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Le grandi discordie su Maria
Inserito Giovedi 14 Luglio 2011, alle ore 0:59:50 da latheotokos
Ecumenismo dal libro di Rosangela Vegetti, Maria, donna del sorriso, Ancora, Milano 2004, pp. 93-106

Confessioni cristiane a confronto

«Duemila anni fa nasceva in seno al popolo che Dio si è scelto, una figlia di Israele, di nome Myriam o Mariam, che noi chiamiamo «la vergine Maria». Questa donna non era altro che una di noi. Ma, venti secoli dopo e per sempre, ella resterà colei che ha saputo dire di sì a Dio.[...] La parola di Maria: «Ecco la serva del Signore, si faccia di me secondo la tua parola», può essere considerata come un compendio di tutta la storia di Israele: essa evoca l'atteggiamento della comunità giudaica che riceve, nella castità, ai piedi del Sinai, la parola di Dio. Ma se noi risaliamo ancora più indietro, osiamo dire di più: il fiat di Maria raggiunge il sussulto stesso del mondo al momento della creazione. Così i Padri della Chiesa hanno visto in Maria la nuova Eva, la vera Eva»1.
E come si lascia un posto a tavola per il profeta Elia alla cena pasquale ebraica, così si dovrebbe pensare anche a un posto per Maria alla tavola pasquale cristiana. Ma i cristiani non sono d'accordo nel modo di considerare Maria, né li unisce la devozione alla madre di Gesù.
A questo punto del percorso sorge pertanto una domanda che non può essere disattesa. Dopo aver interpellato persone appartenenti all'ambito cattolico non posso non volgere lo sguardo oltre, al resto della cristianità e - perché no? - alle altre religioni monoteistiche: che ci dicono di Maria? Ci trasmettono un sorriso o anch'esse ne cercano il volto nel mistero? Come si risponde nella cristianità al grande messaggio di Maria di affidarsi a Dio e vivere la gioia?
I primi passi di questo percorso sono subito accidentati, perché è difficile trovare riscontri sulla stessa lunghezza d'onda, come si suole dire. Per prima cosa, infatti, scopro immagini diverse e altrettanti linguaggi: a Maria si guarda con occhi e aspettative differenti a seconda della Chiesa e della cultura di appartenenza. Il che non vuoi dire che il nostro approccio sia migliore o peggiore, solo che si parte da punti di vista antropologici e teologici diversi; ma si può benissimo convergere con gli altri verso un medesimo orizzonte, e insieme arricchirsi all'apporto delle tradizioni altrui. Il traguardo che vedo sta a cuore a quanti con tenacia credono e operano per l'unità dei cristiani è che venga il giorno in cui davvero tutte le generazioni possano chiamare beata la madre di Gesù.
Non intendo certo addentrarmi nelle grandi questioni teologiche e dottrinali inerenti Maria e la complessa questione mariana, ma segnalare solo qualche elemento di riflessione che ho colto qua e là scorrendo le pagine dei libri, idealmente intervistando chi ha scritto a riguardo; offrire degli spunti che mi hanno guidata a ulteriori considerazioni, e su cui mi sono soffermata per capire meglio, e per cercare risposte. A partire proprio da quanto ha scritto Thomas Merton: «Tutto quello che è stato scritto intorno alla vergine Madre di Dio mi prova che la sua è la più nascosta delle santità. Ciò che la gente trova da dire di lei ci parla generalmente della gente stessa più che della Madonna. Dio infatti ci ha rivelato ben poco di lei, e gli uomini, che non sanno chi e che cosa ella fosse, rivelano soltanto se stessi quando cercano di aggiungere qualcosa a ciò che Dio ci ha detto di lei. E ciò che sappiamo di lei non fa che rendere più nascosto il vero carattere e il tipo della sua santità»2.
Mi sento ben giustificata se mi accontento di piccoli frammenti di pensiero.


