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  Bonaventura, dottore serafico e fine mariologo 
Autori dal libro di Bernardo Commodi, Canto francescano a Maria, San Paolo, Cinisello Balsamo 2011, pp.75-92.

Nella galleria dei cantori di Maria, che appartengono al vivace e fecondo movimento francescano, entra a pieno titolo san Bonaventura da Bagnoregio (1217-1274), che è stato per diciassette anni Ministro generale dell'Ordine minoritico ed è definito "Principe degli scolastici" assieme a Tommaso d'Aquino, "Principe della teologia mistica" e soprattutto "Dottore serafico" per i suoi celebri scritti caratterizzati da un'ardente visione mistica e francescana1; con essi, nel corso dei secoli, ha esercitato una vasta influenza, ha nutrito molte intelligenze e ha riscaldato i cuori di tanti lettori indirizzandoli verso Dio. Sotto il profilo mariano, un sicuro titolo di merito di Bonaventura è l'aver fatto conoscere, attraverso la Leggenda maggiore, il singolare rilievo che Francesco ha voluto assegnare alla Madonna fin dalle origini dell'Ordine e i suoi sentimenti di tenera devozione nei confronti di Maria, che diverranno i principi fondamentali della mariologia francescana. Ma il merito principale è costituito dalle colte e raffinate pagine di spiritualità mariana - presenti in diversi suoi scritti, come il Commeto al Libro delle sentenze, il Commento al vangelo di Luca e i Sermoni che sviluppano teologicamente le intuizioni di Francesco e sono saldamente ancorate al dato biblico e alla grande tradizione della Chiesa. Egli, nelle sue opere ricche di afflato poetico, parla da fine mariologo circa tremila volte della Madonna e, come Ministro generale, dà incremento alla devozione, alle preghiere e alle feste mariane nell'Ordine francescano. Ma non si lascia trascinare da sentimentalismi ed eccessi: «alla gloria della Vergine bastano sicuramente le grandezze che suo Figlio le ha realmente dato. E inutile dunque che noi ne inventiamo delle altre, col pretesto di onorarla di più»2.

