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  Scrittori ebrei alla ricerca del mistero di Myriam 
Giudaismo

dal libro di Mario Masini, Maria di Nazaret nel conflitto delle interpretazioni, Edizioni Messaggero, Padova 2005, pp.214-225.




Autori di area cristiana hanno ignorato non soltanto la demitizzazione delle favole anticristiane e antimariane ora richiamata, ma hanno anche trascurato quanto scritto sui temi cristologici e mariologici da alcuni studiosi contemporanei appartenenti all'area ebraica. Anche se essi permangono coerenti con la visione storica e teologica dell'ebraismo, tuttavia la rivisitazione dei loro scritti è utile per cercare qualche raggio di luce per il mistero di Maria.



Joseph Gedalyah Klausner (1874-1958)

L`israeliano Joseph Gedalyah Klausner si impegnò nel campo del sionismo, ma la sua memoria è legata soprattutto alla docenza di critica letteraria e storica svolta nell'università ebraica di Gerusalemme. Egli mise a frutto queste sue competenze pubblicando, nel 1922, una «vita di Gesù» in lingua ebraica28. Egli utilizza le fonti giudaiche e specialmente la letteratura rabbinica, di cui è esperto, per situare Gesù nell'ambiente in cui si è svolta la sua esistenza. Benché fosse molto più utopico delle dottrine giudaiche di quel tempo, tuttavia il messaggio di Gesù si situò in esse. Anzi, secondo il Klausner, «Gesù fu orgoglioso di essere giudeo, mai abbandonò il giudaismo e si ritenne un messia giudaico»29. Che il cristianesimo sia diventato una religione non giudaica ma universalistica, è un cambiamento dovuto alla teologia e all'opera di Paolo30.
Nel suo libro scritto in ebraico e dedicato a Gesù - Yeshu ha-Notsri - il Klausner esplora con molto impegno e grande competenza le fonti giudaiche per verificare quale attendibilità riconoscere alle malignità contro Gesù che Celso afferma di aver appreso «da un giudeo» (e che la Schaberg e il Ludemann hanno riproposto). L'esplorazione del Klausner si estende agli scritti degli Amoraim - i rabbini dei sec. III-VI, ai quali si devono i due Talmud: quello Palestinese e quello di Babilonese -, e l'attenzione si concentra in particolare sulla identificazione di Gesù con «Ben Stada» o con «Ben Pantera», e di Myriam come amante di Stada. Il Klausner esplora altresì il trattato delle Toledot Ješu' - opera databile al 500 d. C. - in cui sono raccolte leggende, racconti popolari e detti rabbinici antichi e moderni, nei quali Myriam figura come sedotta e ripudiata dal marito/amante. La conclusione alla quale il Klausner perviene è che il libro delle Toledot Ješu'  non contiene alcun dato meritevole di essere qualificato come storico31.
Volgendo l'attenzione agli elementi riguardanti Myriam presenti in Yeshu ha-Notsr ("Gesù Nazareno"), il Klausner propone alcuni rilevi argomentativi delle problematiche. Dai Vangeli risulta che Myriam concepì per opera dello Spirito Santo: sentendo dire che Gesù non aveva un padre umano, nella mente dei giudei sorse l'idea d'una relazione intrattenuta illecitamente da Myriarm. Quanto a Gesù, il Klausner propone un interrogativo e pone alcune asserzioni. Se Gesù non aveva un padre umano, quale relazione poteva intrattenere con la stirpe di Davide, come afferma il NT? Secondo il Klausner. genitori di Gesù furono Giuseppe e Myriam, e Gesù fu loro figlio legittimo. Gesù ebbe 4 fratelli e anche alcune sorelle, sposate a uomini di Nazaret. Giuseppe morì presto perché durante la vita di Gesù figura presente soltanto la madre.
