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  Il «coraggio» di un amore rinnovato per Maria 
Chiesa

dal libro di A. Martinelli, Uno stile di vita ispirato a Maria, Editrice Elle Di Ci, Leumann 1987, pp. 21-28.



1. IL CORAGGIO DELLA VENERAZIONE A MARIA

C'è chi scrive, in modo provocatorio, che la presenza di Maria è così ovvia da non scomodare più nessuno in modo serio. Ci si è tanto abituati al suo nome e alla sua realtà costruita nei secoli da non dover compiere nessun gesto cosciente e volitivo per riferirsi a lei. La facilità di riferimento però nasconde una povertà effettiva di contenuti da non sapere come spiegare le parole più ordinarie che si utilizzano parlando di Maria. Non si sa più che cosa significhi immacolata concezione, assunzione al cielo e così via. Dal momento che sembrano non aver più bisogno di giustificazioni, nessuno se ne interessa con impegno, cercando di capire anche le conseguenze concrete che ne derivano nella vita dei credenti.
Perciò parlo di «coraggio». L'espressione è di un noto teologo cattolico Karl Rahner. Essa esprime bene la situazione che stiamo vivendo, in questa nostra epoca, in cui la paura frena la ricerca e il conseguimento di quella novità di vita che implica la tensione della fede. Ci vuole coraggio in un momento in cui sembra di essere in minoranza (il che non implica essere perdenti). Non si può non riconoscere un «culto diminuito» nei confronti di Maria. Magari anche come conseguenza delle vecchie e improduttive discussioni circa la tesi dei massimalisti o dei minimalisti; di coloro che esaltano Maria al punto da affidarle le tipiche funzioni del Dio Salvatore, oppure di quanti negano una presenza significativa, particolare e unica, accanto al Figlio Gesù il Cristo.
E tempo di riconoscimento di una vocazione singolare, al servizio del Cristo e della Chiesa. Ritrovare questo coraggio è ritrovare parte della nostra identità più profonda, dal momento che il culto a Maria è stato sempre legato a un'intensa umanità e alla ricerca di una sintesi semplice e operativa della vita cristiana. Non è il ritorno alle realtà di ieri che si sollecita, bensì lo sforzo di progredire nello sviluppo dei doni che meglio definiscono l'uomo: «Tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri» (Fil 4,8).
In Maria riscopriamo un'immagine umana, ricca di umanità. Una donna che nella semplicità della vita, nell'impegno quotidiano «riassume in se le situazioni più caratteristiche della vita femminile perché Vergine, Sposa, Madre» (MC 36); una donna che nella concreta condizione di vita seppe esprimere un valore esemplare, universale e permanente (cf ivi, 35), di fedele seguace del Cristo. Qui si colloca il rinnovamento cristiano che il rapporto alla Vergine Madre può assecondare e sostenere. Se la devozione a Maria deve riprendere vita, deve farlo assumendo una forma del tutto nuova. Ha bisogno di una trasfusione di sangue, perché sia garantita la sua sopravvivenza e un certo ricupero di energie. Non è un processo semplice, indolore e che si potrà realizzare senza una buona dose di coraggio.


