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  I tesori della Marialis cultus 
Magistero

Un articolo di Giuseppe Daminelli in Madre di Dio, n. 10. Ottobre 2008



Paolo VI.

L'auspicio del Vaticano II espresso nel suo documento più importante, cioè la Lumen gentium, circa il culto di Maria, è rivolto ai fedeli perché «ricordino che la vera devozione procede dalla fede vera, dalla quale siamo portati a riconoscere la preminenza della Madre di Dio, e siamo spinti al filiale amore verso la Madre nostra e all’imitazione delle sue virtù» (LG 67). Questo dell’imitazione di Maria è un discorso che va oggi sapientemente inserito nell’orientamento antropologico del culto mariano, proposto dalla Marialis cultus di Paolo VI al fine di rendere «più vivo e più sentito il legame che ci unisce alla Madre di Cristo e Madre nostra nella comunione dei santi» (MC 29). Si concorrerà così «ad eliminare una delle cause del disagio che si avverte nel campo del culto alla Madre del Signore: il divario, cioè, tra certi suoi contenuti e le odierne concezioni antropologiche e la realtà psico-sociologica profondamente mutata, in cui gli uomini del nostro tempo vivono ed operano», per il quale motivo si ritiene difficile «inquadrare l’immagine della Vergine, quale risulta da certa letteratura devozionale, nelle condizioni di vita della società contemporanea e, in particolare, di quelle della donna, sia nell’ambito domestico, sia nell’ambiente politico, sociale e culturale». «Ne consegue presso taluni una certa disaffezione verso il culto alla Vergine e una certa difficoltà a prendere Maria di Nazareth come modello, perché gli orizzonti della sua vita risultano ristretti in confronto alle vaste zone di attività in cui l’uomo contemporaneo è chiamato ad agire» (MC 34). Fatte queste doverose considerazioni, la Marialis cultus offre il suo prezioso e autorevole contributo pastorale alla soluzione della suddetta difficoltà.

1. Accogliere e mettere in pratica

Nella sua Esortazione apostolica Paolo VI traccia alcune particolari direttive. Indica innanzi tutto cosa si debba intendere per "imitazione" di Maria. «La Vergine Maria è stata sempre proposta dalla Chiesa alla imitazione dei fedeli non precisamente per il tipo di vita che condusse e, tanto meno, per l’ambiente socioculturale in cui essa si svolse, oggi quasi dappertutto superato; ma perché, nella sua condizione concreta di vita, ella aderì totalmente e responsabilmente alla volontà di Dio (Lc 1,38); perché ne accolse la parola e la mise in pratica; perché la sua azione fu animata dalla carità e dallo spirito di servizio; perché, insomma, fu la prima e la più perfetta seguace di Cristo: il che ha un valore esemplare, universale e permanente» (MC 35). Così la santità esemplare della Vergine muove i fedeli ad innalzare lo sguardo a Maria, la quale rifulge come modello di virtù davanti a tutta la comunità degli eletti. Solo contemplando la figura della Vergine Maria, quale è proposta dal Vangelo, e non rifacendosi alla sua immagine popolare e letteraria, si potrà scoprire in qual modo Maria può essere assunta a specchio delle attese degli uomini del nostro tempo (cf MC 37). In realtà, dalla lettura attenta e meditata del Vangelo appare evidente che «Maria, nella sua vita terrena, ha realizzato la perfetta figura del discepolo di Cristo, specchio di ogni virtù, e ha incarnato le beatitudini evangeliche proclamate da Cristo. Per cui in lei tutta la Chiesa nella sua incomparabile varietà di vita e di opere attinge la più autentica forma della perfetta imitazione di Cristo» (Paolo VI, 21.11.1964). Venendo poi a parlare della donna contemporanea, cui sembra ancora più difficile configurare la propria vita a quella della Vergine di Nazareth, la Marialis cultus osserva quanto segue: «La donna contemporanea, desiderosa di partecipare con potere decisionale alle scelte della comunità, contemplerà con intima gioia Maria che, assunta al dialogo con Dio, dà il suo consenso attivo e responsabile all’opera dei secoli, vale a dire all’Incarnazione del Verbo; si renderà conto che la scelta dello stato verginale da parte di Maria... non fu atto di chiusura ad alcuno dei valori dello stato matrimoniale, ma costituì una scelta coraggiosa, compiuta per consacrarsi totalmente all’amore di Dio» (MC 37). «Così – aggiunge la Marialis cultus – la donna contemporanea constaterà con lieta sorpresa che Maria di Nazareth, pur completamente abbandonata alla volontà del Signore, fu tutt’altro che donna passivamente remissiva o di una religiosità alienante, ma donna che non dubitò di proclamare che Dio è vindice degli umili e degli oppressi e rovescia dai loro troni i potenti del mondo; e riconoscerà in Maria una donna forte... e Maria non le apparirà come madre gelosamente ripiegata sul proprio Figlio divino, ma donna che con la sua azione favorì la fede della comunità apostolica in Cristo e la cui funzione materna si dilatò, assumendo sul Calvario dimensioni universali» (MC 37). Dal che la donna contemporanea, la quale al pari dell’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, trarrà giusti motivi per ispirare la propria vita a quella di Maria. «Non sono che esempi, ma da essi appare chiaro come la figura della Vergine non deluda alcune attese profonde degli uomini del nostro tempo ed offra ad essi il modello compiuto del discepolo del Signore: artefice della città terrena e temporale, ma pellegrino solerte verso quella celeste ed eterna; promotore della giustizia che libera l’oppresso e della carità che soccorre il bisognoso, ma soprattutto testimone operoso dell’amore che edifica Cristo nei cuori» (MC 37).

