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  La Mariologia e le instanze ecumeniche 
EcumenismoL'impegno ecumenico della Mariologia

1 - L’impegno ecumenico, imperativo della Mariologia

L’impegno ecumenico della Chiesa Cattolica che sotto il pontificato di Giovanni Paolo II ha assunto un forte impulso, vale anche per la Mariologia. Esistono, come appena visto, tra la Chiesa Cattolica e le Chiese della Riforma, non poche discordanze di dottrina intorno alla figura di Maria nell’opera della salvezza, ma le Chiese sono invitate a proseguire nel dialogo avviato per eliminare tali discordanze e per guardare a Lei tutti insieme come alla Madre comune. E’ necessario che i cultori di Mariologia siano sensibili alle esigenze del Movimento ecumenico suscitato dallo Spirito del Signore per far progredire il processo verso l’unità dei discepoli di Cristo, senza temere che esso sia un pericolo per la salvaguardia del patrimonio della Chiesa Cattolica sulla Madre del Signore, perché il genuino ecumenismo non svende né altera il deposito della fede, ma si propone, attraverso la ricerca comune e il dialogo sincero, di aiutare i fratelli e le sorelle delle altre confessioni cristiane a conoscere l’integra rivelazione divina su Maria di Nazaret e spinge noi a riflettere sulle loro perplessità circa la presentazione storica e culturale dell’immagine della Beata Vergine. Nella ricerca mariologica, dunque, devono essere rispettate queste norme fondamentali:
a) Evitare atavici pregiudizi ed eliminare parole, giudizi ed opere che non rispecchiano con equità e verità la condizione del fratelli separati, e che rendono più difficile il dialogo con essi;
b) Intraprendere con convinzione la via del dialogo, dato che esso è una necessità dichiarata e una priorità della Chiesa;
c) Astenersi dal falso irenismo e cioè presentare con chiarezza la dottrina mariologica sia quella sancita dalla Chiesa con solenne giudizio e sia quella insegnata dal Magistero ordinario universale;
d) Procedere ad un uso sorvegliato e corretto dei termini e delle formule, purificando quindi il linguaggio per evitare disagio nei fratelli che non sono in piena comunione con la Chiesa e usando di conseguenza una terminologia che esprima la dottrina con esattezza ed efficacia, senza dare addito a false interpretazioni;
e) Evitare ogni tendenza, vera o apparente, a presentare la figura di Maria isolata dalla compagine ecclesiale. Questa esigenza, espressa soprattutto dalle comunità evangelica e anglicana, non è peraltro estranea alla genuina tradizione cattolica e non impedisce di mettere in luce i tratti esemplari ed irripetibili della santa e gloriosa Theotokos. 

2 - Approccio ecumenico alla Mariologia

1. SCHEDA STORICA
Il 21 novembre 1964 è caratterizzato da un duplice evento che risulta fondamentale per il nostro discorso: l’approvazione della Costituzione Dogmatica “Lumen Gentium” con il Cap. VII su “La Beata Maria Vergine Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa” e l’approvazione del Decreto sull’Ecumenismo “Unitatis redintegratio”. Essi sono i punti di riferimento di un dialogo che ha coinvolto, come vedremo più avanti, anche Maria e la mariologia. Da allora è iniziato un cammino le cui tappe salienti possono essere così riassunte:
- Prima tappa (1964-1974): è segnata da parte evangelica da un diffuso e variegato contatto con i cattolici ma da un “no” al Cap. VIII della “Lumen Gentium” anche se si comincia a far strada la convinzione di non negarsi agli inviti espliciti di esprimere il proprio originale pensiero su Maria. Da parte cattolica il periodo è contrassegnato da un diffuso “silenzio” su Maria dovuto alla crisi della Mariologia pre-conciliare e alla difficoltà di ristrutturarla in base alle nuove disposizioni conciliari;
- Seconda tappa (1974-1987): questo periodo che arriva fino all’Eciclica “Redentoris Mater”, è caratterizzato dal consolidarsi di un dialogo “faccia a faccia”, fatto anche di gesti concreti di indubbio significato, culminati in una serie di studi biblico – teologici in chiave di testimonianza in cui vengono sottolineati i criteri dell’assoluta parità dei dialoganti sul piano dei rapporti interpersonali e del riferimento alla S. Scrittura come base di partenza per l’intelligenza di Maria, con la conseguenza di considerare la sua figura biblica il principio fondante e ispirante di ogni discorso.
- Terza tappa (1987 - ): è la fase attuale che vede il 12-13 marzo 1988 il Convegno su: “Maria nostra sorella: le Chiese evangeliche di fronte al rilancio della mariologia”, preceduto dalla pubblicazione del volume: “Gli Evangelici e Maria”, in cui vengono riassunte le ragioni del “no” protestante all’anno mariano. Cominciano ad essere posti sul tappeto le questioni fondamentali della mariologia: Perché Maria da “modello” di fede è diventata “oggetto” di fede? Perché Maria da “Donna di preghiera” è diventata “Donna pregata” che “intercede” per noi? Perché Maria da “Colei che accoglie la salvezza” è diventata col suo “Fiat” anche “Colei che dona salvezza”? I nodi da sciogliere sono, quindi, di natura dogmatica e cultuale, ritenuti dagli Evangelici imposizioni non legittime. Questi nodi, sebbene fondamentali e irrisolti, non hanno però bloccato il dialogo ecumenico ma lo hanno avviato verso l’essenzialità. Nelle profonde divergenze ancora esistenti, rimane per tutti valida la considerazione che Maria, “Donna biblica” è per tutti una benedizione donata alle Chiese perché “modello di fede”, “immagine della Chiesa e del credente”, inserita al giusto posto nella Comunione dei Santi.

