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  Ineffabili esperienze mistiche mariane di Angela da Foligno 
Santi

Da: Bernardo Commodi, Esperienza mariana in Angela da Foligno, in AA. VV., Maria, Mater nostra. Riflessioni teologiche, esperienze mistiche e culto. A cura di P. Giustino Farnedi o. s. B., Morlacchi Editore, Perugia 2013, pp. 143-150.



    Il viaggio spirituale di Angela tocca vette sublimi e inarrivabili, conosce esperienze di straordinaria intensità nelle quali la Folignate "vede" Dio, le tre Persone della Trinità e la Madonna, e ha molteplici e dolcissime locuzioni, visioni ed estasi, che sono del tutto ineffabili, tanto che, quando ne parla, è costretta a confessare al suo segretario: «Il mio dire è un devastare e perciò lo chiamo bestemmiare»79. E' quello che accade anche a Dante Alighieri il quale, quando si accinge a narrare nel Paradiso le meraviglie del suo ideale viaggio, afferma: «[...] e vidi cose che ridire / né sa né può, chi di lassù discende»80; e alla fine ribadisce: «Oh, quanto è corto il dire e come fioco / al mio concetto! E questo, a quel ch'io vidi, / è tanto, che non basta a dicer poco»81.
    Per quanto concerne il rapporto con Maria, diverse locuzioni esperite dalla Folignate sono riferite nel ventunesimo passo (secundus supplens) del Memoriale. In una di esse è riportata questa interessante promessa del Signore ad Angela: «Mia amata figlia, molto più cara a me di quanto io lo sia a te. Mia amata figlia, a me cara, tutti i santi del Paradiso e mia Madre nutrono per te un amore speciale ed io ti associerò a loro»82. Di un'altra locuzione, in cui Maria assicura il perdono dei peccati e la sua benedizione per Angela, per Masazuola e sui cibi, ho già detto parlando della preghiera d'intercessione. Qui ne riporto un'altra davvero importante che risale al 1291-1292 e avviene in un contesto eucaristico, precisamente durante la consacrazione ed elevazione del pane e del vino. Angela è totalmente assorta nel mistero che sta compiendosi, quando all'improvviso sente nella sua interiorità la voce della Madonna che le dice cose bellissime e amabilissime, la benedice, la invita a rispondere all'Amore con l'amore e le prospetta l'infinito come meta del suo cammino spirituale: «Mentre ero in chiesa, al momento in cui le persone s'inginocchiano durante l'elevazione del corpo di Cristo, mi furono dette queste parole: "Figlia mia, cara al Figlio mio". Lo disse con molta umiltà, provocando nella mia anima un nuovo sentimento e molta dolcezza. E disse ancora: "Figlia mia dolce, cara a mio Figlio e a me; mio Figlio è già venuto a te e tu hai ricevuto la sua benedizione". E mi faceva capire che il Figlio suo era già sull'altare ed era come se mi rivelasse cose nuove che mi procuravano grandissima gioia, tanta che non so descriverla, e non credo ci sia qualcuno in grado di farlo; anzi in seguito mi meravigliai com'ero potuta restare in piedi mentre provavo tanta felicità. E diceva ancora: "Ora che hai ricevuto la benedizione di mio Figlio, è giusto che io venga a te e ti dia la mia benedizione; così come hai avuto la benedizione del Figlio è giusto che riceva la benedizione della Madre. Ricevi dunque la mia benedizione e sii benedetta da mio Figlio e da me. Metti tutto il tuo impegno ad amare, perché sei molto amata e perverrai a una realtà infinita". Allora la mia anima provò una gioia tanto grande quanto non ne avevo mai gustata»83.
