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Maria, donna impegnata nell'opera della nuova umanità
MariologiaUn articolo del Prof. Jean Galot del 28 maggio 2003 sul sito della Congregazione per il Clero

Affermazione verginale

Maria manifesta la libertà e la lucidità della sua risposta all'angelo, chiedendo una spiegazione sulle condizioni della maternità che le viene proposta: "Come avverrà questo, poiché io non conosco uomo?" (Lc 1,34). Alcuni commentatori hanno denunciato in queste parole una mancanza di fede, da parte di Maria. Talvolta, le parole sono state tradotte: "Come è possibile?" Ma il testo esatto è: "Come sarà questo?" Maria non ha dubbio che questo sarà; chiede pure "Come?" Non c'è nessuna mancanza di fede, ma il semplice desiderio di sapere come una difficoltà evidente sarà superata. Maria stessa espone la difficoltà: "poiché io non conosco uomo". Afferma così che vive nella verginità. Non aggiunge che ha il desiderio di conservare questa verginità, ma lo lascia intendere, riconoscendo in questo stato verginale un ostacolo alla maternità. Secondo il piano divino, lo stato verginale di Maria non era contrario alla maternità. L'angelo rivela la soluzione superiore data da Dio alla difficoltà: "Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra". Era dunque une cooperazione verginale con lo Spirito Santo che veniva richiesta da Maria. Appare così, con maggiore evidenza, che lo Spirito Santo aveva guidato Maria sulla via della verginità, via che nella religione giudaica era quasi sconosciuta e non trovava un ambiente favorevole. Una forza spirituale particolare era stata necessaria per orientare Maria verso questo ideale di vita. Lo Spirito aveva acceso questo desiderio nell'anima della vergine di Nazaret e l'aveva fatto perseverare su questo cammino senza rivelare l'ultimo scopo di questa ispirazione. Nell'affermazione del suo stato di vita verginale, troviamo un segno della forte personalità di Maria. Sola una forte personalità poteva affrontare serenamente un ambiente che considerava il ruolo della donna nella società come semplicemente legato al matrimonio e lo sviluppo delle qualità femminili nel quadro della maternità. Maria aveva scoperto un altro ideale, quello della verginità, che l'avvicinava al mistero del Dio Sposo del suo popolo.

Impegno nell'opera redentrice

Quando il Concilio sottolinea la necessità del consenso di Maria all'Incarnazione per un contributo della donna allo sviluppo della vita, estende espressamente il valore di questo consenso a tutta l'opera redentrice: "Maria, figlia di Adamo, acconsentendo alla parola divina, diventò madre di Gesù, e abbracciando, con tutto l'animo e senza peso alcuno di peccato, la volontà salvifica di Dio, consacrò totalmente se stessa quale ancella del Signore alla persona e all'opera del Figlio suo, servendo al mistero della redenzione sotto di Lui e con Lui, con la grazia di Dio onnipotente"( LG 56). Il primo effetto del consenso di Maria è la sua maternità: diventò madre di Gesù, e più precisamente, secondo l'invocazione inaugurata nel terzo secolo, madre di Dio, madre di un Figlio che era Dio. Ma con questa maternità si dedica non solo alla persona di Gesù ma alla sua opera; s'impegna al servizio della redenzione in sottomissione a lui e in cooperazione con lui. Senza usare la parola "Corredenzione", il concilio ne esprime esattamente il vero significato, con l'accento posto su una subordinazione ma anche su una vera collaborazione riguardo a Cristo. Il Concilio raccoglie così i frutti di una lunga tradizione che aveva riflettuto sulla presenza di Maria nell'opera di salvezza. "Giustamente i Santi Padri ritengono che Maria non fu strumento meramente passivo nelle mani di Dio, ma che cooperò alla salvezza dell'uomo con libera fede e obbedienza. Infatti, come dice S. Ireneo, essa "obbedendo divenne causa di salvezza per Eva e per tutto il genere umano" (56).