Maria vittima delle nostre divisioni

«Maria non ha mai avvertito il problema di dover rompere con il giudaismo o con qualche aspetto autentico di esso. Ci sono stati dei giudei, i quali senza dubbio hanno infranto e spezzato qualcosa del suo cuore, ma ella non ha mai preso in considerazione di estraniarsi dal suo popolo. Nello stesso tempo, ella ha sposato la novità dell'evangelo, cioè la novità dello Spirito, il quale è davvero il suo sposo, ed è il medesimo Spirito che, quale figlia di Sion, l'aveva condotta fino alla soglia dell'annunciazione. Maria è passata dall'Antico al Nuovo Testamento senza alcuna frattura»3.
Ma le fratture si sono prodotte successivamente, tra i suoi figli, lungo i secoli. Benché Maria nelle confessioni di fede cristiane non sia diversa da Maria come è presente nella Scrittura, proprio su di lei si sono generate le grandi divisioni o, forse meglio, si sono polarizzati molti fattori di disunione entro la Chiesa, tra protestanti, ortodossi e cattolici: faticosamente si sta ora imparando che non può esserci un'unica immagine e neppure una sola interpretazione del volto di Maria, ma che il coesistere di più voci, più approcci, più espressioni liturgiche, consente di meglio intravedere la ricchezza incontenibile in essa racchiusa. Ma non solo. Si è imparato che bisogna distinguere tra ciò che la fede richiede e ciò che la devozione permette. Talora i due livelli sono distanti e si consente alla devozione di prendere il posto della fede, se non addirittura di nascondere quanto essa ci dice; così tendenze culturali, emotività e fantasie prendono il posto della verità. E di Maria ci raffiguriamo i volti più improbabili. Potremmo dire che Maria sia vittima delle nostre contraddizioni e lacerazioni. Ma queste rimangono e non contribuiscono certo alla serenità del volto di Maria.
Quando con Paolo ci domandiamo: «Potrebbe Cristo essere diviso?», non dobbiamo forse ammettere che per quanto riguarda la Vergine Maria ci siamo ancora più lacerati? [...] Perché se la Vergine Maria è una nota necessaria alla sinfonia della salvezza, questa nota non mette immediatamente armonia tra di noi?
Inquietanti domande che si pongono, e ci pongono, Alain Blanchy e Maurice Jourjon, copresidenti del Gruppo di Dombes4, nella presentazione del documento che vuole situare la Vergine nel mistero della salvezza. Se infatti siamo tutti concordi nel pensare indispensabile la presenza di Maria nel piano salvifico, perché pensiamo poi di gestirla a modo nostro, o addirittura di farne a meno, riducendola a muta protagonista o a «strumento» sempre pronto a soddisfare le nostre richieste di intervento?
Ed è forse a partire dall'annuncio dell'angelo e dal suo invito alla gioia che oggi possono aprirsi nuove vie di incontro e di unità nella fede, perché costituiscono un punto di certo comune a tutte le tradizioni.
«Nella lunga storia del dimorare di Dio in mezzo al suo popolo, storia che ha conosciuto come momenti culminanti il «sacramento» dell'arca dell'alleanza e il Tempio di Gerusalemme, ecco finalmente apparire che il luogo più degno della presenza di Dio tra gli uomini è il corpo umano. Anzi, il corpo materno, il corpo di una donna che si fa casa e cibo di un'altra vita umana»6.
Maria, arca dell'alleanza, potrebbe richiamare alla stessa casa tutti i credenti in Cristo, ma Maria è anche la terra che ha accolto la Parola, la terra offerta e predisposta all'opera di Dio, come dice il Salmo 67: «La terra ha dato il suo frutto, ci ha benedetto Dio, il nostro Dio».
Tutti i fedeli cristiani si rifanno a Ireneo, il primo Padre della Chiesa del II secolo, che pose attenzione alla presenza di Maria nella predicazione degli apostoli. Il riferimento dei fedeli, inoltre, è ai sette concili ecumenici che ci hanno lasciato il grande insegnamento secondo cui incontrare Maria è, da una parte, professare la fede in Gesù Signore e, dall'altra, accogliere la piena verità dell'incarnazione, passione, morte e risurrezione di Gesù. Fin dall'origine, infatti, la teologia mariana ebbe al centro Cristo: solo uno sguardo diretto su Cristo ci mostra Maria sua madre, e parlare di Maria implica parlare di Cristo. Con il trascorrere dei secoli, in Oriente e in Occidente, l'orante Maria di Nazaret è divenuta colei che può essere pregata dai fedeli. Colei che credette, divenne colei che è creduta.
Sulle labbra di uomini e donne di vari secoli il nome di Maria ha significato la forma di fede avvertita più vicina. Molte volte, però, la storia della pietà è stata contraddistinta da un forte allontanamento dalla fonte biblica, in altre occasioni ne è stata ermeneutica vera, ciò non toglie che necessiti oggi sul piano pastorale di una riconsiderazione complessiva.
«Il culto mariano resta esposto alle derive del devozionismo o di una religiosità scarsamente evangelizzata, se nella relazione tra Maria e Gesù si prescinde dalla centralità della croce e del mistero pasquale. Nella pietà popolare la figura di Maria, a ben guardare, è prevalentemente e quasi esclusivamente ricondotta alla sua divina maternità e al mistero dell'incarnazione. La considerazione però di questo mistero, se avulso da quello pasquale, potrebbe fondare e sostenere un cristianesimo che, in risposta al bisogno religioso diffuso, rischia di configurarsi come religione naturale e civile»7.


