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Manifestazioni straordinarie per il bene del popolo di Dio
MariofanieUna nota di L. M. De Candido in Credere oggi 142(2004) n. 4 - Mariologia e devozione mariana, pp. 77-89

Papa Giovanni Paolo II ha usato l'espressione posta come titolo di questa nota in un discorso durante il giubileo dell'anno 2000, riferendosi alla Beata Vergine che ama non di rado concedersi per il bene del popolo di Dio. Il magistero preferisce qualificare come «rivelazioni private» i fenomeni soprannaturali o fatti trascendentali o appunto - le manifestazioni straordinarie (come i fenomeni apparizionistici, le esperienze di veggenti) che gremiscono storia e attualità della chiesa. Invero, siffatti accadimenti non sono esclusiva del mondo cristiano: ogni religione o forme parareligiose, quali le vie di sapienze soteriologiche, esibiscono testimomanze di rivelazioni e trascendentalismi.
Senza scendere in dettagli descrittivi e interpretativi, basta rammentare alcuni di simili eventi che coinvolgono la persona umana in relazione con l'ultraterreno. Ci sono le estasi: trasferimento da sensibilità somatica a concentrata assoluta sensibilità psichica-spirituale. Ci sono le bilocazioni, omero la presenza contemporanea della medesima persona in posti differenti. Ci sono le glossolalie, il parlare lingue sconosciute o non familiari o inesistenti financo prive di significato intelligibile al momento dell'audizione. Ci sono le potenzialità terapeutiche mediante ritualità parasacramentali come l'imposizione delle mani o unzioni con oli benedetti talvolta coronate da guarigione. C'è l'esorcismo extraministeriale, banalizzato nella cacciata del malocchio oppure nobilitato nella liberazione o nell'agevolazione di liberazione da presenze o influenze maligne. Ci sono le varie tipologie di sogni, talvolta luogo di relazione con il trascendente. C'è la manifestazione delle locuzioni interiori: è percezione di una voce non articolata con l'organo della fonazione né recepita con l'organo somatico dell'udito, è intuizione del significato di parole nemmeno vergate in iscritto, e percezione di messaggi mediante un'intelligenza interiore, un organo spirituale. Ci sono visioni soggettive (il soggetto vede) e apparizioni oggettive (l'oggetto - per lo più una persona - si fa presente).