Cooperazione nel sacrificio

La cooperazione di Maria all'opera redentrice appariva già nel consenso all'Incarnazione, ma potrà soltanto raggiungere la sua pienezza quando si sarà chiarita la dottrina del sacrificio redentore. Per molto tempo, un intervento specifico di Maria nel sacrificio non era stato preso in considerazione: Maria poteva essere chiamata Redentrice, nel senso che essendo madre del madre del Redentore aveva dato al mondo un Salvatore. Nel Medio Evo si sviluppò la riflessione dottrinale sul sacrificio e sul significato della partecipazione di Maria al dramma del Calvario. Per spiegare questa partecipazione che poneva in luce la sofferenza subita dalla madre in unione con il Piglio, Maria fu chiamata non più Redentrice, ma Corredentrice, in quanto, soffrendo con il Redentore, era stata associata alla sua opera di salvezza. La Corredenzione significa una cooperazione alla redenzione. Non significa una uguaglianza di Maria con Cristo, perché Cristo non è Corredentore ma Redentore e il solo Redentore. Maria non è Redentrice ma Corredentrice, in quanto si è unita a Cristo nell'offerta della sua Passione. Così viene pienamente salvaguardato il principio dell'unicità del Mediatore: "Uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti"(1 Tim 2,5). Il Concilio nega che questa unicità sia posta in pericolo dalla presenza mediatrice di Maria. Attribuendo alla Beata Vergine i titoli di Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice, Mediatrice, afferma che "l'unica mediazione del Redentore non esclude, ma suscita nelle creature una varia cooperazione partecipata da un unico fonte" (62). Il titolo di Corredentrice non può dunque apparire come una minaccia per il potere sovrano di Cristo, perché emana da questo potere e trova in esso la sua energia. Le parole del Concilio sono chiare: "La funzione materna di Maria verso gli uomini in nessun modo oscura o diminuisce questa unica mediazione di Cristo, ma ne mostra l'efficacia. Poiché ogni salutare influsso della Beata Vergine verso gli uomini, non nasce da una necessità, ma dal beneplacito di Dio, e sgorga dalla sovrabbondanza dei meriti di Cristo, si fonda sulla mediazione di Lui, da essa assolutamente dipende e attinge tutta la sua efficacia, non impedisce minimamente l'immediato contatto dei credenti con Cristo, anzi lo facilita"(60).

Unione della Madre col Figlio

Come viene riportata nel Vangelo, tutta la vita di Maria è stata impegnata nella cooperazione all'opera redentrice. II Concilio rilegge i dati evangelici per sottolineare il costante orientamento verso questa opera: "Questa unione della Madre col Figlio nell'opera di redenzione si manifesta dal momento della concezione verginale di Cristo fino alla di Lui morte" (57). Dopo gli episodi della vita nascosta, l'intervento personale di Maria alle nozze di Cana è più specialmente ricordato: "Mossa a compassione, indusse con la sua intercessione Gesù Messia a dar inizio ai miracoli". Questo inizio mostra l'influsso di Maria sull'opera salvatrice del Messia. Il Concilio pone soprattutto in rilievo la partecipazione di Maria al sacrificio della croce: "La Beata Vergine avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette (cf.Gv 19, 25) soffrendo profondamente col suo Unigenito e associandosi con animo materno al sacrificio di Lui, amorosamente consenziente all'immolazione della vittima da lei generata..." Nel dramma, Maria riconosceva un disegno divino che era quello della redenzione. Il Concilio osserva che all'origine di questo destino Maria era stata predestinata fino dall'eternità quale madre di Dio e che, come alma madre del divino Redentore era "compagna generosa del tutto eccezionale" e "umile ancella del Signore" Tutta la sua vita fu "Corredenzione": "Col concepire Cristo, generarlo, nutrirlo, presentarlo al Padre nel tempio, soffrire col Figlio suo morente in croce, cooperò in modo tutto speciale all'opera del Salvatore, coll'obbedienza, la fede, la speranza e l'ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime" (61). In questa cooperazione si sono dunque impegnate tutte le qualità soprannaturali presenti in Maria, qualità che dovevano essere comunicate all'umanità.