1. Grandezza di Maria

Bonaventura appare come rapito dalla sublime grandezza di Maria, che nessuna lingua al mondo potrebbe esprimere. È una grandezza che la pone al di sopra di tutte le creature e la rende degna di essere onorata dagli uomini, dagli angeli e dai santi. Egli ne parla con ammirazione facendo ricorso a suggestive metafore: Maria è la terra germinante, la radice pullulante, la fonte che zampilla, la luna piena, la stella del mare, l'aurora che sorge e il sole sfolgorante. Quest'ultima metafora è solitamente attribuita a Gesù Cristo, "sole di giustizia", ma, essendo la Madre intimamente unita al Figlio, può essere riferita anche a lei; e così Maria è la donna eccelsa che si alza sul mondo come il sole e del sole possiede le proprietà più belle: «la luminosità nel sorgere, la rapidità nel decorso, la sublimità o preminenza incomparabile rispetto alle altre creature e l'efficacia della sua azione»3. Il Dottore serafico fissa la sua attenzione sulla grandezza della Vergine soprattutto quando la pone in relazione con le tre Persone della santissima Trinità, dalle quali ella riceve ogni dono: «Tutta la Trinità, o Maria, ti ha conosciuto come sposa del casto amore, come dimora della sant'abitazione, come officina di mirabile lavoro. Con termini distinti diciamo: il Padre conobbe Maria come dimora della sua maestà [...], il Figlio ne riconobbe il principio della sua umanità, e lo Spirito Santo il sacrario della sua bontà, nel quale raccolse pienissimamente e senza misura i carismi delle grazie»4. Maria è entrata a far parte della Famiglia divina assumendo il nobile ruolo di "tempio di Dio" e di "triclinio della santissima Trinità": « [Nella Madonna] abitò corporalmente tutta la Divinità e perciò giustamente è chiamata tempio di Dio, fabbricato dalla potenza divina, adornato dalla sapienza divina, consacrato dalla grazia divina e ricolmato dalla presenza divina. Si deve, infatti, alla potenza del Padre la costruzione di questo tempio, il suo ornamento alla sapienza del Figlio, la sua consacrazione alla grazia dello Spirito Santo e la sua pienezza alla presenza del Verbo incarnato. E se è vero che è il nobile triclinio di tutta la Trinità, tuttavia è il particolare tempio e tabernacolo del Verbo incarnato»5. Quest'ultima frase sottolinea lo speciale e intimo rapporto di Maria con il Figlio, che costituisce il fondamento di tutte le prerogative mariane, della sua dignità e grandezza, e le conferisce un titolo altissimo, unico: «[La Vergine] ha un nome eccellentissimo, un nome tale che a umana creatura non può convenirne uno più elevato [...]. Il nome è "Madre di Dio"»6. Questo titolo nobilissimo le spetta perché ha concepito e generato Gesù Cristo, il Figlio di Dio. È vero che in lui sono presenti due nature, quella umana e quella divina e che solo la natura umana proviene da Maria, mentre quella divina proviene da Dio, ma è altrettanto vero che le due nature formano un'unica persona e perciò la Madre ha generato l'intera persona del Figlio di Dio. Concependolo secondo la natura umana, ha dato alla luce lo stesso Figlio unigenito del Padre. Con il Figlio, Maria ha una relazione identica e nello stesso tempo diversa da quella delle altre madri: come queste, anche lei porta nel grembo, dà alla luce, allatta, fa crescere, educa e accompagna il suo figliolo, ma mentre le altre madri partecipano a metà con il padre alla corporeità del figlio, ella, che ha concepito verginalmente Gesù, cioè senza concorso d'uomo, ha dato al Verbo tutta la corporeità, e proprio per questo si può dire che lei «è madre di Gesù in modo più vero di quanto ogni altra donna è madre del proprio figlio»7. Grazie alla maternità divina, ella stabilisce una relazione particolare anche con le altre due Persone della Trinità. Innanzitutto con lo Spirito Santo, perché concepisce il figlio cooperando attivamente e nella fede con la terza Persona divina: «La beatissima Vergine Maria fu madre in modo completissimo, concependo senza concorso d'uomo il Figlio stesso di Dio, fecondata dallo Spirito Santo. Poiché, infatti, nella mente della Vergine l'amore dello Spirito Santo ardeva in modo singolare, di conseguenza nella sua carne la potenza dello Spirito faceva cose mirabili, con la grazia che in parte muoveva, in parte aiutava, in parte elevava la natura, secondo ciò che esigeva quel mirabile concepimento»8. Accanto alla relazione con il Figlio e lo Spirito, c'è la relazione di Maria con il Padre; la maternità, infatti, la associa alla generazione divina del Padre, in quanto suo figlio Gesù è lo stesso Figlio Unigenito che il Padre ha generato ab aeterno, e come è primogenito del Padre, così è primogenito della Madre, e come è unigenito del Padre, così è unigenito della Madre. Il risultato di questa duplice generazione è la nostra salvezza, la nostra rinascita spirituale: «Il Figlio del re eterno è fatto figlio della Vergine e il nato nell'eternità nasce nel tempo affinché l'uomo, che è nato nella carne, rinasca nel battesimo»9. L'eccelsa dignità della maternità divina, che la rende allo stesso tempo vergine e madre e sta all'origine di tutti gli altri privilegi, consente a Maria di raggiungere il massimo grado di santità possibile a umana creatura, la costituisce regina del cielo e della terra, degli angeli e degli uomini, e le attribuisce una precedenza tale che, dopo la Trinità e il suo beatissimo Figlio, è lei la persona che «tutte le creature, anche le più nobili, devono riverire»10.