Linee di divergenza

Alla pietà mariana del tardo medioevo si sono andati sovrapponendo eccessi di devozione cui hanno reagito i riformatori che rifiutarono l'abuso di «sacralità» verso Maria8, in polemica con i cattolici, la Riforma di Martin Lutero cercò approcci più fedeli alla Scrittura. Lutero continuò la sua devozione a Maria legandola però alla dimensione della grazia e della fede: Maria la si incontra nella Scrittura ed è archetipo dell'incontro tra Dio e l'essere umano. Nel famoso Commento al Magnificat del 1520-1521, Lutero indica la grandezza di Maria proprio nella sua umiltà, nella sua piena fiducia in Dio. Perché ha saputo cogliere lo sguardo di Dio sull'umanità e accogliere la sua presenza, Maria ha celebrato la grandezza di Dio e per questo è beata. «Essa non vuole che tu venga a lei, ma per mezzo di lei a Dio», ci dice Lutero. «Maria non vuole essere un idolo; non dà nulla perché soltanto Dio dà».
«Lutero nel suo commento ci insegna cose molto belle e religiosamente profonde. Non va però trascurato il tono e l'accento particolare del suo dire: Maria, secondo lui, è pura passività davanti a Dio, non ha nessuna sua propria consistenza. Non è lei, come creatura, a contare qualcosa agli occhi di Dio e agli occhi nostri, ma è Dio e solo Dio, che guarda a lei, ad assorbire tutto il campo delle nostre considerazioni e preghiere»9.
Così il teologo protestante Giorgio Tourn, allievo di Barth e di Cullmann, ci definisce il rapporto con Maria: «Maria, singolare e sorprendente nella sua fede, non è altro che l'immagine di tutti i credenti che, accogliendo lo Spirito, si sono inoltrati nel cammino del Signore. Sta lì a ricordarci che ciò che è accaduto a lei accade anche a noi. Singolare, stupefacente, affascinante non è solo Maria, è la vita di ogni credente che come lei accetta di portare in se il mistero dell'opera di Dio»10.
Quindi, quanto si può dire di Maria è solo quanto abbiamo nelle Scritture, ed è per questo che, in modo particolare, i due dogmi dell'Immacolata Concezione e dell'Assunzione allontanarono ulteriormente le posizioni tra cattolici e riformati e resero più difficili i rapporti tra le Chiese, in quanto le Chiese della Riforma giudicarono tali dogmi privi di qualsiasi fondamento biblico.
Anche in casa protestante, però, col passare del tempo e una maggiore vicinanza ecumenica, la sensibilità è cambiata e vi è chi cerca di recuperare una presenza di Maria più vicina ai fedeli e lo si vede da quanto scrive Basilea Schlink, promotrice di una comunità religiosa di fede protestante a Darmstadt in Germania: «Un riso di gioia eterna: ecco la sua porzione di eredità; una festa, insieme con Gesù, di regalità, di vittoria, di salvezza per Israele e per tutti i popoli della terra; un inno di lode e di gloria a Dio, che, attraverso vie di profondo dolore, porta a compimento tutte le sue promesse. [...] Solo chi sa far silenzio dinanzi alla santità di Dio; chi, davanti a un evento sacro arriva a togliersi le scarpe perché anche quel suolo è sacro, come Giosuè all'apparire del messaggero celeste, potrà intravedere qualcosa del mistero di Maria. [...] Ma il razionalismo [...] diffondendosi, ha spazzato via dalle Chiese evangeliche le feste di Maria e tutto ciò che le si riferisce, e ha fatto perdere il senso di ogni riferimento biblico a Maria: e di questa eredità soffriamo ancora ogg»11.
E il citato Gruppo di Dombes, invita i protestanti, «indipendentemente da ogni possibile deriva del culto mariano, a uscire dal loro prudente riserbo e a restituire a Maria il suo vero posto nell'intelligenza della fede e nella preghiera della Chiesa»12.
