona concretamente impegnata in una storia, una storia di salvezza, con tutto il suo essere. È persona protagonista di storia di salvezza. Per questo è riferimento imprescindibile per ogni donna, di ogni tempo, perché tutti siamo chiamati a vivere in pienezza la storia, che è sempre storia di salvezza. In questa prospettiva desidero, allora, svolgere la riflessione che mi è stata affidata: e mi guiderà molto il testo della Mulieris Dignitatem che invita le donne a confrontarsi con Maria, perché in Lei ritrovino se stesse e la loro suprema vocazione (MD 31): il dono d'amore.

l. La figura di Maria nell'orientamento mariologico contemporaneo

a) La prospettiva mariologica della Mulieris Dignitatem porta a sviluppo la scelta mariologica inaugurata dal Vaticano II, segue l'approfondimento antropologico auspicato e promosso dalla Marialis Cultus, accentua il ruolo di Maria come presenza attiva ed operante nella storia della salvezza, sottolineato dalla Redemptoris Mater. Siamo oggi in una fase costruttiva, resa viva anche dalle interpellanze provocate da critiche e contestazioni, in particolare della teologia femminista, che attualmente oscilla tra il rifiuto della figura di Maria - che sanziona un «modello teologico d'inferiorità» - e il recupero di Maria, in prospettiva liberante. L'inserimento organico della mariologia nel più ampio contesto teologico, nella storia della salvezza, nel mistero di Cristo e della Chiesa, ha portato a privilegiare gli aspetti storico-salvifici della vicenda evangelica di Maria, persona umana, donna, che liberamente e coscientemente si offre alla grazia del Padre. Il fecondo rinnovamento biblico, il recupero patristico, il dialogo con le scienze antropologiche hanno favorito la conoscenza della figura di Maria nella sua realtà umana di donna, credente, promotrice di valori umani e cristiani. L'antropologia cristiana, infatti, vuole «rendere giustizia» non solo alle verità concernenti Maria, ma alla sua «verità di donna». Il fatto che Maria sia donna e che Dio stesso le abbia chiesto di diventare madre del suo Figlio, inserendosi con piena libertà e responsabilità in un progetto che lei non aveva previsto, non è affatto irrilevante: «non è indifferente che Maria sia stata donna!» sottolineava Leonardo Boff nel noto saggio Il volto materno di Dio2. Il femminismo ha messo positivamente in movimento la riflessione mariologica, provocandola a rivedere sia l'immagine tradizionale di Maria, sia la concezione della donna. Le femministe, infatti, oscillano tra il rifiuto della figura di Maria e il suo recupero in prospettiva liberante. La donna di oggi - afferma Carol Anne Douglas - è portata a diventare «anti Mary» in contrapposizione con un'immagine di Maria troppo domestica (''una santità misurata dal numero di panni lavati") o troppo idealizzata (''modello di onniperfezione") che sanziona un modello teologico d'inferiorità3. Altre femministe preferiscono promuovere la scoperta della «vera» Maria, quella biblica, protagonista di storia, capace di libertà interiore, anticonformista, portata a vivere la sua maternità nella difficoltà, libera, dunque, da «incrostazioni culturali e da strumentalizzazioni ideologiche». «Per il bene che voglio alla Madre di Gesù, io invoco la liberazione delle donne - afferma Claudia Gilmozzi Zanon - nel senso che invoco la sua verità di donna del suo tempo, simbolo della speranza perché umile, casalinga, semplice ed emarginata - grazie alla mentalità ebraica - ma anche così diversa, perché «piena di grazia» e per quel suo Figlio così unico e che aveva verso le donne un atteggiamento straordinariamente anticonformista»4.

