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  Maria nella musica sacra luterana 
Riforma

di Dieter Wackerbarth, La figura e la presenza liturgica di Maria in relazione alle scelte di fondo bibliche della Riforma, in Rivista Liturgica, 85 (1988), n. 2-3, marzo-giugno, LA «THEOTOKOS» nel dialogo ecumenico, pp. 277-292.



    La musica ricopre nella Chiesa riformata luterana un grande ruolo. Ciò risale alla concezione che Lutero aveva della musica e ai suoi sforzi per il cosiddetto «corale di Lutero». Egli stesso possedeva una buona formazione musicale e nel monastero aveva fatto esperienza con la musica liturgica, per la quale sviluppò una fine sensibilità119.
    Lutero concepisce la musica come linguaggio tonale e la mette in relazione con la grammatica, la retorica e la dialettica. Essa è molto adatta per promuovere il Vangelo e «dare slancio (ynn schwanck)120. La musica ha il potere, più della parola, di rivolgersi contemporaneamente all'intelletto e ai sentimenti121, di portare il Vangelo nel cuore degli uomini, di consolare e di sollevare122. Pertanto, alla musica compete, dopo la teologia, il più alto rango123. In ambito comunicativo, musica e parola cantata si prestano ottimamente per la risposta da parte dell'uomo, sia per lodare, ringraziare e professare (Gloria, Sanctus, Credo), sia per pregare o per lamentarsi (Agnus Dei Kyrie), i cantica crucis124 proprio nel senso di musica «sconvolgente» (seismographisch) (Adorno).
    Dopo il 1521 Lutero inizia a comporre corali riformisti per le funzioni religiose: «Poesia spirituale popolare» e «canti spirituali in tedesco»125, che riuniscono insieme in modo semplice, comprensibile e «istruttivo» (eingängig) la Parola biblica, affermazioni dogmatiche impegnative e testimonianza personale. Lutero si rifà ripetutamente alla poesia spirituale, in lingua tedesca o latina, della Chiesa antica e dell'epoca medievale. Egli vi si appoggia o la trasforma. «L'appropriazione avvenne certo in modo molto autonomo e non raramente sfociò in uno sviluppo nuovo proprio. Questo di rifarsi alla Bibbia e anche alla cultura di tradizione fu una prassi della Riforma del tutto particolare a Lutero»126. Rari sono i toni lirici, per lo più domina la prosa. Nel secolo XVII le cose cambiano. Ad ogni modo, si sviluppò la tipologia del «corale di Lutero» (Lutherchoral). Questi corali fecero si, e lo fanno tuttora, che anche Maria sia cantata nei cuori.

    3.1. Maria nella tradizione corale

    La ricca tradizione corale a partire dal secolo XVI viene qui presa in considerazione soltanto per assaggi127. Mi concentrerà, a parte pochi accenni collaterali, sulla tradizione liturgica che è rimasta conservata attraverso il processo di raccolta e di eliminazione delle edizioni del libro di canto (Gesangbuch), e che ha trovato accesso nell'Evangelisches Gesangbuch (Libro di canto evangelico), nell'edizione comune per i paesi di lingua tedesca del 1993-1994128. Premettiamo tre osservazioni circa il contenuto dell'EG.
    · I canti che si riferiscono a Maria non formano una sezione a parte. Qui diviene liturgicamente rilevante il fatto che per Lutero e per la Chiesa della Riforma luterana Maria è integrata nella cristologia.
    · Nei canti dellEG Maria non viene mai direttamente invocata e del resto anche quasi mai nella tradizione corale129.
    · Le menzioni di Maria nel corale luterano si trovano prevalentemente nel contesto di tradizione con la Chiesa antica e medievale. Pertanto. inizieremo a trattare prima di questa appropriazione, che si configurò come riformulazione e come trasmissione.

    3.1.1. Riformulazione della tradizione anteriore alla Riforma

    · L'inno natalizio di Lutero Gelobet seits dì Jesus Christ (Lodato sii tu, Gesù Cristo) (EG 23), indubbiamente uno dei più popolari, riprende l'inno della Chiesa antica: Grates nunc omnes reddamus, del secolo V, nella versione tedesca attorno al 1380. Lutero, però, si limita alla prima strofa: ...daß du Mensch geboren bist, / von einer Jungfrau, das ist wahr / des freuet sich der Engel Schar / Kyrieleis130. Ad essa aggiunge di proprio sei nuove strofe, tutte cristocentriche. Cio è sia teologicamente che liturgicamente solo coerenza. Parlare qui di «aggiunta poetica demarianizzata»131 è, secondo me, andare troppo oltre. La terza strofa presenta pur sempre un passo di forte poesia mariana, che spiega la nuova definizione di Dio e uomo nell'unità della vita di Gesù: Den aller Welt Kreis nie beschloß, / der liegt in Marien Schoß; / er ist ein Kindlein worden klein. / der alle Ding erhält allein. / Kyrieleis132.
    · L'inno alla Trinità di Lutero: Gott der Vater steh uns bei (EG 138)133 riformula teocentricamente l'inno ai santi: Sancta Maria steh uns bei134,  tramite «l'accentuazione della fede in Dio solo»135.

