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  Mariologia biblica e Liturgia bizantina 
Ortodossi

di Alexis Kniazeff, La Madre di Dio nella Chiesa Ortodossa, San Paolo, Cinisello Balsamo 1993, pp. 161-164.



Accanto ai testi scritturistici maggiori che la Chiesa ha sempre interpretato come testimonianze ispirate sul mistero della Madre di Dio, i padri e la liturgia hanno creduto di dover accogliere numerosi altri testi e immagini bibliche per la glorificazione di Maria. Ora è certo che molto spesso quest'applicazione della Bibbia alla Vergine difficilmente sembra concordare con il senso letterale e immediato dei passi presi in considerazione. Così l'esegesi biblica moderna, con il suo metodo rigorosamente scientifico d'interpretazione letterale dei testi, potrebbe in molti casi considerare quest'uso della Scrittura come un omaggio alla Vergine relativo solo al campo della pietà, privo quindi d'ogni valore teologico. Così dunque, per il liturgista come per il biblista, si solleva il problema delle origini e del significato teologico della tradizione mariana della Chiesa. Questa tradizione è sempre un fatto della sola pietà? In certi casi può dipendere da un'autentica esegesi? Tale è il problema che esamineremo in questo capitolo limitandoci alla liturgia bizantina.
Cominciamo col ricordare nelle sue grandi linee l'ispirazione biblica delle feste mariane che questa liturgia comporta. Innanzi tutto vi scorgiamo un sistema di letture bibliche che sono pressappoco le stesse per tutte le feste. Nei grandi vespri delle feste della Natività della Vergine, dell'Annunciazione, della Dormizione, come in quelli delle feste devozionali dell'intercessione o delle icone venerate, si leggono sempre le stesse tre pericopi: Gn 28,10-17 (il sogno di Giacobbe), Ez 43,27-44,4 (la visione della porta chiusa del tempio) e Pro 9,1- 11 (il banchetto della Sapienza). Nella festa della Presentazione della Vergine al tempio la prima e la terza di queste letture sono sostituite rispettivamente da Es 40,1-5.9-10.16.34-35 (la dedicazione del tabernacolo da parte di Mosè) e lRe 8,1-11 (dedicazione del tempio di Salomone). Nella festa dell'Annunciazione alle tre pericopi abituali si aggiungono due altre letture: Es 3,1-8 (la teofania del roveto ardente) e Pro 8,22-30 (discorso della Sapienza sulle sue origini). La festa della Purificazione, contemporaneamente festa mariana e festa del Signore, comporta letture proprie: 1) una lettura composta da brani della legislazione mosaica che si riferiscono alla consacrazione a Dio dei primi nati d'Israele (Es 13,1-3.10-12.14-16; Lv 12,1-4.ó-8; Nm 8,16-17); 2) Is 6,1-12 (visione del profeta e sua vocazione nel tempio di Gerusalemme); 3) una lezione composta di passi della profezia sull'Egitto (Is 19,1-ó.12.16.19-21).1
A queste pericopi anticotestamentarie si aggiungono testi del Nuovo Testamento che sono letti a mattutino e nella liturgia eucaristica di queste feste. Il mattutino di ogni festa mariana bizantina comporta la lettura di Lc 1,39-56 (visitazione e Magnificat); l'unica deroga a questa regola è ancora la Purificazione, il cui formulario sostituisce la pericope suddetta con Lc 2,25-32 (il Nuc dimittis). In quanto alle liturgie eucaristiche di queste feste la loro epistola è talvolta Fil 2,5-11 (umiliazione volontaria ed esaltazione del Figlio di Dio),2 talaltra Eb 9,1-17 (descrizione del tabernacolo dell'antica alleanza).3 Per quel che riguarda il vangelo, la lettura mariana per eccellenza delle liturgie mariane bizantine è essenzialmente Lc 10,38-42 e 11,27-28 (la pericope di Marta e Maria, seguita da quella «Beato il grembo...»).
Questo sistema di letture liturgiche comporta, tuttavia, tre deroghe: 1) nella Purificazione si legge Eb 7,7-17 (superiorità del sacerdozio di Gesù su quello di Aronne) e Lc 2,22-40 (tutto il racconto di quanto è avvenuto nel tempio); 2) nella Sinassi della santa Vergine, celebrata il 26 dicembre e derivata dall'unica festività bizantina del V secolo, si legge Eb 2,11-18 (il posto dell'incarnazione nel disegno redentore di Dio) e Mt 2,13-23 (la fuga in Egitto), cioè il seguito del vangelo di Natale; 3) nell'Annunciazione, la cui liturgia eucaristica riprende l'epistola della festa precedente e la unisce al racconto evangelico del fatto commemorato, cioè Lc 1,24-38.
La liturgia mariana bizantina non si è limitata a stabilire un sistema di letture bibliche per le feste della santa Vergine. Come tutte le altre liturgie mariane, essa usa pure un certo numero di salmi. Due vi occupano un posto tutto speciale: il Salmo 44 (45), che canta un epitalamio regale, e il Salmo 131 (132), che glorifica il trasporto dell'arca dell'alleanza nella regale città di Davide. I formulari di quasi tutte le feste mariane bizantine usano queste due composizioni come salmi d'ingresso o salmi alleluiatici oppure prendono in prestito i loro versetti per i prokeimena (testi «posti innanzi») o i versetti delle feste nominate.4 Notiamo infine, per completare il nostro quadro dell'ispirazione biblica della liturgia mariana bizantina, l'abbondanza di immagini bibliche usate dai melòdi della Chiesa orientale nei tropari, negli sticherari e nei canoni delle feste della Vergine così come nell'innografia mariana in generale. Queste immagini non sono legate soltanto ai temi delle letture e degli altri passi biblici contenuti nei formulari delle feste in questione (scala di Giacobbe, arca dell'alleanza, tempio di Sion, regina dell'epitalamio, ecc.), ma rientrano pure in tutta una serie di altri temi, dei quali i principali sono quelli del paradiso, dell'esodo (roveto ardente, nube che protegge durante il cammino nel deserto, Mar Rosso che inghiotte il faraone) e dei numerosi miracoli riferiti nei libri storici o profetici (vello di Gedeone, verga di Aronne, montagna da cui si stacca una pietra senza l'intervento di nessuna mano, madre vergine dell'Emmanuele, miracolo dei tre fanciulli nella fornace, ecc.). Quasi tutte queste immagini bibliche si trovano raccolte nel celebre inno Acàtisto della liturgia bizantina:5 composto probabilmente verso il 620, in origine ha fatto parte dell'ufficio dell'Annunciazione; oggi invece costituisce da solo un'ufficiatura mariana indipendente: quella del sabato della quinta settimana di Quaresima, consacrato dalla tradizione in modo particolare alla glorificazione della Madre di Dio.