1. Spunti di comprensione

Le complesse scienze umane hanno a disposizione molteplici metodiche di interpretazione e quant'altro giovi a inquadrare nel contesto situazionale dell'individuo coinvolto in siffatti fenomeni, svelandone le elaborazioni inconsce o subconscie, scardinando impalcature mistificatorie e menzognere, mettendo in luce sublimazioni e suggestioni o autosuggestioni, spegnendo allucinazioni e fantasie, constatandone la veracità o almeno la probabilità e verosimiglianza.
Nonostante tanta abbondanza di specializzazioni e specialisti, tuttora pullulano i fenomeni trascendentali e non pochi restano nell'indecifrabile. La chiave di lettura in questa nota non può essere che spirituale: detta con un neologismo che se non altro incuriosisce, spirituale come pneumale, ovvero lettura alla presenza dello Spirito Santo. Il Santo Pneuma a volte contesta parvenze e pseudo verità, a volte avvia al discernimento, altre volte conferma veracità e verità.
Il linguaggio stesso offre utili spunti di comprensione. Così il sostantivo fenomeno richiama il visibile (a differenza del noumeno, che è quanto viene percepito nell'interiorità della mente: in questa materia tale vocabolo non viene utilizzato, il che sarebbe specialistico ma congruo). L'aggettivo trascendentale addita l'oltre, il di là e di sopra del terrestre, del creaturale, del consueto; l'aggettivo soprannaturale coglie quanto sfiora il mondo del divino
Negli spazi del trascendente e tanto più del soprannaturale la fede obbedisce alla parola indiscutibile che «nulla è impossibile a Dio» (cf. Gn 18,14; Gb 42,2; Ger 32,17.27; Lc 1,37) e anzi che «tutto è possibile a Dio» (Mt 19,26 e par.). Nelle orizzontalità dell'immanente, cioè nel mondo culturale dell'umano, tante possibilità sono date all'uomo per interpretare e altresì gestire il trascendente e il soprannaturale che si manifestano nella storia (e nella cronaca), che gravitano sulla terra che è la casa propria dell'uomo vivente. Nella discepolanza dello Spirito all'uomo è possibile scrutare ogni fenomeno trascendentale e soprannaturale. Infatti, «tutto è possibile per chi crede» (Mc 9,23). Ma anche prescindendo dalla fede, alla ragione umana è possibile, secondo le corrette metodologie della cultura creaturale umana, cercar di capire e dare risposte, interpretare e fruire, ogni evento trascendentale.
Tra tali fenomeni «caso serio» sono visioni e apparizioni mariane. Questa formulazione è adeguata: l'aggettivo allude, più che alla persona o oltre la persona (che verrebbe richiamata nella formulazione «visioni» o «apparizioni di Maria»), al contesto, a dettagli di contorno, a completamenti simbolici, a gestualità cangiante. Un'interrogazione funzionale al linguaggio e un utilizzo sintetico di conclusioni concernenti i menzionati fenomeni offrono uno strumento interpretativo illuminante. La visione consiste in un'azione che parte dal soggetto personale: è elaborazione neurologica, è interpretazione psicologica, è interiorizzazione spirituale, è elevazione mistica, è astanza a un segno. La visione storicamente è documentabile, teologicamente possibile. L'apparizione è presenza reale della persona (nonché di segni), è relazione verace, è astanza oggettiva. Visione e apparizione coincidono nella tipologia dell'incontro: incontro del sensibile con l'insensibile, del visibile con l'invisibile, del naturale con il soprannaturale, dell'umano con il divino.
Le condizioni contestuali in cui si verificano visioni e apparizioni mariane nonché le risultanze degli eventi si ripetono alquanto uniformi e perfino rigide. Tra esse sono evidentissime la fede e la credenza (non credulità o creduloneria); l'ambiente marcatamente cristiano, segnatamente cattolico; normalità generale e vocazionale dei fruitori degli eventi antecedente al loro verificarsi; finalità promozionale in direzione dell'etica, dell'eucologia, della catechesi; supporto pedagogico in vista d'una crescita esperienziale; non di rado sussistenza di difficoltà sociali e apertura di svolte epocali.
La sociologia entra in azione interpretando dati statistici, quali quelli nello schema seguente, dedotti dai repertori: Tutte le apparizioni della Madonna in 2000 anni di storia di Gottfried Hierzenberger e Otto Nedomansky (Piemme, Casale M. 1996); Apparizioni mariane nel corso di due millenni di Marino Gamba (Ed. Segno, Tavagnacco 1999).

I veggenti sarebbero in totale 405 uomini, 322 donne, 266 ragazze, 181. Nella settantina di paesi visitati dall'alto contano maggiore frequenza l'Italia con 390 manifestazioni (Roma tiene il primato con 24 fenomeni apparizionistici), la Francia con 180 (Parigi 14), la Germania con 67, la Spagna con 58, il Belgio con 40, gli Stati Uniti d'America con 24, l'Austria con 21, la Svizzera con 19, la Polonia con 17, l'Ungheria con 11, la Gran Bretagna con 10, il Canada con 9, Grecia, Irlanda e Olanda con 8; l'Asia con 38,1'Africa con 20, l'Oceania con 3. Le «apparizioni» sarebbero in totale oltre mille, contate in vorticoso crescendo: 168 nei primi 14 secoli, 209 nei secoli XV-XVI, 131 nei secoli XVII-XVIII (il «secolo dei lumi» registra una contrazione), 105 nella prima metà del secolo XX, 288 nella seconda metà di esso. Anche ai primordi del terzo millennio proseguono numerose le relazioni tra cielo e terra. Il calcolo ha bisogno di venire aggiornato sino a incontrollabile miriade in quanto taluni sono ritorni costanti e continuità anche quotidiana: la documentazione più vistosa dell'incessanza è fornita dai fenomeni apparizionistici di Medjugorje: con varie modalità, dal 24 giugno 1981 «appare» Maria «regina della pace» e di Poleo di Schio: dal 25 marzo 1985 «appare» Maria «regina dell'amore» [Il veggente è deceduto da qualche anno]. Altrettanto inconsueta è l'eco ultratrentennale delle «locuzioni interiori» che il sacerdote don Stefano Gobbi veicola ai presbiteri «figli prediletti della Madonna». Tali fenomeni, oltre che la figura mariana, sopportano anche messaggi e segreti profferti nelle visioni nonché in abbondanza segni contestuali palesemente simbolici e completivi dell'evento, come l'apparato coreografico, movimentazioni e lacrimazioni iconografiche, grazie e miracoli.