b) Sappiamo che in ogni epoca la considerazione di Maria quale modello per la donna è stata presente, ma è pur vero che era condizionata dal modello femminile proprio del tempo (esempio di nascondimento, di silenzio, angelo del focolare ... ) . In realtà nei primi secoli Maria veniva invece considerata soprattutto in relazione a Cristo, quale modello per il credente. Nel periodo patristico viene considerata più nelle sue caratteristiche personali e come tipo dell'umanità che accoglie l'azione dello Spirito. Nel mondo cristiano dei primi secoli vi era una profonda convinzione dell'uguaglianza dell'uomo e della donna davanti a Dio (è ben da recuparare la prima tradizione cristiana!): quindi Maria è vero modello per ogni credente. In seguito la cultura, il costume, la legislazione della società esercitarono un notevole peso, spingendo a forme di misogenia. Tuttavia la presenza di Maria nell'orizzonte cristiano rappresenta una smentita alle correnti di valutazione negativa sulla donna. Anche nel mondo barbarico che subentra all'impero romano, e nel quale la donna è reputata giuridicamente inferiore, Maria esercita un influsso benefico, aiutando a capire le positività di talune caratteristiche femminili e a far evolvere i costumi familiari attraverso la proposta della famiglia di Nazareth5.
Nell'XI e XII secolo prevale, nella considerazione di Maria, l'aspetto regale: Maria «signora», regina del cielo, invocata come «antidoto» principale all'amore terreno. Col sorgere degli ordini mendicanti, Maria viene apprezzata come colei che incarna in sommo grado le virtù dell'umiltà e della povertà e nell'iconografia, alla Madonna in trono, si sostituisce la madre col bambino, in vesti semplici e dimesse, esaltando di Maria «donna» la docilità, la pazienza, la gentilezza. Si va formando l'immagine modello d'obbedienza e di sottomissione della donna, che traduce la dolcezza in incapacità di scelte autonome, l'accettazione della volontà di Dio in sopportazione senza limiti e rassegnazione passiva. Dopo il periodo rinascimentale, in cui anche il culto mariano si colora di tinte profane, con la controriforma si afferma la figura di Maria debellatrice dell'eresia e dei nemici della chiesa. Interessa, infatti, di meno il suo ruolo nella storia della salvezza, quanto piuttosto la sua funzione in cielo, perché capace di ottenere grazie a chi la invoca. Nei secoli successivi, sempre invocata come intermediaria fra Dio e gli uomini in forza della sua maternità, diventa modello emblematico per la donna-madre e per il suo ruolo, a detrimento di altre potenzialità e aspirazioni femminili. Anche se il cattolicesimo in Maria ha sempre operato un'esaltazione della donna, a volte ne veniva un modello eccezionale e perciò irraggiungibile oppure un modello volto a tenere la donna nel nascondimento e nelle «virtù domestiche». Anche le varie culture hanno portato figure ideali di Maria, secondo la situazione femminile del posto. Oggi è, dunque, sentita positivamente la necessità di una revisione critica del modello mariano, richiesta non solo dal femminismo, ma dalla stessa situazione ecclesiale e proprio alla luce del ruolo che Maria occupa nella storia della salvezza si può arrivare ad individuare un più autentico modello e rapporto fra Maria e la donna.

c)
A questo proposito i recenti documenti ecclesiali ci vengono in aiuto. Non li conosciamo ancora a sufficienza in tutta la loro valenza (e la prassi ... ecclesiale a volte ne è ancora distante!):
- Nella Gaudium et spes il Concilio considera la promozione della donna come segno dei tempi (n. 96), difende la sua libertà nel decidere del suo stato di vita e del suo partner, la possibilità di accedere nella cultura a gradi superiori e lancia l'appello perché sia superata ogni discriminazione, compresa quella fra uomo e donna (nn. 8, 29, 60). Nel trattare, poi, della famiglia riconosce alla donna gli stessi diritti dell'uomo e ne evidenzia la complementarietà e reciprocità. "L' Apostolicam actuositatem (nei nn. 9, 32) e l'Ad gentes (nei nn. 17, 21) riconoscono anche alla donna il diritto all'apostolato e all'evangelizzazione. Maria, nella Lumen gentium, è vista come donna che matura il suo itinerario di fede progressivamente, inserita nel mistero di Cristo, con un particolare rapporto con ogni discepolo, con ogni uomo che a Cristo vuole configurarsi.