2. Bellezza di Maria

Il Dottore serafico, nelle sue dense riflessioni, mette in luce non solo la grandezza di Maria ma anche la sua incomparabile bellezza: «Maria è la Vergine bellissima che il Signore ha preparato per il suo Figlio»11. Si tratta di una bellezza spirituale che coincide con la santità, con la virtù, e riempie di stupore Bonaventura: se «è tanto soave contemplare con gli occhi del corpo il sole che risplende all'orizzonte, quanto è più soave e gioioso contemplare lo splendore della gloriosissima Vergine Maria»12, che rifulge sia in terra sia in cielo, dove ella è, anche a detta di Dante, «il maggior foco», «la viva stella» e «il bel zaffiro / del quale il ciel più chiaro s'inzaffira» (Par XXlII, 90-92; 101-102). Tale bellezza di santità è soprattutto un dono di Dio che, in vista dell'incarnazione, avendo bisogno della collaborazione di Maria, la prepara colmandola di ogni grazia. In particolare, il santo Dottore indica sette grazie ricevute in pienezza dalla Vergine: la grazia santificante, che l`ha resa «tutta santa prima della nascita»; la grazia fortificante, che l'ha resa «invincibile nei confronti della tentazione»; la grazia perficiente che le ha fatto compiere perfettamente ogni cosa, sicché «la grazia in lei non fu mai vana»; la grazia decorante, che l'ha resa «tota pulchra», portando a compiuta bellezza in lei ogni virtù; la grazia desponsante, che l'ha immessa costantemente «nell'intimità divina»; la grazia fecondante, che l'ha fatta Madre «conservandola vergine»; la grazia ridondante, che l'ha resa dolce e soave dispensatrice di tutti i favori celesti «a beneficio dell'umana salvezza»13. Maria risponde a tanta abbondanza di grazie con la sua piena disponibilità e fedeltà, a cominciare da quando con il suo "sì" consente che si compia il capolavoro di Dio, cioè che il Verbo divino dal grembo del Padre venga ad abitare nel grembo di una donna. Questo mistero della Vergine Maria è preannunciato dall'Antico Testamento, che ne parla attraverso poetiche figure e metafore: «l'eccellente sublimità della gloriosa Vergine trascende talmente la capacità dell'uomo, che le parole non sono sufficienti per illustrarla; di conseguenza, lo stesso Spirito Santo, che l'ha colmata dei carismi delle virtù, parlando di lei per mezzo dei profeti e di altri dottori della sacra Scrittura, la loda in molti modi, servendosi non solo di parole, ma anche delle figure e delle metafore»14. Per quanto riguarda le metafore, oltre a quelle bellissime già ricordate, Maria è vista come l'acquedotto attraverso cui scende il Verbo di Dio, il tabernacolo in cui Dio abita sempre, la scala per salire fino a Dio, il granaio in cui lo Spirito Santo ha racchiuso i suoi doni per farli giungere ai poveri nei momenti di necessità, l'arca dell'alleanza che contiene la verga di Aronne, le tavole della legge e la manna. Di quest'ultima metafora, ecco l'applicazione bonaventuriana: «Con la manna si mostra che Maria era dolce e amabile; con la verga, che era da venerare; con la legge divina, che era degna di elogio e lode. In base a ciò, triplice fu la sua eccellenza: di dignità, di virtù e di carità»15. Quanto alle figure con le quali nell'Antico Testamento lo Spirito ha voluto esaltare Maria, Bonaventura ricorda alcune donne particolarmente benedette dal popolo d'Israele16: la bellissima e intelligente Abigail, che si presenta con umiltà a Davide offrendo abbondanti viveri a lui e ai suoi soldati; la qenita Giaele che, pur non essendo ebrea, sceglie di schierarsi dalla parte del più debole, Israele, e lo libera dall'oppressione dei cananei; la fine e saggia Rebecca, moglie di Isacco e madre di Giacobbe, chiamato poi Israele; l'anziana Sara che, pur sterile, diventa madre di Isacco, figlio della fede e della promessa divina; la dolce e delicata Rut, bisnonna di Davide, che è il segno della speranza messianica; la stupenda regina Ester, che trovò grazia presso il re Assuero e intercedette per la salvezza del suo popolo; la fedele vedova Giuditta, che diventa un'eroina liberando Israele dall'oppressione del generale Oloferne; la bella Betsabea, che darà a Davide come figlio il sapiente Salomone; la splendida donna del Cantico dei cantici, che è l'inno per eccellenza dell'amore nuziale tra Dio e l'umanità. Certamente in questi profili di donne dell'Antico Testamento non è facile riscontrare somiglianze immediate con Maria, ma san Bonaventura, alla scuola della tradizione patristica, della liturgia, della devozione popolare e colta, attraverso un'operazione allegorica ha voluto intravedere in essi i tratti anticipati della Madre del Signore, la piena di grazia, la benedetta fra tutte le donne da Dio e dal popolo, la più amabile e la più amata di tutte le creature. Parlando della bellezza, della santità e delle virtù di Maria, il Dottore serafico intende affermare anche il suo immacolato concepimento? Egli ritiene plausibile tale ipotesi, tuttavia giudica più ragionevole, sicura e conforme alla tradizione la tesi allora prevalente fra i teologi, secondo la quale Maria non è stata immune dal peccato originale, ma è stata redenta da esso e santificata nel grembo di sua madre; e a tale tesi pienamente aderisce. Toccherà a un altro grande teologo francescano, proporre la soluzione giusta per l'affermazione dell'immacolato concepimento di Maria.