Tanta abbondanza, mai accaduta nei secoli passati, può essere un dono, ma di certo è anche una sfida.

2. Ascolto della Bibbia

I percorsi per comprendere il dono e sostenere la sfida sono molteplici. In primo luogo l'ascolto della parola di Dio nella Bibbia. Essa custodisce le mediazioni tra Dio e il popolo, tra il mondo del divino e il mondo dell'umano. Nell'Antico Testamento mediazione sono le teofanie e le voci dei profeti, omero visioni e audizioni. Nel Nuovo Testamento è presente il mediatore Gesù il Cristo, figlio di Dio per opera dello Spirito Santo incarnato nel grembo della Vergine Maria: egli concreta nella storia l'apparizione della grazia (Tt 2,11); il Cristo risorto è l'autentica apparizione, la vera epifania, la definitiva teofania, dove egli è personalmente presente, storicamente sperimentabile nella propria identità visibile, nella consistenza umana e nei segni somatici.
Il linguaggio biblico conosce la distinzione fra visione e apparizione. Visione equivale a esperienza soggettiva, proiezione di un'immagine, interpretazione di segni, elaborazione di un concetto o di un messaggio mediante propria marcatissima sensibilità, immersione nella mistica. Apparizione equivale a presenza reale della persona vivente nel mondo del divino che si affaccia temporaneamente davanti al veggente o che lui percepisce nella fede. Qualche citazione documenta questa sintesi. In Gn 12,1-4.7 Abramo - nostro padre nella fede - intuisce la voce del Signore che gli addita un percorso: è un'apparizione interlocutoria, ossia è presente una voce. In Gn 18,1-16 e 22,11-12 il medesimo patriarca vede figure umane e angeliche: è apparizione iconica perché interviene la mediazione di un'immagine. In Gn 28,10-22 Giacobbe vede la scala bidirezionale: è apparizione onirica perché avviene nel sogno. In Es 3,1-6 Mosè scorge un inconsueto roveto ardente: è apparizione allegorica perché allude al divino mediante il simbolo.
Nel Nuovo Testamento non mancano utilizzi di analogo linguaggio per mediare relazioni tra il divino e l'umano. Il vertice sul quale si è stabilita l'esperienza dei discepoli nella relazione con Gesù, l'atteso Messia Salvatore e Signore, è rivelato dall'illuminazione di Gv 1,14: «Il Verbo si è fatto carne e noi vedemmo la sua gloria come unigenito del Padre pieno di grazia e di verità». Il verbo greco etheasámetha (e la traduzione in latino vidimus) allude all'azione dell'organo oculare, ossia il semplice vedere quasi fotografico, ma apre spazi verso azioni dell'osservare attivando l'attenzione riflessiva, dell'assistere quale partecipe a un evento in atto, dello scoprire una novità, dell'apprendere un messaggio, soprattutto del contemplare.
La consapevolezza biblica della relazione tra la persona umana e il Signore, l'esperienza degli incontri possibili dal mondo della storia terrestre con il mondo del soprannaturale di Dio vennero scultoreamente delineate dall'apostolo Paolo, veggente del Cristo glorioso (At 9,3-4; 22,6-7; 26,18; Gal 1,15-16; lCor 15,8), con le seguenti solenni, consolanti parole, che acquietano (o forse acuiscono) nostalgie di vedere: Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente (lCor 13,12).
Anzi nell'escatologia l'evento sarà ben più che visione di Dio: Noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l'azione dello Spirito del Signore (2Cor 3,18).

