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  La piccola Lourdes dell’Etna  
DevozioneIl Santuario di Maria SS. della Vena in un articolo di Alfio Triolo, in Il Club, n. 99, pp.46-47.



In una frazione di Piedimonte Etneo sorge uno dei templi religiosi più antichi del mondo. Questo per molti rappresenta il Santuario costruito nel 597 d. C. nella frazione di Santa Maria della Vena di Piedimonte Etneo. Si dice che sia uno dei più antichi santuari del mondo. Una cosa è certa: il Santuario di Santa Maria della Vena, posto sulla falda nord-est dell'Etna, nella borgata Vena, a 735 metri di altezza, sta lì tra i boschi di querce e castagni dal 597, quindi esattamente da 1410 anni. Nel tempo, è ovvio, ha incontrato modifiche, ristrutturazioni e ricostruzioni, ma l'incanto del luogo è rimasto a tutt'oggi. La borgata Vena, che dista da Catania 38 chilometri, vanta un panorama incantevole, grazie alla natura verdeggiante che le dà un tono più spirituale, privilegiando così l'intuizione di Papa Gregorio Magno che fondò, lui romano ma di origine etnea, sei monasteri in Sicilia, tra cui questo, dedicato allora a Sant'Andrea Apostolo, costruito appunto sui possedimenti della madre Santa Silvia. Papa Gregorio espresse il desiderio di un monastero a mons. Secondino, vescovo di Taormina, da cui dipendeva il territorio di Vena. Il grande Pontefice, il quale inserì nel canone romano anche i nomi di Sant'Agata e Santa Lucia, in una lettera del 593 lo indica sopra Mascali. Nel frattempo comanda, per la seconda volta a mons. Secondino, di eliminare il battistero del monastero di Sant'Andrea e di erigere al suo posto un altare. Qualcuno, come sempre d'altronde, ha posto qualche dubbio, ma nessun paese o villaggio vicini ne hanno mai contestato il possesso a Vena, che ha eletto patrono San Gregorio Magno e la cui tradizione gregoriana è attestata dagli storici di Sicilia.
Il Santuario di Santa Maria della Vena prende il nome dall'acqua che sgorgò prodigiosamente. E sgorga a tutt'oggi limpida e fresca dal sacro fonte. Appunto, una vena d'acqua che scaturì dallo scalpitio degli zoccoli dei somari su cui montavano i monaci, mandati dal Papa alla ricerca di un luogo adatto al monastero. Salendo su quell'altura i monaci avevano caricato sugli asini masserie, vettovaglie, attrezzi da lavoro e anche una bellissima icona bizantina della Madre di Dio che doveva essere esposta alla venerazione dell'erigendo monastero agostiniano. Ad un certo punto gli animali non vollero più proseguire. Si manifestò così il miracolo dello scaturimento di una polla d'acqua che darà il nome al luogo e all'immagine della Madonna. Due epigrafi in latino, poste ai lati dell'altare maggiore dell'attuale santuario, ne perpetuano il ricordo. Dice la prima: «Qui, mentre si fermava l'immagine della Vergine, scaturì una vena d'acqua e subito fu edificato il monastero». L'altra: «Qui l'icona della Vergine si ferma, dà l'acqua, vuole il tempio». L'icona bizantina della Madonna, dipinto a tempera su una robusta tavola di cedro del Libano, raffigura la Vergine Santissima con Gesù Bambino in braccio, stretti l'uno all'altra, guancia a guancia in dolce atto d'amore: è spesso indicata come la Madonna della tenerezza (in Russia ce ne sono esemplari magnifici). E' certamente opera di pittore bizantino dei primi secoli del cristianesimo. I volti, anneriti dal tempo, sono molto espressivi. Un giovane del luogo, Teofanie Cerameo, sacerdote, celebre oratore e scrittore ecclesiastico, fu arcivescovo di Taormina. Il monastero divenne, probabilmente agli albori del 1500, abbazia nel 1867. Alcuni ruderi in pietra lavica, datati 597, ci rimandano al primo tempio, un santuario molto amato e venerato. Attigua alla chiesa c'è una cappella con un altare su cui si erge l'effige della Madonna sotto la quale sgorga un rivolo d'acqua benedetta. Possiamo certamente chiamarla la nostra piccola Lourdes.

 

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Inserito Sabato 1 Settembre 2012, alle ore 0:50:49 da latheotokos
 
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IDEATO E REALIZZATO DA ANTONINO GRASSO
DOTTORE IN S. TEOLOGIA CON SPECIALIZZAZIONE IN MARIOLOGIA
DOCENTE ALL'ISSR "SAN LUCA" DI CATANIA

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