    3.1.2. Trasmissione in lingua tedesca della tradizione anteriore alla Riforma

    Per l'inno d'Avvento: Nun komm der Heiden Heiland136, Lutero traduce l'inno della Chiesa antica: Veni, redemptor gentium, che risale al vescovo Ambrogio di Milano (386). Lutero rimane fedele all'originale e lo riformula in versi semplici nella sua lingua materna: Nun komm der Heiden Heiland, / der Jungfrauen Kind erkannt, / daß sich wundre alle Welt, / Gott solch Geburt ihm bestellt137. Nell'EG e nei libri di canto precedenti mancano la seconda e la terza strofa, presenti originariamente, sul concepimento ad opera dello Spirito Santo, sulla semper virgo e su Dio nella gravida Maria. In tal modo e stato offuscato un pezzo di tradizione luterana. All'origine dell'esclusione potrebbero esservi stati motivi di estetica linguistica contro locuzioni quali Weibsfleisch (carne di donna), ma anche motivi teologici contro le affermazioni massimalistiche cristologiche, o anche soltanto motivi puramente linguistici. In ogni caso, si registra una selezione a spese della figura di Maria. Per questo mi permetto riportare qui un estratto del testo antico: Nicht von Manns Blut noch von Fleisch, / allein von dem heiligen Geist, / Ist Gotts Wort worden ein Mensch / und blühet ein Frucht Weibs Fleisch. // Der Jungfrau Leib schwanger ward, / doch blieb Keuschheit rein bewahrt, / leucht hervor manch Tugend schon, / Gott da war in seinem Thron138.
    Similmente è scomparso dal canone del libro di canto l'inno natalizio di Lutero: Christum wir sollen loben schon139. Esso si rifà all'inno della Chiesa antica: A Solis ortus cardine, del sacerdote romano Coelius Sedulius, del secolo V. La traduzione è molto libera e poeticamente a sé stante. La lode cristocentrica e il nome di Maria devono risuonare per tutto il mondo: Christum wir sollen loben schon (= schön) / der reinen Magd Marien Sohn, / soweit die liebe Sonne leucht / und an aller Welt Ende reicht140. La terza strofa contiene l'affermazione del principio in utero: Die göttlich Gnad vom Hímmel groß / sich in die keusche Mutter goß, / ein Maidlein trug ein heimlich Pfand, / daß der Natur war unbekannt141. L'accenno al Dio dei mondi riferito al bambinello segue nella sesta strofa: Er lag im Heu mit Armut groß, / die Krippe hart ihn nicht verdroß. / es ward ein kleine Milch sein Spaiß, / der nie ein Voglein hungern ließ142.
    Ulteriori versioni di Lutero con accenni a Maria sono la trasposizione in inno cantato del Credo di Nicea del secolo IV: Herr Gott, dich loben wir (cf. EG 183.2)143, come anche il Te Deum laudamus (cf. EG 19) tramandatoci dalla Chiesa greca del secolo III attraverso il vescovo Ambrogio. Parimenti la traduzione di Ciriaco Spangenberg dell'inno di Pasqua: Wir wollen alle fröhlich sein (Noi vogliamo tutti essere felici) con la conclusione-ritornello: Gelobt sei Christus, Marien Sohn (Lodato sia Cristo, di Maria il Figlio) (cf. EG 100,1-5), e l'inno per l'Epifania di Michael Weisse: O lieber Herre Jesus Christ (O caro Signore Gesù Cristo) (cf. EG 68,3) rimangono aderenti agli originali e non sono comunque confessionalmente specifici per quel che riguarda Maria. Nicolaus Herrmann, per il suo inno natalizio: Den die Hirten lobeten sehre (Colui che i pastori lodarono molto), traduce verosimilmente l'inno: Nunc angelorum gloria, del secolo XIV, Cosi letteralmente, che con l'invito: Freut euch beute mit Maria / in der himrnlischen Hierarchia (Gioite voi oggi con Maria / nella celeste gerarchia) (EG 29,3) ritorna una reminiscenza del mondo immaginifico della regina del cielo criticato da Lutero nel «corale di Lutero» (Lutherchoral).