Madre nostra nell'ordine della grazia

Dopo avere affermato l'impegno totale di Maria nella cooperazione alla restaurazione della vita soprannaturale delle anime, il Concilio aggiunge in conclusione: "Per questo diventò per noi madre nell'ordine della grazia". Le parole di Gesù, che esprimono questa conclusione, confermano il valore della Corredenzione: a seguito della sua partecipazione all'offerta del sacrificio redentore, Maria riceve una nuova maternità, maternità nell'ordine della grazia, e cosi una nuova missione, destinata a svolgersi in tutto lo sviluppo futuro della Chiesa. "Donna, ecco tuo figlio!"(Gv 19,26) Queste parole erano state talvolta interpretate come sollecitudine filiale per provvedere al futuro di Maria. Ma la prima intenzione di Gesù non è di affidare Maria al discepolo prediletto; si tratta piuttosto di affidare il discepolo a Maria, dando a questo discepolo una nuova madre. Gesù, che ha dato tutto nel suo sacrificio, finalmente da ancora sua madre come dono supremo, Dopo queste parole, l'evangelista dice: "Gesù, sapendo ormai che tutto era compiuto" e riferisce la morte. Chiama sua madre "Donna", come l'aveva già fatto nell'incontro di Cana, che aveva posto il problema del ruolo della donna nell'opera di salvezza. In questa opera, Gesù chiamava se stesso "il Figlio dell'uomo"; usando per rivolgersi a Maria il vocabolo "donna", sembrava vedere in lei una donna impegnata nella stessa opera. Sul calvario, la parola "donna" aveva pure un valore più preciso. Poneva l'accento sulla separazione fra madre e figlio. Significava che per ricevere un nuovo figlio, Maria doveva accettare la morte del proprio Figlio e consumare così il suo sacrificio materno. Il dono della propria madre era il dono più alto che Gesù poteva procurare all'umanità. Nella sua vita terrena, egli aveva apprezzato la presenza, l'affetto e i servizi di sua madre, e voleva mettere alla disposizione di tutti l'eccellenza di un tale cuore materno. Ha rivolto il dono a un discepolo, facendo capire la portata simbolica universale di questo gesto. Il gesto era individuale, per mostrare che Maria avrebbe testimoniato un affetto materno ad ognuno dei discepoli; il gesto aveva anche un valore universale, perché significava una maternità universale di Maria, aperta a tutti. Quella che nella Corredenzione aveva contribuito alla salvezza dì tutti gli uomini, ha ricevuto il compito di guidare, con la sua sollecitudine materna, ogni destino umano.

Accogliere Maria come Madre nostra

Dopo avere affidato a Maria una nuova maternità, Gesù chiede espressamente al discepolo prediletto di accoglierla: "Ecco tua madre!" Voleva assicurare la risposta al dono di Maria, risposta che da parte del discepolo Giovanni è stata immediata: "Da quell'ora il discepolo la prese con se". Da queste semplici parole, possiamo capire che il discepolo ha fatto il massimo per accogliere Maria. Dicendo "Ecco tua madre", Gesù stabiliva un nuovo legame fra Maria e ogni discepolo. Possiamo ricordare che nell'ultima cena egli aveva detto: "Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi" (Gv 13,34; 15,12) Sul Calvario sorgeva un invito simile: "Amate Maria come io l'ho amata, perché ormai è vostra madre". Cristo non ha solo affermato la maternità spirituale di sua madre ma ha dato un fondamento definitivo al culto mariano dicendo: "Ecco tua madre". I diversi aspetti di questa maternità spirituale meritano di essere meglio scrutati e sviluppati.

 

Inserito Sabato 19 Giugno 2010, alle ore 15:02:02 da latheotokos
 
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