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  Caravaggio e la Madonna dei Pellegrini 
ArteUn articolo di Pier Luigi Guiducci su Maria ausilitrice 3(2000)

La commissione affidata a Caravaggio

Agli inizi del 1600, il ricco notaio bolognese Cavalletti affida al giovane pittore Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio (1571-1610), il compito di dipingere un quadro mariano che doveva raffigurare la Madonna di Loreto. L’opera doveva essere collocata nella cappella del Cavalletti, presso la chiesa romana di sant’Agostino. Ma questo lavoro (1603-1605), in apparenza di non difficile esecuzione, trova, però, nell’artista che deve eseguirlo (olio su tela; cm 260 u 150) un soggetto irregolare nella condotta ma geniale nell’intuizione.

La Madonna c’è... ma non è in trono

Quando Caravaggio inizia a dipingere, decide – con quella rapidità tipica dei grandi artisti – di non raffigurare la Madonna nelle forme consuete per quel tempo (e anche per altri periodi). La Vergine non è seduta su un trono. E comunque non è in posizione “da regina”. Non ha corona. Non ha vesti preziose. La Madonna c’è... ma è sulla porta Caravaggio, infatti, opera una scelta radicale: la “sua” Madonna non solo non è posta in un contesto regale, “sovrastando” qualcuno, ma addirittura non è neanche circondata da mura che riconducano alla sacralità del luogo, all’intimità di un ambiente, alla stessa santa Casa di Loreto (che nel corso del 500 conosce un periodo di grande fasto, grazie soprattutto ai lavori di abbellimento finanziati dal Papa marchigiano Sisto V verso la fine del secolo e poi, agli inizi del 600, da Clemente VIII). No, in questo caso la Vergine “lascia” cori angelici, santi e beati, per affacciarsi sulla porta della chiesa, e – quindi per vedere l’umanità nella dimensione quotidiana, nella storia che progredisce, nelle ombre, penombre e luci di una realtà creaturale segnata dal tentativo e dalla fatica.

Le conseguenze di questa scelta mariana

Caravaggio, nel suo itinerare in più terre, e nel frequentare anche ambienti posti ai margini del tessuto sociale, conosce le fattezze di tanti volti umani, e i messaggi che queste esprimono. Così, la “sua” Madonna non solo è capace di prendere il Bambino e di portarlo in ambienti poco illuminati, poco puliti, per certi aspetti anche “a rischio”, ma addirittura di avvicinarlo alla gente del popolo. A chi, nei soli modi che conosce, esprime una devozione che è contemporaneamente afflato e fiducia totale.

La totalità della fiducia

Questa totalità di affidamento è segnata dalla scelta di inginocchiarsi e da quella di dialogare pregando. Con sguardi che, per la loro intensità, esprimono un modo che si manifesta anche esternamente ma che in realtà è profondamente “dentro” il cuore di questi due anziani fedeli. Non c’è bisogno, in questa dinamica, di “conversazioni”. Di “presentazioni”. Di “spiegazioni”. Di “suppliche” scritte in un buon italiano. Anche perché il vero atteggiamento di fede non è quello che rimane in attesa del segno prodigioso, ma è quello a cui basta ripetere anche una sola esclamazione. Nuda di bellezza letteraria. Ma preziosa nell’amore.

Lo “scandalo”

Questo inginocchiare davanti alla Vergine e a Gesù Bambino non solo un fisico, ma soprattutto una vita (rappresentata dall’età anziana), non è compreso da alcuni contemporanei di Caravaggio che si scandalizzano per dei dettagli messi ben in vista dal pittore: i piedi sporchi (fangosi) di un uomo. E la cuffia sdrucita e sudicia di una donna. La terra che ha reso “impresentabili” le estremità di questa povera gente è un elemento che viene letto solo in negativo. La sporcizia è legata a povertà. Questa all’inferiorità. Questa ad ambienti ove torna la logica di un tragico “concentramento”... Tutto è motivo di biasimo: l’Immacolata non può essere avvicinata a gente sporca. Forse, anche maleodorante. E poi “quella” immagine di Vergine sembra pure “stanca” (è appoggiata a uno stipite della porta).

L’insegnamento religioso

Ma questa posizione di riprovazione di alcuni verso un pittore che ha “visto” quello che altri non sono riusciti a scorgere, appare preconcetta e comunque parziale alla luce di alcune rapide considerazioni. 1) Il Caravaggio bolla il genere trionfalistico (esuberanza di “gloria” umana) per recuperare un principio di quotidianità. In tal senso si pone in sintonia con una visione religiosa dell’oggi, che attinge alla lezione storica dell’Incarnazione. 2) Questo pittore, poi, annulla una concezione statica della rappresentazione di vissuti soggettivi e sociali, per valorizzare la dinamica del rapporto interpersonale. In tal senso colpisce il fatto che non soltanto la Madonna è uscita dalla chiesa (segnata da povere mura), ma che – anzi – si protende con dolcezza verso due figli di Dio. 3) E, ancora, non è difficile affermare che in Michelangelo Merisi non è presente solo una volontà di realismo emergente dai volti e dai dettagli, ma – in più – si osserva il desiderio di esprimere da una parte la funzione materna di Maria e, dall’altra, la filialità e umiltà di chi – in ginocchio e senza timore – fissa attentamente il volto del Signore.

Qualche considerazione di sintesi

È difficile, quindi, insistere su presunte tesi o visioni concettuali dell’artista devianti dall’insegnamento ecclesiale. Piuttosto, è più facile recuperare in Caravaggio alcuni segni nascosti del suo animo, e una precisa convinzione di fede. Nei segni nascosti emerge, a parere di chi scrive, un desiderio vibrante di pace (raggiungimento di un equilibrio interiore e assenza di tensioni dall’esterno), di tenerezza (manifestazione dell’intimo), e di immediata comprensione (superamento di ogni estraneità di giudizio). La Madre di Dio è posta all’interno di una dinamica di Redenzione (il Bambino Gesù, in un contesto di luce, fissa attentamente i due popolani) che è caratterizzata dal movimento divino: iniziativa di Dio, chiamata di Dio, manifestazione di Dio, ecc. Tutto questo è presente, a mio avviso, nella mente del pittore che tenta in qualche modo, e con linguaggio umano, di scindere tra loro la verità dell’Incarnazione e il ritualismo degli uomini, segnato a volte da molte apparenze. La Madonna, in pratica, non può avere le fattezze idealizzate di una donna qualsiasi. Ma è creatura vera. Che sa diventare, unita a Gesù, “luogo di accoglienza” di quanti lasciano alle spalle le tensioni del viandante irrequieto. Per accettare di indossare l’abito del pellegrino. In cammino verso la Casa del Padre.


 

Inserito Mercoledi 25 Novembre 2009, alle ore 11:45:55 da latheotokos
 
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DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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