    Nel ventiquattresimo passo (quintus supplens) sono narrate ripetute esperienze mistiche di Angela, avute durante la quaresima del 1294: estasi, locuzioni, visioni, che per la sua anima sono come un anticipo di paradiso e per noi come «dei quadri meravigliosi, più efficaci di un trattato»84. Molte riguardano Dio (che è chiamato Amore, Bellezza, Ognibene e Pellegrino) e Cristo (celebre e ardito il rapimento mistico durante il quale lei giace nel sepolcro con il Signore!); ma c'è anche una singolare visione di Maria, che è nella gloria e intercede per gli uomini, e del suo Figlio contemplato nella sua umanità glorificata. L'evento è un'autentica sorpresa per la stessa Veggente, perché accade mentre lei sta riposando dopo il pasto e perché dura tre giorni senza alcuna interruzione. Leggiamo il testo: «Una volta l'anima mia fu innalzata misticamente, e non ero in preghiera in quel momento, ma stavo riposando dopo il pasto, per cui ero ben lontana dal pensare a ciò che mi accadde. L'anima fu improvvisamente rapita in estasi e vidi la beata Vergine nella sua gloria. Vedere una donna, come la beata Vergine che era raccolta in preghiera per la salvezza degli uomini, posta in così grande nobiltà, altezza e gloria, mi riempiva di gioia. La vedevo nel suo aspetto umano, splendente di virtù, e ne ero sommamente felice. Mentre la guardavo, improvvisamente apparve Cristo, che si mise a sedere accanto a lei nella sua umanità glorificata L...]. Provai un godimento molto grande, del tutto ineffabile»85.
    Nel Liber c'è anche la narrazione di vari pellegrinaggi compiuti da Angela in Assisi e si accenna più volte al fervoroso trasporto d'amore con cui lei si reca alla Porziuncola per venerare la Madonna nella chiesetta di Santa Maria degli Angeli. Il pellegrinaggio più famoso nella città di Francesco è quello del 1291, narrato nel ventesimo passo (primus supplens): è celebre sia per la ricchezza di locuzioni, visioni ed estasi, sia perché offre a frate A. il destro per farsi dettare da Angela, l'anno seguente, le sue incomparabili esperienze86. Ma è rimasto indelebile anche il pellegrinaggio del 1300, fatto in occasione del perdono di Assisi e narrato dall'ignoto redattore dell'Instructio IV. Già il 31 luglio, durante la messa cantata che si celebra nella basilica superiore di San Francesco, Angela viene tutta pervasa dalla divina dolcezza della visione di Cristo crocefisso che abbraccia e benedice i suoi figli spirituali. Poiché viene precisato che la messa è celebrata all'altare della «reverendissima Vergine», è evidente che Angela vede accomunati ancora una volta la Madre e il Figlio.
    Ancora più importante è quanto il redattore racconta di ciò che avviene il primo agosto, al termine della tradizionale processione pomeridiana dalla basilica di S. Francesco alla Porziuncola. Angela, che durante la processione ha visto in spirito Dio Trino e Uno abitare nel cuore dei suoi figli spirituali e Cristo crocefisso abbracciarli e accostarli al costato, ha una magnifica visione di Maria, che compie un gesto d'infinita tenerezza: «Mentre tutti ci avvicinavamo alla chiesa della Vergine e Madre di Dio, ecco che la Regina della misericordia e Madre di ogni grazia, chinandosi verso questi suoi figli e figlie, in modo del tutto nuovo e gentile fece scendere su di loro le sue dolci benedizioni. E baciava tutti sul petto, alcuni più altri meno, e altri ancora stringeva tra le sue braccia con tale amore che, apparendo tutta luminosa, sembrava attrarli in una luce quasi infinita dentro il suo petto. Le pareva che la Vergine non avesse braccia umane: vedeva una luce misteriosa e dolcissima nella quale la Vergine li assorbiva tutti racchiudendoli nel suo petto con infinito e materno amore»87.