3. Collaboratrice nella redenzione

La bontà di Dio, che ha creato il mondo secondo un progetto d'amore vanificato purtroppo dal peccato dell'uomo, raggiunge la sua massima espressione nell'incarnazione-morte-risurrezione del Figlio, mandato dal Padre per redimere il mondo e sancire una nuova e definitiva alleanza. In questo piano di redenzione è fondamentale il ruolo della Vergine Maria, che accoglie il progetto divino, facendolo totalmente proprio, e diventa preziosa collaboratrice del Figlio redentore. Aderendo alla parola dell'arcangelo Gabriele e rimettendosi docilmente all'azione dello Spirito Santo, concepisce il Salvatore atteso da secoli e, come donna nuova contrapposta all'antica Eva, dà avvio all'opera redentrice: «Per questo, come la donna ingannata dal diavolo trasmise a tutti la colpa, la malattia e la morte, così la donna istruita dall'angelo e santificata e fecondata dallo Spirito Santo, senza alcuna corruzione tanto nella mente quanto nel corpo, generò la prole che avrebbe dato a tutti quelli che fossero venuti a lei la grazia, la salute e la vita»17. Maria partecipa alla missione redentrice del Figlio non solo con la sua adesione iniziale, ma anche con tutti gli altri "sì", coscienti e liberi, pronunciati lungo l'intero arco della sua esistenza. Seguendo da vicino e con materno affetto il Figlio per tutta la sua vita e in tutta la sua opera, e soprattutto associandosi a lui nei momenti più oscuri e dolorosi della passione, la Madre condivide con grande fortezza le sue sofferenze, patisce con lui, dà il consenso perché egli si offra per il riscatto dell'umanità: «[Maria] da donna forte e pia pagò il suo prezzo quando il Cristo patì sulla croce per purificarci, lavarci e redimerci; in quell'ora la Vergine fu presente, accettò e fu concorde con il volere divino; e piacque a lei che il prezzo del suo seno fosse offerto sulla croce»18. In questo modo anche lei collabora alla missione del Figlio, volta a riparare i guasti prodotti dal peccato: «Come Adamo ed Eva furono distruttori del genere umano, cosi Cristo e Maria furono i riparatori»19. Certamente il ruolo di Gesù Cristo è unico e insostituibile: è lui il mediatore e redentore universale, è lui che si dona totalmente, offre se stesso in sacrificio e con il suo sangue sparso per tutti redime il mondo intero; ma la Madre partecipa attivamente e in modo straordinario all'atto redentivo del Figlio, associandosi alla sua offerta al Padre e unendo se stessa al suo inumano dolore e al suo cruento sacrificio: «Con mirabile, incredibile e inesprimibile compassione, ella rivolgeva su se stessa i dolori, le ferite, gli insulti dati al Figlio; li riceveva sulla sua persona, sentendo in se quello che Cristo sentiva. La grande martire, tutt'uno con lui martire, gli stava accanto ritta, trafitta con lui trafitto, confitta con lui confitto, trapassata con la stessa lancia: perché la sua anima era stata trafitta dalla spada della passione di Cristo»20. Associata alle immani sofferenze del Figlio, Maria è resa partecipe anche della sua gloriosa risurrezione. Sicuramente - argomenta Bonaventura - ella ha conosciuto la morte, perché da essa non è stato esentato neppure suo figlio, che è il Figlio di Dio. Tuttavia, colei che è stata la perfetta dimora di Dio, la Madre del Salvatore e la sua socia nel sacrificio della croce, non poteva rimanere rinchiusa nel sepolcro; e «come il corpo concependo è rimasto verginalmente integro, così morendo non si è dissolto nella cenere»21. In conclusione, il Padre l'ha fatta risorgere dalla tomba per portarla in cielo in anima e corpo. Accanto a questo motivo, altri ne sono addotti da Bonaventura nei quattro sermoni della festa dell'Assunzione. Uno fa riferimento alla maternità divina: l'intima, indissolubile unione fisica e spirituale tra il Figlio e la Madre, che per nove mesi l'ha portato in grembo, non può non essere prolungata nella gloria, e questo postula la presenza del corpo glorificato della Vergine accanto a quello di Gesù. Un altro motivo prende spunto dall'eccezionale santità di Maria: la pienezza di grazie e virtù da lei possedute comporta anche la pienezza di gloria in cielo, che interessa sia l'anima sia il corpo. Un terzo motivo riguarda la beatitudine "perfetta" che a Maria spetta in cielo: per essere tale, si richiede la presenza non solo dell'anima ma anche del corpo, cioè non solo di una parte ma di tutta la persona della Vergine. Gli argomenti, qui appena accennati, sono così solidi e convincenti che san Bonaventura, e con lui Sant'Antonio e san Bernardino, costituiscono la triade dei dottori francescani citati nella costituzione Munificentissimus Deus, con la quale Pio XII nel 1950 definisce verità di fede l'assunzione di Maria, evento glorioso e gioioso che è anche un segno di consolazione e speranza per tutti i suoi figli.