Rimane comunque la resistenza protestante a un uso della simbologia applicata a Maria che la allontana dalla sua natura umana e la porta esageratamente nella forma della divinità13. E infatti pochissime sono le menzioni e le preghiere a Maria nella liturgia protestante, perché soggetto della grazia è solo Dio, «mentre la parte umana [Maria] si colloca nella posizione della fede che non ha bisogno di far valere i suoi meriti o di esaltare la propria obbedienza, ma è luogo e occasione in cui avviene l'annuncio della parola di Dio che si fa carne. Solo in questo senso Maria è «tipo della Chiesa». Nella Chiesa continua ad avvenire il miracolo della Parola annunciata e creduta»14.
Lo stesso documento delle Chiese evangeliche in Italia dice che «se il culto di Maria ci divide, la figura biblica ci unisce», «Maria con la sua maternità partecipa allo svolgersi del piano di salvezza di Dio in Cristo», ma all'esaltazione della Vergine Maria, che si è rafforzata nel corso dei secoli, ha fatto riscontro una progressiva emarginazione delle donne dalla direzione della Chiesa e dall'esercizio dei ministeri.
L'attenzione è dunque da riportare al modo con cui si vive la relazione personale ed ecclesiale con Maria.
«La questione ultima che chiede di essere chiarificata [per i protestanti, n.d.a. ] è quella della natura della cooperazione di Maria alla salvezza degli esseri umani, e quella della strumentalità della Chiesa. Le Chiese uscite dalla Riforma del XVI secolo chiederanno che questo sia sempre precisato: Maria e la Chiesa sono dalla parte degli esseri umani davanti a Dio e alla sua Parola, ogni atto di Maria e della Chiesa deve essere pienamente trasparente in vista dell'azione principale di Dio in Gesù Cristo, solo mediatore e sorgente di salvezza. Il riavvicinamento ecumenico su Maria non è illusorio, alla stregua di altri temi che fino a un decennio fa sembravano segnare in maniera definitiva la divisione e che al presente esprimono una ricca e legittima diversità»15.
Nella tradizione ortodossa, invece, si ha una visione più ottimistica - rispetto a quella protestante - dell'umanità; ed essa ritiene di poter vedere in Cristo l'alta e pura immagine che Dio ha dell'uomo. L'uomo è il Cristo-uomo e Maria, che ne è la madre, è la creatura ricondotta alla sua bellezza originaria e tale è fino alla sua fine ultima che non è la morte, ma la dormizione. Maria è così l'icona dell'origine e della consumazione dell'essere umano; la si incontra nella liturgia quale presenza eloquente di ciò che accade alla creazione, destinata a divenire pura e integra nello Spirito. La si prega perché ci conduca a Dio. Scrive Ioann di Kronstadt alla metà dell'Ottocento: «Il mondo è una casa; I'architetto e padrone di questa casa è il Creatore, e il Padre dei cristiani che vi abitano è Dio. La madre in questa casa è la santissima Madre del Signore. [...] Sì, Maria è veramente la più tenera, la più premurosa delle madri, colei che conduce noi, suoi figli, verso la santità»16.
A ben guardare, un poco a distanza, i punti di convergenza tra le Chiese cristiane su Maria sembrerebbero ben più cospicui di quelli che ne giustificano la divisione; addirittura, cattolici, riformati e ortodossi, hanno molto da darsi reciprocamente, proprio a partire dal loro punto di maggior evidenza - per i cattolici la maternità verginale di Maria, per i protestanti la sua attinenza alla Scrittura, per gli ortodossi la trasparenza del suo volto - tutti insieme dovrebbero sentirsi commensali alla stessa tavola, come fu a Cana, e ascoltare Maria che sollecita il figlio ad assicurare la prosecuzione della festa e gli ospiti a «fare ciò che lui dirà».