    È facile immaginare la gioia che tale visione arreca al cuore di Angela. La mattina dello stesso giorno - come riferisce l'Instructio XZXVI - il Signore le ha detto: «Tu ti allieterai di questi tuoi Egli e di tutti gli altri»88 e ha aggiunto: «Tu avrai dei figli e tutti abbiano la mia benedizione, perché tutti i miei figli sono tuoi e tutti i tuoi figli sono miei»89. Vedere ora che anche la Madonna li benedice con materna tenerezza non può che accrescere a dismisura il gaudio interiore della Veggente.
    Il giorno seguente, come leggiamo sempre nell'Instructio XXVI,  mentre Angela sta varcando la soglia della Chiesina per prendere di nuovo l'indulgenza, rapita improvvisamente in estasi e rimasta immobile in mezzo alla folla dei pellegrini, vede sorgere attorno e sopra quel piccolo santuario mariano la grande basilica che sarà realizzata su progetto di G. Alessi solo nel secolo XVI! Ecco il suo racconto: «Vidi davanti a me una chiesa di meravigliosa grandezza e bellezza, improvvisamente ingrandita per opera divina, e in essa non compariva nulla di materiale, ma tutto era assolutamente ineffabile. Io ero tutta stupita per la repentinità con cui, nel momento in cui ponevo il mio piede sulla soglia della chiesa, questa era diventata ai miei occhi tanto grande e bella; sapevo infatti che la chiesa di Santa Maria della Porziuncola era molto piccola»90.
    Anche se qualche studioso ipotizza che il passo possa trovare una spiegazione più convincente nella lieta sorpresa che la Pellegrina ha di fronte al nuovo aspetto assunto dalla cappella in quegli anni (nuovo tetto, decorazione, ecc. )91, mi sembra preferibile interpretarlo come una prefigurazione della basilica alessiana; così del resto è stato raffigurato nel 1718 da Ippolito Lemmi da Coceto nel chiostro del convento di San Bartolomeo di Marano, vicino a Foligno92, e a questa lettura mi pare spinga il testo latino riportato in nota.
    Da quanto finora detto appare chiaro che tutto il percorso spirituale angelano è segnato dall'amore materno, incoraggiante e beatificante della Madonna. Tale predilezione si manifesta in modo particolare in una visione esperita da Angela nella chiesa di S. Francesco di Foligno il 2 febbraio del 1301, giorno della festa della presentazione di Gesù al tempio, detta anche «Candelora» per le candele che vengono distribuite. Questa visione, narrata nell'lnstructio XIX, ha come sfondo la presentazione al tempio narrata da Luca93 ed è un'esperienza davvero piena di tenerezza perché la Vergine Maria arriva a porre tra le braccia della Veggente il suo Bambino, a conferma della grande, affettuosa attenzione materna con cui ripaga la devota e amatissima figlia Angela, quasi a premio del suo smisurato amore per il figlio Gesù.   Ascoltiamo il delizioso racconto autobiografico: «Nella festa della Purificazione della Vergine, quando si distribuivano le candele nella chiesa dei Frati Minori di Foligno, mi furono rivolte le seguenti parole: "Questa è l'ora, in cui la Madonna viene al tempio con suo Figlio". L'anima udì ciò con tanto amore che non se ne può dire né intendere nulla. Allora fu elevata e vide la Madonna che entrava in quel momento nel tempio, e le andò incontro con grande riverenza e amore. La Madonna comunicò all'anima una grande sicurezza di sé, porse a me suo Figlio e disse: "Prendi, o innamorata del Figlio mio". Dicendo queste parole, stese le braccia e mise tra le mie il Figlio suo che sembrava avere gli occhi chiusi, come se dormisse, ed era in fasce. La Madonna, quasi fosse affaticata dal cammino, si pose a sedere; ogni suo gesto era pieno di grazia e aveva atteggiamenti e modi tanto dolci che era un paradiso vederla e rimirarla, sicché spesso mi voltavo a mirare quel Bambino, che stringevo tra le braccia, e spesso mi volgevo verso di lei, che era tanto bella, e la guardavo. All'improvviso, il Bambino rimase tra le mie braccia tutto nudo. aprì i suoi occhi, li alzò verso di me e mi guardò. Nel guardare quegli occhi provai tanto amore che fui completamente avvinta. Avvicinai il mio viso al suo e accostai la mia guancia alla sua, e fui penetrata da un gran fuoco nel vedere gli occhi di quel Bambino, rimasto nudo tra le mie braccia, che si aprivano e si rivolgevano a me; un bene, una felicità indescrivibile promanavo da quel Bambino e dai suoi occhi, tanto che non sono in grado di descrivere in alcun modo quel che provai in quel momento94.