2. IL CORAGGIO DI ACCETTARE L'IRRUZIONE DI DIO NELLA STORIA

Riferirsi a Maria è parlare della santità come dono e realizzazione del progetto di vita. «Santità»: come un lasciare spazio a Dio nella propria vita, accettare da lui l'orientamento delle scelte di fondo, riconoscere che l'opera dello Spirito è in consonanza con tutto ciò che va suscitando nella storia dell'uomo, saper rispondere alle esigenze della cultura a partire da una visione più globale e ampia rispetto a quella che si va facendo con gli strumenti propri dell'uomo.
Una delle principali «preoccupazioni» dell'uomo nell'elaborazione della sua vita è la «concorrenza» di Dio. Nel suo cammino di conquista e di progresso l'uomo manifesta il desiderio di autonomia; e tutto ciò che poteva sembrare un attentato alla sua indipendenza è stato visto come un nemico da combattere. Così con Dio, per una falsa interpretazione del rapporto con lui.
Ma vi è un'altra categoria che non umilia l'uomo e rende giustizia all'amore di Dio e alla solidarietà con lui. Dio è dove l'uomo viene salvato. Dio è presente perché l'uomo sia salvato. Dio e uomo non si confondono in una cattiva identificazione, ma sono sicuramente in «sinergia».
Maria rappresenta nella storia dell'umanità l'irruzione più evidente di Dio in una creatura umana. Riconoscere Maria è riconoscere Dio presente in modo efficace e determinante nella vita. Accettare la presenza di Maria, «umile e alta più che creatura, termine fisso d'eterno consiglio» (Dante), è accettare la potenza dello Spirito che opera attraverso fragili strumenti. In questo senso «prendere Maria con sé» (Gv 19,27) è un atto di coraggio, quello richiesto e indispensabile per accettare Dio che irrompe nel mondo e lo salva, senza sovrapporsi all'uomo.


3. IL CORAGGIO DEL RINNOVAMENTO TEOLOGICO E PASTORALE

Ecco il compito: immergersi nella parola di Dio, per ritrovare la semplicità nell'esprimersi e nel credere. Proprio in tema di riflessione su Maria madre del Redentore, ripercorrendo la storia cristiana, non sono mancate le complicazioni: tutte nate, forse, dall'amore sincero, anche quando non è stato un amore illuminato. R. Laurentin afferma giustamente che il mistero di Maria non possiede la logica di un teorema, ma quella di un libero destino, affidato agli orientamenti sconcertanti dello Spirito. E allo Spirito bisogna riferirsi per evitare iperboli e sovrabbondanze che nuocciono alla semplicità della fiducia e alla verità della fede.
Il Concilio Vaticano II mostra nel modo di procedere una rilevabile riservatezza rispetto a tutte le esagerazioni mariologiche. Sposta, conseguentemente, l'accento da una preoccupazione di accumulo dei «privilegi» mariani all'inserimento e all'integrazione delle diverse affermazioni nel contesto più ampio del mistero di Cristo e della Chiesa; dalla sottolineatura dei «titoli» diversi con cui s'invoca e delle «glorie» che la definiscono (quasi in corrispondenza perfetta con il Signore Gesù) alle prospettive tipiche dei padri della Chiesa e della liturgia. Un'operazione non sempre facile, ma non per questo meno necessaria.
L'importanza del rinnovamento teologico e pastorale della dottrina e della devozione mariana è evidente a tutti. Basti pensare che negli ultimi trent'anni è cresciuta di molto la letteratura in materia. Chi ha voluto per curiosità fare dei computi quantitativi, ha contato almeno 20.000 nuovi titoli apparsi tra gli anni '50 e i nostri giorni. Alcuni fondamentali criteri dirigono la ricerca di una teologia «semplice». Sono affermazioni importanti nella «legge del credere» e nella «legge del pregare e vivere».

Primo criterio: gerarchia delle verità
«Nel dialogo ecumenico i teologi cattolici, fedeli alla dottrina della Chiesa, nell'investigare con i fratelli separati i divini misteri devono procedere con amore della verità, con carità e umiltà. Nel mettere a confronto le dottrine si ricordino che esiste un ordine o "gerarchia" nelle verità della dottrina cattolica, in ragione del loro rapporto differente col fondamento della fede cristiana» (UR 11). Il principio dell'ecumenismo vale anche quando ci si appresta a un primo annuncio della fede, oppure si vogliono approfondire i contenuti della catechesi. Un principio semplice, ma carico di conseguenze pratiche anche nel contesto della dottrina che interessa Maria, la madre del Redentore.