Il Klausner rifiuta, quindi, come tendenziose e inattendibili le denigrazioni di alcuni scritti giudaici relativamente a Gesù e a Myriam. Per quanto riguarda Gesù e Myriam egli ritiene come attendibile soltanto ciò che risulta da un approccio al testo evangelico unicamente letterario. Ignora quanto il Vangelo di Giovanni riferisce circa la presenza di Maria sul Calvario (Gv 19, 25-27) e il libro degli Atti ( 1, 14) afferma riguardo alla presenza di Maria nella chiesa di Gerusalemme. Nonostante questa considerazione piuttosto incompleta, lo studio del Klausner si qualifica per la serietà della ricerca e l'intenzione di restituire alla verità il pensiero giudaico relativamente a Gesù e alla sua madre. al di là delle elucubrazioni suscitate da animosità falsità e malevolenza. E facendo questo il Klausner manifesta «indubbia simpatia per la madre di Gesù»32.

Geza Vermès (1924s).  

Ungherese di nascita Geza Vermès è un ebreo che ha studiato all'università di Budapest e in quella cattolica di Lovanio e si è specializzato, mediante un impegno venticinquennale, nella letteratura del rabbinismo e dei tempi intertestamentari, come pure dei manoscritti ebraici del Mar Morto, scoperti a Qumran33. Egli ha utilizzato le conoscenze così acquisite anche al fine di ricostruire il Sitz im Leben storico, culturale e religioso in cui si colloca Gesù. Avendo come fondamento questo retroterra, il Vermès propone la propria raffigurazione di Gesù, alla quale ha dedicato una trilogia34. Nel libro Gesù l'ebreo35 il Vermès presenta una raffigurazione di Gesù che mira a correggere la distorsione conseguente alla mitizzazione fattane sia dal cristianesimo che lo ha divinizzato sia del giudaismo che ne ha fatto un apostata. Nel volume La religione di Gesù l'ehreo36 il Vermès mostra che Gesù «è vissuto, si è mosso e ha avuto esistenza all'interno dell'ebraismo» del quale avrebbe assunto, afferma - senza sostanziali cambiamenti (?!) - la dottrina su Dio come Padre e come Re, sulla legge mosaica in generale e persino su quella del sabato37. La trilogia si è completata con il volume I volti di Gesù, in cui il Vermès cerca di scoprire l'autentica fisionomia di Gesù, nascosta sotto la tradizione della letteratura cristiana, così da spiegare in qual modo l'oscura figura di un profeta palestinese possa essere stata trasformata in quella del Salvatore celeste del cristianesimo.
Il Vermès non propone una riflessione specifica su Myriam, e tuttavia il discorso su di lei si presenta due volte, e su punti di fondamentale importanza. Anzitutto in riferimento alla nascita di Gesù dalla vergine Myriam: questo argomento presenta ai pensatori ebrei e al Vermès grave difficoltà, in quanto essi ritengono che le fonti giudeo-cristiane, cui si rifanno Mt capitoli 1-2 e Lc capitoli 1-2, siano state utilizzate dagli evangelisti facendole volgere a prova della messianità di Gesù e della sua appartenenza alla discendenza regale di Davide. Da parte sua, l'ambiente cristiano legato alla cultura pagana intese tali racconti evangelici come dimostrazione della natura divina di Gesù. nato prodigiosamente da una vergine. Il Vermès annota che questo tema è sviluppato da Matteo e da Luca, i cui Vangeli si collocano, quanto alla successione cronologica della composizione, nell'epoca intermedia tra il Vangelo più antico e quello meno antico: di fatto, questo tema è ignorato da quello di datazione più antica - Marco - e da quello più recente - Giovanni -. Matteo e Luca concordano nel rifiutare a Giuseppe il ruolo generativo: Matteo simboleggiando nella «sorpresa» della gravidanza di Myriam la sua estraneità al fatto; Luca evidenziando la condizione verginale di Myriam. Il Vermès dà rilievo alla incompatibilità delle due affermazioni presenti nel racconto, il quale mira ad affermare contemporaneamente l'origine divina del bambino e la legittimità dell'appartenenza di Gesù alla discendenza davidica, esposta nell'albero genealogico di Matteo capitolo 1 e di Luca capitolo 3. Il Vermès accentua l'incompatibilità dei dati: se Gesù non è figlio di Giuseppe, non può appartenere alla stirpe davidica; se è figlio di Giuseppe, non è nato verginalmente da Myriam. Ciò nonostante la conclusione cui perviene il Vermès non è negativa; egli conclude infatti scrivendo: «Forse un nuovo esame di fatti può gettare nuova luce su questi problemi»39.