- È solo però la Marialis cultus che mette in rilievo il rapporto esplicito tra Maria e la donna, tra la promozione della donna e la proposta di Maria quale ideale di donna, «tipo eminente della condizione femminile e modello chiarissimo di vita evangelica» (nn. 35, 34 e 39). La Marialis cultus mette in rilievo come Maria («della nostra stirpe, vera figlia di Eva, vera nostra sorella») abbia condiviso pienamente come donna umile e povera la condizione umana e come la donna contemporanea, chiamata a partecipare corresponsabilmente alla vita della società umana, possa contemplare in Maria il suo consenso attivo e responsabile all'incarnazione del Verbo, «l'opera dei secoli». Inoltre può constatare come la scelta verginale non fu atto di chiusura ai valori dello stato matrimoniale, ma una scelta coraggiosa, compiuta per consacrarsi all'amore di Dio in modo totale. La donna contemporanea - continua la Marialis cultus al n. 37 - può riconoscere Maria non come una donna passiva, ma autenticamente libera e forte, che sperimentò povertà e sofferenza, fuga ed esilio; come madre non gelosamente ripiegata sul Figlio, ma donna che con la sua azione favorì la fede della comunità apostolica in Cristo e la cui funzione materna si dilatò a dimensioni universali.
- La Redemptoris Mater, che richiama la dottrina conciliare sul rapporto Maria-Cristo, Maria-Chiesa, afferma poi al n. 46 che la femminilità si trova in una relazione singolare con la Madre del Redentore, rimandando ad un ormai prossimo documento lo sviluppo del tema «donna».
- Tra i documenti preparatori al Sinodo dei laici, l' lnstrumentum laboris richiama nuovamente il tema della donna e propone Maria come modello (nn. 9, 11, 26, 43).
- La Lettera apostolica di Giovanni Paolo II a tutte le persone consacrate delle Comunità Religiose e degli Istituti Secolari in occasione dell'Anno Mariano esorta i religiosi a riscoprire e vivere la propria vocazione nella chiesa come «riflesso della presenza di Maria» (n. 23), donna, madre che ha vissuto la sua vocazione nel dono totale e salvifico.
- Infine la lettera della Congregazione per l'Educazione Cattolica, La Vergine Maria nella formazione intellettuale e spirituale, esorta ad ulteriori sviluppi di studio circa il tema «Maria e la donna», nella luce dei dati della fede e delle scienze antropologiche (n. 15).
- Il magistero ecclesiale ha mostrato istanze ed inviti ad approfondire questo tema, perché la figura di Maria possa illuminare un'autentica promozione della donna. La Mulieris dignitatem ne è l'espressione più chiara e deve essere ancora maggiormente conosciuta ed approfondita. A questo proposito e partendo da questo documento, desidero mettere in rilievo gli elementi fondamentali della figura di Maria, visti in riferimento all' educazione della donna.

2. Maria e la donna: punti nodali della "Mulieris dignitatem" in riferimento all'educazione della donna

Da una lettura attenta, meditata e confrontata del testo, ho colto tre dimensioni fondamentali: la presenza di Maria nell'evento centrale della storia della salvezza, evento che decide la pienezza del tempo; Maria, protagonista di storia di salvezza; la donna, protagonista di storia di salvezza, come Maria.