    3.1.3. Nuove creazioni del luteranesimo più antico nell'«Evangelisches Gesangbuch»

    Ai primordi innologici di Lutero risale il suo inno di confessione: Nun freut euch lieben Christen g'mein (Ora gioite voi, cari cristiani, insieme) del 1523. Esso si contraddistingue per i tratti autobiografici e confessionali, e prende posizione rispetto a Maria: Der Sohn dem Vatcr g'horsam ward, / er kam zu mir auf Erdcn / von einer Jungfrau rein und zart; / er wollt mein Bruder werden. / Gar heimlich führt cr sein Gewalt, / er ging in meiner armen G'stalt, / don Teufel wollt er fangen (EG 341,6)144.
    Maria è qui garante del vere homo, soteriologicamente rilevante, e risponde dell'esistenza criptica del Dio signore del mondo e salvatore. La medesima cosa, solo diversamente formulata, la riscontriamo nelle due strofe proprie di Lutero nell'inno eucaristico: Gott sei gelobet und gebenedeiet (Dio sia lodato e benedetto): nahmest menschlichen Leib an / der von deiner Mutter Maria kam (EG 214,2)145. Sulla stessa linea si pongono inoltre l'inno per la passione di Sebald Heyden: O Mensch, bewein dein Sünde groß (EG 76,1)146, del 1530, e l'inno battesimale, del 1555, di Johann Freder: Ach lieber Herre Christ, / der du ein Kindlein worden bist, / von einer Jungfrau rein geboren, / daß wir nicht möchten sein verloren (EG 203,1)147.
    L'inno di Lutero: Vom Himmel hoch, da komm ich her (Dall'alto del cielo, di là io vengo), è nato originariamente, nel 1535, per una recita natalizia con bambini. Lutero si trovò di fronte a questa usanza antecedente alla Riforma: essa venne mantenuta e ispirò al riformatore di Wittenberg il corale natalizio fino ad oggi più popolare. In esso viene esposto l'annuncio dell'angelo di Natale: Ich bring euch gute neue Mär (Io porto a voi una buona novella): cosi l'esposizione della prima strofa. Quindi viene detto chi è questo piccolo neonato bambino e che cosa vuole: Euch ist ein Kindlein heut geborn, / von einer Jungfrau auserkorn, / ein Kindlein so zart und fein, / das soli eur' Freud und Wonne sein. // Es ist der Herr Christ unser Gott, / der will euch führn aus aller Not, / er will euer Heiland selber sein. / von allen Sünden rnachen rein (EG 24.2 ss)148.
    Il punto cristologico saliente nell'accezione divenuta nel frattempo propria della confessione si riscontra nella sesta e nella nona strofa: So merket nun das Zeichen recht: / die Krippe, Windelein so schlecht,/ da findet ihr das Kind gelegt. / das alle Welt erhält und trägt. // ...Ach Herr, du Schöpfer aller Ding, / wie bist du worden so gering, / daß du da liegst auf dürrem Gras. / davon ein Rind und Esel aß149.
    Unitamente alla melodia, creazione di Lutero, è questo un gioiello di inno, che ha conservato fino ad oggi la sua freschezza, inclusa la confessione nei confronti di Maria come Madre del Dio che tutto crea, conserva e regge.
    Nell'Evangelisches Gesangbuch si ritrovano altri due canti natalizi di questo tipo del XVII secolo: Wunderbarer Gnadenthron (Mirabile trono di grazia) di Johann Olearius, del 1665, su una melodia del secolo XV (EG 38,1) e Wir singen dir Immanuel (Noi cantiamo a te, Emmanuele) di Paul Gerhardt, del 1653, sulla melodia di Von Himmel hoch (Dall'alto del cielo) di Lutero, nell'appendice all'EG per la Bassa Sassonia, al n. 541,1, ci si rivolge a Cristo: Du Himmelsblum und Morgenstern. / du Jungfraunsohn, Herr aller Herrn (Tu fiore del cielo e astro del mattino, / tu figlio della Vergine. Signore di tutti i signori). Maria viene menzionata in modo cosi sfumato, come se non dovesse liturgicamente ricevere alcun posto nell'ostello. Questa impressione si rafforza se si pensa che l'Immanuel (Emmanuele) di Gerhardt comprendeva originariamente una stupenda «strofa mariana»: Du kehrst in fremder Hausung ein, / Und sind doch alle Himmel dein, / trinkst Milch aus deiner Mutter Brust / und bist doch selbst der Engel Lust150. Quando e da chi venne soppressa questa strofa dovrebbero dirlo gli specialisti del Gesangbuch. Di Olearius vi sono anche altri versi differenti da quelli riportati nell'EG: O Wunder groß! / Marien Schoß / hat heut das Heyl umbgeben / den grossen Held, / der all erhält, / der Menschen Trost und Leben151.

3.1.4. Novità su Maria nell'«Evangelisches Gesangbuch»

Il canto natalizio di Friedrich Heinrich Ranke: Herbei, o ihr Gläubigen (Accorrete, o voi fedeli), del 1826, si trova già nella tradizione professante della Chiesa antica. I suoi versi sono. in virtù della metafora del re, da paragonare a un omaggio a una maestà. Certo, il riposo nel grembo di Maria può forse portare ad associarlo al quadro agreste del riposo di un pastore, nello stile romantico di quegli anni: Du König der Ehren, Herrscher der Heerscharen, / verschmähst nicht zu ruhn in Marien Schoß, / Gott, wahrer Gott von Ewigkeit geboren. O lasset uns anbeten (EG 45,2) 152, Due canti di Credo si trovano nell'appendice per la Bassa Sassonia: una composizione a quattro voci del 1989 basata sull'Apostolicum (EG 652) e una litania basata sul Nicänum di Heinich Kahlefeld del 1972 (EG 653). Non va oltre alla loro convenzionalità anche l'inno sulla creazione in dialetto basso-tedesco del 1989, dove, a proposito di Gesù, si dice: Gott sein Söhn, Marien Kind! (Di Dio suo Figlio, di Maria bambino!) (EG 621,1). Nell'insieme il risultato è ben magro. L'appendice al Gesangbuch bavarese presenta ancor sempre il canto natalizio: Vom Himmel hoch, o Engel kommt! (Dall'alto del cielo, o angeli, venite!), con il ritornello: Halleluja! Von Jesus singt und Maria (Halleluia! Di Gesù cantate e di Maria) (EG 542,1-8). Ma è del 1623 ed e composizione di un gesuita.