    Incuriosisce l'indicazione del Bambino che prima è in fasce e poi è nudo. Per Edithò Pàsztor la circostanza può alludere al passaggio «dalla natura umana alla natura divina: il Bambino Gesù nudo è l'immagine del Figlio di Dio nella sua dignità e valore soprannaturale, che non ha bisogno di panni per coprirsi e che, quando Angela accosta il suo viso al volto di lui, le trasmette il senso di un'immensa felicità»95. Per altri, come Francesco Asti, la scena può anche avere un riferimento al Cristo nudo sulla croce; in tal caso «lo spogliamento vissuto da Cristo, che ha preso la sua umanità dalla Vergine, viene espresso nelle due realtà rivelate: incarnazione e passione»96. Nel testo angelano colpisce anche la sottolineatura della grazia, dolcezza e bellezza di Maria: ella è davvero la tota pulchra, la tutta bella. La sua bellezza rifulge già durante la vita terrena, in vista dell'incarnazione del Figlio di Dio, ma risplende soprattutto ora che è in cielo dove, a detta di Dante, è «il bel zaffiro / del quale il ciel più chiaro s'inzaffira»97. La Folignate ha la fortuna di gustare in anticipo la bellezza paradisiaca di colei che ha accompagnato passo dopo passo tutto il suo cammino ascensionale.

NOTE
76 Mc 15,34.
77 Su questa duplice immedesimazione, cfr. G. Pozzi, Il libro dell'esperienza, cit., p. 178.
78 Lauda IX, 40-47 e 124-127, in Mistici francescani. Secolo XIV (a cura di E. Caroli) Editrici Francescane, Milano 1997, pp. 91-95.
79 «Et meum dicere est devastare, unde et dico me blasphemare»: Liber, p. 386.
80 Par I, 5-6.
81 Ivi XXXIII, 121-123.
82 «Filia mea amata, omnes sancti paradisi habent tibi specialem amorem et Mater mea, et eris associata a me cum eis»: Liber, p 210. Anche se la promessa del Signore è grande, Angela è tuttavia conquistata soprattutto dallo stesso Cristo e in lui si diletta: «Et totum istud valed parum videbatur mihi, scilice de sanctis et de Matre sua, sed tota delectabar in eo, tanta erat dulcedo quam sentiebam de eo»: ivi, pp. 210-211.
83 «Quando stabam in ecclesia et erat hora quando personae benuflectebant ad elevationem Corporis Christi, tunc facta esti mihi talis collocutio. Dixit: Filia mea, dulcis Filio meo. Et valde humiliter dicebat et cum novo sentimento in anima et maxima dulcedine. Et dicebat: Filia mea, dulcis Filio meo et mihi, Filius meusiam venit ad te et receisti suam benedictionem. Et faciebat me intelligere tunc quod Filius suus erat in altare iam, quasi diceret mihi nova de maxima laetitia, tanta quod nescio eam dicere nec credo quod sit aliquis qui posset eam dicere; immo mirata sum postea quomodo potueram stare in pedibus dum habebam tantam laetitiam. Et diceba mihi. Postquam recepisti benedictionem Filii mei, convenins est ut ego venirem ad te et darem tibi benedictionem meam, ut, sicut recepsti benedictionem Filii, ita recipias benedictionem Matris: Et habeas benedictionem meam et benedicta sis a Filio meo et a me, et stude te quantumpotes ad amandum, quia tu es multum amata et tu venies in rem infinitam. Et tunc tatam laetitiam recepit anima,quantum numquam receperat»: ivi p. 226.