2. NEL CONTESTO DELLA TEOLOGIA ECUMENICA
Il ripreso dialogo su Maria, per essere valido e poter serenamente continuare, deve essere contestualizzato nell’alveo della Teologia ecumenica, frutto del Movimento ecumenico, nato con la convinzione che vana sarebbe la predicazione se Cristo rimanesse diviso nella Chiesa. Questa teologia vede il suo percorso concretizzarsi: non in ciò che divide, ma in quello che unisce; non nella via del “ritorno”, ma in quella della “diversità” riconciliata; non nella formulazione controversiva, ma in quella propositiva; non nelle posizioni “difensive”, ma in quelle “dialogiche; non nel discorso marginale ma nel discernimento dell’essenziale. Nella prospettiva dell’unità, la teologia ecumenica: ha per fondamento la “carità” reciproca che si esprime nella dimensione orante e nella dimensione profetica che incalza le Chiese a far seguire decisioni concrete e rapide al nuovo status che sta chiarendo come non poche differenze irriducibili di ieri, appartengono oggi di fatto all’area della tolleranza gnoseologica; ha un carattere critico e propositivo che ricorda costantemente alle Chiese la loro condizione di infedeltà e l’urgenza di uscirne; ha una dimensione dossologica per cui si ringrazia Dio per l’unità che già esiste e si invoca la piena comunione; ha un profondo senso comunitario per cui si cammina insieme come amici ritrovati; ha un’orientazione storica, per cui l’intento è quello di trasmettere al mondo la Buona Novella di un’umanità chiamata da essere l’icona della Trinità santa.

3. IL POSTO DI MARIA NELLA TEOLOGIA ECUMENICA
Situare la Mariologia in questo contesto significa, per i Protestanti, fare un discorso su Maria che parte da questi punti fondamentali: “sola gratia”, “sola fides”, “soli Deo” e cioè:
- Maria è il punto focale della grazia, la chiave per comprendere la grazia;
- Maria è l’immagine del credente, è l’esempio di una fede stupita, riconoscente e gioiosa, è l’insieme armonico di un’umile catecumena e nello stesso tempo di una teologa della liberazione dell’uomo;
- Maria è il frammento che ricapitola e porta a compimento la dedizione incondizionata di Dio all’uomo e riassume la dedizione incondizionata dell’uomo a Dio nella grazia e nel crogiolo dell’oscurità;
- Maria è colei che rende gloria a Dio autore di ogni grandezza, donatore della grazia. Egli è il liberatore dell’oppresso, l’orientatore di chi cerca un senso, il guardiano di chi invoca misericordia, la vita nella morte, Colui che ama gli amici del Figlio e li onora. Egli, perciò, ama e onora in primo luogo Maria ed esprime Egli stesso una dossologia ricca di pathos verso Maria, invitando le generazioni alla sua lode. E’ lo Spirito di Dio, come già si è detto, che coinvolge Elisabetta e Giovanni nella danza divina intorno a Maria, l’Arca in cui dimora la sua Presenza, una danza intercala dalla lode di Maria (“Tu beata” – “Tu benedetta”) che è un lodare con Dio, spinti da Dio dove nello stesso tempo è Dio ad essere sommamente glorificato.