a) La presenza di Maria nell'evento centrale della storia della salvezza, evento che decide la pienezza del tempo
La lettera apostolica al n. 3 afferma con chiarezza la presenza della donna, Maria, nell'evento centrale salvifico che decide la pienezza del tempo («Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò suo figlio nato da donna» Gal 4, 4); l'invio di questo Figlio, consostanziale al Padre, come uomo nato da donna, costituisce il culminante e definitivo punto dell'autorivelazione di Dio all'umanità. Autorivelazione che possiede carattere salvifico. La donna si trova, perciò al cuore di questo evento salvifico, in piena libertà e totale disponibilità. È presente. Maria è la donna chiamata alla più alta collaborazione nell'opera della salvezza. Il brano dell'annunciazione, nel Vangelo di Luca, lo rivela e il ruolo personale di Maria è elevato a tema teologico anche da parte di altri evangelisti: «Come madre verginale ella entra nella confessione cristologica mostrando l'origine divina di Gesù (M 1-2, Le 1-2) e insieme partecipa alla rivelazione del Figlio a Cana (Gv 2,1-13) e riceve un compito materno nei riguardi del discepolo amato (Gv 19, 25-27)»6. La redenzione, che è presentata come «ora di Gesù» è anche «ora della donna» (Gv 16, 21), quale opera di maternità personificata in Maria, madre dei dispersi figli di Dio ormai radunati nel tempio della persona di Gesù7.  Maria è presente, «profondamente radicata nella storia dell'umanità, nell'eterna vocazione dell'uomo»8; è presenza attiva, esemplare, materna, unica nella storia della salvezza. Maria è presente nell'ordine storico e temporale, ma è anche un fatto interpersonale, un incontro di fede e di amore. Maria è l'essere umano che sta più al centro della storia della salvezza, non con quello che fa, ma con la sua accoglienza, col suo essere presente a Dio con tutto il suo essere. Maria ha, dunque, come donna, una missione nella lotta salvifica inaugurata dal Redento re contro l'autore del male nella storia dell'umanità. La realtà femminile è stata suscitata dalla mano creatrice di Dio ed è impegnata nella sua opera di grazia. A questo punto nasce l'interrogativo: come educhiamo noi le giovani, le donne, ad essere «presenti» nella storia della salvezza? Ad essere protagoniste dell'opera della salvezza? Solo in momenti straordinari o non piuttosto nel tessuto del quotidiano, che è sempre, lo vogliamo o no, storia di salvezza? L'incarnazione del Cristo, l'evento centrale della storia, la sua opera redentiva non si rinnova ogni giorno? Come educhiamo a cogliere l'ora della salvezza, ogni giorno? L'«ora» di Cristo, l'ora di Maria, l'ora di ogni uomo? È un interrogativo a cui io non do risposta. Lo lancio, perché non dobbiamo temere a proporre alle giovani visioni profonde, impegnative, quali la ricerca del proprio ruolo in una storia di salvezza, in cui sono coinvolte in prima persona.

b) Maria, protagonista di storia di salvezza
Maria è stata, dunque, protagonista di storia di salvezza. Come? Rileggiamo la Mulieris dignitatem, che ci richiama il fatto fondamentale del piano di salvezza: la nuova alleanza. Ora, la nuova alleanza è stipulata con una donna, a Nazaret, è la «novità assoluta del Vangelo» (MD 11). Maria è il nuovo principio, la creazione rinnovata. In lei ha il suo inizio la nuova e definitiva alleanza di Dio con l'umanità. L'antica alleanza, stipulata con uomini di Dio, condottieri, con Israele stesso, è ora rinnovata con una donna, la Vergine di Nazaret nel cui grembo Dio ha stabilito di rivestire la nostra carne, quale segno della nuova ed eterna alleanza. L'esegesi più recente vede nel brano dell'annunciazione (Lc l, 26-38) il riflettersi del formulario rituale dell'alleanza secondo lo schema: Dio-mediatore- popolo (= Maria). Il mediatore, dopo aver ricordato i benefici concessi da Dio al suo popolo, esprime la volontà del Signore e il popolo dichiara unanime il suo assenso: «Quanto il Signore ha detto, noi faremo» (Es 19, 8; 24, 3-7). «Noi serviremo il Signore Dio nostro e obbediremo alla sua voce» (Gs 24, 24). L'alleanza viene ratificata nella libera risposta dell'uomo. È il fiat di Israele al suo Signore. Gabriele, mediatore del piano divino, invita Maria all'alleanza; la illumina spiegando il motivo per cui è kecharitoméne, perché chiamata ad una missione, che è attuazione dell'antica promessa. L'alleanza sancita coi padri avrà il compimento definitivo nella persona