    3.2. Il «Magnificat» nell'«Evangelisches Gesangbuch»

   
Si ha una versione latina del 1978 di Taizé (EG 579) e una tedesca, messa in forma di canone da Paul Ernst Ruppel nel 1938. Erasmo Albers elabora a proprio modo: Mein Seel, o Herr; muß loben dich (La mia anima, o Signore, deve lodare te) degli anni 1534-1553 (EG 308,1-11). Albers segue la traduzione di humilitas di Lutero: angesehn mein Niedrigkeit (ha riguardato la mia pochezza) (EG 308,2)     Lo stesso si riscontra in: Hoch hebt den Herrn mein Herz und meine Seele (Alto esalta il Signore il mio cuore e la mia anima), di Fritz Enderlein, del 1952. Si tratta di un inno narrativo su Maria. Inno narrativo e Magnificat allo stesso tempo è anche: Es ist für uns eine Zeit angekommen (È per noi un tempo arrivato), di Maria Wolter. L'autrice ha preso la prima strofa da un canto svizzero per l'Epifania (Sternsingerlied). La seconda strofa contiene la parola Theotókos: (Es sandte Gott seinen Engel vom Himmel / der sprach zur Jungfrau Maria: / Du sollst Mutter Gottes sein. / Jesus Christ, / Jesus Christ. / Jesus Christ dein Sohnelein (EG 543.2)153. Questo modo chiaro e diretto di esprimersi non lo si incontra invece nell'elaborazione del Magnicat del pastore metodista Hartmut Handt, del 1985: Ein Lied hat die Freude sich ausgedacht. / Ein Lied hat die Hoffnung zum Klingen gebracht. / Maria gab ihm Worte und Ton. / Sie pries Gottes Zukunft im Sohn (EG 580)154. Handt si esprime qui come nelle varie strofe molto astrattamente. Alla fine dell'ultima strofa lascia emergere la cristologia della unione «suppositale» di Melantone: Gott trägt ein menschliches Gesicht (Dio porta un umano volto).

    3. L'«Ave Maria» nelle celebrazioni liturgiche luterane?

    Soffermiamoci ancora una volta su questo argomento. Con bona fide sine periculo e senza remore di sorta Heinrich Schütz ha messo in musica il saluto dell'angelo nella sua composizione in forma di dialogo155. Egli si appoggia per questo alla Bibbia di Lutero. Diversamente si comportò Charles Gounod che, nel 1859, cinque anni dopo la proclamazione del dogma dell'Immacolata concezione di Maria, mise in musica il testo integrale cattolico ispirandosi alla meditazione del Clavicembalo ben temperato di Johann Sebastian Bach. Questo testo cattolico viene riguardato come problematico da molti, che vorrebbero, pertanto, bandire l'Ave Maria dalle celebrazioni liturgiche luterane.
    Dietrich Schuberth, che appartiene ai critici, ha ragione allorché relativizza le riserve addotte regionalmente qua e là: «Benedetto è il frutto del tuo grembo, Gesù» rientra ancora nell'ambito del testo biblico. L'appellativo Santa Maria è possibile per i luterani, perché Maria appartiene alla communio sanctorum. L'invocazione di Maria è invece messa in questione dall'articolo XXI della Confessio augustana156. Resta tuttavia da ponderare se l'Ave Maria possa trovare posto, come variante della lode mariana del Magnificat nella Chiesa evangelica157. Ma l'ora pro nobis va, tuttavia, di certo oltre la misura portata dagli evangelici nella lode alla Madre di Dio. Essa non e «né mediatrix (mediatrice), né paraclita (avvocata)»158. Con questa preghiera ella entrerebbe in concorrenza con Cristo. Pregarla perché interceda sarebbe un «sintomo di perdita di fiducia in Gesù»159. Schuberth argomenta accortamente e differenziando; questo lo distingue positivamente rispetto alle posizioni di altri autorità. Intorno all'ora pro nobis sono sempre in disaccordo un po' tutti. A questo proposito va ricordato:
    · Lutero era favorevole a Maria interceditrice (Fürbitterin), ma al tempo stesso acuì la riserva soteriologica nei confronti Maria e mise l'intercessione di Maria sullo stesso livello dell'intercessione degli altri credenti.
    · Già il luteranesimo più antico non seguì più Lutero nell'arte della distinzione e si comportò restrittivamente per difendersi da situazioni pericolose.
    · Inoltre. vi è in ballo la questione dell'invocazione e della venerazione dei santi morti. Lutero l'approvava. Calvino no. Un consenso all'interno del protestantesimo era ed è difficile.
    Per i cristiani luterani dovrebbe essere possibile cimentarsi in libertà evangelica e bona fide, con sovranità e disinvoltura, anche con il testo integrale dell'Ave Maria nell'ambito delle celebrazioni liturgiche. Unicamente il rispetto nei confronti dei «deboli», nel senso Paolino del termine, consiglia di farne a meno, caso per caso. Ad ogni modo, ci si dovrebbe aspettare dai cantori e dagli altri musicisti che si mostrino aperti a un «lavoro di formazione in ambito ecclesiale», come Schuberth si aspetta da quanti fanno uso popolarmente dell'Ave Maria in occasione di celebrazioni straordinarie. L'arte della distinzione dovrebbe essere messa ben in risalto a livello dottrinale.