84 A. Blasucci, La Beata Angela da Foligno, Chiesa S. Francesco, Foligno1978, p. 62.
85 «Quadam vice fuit elevata anima - et non eram tuch in oratione, sed posueram me da pausandum quia erat post comestionem, unde er non cogitabam de hoc - et subito elevata fuit anima, et videbam beatam Virginem in gloria. Et intelligens unam mulierem positam in tanta nobilitate ed gloria et dignitate, sicut stabat et quomodo stabat beata Virgo rogans pro humano genere, valde delectabar. Et videbam eam cum tanta aptitudine humanitatis et virtutis valde inenarrabiliter, unde et ego inenarrabiliter delectabar. Etdum ego ita respicerem ad praedicta, subito apparuit Christus sedens iuxta eam in humanitate glorificata. Et [...] erat mihi tanta delectatio quod narrai non potest»: Liber, p 3()4.
86 In quel pellegrinaggio, caratterizzato lungo la strada da un dolcissimo dialogo con lo Spirito Sarto, mentre si trova nella basilica superiore di San Francesco, Angela ha un'intensa visione di Dio, che si conclude però in modo drammatico. Quando, infatti, il divino Ospite la lascia, la Veggente ha una reazione del tutto scomposta: emette grida selvagge da amante ferita («Amore non conosciuto, perché, perché mi lasci?»: ivi p. 184) e si accascia esausta al suolo. Frate A., che in quel tempo risiede al sacro convento, pieno di imbarazzo e sdegno, intima alla pellegrina di non ritornare mai più in Assisi. Ma l'anno seguente, ritornato Frate A. di comunità a San Francesco di Foligno, vuole scoprire i motivi di quello spettacolo indecoroso e con insistenza chiede ad Angela di rivelarglieli. La folignate, sia pure con  riluttanza, incomincia ad aprirgli il cuore narrando nell'idioma umbro la visione assisana e poi raccontando dai primordi la sua avvincente esperienza mistica. Frate A. pieno di stupore raccoglie le confidenze e le trascrive direttamente in latino. Nasce così, racconto dopo racconto, una delle opere più pregiate che siano mai state tramandate nel campo della spiritualità, un libro che rende intramontabile la storia di Angela e che fa di lei «la prima voce il cui suono (benché oscurato) ci arrivi per il canale diretto della rivelazione personale, non dalla leggenda pia» (G. Pozzi, Il Libro dell'esperienza, cit., p. 24).
87 «Postea appropinquantibus nobis ad ecclesiambeatissimae Virginis Matris Dei, ecce ipsa Regina misericordiae et ominis gratiae Mater super istos filios et filias se inclinans - quae prius apparebat sursum levata - novo modo et gratiosissimo benedictiones dulcissimas ingeminabat super omnes. Et omnes osculabatur in pectore, quosdam plus, quosdam minus; et quosdam, cum praedictis osculis, amplexabatur brachiis tantae caritatis quod eos, sicut tota apparebat luminosa, in quoddam quasi infinitum lumen videbatur intra suum pectus absorbere. Non tamen videbatur sibi quod videret brachia carnea sed quoddam admirandum lumen dulcissimum, in quo absorbebat cosdem intra suum pectus claudens cum maximo super istos eviscerato amore»: Liber, p. 500.
88 «De istis et de omnibus aliis laetaberis»: ivi p. 626.
89 «Tu habebis filios, et istam benedictionem habeant omnes, quia omnes filii mei sunt tui, et tui sunt mei» ivi, p. 628.
90 «Et vidi quamdam ecclesiam mirae magnitudinis et pulchritudinis subito divinitus ampliatam, et in ista ecclesia nihil apparebat materiale sed totum omnino erat ineffabile. Et anima mirabatur, quomodo ita subito in impositione pedis mei ipsa ecclesia ampliabatur, quia sciebam quod ecclesia sanctae Mariae de Portiuncula erat valde parva»: ibid.