3. Servizio del magistero

Il secondo percorso per comprendere il dono e sostenere la sfida rappresentati dai fenomeni trascendentali è l'ascolto del magistero gerarchico della chiesa. Tale magistero si esterna in pluralità di maniere: c'è la forma solenne del pronunciamento conciliare o pontificio ex cathedra e c'è la catechesi ordinaria; c'è un livello impegnativo sopportato dal linguaggio o dalla provenienza e c'è il livello feriale e confidenziale. E noto: non ogni parola della gerarchia assume identico valore magisteriale né proietta vincoli uniformi. Il magistero custodisce le certezze della fede contenute nella rivelazione pubblica; accompagna nel discernimento delle probabilità interpretative e applicative proposte nelle rivelazioni private. Di fronte alle rivelazioni private la gerarchia asseconda il criterio della cautela al fine di evitare il sopravvenire di magisteri alternativi al proprio.
Sono alquanto tardivi gli interventi della gerarchia relativi a rivelazioni private. La prima presa di posizione citabile risale al concilio Lateranense V: detta un abbozzo di regolamento per la divulgazione di rivelazioni private, affidando alla gerarchia diocesana discernimento e consenso (19 dicembre 1516). Il concilio di Trento legifera intorno a fenomeni soprannaturali e nuove forme devozionali, anch'esso affidando al vescovo il giudizio conclusivo (3-4 dicembre 1563). Il papa Urbano VIII fissa norme dettagliate nel settore della devozione a immagini sacre differenti da quelle tradizionali (15 marzo 1642), iniziando la serie di interventi proprio per regolamentare le nov^1ta iconografiche - prevalentemente mariane - che non concerne solo la devozione ma lambisce la tradizione.
Prospero Lambertini - dapprima cardinale a Bologna poi papa Benedetto XIV (1740-1758) - pone una pietra miliare sulla via del discernimento delle rivelazioni private nel voluminoso Opus de servorum Dei beatificazione et de beatorum canonizatione. In esso si dilunga a sondare eventi come le visioni, le rivelazioni, le profezie; sorvola l'evento delle apparizioni, che tuttavia nomina. Davanti alla «sfida» di siffatti fenomeni l'Opus de servorum Dei detta il seguente criterio definitivo, sebbene non immobile:  Imbastendo il discorso circa la loro [visioni, rivelazioni, profezie] approvazione, bisogna sapere che siffatta approvazione nient'altro concerne che il permesso di dare alle stampe [i loro contenuti] in vista della formazione e per utilità dei fedeli dopo maturo esame: se pure a queste rivelazioni in tal senso approvate non sia dovuto né si possa attribuire l'assenso della fede cattolica [dovuto alle verità di fede], tuttavia è dovuto l'assenso della fede umana secondo le regole della prudenza, in base alle quali certamente tali rivelazioni sono probabili e piamente credibili.
Si tratta del criterio basilare della libertà consapevole, del discernimento intelligente.
La posizione attuale della gerarchia, assediata - per così dire - da eventi ammantati di trascendenza, resta sostanzialmente identica, enucleata nella formulazione seguente assiomatizzata nella solennità del linguaggio curiale:
a) constat de supernaturalitate, ossia risulta che l'evento è soprannaturale;
b) non constat de supernaturalitate, ossia non risultano elementi sopranIiaturali;
c) constat de non supernaturalitate, ossia risulta che non vi sono elementi soprannaturali.
Si tratta di posizioni permissiva (a), attendista (b), negativa (c).
La gerarchia non intende impegnare il proprio magistero nel definire la natura di fenomeni trascendentali e soprannaturali, segnatamente apparizioni e visioni, anche se utilizza nel proprio linguaggio questi vocaboli. Con quella formula essa:
a) garantisce eventualmente la validità di messaggi e la bontà delle conseguenze: non si impegna a confermare che nell'evento è presente la persona percepita dal veggente (il Cristo, Maria, santi...);
b) avverte che l'evento resta nel confine di normale, ordinario fenomeno umano e terreno, anche se evoluzioni verso la soprannaturalità potrebbero sopravvenire;
c) ammonisce che l'evento è privo di alcunché di soprannaturale o ha evidenze tutt'altro che soprannaturali, ossia ne denuncia la falsità soprannaturale non solo l'assenza di essa.
Il magistero contemporaneo, ai vari livelli (dall'omileta al vescovo, dal saggista al docente, dal messaggio pontificio all'intervento delle congregazioni romane), abbonda di interessamenti verso i fenomeni apparizionistici. E giocoforza riportare almeno qualche brano.

Concilio Vaticano II: I fedeli si ricordino che la vera devozione [alla Madonna] non consiste né in uno sterile e passeggero sentimento, né in una vana credulità, bensì procede dalla fede vera, dalla quale siamo portati a riconoscere la preminenza della Madre di Dio e siamo spinti a un amore filiale verso la madre nostra e all'imitazione delle virtù (LG 67).