Il Vermès dedica specifica attenzione a quanto si rapporta alla verginità di Myriam. Egli richiama il significato che ha il termine "verginità" presente negli scritti rabbinici, ove essa è associata non all'assenza di esperienza sessuale, «ma all'incapacità di concepire: la vergine è una fanciulla non ancora arrivata alla pubertà». «Vergine» è la donna non ancora pervenuta al tempo delle mestruazioni; in questo senso una giovanissima può essere nel contempo vergine e sposa. Secondo il Vermès, l'interrogativo che Myriam rivolge all'angelo Gabriele che le annuncia una imminente gravidanza («Come è possibile?», Lc 1,34) può rientrare in quest'ottica e «venir parafrasato così: "Come può avvenire che io concepisca, se non sono ancora iniziate le mie mestruazioni? Potrei sposarmi, benché io non sia ancora pronta?"». Il Vermès completa la sua riflessione rilevando che alle parole di Myriam segue il parallelo, posto dallo stesso Gabriele, tra la verginità della non mestruata Myriam e la gravidanza in menopausa dell'anziana parente Elisabetta: lo scopo è di significare ciò che è possibile a Dio (Lc 1, 37). Il Vermès rileva, con pregevole obiettività, che gli antichi scrittori cristiani non si richiamano ai racconti anticostamentari di nascite come quelle di Isacco, Giacobbe e Samuele in cui si sommano l'apporto generativo del padre e un intervento divino straordinario (come nel caso del concepimento di Giovanni da parte di Elisabetta, Lc 1, 23-25). Da parte sua, il Vermès si arresta carico di interrogativi di fronte ad un mistero che supera quanto consentito alla sola intellettualità40.

David Flusser (1917-2000)

L'impegno scientifico di David Flusser, ebreo nativo di Vienna, si è sviluppato lungo tre direttrici: quella della storia e della letteratura giudaica del Secondo Tempio, quella dei rotoli del Mar Morto (Qumran), quella del raccordo tra questi argomenti e il cristianesimo primitivo. Questo ultimo argomento risulta preminente tra quelli sui quali si concentra l'interesse del Flusser. Lo documenta il fatto che nel 1985 il Flusser ha fondato, insieme con Robert Lindley, la Jerusalem School for the Study of the Synoptic Gospels; ha caldeggiato un ecumenismo giudaico-cristiano, fondandosi sulla convinzione storico-scientifica che «il tardo Giudaismo e il Cristianesimo si sono sviluppati dalla religiosità giudaica che fiorì nel periodo intertestamentario»41, e riconoscendosi nell'affermazione di Martin Buber: «Gesù è il fratello universale che tende la mano da una parte ai giudei, dall'altra ai cristiani ».
Il metodo di ricerca ideato dal Flusser è riconoscibile in questa sua affermazione: «Se si studiano i primi tre Vangelii sotto il profilo filologico, critico, letterario e soprattutto sulla base della dottrina ebraica e giudaica, veniamo a scoprire molti dati su Gesù, la sua dottrina e la sua sublime autocoscienza, cosa che invece non sarebbe possibile senza conoscere bene l'ebraismo di quel tempo»42. Il teologo cattolico B.-D. Dupuy rileva il miglioramento della conoscenza di Gesù che proverrà dal recupero degli apporti provenienti dal giudaismo: «E ormai evidente che il Gesù di Nazaret che i cristiani credono di conoscere già bene, sarà maggiormente rivelato nella sua realtà quando i giudei avranno imparato a conoscerlo meglio. Il Gesù di Nazaret, che i giudei hanno per lungo tempo ritenuto lontano dalla loro tradizione, oppositore dei farisei e infedele, risulta ormai più vicino a loro di quanto essi immaginavano»43.