    3.4. Canti contemporanei

    L'impostazione delle celebrazioni liturgiche adeguata al tempo abbisogna di canti contemporanei, in particolare, in occasione del Natale, quelli di o su Maria. Necessitano idee fresche e formulazioni originali: il Magnificat in veste di musica popolare, narrazioni avvincenti e canti pieni di sentimento, che si rifacciano alla figura biblica di Maria e la facciano entrare nei cuori con il canto. La rassegna dei vari libri di canti, delle raccolte di testi sciolti e i testi su CD e musicassette evidenzia dapprima una deficienza. Mancano canti che esplicitamente e concretamente narrino la nuova definizione di Dio e uomo nell'unità della vita di Gesù Cristo, che ardiscano riproporre le antiche affermazioni connesse con la condizione «in utero» del Dio del mondo. L'unione ipostatica di divinità e umanità non è un tema praticato. Sarebbero necessari al riguardo nuovi tentativi e sperimentazioni liturgiche. Il contesto delle recite natalizie potrebbe, forse, essere il momento più adatto per l'ispirazione in questo senso, come a suo tempo fu di Lutero e del suo Vom Himmel hoc (Dall'alto del cielo). Le formulazioni genuine di Lutero, Olearius e Paul Gerhardt sarebbero appropriate per indicare la direzione.
    Dei canti di Magnificat, inni narrativi e canti contemporanei, ne presentiamo, a titolo di esempio, quattro. Essi ci mostrano cosa è possibile oggi nelle celebrazioni liturgiche luterane. L'autocomprensione degli autori e tutt'altro che informata confessionalmente. Essi provengono dall'ambito evangelico, Gaba Mertins in specie da quello «evangelicale» e potrebbero essere annoverati, per la loro religiosità e per l'apertura ecumenica, a un cristianesimo non dogmatico.

    3.4.1. Canti di Magnificat

    Nel quaderno dei canti per il Kirchentag 1995 ad Amburgo si trova il Magnificat di Eugen Eckert: Mit dir, Maria. singen wir / von Gottes Heil in dieser Welt (Con te, Maria, cantiamo noi / di Dio la salvezza in questo mondo). Maria è ispirazione e modello per una coraggiosa confidenza in Dio, che ha creato il cielo e la terra, che libera e risolleva, guarisce e aiuta a vincere. Nella sua «umiltà» Maria diviene la figura in cui si identificano coloro che soffrono sotto la croce del mondo, quelli che piangono e quelli che sperano, che si sentono così sostenuti. Ancora un'osservazione: ciò che nel luteranesimo più antico era divenuto una rarità, è, mediante l'approccio a Maria come a una sorella, introdotto dalle teologhe femministe, nuovamente, pienamente e senza problemi: la parola rivolta direttamente a Maria! Per il resto, la terza strofa non sta linguisticamente bene in piedi, le accentuazioni escono dal seminato.
    Rit.:Con te, Maria, cantiamo noi / di Dio la salvezza nel nostro tempo, / ci sostiene la speranza, che tu portasti: / arriva il giorno, che ci libera.
    1. Chiaro splende il tuo canto ogni notte: / lo lodo Dio, MAGNIFICAT. / Cielo e terra ha egli fatto, / il mio Dio. che me innalzato ha.
    2. Tu sai le lacrime, la croce e il soffrire, / tu sai che cosa gli uomini opprime e piega. / Tuttavia, tu canti colui che libera, / sai che la vita alla fine vincerà.
    3. Il tuo giubilo si trasmette anche oggi, / pasquale risuona esso suono su suono: / grandi cose ha Dio a te fatto, / grandi cose opera tra noi il tuo figlio
161.

    3.4.2. Inni narrati

    Marias Lobgesang (11 canto di lode di Maria) di Kurt Rose è parimenti ispirato dal Magnificat e canta la gioia per la dimora di Dio presso e dentro gli uomini, e specialmente del «bambino nel suo grembo». Il collegamento fra il bimbo e Dio che sostiene e sazia non è chiaramente determinato. In questo punto manca la precisione cristologica. Maria canta dei «sogni terreni di Dio»: curare gli infermi, abbattere gli orgogliosi, sfamare i poveri. Rimane aperta la questione se il sogno di Dio si riferisca a una visione o alla realtà o abbracci entrambe. Questa indeterminazione si potrebbe interpretare come una «non invasività», che non mette cioè l'ascoltatore di fronte a un elaborato completo, ma lo stimola a una sua propria presa di posizione. Linguisticamente questo canto mariano colpisce per la naturalezza delle parole, per la dolce fluidità narrativa e per la rinuncia alla rima piatta.
    1. Sulla via del ritorno attraverso i monti / canta la giovane donna Maria, / precanta al bimbo nel suo grembo / di Dio i sogni terreni: / gioia, gioia su Dio. / dimora nel corpo e nell'anima Dio / dimora nel corpo e nell'anima.
    2. Dio inizia con me, la meschina, / noi siamo la sua preferita dimora, / le cui mani stanche e vuote sono, / salvarci è il suo sogno: / gioia, gioia su Dio...
    3. E i superbi nei castelli / caccia egli giù dagli aurei troni, / li bracca, quelle anime morte. / ma i poveri fa egli sazi / gioia, gioia su Dio...
    4. Di Dio i sogni per la terra / canta Maria al suo bimbo. / canta al bimbo nel suo grembo / di Dio lo spirito e la vita: / gioia. gioia su Dio
162.