4. Madre nostra

Grazie alla maternità divina, Maria non è soltanto Madre di Gesù Cristo, Figlio di Dio, ma anche madre degli uomini e delle donne di ogni tempo; nell'unica generazione del Figlio, tutti sono figli della Vergine, sono cioè suoi figli nel Figlio: «Nel suo santo utero il Figlio di Dio ha introdotto la natura umana per poterla con se disporre e far sì che il Creatore divenisse nostro fratello e la beata Vergine divenisse madre di tutti i santi; per la Vergine Madre, Dio è divenuto nostro Padre e il Figlio di Dio nostro fratello»22. Accettando di essere Madre del Salvatore, diviene madre universale per l'unione ontologica esistente tra il Capo e le membra: partorendo il Capo ha partorito il corpo, generando Gesù Cristo, il Primogenito, ha generato tutti i suoi figli. Si tratta di una maternità spirituale ma reale: «Ella generò il Figlio nella carne e ha generato noi spiritualmente. E madre alla maniera di Eva: come questa ci generò al mondo, così la nostra Signora ci ha generato al cielo»23. La maternità di Maria nei nostri confronti appare in modo più esplicito ai piedi della croce. Se a Nazaret ella diventa la Madre di Gesù, sul Calvario, per mandato dello stesso Figlio, diventa nostra tenera madre generando tra le doglie del parto la Chiesa, la comunità dei credenti, rappresentata dall'apostolo Giovanni: «La Vergine beata, da donna forte e pia, pagò il prezzo della redenzione con la pietà di misericordia per il mondo, e particolarmente per il popolo cristiano [...]. Si può affermare che tutto il popolo cristiano è stato generato dal seno della Vergine gloriosa»24. Madre di Gesù Cristo e degli uomini, Maria guarda con cuore materno e benevolo tutti i suoi figli: «Poiché la Vergine Maria concepì colui che è il capo di tutti gli eletti, e del quale tutti siamo membra, dovette di conseguenza avere una grandiosa carità e benevolenza per amare tutti con materno affetto»25. Ella è pronta a far piovere sui suoi figli abbondanti grazie: «Fu piena di grazia, ridondante di grazia, a beneficio dell'umana salvezza, così che non vi è alcuno che possa sottrarsi al suo amore»26. E allora, «se vogliamo ottenere grazie, non vi è consiglio più sensato che ricorrere a lei che è piena di grazia e giustamente e detta trono di grazia. Non c'è, infatti, altro modo per ottenere aiuto, se non per mezzo di colei alla quale l'angelo ha detto: "Hai trovato grazia presso Dio»27. A scanso di equivoci, Bonaventura, la cui spiritualità è accentuatamente cristocentrica, precisa il ruolo primario e insostituibile di Cristo: «È stato lui a morire perché i morti risorgessero e ricevessero la vita e la grazia. Quindi la grazia è immessa in noi per mezzo del Verbo incarnato e crocefisso». Tuttavia, sottolinea anche la mediazione di Maria, che «accolse questo Verbo pieno di grazia e dal suo seno è fluito un torrente di grazie che ha l'efficacia di risanarci»28. È