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  Entrare nel mistero di Maria 
MariologiaUn articolo di Jean Gallot S.J. sul sito dei Gesuiti

"Rallegrati"

Ogni volta che preghiamo l' "Ave Maria", vogliamo entrare con Maria nell'immenso mistero dell'opera divina di salvezza. Riprendiamo le parole pronunziate dall'angelo al momento dell'Annunciazione, perché solo l'angelo che ha fatto entrare Maria in questo mistero può introdurci nello stesso mistero. Vogliamo raccogliere tutta la luce che è stata concessa a quella che era stata scelta per diventare madre di Cristo e cooperare in modo singolare alla trasformazione del destino dell'umanità. Abbiamo bisogno di aprirci a questa luce perché il nostro proprio destino possa essere intimamente associato a quello di Maria.
"Ave Maria" può troppo facilmente essere una parola meccanicamente ripetuta. Per evitare questo difetto, dobbiamo continuamente riscoprire il significato delle parole pronunziate dall'angelo secondo il racconto evangelico di Luca: "Rallegrati, piena di grazia". Letteralmente, l'angelo non ha detto: "Ave, Maria", come se fosse un semplice saluto, ma ha invitato Maria a rallegrarsi e le ha attribuito il nome di "colmata di grazia". Si tratta dunque di un invito alla gioia che era legato alla rivelazione di uno stato eccezionale di grazia.
È vero che la forma verbale "Kaire", adoperata nel linguaggio dell'evangelista, poteva significare, nelle relazioni sociali della gente di lingua greca, un saluto o un "buongiorno", ma conservava sempre il suo valore fondamentale di invito alla gioia. Per questo motivo, il vocabolo fu tradotto in latino come l'espressione di un saluto: "Ave".
Questa traduzione non sembra corrispondere alle circostanze delle parole dell'angelo: al momento più importante di tutta la storia dell'umanità, come immaginare che l'angelo, pienamente consapevole del valore supremo della sua missione, abbia semplicemente detto a Maria: "Buon giorno", come se questo giorno fosse simile agli altri? Un saluto banale non poteva convenire in questa ora decisiva.
All'inizio del dialogo che doveva aprire la via alla venuta del Salvatore nel mondo, l'angelo ha dato pieno significato all'invito: "Rallegrati". Mai un "rallegrati" avrebbe potuto avere un valore così forte. Maria era invitata a rallegrarsi, perché era stata scelta per contribuire all'evento tanto sperato della nascita di un Salvatore che doveva cambiare il volto dell'universo.
Diversamente dai Padri latini che interpretavano la parola dell'angelo come un saluto, i Padri greci, più capaci di cogliere le sfumature della loro lingua, hanno riconosciuto in "Kaire" un invito alla gioia, gioia che avrebbe avuto una importanza essenziale nell'accoglienza del messaggio divino. Il "rallegrati" poneva l'accento sulla disposizione essenziale richiesta da Dio per la cooperazione alla sua opera di salvezza. L'angelo dunque ha invitato Maria ad entrare nel mistero divino con una vera gioia personale.