NOTE
1 La scelta della prima lettura dei vespri della Purificazione si spiega da se stessa. La seconda è stata scelta a motivo di uno dei principali temi della festa, quello dell'incontro del Salvatore nel tempio di Gerusalemme con i rappresentanti dell'Antico Testamento. La terza lettura è dovuta sia a ragioni cronologiche - alla presentazione di Gesù al tempio ha fatto seguito molto presto la fuga della santa famiglia in Egitto - sia a ragioni teologiche: Simeone ha riconosciuto in Gesù non solo la gloria d'Israele ma anche la luce che illumina le genti (cfr. 12° oíkos dell'Acàtisto).
2 È così per la Natività della santa Vergine, la Dormizione e un gran numero di feste secondarie.
3 Questa pericope è letta nella liturgia delle feste della Presentazione della santa Vergine al tempio, dell'intercessione della Madre di Dio (1° ottobre) e in quella del sabato della quinta settimana di Quaresima, consacrato particolarmente alla glorificazione della Vergine.
4 Accanto a questi due salmi mariani maggiori, la liturgia mariana bizantina usa pure versetti dei Salmi 4, 45, 65 75, 85, 92, 96, 97, 99, 114, 115, 117, 126, ecc.
5 Cfr. Th. Maertens, Le devoloppement liturgique et biblique du culte de la Sainte Vierge in Paroisse et liturgie, 36 (1954),  n 4, p. 245.
 

Inserito Lunedi 2 Maggio 2011, alle ore 10:11:58 da latheotokos
 
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