e nell'opera di Gesù. Maria risponde: «Eccomi, sono la serva del Signore». Il fiat di Maria trova l'equivalente nelle parole di fede con le quali il popolo di Dio, in risposta al discorso del mediatore, dava il proprio consenso al fatto del Sinai, oppure alle successive rinnovazioni periodiche del medesimo9. Maria, la figlia di Sion, rappresenta l'Israele di Dio. Ella ricapitola tutta la «schiera degli obbedienti nella fede», ricapitola con Cristo la storia della salvezza e la storia dell'umanità. Per questo a Nazaret non è più un'assemblea del popolo eletto ad essere interpellata. È una donna, una persona individua, che entra così a pieno titolo con un ruolo determinante nella storia della salvezza. Persona preparata sì ad essere «tabernacolo escatologico del Dio presente fra gli uomini», ma chiamata alla collaborazione più alta con tutto il suo essere. Chiamata con l'unica sicurezza della Parola di Dio ad un avvenire carico di mistero; chiamata ad un cammino di fede. Maria, la donna della nuova alleanza, la donna nuova al cui ministero libero ed attivo Dio si affida10, intraprende il suo cammino di fede, consacrando totalmente se stessa alla persona e all'opera del Figlio suo11. «Nell'annunciazione - afferma la Redemptoris Mater al n. 13 - Maria si è abbandonata a Dio completamente, manifestando "l'obbedienza della fede" a colui che le parlava mediante il suo messaggio e prestando "il pieno ossequio dell'intelletto e della volontà". Ha risposto, dunque, con tutto il suo io umano, femminile». La risposta è positiva, nasce da una disponibilità radicale e incondizionata. Se è vero che la Vergine che concepisce il Verbo eterno rivela la natura della femminilità, quando contempliamo il Verbo che si incarna nel grembo di Maria, siamo di fronte alla prima e fondamentale dimensione del femminile. È il mistero dell'annunciazione, «mistero del femminino» come lo definisce Teilhard de Chardin. Attraverso Maria la benedizione dell'Antico Testamento entra nel Nuovo e la Vergine diventa l'archetipo della Chiesa, per la quale questo stesso fiat è l'unica via della santità e condizione di salvezza. La Mulieris Dignitatem richiama perciò opportunamente il momento dell'annunciazione come inizio della nuova alleanza. Tuttavia a me sembra opportuno ricordare altri due momenti fondamentali in cui questa alleanza si rinnova con Maria, donna. Ildell'annunciazione prelude, infatti, al silenzioso della madre presso la croce e passa attraverso il della sposa sussurrato a Cana nel tripudio della festa nuziale. Anche a Cana, Gesù rivolgendosi alla madre con l' appellativo «donna» (di chiaro richiamo simbolico) vede in lei la personificazione dell'antico Israele giunto alle soglie della redenzione messianica. E come il dono dell'antica legge mosaica fu preceduto da una pronta dichiarazione di fede da parte di Israele, così il dono del vino di Cana - simbolo profetico della nuova legge di Cristo - è preceduto dal totale abbandono di Maria alla volontà del Figlio: «Quanto Egli vi dirà, fatelo». Anche qui la mediazione di Maria, tutta orientata al Cristo e protesa alla rivelazione della sua potenza salvifica, è mediazione di salvezza. Le nozze di Cana sono ancora una volta simbolo dell'alleanza tra Dio e l'umanità: preludio eucaristico e ricostruzione profetica dell'umanità del maschile e del femminile. La nuova alleanza viene sigillata alla croce. Qui Maria sta. Come a Cana, ella è chiamata donna, evocando la donna della Genesi, la donna dell'Antico Testamento, Gerusalemme, Israele. E quello che a Cana è prefigurato, qui si compie. Gesù si rivolge a Maria per prima, alla donna, e dice una cosa che nessuno vede e conosce: che Maria è la madre del discepolo e che il discepolo è suo figlio. Vuoi dire che questo episodio non racconta la creazione di qualcosa di nuovo, ma la semplice rivelazione di una realtà già esistente. La Madre di Gesù diventa madre universale dei dispersi figli di Dio, unificati nel mistico Tempio della persona di Cristo, che Ella ha rivestito della nostra carne nel suo grembo materno. Maria appare così come la donna della nuova alleanza che tesse patti di comunione con ogni singolo credente ed il Signore, fra il discepolo e la chiesa, fra ciascuno e gli altri nell'unico popolo di Dio. È la donna capace di comunione perché proprio nella prospettiva del popolo eletto Maria raggiunge un'unione con Dio tale da superare tutte le attese dello spirito umano (MD 3).