3 - E’ possibile una Mariologia ecumenica?

E’ possibile oggi una Mariologia vincolante in campo ecumenico? J. Moltmann afferma che non siamo ancora pronti per sviluppare una vera Mariologia ecumenica, ma questo non significa che non possiamo tentare di descrivere almeno le condizioni entro le quali dovrà essere elaborata. Se dunque il tempo di questa Mariologia è ancora lontano, tutti comprendono e lavorano oggi per renderla possibile. Nel mondo della Riforma sta avvenendo un graduale passaggio riguardo a Maria e alla sua tematizzazione che è la mariologia: Si passa dall’assenza e l’occultamento ad accenni significativi di disoccultamento e di risveglio. Questa ripresa parte dal riesame dei motivi che hanno determinato il disgelo mariologico.

1. L’OCCULTAMENTO DI MARIA
Esso ha raggiunto il suo apice a partire dal XVIII secolo sollecitato da diverse cause, tra cui il nesso mariologia – controriforma, l’illuminismo teologico e il puritanesimo. Prima del Vaticano II la posizione comune dei Riformati era che la Chiesa cattolica non avesse risposto veramente alle problematiche della Riforma e rimaneva, quindi, non – riformata, convincimento che si rafforzò enormemente con le definizioni dogmatiche dell’infallibilità papale (1870), dell’Immacolata Concezione (1854) e dell’Assunzione al cielo (1950), definizioni che secondo la Riforma, non avevamo sufficiente fondamento nella S. Scrittura. Maria viene chiamata in causa e vista come un’arma usata dalla Chiesa cattolica in chiave antiprotestante. L’occultamento di Maria diviene, di conseguenza, un segno distintivo della Chiesa riformata in senso anticattolico, una risposta protestante non solo alla dogmatica ma anche alla dottrina, alla cultualità e alla pietà mariana del Cattolicesimo. Si comprende quanto fondamentale sia per il dialogo ecumenico liberare Maria e la mariologia da questa carica di antagonismo tra le Chiese. Fuori da questi schemi, infatti, la Riforma si sforza oggi di passare dalla deligittimazione teologica della mariologia (Barth) a un “si” a Maria e alla sua tematizzazione, per il semplice fatto che la Madre del Signore è nei Vangeli, mentre la Chiesa cattolica, con la sua mariologia conciliare, ha cercato di definire e determinare i confini veri della mariologia cattolica. Un'altra causa dell’occultamento di Maria è fondata sull’illuminismo teologico che ha letto il concepimento verginale di Cristo come una leggenda e un mito eziologico sorto in ambiente ellenistico per spiegare il titolo di “Figlio di Dio”, una realtà deturpante, dato che la fede in Cristo Dio e Salvatore, sussiste, come afferma Moltmann, indipendentemente dalla sua nascita da una Vergine e non trova quindi nessuna conferma in questa motivazione. J. Gabus e B. Schlink, sottolineano come questa progressiva rimozione del nome di Maria dall’evento dell’Incarnazione e la diminuita riflessione sul segno – verginità, hanno chiaramente finito per emarginarla nell’ambito protestante. Se a questo si aggiunge la rimozione dell’archetipo femminile ad opera del tipico puritanesimo protestante, si comprende come risultasse naturale questa impressionante eclissi di Maria nella Riforma.

2. RISVEGLIO E ACCOGLIENZA DI MARIA
Uno dei motivi che spiegano il risveglio di interesse per Maria nel Protestantesimo è, ovviamente, il motivo ecumenico. E’ risaputo come proprio la mariologia e il papato sono due punti sui quali la fede evangelica e quella cattolica divergono profondamente, per cui il dialogo rischia di rimanere un monologo o un dialogo tra sordi. Il movimento ecumenico però chiama oggi le Chiese a oltrepassare gli stessi confini del dialogo nella prospettiva dell’accoglienza reciproca e della comunione. La figura biblica di Maria è già ora parte di questa comunione, mentre lontani da essa rimangono il culto e i dogmi mariani. P. Ricca afferma lapidariamente: “Maria ci unisce, ma la mariologia ci divide”. Un altro motivo di risveglio dell’interesse per Maria è legato al fenomeno e alla teologia femminista per la quale Maria è tornata alla ribalta all’interno del grande dibattito sul ruolo della donna nella religione. Anche se, in linea di massima, la teologia femminista critica aspramente la Maria della tradizione e della devozione popolare, essa ha tuttavia contribuito a risvegliare ampiamente l’interesse dei protestanti per lei.