La cifra dei saggi, degli articoli e dei libri. redatti dal Flusser in ebraico, tedesco o inglese assomma a circa 150, ma la nostra attenzione si sofferma soltanto sul suo Jesus44, il libro che ci interessa più da vicino in quanto parla anche di Myriam mentre parla di Gesù. Dal punto di vista redazionale Jesus segue lo schema dalla biografia in quanto rivisita le tappe fondamentali della vita di Gesù con l'intenzione di «portare, qui e ora, Gesù davanti agli occhi dei lettori»45. Un capitolo iniziale è dedicato dal Flusser a mostrare che Gesù fu esperto conoscitore delle antiche Scritture e che per questo fu riconosciuto come «rabbì»46. I capitoli dedicati al battesimo di Gesù, al suo atteggiamento riguardo alla legge mosaica e alla morale, al suo insegnamento sull'amore e sul regno documentano - secondo il Flusser- che Gesù non soltanto non si pose in contrapposizione con il mondo ebraico, ma che si immerse in esso, sia pure con qualche differenziazione: Gesù «non fu propriamente un fariseo, ma fu vicinissimo al tipo di fariseo che ama Dio secondo la scuola di Hillel»47. Nei capitoli dedicati a Gesù come «figlio» e «figlio dell'uomo» il Flusser afferma che Gesù fu «figlio» nel senso di profeta destinato a morte violenta, secondo la sorte già toccata ad altri profeti anticostamentari48. Gli ultimi due capitoli sono destinati alla fine di Gesù; la «biografia» termina con la morte di Gesù sulla croce, che il Flusser racconta non soltanto ignorando la risurrezione che pur appartiene strutturalmente al racconto evangelico, ma anche insinuando che l'ultima parola di Gesù possa essere stata un grido di disperazione (Mc 15, 34)49.
Mentre viene presentando il dipanarsi della vicenda storica di Gesù il Flusser propone anche la concezione che egli ha di Gesù, da lui visto come ampiamente rientrante nell'orbita dell'ebraismo. Non condividendo i sospetti della Formgeschitliche Methode, il Flusser non ritiene che quanto la chiesa primitiva trasmette nei Vangeli non coincida con quanto Gesù ha realmente detto e fatto. L'innesto delle parole di Gesù50 e dei racconti evangelici nella tradizione vivente del giudaismo depone in favore della loro rispondenza all'obiettività storica; inoltre, se interpretati ali interno della tradizione giudaica, i racconti evangelici diventano chiari, anche se portano l'impronta della potente personalità spirituale di Gesù. Quanto alla Torah mosaica, argomento teologico molto importante per l'ebraismo, il Flusser ritiene che Gesù non l'abbia mai dichiarata decaduta, anzi che l'abbia piuttosto consolidata. Quanto alla divinità e alla messianità di Gesù il pensiero del Flusser è reticente. Si chiede: «Gesù di Nazaret ha veramente potuto arrivare ll'autocomprensione di sé» secondo la quale il «Figlio dell'uomo» è un «essere umano che è divino?». E risponde: «Gesù ha sentito di essere l'eletto da Dio, il suo servo, il Figlio unico a cui sono svelati i segreti del Padre che è nei cieli. Questo sentimento può averlo portato, verso la fine dell'esistenza, ad osare di identificarsi con il "Figlio dell'uomo", e "il Figlio dell'uomo nell'ebraismo talvolta veniva identificato con il messia"»51.