c) La donna, protagonista di storia di salvezza, come Maria
Col suo fiat Maria diviene l'autentico soggetto di quell'unione con Dio che si è realizzata nell'incarnazione del Verbo, consostanziale al Padre. In tale modo ricorda la Mulieris Dignitatem al n. 4 la pienezza del tempo manifesta la straordinaria dignità della donna che consiste nell'elevazione soprannaturale all'unione con Dio in Gesù Cristo che determina la finalità dell'esistenza di ogni uomo, sia sulla terra che nell'eternità. Per questo - continua la lettera apostolica - la donna è rappresentante e archetipo di tutto il genere umano: rappresenta l'umanità che appartiene a tutti gli esseri umani, sia uomini che donne. Ma l'evento di Nazaret mette in rilievo una forma di unione col Dio vivo che può appartenere solo alla donna Maria: l'unione tra madre e figlio. La Vergine di Nazaret diventa la Madre di Dio. In lei maternità e verginità, due dimensioni particolari della realizzazione della personalità femminile, acquistano pienezza, senso, valore (MD 20): in lei si congiungono in modo eccezionale. Coesistono, non si escludono, si spiegano e si completano reciprocamente. La riflessione della Mulieris Dignitatem presenta la maternità della Madre di Dio come il culmine del paradigma biblico della donna e presenta l'evento proprio come inizio di quella nuova alleanza con l'umanità che Dio inaugura in Maria. Proprio perché quest'alleanza deve compiersi nella carne e nel sangue, il suo inizio è nella madre. E nell'ordine dell'alleanza, che Dio ha stretto con l'uomo in Gesù Cristo, che è stata introdotta la maternità della donna. E tutte le volte che la maternità della donna si ripete nella storia umana sulla terra, rimane sempre in relazione all'alleanza che Dio ha stabilito con il genere umano mediante la maternità della Madre di Dio. Maternità che è disponibilità, dono di sé ed accoglienza, speciale comunione col dono della vita, col dono della parola di vita, segno dell'alleanza con Dio, che è Spirito («Beato il grembo che ti ha portato» - «Beato chi ascolta la parola»). Maternità che genera, perciò, creature nuove, nel segno dell'alleanza. Segno anche della speranza escatologica del regno che deve venire, speranza vissuta nella verginità, che è nuova consapevolezza della fede (MD 20). È libera scelta, dono di grazia, per un dono totale e indiviso. Maria, sottolinea la Mulieris Dignitatem, è la prima persona nella quale si manifesta questa nuova consapevolezza della fede e la maternità in lei si compie nella sua verginità per dono di Dio stesso. Maria genera vita nuova, dunque, nel segno dell' alleanza; genera comunione ... Come educhiamo le giovani a vedere questa caratteristica femminile, il generare vita nuova, come segno di comunione? Generare «vita nuova» (e non solo nel senso biologico, ma m senso anche molto più ampio, come possiamo ben capire) non è diventare «protagoniste» in una storia? Sempre e dovunque possiamo portare vita: e sempre quando si porta vita, si rinnova il patto d'alleanza, la speranza di una salvezza che si attua. Ed anche nella verginità, che è dono d'amore, noi possiamo, anzi dobbiamo generare vita: perché la verginità è risposta d'amore che genera amore. Come Maria, allora, la donna accoglie la vita e può portare la parola di vita dovunque (la vita = il Cristo ... ) in ogni ambiente, in ogni situazione, nel quotidiano donarsi o in un impegno straordinario per la società. È ancora il mistero della donna che guida la storia, la storia della salvezza. In essa non solo la Donna-Maria, ma tutte le donne hanno avuto parte attiva, come lei, mediante i propri carismi e il multiforme servizio. In ogni epoca, in ogni paese -ricorda la MD al n. 27- le donne hanno partecipato alla missione della chiesa, con significativa incidenza anche nella società: con Maria, come Maria, impegnate nella storia della salvezza. Allora presentare nel fatto educativo la figura di Maria non è un aspetto «devozionale»: ma una dimensione antropologica fondamentale. Presentiamo una donna, persona umana, realizzata in pienezza, impegnata concretamente nella storia. Presentiamo la figura di una credente che ha