2. La santità esemplare della Vergine

Nella sua lettera enciclica Ad diem illum del 2 febbraio 1904, san Pio X così scriveva: «Quantunque convenga ai figli di questa Madre santissima (Maria) cercare di imitare tutto ciò che in lei lodano, Noi tuttavia vogliamo che i fedeli si adoperino innanzi tutto a ricopiare quelle virtù che sono le principali e come i nervi e le articolazioni della vita cristiana: la fede, vogliamo dire, la speranza e la carità verso Dio e verso gli uomini». Settant’anni più tardi, e precisamente il 2 febbraio 1974, l’esortazione apostolica Marialis cultus proponeva Maria sia come modello della Chiesa nell’esercizio del culto, sia come modello specchiatissimo di virtù evangeliche. «L’esemplarità della beata Vergine, quale modello dell’atteggiamento spirituale con cui la Chiesa celebra e vive i divini misteri, deriva dal fatto che Ella è riconosciuta eccellentissimo modello della Chiesa nell’ordine della fede, della carità e della perfetta unione con Cristo» (MC 16). Da Maria, Vergine in ascolto, la Chiesa impara ad accogliere con fede la parola di Dio; da lei, Vergine in preghiera, impara a presentare ogni giorno al Padre la necessità dei suoi figli, a lodare incessantemente e intercedere per la salvezza del mondo; da lei, Vergine Madre, impara «quell’amore materno, del quale devono essere animati tutti quelli che nella missione apostolica della Chiesa cooperano alla rigenerazione degli uomini» (LG 65); da lei, Vergine offerente, impara a vivere il mistero pasquale di Cristo, in comunione con i santi del cielo.

3. Cammino di perfezione personale

È vero. Maria «rifulge come modello di virtù davanti a tutta la comunità degli eletti» (LG 65). È anche vero, però, che ogni stella brilla in modo diverso (cf 1Cor 15,41). Così, la Chiesa contempla l’arcana santità di Maria e ne imita la carità... A imitazione della Madre del suo Signore, essa, con la virtù dello Spirito Santo, conserva verginalmente integra la fede, solida la speranza, sincera la carità (cf LG 64). I presbiteri trovano in Maria un esempio meraviglioso della prontezza con la quale devono corrispondere alla loro missione (PO 18). Con l’intercessione della dolcissima Vergine Maria, madre di Dio, «la cui vita è modello per tutti», i religiosi progrediranno ogni giorno più ed apporteranno frutti di salvezza sempre più abbondanti (cf PC 25). Modello perfetto della vita spirituale e apostolica dei fedeli laici è la beata Vergine Maria, regina degli Apostoli (cf AA 4). Va ricordato che il cammino di perfezione personale alla scuola di Maria rimane pur sempre un itinerario progressivo. Ciò non toglie che anche per l’imitazione di Maria si debba ripetere quanto l’apostolo Paolo scriveva sulla trasformazione interiore e progressiva del cristiano all’immagine del Figlio di Dio: «Noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore» (2Cor 3,18). Affermazione, questa, che va confrontata con l’altra della Lumen gentium (64): «La Chiesa pensando a Maria con pietà filiale e contemplandola alla luce del Verbo fatto uomo, con venerazione penetra più profondamente nell’altissimo mistero dell’incarnazione e si va ognor più conformando col suo Sposo» (LG 65).

 

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Inserito Mercoledi 15 Febbraio 2012, alle ore 9:20:04 da latheotokos
 
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