Secondo criterio: guardare alla globalità prima che alla particolarità
Le singole affermazioni vanno sempre contestualizzate nella storia salvifica, di cui Gesù di Nazaret è «la chiave, il centro e il fine» (GS 10), e inserite nella vita della Chiesa che è l'ambiente naturale in cui cresce e si sviluppa la fede. Non ci si può comportare di fronte ai singoli contenuti della fede come la pubblicità di fronte al proprio prodotto da vendere: è sempre il migliore e il più importante.

Terzo criterio: l'evento di Cristo non si compì senza Maria
La fedeltà alla parola del Signore, la fedeltà alla Chiesa e al popolo di Dio, la fedeltà alla storia della salvezza che si realizza con la presenza di tutti i credenti e con l'apporto determinante di alcune figure, richiedono che si dia a Maria il posto che le compete come madre del Redentore. Il centro dell'evento rimane il Signore Gesù con la sua pasqua di risurrezione. Da quest'osservatorio privilegiato si possono ricomprendere tanto l'incarnazione del Figlio di Dio, quanto la cooperazione della creatura chiamata Maria, e infine anche la indistruttibile mediazione della Chiesa, nonostante carenze e debolezze lungo il cammino verso il compimento del Regno.

Quarto criterio: la maternità divina è a fondamento della riflessione sulla Vergine santa
Tutto si diparte da questa realtà che riguarda insieme Cristo e Maria. Il rapporto con Dio è l'elemento più significativo che può essere analizzato nella vita di ciascuno. Nel contesto che riguarda Maria, il rapporto si traduce nella relazione di Madre rispetto a Cristo figlio. Dall'affermazione della maternità divina di Maria scaturiscono conseguenze nell'ordine personale di ciascun credente e nell'ordine comunitario; da una parte in riferimento alla presenza di Dio in noi, e dall'altra relativamente alla partecipazione di Maria «piena di grazia» alla diffusione dei frutti legati alla redenzione. L'impulso dato dalla riflessione conciliare a questi temi è considerevole. Per assecondare l'indicazione di un vero rinnovamento, la comunità cristiana dovrà riprendere gli stimoli che a partire dai padri della Chiesa sono giunti fino a noi. Riformulare, cioè, in una teologia rinnovata, semplice ma efficace, i punti base di una mariologia rinnovata.


4. IL CORAGGIO DI GUARDARE A MARIA PARTECIPE DELLA PROPRIA ESPERIENZA

Le conseguenze pastorali e spirituali che ne derivano sono molteplici. Bisogna però imparare a staccarsi da «un'immagine popolare e letteraria» di Maria per assumere con più vigore «l'immagine evangelica» (cf MC 36). In quest'ultima prospettiva essa appare «tipo eminente della condizione femminile e modello specchiatissimo di vita evangelica» (ivi, 36). Una concezione troppo domestica di Maria, madre del Redentore, non rende giustizia alla sua persona e alla sua funzione. E la donna veramente aperta all'opera dei secoli, che ne canteranno la grandezza. Non è un fatto di opportunismo nell'evocazione di Maria fare l'apologia di lei come donna; ma un'esigenza di storia e di concretezza. Così pure una concezione troppo chiusa sull'unica dimensione della maternità fisica non esprime la ricchezza di esemplarità cristiana. È urgente estendere questa forma di maternità nell'altra che, investendo il quotidiano, spinge a vivere una maternità «crescente» con la vita e con le esigenze della storia. Il Concilio non ha solamente collegato Maria alla totalità della fede, stabilendo perciò una dipendenza della Vergine dai grandi temi che investono l'uomo (antropologia), il Cristo (cristologia) e la Chiesa (ecclesiologia); ma ha compiuto pure l'operazione inversa, facendo diventare il discorso mariano, in qualche modo, un «criterio interpretativo», vero anche se subordinato, di tutti gli altri elementi della fede. Il soggetto Maria riunisce e riverbera (cf LG 65): bisogna guardare a lei con fiducia e con coraggio.


 

Inserito Giovedi 7 Luglio 2011, alle ore 11:06:23 da latheotokos
 
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