    3.4.2. Canti (Songs)

    La canzone di Gaba Mertins: Weil er mich so lieb hat (Perché egli mi ama così tanto) è contraddistinta dalla gioia per la scelta come «lieta dimora» di Dio (Lutero). L'autrice intende così, senza ripetere le vecchie formule, rivestire con parole l'«umilta della serva» e la grandezza delle opere di Dio. Il dono dell'elezione non è esclusivo, viene partecipato anche a Giuseppe e a «noi». La Mertins si avvicina molto al mondo e alle esperienze dei bambini, i quali si sentono piccoli nel mondo dei bambini e degli adulti e spesso si sentono dire di non essere particolarmente belli e forti, cari e devoti. Così Maria diviene figura di identificazione per le ragazze, come Giuseppe lo è per i giovani.
    (Maria) Perché io? Com'è che Dio ha pensato solo a me? Cos'ho io? Non sono né particolarmente bella e neanche particolarmente ricca. Non sono né particolarmente intelligente e neanche particolarmente carina. Perché Dio viene da me?
    (Rit.) Perché egli mi ama così tanto, per questo viene da me. Un dono, che mi rende felice, per questo Dio stesso viene da me.
    (Segue una strofa cantata da Giuseppe con il ritornello, e quindi canta il coro) Perché noi? Cosa può fare Dio con noi? Che cosa abbiamo noi? Non siamo né particolarmente grandi e neanche particolarmente ricchi. Non siamo né particolarmente intelligenti e nemmeno particolarmente devoti. Perché Dio viene da noi?
    Perché egli ci ama così tanto, per questo viene da noi. Un dono, che ci rende felici. per questo Dio stesso viene fra di noi
163.

    3.4.3. Canticum crucis

    Ancora una volta Kurt Rose. Nel suo Marias Wohnungen (Dimore di Maria) egli mette in relazione l'umile realtà del presepe con il disagio delle questioni sociali spinose dei giorni nostri. Rose inizia come in un inno narrativo, interrompe pero subito, prosegue con un'alienazione espressiva e proietta Maria nei deserti delle grosse città, nei centri della fame, nei teatri di guerra, nei luoghi inquinati dagli scarichi industriali. In completa parentela spirituale con la teologia della liberazione femminista, Maria diviene figura in cui si identificano le madri e i genitori, che non possono risparmiare ai loro figli questi disagi o si sentono da essi minacciati. La tensione sale e resta irrisolta. Al termine viene posta la domanda nostalgica, quando vi saranno finalmente luoghi in cui sarà possibile vivere decentemente. Il velo della trasfigurazione e dell'inoffensività viene strappato via dall'idillio del presepe. Testo e musica cercano di seguire e di rappresentare tumultuosamente le condizioni esistenziali di allora e di oggi. Con modi di dire impropri, con la creazione di parole prive di spettacolarità e con l'uso di luoghi comuni che scatenano immediatamente le volute associazioni, viene reso percepibile un pezzo di creazione sotto la croce del mondo - Canticum crucis nell'accezione di Lutero -. Altra cosa da notare: Rose sceglie per rivolgersi a Maria il «tu» fraterno.
    Tu dimorasti, Maria, con l'asino e il bue / paglia per la madre, la greppia per il bambino. // Oggi abiti tu, Maria, a Francoforte, la città, / là, dove il bambino nessun albero più ha. // Oggi abiti tu, Maria, nella terra della fame, / tre chicchi di riso nella tua mano. // Oggi abiti tu, Marta, nella giungla e nella guerra, / dove bombe urlano la musica dell'infanzia. // Oggi abiti tu, Maria, in riva al maleodorante fiume, / là, dove il tuo bambino soffocare deve. // Quando dimorerai tu. Maria con il tuo bambino / là, dove la luce e i fiori sono. // Ma ci sono (ancora) fiori, ci sono (ancora) fiori?166.