Giovanni Paolo II: Innumeri sono le testimonianze del suo magistero mariano nonché quelle concernenti la propria devozione verso la Madre del Signore siglata nel motto episcopale totus tuus. Il suo vocabolario adopera, ma non abbonda, di termini come «visione» e «apparizione» né si dilunga a decodificarne la sostanza. I1 29 ottobre 1997 affermava che «nessuna delle immagini conosciute riproduce il volto autentico di Maria, come già riconosceva Sant'Agostino (De Trinitate 8,7)».
Nel Discorso per il giubileo dei santuari mariani, il 24 settembre 2000, disse tra l'altro: C'è da augurarsi che tra i frutti di questo anno di grazia, accanto a quello di un più forte amore per Cristo, ci sia anche quello di una rinnovata pietà mariana. Sì, Maria dov'essere molto amata e onorata, ma con una devozione che per essere autentica: deve essere ben fondata sulla Scrittura e sulla tradizione, valorizzando anzitutto la liturgia e traendo da essa sicuro orientamento per le manifestazioni più spontanee della religiosità popolare; deve esprimersi nello sforzo di imitare la Tuttasanta in un cammino di perfezione personale; dov'essere lontana da ogni forma di superstizione e vana credulità, accogliendo nel giusto senso, in sintonia con il discernimento ecclesiale, le manifestazioni straordinarie con cui la Beata Vergine ama non di rado concedersi per il bene del popolo di Dio; dov'essere capace di risalire sempre alla sorgente della grandezza di Maria, facendosi incessante magnificat di lode al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo

Il cardinale J. Ratzinger [Papa Benedetto XVI], firmando il «commento teologico al messaggio di Fatima» (disvelamento freneticamente atteso del terzo segreto), precisa la natura della «visione» mantenendo la classica suddivisione di visio sensibilis, imaginativa, intellectualis. Il documento non adopera il vocabolo «apparizione» né afferma la presenza personale di Maria nell'evento di Fatima sebbene nemmeno la neghi. È basilare il brano sul fattore soggettivo della visione: Già nella visione esteriore è sempre coinvolto anche il fattore soggettivo: non vediamo l'oggetto puro, ma esso giunge a noi attraverso il filtro dei nostri sensi, che devono compiere un processo di traduzione. Ciò è ancora più evidente nella visione interiore, soprattutto allorché si tratta di realtà, che oltrepassano in se stesse il nostro orizzonte. Il soggetto, il veggente, è coinvolto in modo ancora pii forte. Egli vede con le sue possibilità concrete, con le modalità a lui accessibili di rappresentazione e di conoscenza. Nella visione interiore si tratta in modo ancora più ampio che in quella esteriore di un processo di traduzione, così che il soggetto è essenzialmente compartecipe del formarsi, come immagine, di ciò che appare. L'immagine può arrivare solo secondo le sue misure e le sue possibilità. Tali visioni pertanto non sono mai semplici «fotografie» dell'aldilà, ma portano in se anche le possibilità e i limiti del soggetto che percepisce.

La sacra liturgia, quale lex orandi che forgia anche la lex credendi, costituendo pertanto una forma di «magistero celebrato», si eleva pur essa come fonte di interpretazione delle manifestazioni straordinarie. Il rigore anche teologico e mariologico della liturgia di quest'ultimo secolo vigila sulla titolazione dei formulari delle «messe in memoria di Maria». Il titolo originario del formulario per la festa dell'11 febbraio affermava: In apparitione Beate Marine Virginis Immaculatae non menzionava il luogo ovvero Lourdes. La colletta pregava con queste parole: Deus, qui per immaculatam Virginis conceptionem dignum Filio tuo habitaculum preparasti: supplices a te qua sumus, ut ejusdem Virginis apparitionem celebrantes, salutem mentis et corporis consequamur. La riforma liturgica dopo il concilio Vaticano II ha mutato quel titolo nell'attuale: Beata Maria Vergine di Lourdes (nell'originale: Beate Marin Virginis de Lourdes), disimpegnando dunque il proprio magistero da funzioni di disamina dell'evento (non si parla più di apparizione), concentrando piuttosto l'attenzione - come sostanzialmente nel formulario precedente - sul messaggio mariologico peculiare dell'immacolata. L'editio typica tertia (2002) del Messale Romano (la traduzione italiana non è ancora ufficiale) ha rifinito altresì la colletta in questa formulazione: Concede, misericors Deus, fragilitate nostrae praesidium, ut, qui immaculatae Dei Genitricis memoriam agimus, intercessionis eius auxilio, a nostris iniquitatibus resurgamus.
La menzionata nuova edizione del Messale introduce il 13 maggio la memoria della Beata Maria Vergine di Fatima (nell'originale: Beatae Mariae Virginis de Fatima): intenti e metodologia sono con tutta evidenza i medesimi che per la memoria precedente, riscontro all'eccezionale risonanza che l'evento apparizionistico lusitano ha inciso sul pontificato di Giovanni Paolo II. La colletta prega con queste parole, rammentando gli insistiti appelli a penitenza e preghiera: Deus, qui Genitricem Filii tui matrem quoque nostram costituisti, concede nobis, ut, in paenitentia et oratione pro mundi salute perseverantes, in dies valeamus regnum Christi efficacius promovere. Nel santuario di Fatima già veniva celebrata la messa votiva con il titolo al nominativo: Beata Maria Virgo de Fatima, nella quale la prima preghiera anticipava le intenzioni accolte nel Messale universale: Deus, qui Genitricem dilecti Filii tui nobis matrem dedisti: concede, quaesumus, ut, eiusdem monitis edocti, et spirito verae paenitentiae et oratione repleti, regno Christi dilatando pro mundi renovatione in dies valeamus ferventius inserire.