Pur se dedicato a Gesù, lo Jesus del Flusser offre discreti squarci anche su Myriam52. Al pari di Gesù, ma con molto minore dovizia di dettagli, anche Myriam appare al Flusser come una donna pienamente ebrea: «L'aspetto della figura di Myriam permane quello giudaico tanto per quanto riguarda la sua origine quanto la sua vicenda»53. A cominciare dal nome, molto usato in quel tempo. Quello che il Flusser pensa riguardo alla verginità di Myriam in riferimento al concepimento e al parto di Gesù risulta da alcune sue constatazioni. Egli rileva che di questo argomento parlano soltanto i Vangeli di Matteo e di Luca, tacciono invece Marco e Giovanni; «la notizia più antica circa il concepimento verginale di Gesù si trova in Ignazio di Antiochia» e al di fuori del NT. Inoltre, Gesù ebbe «quattro fratelli e alcune sorelle», perciò Myriam ha dovuto avere «almeno 7 figli»; entrambe le genealogie (Mt 1,2-16; Lc 3, 23-38) attestano che alla discendenza di Davide apparteneva non Myriam ma Giuseppe: e tuttavia nessuno dei due evangelisti vede «dissonanza» tra questa affermazione e l'attribuzione del concepimento di Gesù non a Giuseppe, ma allo Spirito Santo54.
La qualifica di Gesù come «primogenito» attribuitagli da Luca (2, 27) è vista dal Flusser come suscettibile di due interpretazioni: secondo l'una si asserisce soltanto che Gesù era in ordine di tempo il primo dei nati da Myriam nel matrimonio con Giuseppe; secondo l'altra, il racconto della presentazione di Gesù al tempio di Gerusalemme (Lc 2, 22-24), in ottemperanza della legge che disponeva che «ogni maschio primogenito fosse sacro al Signore» (cf. Es 13, 12), fu «inventato da Luca per comprovare la nascita verginale di Gesù». Giuseppe era ancora in vita quando Gesù era dodicenne (Lc 2, 41-42), mentre «era quasi certamente morto prima del battesimo del figlio (ad opera di Giovanni Battista); forse morì quando Gesù era ancora molto giovane»: se così è, Myriam trascorse in vedovanza e gravata dalla presenza di molti e giovanissimi figli gran parte della sua vita.
Su questo si innesta un fatto al quale il Flusser attribuisce importanza: «L'atteggiamento negativo di Gesù nei confronti della famiglia in cui era nato»; esso si esprimerebbe già nella dura risposta di Gesù a Myriam alle nozze di Cana (Gv 2, 4) e continuerebbe lungo l'intera vita di Gesù come risulta da alcuni aneddoti (Mc 3, 20-21; Mt 12, 46-50) e loghia (= detti) (Lc 14, 26), in quanto «la famiglia di Gesù considerò fino alla sua morte la sua missione come un pericoloso frutto della sua immaginazione (cf. Gv 7, 5)». La situazione cambiò dopo la morte di Gesù: «Secondo notizie non del tutto sicure (Gv 19, 27; At 1, 14), Myriam si trasferì con i figli a Gerusalemme presso gli apostoli. Giacomo, fratello del Signore, divenne credente per l'apparizione del Risorto (lCor 15, 7)» e «morì martire nel 62. Successivamente anche gli altri fratelli di Gesù divennero credenti e furono ospitati con le loro mogli nelle comunità cristiane». «La famiglia di Gesù, dopo la sua morte, abbandonò la propria incredulità e si inserì con onore nella giovane comunità giudeo-cristiana»55. Il Flusser ritiene che la fisionomia di Myriam ci guadagnerà in precisione se i cristiani coglieranno l'importanza del fatto che Myriam sia figlia del popolo ebreo.
Il Flusser manifesta grande rispetto per la sofferenza che avvolse l'intera esistenza di Myriam: la sua «impotenza a capire il figlio» e la realizzazione della predizione della spada che le «trafisse l'anima» (Lc 2, 35) quando «si avverò la catastrofe temuta». Ma c'è anche la pena di una domanda: «La fede nel figlio risorto e la speranza di rivederlo furono di piena consolazione per Myriam?». È questo l'interrogativo che il Flusser intravede nell'animo di Myriam56, ma è anche l'interrogativo che gli rimane nel cuore: infatti la sua «biografia» di Jesus dopo aver letto l'intero racconto evangelico si arresta sulla narrazione della morte di Gesù senza osare inoltrarsi in quella- altrettanto evangelica - della sua risurrezione.