    Conclusione


    Per la figura e la presenza di Maria nella liturgia luterana si individuano, come risultato, i seguenti punti:
    1. Essa è naturalmente presente: quale Madre di Dio in concordanza con le professioni della Chiesa antica e in connessione con il «rinnovamento creativo» del concilio calcedonese specifico alla confessione di Lutero; quale umile ancella che viene «riguardata» da Dio ed è per questo consolazione o esempio della grazia di Dio per tutti gli umiliati, maltrattati, dilaniati; quale iniziatrice del canto e ispiratrice del Magnificat, di lode e ringraziamento a Dio; quale modello di fede che in tutta semplicità di cuore crede alla Parola e dice «accada a me, come tu hai detto»; quale modello di cristiana umiltà che «riporta a Dio» ogni onore - A onore di Dio, a utilità del prossimo -; quale sorella nel processo di umanizzazione delle donne e nel compimento della società sulla via per la parificazione dell'uomo e della donna e per la liberazione dalle condizioni di ostilità nei confronti delle donne e degli esseri umani in genere.
    2. Il luogo liturgico per parlare di Maria è il Credo durante le celebrazioni liturgiche; inoltre. non solo, ma principalmente, la festa di Natale con letture, predica, canti e rappresentazioni al presepio. Ciò avviene in connessione con la Sacra Scrittura stessa, per una gran parte con la tradizione della Chiesa antica, per altra parte al seguito di Lutero e del luteranesimo più antico; tutto ciò porta nell'ambito della cristologia specifica della Confessione ad affermazioni su Maria specifiche della Confessione (Lutero, Olearius, Gerhardt).
    3. La non-presenza di Maria nella liturgia luterana è, come la sua presenza. condizionata in nuce teologicamente. I giorni mariani sono ridotti di numero e quelli conformi alla Scrittura sono configurati come feste di Cristo. L'invocazione di Maria non ha liturgicamente alcun ruolo, in quanto, dal punto di vista soteriologico, ogni aspettativa e concentrata su Cristo. Per la pietà popolare la sottile distinzione di Lutero fra invocatio e intercessio Mariae come anche l'invocazione bona fide sine periculo era troppo complicata, motivo per cui il luteranesimo più antico si comportò restrittivamente.
    4. Che l'odierna non-presenza di Maria sia in parte dovuta ai processi di trasformazione e di selezione di più di 450 anni di storia della Chiesa, durante cui il patrimonio liturgico della Chiesa luterana riferito a Maria è caduto ampiamente in dimenticanza, risulta chiaro dalle feste mariane e dal modo in cui sono stati recepiti i corali.
    Il ripensamento nei confronti di Lutero e il ricordo dell'ortodossia luterana pongono davanti alle Chiese luterane di oggi, attraverso la propria tradizione, il problema di come ci si possa comportare in libertà evangelica con Maria. Il legame della tradizione con la Chiesa antica informa il profilo ecumenico del luteranesimo attuale, le nuove formulazioni teologiche e liturgiche così come le riserve e le omissioni accentuano il profilo riformista. Entrambi questi aspetti si prestano per costruire consapevolmente la propria prassi liturgica nei confronti di Maria e per sperimentare forme adeguate ai tempi, e per altra parte rendersi atti linguisticamente per il dialogo ecumenico e per gettare ponti verso l'esterno.

