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Significato e attualità dei dogmi mariani nel nostro tempo
DogmiUn articolo di Angelo Amato su Maria Ausiliatrice 2002 - 9

La Maternità verginale di Maria

Nell’iconografia mariana il dogma della perpetua verginità di Maria – la “aeipárthenos”, la “semprevergine” (concilio di Costantinopoli II, 553 d.C.) – viene rappresentato simbolicamente da tre stelle che ornano il mantello della Beata Vergine. Le tre stelle indicano la virginitas ante partum, la virginitas in partu e la virginitas post partum. Georg Söll, un grande storico dei dogmi mariani, afferma al riguardo: “Il fatto che la Madre di Dio non cessò mai di essere vergine fu una realtà non soltanto per i fedeli del tempo di Basilio, ma anche per quelli dei secoli successivi. L’ex Maria Virgine del Simbolo della Chiesa universale venne inteso nel senso più ampio ed elevato a criterio di ortodossia”.1
La maternità verginale assicura che Gesù è un dono esclusivo di Dio Trinità all’umanità in Maria. Un ignoto autore del secolo VII, al quale viene dato il nome di Eusebio Gallicano, instaura un originale paragone tra Maria e la Chiesa, entrambe vergini e madri: “Poco fa ti meravigliavi per l’uomo nato dalla verginità. Ammira ora una novità non inferiore: un uomo che rinasce. Se ti piace, facciamo un confronto tra queste due madri [...]. Per mezzo di Maria è nato colui che era fin dal principio; per mezzo della Chiesa è rinato colui che in principio era perito; quella generò in favore dei popoli, questa genera i popoli; quella, come sappiamo, ha partorito una sola volta un figlio rimanendo vergine, questa continuamente partorisce per mezzo dello sposo vergine. Quindi ciò che tu ritenevi un prodigio unico nei secoli, riconoscilo ormai come una funzione abituale”.2
La vita divina nata nel seno di Maria si diffonde nell’umanità intera attraverso l’azione sacramentale della Chiesa. La Chiesa, come Maria, è la madre che continuamente, mediante il battesimo e gli altri sacramenti, fa rinascere l’umanità alla comunione con Dio Padre, Figlio e Spirito Santo.

L’Immacolata Concezione, come possibilità di santità cristiana

Il dogma dell’Immacolata Concezione, proclamato dal beato Pio IX l’8 dicembre del 1854, propone come verità di fede divina rivelata “la dottrina che sostiene che la beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in vista dei meriti di Gesù Cristo, salvatore del genere umano, è stata preservata immune da ogni macchia di peccato originale”.3
Il peccato, retaggio di ogni nato da donna, si arresta davanti a Maria. Se Gesù Cristo è il tutto santo perché la sua umanità viene interamente santificata dalla sua persona divina, Maria è la tutta santa in virtù della grazia proveniente dal Padre, dalla carità dello Spirito e dai meriti del suo divin Figlio. Se Gesù è il redentore, Maria è la sua prima redenta. La redenzione di Maria non fu per liberazione dal peccato, ma per preservazione. Essa cioè non fu per nulla segnata dal peccato, ma ne fu preservata, per singolare privilegio divino. In Maria non ci fu liberazione, ma preservazione. Secondo la geniale intuizione del dottore dell’Immacolata, il beato Duns Scoto, Gesù Cristo ha esercitato in lei l’atto di mediazione più eccelso, preservandola dal peccato originale.
Diceva il Santo Padre Giovanni Paolo II in una sua catechesi mariana: “A Maria, prima redenta da Cristo, che ha avuto il privilegio di non essere sottoposta neppure per un istante al potere del male e del peccato, guardano i cristiani, come al perfetto modello ed all’icona di quella santità, che sono chiamati a raggiungere, con l’aiuto della grazia del Signore, nella loro vita”.4
Maria Immacolata ricorda a tutti i battezzati la perfezione della santità. La tutta santa è stata e continua a essere nella Chiesa la guida sicura che conduce alle alte vette della perfezione evangelica.