da saggi aprirsi con fiducia a questa effusione di grazia e lasciarsi inondare completamente da essa. La benefica e dinamica presenza di Maria si estende a tutto l'itinerario spirituale dell'uomo e lo porta a compimento influenzandone le varie tappe: purificazione dal male, illuminazione interiore sulle verità eterne, intima unione con Dio e con Gesù Cristo. Il suo intervento è sempre utile per rendere spedito il cammino: «Tutto ciò che prima sembrava molto difficile a compiersi, una volta intervenuta Maria, diventa subito più facile»29;  risulta addirittura necessario: «Noi abbiamo bisogno di tre cose [...], illuminazione della mente, purificazione del cuore e perfezione nelle opere. Ma tutto questo noi non possiamo compierlo senza l'intervento della Vergine gloriosa»30. E l'intervento per nostra fortuna c'è, come afferma questa bella pagina bonaventuriana: «[Maria prese posto] vicino alla fonte, ossia vicino a Dio Padre, il quale diede tutto al Figlio, e questi diede tutto alla fanciulla, ossia alla Vergine, la quale diede a noi di bere perché comunica se stessa e ogniqualvolta la invochiamo ci esaudisce; dice infatti: a chi ha sete io darò gratuitamente dalla fonte dell'acqua della vita. Poiché è diventata Madre di Dio, da questa fonte scorre la sovrabbondanza di tutti i beni: a motivo dell'eterno splendore, scorre un fiume super-splendido che illustra la nostra conoscenza; a motivo dell'eterna soavità, scorre un fiume super-ameno che allieta i nostri affetti; a motivo dell'eterna potenza, scorre un fiume super-rapido che corrobora le nostre azioni; a motivo dell'eterna salvezza, scorre un fiume super-fruttuoso che ci salva»31. La presenza di Maria nella vita degli uomini e delle donne, subordinata senza dubbio a quella di Gesù Cristo, è centrale, permanente e altamente efficace nel cammino dei credenti verso la santità. Ella, intatti, «è costituita principio diffusivo di ogni santificazione. Tutti sono santificati da lei. La Chiesa intera attinge da lei la santificazione [...]. Ella pone negli eletti le radici della sua santità e coloro che per amore e devozione hanno profonde radici nella Vergine Madre, vengono da lei santificati, perché lei stessa impetra loro dal Figlio suo la santificazione»32. La sua presenza premurosa e tenera, infine, conduce per mano i suoi figli e li spinge verso la Gerusalemme celeste, meta finale del loro cammino: «Li precede e spiana loro la via finché non li avrà condotti nella terra promessa»33. Che l'ascoltino, dunque, e fissino con fiducia lo sguardo su di lei: è la "stella" da seguire nel mare burrascoso della vita, la "scala" per salire fino a Dio, la "porta" per entrare definitivamente in paradiso. Per questo, come dice anche Dante, se Maria tra i beati del cielo è «meridiana face di caricate», per tutti noi che siamo ancora in cammino è «di speranza fontana vivace (Par XXXIII, 10-13).