L'invito alla gioia rivolto alla figlia di Sion

L'invito formulato dall'angelo al momento dell'Annunciazione era stato preceduto da diversi inviti alla gioia messianica, formulati in testi profetici nell'antica alleanza. Gli inviti erano particolarmente rivolti alla "figlia di Sion", cioè al popolo giudaico. Un oracolo profetico che esprime questo invito è molto bene conosciuto, perché è stato citato nei vangeli (Matteo 21,5; Giovanni 12,15) per mostrarne il compimento nell'ingresso di Gesù a Gerusalemme, ingresso accompagnato dalle grida di entusiasmo della folla.
Nel libro di Zaccaria, il popolo era invitato a una grande gioia per la venuta del re messianico, venuta che comportava un aspetto di umiltà, conforme alle intenzioni di un re pacifico: "Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino sopra un puledro figlio d'asina. Farà sparire i carri da Efraim e i cavalli da Gerusalemme, l'arco di guerra sarà spezzato, annunzierà la pace alle genti, il suo dominio sarà da mare a mare e dal fiume ai confini della terra" (9,9-10). Questo re deve essere accolto con gioia, non solo perché è vittorioso, ma soprattutto perché stabilisce un regno universale di pace.
Altri profeti collegano l'invito alla gioia con la presenza del Dio Salvatore in mezzo al suo popolo. In Sofonia questo invito è anche molto potente: "Gioisci, figlia di Sion, esulta, Israele, e rallegrati con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme! Il Signore ha revocato la tua condanna, ha disperso il tuo nemico. Re d'Israele è il Signore in mezzo a te, tu non vedrai più la sventura... Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un Salvatore potente". Non solo la presenza del Signore onnipotente è una garanzia di felicità, ma nel Signore stesso si trova una gioia che vuole comunicarsi: Il Signore tuo Dio "esulterà di gioia per te, ti rinnoverà con il suo amore, si rallegrerà per te con grida di gioia, come nei giorni di festa" (3,14-18).
In Gioele, le meraviglie compiute dal Signore sono motivo dell'invito alla gioia: "Non temere, terra, ma rallegrati e gioisci, perché cose grandi ha fatto il Signore" (2,21). Dio promette una grande abbondanza di beni: "Mangerete in abbondanza, a sazietà, e loderete il nome del Signore vostro Dio che in mezzo a voi ha fatto meraviglie. Voi riconoscerete che io sono in mezzo ad Israele, e che sono io il Signore vostro Dio..." (2,26-27). L'esortazione alla gioia viene dunque dalle meraviglie compiute, dalle meraviglie promesse e dalla presenza divina che queste meraviglie manifestano.
Un altro motivo della chiamata alla gioia viene espresso nel libro di Isaia: una fecondità data dall'alto, che supera ogni sterilità: "Esulta, o sterile che non hai partorito, prorompi in grida di giubilo e di gioia, tu che non hai provato i dolori, perché sono più numerosi i figli dell'abbandonata che i figli della maritata, dice il Signore" (54,1). Il popolo è invitato a rallegrarsi per la fecondità che sarà concessa con la ripresa delle relazioni di amore fra Dio e il popolo: "Per un breve istante ti ho abbandonata, ma ti riprenderò con immenso amore" (54,7).
L'invito a rallegrarsi, rivolto dall'angelo alla Vergine di Nazaret, deve essere capito nella prospettiva degli inviti che il Dio dell'antica alleanza aveva rivolto al suo popolo. I diversi motivi enunciati negli oracoli profetici trovano un compimento nello stato di Maria in dialogo con l'angelo: Maria è invitata alla gioia per la venuta del re messianico, per la presenza del Dio Salvatore in mezzo al popolo, per le meraviglie compiute e promesse da Dio in favore di tutti, per una fecondità eccezionale che viene proposta al momento dell'Annunciazione.
A questo punto, Maria era esortata a riassumere in uno slancio di gioia tutto ciò che era stato annunziato come fonte di gioia nella religione ebraica. In realtà, era invitata non solo a riprendere tutti i motivi del passato, ma riceveva una rivelazione che superava di molto tutti gli annunzi anteriori. Lo slancio di gioia che aveva cominciato a manifestarsi nell'antica alleanza per la venuta del regno messianico doveva adesso svilupparsi pienamente nella donna scelta come madre del Salvatore.