Anche l'islam prega Maria

Per molti può costituire una «sorpresa», ma anche l'islam guarda a Maria, e in termini di grande devozione, con espressioni di alta simbologia e tenerezza. Maria è l'unica donna a essere nominata col proprio nome nel Corano, ben 34 volte, e a lei è intitolato un intero capitolo - la sura di Maria - in cui è esaltata nella sua purezza, santità, perfetta verginità e luminosità. Dice il Corano: «E Dio propone ad esempio di coloro che credono Maria che si conservò vergine, si che noi insufflammo in lei del Nostro Spirito, e che credette alle parole del suo Signore, e nei suoi Libri e fu una delle donne devote »(Corano 66,1-12).
Shahrzad Hushmand, iraniana, teologa islamica e studiosa di teologia cristiana, spiega: «Maria è stata preservata dal peccato, ma non dal dolore. E il dolore piè grande di Maria, secondo il Corano, è nel momento in cui sta per offrire Gesù al mondo, perché lei sa che lo sta offrendo a un mondo che non comprende e che cercherà di estendere la sua peccaminosità ai due esseri - Maria e suo figlio - di per sé immacolati. La sofferenza di Maria in quel momento è enorme, quasi insopportabile, al punto di lamentarsi con pesanti parole: «Oh, fossi morta prima; oh, fossi una cosa dimenticata o obliata!». Maria offre Gesù, l'amore di Dio, a un mondo che lo perseguiterà, e lo vorrà uccidere. E Maria questo lo sa. Ma è proprio in quell'atto di donazione che l'amore diventa fonte di vita. Ecco che in seguito a questa offerta, come ci ricorda il Corano, ai suoi stessi piedi zampillerà una fontana di acqua viva e l'albero già secco e morto, grazie a lei, ritroverà la vita e come per miracolo rinverdirà e darà i suoi frutti freschi e maturi»17.
Maria, che ha saputo meditare le parole di Dio, è la personificazione più alta della sapienza e modello perfetto da seguire per tutti i credenti, uomini e donne, di tutti i luoghi e di tutti i tempi; è il fiore speciale germogliato sotto la diretta protezione divina. È beata perché devota: ogni attimo della sua vita è un canto e una lode all'Altissimo. Maria è la prescelta da Dio, purificata ed eletta su tutte le donne dell'universo. Ai nostri occhi resta però avvolta nel mistero perché solo Dio la conosce e sa chi veramente è. E Shahrzad Hushmand si chiede: «Maria, comune modello da seguire per cristiani e musulmani, madre dell'Amore di Dio, avendo scelto Fatima - luogo dal nome della figlia prediletta e santa dei profeta Mohammed - per una sua particolare apparizione, non ci starà invitando a riconoscerci veri fratelli nell'unico Dio?»18.