Accanto alla luce della Bibbia e oltre la vigilanza del magistero, alcuni criteri di credibilità - utili e financo indispensabili - forniscono elementi di valutazione intorno ai fenomeni apparizionistici compresi quelli mariani, nonché valutazioni sulla veracità del fenomeno e altresì sulla qualità di esso. Tra questi vanno elencati i seguenti: consonanza o risonanza biblica, correttezza teologica e mariologica, rettitudine del messaggio, conformità eucologica, povertà preferenziale, disponibilità obbedienziale (del veggente ma altresì della gerarchia), comunione ecclesiale, attualità realista, trainanza profetica.

4. Visibilità di comunione

Alcune conclusioni si impongono. I fenomeni apparizionistici mariani si collocano nell'ambito della visione, ossia dell'esperienza soggettiva di un evento inconsueto e singolare: sono numerose e facili le giustificazioni di siffatta collocazione. Densa di obiezioni dal punto di vista della razionalità e delle posizioni culturali, comprese quelle teologiche, è la collocazione di tali fenomeni nell'ambito delle apparizioni, ossia come si avverasse la presenza reale, diretta e vivente di Maria che scende dall'attualità della presenza nel mondo di Dio.
A un'interpretazione o tentativo di spiegazione delle apparizioni o visioni potrebbe giovare come metodo il genere letterario: il pittore, lo scultore, il poeta, lo scrittore, l'omileta, il teologo e il mariologo, il mistico «vedono» Maria tramite il genere letterario della loro propria competenza; il veggente «vede» Maria tramite il genere letterario della visione (non è gioco di parole) o apparizione. L'apparizione/visione è iconica quando la figura di Maria si presenta tramite l'immagine di un corpo (sovente somigliante ma mai identico in una e altra apparizione/visione), è interlocutoria quando interviene il tramite della parola e del dialogo (l'abbondanza di messaggi e segreti), è onirica quando l'incontro si situa nel sonno o nelle varietà del sogno, è allegorica quando si configura un contorno di simboli e segni; molto spesso è evento con simultanea molteplicità di quelle categorie.
La condizione soggettiva degli astanti ai fenomeni apparizionistici (veggenti) agevola talune spiegazioni. Ad esempio, l'evidenza constata che nei paesi in cui la teologia, la mariologia, la devozione, la cultura mariana o devozionale sono più ampie e diffuse e coltivate, le apparizioni sono più numerose. Questa è un'interpretazione, nonché una verosimile spiegazione, del perché di tali fenomeni in un luogo anziché in un altro. Verosimilmente il patrimonio ancestrale, una discendenza genetica, una plasmazione culturale tramite fede e religione o religiosità e nella fattispecie l'eredità di devozione e catechesi mariane, favoriscono l'accadere dei fenomeni apparizionistici. Nel di qua razionale si può ipotizzare come fonte soggettiva di siffatti fenomeni apparizionistici la sussistenza di una configurazione dei DNA individuale nutrito da una cultura specifica qual è (anche) quella mariana; di una metabolizzazione da parte di facoltà recettive interiori spirituali dei contenuti della fede costantemente attivi nei contesti esistenziali delle generazioni; di rielaborazione o riemersione talvolta inconsapevole o semicosciente, talvolta cosciente e consapevole, del retaggio incorporato nella propria memore identità, attivata da acutizzazione di sensibilità o intensità di attese o intuizione di avvenimenti inconsueti. Tuttavia, restano margini di insondabilità nonché le spiegazioni facilissime di fede o fideismo o entusiasmi- e addirittura fanatismo - che ripetono: «Tutto è possibile a Dio, qui davvero c'è (o c'era) la Madonna».
Nemmeno nel di qua razionale le posizioni pregiudizialmente negazioniste sono corrette: o non prendi in considerazione siffatti fenomeni e dunque ti disinteressi deliberatamente, oppure accetti la