NOTE
28 GEDALIAH KLAUSNER, Yeshu ha-Notsri.., Gerusalemme 1922; tr. ingl.: Jesus of Nazareth. His life... New York 1925. Traduzione in francese nel 1933, in spagnolo nel 1971. Questa "vita di Gesù" non fu mai tradotta in italiano, mentre lo furono altre opere del Klausner: Storia della letteratura neo-ebraica (1926) e Il messianismo in Israele (1927).
29 DIEZ MERINO, La Madre de Jesús en los escritos cristológicos y neotestamentarios de algunos juíos modernos, in «Estudios Marianos», 47 (1992), p. 241.
30 J. GEDALIAH KLAUSNER, Mi Yeshu 'ad Paulus, Gerusalemme 1922; Tell Aviv 19392; tr. ingl.: From Jesus to Paul, New York 1943; London 1946.
31 DIEZ MERINO, La Madre, pp. 244-245.
32 I. MIHALOVIC, María en los autores Judos, in «Ephemerides Mariologicae», 44 ( 1994/1), p. 126.
33 G. VERMÈS, Les manuscrits du désert de Juda, Desclée & Cie, Tornai 1953.
34 Alla presentazione e all'analisi critica della figura di Gesù quale risulta dalla trilogia del Vermès è dedicato l'articolo di W. B. TATUM, Jesus the Jew. An Analysis of Geza Vermes's Trilogy, in «Forum», 1 (1998), pp. 275-289.
35 G. VERMÈS, Gesù l'ebreo (Kyrios), Borla, Roma 2001: id., Jesus and the Word of Judaism, SCM, London 1983.
36 G VERMÈS, La religione di Gesti l'ebreo, Cittadella, Assisi 2002 (bibliografia e indici, pp. 270-297).
37 G. VERMÈS, La religione di Gesù l'ebreo, in G. Pirola (a cura di), Il Gesù storico. Il problema della modernità, Piemme, Casale M. 1988, pp. 20-33.
38 G. VERMÉS, I volti di Gesù, Bompiani, Milano 2000.
39 VERMÈS, Gesù l'ebreo, p. 250.
40 Ivi, pp. 257-258.
41 D. FLUSSER, Il giudaismo e le origini del cristianesimo, Marietti, Genova 1995, 117 (or. ted.. 1990); Id., Il cristianesimo una religione ebraica, Paoline, Cinisello Balsamo 1992.
42 C. THOMA, Teologia cristiana dell'ebraismo, Marietti. Casale Monferrato 1983: Introduzione di David Flusser, p. XXIX; D. FLUSSER, Bemerkungen eines Juden zur christliche Theologie, Kaiser, Munchen 1984.
43 Così scrive B.D. Dupuy nella prefazione posta alla traduzione francese del libro Jésus, Seuil, Paris 1970, pp. 19-20 (per la tr. it. cf. nota seguente); questa prefazione è omessa nella traduzione italiana.
44 D. FLUSSER, Jesus, Morcelliana, Brescia 1997 (originale ted., 1968: tr. it. sulla 18a ed. ted., 1993), qui utilizzato.
45 Ivi, p. 32.
46 Ivi, pp. 42-43
47 Ivi, p. 108.
48 Ivi, pp. 142-l43
49 Ivi, p. 178; D. FLUSSER, Jesus in Selbstzeugnissen und Bilddocumenten, Rowohlt, Reinbek b. Stamburò 1968.
50 D. FLUSSER, Jesusworte und ihre Überlieferung, Neukirchener Verl., Neukirchen-Vluyn 1987.
51 FLUSSER, Jesus, p. 151.
52 Il Flusser ha dedicato a Myriam lo scritto specifico, breve (105 pp.) e difficilmente reperibile intitolato: Mary. Images of the Mother of Jesus in Jewish and Christian perspective, Fortress Press, Philadelphia 1986 (ed. ted.. Herder. 1985).
53 A. APARICIO - I. MIHALOVICI, El Corán y los Judíos hablan de María, in «Ephemerides Mariologicae» 44 (1994), p. 158.
54 FLUSSER, Jesus, pp.36-40.
55 Ivi, pp. 40-41. 46-47.
56 Ivi, p. 47.

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