NOTE

119 Cf. M. BRECHT, Martin Luther, vol. 2: Ordnung und Abgrenzung der Reformation 1521-1532, Calwer-Verlag, Stuttgart 1986, p. 135. Questa biografia e costituita da 3 voll., Calwer-Verlag, Stuttgart 1981-1987: qui citata come BRECHT e l'indicazione del volume e della pagina.
120 WA 35. 474.14; prefazione al libro di canti di Wittemberg del 1524.
121 Cf. WA 4, 140,31-35
122 Cf. WA 35, 475.
123 Ibid.
124 Cf. WA 2, 233
125 Cf .BRECHT II, 132-138.
126 BRECHT 11, 137.
127 Cf. le raccolte di fonti realizzate nel secolo XIX: per il secolo XVI, PH. WACKERNAGEL, Das deutsche Kirchenlied. voll. 2-5, Leipzig 1867-1877; per il secolo XVII, A. FISCHER-W. TÜMPEL, Das deutsche Kirchenlied des 17. Jahrhunderts, 6 voll., Gütersloh 1904-1911. Cf. per uno sguardo d'insieme SCHIMMEL PFENNIG, 37-51 e 67-73.
128 Evangelisches Gesangbuch. Ausgabe für die Evangelisch-Lutherischen Kirchen in Niedersachsen und für die Bremische Evangelische Kirche, Lutherisches Verlagshaus, Hannover; Schlütersche Verlagsanstalt, Hannover; Vandenhoeck & Ruprecht, Göttingen 1994. Citato nel prosieguo come EG con il numero del canto. Per la struttura dell'EG si veda: Stammteil für alle Landeskirchen, nn. 1-535; Regionale Anhänge. n. 536 ss.
129 SCHIMMELPFENNIG, 46 SS, cita due esempi da Wackernagel.
130 «.....che tu uomo nato sia, / da una vergine, questo e vero / di ciò si felicita la schiera degli angeli. / Kyrie eleison».
131 GORSKI, 27. nota 10.
132 «Colui che del monto intero l ambito mai racchiuse, / ora sta di Maria nel grembo; / un bambinello è diventato, piccolo, / egli, che tutte le cose regge da solo. / Kyrie eleison».
133 «o Dio Padre, assistici».
134 «santa Maria, assistici».
135 BRECHT 11, 137.
136 «Ora vieni, dei pagani Salvatore».
137 «vieni, dei pagani Salvatore. / della Vergine bimbo riconosciuto. / si meravigli tutto il mondo, / Dio una simile nascita gli ordina».
138 WA 35, 430: «Non da sangue di uomo né da carne, / unicamente dallo Spirito Santo, / è la parola di Dio diventata un uomo / e fiorisce un frutto di carne di donna. // U grembo della Vergine incinto fu, / tuttavia restò la castità pura conservata, / brilla fuori una virtù già, / Dio qui era là nel suo trono».
139 «Cristo noi dobbiamo lodare già».
140 «Cristo noi dobbiamo lodare già / della pura ancella Maria figlio, / fino a che il caro sole splende / e a tutto il mondo la fine giunge».
141 «La divina grazia dal cielo grande / nella casta madre si riversò, / una ragazza portò un celato pegno, / che alla natura era sconosciuto».
142 WA 35, 431: «Egli giacque nel fieno con povertà grande. / la greppia dura lui non infastidì, / fu un po'di latte il suo cibo, / lui che mai un uccellino aver fame lasciò». Citato nella versione ortograficamente aggiornata secondo la cosi detta Braunschweiger Ausgabe (Edizione di Braunschweig): Luthers Werke, edite da Buchwald, Kawerau, Köstlin e altri: vol. VIII: Lieder, Tischreden. Briefe, Verlag C. A. Schwetschke und Sohn, Berlin 19053, p. 51.
143 «Signore Dio, te lodiamo noi».
144 «Il Figlio al Padre obbediente fu, / egli venne a me sulla terra / da una Vergine pura e delicata; / egli volle mio fratello divenire. / del tutto segretamente esercita egli il suo potere. / egli venne nella mia povera figura, / il diavolo volle egli catturare».
145 «Assumesti umano corpo, / che da tua madre Maria venne».
146 «O uomo, piangi i tuoi peccati grandemente».
147 «Ah, amato Signore Gesù. / tu che un bimbo divenuto sei. / da una Vergine pura nato, / affinché noi non potessimo essere perduti».
148 «A voi è un bambino oggi nato, / da una Vergine prescelta. / un bambino così delicato e fine, / che deve vostra gioia e felicità essere. // Egli è il Signore Cristo nostro Dio, / che vuole tirarvi fuori da ogni bisogno, / egli vuole vostro salvatore proprio essere, / da tutti i peccati farvi puri».
149 «Dunque ricordatevi ora bene il segno, / la mangiatoia, le fasce così povere, / là trovate il bambino posto, / che tutto il mondo conserva e regge. // .,. Ah Signore. tu creatore di tutte le cose, / come sei tu divenuto sì meschino, / da giacer tu qui sulla secca erba, / di cui un bue e un asino mangiarono».
150 «Tu entri in una dimora estranea, / e sono tuttavia tutti i cieli tuoi, / bevi latte dal seno di tua madre. / e sei tuttavia addirittura degli angeli la gioia».
151 «O miracolo grande! / Di Maria il grembo / ha oggi la Salvezza avvolto. / il grande Eroe, / che tutto conserva / degli uomini consolazione e vita». Ambedue questi casi sono citati secondo SCHIMMELPFENIG, 69.
152 «Tu, re degli onori, reggitore delle schiere. / non disdegni di riposare nel grembo di Maria. / Dio, vero Dio dall'eternità generato. Oh. lasciateci adorare».
153 «Mandò Dio il suo angelo dal cielo / il quale parlò alla Vergine Maria: /"Tu devi la Madre di Dio essere, / Gesù Cristo. / Gesù Cristo. / Gesù Cristo il tuo figlioletto"».
154 Un canto ha la gioia per sé pensato. / Un canto ha la speranza a risuonar portato. / Maria diede ad esso parole e melodia. / Ella lodò di Dio il futuro nel figlio».
155 Kleine getstliche Konzerte II, SWV, 333.
156 D. SCHUBERT H, Ave Maria - Ora pro nobis. Zur Aufführung von Ave Maria Kompositionen in der Evangelischen Kirche, in Der Kirchenmusiker. Zeitschrift des Verbandes evangelischer Kirchenmusiker Deutschlands» (Verlag Merseburger, Kassel-Berlin) 47/3 (1996) 101-102. Nel prosieguo citato con SCHUBERTH e la sola indicazione del numero della pagina.
157 SCHUBEKTH, 102.
158 SCHUBERTH, 102, compendiato.
159 Ibid.
160 Cf. Für den Cottesdienst. Informationen, Angebote, Beobachtungen, Fragen, Antworten, herausgegeben von der Arbeitsstelle fur Gottesdienst und Kirchenmusik der Ev.-lutherischen Landeskirche Hannovers und von der Liturgische Konferenz Niedersachsens. (Druckerei des Amtes fur Gemeindedienst. Hannover), Quaderno 43 (1994) 42-45.
161 (Kehrvers) Mit dir, Maria, singen wir / von Cottes Heil in unsrer Zeit. / uns trägt die Hoffnung, die du trügst: / es kommt der Tag, der uns befreit. Il 1. Hell, citato da S. WOLFSCHÜTZ (ed.), 33 Lieder für Kirchentage. Im Auftrag der Nordelbischen Arbeitsstelle Kirchentag 1995, Lutherische Verlagsgesellschaft, Kiel 1995, n. 134.
162 K. ROSE, Fröhlicher Vogel Hoffnung. Lieder und Gedichte, Lutherisches Verlagshaus, Hannover 1995, p. 23.
163 Libretto per il CD: Freude, Freude. Ein Weihnachtsmusical für Kinder. Con testi e musica di G. Mertins, Volker Mertins, Chnstoph Zehender. Pila music Dettenhausen, 1991.
164 K ROSE, Fröhlicher Vogel Hoffnung, 22 ss.

 

Inserito Lunedi 6 Dicembre 2010, alle ore 17:32:04 da latheotokos
 
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