91 Cfr. E. Lunghi, Le chiese francescane di Assisi nell'anno 1300, in Assisi anno 1300 (a cura di S. Brufani - E. Menestò), Porziuncola, S. Maria degli Angeli - Assisi 2002, pp. 327 375, in particolare pp. 333-335.
92 Cfr. F. Bisogni, Iconografia della beata Angela da Foligno, in Sante e beate umbre tra il XIII e il XIV secolo, Arquata, Foligno 1986, pp. 165-168; E. Cecconelli, Ippolito Lemmi e il ciclo pittorico sulla beata Angela nel Convento di San Bartolomeo a Marano, in Angela da Foligno figlia del popolo e maestra dei teologi (Calendario artistico), Cassa di Risparmio di Foligno, Foligno 2009. Nel ciclo pittorico del Lemmi, nello stesso convento di San Bartolomeo, è raffigurata anche Angela che in visione riceve il Bambino dalle mani della Madonna, episodio di cui dirò tra poco. Non è purtroppo facile trovare immagini che raffigurano Angela con Maria; in verità è tutto il materiale iconografico angelano a risultare piuttosto povero: su questo aspetto, si veda B. Commodi, Esperienza trinitaria in Angela da Foligno, cit., pp. 80-82.
93 Cfr. Lc 2,22-35.
94 «In Purificatione beatae Virginis, quando in mane dabantur candelae in ecclesia Fratrum Minorum de Fulgineo, facta est mihi locutio dicens sic: Haec est hora quando Domina cum Filio suo venit in templum. Et quando anima audivit hoc audivit cum tanto amore, quod nullo modo potest de eo dici vel intelligi aliquid. Et tunc anima fuit elevata et vidit Dominam intrantem illa hora, et obviavit sibi cum magna reverentia et amore. Et ipsa Domina dedit animae de se magnam securitatem; et estendit versus me Filum suum et dixit: Accipe, diletrix Filii mei; et, dicendo verba, estendit brachia et posuit in brachiis meis Filium suum, qui videbatur oculos habere clausos quasi dormiret et erat pannis involutus sive fasciatus. Et ipsa Domina, quasi ab itinere fatigata, sedit et faciebat tam pulchors et delectabiles gestus et habebat tantum delectabiles mores et modus, quod erat tantum dulcissimum et delectabilissimum et videre et aspicere ipsam, quod saepe volvebam me ad videndum Puerum illum, quem sic astrictum tenebam in brachiis, et saepe saepe volvebam me ad ipisam Dominam tam pulchram et respiciebam eam. Et tunc subito ipse Puer remansit mihi in brachiis totus nudus, et aperuit atque elevavit oculos et respexit. Et tunc in respicere illorum oculorum habui et sensi tantum amore quodo me vicit omino; et ivi cum facie mea usque ad faciem suam et adhaesi faciem meam faciei suae; et fuit tantus ignis super illud aperire et elevare oculorum illius qui sic mihi in brachiis totus remansit nudus; et illud quod resultabat de isto Puero et de oculis istius Pueri, erat unum bonum indicibile omnino quod sensi, et nescio aliquo modo dicere»: Liber, pp. 586-588.
95 E. Pasztor, Le visioni di Angela da Foligno nella religiosità femminile italiana del suo tempo, in Vita e spiritualità della Beata Angela da Foligno. Atti del Convegno di studi (Foligno, 11-14 dicembre 1985), a cura di C. Smitt, Serafica Provincia di San Francesco OFMConv, Perugia 1987, pp. 306.307.
96 F. Asti, Dire Dio. Linguaggio sponsale e materno della mistica medievale, Ed. Vaticana, Città del Vaticano 2006, pp. 298-299.
97 Par. XXIII, 101-102.
 

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