Invito di portata universale

Per il fatto che l'invito alla gioia era stato rivolto prima alla figlia di Sion, la parola "rallegrati" appare più chiaramente nella sua portata universale. Viene personalmente indirizzata a Maria, ma Maria tiene il posto della figlia di Sion e rappresenta dunque il popolo giudaico nel dialogo con l'angelo. Questo valore rappresentativo assume tutto il suo significato nel quadro dell'Annunciazione, che fa conoscere un progetto di alleanza. Nella storia del popolo ebraico non mancano i racconti d'alleanza, alleanza che viene stabilita fra Dio e un uomo che rappresenta il popolo. La più conosciuta è l'alleanza che il Signore conclude con Mosè e che viene riportata nel capitolo 24 dell'Esodo. A Mosè era stata promessa, per questa alleanza, una unione inseparabile con Dio: "Io sarò con te" (Esodo 3,12). L'assicurazione data a Maria con le parole: "Il Signore è con te" (Luca 1,28) rivela l'intenzione divina di stabilire una alleanza.
L'intenzione è sorprendente. Tutte le alleanze precedenti erano state concluse fra Dio e un uomo specialmente scelto. Questa volta, si tratta di una alleanza deliberatamente voluta fra Dio e una donna. Nel passato, solo gli uomini sembravano destinati a rappresentare il popolo dinanzi a Dio. L'Annunciazione apre una nuova prospettiva: per la prima volta, una donna rappresenta il popolo per la conclusione dell'alleanza. E la rappresentanza richiesta dal piano divino per l'alleanza definitiva.
Prima, nella storia del popolo, l'uomo appariva cone privilegiato quando era paragonato con la donna, ma con il messaggio dell'angelo Dio sceglie una donna per la sola alleanza reale. Le alleanze anteriori erano soltanto delle figure o prefigurazioni della vera alleanza, che doveva essere stabilita in Cristo. Per la formazione di questa vera alleanza, che implicava la remissione dei peccati e il dono della salvezza, Dio chiedeva il consenso di una donna. Aveva mandato un angelo per esprimere questa richiesta e aspettava una libera; risposta, che avrebbe impegnato Maria in una cooperazione totalmente dedicata al compimento del disegno divino.
Senza questo consenso e questa cooperazione, il grande progetto di salvezza per l'umanità non avrebbe potuto diventare realtà. Al momento dell'Annunciazione, il destino dell'universo era sospeso alla risposta di una donna, perché Dio non avrebbe voluto salvare l'umanità senza l'adesione di una persona che la rappresentava perfettamente ai suoi occhi. Il "sì" di Maria era assolutamente necessario allo stabilimento dell'alleanza, in virtù di una Volontà sovrana del Padre.
La Bibbia ci riferisce altri casi di nascite straordinarie procurate dall'onnipotenza divina, più particolarmente come meraviglia operata per una donna sterile, ma in questi casi, l'annuncio della nascita non richiede un consenso: la donna si rallegra semplicemente per il favore ottenuto dalla benevolenza divina. Nel caso dell'Annunciazione, l'angelo non va via prima di avere ottenuto dalle labbra di Maria il consenso richiesto. Lo scopo della visita dell'angelo era quello di suscitare e di raccogliere il consenso.
Abbiamo osservato che nella prospettiva tradizionale della religione giudaica Maria teneva il posto della figlia di Sion e a questo titolo rappresentava il popolo eletto, invitato a rallegrarsi per la venuta del re messianico. Il messaggio dell'angelo supera questa prospettiva, perché l'orizzonte della salvezza non è più limitato a un popolo. Questo messaggio che annuncia Gesù Salvatore va aldilà delle frontiere di Sion e viene affidato a Maria come quella che rappresenta tutti coloro che sono chiamati a ricevere il beneficio dell'opera salvatrice di Cristo. Maria infatti è la rappresentante di tutta l'umanità destinata ad aprirsi al disegno di salvezza.