NOTE

1 B. DUPUY, Maria, figlia di Israele, in COMUNITA' DI BOSE (a cura di), Maria. Testi teologici e spirituali dal 1 al XX secolo, Milano 2000, p. 1098.
2 TH. MERTON, Nuovi semi di contemplazione, in COMUNITA' DI BOSE  (a cura di). Maria. Testi teologici e spirituali dal 1 al XX secolo, cit, p. 1077.
3 R. DE GASPERI, Maria di Nazaret, icona di Israele e della Chiesa, in COMUNITA' DI BOSE  (a cura di). Maria. Testi teologici e spirituali dal 1 al XX secolo, cit, p. 1125.
4 Il Gruppo di Dombes è attivo da oltre sessant'anni e riunisce una quarantina di teologi cattolici e protestanti di lingua francese con lo scopo di ricercare attraverso studi tematici la comunione tra le Chiese Ha prodotto studi importanti su argomenti cruciali per il dialogo ecumenico come l'eucaristia, i ministeri, la conversione delle Chiese.
5 «Il nostro scopo è di suscitare altri lavori e di partecipare all'evoluzione delle nostre Chiese verso un atteggiamento pacificato. E' grave intatti che una delle controversie principali tra i crististiani sia sopraggiunta a proposito della madre del loro Salvatore» (GRUPPO DI DOMBES, Maria nel disegno di Dio e nella comunione dei santi, Magnano 1988, p. 24).
6 E. BIANCHI, Maria, terra del cielo, in  COMUNITA' DI BOSE  (a cura di). Maria. Testi teologici e spirituali dal 1 al XX secolo, cit, p.  p. XLIV.
7 G. BOTTONI, Per la conversione delle Chiese, in Maria nel cristianesimo, «Ambrosius», 2-3/99, p. 206.
8 Voci di dissenso e di moderazione circa le forme di celebrazione e devozione mariane, non sono mancate neppure in ambito cattolico, ma sempre più si è sentito il divario tra documenti magisteriali e teologici e la prassi dei fedeli. Anche in tempo di Controriforma, per esempio, il religioso Louis-Marie Grignion de Montfort nel 1716 affermava: «Confesso con tutta la Chiesa che Maria, non essendo che una semplice creatura uscita dalle mani dell'Altissimo, paragonata alla sua maestà infinita, è meno di un atomo, o piuttosto non è niente del tutto poiché egli solo è Colui che è", e che per conseguenza questo grande Signore, sempre indipendente e sufficiente a se stesso, non ha avuto né ha ancora assolutamente bisogno della Santissima Vergine, per il compimento delle sue volontà, e per la manifestazione della sua gloria» (L. M.DE MONTFORT, Opere, vol I, Scritti spirituali, Roma 1990, p. 361).
9 F. BUZZI, Maria nella Riforma e nel cattolicesimo lungo la storia, in Maria nel cristianesimo, «Ambrosius», 2-3/99, p. 129.
10 G. TOURN, La Maria dei Vangeli in COMUNITA' DI BOSE  (a cura di). Maria. Testi teologici e spirituali dal 1 al XX secolo, cit, p. 866.
11 B. SCHLINK,, Maria: la via della madre del Signore, in COMUNITA' DI BOSE  (a cura di). Maria. Testi teologici e spirituali dal 1 al XX secolo, cit, p. 849.
12 GRUPPO DI DOMBES, Maria nel disegno di Dio e nella comunione dei santi, cit., p. 159.
13 Il Concilio Valicano II nella Lumen gentium al cap. VIII ha detto: «La funzione materna di Maria verso gli uomini in nessun modo oscura o diminuisce l'unica  mediazione di Cristo, ma ne mostra l'efficacia. Poiché ogni salutare influsso della beata Vergine verso gli uomini non nasce dalla necessità obiettiva ma dal beneplacito di Dio e sgorga dalla sovrabbondanza dei meriti di Cristo, si fonda sulla mediazione di Lui, da essa assolutamente dipende e attinge tutta la sua efficacia; non impedisce minimamente l'unione dei credenti con Cristo, anzi la facilita». D'altronde, anche la teologia cattolica si muove su questa linea. René Laurentin scrive: «Togliere alla Vergine di Nazareth l'oscura condizione della fede per elevarla alla visione beatifica fin dal tempo della sua vita terrena significa falsare il senso del suo destino e in certo modo diminuirla pur con l'intenzione di magnificarla. La stessa cosa si deve dire per la teoria che le attribuisce una grazia specificamente distinta da quella degli altri membri della Chiesa» (R. LAURENTIN, La Madonna. Questioni di teologia, in  COMUNITA' DI BOSE  (a cura di). Maria. Testi teologici e spirituali dal 1 al XX secolo, cit, p. 1084).
14 Cf. Maria nostra sorella, a cura della FCEI (Federazione Chiese Evangeliche Italiane), Roma 1988.102
15 A. BIRMELE, Maria nella teologia protestante, in COMUNITA' DI BOSE  (a cura di). Maria. Testi teologici e spirituali dal 1 al XX secolo, cit, p. 873
16 IOANN DI KRONSTADT, La mia vita in Cristo, in COMUNITA' DI BOSE  (a cura di). Maria. Testi teologici e spirituali dal 1 al XX secolo, cit, p. 1153.
17 S. HUSMAND, Maria nel Corano, in AA. VV., Contemplare Cristo con gli occhi di Maria, Roma 2003, p. 140.
18 Ibidem, p. 141



 

 
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