3. POSSIBILI OBIETTIVI PER UNA MARIOLOGIA ECUMENICA
Dialogare in modo ecumenico sulla tematica mariologica, facendolo onestamente e approfondendo le radici del culto mariano o le ragioni del suo rifiuto, è una cosa oggi molto ardua. Questo spiega perché solo ultimamente la mariologia è cominciata ad entrare nei colloqui ecumenici ufficiali e, quando se ne è parlato, si è giunti solo ad un consenso tra specialisti, di scarsa rilevanza per le Chiese da loro rappresentate. Per poter giungere ad una vera mariologia ecumenica che risulti, cioè, vincolante per tutti in campo ecumenico, bisognerebbe anzitutto prendere coscienza con imparzialità degli elementi antiecumenci che caratterizzano certi aspetti della mariologia o di relazione con la mariologia. Pur non essendo quindi ancora giunto il tempo di una mariologia ecumenica, l’obiettivo attuale dovrebbe essere almeno quello di descrivere le modalità generali entro le quali dovrà essere elaborata. Queste modalità potrebbero essere le seguenti:
- deve realizzarsi all’interno di un processo di comunione tra le Chiese, anzi deve esprimere questa comunione;
- deve maturare anche all’interno del dialogo con Israele, evidenziando lo stretto legame tra il mistero di Israele e quello della Chiesa;
- deve essere elaborata soprattutto in vista degli ultimi e dei poveri;
- deve oltrepassare i confini del semplice ecumenismo e delle Chiese, per respirare con i polmoni dell’universalismo ed essere un elemento di salvezza per gli uomini.

4. POSSIBILI CRITERI PER UNA MARIOLOGIA ECUMENICA
Tenendo presente quello che finora si è detto, i Protestanti delineano questi criteri come fondamentali per una autentica mariologia ecumenica:
- non può essere autonoma perché Maria non è un soggetto teologico autonomo e quindi deve essere integrata nella cristologia, nella pneumatologia, nella ecclesiologia e nella liturgia;
- non potendola staccare nemmeno dall’antropologia, deve comprendere i segni dei tempi e perciò deve essere inculturata e pienamente inserita nel cosmo;
- deve essere fondata biblicamente perché il punto di partenza di ogni discorso mariologico non può non essere che la Maria della testimonianza neotestamentaria, comprendendo che “solo nel pieno recupero e nella piena esplicitazione del discorso biblico su Maria è possibile una mariologia ecumenica con il contributo protestante”;
- deve rispettare il canone della confessionalità, deve essere cioè vincolante per tutti nella sostanza ma fedele all’orizzonte della propria peculiare esperienza ecclesiale, negli sviluppi e nella prassi concreta;
- deve sottolineare come chiave di lettura preferenziale di Maria la sua esemplarità, ritenuta coralmente da liturgia, monachesimo e teologia il terminus a quo di ogni discorso su di lei. 

4 - Fonti dell'articolo

1. Pontificia Academia Mariana Internationalis
La Madre del Signore, memoria presenza speranza
Città del Vaticano 2000, pp.112-113.

2. Giancarlo Bruni
Approccio ecumenico alla Mariologia
in "Theotokos", Anno 1, 1993/1
Edizioni Monfortane, Roma, pp. 191-192.

3. Giancarlo Bruni
Mariologia ecumenica. Preliminari da un punto di vista protestante
in "Theotokos", VI,
Edizioni Monfortane, Roma 1998, p. 251.

4. P. Ricca
Maria di Nazaret nella riflessione di alcuni teologi contemporanei della Riforma
in "Marianum" LX, Edizioni Marianum, Roma 1993, p. 479.



Inserito Domenica 6 Settembre 2009, alle ore 23:47:49 da latheotokos
 
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DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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