Il compito di rallegrarsi

Chiamata a dare il suo consenso al progetto divino esposto dall'angelo, Maria svolge un ruolo essenziale nel compimento dell'Incarnazione redentrice. Dal momento che la Vergine di Nazaret ha pronunziato le parole: "Avvenga per me come tu hai detto" (Luca 1,38), il Figlio di Dio si è fatto uomo. La cooperazione della donna ha avuto dunque un influsso decisivo sul più grande evento della storia umana.
Nel modo di esprimere questo consenso, possiamo notare una sfumatura che aiuta a capire i sentimenti di Maria. La forma verbale tradotta: "Avvenga per me", serve all'espressione di desideri personali. Il significato è che Maria non rende soltanto il suo proprio volere conforme al volere divino, ma sviluppa in se stessa dei desideri che seguono lo stesso orientamento. Nel profondo del suo cuore, vive in armonia con la volontà del Padre.
Questa preoccupazione di armonia intima con il disegno divino illustra il volto femminile dell'alleanza. Stabilita con gli uomini, l'alleanza era stata concepita e praticata come patto di azione, con l'accento posto sulla forza nella lotta. L'alleanza di Dio con la donna tende a far prevalere i valori affettivi e a realizzare una unione nell'amore. Mentre l'alleanza di tipo maschile concentra gli sforzi sulla preparazione alla guerra e vuole soprattutto assicurare il trionfo delle armi, l'alleanza con la donna cerca piuttosto di stabilire e organizzare un regime di pace, un regime che favorisca relazioni cordiali e buona intesa.
Costatando l'orientamento affettivo dell'alleanza femminile, possiamo capire meglio l'intenzione divina che, attraverso il messaggio dell'Annunciazione, ha rivolto a una donna l'invito alla gioia. I sentimenti della donna destinata a vivere in pienezza l'alleanza dovevano favorire lo sviluppo della gioia della salvezza. Per questo motivo, la prima forma di cooperazione, da parte della donna scelta per la conclusione dell'alleanza perpetua e definitiva, deve essere un movimento del cuore per entrare e far entrare nell'immensità della felicità promessa.
Manifestamente, "Rallegrati" non è una esortazione di ordine secondario. È la prima parola rivolta dall'angelo a Maria, la prima parola che il Padre fa suonare ai suoi orecchi, nel momento capitale dell'annuncio di salvezza che egli desidera comunicare all'umanità. L'invito alla gioia è dunque di primaria importanza.
In questo invito appare lo scopo di tutta l'opera di salvezza. Tutto ciò che ha voluto il Padre, tutto ciò che l'ha spinto a mandare suo Figlio nel mondo era orientato verso la nostra gioia, la nostra felicità. Siccome egli voleva suscitare la più ampia cooperazione di Maria alla sua opera, desiderava che fosse associata a questa intenzione sovrana e che il primo movimento dell'anima della cooperatrice le facesse condividere il primo movimento dell'amore divino paterno verso gli uomini. Maria doveva essere la prima che avrebbe fatto l'esperienza della gioia preparata dal Padre per i suoi figli.
Entrando in questa gioia, Maria sarebbe stata anche la prima a diffonderla. Espressamente, l'invito le era rivolto come alla persona che rappresentava la figlia di Sion e portava in se stessa il destino non solo del popolo eletto ma dell'umanità che beneficiava dell'amore divino salvifico. Aveva dunque come missione di comunicare agli altri la propria felicità, una missione che corrispondeva anche al compito materno che le era attribuito nel disegno di salvezza. Una madre desidera condividere con i figli le sue gioie.
L'invito a rallegrarsi rivelava il legame fra la gioia autentica e la grazia. Il legame appariva nell'associazione delle due prime parole "rallegrati" e "colmata di grazia". Nella loro risonanza greca, le due parole vengono intimamente unite in virtù di una somiglianza di pronuncia (Kaire kekaritomène). Ma sono soprattutto unite per il fatto che in Maria la gioia sorge dall'abbondanza della grazia. Non è fortuita la coincidenza: quella che riceve dall'angelo il compito di rallegrarsi e di far entrare la comunità umana nella gioia è quella che è stata dotata di una grazia eccezionale. Il suo esempio aiuta a capire come la perfezione di grazia si esprime in una perfezione di gioia e come l'esultazione di gioia manifesta la trasfomazione intima che produce l'azione segreta della grazia dilatando le profondità dell'anima.
Dal Cielo, Maria ha ricevuto come primo compito la missione di rallegrarsi: è il segno dell'importanza della gioia agli occhi di Dio.
Questa importanza è stata posta in luce dal primo momento dell'annunzio della buona novella. In seguito sarà confermata in tutto l'insegnamento di Gesù, non solo nella dottrina delle Beatitudini ma in molte circostanze, più specialmente nelle parole pronunciate al momento doloroso della Passione. Il racconto dell'Annunciazione ha il grande merito di ricordarci la prima chiamata alla nuova gioia, destinata a orientare tutta la nostra vita.

 

Inserito Mercoledi 30 Dicembre 2009, alle ore 16:00:20 da latheotokos
 
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