5. Modello da imitare

Visto l'amore che quest'amabilissima Madre nutre per i suoi figli, Bonaventura, vibrante di autentico e profondo amore per Maria, invita caldamente tutti gli uomini e le donne a elevare a lei ogni lode, con l'unica avvertenza di «non credere nulla nei riguardi di lei che sia contro la verità della sacra Scrittura e della fede cristiana»34; a invocarla ogni giorno, ogni ora e con ogni fiducia per «trovare grazia e misericordia e aiuto al momento opportuno» in lei, che è «madre di misericordia somma»35; ad amarla con tutto il cuore e a venerarla in modo tutto particolare, come hanno fatto i santi: «Non ho mai letto di un solo Santo che non abbia avuto una speciale devozione alla Vergine gloriosa»36. Ma esorta anche a imitarla perché lei incarna pienamente l'ideale della santità: «Se vuole raggiungere la perfezione, un'anima deve acquisire tutte le virtù che Maria ebbe in modo perfetto»37 e «chiunque vuole divenire santo deve seguire la Vergine gloriosa»38. Tra le virtù che rendono particolarmente bella e imitabile Maria, Bonaventura contempla ed esalta la fede l'amore, la docilità, la carità, l'obbedienza, la povertà, ecc. Sulla povertà, molto cara al suo spirito francescano, ricordo due passi illuminanti. Nel primo scrive: «Cristo fu povero nella nascita, povero durante la vita, povero fino alla fine di essa. Per rendere amabile al mondo tale povertà scelse una Madre poverissima»39. Nel secondo, rivolgendosi a Maria, esclama: «Che cosa alimenta di più l'amore della povertà e fa risplendere di più il suo valore speciale e la sua gloria, che il tuo stile di vita, Vergine beatissima e Madre del Signore? Tu che sei stata così povera che, nel santissimo parto, non hai avuto dove posare il Dio del cielo, se non in una mangiatoia per animali?»40. Quando si parla di virtù, certamente è Gesù Cristo il massima splendore, la verità suprema, la via maestra, lo specchio tersissimo e l'«esempio bello per i figli dell'uomo», e la vita spirituale consiste primariamente nel rivestirsi delle sue virtù, nell'imitare lui e nel conformarsi a lui. Ma anche Maria è un modello esemplare, perché più di tutti assomiglia al Figlio, in quanto lo ha conosciuto, seguito e amato come nessun'altra persona, si è conformata pienamente a lui, ha condiviso i suoi sentimenti e le sue scelte, rivelandosi «Madre bellissima per la bellezza della sua integrità, Madre purissima per la semplicità della sua volontà, Madre santissima per la sincerità del suo amore»41. Ella è un eccellente modello in particolare per le vergini consacrate, alle quali Bonaventura rivolge l'invito a specchiarsi nella Madre del Signore: «O amabili spose di Gesù Cristo, mirate la Signora vostra e mia, contemplate Maria, specchio di virtù, e imparate da lei la disciplina del silenzio!»42. E lo è per tutti i religiosi, che fanno voto di povertà, obbedienza e castità, in quanto lei «fu poverissima, umilissima e integerrima»43. Ma Maria è un magnifico modello anche per i laici impegnati in un serio cammino spirituale e che trovano in lei un'incomparabile coerenza tra la fede e la vita: «Gli uomini spirituali guardino a Maria sposa e vergine, la più bella delle donne, non di bellezza vana ma di bellezza vera, affinché si mostrino onesti nel costume, sia negli atti sia nei gesti, modesti nei sensi e immacolati negli affetti interiori»44. In realtà, Maria è un modello valido per tutti noi. E allora, come dice Bonaventura, seguiamola, imitiamola, facciamo nostri i suoi atteggiamenti: ascolto della Parola, profonda umiltà, intensa pietà, pronta obbedienza, piena benevolenza, bellezza interiore, fortezza, perseveranza, ecc. Così facendo saremo beati, perché amando e imitando Maria «siamo maggiormente illuminati nelle verità dell'intelletto e arricchiti di santa fama e di ogni bene»45. E raggiungeremo pieni di gioia il vertice del nostro itinerario spirituale, perché per sempre «Dio abiterà in noi e con noi, e noi con lui»46!