portato a maturazione il progetto di Dio su di Lei, con piena libertà e adesione consapevole: che ha raggiunto quella «maturità» in Cristo che è la pienezza della vita cristiana. Maria, donna chiamata ad attuare il patto di alleanza salvifica, è modello di ciò che può essere e diventare una persona quando accetta di entrare nel progetto di Dio. Segno di radicale libertà nell'obbedienza all'amore di Dio. Dio ha chiesto ad una donna di diventare madre del suo Figlio, inserendosi in un progetto che lei non aveva previsto, ma con piena libertà e responsabilità. Quale significato ha allora la donna nel progetto eterno dell'umanità? Anche la donna può essere «sacramento» attraverso il quale Dio si comunica all'uomo? Il della Donna-Maria ha permesso al Verbo d'incarnarsi. Il della donna al progetto di Dio nella quotidianità della storia deve permettere all'uomo la rotta verso Dio: «La donna [ ... ] riceve il ministero di generare l'uomo nascosto nel cuore, di rivelarlo a se stesso, di farlo crescere, riconducendolo incessantemente alla sua verità ed impedendogli di installarsi nella storia e di distruggerla»12. Maria di Nazaret, nella sua espressione femminile di massima apertura a Dio, è capace di ascolto, di aspettazione operativa; è capace di perdere il suo progetto per assumere quello di Dio. Come Maria, ogni donna può assumere un ruolo operante concretamente di soggetto liberante nella storia e realizzare ciò che è nel piano di Dio. Mi sembra importante cogliere, alla luce della Mulieris Dignitatem, senza sottolineare aspetti particolari o contingenti della figura di Maria, la necessità urgente che ogni donna riscopra la propria vocazione nella storia della salvezza, come le grandi donne dell'Antico Testamento, come Maria, e vi corrisponde in pienezza. Maria è figura di salvezza: il «come» compete a ciascuna persona che liberamente e corresponsabilmente risponde al piano divino, anche a ciascuna donna. Dobbiamo perciò educare persone libere, capaci di vera interiorità, di accoglienza della Parola che salva: e perciò donne capaci di  responsabilità nel sociale. Chi accoglie Cristo, non lo tiene per sé, ma si impegna a donarlo. Il Magnificat di Maria è paradigmatico per ogni donna (profonda interiorità ed impegno nella storia) che vuole agire in una storia di salvezza.

Concludendo, lascio aperto un interrogativo per ogni donna che vuole confrontarsi con Maria. Qual è il mio ruolo nella storia della salvezza? Sono convinta che ogni mia scelta, ogni mio gesto, possono essere storia di salvezza? Come li vivo? In Maria di Nazaret, prototipo della nuova umanità, la donna di ogni cultura trova realizzato pienamente ciò che può essere e diventare quando accetta di aderire al progetto originario di Dio, che vuoi salvare il mondo, riportandolo alla verità della creazione. Un augurio, allora, perché nella nostra azione educativa sappiamo portare le giovani donne ad un confronto costruttivo con la figura di Maria e le abilitiamo ad essere «donne di salvezza».

NOTE
1 Lettera «Iuvenum patris» di Giovanni Paolo II a don Egidio Viganò, Rettore Maggiore della Società Salesiana nel centenario della morte di S. Giovanni Bosco, n. 15.
2 LEONARDO BOFF, Il volto materno di Dio. Saggio interdisciplinare sul femminile e le sue forme religiose, Brescia, Queriniana 1981, 25.
3 Cf. STEFANO DE FIORES, Maria nella teologia contemporanea, Roma, Centro di cultura mariana «Madre della Chiesa» 1987, 415.
4 CLAUDIA ZANONI GILMOZZI, Per una autentica liberazione della donna, Roma, Cinque lune, 1979, 219.
5 Per l'excursus storico, cf. M. TERESA BELLINZIER, Donna, in STEFANO DE FIORES - S. MEO, ed., Nuovo Dizionario di Mariologia, Cinisello Balsamo (Milano) Paoline 1986, 503-506.
6 STEFANO DE FIORES, Mariologia-Marialogia, in Nuovo Dizionario 896.
7 L. Cit.
8 RM n. 52.
9 Cf. ARISTIDE SERRA, Maria secondo ìl Vangelo, Brescia, Queriniana 1987, 15.
10 Cf. RM n. 46.
11 Cf. LGn. 66.
12 MARIA XAVERlA BERTOLA, Antropologia, in Nuovo Dizionario, 94.
 

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DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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