sfida e abbozzi una risposta attendibile o almeno passabile. La risposta possibilista resta quella più facile, perché basata sul criterio di probabilità o verosimiglianza. Una risposta corrispondente a esperienza e linguaggio conclude che l'apparizione è un segno non una realtà personale, una mediazione non una presenza; che la visione è soggettiva esperienza autobiografica anche documentabile: e questa posizione non corrisponde a rifiuto delle possibilità di relazione tra mondo del divino e mondo dell'umano, la quale viene interpretata alla stregua di un genere letterario, d'una modalità di descrivere il coinvolgimento del veggente.
La ricerca delle motivazioni all'avverarsi di quei fenomeni e alla divulgazione delle modalità spazia nella quantificazione delle utilità: tutto può servire alla crescita della fede, al potenziamento della carità, all'incoraggiamento della speranza, alla maturazione della personalità umana ed evangelica, alla conversione; e tuttavia siffatti benefici - molto opportuni e ricercabili - non dimostrano apoditticamente la veracità storica dell'evento (anche una sciagura, un trauma, un'esperienza negativa possono favorire i medesimi benefici).
L'uso del linguaggio adeguato alla cultura corrente e generalmente recepita sceglierebbe una correttezza nei confronti dei contenuti e dei messaggi del fenomeno apparizionistico: ad esempio, espressioni quali «la Madonna dice», «la Madonna piange», «la Madonna muove gli occhi» non sono altro che metafora o immagine: è il veggente a percepire messaggi che possono pure equivalere a ispirazione mariana, è il simulacro mariano che gronda lacrime o sangue, è nell'icona che si intravedono movimentazioni della raffigurazione.
In conclusione ultima, l'utilizzo di ogni evento apparizionistico è lasciato alla libertà di ciascuno che ad esso voglia accostarsi con criterio. Il criterio ottimale attinge alla parola santa: «Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie; esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono» (lTs 5,19-21).
Innumeri sono nella storia della chiesa i fatti trascendentali e i fenomeni soprannaturali. Tra essi sono rilevanti visioni e apparizioni mariane, inventariate sino oltre mille in venti secoli. Esse sono dono e sfida. Il linguaggio biblico conosce la distinzione tra visione, esperienza soggettiva, e apparizione, evento oggettivo. Il magistero davanti a fenomeni apparizionistici e «rivelazioni private» segue il criterio positivo: «Consta la trascendenza»; attendista: «Non consta la trascendenza»; negativo: «Consta la non trascendenza». Verificate anche tramite i criteri di credibilità, le manifestazioni straordinarie consentono libertà di adesione.

Nota bibliografica

S. DE FLORES, Veggente, in S. DE FIORES - T. GOFFI (edd.), Nuovo dizionario di spiritualità, Paoline, Roma 1979, pp. 1662-1677;
R. LAURENTO, Apparizioni, in S. DE FIORES - S. MEO (edd.), Nuovo dizionario di mariologia, San Paolo, Cinisello B. 1986, pp. 125-137;
R. LAURENTIN, Le apparizioni della Vergine si moltiplicano. È lei? Cosa vuole dirci? Piemme, Casale M. 1989;
G.P. PAOLUCCI, Apparizioni, in L. BORRIELLO - E. CARUANA - M.R. DEE GENIO - N. SUFFI (edd.), Dizionario di mistica, LEV, Città del Vaticano 1998, pp. 146-147;
L. DE CANDIDO, Le apparizioni della Madonna, in «Monte Senario. Quaderni di spiritualità» VII/20 (2003) 31-37;
ID., Il Risorto: il volto, un fascino, in «Il Volto dei Volti» II/2 (1999) 13-56.
 

Inserito Domenica 11 Luglio 2010, alle ore 15:54:11 da latheotokos
 
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DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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