NOTE

1 Per le opere di san Bonaventura, si veda l'Opera omnia edita da Quaracchi (Firenze) tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX. Per la traduzione italiana, Città Nuova (Roma) ha già pubblicato molti volumi, ma non ancora i Sermoni che riguardano le feste della Madonna, fonte principale della mariologia del Santo che qui cerco di tracciare. Per le note, dunque, mi regolerò così: citerò la specifica opera di Bonaventura, con le varie articolazioni, seguita dal volume e dalla pagina, ma porrò davanti al volume la sigla Q se il rimando è all'edizione critica di Quaracchi, o la sigla CN se il rimando è alla traduzione dell'edizione Città Nuova.
2 III Sent, d. 3, p. 2, a. 1, q. 1: Q IV. 402.
3 De Nativitate B.M.V., sermo 2: Q IX, 708
4 De Assumptione B.M.V., sermo 3: Q IX, 694.
5 De Purifìcatione B.M.V, sermo 4: Q IX, 651.
6 III Sent, d. 9, a. 1, q. 3: Q 111, 206.
7 ivi, d. 4, a. 3, q. 1: Q 111, 1 1 2.
8 Breviloquio, 4, 3: CN V/2, 171.
9 In Epiphania, sermo 1: Q IX, 146.
10  I Sent., d. XLIV, dub. 4: Q 1, 861.
11 In Vigilia Nativitatis Domini, sermo 2: Q IX, 98.
12 De Nativitate B.M.V., sermo 2: Q IX, 709.
13 De Annuntiatione B.M.V., sermo 5: Q IX. 678-679.
14 De Assumptione B.M V, sermo 4: Q IX, 695.
15 Comm. al vangelo di Luca, I, 46: Q Vll, 22.
16 Ivi, 1,49-79: Q VII, 23-29.
17 Breviloquio, 4, 3: CN V/2, 169.
18 Sui sette doni dello Spirito S., coll. 6, n. 16: CN Vl/2, 227.
19 De Assumptione B.M.V, sermo 3: Q. IX, 695.
20 Sermoni domenicali, 7, 9: CN X, 109-l l l.
21 De Nativitate B.M.V, sermo 4: Q IX, 715.
22 De Annuntiatione B.M.V., sermo 4: Q IX, 672.
23 De Assumptione B.M.V,  sermo 6: Q IX, 706.
24 Sui sette doni dello Spirito S., coll. 6, n. 20: CN Vl/2, 229.
25 In Nativitate Domini, sermo 26: Q IX, 125.
26 De Annuntiatione B.M.V., sermo 5: Q IX, 679.
27 De Nativitate B.M.V., sermo 3: Q IX, 713.
28 Sui sette doni dello Spirito S., coll. 1, n. 6: CN Vl/2, 133.
29 De Nativitate B M.V., sermo 5: Q IX, 717.
30 De Purificatione B.M.V., sermo 2: Q IX, 641.
31 De Assumptione B.M. V., sermo 4: Q IX, 697.
32 De Purificatione B.M.V., sermo 2: Q IX, 642.
33 De Nativitate B.M.V., sermo 5: Q IX, 717.
34 III Sent., d. 3, p.1, a. 1, q. 1: Q 64.
35 Comm. al vangelo di Luca, 1, 70. 81: CN IX/1, 109 e 117.
36 De Purificatione B.M.V., sermo 2: Q IX, 642.
37 Ivi, 649.
38 Sui sette doni dello Spirito S., coll. 6, n. 12: CN VI/2, 225.
39 La difesa dei poveri, VII, 7: CN XIV/2, 231.
40 Ivi, Xl, 17: CN XIV/2, 381.
41 De Annuntiatione B.M.V., .sermo 2: Q IX, 661.
42 La vita perfetta - Alle Suore, c. 4, n. 2: CN XIII, 343.
43 De Nativitate B.M.V., sermo 5: Q IX, 717.
44 Ivi, sermo 3: Q IX, 712-713.
45 De Assumptione B.M.V., sermo 4: Q IX, 698.
46 In Nativitate Domini, sermo 26: Q IX, 125.

 

Inserito Martedi 9 Agosto 2011, alle ore 9:51:36 da latheotokos
 
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IDEATO E REALIZZATO DA ANTONINO GRASSO
DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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