L’Assunta, come realizzazione compiuta della nuova umanità

Quasi sintesi del meraviglioso mistero di Maria, il 1° novembre del 1950, Pio XII proclama solennemente il dogma dell’Assunzione di Maria, con queste parole: “L’augusta Madre di Dio, arcanamente unita a Gesù Cristo fin da tutta l’eternità con uno stesso decreto di predestinazione, immacolata nella sua concezione, vergine illibata nella sua divina maternità, generosa socia del divino Redentore, che ha riportato un pieno trionfo sul peccato e sulle sue conseguenze, alla fine, come supremo coronamento dei suoi privilegi, ottenne di essere preservata dalla corruzione del sepolcro, e, vinta la morte, come già il suo Figlio, di essere innalzata in anima e corpo alla gloria del cielo, dove risplende Regina alla destra del Figlio suo, Re immortale dei secoli”.5
Mentre per tutta l’umanità la risurrezione dei corpi avverrà alla fine dei tempi, per Maria, invece, tale evento si è realizzato già alla fine della sua vita terrena. Per cui il suo corpo è ora gloriosamente vivente in cielo accanto all’umanità gloriosa del suo Figlio Gesù Cristo. Precisa al riguardo il Santo Padre Giovanni Paolo II: “La condizione escatologica di Cristo e quella di Maria non vanno certo poste sullo stesso piano. Maria, nuova Eva, ha ricevuto da Cristo, nuovo Adamo, la pienezza di grazia e di gloria celeste, essendo stata risuscitata mediante lo Spirito Santo dal potere sovrano del Figlio”.6
Il dogma dell’Assunzione non è certo una verità “scoperta” nel secolo scorso. La fede in Maria assunta in corpo e anima alla gloria del cielo, appartiene alla coscienza di fede della Chiesa sia in Oriente sia in Occidente sin dalle origini. Pio XII, con la proclamazione solenne di Maria Assunta, ha inteso annunciare solennemente a tutto il mondo la nobiltà e la dignità del corpo umano, mortificato, umiliato, avvilito e profanato in mille modi durante la seconda guerra mondiale da poco conclusa. Di fronte ai lager di Dachau e di Auschwitz, dove si era consumata la violazione più dissacrante del corpo umano, il “mistero dell’Assunzione proclama il destino soprannaturale e la dignità eccelsa di ogni corpo umano, chiamato dal Signore a diventare strumento di santità e a partecipare alla sua gloria”.7

Maria, riscoperta dell’umanità perduta

Il dogma dell’Assunzione di Maria, come ogni altro dogma mariano, può esercitare un benefico influsso anche nella formazione cristiana della personalità del credente. Infatti, i suoi doni di grazia, i suoi privilegi, possono essere considerati come delle qualità altamente paradigmatiche per la maturazione psicologica e religiosa di ogni persona umana e cristiana.
L’Immacolata Concezione, ad esempio, rappresenta l’umanità come immagine di Dio non deformata dal peccato. In essa la creazione è stata riplasmata. Il valore psicodinamico di questo dogma mariano è la possibilità per il credente di ricostruire in sé e nei suoi rapporti col divino l’unità della Concezione Immacolata delle origini.
La Maternità divina indica che l’obbedienza a Dio diventa capacità di partecipare alla concezione e alla generazione del Figlio di Dio in noi stessi. In tal modo il cristiano compie la volontà del Padre, che non ha altra volontà che quella di generare il suo unico Figlio. Per Maria, così come per ogni cristiano, la libertà è fecondità.
La Verginità di Maria, oltre al dato biologico, indica l’apertura assoluta dell’amore umano all’amore divino. Questo orientamento incondizionato a Dio non è sterile ma sommamente fecondo. Per cui la Vergine è anche la Madre. Maria rappresenta così la suprema unificazione degli opposti: “Vergine Madre, Figlia del tuo Figlio”.8
L’Assunzione rivela infine il destino ultimo e positivo dell’umanità e il culmine dell’evoluzione spirituale di ogni persona umana. L’eccezionale importanza psicodinamica di questa realtà consiste nel prospettare all’umanità la realizzazione concreta della possibilità di un compimento supremo delle proprie potenzialità positive insieme al superamento definitivo di ogni divisione e contrapposizione di ogni ordine e tipo, che lacerano e angosciano ogni persona umana sulla terra.
Il dogma mariano, anche umanamente parlando, non solo non produce regressione o personalità immature, ma può essere uno strumento efficace di sviluppo della personalità umana e della stessa comunità ecclesiale.

1 G. Söll, Storia dei dogmi mariani, LAS, Roma 1981, p. 186.
2 Eusebio Gallicano, Homilia XXIII de Pascha, 2: TMPM vol. 3 p. 645.
3 Denz. n. 2803.
4 Catechesi del mercoledì 5 giugno 1996, n. 4.
5 Denz. n. 3902.
6 Catechesi del mercoledì 9 giugno 1996, n. 4.
7 Ib. n. 5.
8 Dante, Par., XXXIII, 1.

Inserito Sabato 5 Dicembre 2009, alle ore 9:04:10 da latheotokos
 
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